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	<title>Sinistra Ecologia Libertà - il sito ufficiale - Nichi Vendola portavoce nazionale &#187; voto</title>
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	<description>Il sito ufficiale di Sinistra Ecologia Libertà  - www.sinistraecologialiberta.it - Nichi Vendola portavoce nazionale</description>
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		<title>Referendum: la mobilitazione continua</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Apr 2011 09:11:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La decisione del governo sul nucleare non deve trarci in inganno. Se da una parte l&#8217;emendamento che sospende l&#8217;iter di realizzazione delle centrali nucleari è una vittoria del movimento antinucleare, dall&#8217;altra siamo di fronte al tentativo del governo di truccare le carte perché consapevole di un successo dei referendari il 12 giugno. Comunque il nuovo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La decisione del governo sul nucleare non deve trarci in inganno. Se da una parte l&#8217;emendamento che sospende l&#8217;iter di realizzazione delle centrali nucleari è una vittoria del movimento antinucleare, dall&#8217;altra siamo di fronte al tentativo del governo di truccare le carte perché consapevole di un successo dei referendari il 12 giugno.</p>
<p><span id="more-23817"></span></p>
<p>Comunque il nuovo testo deve ancora essere approvato definitivamente dal parlamento e sarà la cassazione a stabilire la corrispondenza del testo approvato con i quesiti referendari e l&#8217;obiettivo sostanziale di bloccare definitivamente il nucleare in Italia.</p>
<p>Quindi la mobilitazione referendaria deve continuare sia contro il nucleare che per gli altri referendum sull&#8217;acqua e il legittimo impedimento con l&#8217;obiettivo di raggiungere innanzi tutto il quorum nel voto del 12 giugno.</p>
<p>Paolo Cento</p>
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		<title>Chi immagina un Paese migliore lo vota</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Apr 2011 08:42:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In un videomessaggio Nichi invita a votare Sinistra Ecologia Libertà alle elezioni amministrative tutti coloro che pensano che il lavoro sia un diritto di cittadinanza e la precarietà una saracinesca chiusa sul proprio futuro. Si rivolge a chi pensa che investire sulla scuola, sull’università, sulla ricerca, sulla cultura non sia un vizio e a chi pensa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un videomessaggio Nichi invita a votare Sinistra Ecologia Libertà alle elezioni amministrative tutti coloro che pensano che il lavoro sia un diritto di cittadinanza e la precarietà una saracinesca chiusa sul proprio futuro.<a id="more-2699"></a> Si rivolge a chi pensa che investire sulla scuola, sull’università, sulla ricerca, sulla cultura non sia un vizio e a chi pensa che l’ecologia sia la conversione dell’economia qui e ora.<span id="more-23824"></span></p>
<p>Perché chi immagina un Paese migliore lo vota.</p>
<p>Guarda il video:</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="390" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/GdjWWoQ6OLM?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="390" src="http://www.youtube.com/v/GdjWWoQ6OLM?fs=1&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Germania, le elezioni sono un esame</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Feb 2011 06:24:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quando si tratta di rigore sul piano europeo la cancelliera di ferro non ha esitazioni: austerity alla tedesca per tutti con Schuldenbremse, ossia il divieto costituzionale per Stati e regioni di indebitarsi, blocco dei salari e innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni. In politica estera, invece, anche a Frau Merkel, come tutta la classe dirigente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando si tratta di rigore sul piano europeo la cancelliera di ferro non ha esitazioni: austerity alla tedesca per tutti con Schuldenbremse, ossia il divieto costituzionale per Stati e regioni di indebitarsi, blocco dei salari e innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni. In politica estera, invece, anche a Frau Merkel, come tutta la classe dirigente dell’Occidente, è mancato il coraggio o la volontà di accelerare il cambiamento in Egitto, ma per fortuna Mubarak è stato cacciato prima dalla rivoluzione di popolo.<span id="more-19712"></span></p>
<p>La paura della minaccia islamica, ossia il pretesto per avere sostenuto il dittatore Mubarak e non aver appoggiato da subito invece la richiesta popolare di destituirlo, viene in Germania agitata dai mass media che fanno il gioco di una certa politica governativa e non. D’altronde, inopportuno è sembrato ad autorevoli opinionisti il parallelo di Frau Merkel tra rivoluzione egiziana e quella tedesca dell’89, per ammonire contro una corsa alle elezioni anticipate e raccomandare una transizione ordinata ad opera della compagine governativa legata a Mubarak. Ci si è chiesti, ma allora all’epoca sarebbe stato meglio far guidare la transizione in Germania dal dittatore della Ddr Honecker?</p>
<p>Il problema è un altro: molte sono state le reticenze a proposito della reale composizione religiosa della protesta in Egitto, con il tentativo di dimostrare un predominio islamico e il rischio che a cavalcare la rivoluzione fossero i Fratelli musulmani. Anche le interviste in piazza sembravano celare questa volontà, nonostante le affermazioni gridate dai manifestanti sulla partecipazione corale alle manifestazioni. A parte qualche giornale più accorto, che denuncia anche le esitazioni e l&#8217;assoggettamento della maggioranza dei media all’ipocrisia di aver sostenuto Mubarak per paura dell’Islam integralista, questo è stato il mainstream.</p>
<p>Non è un caso che Sarrazin, un esponente della Spd, già ministro nel governo di Berlino e dirigente della Bundesbank, sostenga in un bestseller, uscito lo scorso agosto, tesi inaccettabili nei confronti dei musulmani &#8211; a partire dalla loro religione e dalla loro cultura: sarebbero improduttivi per la Germania, e capaci solo di &#8220;produrre tante bambine col velo&#8221;. Il libro di questo &#8220;signore&#8221; che ammonisce i tedeschi sull&#8217;&#8221;autodissolvimento&#8221; della Germania, perché i tedeschi, al contrario dei musulmani, fanno sempre meno figli, ha venduto quasi un milione e mezzo di copie.  Nascondere la verità sulla rivoluzione in Egitto non aiuta certo a invertire questo tragico trend.</p>
<p>Sul versante politico si assiste invece ad un’aspra contesa sull’aumento del sussidio di disoccupazione e sociale (Hartz IV), in seguito alla bocciatura da parte dei Länder del progetto di legge del governo che prevedeva un aumento di cinque euro (da 359 a 364).</p>
<p>È in questo clima che si inaugura il 20 febbraio ad Amburgo  un intenso ciclo elettorale.</p>
<p>Ben sette Länder, gli stati federali tedeschi, chiameranno alle urne il loro elettorato per eleggere i nuovi Landtage, i parlamenti regionali, tra i quali quelli delle tre città-stato, oltre a Amburgo, Brema (22 maggio) e Berlino (18 settembre). A est si voterà il 20 marzo in Sassonia-Anhalt  e il 4 settembre nel Mecklenburg-Vorpommern. A ovest, oltre a Brema e ad Amburgo, si voterà anche in Baden-Württenberg, con capitale Stoccarda e in Renania-Palatinato, il Land di Magonza (27 marzo).</p>
<p>Le elezioni nei Länder sono un momento importante non solo per la politica del territorio, ma anche per le sorti del Paese. I risultati possono infatti cambiare i rapporti di forza nel Bundesrat, la Camera delle regioni, dove i governi dei Länder inviano i loro rappresentanti per passare al vaglio le leggi federali approvate dal Bundestag. I Länder e loro maggioranze hanno quindi un ruolo di rilevanza nazionale, perché nel Bundesrat possono condizionare l’operato del governo federale centrale anche bloccando i suoi progetti di legge, come nel caso del sussidio sociale.</p>
<p>Per DIE LINKE, il partito della sinistra, la sfida pare abbastanza impegnativa. La situazione varia a seconda dei Länder e dal tipo di radicamento sul territorio. La posta più importante si gioca in Baden-Württenberg e in Renania-Palatinato  dove la Linke non è ancora rappresentata in parlamento. Superare qui la soglia del 5 % equivarrebbe a un’affermazione pressoché stabile a ovest e quindi anche a livello nazionale. Così la Linke sarebbe presente nelle istituzioni su quasi tutto il territorio federale, a eccezione della Baviera, zoccolo duro della ultra-conservatrice Csu, che però non detiene più la maggioranza assoluta.</p>
<p>A est invece la Linke contende il primo posto rispettivamente alla Spd nel Mecklenburg-Vorpommern e alla Cdu in Sassonia-Anhalt, dove in questo caso ambirebbe alla guida del governo, anche se la socialdemocrazia è ritrosa a formare governi di sinistra quando non è lei a guidare la coalizione. Comunque, in questo caso, nonostante la compatibilità delle piattaforme dei due partiti, la Spd si è già dichiarata contraria, a prescindere, a un governo con la Linke.</p>
<p>A Berlino, invece, Spd e Linke sono insieme al governo dal 2002. Qui un deciso rafforzamento dei consensi della Linke (nei sondaggi al 14%) sarebbe importante per confermare l’alleanza guidata dal sindaco Spd Wowereit (27%), che potrebbe altrimenti optare per i Verdi, fortissimi nei sondaggi (24%). Forse in una situazione di maggior equilibrio tra i tre partiti si potrebbe ipotizzare una coalizione a tre, anche se, per le condizioni di partenza, si tratta di un’ipotesi non molto realistica.</p>
<p>Nel caso di Amburgo (2008: 6,4%) e Brema (2007: 8,4) si tratta per la Linke di riconfermare il risultato. Ad Amburgo, dove si va ad elezioni anticipate dopo l’uscita dei Verdi dal governo di coalizione con la conservatrice Cdu, i sondaggi danno la Spd in forte e inaspettata ripresa (45%, 2008: 34%), per cui tornerebbero primo partito.</p>
<p>Nei sondaggi a livello nazionale la Linke è al 10 percento, in flessione rispetto alle elezioni del Bundestag del 2009 (11,9%), comunque in ripresa rispetto ai sondaggi precedenti. I dibattiti interni degli ultimi mesi, di cui molto si è riferito sui media, non hanno apparentemente giovato all’immagine della Linke, alla ricerca del suo “programma fondamentale” che sarà approvato in un congresso ad hoc il prossimo autunno.</p>
<p>Le polemiche scaturite da un intervento sul comunismo della presidente Gesine Lötzsch, hanno agitato ancor di più gli animi – dentro e fuori dal partito. La stampa ultra-conservatrice, ma anche tutti gli altri partiti nell’ambito di una seduta urgente al Bundestag, hanno attaccato duramente la Linke e risfoderato per l’occasione toni da guerra fredda.</p>
<p>Non è dato sapere fino in fondo in che misura le polemiche possano incidere sull’esito del voto, o se invece non sia l’operato del partito a livello locale a pesare di più.</p>
<p>Paola Giaculli</p>
<p><em>collaboratrice Linke da Berlino</em></p>
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		<title>Vendola: &#8221;Il Paese ha reazione di rigetto&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Dec 2010 17:53:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il leader Sel commenta a RepubblicaTv il voto di fiducia al governo Berlusconi: &#8220;Berlusconi non è la malattia e Tremonti non è la medicina: è il centrodestra la malattia da curare. Non si può cantare &#8216;vieni via con me&#8217; a Fini&#8221; Guarda l&#8217;intervista]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il leader Sel commenta a RepubblicaTv il voto di fiducia al governo Berlusconi:  &#8220;Berlusconi non è la malattia e Tremonti non è la medicina: è il  centrodestra la malattia da curare. Non si può cantare &#8216;vieni via con  me&#8217; a Fini&#8221;</p>
<p><a href="http://tv.repubblica.it/copertina/vendola-il-paese-ha-reazione-di-rigetto/58298?video=&amp;pagefrom=2" target="_blank">Guarda l&#8217;intervista</a></p>
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		<title>Saldi di fine stagione</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Dec 2010 14:58:47 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p>Quello che succederà domani alla Camera riguarda la consunzione di una stagione, la <strong>fine di una stagione</strong> che oggi sta presentandosi anche sotto forma di saldi, attraverso la  compravendita dei parlamentari, uno scandalo che rende ancora peggiore  la coda del berlusconismo. Non so se il governo  riuscirà a racimolare o a comperare una maggioranza, se ci sarà la  fiducia o la sfiducia; il quadro non cambia, la crisi è politica e  devastante e soprattutto, la crisi politica acuisce la crisi sociale ed  economica. C’è un Paese che non ne può più, che è in ginocchio, in  affanno, quindi se la crisi politica del centrodestra non venisse  scaraventata pesantemente sulle spalle dell’Italia, già così gravata da  tanti problemi, ne avremmo tutti giovamento.<span id="more-16784"></span></p>
<p>Quanto prima porteremo al seppellimento il ciclo berlusconiano tanto  più velocemente potremo tornare a ragionare di un’Italia non destinata a  un futuro di declino. Oggi al Senato è stato compiuto un piccolo passo,  dal momento che la performance del Presidente del Consiglio non è  riuscita e il grande appello ai moderati è caduto nel vuoto.</p>
<p>Il punto è che Berlusconi non è il capo di una coalizione moderata.  La destra reazionaria, oltranzista, facinorosa che egli governa, è una  destra che difficilmente può parlare il linguaggio dei moderati. Del  resto con questa destra le famiglie del <em>family day</em>, sono giunte  a un livello di impoverimento senza precedenti. Il popolo delle partite  iva, dei lavoratori autonomi, delle piccole e medie imprese, sono stati  turlupinati in maniera eclatante. Quindi è difficile che i soggetti  sociali che hanno retto la cultura politica del moderatismo sentano il  richiamo di Tremonti o Berlusconi, che in questi anni hanno portato  l’Italia in una condizione di stallo e di lento ma costante declino.  Bisognerebbe salvare questo Paese e dobbiamo farlo subito.</p>
<p>Nichi</p>
</div>
<p><strong><a name="jump-16"></a></strong></p>
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		<title>Nichi: «L’epoca del berlusconismo si chiude con il voto popolare»</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Dec 2010 14:00:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nichi Vendola non era in piazza col Pd ieri a Roma, ma nei discorsi tra manifestanti e dirigenti di lui si parlava spesso e volentieri: una sorta di convitato di pietra. Come mai non è andato al corteo? «Non esageriamo coi convitati&#8230; Non c’ero perché avrei introdotto un elemento da teatrino della politica, la mia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nichi Vendola non era in piazza col Pd ieri  a Roma, ma nei discorsi tra manifestanti e dirigenti di lui si parlava  spesso e volentieri: una sorta di convitato di pietra.<span id="more-16636"></span><br />
<strong>Come mai non è andato al corteo?</strong><br />
«Non  esageriamo coi convitati&#8230; Non c’ero perché avrei introdotto un  elemento da teatrino della politica, la mia presenza poteva apparire  come una contrapposizione alla leadership del Pd. Però quella piazza  rappresenta un presidio democratico fondamentale per il futuro del  Paese. E’ il cuore popolare della domanda di alternativa al  berlusconismo. E non lo dico certo come forma di galateo politico, ma  perché ci credo profondamente».</p>
<p><strong>Ma alla fine non sarà stata una manifestazione come tante, senza esito?<br />
</strong>«Per  le forze del centrosinistra ritrovare il proprio popolo è decisivo,  anche la fisicità di una manifestazione è un’uscita di sicurezza  rispetto alla tentazioni diaboliche di chiudersi dentro in rituali  politicistici del Palazzo».</p>
<p><strong>Sta alludendo a eventuali governi tecnici o di responsabilità nazionale nel caso di caduta di Berlusconi?</strong><br />
«Esattamente.  Io penso che se cade Berlusconi si può, al massimo, dar vita a un  governo che rifaccia quell’obbrobrio di legge elettorale. Ma certo non a  un’alleanza tra destra e sinistra che si occupi di riforme economiche e  sociali, visti i danni che su quel fronte ha provocato il  berlusconismo. E il berlusconismo è il nemico da battere, anche senza  Berlusconi».<br />
<strong><br />
Dunque, elezioni anticipate nel 2011?<br />
</strong>«Oggi  siamo sull’orlo di un precipizio, è urgente mettere in campo la  prospettiva della salvezza per il Paese. L’Italia ha bisogno di un  cambiamento radicale, un cambiamento che deve essere legittimato da una  prova democratica. Quanto prima ci si congeda dal berlusconismo  attraverso il popolo, meglio è per tutti gli italiani».</p>
<p><strong>Prima  delle elezioni dovrebbero però svolgersi le primarie del centrosinistra  alle quali lei si è candidato con largo anticipo: lo sa che nel Pd sono  sempre più forti le spinte per evitare questa prova del fuoco, visti  anche i risultati di quelle pugliesi e milanesi?</strong><br />
«Sento anch’io  in giro parecchi mal di pancia e preoccupazioni, ma non credo che questa  stagione politica possa essere gestita con l’arma della furbizia. Anche  la manifestazione di oggi ha un profumo di primarie. A me sembra  evidente che le primarie siano ormai considerate da milioni di persone  un modo per riappropriarsi della politica, moltissimi si sentono  incoraggiati a venire verso il centrosinistra proprio grazie a questo  strumento. Parlo degli operai che non vogliono tornare a relazioni  industriali di tipo ottocentesco e che protestano sulle gru, di coloro  che chiedono che la ricerca e la didattica non siano venduti come  dentifrici e patate nei supermercati e salgono sui tetti, delle donne e  dei giovani che pretendono più libertà, degli immigrati che chiedono  cittadinanza. Le primarie sono l’incontro tra la politica e il Paese  migliore».</p>
<p><strong>Eppure si moltiplicano le pressioni per evitarle, forse hanno paura di lei.</strong><br />
«Sono  poco interessato a cogliere tutti i mormorii della politica. Però penso  che fermare le primarie, che peraltro sono state un fondamento per la  vita del Pd, sarebbe come cercare di bloccare l’eruzione di un vulcano».</p>
<p><strong>Da una metafora all’altra, lei ha detto che il suo partito,  Sel, è un seme destinato a morire per far nascere qualcosa di più  grande. Anche il Pd è un seme che dovrà morire con voi?</strong><br />
«Non  voglio evocare immagini di morte ma di vita. Di vita per tutto il  centrosinistra. E allora dico che la prospettiva di tutti noi dovrebbe  essere quella di costruire il partito del futuro».</p>
<p><strong>Secondo lei il progetto del Partito democratico è fallito?</strong><br />
«Non  lo dico io ma lo dicono alcuni dirigenti di quello stesso partito. Io  credo che l’orgoglio della propria comunità politica sia linfa vitale a  condizione che non degeneri nella boria di partito. E questo  insegnamento di Gramsci vale per i grandi e per i piccoli».</p>
<p><strong>Morale della favola?<br />
</strong>«La  morale è che non dobbiamo discutere di se e come rifare il Pd, bensì di  come e quando ricostruire il centrosinistra italiano. Il tema, ripeto, è  il partito del futuro».</p>
<p>Riccardo Barenghi</p>
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		<title>Cambiare, con il voto, i gruppi dirigenti</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 10:54:03 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Arrivati a questo punto, viene il dubbio di aver assistito all’ennesimo atto della farsa politicista delle classi dirigenti italiche. Proprio quando è apparsa più chiara la natura predatoria, antisociale e anticostituzionale del governo, con le sue cricche, Tremonti e lo stesso Berlusconi intento a sfasciare la Costituzione repubblicana, l’attenzione si è spostata sullo scontro rusticano tra i due “cofondatori” del Pdl, a colpi di paginate sui possedimenti a Montecarlo della famiglia Tulliani e di minacciosi dossier segreti sulle origini delle fortune del presidente del Consiglio. <span id="more-12280"></span>Il ricorso al voto minacciato come strumento per regolare i conti interni, che oggi è considerato una mezza sciagura dai maggiorenti del Pdl. Sarà che Berlusconi ha percepito, per la prima volta, la concreta possibilità di perdere, non solo le elezioni ma anche la sua impunità, fatto sta che non si voterà a fine anno e che il presidente del Consiglio ha rilanciato un programma in cinque punti (giustizia, tributi, federalismo fiscale, sud e sicurezza).</p>
<p>L’opposizione, nel frattempo, ha giocato una partita confusa e segnata dalle conflittualità interne. Ha, nei fatti, delegato a Fini il compito di mettere formalmente in crisi la maggioranza attuale, sperando nella di lui conversione, aiutato da Casini, ad un governo tecnico o comunque di transizione postberlusconiana. Ha alzato un polverone sulle primarie (troppo in anticipo quando si è candidato Vendola e troppo in ritardo un mese dopo). Non ha detto sulla deriva xenofoba di Sarkozy dopo l’aberrante espulsione in diretta tv dei Rom e non a replicato al truce “spezzeremo le reni ai clandestini” strepitato dai livorosi gerarchi fedeli al premier. Non si è espressa sulla modernità ottocentesca di Marchionne e sul programma di distruzione di ogni autonomia dei lavoratori e delle loro organizzazioni. Basta leggere il programma della festa nazionale del Pd, che si svolge a Torino e non certo a Detroit, dove l’unica discussione sulla Fiat è organizzata sulla “memoria contesa, memoria condivisa”, con l’illuminante confronto con Carlo Callieri, indimenticato braccio armato di Cesare Romiti nel fare tagli e licenziamenti di massa nell’80, e con nessuno, neanche per sbaglio, della Fiom.</p>
<p>Per aprire formalmente una crisi di governo si potrebbe presentare un progetto di legge di iniziativa parlamentare per cambiare il sistema elettorale attuale, se davvero fosse questa la più urgente delle priorità. Tra le tante proposte in campo, preferirei un modello tedesco, però quello vero! Metà collegi uninominali ad elezione diretta e metà su liste di partito, con attribuzione proporzionale dei seggi, sbarramento al 5% o con l’elezione diretta in almeno tre collegi. Soprattutto, vorrei che si cancellasse l’osceno premio di maggioranza nazionale presente nella legge attuale. Non so se ci sia la possibilità di approvarlo in tutta fretta oggi, ma, sicuramente, potrebbe essere un impegno da realizzare immediatamente nella nuova legislatura. Considero, invece, controproducente continuare a ripetere che, con la legge attuale, Berlusconi vincerebbe sicuramente le elezioni, perché le elezioni prima o poi ci saranno e, molto probabilmente, con questa legge.</p>
<p>La proposta di Bersani, il “nuovo Ulivo”, gioca a far ritornare alla memoria antiche vittorie, seguite da disastri ben impressi nella memoria collettiva. Piace molto a chi si candida a sopravvivere da cespuglio o a chi, come Casini, aspetta il suo turno, magari desistendo, di qua o di là, a seconda delle convenienze. Aprire un largo confronto democratico, di cui le primarie sono il primo passo, serve anche a cambiare l’attuale sistema politico, che non regge sulla difesa di idee che non decollano, il Pd, o sulle rendite di posizione, l’Idv.</p>
<p>Le forze larghe della sinistra, senza aggettivi, dovrebbero provare ad essere i costruttori della nuova fase, mettendo al centro la Costituzione, una nuova e rigorosa questione morale e la necessaria riforma sociale e civile. Hai voglia a dire che c’è la fuga dei cervelli, la depressione dei trenta/quarantenni, la disperazione dei lavoratori dipendenti, la dequalificazione della formazione, la negazione dei diritti civili, l’arretratezza ecologica e la dilagante precarietà. Hai voglia a dirlo, se l’unico orizzonte che prometti è una “coalizione” a “geomeria variabile”. C’è bisogno di cambiare nel paese, cambiare pagina dopo l’oscuro quindicennio berlusconian-liberista. C’è voglia di cambiare addirittura nel Pd, dove Matteo Renzi dice schiettamente ciò che molti pensano dei gruppi dirigenti attali. Per farlo c’è bisogno di non avere paura, né delle elezioni, né del popolo che ce le può far vincere e che, proprio per questo, deve essere chiamato a decidere sul futuro: uomini e progetti, visioni e gruppi dirigenti.</p>
<p>Gennaro Migliore</p>
<p>da Il Manifesto</p>
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		<title>Il voto, la Puglia e noi</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Apr 2010 15:46:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Partiamo dai dati elementari. Vince la Lega, che nel Nord del paese riesce ad affermarsi come alternativa vivente al berlusconismo. Tengono PDL e PD, incamminati tuttavia in una china discendente, che deriva loro dall’incapacità di rappresentare l’anima del proprio campo, pur continuando a esserne il fondamentale serbatoio elettorale. Si rafforza l’IDV, che consolida il boom [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Partiamo dai dati elementari. Vince la Lega, che nel Nord del paese riesce ad affermarsi come alternativa vivente al berlusconismo. Tengono PDL e PD, incamminati tuttavia in una china discendente, che deriva loro dall’incapacità di rappresentare l’anima del proprio campo, pur continuando a esserne il fondamentale serbatoio elettorale. Si rafforza l’IDV, che consolida il boom delle europee nel ben più impegnativo impegno delle elezioni amministrative, dotandosi così di una robusta rete di rappresentanza territoriale. Sopravvive la sinistra, che appunto sopravvive per nostalgia o irriducibile speranza.<span id="more-7044"></span></p>
<p>Appare Grillo, ovvero la materializzazione del vorrei ma non posso che da sempre agita frange della scena politica italiana, soprattutto a sinistra. Vorrei essere l’alternativa a tutto e tutti, ma me lo impedisce il senso di responsabilità, la paura di Berlusconi, il desiderio di potere e altre più o meno nobili motivazioni.</p>
<p>E poi vince Vendola, che rappresenta una storia a se stante, probabilmente l’unica che valga la pena di essere raccontata. Vendola vince perché è la radice della sinistra che sopravvive all’inverno e si fa albero. Vince perché incassa i voti del PD, ma lo rende muto e riduce così il sordo rumore di fondo. Vince perché spezza l’opposto politica-antipolitica, riconducendo entrambe nel campo della partecipazione senza mediazione. La storia dell’ultima stagione pugliese ci parla di un movimento che va ben oltre i partiti, li scavalca e li umilia due volte.</p>
<p>La prima annichilendo visivamente nelle primarie la loro capacità di far corrispondere rappresentanza teorica e reale, dimensione e capacità di mobilitazione e indirizzo politico. La seconda facendo saltare ogni regola matematica alla base delle teoria della politica come alchimia di palazzo, laddove sommando il mio 3% al tuo 25% al suo 19%, senza dimenticare il loro 0,3% si fa 50,5% e si vince.</p>
<p>In Puglia si va soli con(tro) tutti e si vince, si parte sconfitti dalla potenza delle serie numeriche e ancora si vince. Lo si fa innanzitutto sulla base di una narrazione coerente, su cui è bene chiarirci. Esiste un grande equivoco in questo momento a sinistra. Molti sono convinti che ciò che vince in Vendola non sia il messaggio, ma il comunicatore, che a essere centrale non sia ciò che Nichi afferma, ma il fatto che sia lui ad affermarlo, con la forza della sua retorica, con l’impatto emotivo del suo stile oratorio. Falso, e offensivo.</p>
<p>Nichi non vince perché è un grande tribuno della plebe, esattamente per lo stesso motivo per cui Berlusconi non vince perché ha in mano le televisioni. Vendola si impone perché in lui si riconoscono la radicalità degli obiettivi, la volontà reale di perseguirli, il coraggio della sfida per raggiungerli. Coerenza, tenacia, coraggio. E poi slancio organizzativo. Perché più che Sinistra Ecologia Libertà ciò che vince in Puglia sono le Fabbriche, ovvero luoghi della Politica che nulla hanno a che fare con la politica, dove si impongono l’orizzontalità, la rete, il desiderio, e non la mediazione estenuante e il calcolo autoreferenziale.</p>
<p>Luoghi che la sinistra degli ultimi decenni ha già sperimentato, se solo si pensi ai primi circoli dell’Ulivo, o ai Social Forum, e rigettato, per radicale incompatibilità con le proprie forme genetiche del fare politica. La narrazione nasce qui, nell’incontro di chi vuole incontrarsi, sognare e progettare il futuro del nostro paese con chi raccoglie quelle aspettative nella propria persona, facendosi bandiera e voce di un movimento. E trasformando in una voce che diviene politica il grido diffuso dell’anti(?)politica, che poi sarebbe la rabbia davanti ad un paese che permette ad alcuni di divorare il futuro degli altri nella generale condiscendenza del potere. Vendola è il futuro della sinistra italiana, ma non perché ne sia il miglior interprete televisivo, quanto perché ne incarna il salto qualitativo, lo stadio prossimo della sua organizzazione politica, il definitivo superamento del ‘900 non nel linguaggio, ma nella sua grammatica.</p>
<p>Venendo a noi, che c’entra Sinistra Ecologia Libertà con tutto questo? Molto, giacchè di Vendola è il partito, tanto da recarne il nome nel simbolo. Molto poco, se si guardi a cosa essa è lontano dalla Puglia. Sinistra e Libertà nasce da un doppio slancio. Quello di quanti hanno visto nell’unione elettorale e organizzativa di diverse culture politiche la condizione della loro sopravvivenza e quello di coloro che l’hanno investita della possibilità di costruire una nuova, originale cultura della sinistra del XXI secolo.</p>
<p>Le due spinte non partono antitetiche, ma rischiano di divenirlo, soprattutto se alla giustapposizione delle culture originarie si accompagna la loro cristallizzazione in famiglie politiche conviventi. E’ il modello condominio, dove gruppi separati condividono uno spazio e un amministratore delle faccende comuni. Questa ipotesi è inutile, dannosa e perdente, oltre che distante anni luce da quanto sperimentato e vissuto nel laboratorio pugliese. Chiariamoci su un punto. Cultura politica non significa semplicemente un catalogo collettivo di testi sacri, padri e madri ideali, simboli condivisi, filoni di pensiero.</p>
<p>E’ tutto questo, ma è anche approccio relazionale, regole dello stare insieme, pratiche e strutture organizzative. Al di là di ciò che si è immediatamente portati a pensare, io credo che questo secondo aspetto sia centrale rispetto al primo e assai più determinante nel produrre la riuscita o meno di un amalgama. E’ il caso del PD, dove più che le differenze  evidenti fra laici e cattolici, laburisti e liberali ciò che produce la difficoltà e forse l’impossibilità di una sintesi reale è l’assenza di una grammatica comune delle relazioni.</p>
<p>SEL vive la stessa contraddizione. Il punto non è mai incontrarsi su idee e programmi, che risultano naturalmente comuni a tutti gli aderenti, ma sul come realizzarli, sulle pratiche, sulle modalità organizzative. In questo la questione generazionale emerge con tutta la sua forza. Se è infatti possibile cambiare mille volte idea nell’arco di una vita, mutare le proprie priorità e persino la visione del mondo, molto più difficile, per usare un eufemismo, è trasformare la relazione fra la propria e altrui soggettività.</p>
<p>Per questo D’Alema rimarrà sempre un comunista italiano e Bertinotti non lo sarà mai. Per questo una generazione di militanti della sinistra non riesce a concepire l’idea di non avere un partito, e un’altra a fatica riesce a comprendere il significato della parola stessa. Affidarsi ai giovani non diventa dunque la parola d’ordine di uno sterile nuovismo, ma la condizione di affermazione di uno schema originale e condiviso. Costruire il futuro è un impegno che riguarda il lavoro di ciascuno, l’apporto di storie e immaginari diffusi, ma l’architettura e il progetto appartengono a chi ha la forza di immaginarlo a partire da oggi, senza il filtro di schermi passati.</p>
<p>Allora SEL comincerà ad essere qualcosa in più che il partito di Nichi Vendola, per diventare il movimento che con Nichi Vendola attraversa la sinistra italiana per portarla dove ha da tempo smesso di pensare di poter arrivare. A cambiare il paese senza perdere se stessa, a riscoprire la politica come forma possibile del cambiamento, a ritrovare l’orgoglio della propria storia, perché questa vive nel presente che disegna il futuro.</p>
<p>Giovanni Paglia</p>
<p>portavoce provinciale SEL Ravenna</p>
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		<title>I voti e le litanie</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Apr 2010 12:14:37 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo stato animo di molti di noi dopo avere appreso i risultati delle  ultime elezioni può essere bene riassunto parafrasando un celebre motto  di Woody Allen: «la sinistra radicale è in coma, il Pd è attaccato  all’autorespiratore di un elettorato fideista, l’Udc è afflitta da una  paresi bilaterale e anch’io mi sento poco bene». Per quanto mi riguarda  sono una volta di più caduto nella trappola dell’illusione di volere  testimoniare dissenso per la scelta di candidati del centro sinistra  votati alla sconfitta perché non credibili. Il mio &#8220;beau jeste&#8221; non è  servito a nulla perchè il vero dissenso è stato il non voto. Ben mi sta!  Un’occasione di più per riconoscere i miei limiti e mettere le mie  modeste energie al servizio di più efficaci cause. <span id="more-7027"></span></p>
<p>Fortunatamente  non tutti stanno male nell’opposizione. Nichi Vendola si è dimostrato  un vero leader dotato delle qualità per esserlo: carisma, progetto,  lungimiranza, relazione con il futuro, statura etica e capacità  politica. Inoltre è l’unico che sa scaldare i cuori, far sognare le  anime del depressissimo popolo oppositore. Tonino di Pietro ha  confermato d’essere un politico onesto e responsabile e non il demagogo  forcaiolo che piace dipingere a una destra che non vuole avversari ma  ombre. Quanto all’outsider Grillo scoppia di salute. Non è lui che ha  causato la sconfitta dei candidati del Pd, ma un elettorato che non  crede più ad un linguaggio politico frusto senza luce, conformista e  scontato. Certi politici dell’opposizione ripetono litanie senza  costrutto e senza energie. È mai possibile ascoltare ancora &#8220;nonsense&#8221;  come: «Gli italiani capiranno», «gli italiani non si faranno raggirare  dalle promesse», «i cittadini non sono interessati alle leggi ad  personam», «le famiglie non arrivano alla fine del mese», frasi buttate  là tanto per dire. Con questa lingua si riesce solo a girare intorno a  se stessi.</p>
<p>Moni Ovadia</p>
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		<title>Video, Nichi vota a Terlizzi</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Mar 2010 20:57:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><span>Nichi Vendola vota a Terlizzi, presso la  sezione n.7 della scuola Don Bosco. Dopo, incontra il calore della  gente&#8230;<span id="more-6895"></span></span></p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/F4vgtaXobyk&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/F4vgtaXobyk&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
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		<title>Appello al voto, ragionato, per SEL</title>
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		<pubDate>Sat, 27 Mar 2010 07:00:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Aggredendo a muso duro, per dirla con Pierangelo Bertoli, una fase nazionale carente ed una paralisi morale avvolgente, non senza interrogarci sulle cause strutturali che le hanno causate, ci si offre, ancora una volta, la democratica occasione di esprimere la potenza dei nostri ideali e delle nostre, semplici e continue, pratiche quotidiane. Senza nessuna idealizzazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Aggredendo a muso duro, per dirla con Pierangelo Bertoli, una fase nazionale carente ed una paralisi morale avvolgente, non senza interrogarci sulle cause strutturali che le hanno causate, ci si offre, ancora una volta, la democratica occasione di esprimere la potenza dei nostri ideali e delle nostre, semplici e continue, pratiche quotidiane.<span id="more-6883"></span></p>
<p>Senza nessuna idealizzazione dello spazio del voto, stadio seminale di una informazione ed una partecipazione civica e popolare che si pretenderebbero permanenti, a scanso di equivoci. Contribuire ad eleggere un presidente di Regione oppure indicare un consigliere regionale che dia sostanza, e non solo immagine, ai propri obiettivi, non rappresentano scelte di poco conto.</p>
<p>Le Regioni posseggono competenze e facoltà esecutive che riguardano un ampio spettro di settori dell’esistenza, individuale ed associata. La campagna elettorale che volge al termine ci ha consegnato l’ormai consunto scenario della guerra per bande, scevra di speranze e piena di vuoti programmatici e progettuali. La dimensione partecipata, affettiva, costituente della politica pare crollare sotto i colpi della semplificazione becera e della rassegnazione qualunquista, ma qualche spiraglio di luce, in forma di luogo vivo e pulsante, resiste, tenace e velenoso, sognante e peccaminoso.</p>
<p>L’urgenza di porre in campo complesse ed adeguate misure a proposito di tematiche quali il lavoro, le precarietà, l’istruzione, la cultura, l’ecologia, l’immigrazione, cogliendo i frammenti delle nebulose realtà quotidiane e gli spunti avanzati che pure, ai margini e negli interstizi meno frequentati, silenziosi e coraggiosi operano. La necessità di interrogarsi sulla forma/partito e sulle iperboliche dinamiche, in continuo svolgimento, dei movimenti d’opinione e dei movimenti sociali, frammentati e carsici. Sono queste ampie visuali, in una pretesa generalità che conterrebbe in nuce ogni particolare sfumatura ed ogni salvifica differenza, a richiedere, riprendendo la tesi di Nichi Vendola, la formulazione di una rinnovata e radicale grammatica politica, civile, economica e sociale per la sinistra italiana. Per la sua unità. Una grammatica della molteplicità concreta e dell’etica pubblica che si ponga l’obiettivo di ricostruire una narrazione alta e condivisa, che proceda a piccoli, anche scomodi, passi in un orizzonte di trasformazione lento, soave e profondo, per dirla con il compianto Alexander Langer, valorizzando le individualità ed i saperi, le eresie ed i dubbi, i beni collettivi e le esperienze di base. Preferendo il Comune al privato profittevole ed al pubblico obsoleto, evitando le demonizzazioni pregiudiziali, in un senso o nell’altro, e scavando nello specifico di ogni singola realtà. Senza rinunciare ad una pretesa egemonica, spolverando ed affinando, scandagliando e selezionando, aggiornando ed intrecciando, quegli strumenti d’interpretazione e di comprensione che le nostre convergenti culture politiche, socialiste, ecologiste, cristiane, femministe, comuniste, movimentiste, ci consegnano in dono, tutto sommato.</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Per questi motivi, e per dare slancio ad un percorso in movimento, costituente, quello di Sinistra, Ecologia e Libertà, prova a darci fiducia, anche solo per arditezza e gusto del rischio.</p>
<p>Giuseppe Morrone</p>
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		<title>Appello al voto di Nichi</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Mar 2010 09:58:54 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Due anni fa una notte profonda è calata sul nostro paese. Convinta di aver conquistato, grazie a una seduzione bugiarda, il potere assoluto, la destra di Silvio Berlusconi ha creduto di potersi permettere tutto. E tutto si è permessa. Ha mentito e ingannato. Ha ignorato la realtà e le sue esigenze per sostituirla con uno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Due anni fa una notte profonda è calata sul nostro paese. Convinta di aver conquistato, grazie a una seduzione bugiarda, il potere assoluto, la destra di Silvio Berlusconi ha creduto di potersi permettere tutto. E tutto si è permessa. Ha mentito e ingannato. Ha ignorato la realtà e le sue esigenze per sostituirla con uno zuccheroso fondale di cartapesta. Ha fatto dell’esercizio del potere una pratica quotidiana di licenza e abuso. Ha reclamato con fragorosa arroganza il diritto feudale all’impunità. Ha stracciato diritti, umiliato il lavoro, seminato intolleranza, coltivato egoismi, beffeggiato come ciarpame e impaccio ogni solidarietà.<span id="more-6797"></span></em></p>
<p><em>Queste tenebre da cui siamo oggi circondati non sono il frutto di un’eclisse improvvisa e imprevedibile. Sono il prodotto di una lunga controrivoluzione culturale a cui moltissimi hanno messo mano. Si sono addensate nel corso di un quasi vent’anni, mentre giorno dopo giorno veniva circoscritto e infine cancellato ogni spazio pubblico, denunciato come intollerabile ciarpame ogni diritto, smantellata la centralità del lavoro, sequestrato e poi dissezionate in vacue pillole pubblicitarie quel bene comune essenziale che era e deve tornare a essere la politica.</em></p>
<p><em>L’illusione di invulnerabilità e impunità politica che ha alimentato in questi due anni l’orgia del potere berlusconiano è infondata. Scricchiolii sempre più numerosi e sempre più stridenti rivelano che lo scintillante castello del berlusconismo, fondato com’è sulle sabbie mobili di un colossale inganno, si avvia verso un rovinoso crollo. Ma uscire da questa ombra non sarà possibile senza restituire alle parole svuotate il loro spessore e il loro senso: senza riprendere possesso della politica e riportare la democrazia al suo significato di reale potere del popolo.</em></p>
<p><em>Queste elezioni possono segnare l’inizio della fine per chi, in nome del popolo, ha sottratto al popolo il diritto di decidere sulle proprie sorti e ha ridotto la libertà a sterile facoltà di scegliere tra vuoti prodotti di consumo politico.</em></p>
<p><em>E’ ora che quelle parole, popolo e libertà, si spoglino del carattere sinistramente ironico di cui li ha ammantati la destra e tornino alle loro origini, al loro eterno valore, al loro vero e profondo significato.</em></p>
<p><em>Nichi Vendola<br />
</em></p>
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		<title>Dei buoni motivi per votare SEL</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Mar 2010 04:55:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho sempre considerato, fin dall’inizio, “Sinistra Ecologia Libertà” come la composizione di tre parole che reputo straordinarie. Straordinarie per la loro forza espressiva, carica di passione e di essere, due componenti fondamentali per la vita e la progettualità, che ogni uomo, anche in modo recondito, possiede. Le stagioni passate hanno, per diverse cause e responsabilità, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho sempre considerato, fin dall’inizio, “Sinistra Ecologia Libertà” come la composizione di tre parole che reputo straordinarie. Straordinarie per la loro forza espressiva, carica di passione e di essere, due componenti fondamentali per la vita e la progettualità, che ogni uomo, anche in modo recondito, possiede.<span id="more-6815"></span></p>
<p>Le stagioni passate hanno, per diverse cause e responsabilità, distrutto le tematiche e le sensibilità che la Sinistra italiana ha avuto come principali priorità, essa si è, oltremodo, allontanata dalla quotidianità.</p>
<p>La società civile, ha modificato progressivamente i propri connotati, si è indebolita attraverso svariati processi che hanno, di fatto, annientato anche le più elementari sensibilità. E’ stato tutto rimandato alla sfera “personale”, intima per certi aspetti, snaturando la solidarietà, la cooperazione, la stessa visione del futuro come obiettivo comune, come obiettivo da raggiungere insieme.</p>
<p>I valori della vita, sono stati sostituiti dal potere, dal successo, dalla ricchezza fini a sé stessi. La società civile si è trasformata in società dello spettacolo, dove l’esteriore, il successo che tutti possono vedere, valutare, ammirare è il principale, se non unico, indicatore della bontà o meno di una intera esistenza.</p>
<p>Questa trasformazione è stata inesorabilmente crescente trasformandosi in “miseria culturale”. Una miseria cieca, alla quale non riesco, nonostante sforzi non indifferenti, ad attribuirle un volto, una sembianza, un perché.</p>
<p>Ho sempre pensato alla mancanza di un “vocabolario” proprio della Sinistra, agganciato alle varie trasformazioni della società civile. Le parole con le quali la Sinistra si è espressa sono rimaste, nel corso dei decenni immutate, come una fotografia che nel tempo si sbiadisce, immagine scattata in bianco e nero, rimasta tale anche dopo l’avvento del colore, colore che cambia la prospettiva, cambia le sensazioni, cambia le passioni, cambia le modalità di visione della stessa vita.</p>
<p>Il necessario cambiamento evolutivo non si è innescato, la nostra storia si è, di colpo, fermata. Rimasta inconsapevolmente, per diversi anni, accorpata a sensazioni e pensieri non più espressamente elaborati dalla società, ma solo in noi stessi, noi appartenenti alla “Sinistra”, senza instaurare una coscienza critica tale da impostare una struttura politica che abbia come suo fine ultimo la maturazione di un’idea di futuro reale, concreto, in grado di capire i molteplici cambiamenti delle sensibilità ed al tempo stesso infondere una nuova cultura.</p>
<p>Molte tappe di un rinnovato percorso politico non sono state mai prese in considerazione, portandoci ad oggi in una condizione di estrema precarietà intellettuale, imperniata di paure. Paure che generano altre paure, le une concatenate alle altre, supportate a vicenda dal passato, passato da preservare, da includere nel futuro.</p>
<p>Questa è la condizione per la quale si è creato una sorta di “limbo” dove ci si è affannati in spasmodiche politiche senza le ben che minime idealità prospettiche di un fine ultimo. Nel frattempo l’orologio ha proseguito la sua inesorabile corsa, il passato si è sempre più allontanato, come ovvio che sia del resto, con esso però, assurdamente, si è allontanato anche il presente, ed ancor più il futuro.</p>
<p>Le necessità ed i bisogni futuri sono stati derubricati dall’agenda politica, il tutto è stato rimandato alle urgenze quotidiane, soddisfare l’oggi come finalità di un impianto politico che di fatto ha sempre più smarrito il suo “smalto” di vicinanza con le masse, le quali, nel frattempo, hanno modificato il loro stesso paradigma esistenziale.</p>
<p>Il vivere quotidiano è stato travolto da una “fede” nel progresso illimitato, nell’onnipotenza della tecno-scienza, nel sistema economico e finanziario e del suo mercato come assi strutturali della società civile, il tutto imperniato dalla percezione di un alto tasso di benessere attraverso l’utilizzo massivo di mezzi di comunicazione.</p>
<p>Mezzi di comunicazione che hanno focalizzato la propria attenzione solo sull’aspetto “superficiale” della vita di ognuno di noi, temi importanti sono stati cancellati, con essi anche la politica cosiddetta di “Sinistra” ha subito un oscuramento che l’ha portata ad un progressivo allontanamento dalla realtà, subendo questo “imbarbarimento” e per certi versi favorendolo attraverso una non elaborazione progressista della propria strategia politica.</p>
<p>E’ stata completamente smarrita la percezione che la vita, non il profitto, debba occupare il centro, debba occupare l’affermazione di valori condivisi che possano fornire coesione solidaristica alla società.</p>
<p>D’altronde la storia dell’umanità cos’è, se non l’instaurarsi di rapporti interpersonali che a loro volta generano reti di persone, movimenti che coabitano in uno stesso contesto geografico, che condividono uno stesso futuro possibile.</p>
<p>E’ proprio in questa “porzione” di rapporti fra esseri umani che obbligatoriamente deve svilupparsi una politica capace di sviscerare le numerose e plasmabili sensibilità di ogni individuo verso una soluzione “multiculturale” che sappia oltre che includere, far rivivere una nuova formula di rapporti umani ed economici, favorendo un mutevole interscambio fra gli stessi, assecondando e influenzando positivamente i progressi civili e culturali.</p>
<p>Queste priorità, quanto mai urgenti, sono l’humus, che “Sinistra Ecologia Libertà” deve diffondere sul terreno dell’odierna società civile, svincolandosi dalle paure e dagli assetti della passata pratica politica, ormai logora, non più credibile, non più proponibile come possibile futuro.</p>
<p>Scambi culturali, la storia insegna, fin dal medioevo islamico gli arabi hanno interpretato il ruolo di mediatori culturali facendo del sud del Mediterraneo il baricentro di collegamento fra diverse aree geografiche, fino ad arrivare al rinascimento europeo, con le sue progressive inclusioni di popolazioni di altri continenti, il quale ha inaugurato un sistema mondo, ancora oggi oggetto di confronto.</p>
<p>Votare oggi “Sinistra Ecologia Libertà”, significa dare una spinta in avanti ad un possibile cambiamento, non tanto per noi, ma per le generazioni che verranno, per i nostri figli, per mio figlio di appena dieci giorni.</p>
<p>Andrea Sironi</p>
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		<title>Per un voto onesto servirebbe l&#8217;Onu</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Mar 2010 14:19:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[democrazia]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;La disperazione più grave che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile. E questa disperazione avvolge il mio paese da molto tempo&#8221;. È una riflessione che Corrado Alvaro, scrittore calabrese di San Luca, scrisse alla fine della sua vita. E io non ho paura a dirlo: è necessario che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;La disperazione più grave che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile. E questa disperazione avvolge il mio paese da molto tempo&#8221;. È una riflessione che Corrado Alvaro, scrittore calabrese di San Luca, scrisse alla fine della sua vita. E io non ho paura a dirlo: è necessario che il nostro Paese chieda un aiuto. Lo dico e non temo che mi si punti il dito contro, per un&#8217;affermazione del genere. Chi pensa che questa sia un&#8217;esagerazione, sappia che l&#8217;Italia è un paese sotto assedio. In Calabria su 50 consiglieri regionali 35 sono stati inquisiti o condannati. E tutto accade nella più totale accondiscendenza. Nel silenzio. Quale altro paese lo ammetterebbe?<span id="more-6509"></span></p>
<p>Quello che in altri Stati sarebbe considerato veleno, in Italia è pasto quotidiano: dai più piccoli Comuni sino alla gestione delle province e delle regioni, non c&#8217;è luogo in cui la corruzione non sia ritenuta cosa ovvia. L&#8217;ingiustizia ha ormai un sapore che non ci disgusta, non ci schifa, non ci stravolge lo stomaco, né l&#8217;orgoglio. Ma come è potuto accadere?</p>
<p>Il solo dubbio che ogni sforzo sia inutile, che esprimere il proprio voto e quindi la propria opinione sia vano, toglie forza agli onesti. Annega, strozza e seppellisce il diritto. Il diritto che fonda le regole del vivere civile, ma anche il diritto che lo trascende: il diritto alla felicità.</p>
<p>Il senso del &#8220;è tutto inutile&#8221; toglie speranza nel futuro, e ormai sono sempre di più coloro che abbandonano la propria terra per andare a vivere al Nord o in un altro paese. Lontano da questa vergogna.</p>
<p>Io non voglio arrendermi a un&#8217;Italia così, a un&#8217;Italia che costringe i propri giovani ad andar via per vergogna e mancanza di speranza. Non voglio vivere in un paese che dovrebbe chiedere all&#8217;Osce, all&#8217;Onu, alla Comunità europea di inviare osservatori nei territori più difficili, durante le fasi ultime della campagna elettorale per garantire la regolarità di tutte le fasi del voto. Ci vorrebbe un controllo che qui non si riesce più a esercitare.</p>
<p>Ciò che riusciamo a valutare, a occhio nudo, sono i ribaltoni, i voltafaccia, i casi eclatanti in cui per ridare dignità alla cosa pubblica un politico, magari, si dovrebbe fare da parte anche se per legge può rimanere dov&#8217;è. Ma non riusciamo a esercitare un controllo che costringa la politica italiana a guardarsi allo specchio veramente, perché lo specchio che usiamo riesce a riflettere solo gli strati più superficiali della realtà. Ci indigniamo per politici come l&#8217;imputata Sandra Lonardo Mastella che dall&#8217;esilio si ricicla per sostenere, questa volta, non più il Pd ma il candidato a governatore in Campania del Pdl, Stefano Caldoro. Per Fiorella Bilancio, che aveva tappezzato Napoli di manifesti del Pdl ma all&#8217;ultimo momento è stata cancellata dalla lista del partito e ha accettato la candidatura nell&#8217;Udc. Così sui manifesti c&#8217;è il simbolo di un partito ma lei si candida per un altro.</p>
<p>Ci indigniamo per la vicenda dell&#8217;ex consigliere regionale dei Verdi e della Margherita, Roberto Conte, candidatosi nuovamente nonostante una condanna in primo grado a due anni e otto mesi per associazione camorristica e per giunta questa volta nel Pdl. Ci indigniamo perché il sottosegretario all&#8217;economia Nicola Cosentino, su cui pende un mandato d&#8217;arresto, mantiene la propria posizione senza pensare di lasciare il suo incarico di sottosegretario e di coordinatore regionale del Pdl.</p>
<p>Ci indigniamo perché è possibile che un senatore possa essere eletto nella circoscrizione Estero con i voti della &#8216;ndrangheta, com&#8217;è accaduto a Nicola Di Girolamo, coinvolto anche, secondo l&#8217;accusa, nella mega-truffa di Fastweb. Ci indigniamo, infine, perché alla criminalità organizzata è consentito gestire locali di lusso nel cuore della nostra capitale, come il Café de Paris a via Vittorio Veneto.</p>
<p>Ascoltiamo allibiti la commissione parlamentare antimafia che dichiara, riguardo queste ultime elezioni, che ci sono alcuni politici da attenzionare nelle liste del centrosinistra.</p>
<p>E ad oggi il centrosinistra non ha dato risposte. Si tratta di Ottavio Bruni candidato nel Pd a Vibo Valentia. Sua figlia fu trovata in casa con un latitante di &#8216;ndrangheta. Si tratta di Nicola Adamo candidato Pd nel Cosentino, rinviato a giudizio nell&#8217;inchiesta Why not. Di Diego Tommasi candidato Pd anche lui nel Cosentino e coinvolto nell&#8217;inchiesta sulle pale eoliche. Luciano Racco candidato Pd nel Reggino, che non è indagato, ma il cui nome spunta fuori nell&#8217;ambito delle intercettazioni sui boss Costa di Siderno. Il boss Tommaso Costa ha fornito, per gli inquirenti, il proprio sostegno elettorale a Luciano Racco in occasione delle Europee del 2004 che vedevano Racco candidato nella lista &#8220;Socialisti Uniti&#8221; della circoscrizione meridionale. Tutte le intercettazioni sono depositate nel processo &#8220;Lettera Morta&#8221; contro il clan Costa ed in quelle per l&#8217;uccisione del giovane commerciante di Siderno Gianluca Congiusta.</p>
<p>A tutto questo non possiamo rimanere indifferenti e ci indigniamo perché facciamo delle valutazioni che vanno oltre il  -  o vengono prima del  -  diritto, valutazioni in merito all&#8217;opportunità politica e alla possibilità di votare per professionisti che non cambino bandiera a seconda di chi sta alla maggioranza e all&#8217;opposizione. Trasformarsi, riciclarsi, mantenere il proprio posto, l&#8217;antica prassi della politica italiana non è semplicemente una aberrazione. È ormai considerata un&#8217;abitudine, una specie di vizio, di eventualità che ogni elettore deve suo malgrado mettere in conto sperando di sbagliarsi. Sperando che questa volta non succeda. È un tradimento che quasi si perdona con un&#8217;alzata di spalle come quello d&#8217;un marito troppo spensierato che scivola nelle lenzuola di un&#8217;altra donna.</p>
<p>Ma si possono barattare le proprie attese e i propri sogni per la leggerezza e per il cinismo di qualcun altro?</p>
<p>Oramai si parte dal presupposto che la politica non abbia un percorso, non abbia idee e progetti. Eppure la gente continua ad aspettarsi altro, continua a chiedere altro.</p>
<p>Dov&#8217;è finito l&#8217;orgoglio della missione politica? La responsabilità di parlare a nome di un elettorato? Dov&#8217;è finita la consapevolezza che le parole e le promesse sono responsabilità che ci si assume? E la consapevolezza che un partito, un gruppo politico, senza una linea precisa, non è niente? Eppure proprio questo è diventata, nella maggioranza dei casi, la politica italiana: niente, spillette colorate da appuntarsi al bavero del doppiopetto. Senza più credibilità. Contenitori vuoti da riempire con parole e a volte nemmeno più con quelle. A volte si è divenuti addirittura incapaci si servirsi delle parole.</p>
<p>Quando la politica diviene questo, le mafie hanno già vinto. Poiché nessuno più di loro riesce a dare certezze  -  certezza di un lavoro, di uno stipendio, di una sistemazione. Certezze che si pagano, è ovvio, con l&#8217;obbedienza al clan. È terribile, ma si tratta di avere a che fare con chi una risposta la fornisce. Con chi ti paga la mesata, l&#8217;avvocato. Non è questo il tempo per moralismi, poco importa se ci si deve sporcare le mani.</p>
<p>Solo quando la politica smetterà di somigliare al potere mafioso  -  meno crudele, certo, ma meno forte e solido  -  solo quando cesserà di essere identificato con favori, scambi, acquisti di voti, baratto di morale, solo allora sarà possibile dare un&#8217;alternativa vera e vincente.</p>
<p>Anche nei paesi dominati dalle mafie è possibile essere un&#8217;alternativa.</p>
<p>Lo sono già i commercianti che non si piegano, lo sono già quelli che resistono, ogni giorno.</p>
<p>Del resto, quello che più d&#8217;ogni altra cosa dobbiamo comprendere è che le mafie sono un problema internazionale e internazionalmente vanno contrastate.</p>
<p>L&#8217;Italia non può farcela da sola. Le organizzazioni criminali stanno modificando le strutture politiche dei paesi di mezzo mondo. Negli Usa considerano i cartelli criminali italiani tra le prime cause di inquinamento del libero mercato mondiale. Sapendo che il Messico oramai è divenuto una narcodemocrazia la nostra rischia di essere, se non lo è già diventata una democrazia a capitale camorrista e ndranghetista.</p>
<p>Qui, invece, ancora si crede che la crisi sia esclusivamente un problema legato al lavoro, a un rallentamento della domanda e dell&#8217;offerta. Qui ancora non si è compreso davvero che uscire dalla crisi significa cercare alternative all&#8217;economia criminale. E non basta la militarizzazione del territorio. Non bastano le confische dei beni. Bisogna arginare la corruzione, le collusioni, gli accordi sottobanco. Bisogna porre un freno alla ricattabilità della politica, e come per un cancro cercare ovunque le sue proliferazioni.</p>
<p>Sarebbe triste che i cittadini, gli elettori italiani, dovessero rivolgersi all&#8217;Onu, all&#8217;Unione Europea, all&#8217;Osce per vedere garantito un diritto che ogni democrazia occidentale deve considerare normale : la pulizia e la regolarità delle elezioni.</p>
<p>Dovrebbe essere normale sapere, in questo Paese, che votare non è inutile, che il voto non si regala per 50 euro, per un corso di formazione o per delle bollette pagate. Che la politica non è solo uno scambio di favori, una strada furba per ottenere qualcosa che senza pagare il potere sarebbe impossibile raggiungere. Che restare in Italia, vivere e partecipare è necessario. Che la felicità non è un sogno da bambini ma un orizzonte di diritto.</p>
<p>Roberto Saviano</p>
<p>©2010 Roberto Saviano/Agenzia Santachiara</p>
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		<title>Una democrazia da difendere (anche) con il voto</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 06:40:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Hanno partecipato  in tanti alle manifestazioni di protesta contro il decreto ad listam che si sono svolte in tutta Italia nel fine settimana e questo ha rincuorato non poco chi, sabato mattina, appresa la notizia del varo del decreto con la firma del Quirinale si è sentito cascare le braccia ed ha pensato ancora una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Hanno partecipato  in tanti alle manifestazioni di protesta contro il  decreto ad listam che si sono svolte in tutta Italia nel fine settimana e  questo ha rincuorato non poco chi, sabato mattina, appresa la notizia  del varo del decreto con la firma del Quirinale si è sentito cascare le  braccia ed ha pensato ancora una volta “ Ma in che Paese vivo ?!“. <span id="more-5548"></span></p>
<p>Queste manifestazioni e le altre già annunciate sono importanti anche  perché a quella domanda disperata si può rispondere che viviamo in un  Paese in cui tanta gente  è capace ancora e con forza di reagire ai  soprusi e alle ingiustizie e non vuole farsi mettere i piedi sulla testa  da una destra arrogante e prepotente.</p>
<p>Certo che la delusione è stata tanta soprattutto per la firma, che non  ci aspettavamo, da parte del Presidente Napolitano.</p>
<p>Aggiungo che a questa amara sorpresa si è aggiunta un’altra sorpresa :  quella di conoscere le motivazioni esposte dal Capo dello Stato a  supporto di quella firma. Ci si poteva aspettare che il Quirinale  ricordasse – e non sarebbe stato neanche questa volta un esercizio  inutile – che nel porre la sua firma in calce ad atti del Governo, al  Presidente della Repubblica non spetta un giudizio sul merito di un  provvedimento ma soltanto una valutazione di correttezza formale nel  rispetto della Costituzione.</p>
<p>Invece, ed è qui la sorpresa, nel rispondere via mail ad alcuni  interlocutori, il Presidente Napolitano ha difeso il decreto proprio nel  merito sostenendo che non poteva mancare alla competizione elettorale  uno dei due principali contendenti , che lo strumento del decreto era  inevitabile perché bisognava prevenire il giudizio della magistratura  amministrativa e che in fondo si tratterebbe soltanto di una norma  interpretativa, come tale non configgente con il dettato costituzionale.</p>
<p>Noi restiamo convinti, al contrario, di tre cose fondamentali dal punto  di vista del diritto costituzionale : 1) che in materia elettorale non  si può intervenire per decreto e, quando è stato fatto in rarissime  eccezioni, c’era il consenso unanime del Parlamento. Stavolta non è  così. 2)  il Titolo V della Costituzione, così come rinnovato nel 2001,  assegna alle Regioni, non allo Stato, il potere di legiferare nel  dettaglio sulla materia elettorale. Lo Stato deve limitarsi a fornire  soltanto i “principi generali”. Con il decreto il Governo va quindi ben  oltre le sue prerogative costituzionali. 3) Si interviene ad hoc su due  Regioni ( Lazio e Lombardia ) creando una disparità immotivata con le  altre e una ancora più grave disparità si crea tra coloro che hanno  rispettato la legge e le regole e coloro che per una negligenza peraltro  neanche ammessa le hanno infrante e sono stati sanati a posteriori. E  stiamo parlando di regole elettorali, le più importanti in un sistema  democratico !</p>
<p>Non si può poi dire che sia puramente “interpretativa” una norma secondo  la quale non è la lista ma semplicemente il suo delegato a dover essere  presente entro una certa ora negli uffici giudiziari preposti. Ci si  rende conto di che razza di precedente si introduce in questo modo per  le prossime future elezioni ?</p>
<p>E’ stato giustamente ricordato che dal punto di vista giuridico non era  affatto in gioco il diritto di voto per una parte degli italiani ma  semplicemente il diritto di qualche decina di candidati a concorrere per  la carica di consigliere regionale. E questo giustificherebbe un tale  stravolgimento delle regole democratiche ?</p>
<p>E poi, se è vero che la giustizia amministrativa doveva ancora  pronunciarsi, perché il centrodestra era così privo di fiducia  nell’esito delle sue deliberazioni ? Semplice: perché sapevano di essere  nel torto e di essere loro, non altri, i responsabili di questo  “pasticcio”.</p>
<p>Purtroppo il pressoché totale monopolio dell’informazione ha fatto in  modo che molti italiani siano oggi convinti del contrario e cioè che gli  esponenti della destra siano non i responsabili di quanto avvenuto ma  le vittime di chissà quale complotto illiberale.</p>
<p>Siamo per natura e per cultura lontani da quel dipietrismo che invoca  oggi del tutto impropriamente la messa in stato d’accusa del Presidente  della Repubblica e, pur ribadendo la nostra delusione e le nostra  critiche a questo atto del Capo dello Stato, non vogliamo cadere nella  trappola mediatica e politica di chi, esponendo più di altri il Colle,  vuole occultare o offuscare la verità più profonda e cioè che quello di  cui stiamo parlando, contro cui stiamo protestando e manifestando è un  atto del Governo Berlusconi e  che lui ne porta la responsabilità. E’  l’ennesimo atto di una destra che calpesta le regole e pretende sempre  di farla franca e che ha una idea e una pratica soltanto strumentale  della legge e dei suoi rapporti con gli Organi Costituzionali : un  rapporto di mera convenienza.</p>
<p>In questi giorni abbiamo dovuto assistere a cose molto gravi :  sostenitori della Polverini che la salutavano romanamente, il Ministro  della Difesa ( ! ) che minacciava “siamo pronti a tutto” e il Presidente  del Senato, seconda carica dello Stato, che affermava a più riprese la  superiorità di una presunta “sostanza” rispetto alle regole di una  competizione elettorale da lui giudicate mere  “formalità burocratiche”.</p>
<p>Ancora una volta ci viene da dire che l’Italia, soprattutto per la sua  storia, per le sue battaglie democratiche, per coloro che hanno dato la  vita per la nostra libertà, non merita una destra così profondamente  estranea ai valori della Costituzione.</p>
<p>So già la risposta : ma gli italiani la premiano questa destra. Non è  esatto. Berlusconi e i suoi hanno perso spesso nelle elezioni locali e  Regionali, per ben due volte nelle elezioni nazionali e, non bisogna mai  dimenticarlo, gli italiani bocciarono pesantemente la loro riforma  della Costituzione.</p>
<p>Questa destra si può battere e l’indignazione per questa ultima vergogna  legislativa deve trasformarsi in una valanga di voti contro la destra  alle prossime regionali.</p>
<p>Serve unità e combattività. Serve un progetto alternativo. Sinistra Ecologia e Libertà è in campo per questo.</p>
<p>Carlo Leoni</p>
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