8 Marzo. Le lavoratrici, la crisi e i diritti perduti

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Quest’anno per molte donne l’8 Marzo sarà una giornata di lotta per mantenere il proprio posto di lavoro: alcune la passeranno presidiando le fabbriche, altre in assemblee o in cortei, tutte penseranno con ansia al futuro incerto che la crisi riserva a loro e alle loro famiglie.

Il lavoro ha rappresentato per le donne uno strumento di emancipazione, di autonomia dai padri e dai mariti, di identità sociale, di ingresso nella vita pubblica. L’ingresso massiccio delle donne nel mercato del lavoro ha rotto l’ordine patriarcale secondo cui agli uomini erano riservati il lavoro produttivo e la sfera pubblica mentre alle donne spettava il lavoro di cura e la sfera familiare.

Tuttavia le donne Italiane non sono riuscite a condividere il lavoro familiare in maniera paritaria con i propri compagni né ad ottenere una rete di servizi che permettesse una condivisione sociale del lavoro di cura. Perciò hanno sopportato una doppia fatica che le ha rese più deboli nel mercato del lavoro e più esposte ai ricatti dei “capi”o dei padroni, nonostante che spesso siano più colte più brave e più responsabili dei loro colleghi maschi.

A questo va aggiunto che la maternità è ancora un fattore di discriminazione piuttosto che di attenzione sociale: le imprese la considerano semplicemente un costo, gli uffici pubblici  un intralcio organizzativo. Per questi motivi in questi anni di svalorizzazione del lavoro e di perdita di controllo sulle condizioni lavorative le donne hanno pagato il prezzo più alto: sono infatti più esposte alla precarietà , ai bassi salari, alla rigidità degli orari.

La crisi ha aggravato questa condizione  cosicché, in caso di difficoltà aziendali, le donne sono le prime ad essere licenziate. Aumenta quindi il già alto tasso di disoccupazione femminile e molte donne rinunciano a cercare lavoro. Inoltre in questi anni di liberismo sfrenato si sono ridotte le risorse pubbliche per i servizi all’infanzia, agli anziani, ai soggetti in difficoltà ed è stato riproposto un familismo di facciata che, invece di alleviare il lavoro di cura delle donne ha trasferito su quest’ultime tutto il peso delle contraddizioni sociali e del rischio di povertà.

Il fatto che in questi anni gran parte delle amministrazioni pubbliche abbiano optato per politiche di trasferimenti monetari, “bonus”, piuttosto che per il potenziamento dei servizi ha prodotto un doppio danno all’occupazione femminile, perché ha ridotto contemporaneamente la possibilità di impiego e l’alleggerimento delle responsabilità familiari delle lavoratrici. Non è infatti casuale che aumenti la percentuale delle donne che lascia il lavoro dopo la nascita di un figlio( 25% secondo una recente indagine della Bocconi), fenomeno quasi scomparso negli anni precedenti.

Il decreto legge 1167 , recentemente approvato dal Parlamento, renderà le lavoratrici ancora più deboli ed esposte ai soprusi dei datori di lavoro; infatti poiché permette di ricorrere all’arbitrato”secondo equità” per tutte le controversie di lavoro, non solo per i licenziamenti senza giusta causa( art. 18 dello Statuto dei lavoratori), priverà le lavoratrici delle tutele previste dalle leggi e dai contratti collettivi che, come è noto servono appunto a rendere esigibili per tutti i diritti lavoristici, previdenziali e salariali e a difendere i soggetti più deboli nel mercato del lavoro.

In altre parole le lavoratrici saranno più ricattabili. Del resto il Governo Berlusconi aveva mostrato subito il suo vero volto abolendo, appena insediato, la legge 188 del 2007 che impediva di mascherare come volontari i licenziamenti per maternità che, pur essendo proibiti dalla legislazione italiana, sono ancora ampiamente praticati.

Dunque un 8 Marzo colmo di cattivi presagi. Ciononostante le donne si festeggeranno, si scambieranno mimose e speranze perché non vogliono arrendersi né arretrare, continueranno a sognare un lavoro sicuro, orari compatibili con le scelte di vita, servizi e scuole di qualità per i propri figli, tempo per i propri desideri. Perciò continueranno a lottare per il proprio posto di lavoro e la propria autonomia.

Buon 8 Marzo a tutte noi!

Betty Leone

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Elisa 8 marzo 2010 - 13:49

Stamani avevo una riunione delle donne della mia Lega SPI-CGIL. Abbiamo parlato non della nostra festa ma dei problemi di tutti gli uomini e donne che stanno perdendo il loro posto di lavoro e dell’attacco di questo Governo ai diritti dei lavoratori.
Abbiamo deciso anche di non comprare i prodotti Omsa se delocalizzeranno la produzione dello stabilimento di Faenza e inviteremo tutte le donne che conosciamo a fare altrettanto.
Vi invito a scrivere a http://www.omsa.com e a minacciare di boicottare le calze Omsa se la produzione verrà spostata in Serbia con il licenziamento di 320 donne

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