“Altro che quarto polo. Voglio costruire il primo polo per vincere”

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«Innanzitutto: altro che “quarto polo”. Ambisco a costruire il “primo polo”, per vincere le elezioni e portare il paese a sinistra». Nichi Vendola risponde così alla domanda se vuole costruire un polo alternativo Sel-Idv, se se i rapporti con il Pd dovessero precipitare.

Ma nel Pd in molti spingono per rompere con voi e allearsi con il centro.

C’è da compiere l’opera immane della deberlusconizzazione del paese. Il berlusconismo non era una condizione di costume, un’idea di società. Ora, con il governo tecnico, c’è una messa in stand by della contesa fra programmi e valori alternativi. Ma quella di una grande sinistra di governo che rimescoli culture, radicale senza estremismi né tentazioni minoritarie, riformista e non genuflessa al mercato, non è esigenza di un ceto politico.

Si può deberlusconizzare insieme al Pd che oggi vota con Berlusconi?

Il nostro riferimento è il popolo del centrosinistra e la sua ben orientata domanda di cambiamento, che si è espressa nelle amministrative e nei referendum che hanno colpito al cuore le culture liberiste ovunque collocate. Mettevano al centro un’idea alternativa al modello berlusconiano: la pratica dei beni comuni. Il Pd ha subito queste vittorie. Ma io resto alle parole di Bersani, alla battaglia tentata per marcare con contenuti sociali il governo. Generosa, ma con scarsi risultati. In queste ore c’è una seria compromissione della credibilità dei tecnici sul terreno della sostenibilità ambientale, nominata ma poi violata nel concreto.

[Il decreto liberalizzazioni dà il via libera alla trivellazione delle coste. Il ministro Clini smentisce, ma così c’era scritto sul testo, fino a ieri.

Per noi pugliesi il vero petrolio è il mare, la bellezza, i valori d’uso di un paesaggio incantato. Se servirà, daremo battaglia fino alle estreme conseguenze. Non è la prima volta che il governo fa girare notizie e poi smentisce, per vedere l’effetto. Se è vero quello che dice il ministro, vuol dire che la mobilitazione immediata ha pagato.

Il Pd è un fan delle liberalizzazioni.

Tutti i parlamentari pugliesi hanno aderito alla manifestazione di sabato contro le trivelle. Chiediamo coerenza.

Chiedereste di non votarlo?

Chiederemmo di mandare sotto il governo. E ugualmente sulle privatizzazioni, se ci fosse un aggiramento dei referendum sull’acqua. Torno alle trivelle: se fosse, sarebbe in sintonia con la liberalizzazione della trivellazione dei fondali dei mari per la ricerca di greggio che vuole la Commissione europea. L’Europa che c’è oggi è schifosa, senz’anima, corrotta. È la piccola meschina Europa di Merkel e Sarkozy.

E ora anche di Monti.

Monti è una variante colta e illuminata. Ma fa difficoltà a capire che non esiste crescita che non assuma l’ambiente come contenuto anziché limite. È inadeguato, a prescindere dai meriti dei singoli, dentro un europeismo che salva l’euro e uccide l’Europa. Abbiamo chiamato l’assemblea di domenica a Roma ’per la giustizia sociale, una nuova sinistra per salvare l’Italia e l’Europa’. Oggi la sinistra deve prendere la bandiera degli Stati uniti d’Europa, rinnovando quel patto con i cittadini che ha fatto di noi dopo il nazi-fascismo il continente del progresso e dei diritti.

Sta pensando a portare Sel fra i socialisti europei, dov’è il Pd?

Apro una riflessione esplicita e senza sotterfugi sulla necessità di rimescolare le famiglie europee di ispirazione progressista. Se potessi, prenderei tre tessere in Europa: quella della Sinistra, che ho contribuito a costruire, quella del socialismo che oggi gioca una partita rilevante – in Francia, in Germania – per cambiare il segno al continente, e dei Verdi che su alcune questioni hanno colto in anticipo i nodi di fondo.

Napolitano chiede ai partiti la legge elettorale. Bocciato il referendum, voi quale sistema proponete?

Se devo essere sincero, penso che le camere che hanno salvato Cosentino non abbia la legittimazione morale per fare una nuova legge elettorale. Meglio le elezioni anticipate.

Ma tutto il paese chiede di cambiare il Porcellum. E i partiti così vorrebbero dar un segno di ’autoriforma’.

A qualunque parlamento si può chiedere una buona legge elettorale. Ma stiamo parlando di questo parlamento. Di un percorso che deve passare per il consenso di Berlusconi e delle sue truppe. Per lui – l’ha detto – il Porcellum è il miglior sistema possibile. Chi può pensare che questo parlamento faccia una buona legge?

Nel caso, quale sistema preferisce?

Una buona legge deve salvaguardare il pluralismo e le coalizioni.

Domenica a Roma, insomma non nascerà il Quarto Polo. Allora perché alla vostra assemblea nazionale avete invitato Emiliano, Borsellino, De Magistris, Zedda e Landini?

Un’alternativa di governo non può che essere la costruzione di una rete di relazioni fra politica e società. Un’alternativa solo movimentista o solo politicista nascerebbe con la vocazione alla sconfitta. La sinistra non può rinascere per rese dei conti ideologiche ma come capacità di ricostruire un disegno per l’Italia e per l’Europa.

Per D’Alema le alleanze si fonderanno sul giudizio positivo su Monti.

Ma ne è sicuro? Persino gli apologeti di Monti cominciano a ridimensionarsi. Certo, non c’è paragone con Berlusconi che in Europa faceva cucù e le corna. Ma siamo sicuri che questo governo ci porterà fuori dalla crisi?

Daniela Preziosi

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Giovanni Lamagna 2 febbraio 2012 - 10:20

2 febbraio 2012

Riflessioni sulla settimana 22 gennaio-28 gennaio 2012.
di Giovanni Lamagna (Assemblea Provinciale di Sel Napoli)

La settimana scorsa è stata una settimana importante per SEL e, mi verrebbe di dire, per l’intera sinistra italiana.
Sono tre i fatti che l’hanno caratterizzata:
1) L’Assemblea nazionale generale di SEL a Roma di domenica 22 gennaio;
2) La conferenza stampa congiunta di Vendola e Di Pietro di giovedì 26 a Montecitorio;
3) Il forum dei Comuni per i beni comuni che si è tenuto a Napoli sabato scorso 28 gennaio.

C’è un filo che lega tra di loro questi tre avvenimenti?
Sicuramente si. Anzi, ce ne sono tre.
Quali?
1) Una ripresa di iniziativa di SEL, dopo alcuni mesi di quasi totale inerzia e afasia;
2) Questa ripresa segnala un minimo, se non altro un embrione di autonomia dal PD, che da mesi SEL aveva completamente smarrito; cosa che, secondo me, ne spiegava anche l’inerzia e l’afasia;
3) Si è costituito un asse preferenziale, un patto di consultazione, forse un inizio di coalizione tra SEL e IdV, tra Vendola e De Magistris.

Quali sono le ragioni che stanno a monte di questi tre avvenimenti e dei fili che li legano tra loro?
Direi che una le riassume tutte: il quadro politico che si è delineato con il governo Monti.

Perché?
Perché, fin quando era ancora in vita il governo Berlusconi ed il Pd era all’opposizione, la prospettiva di un’alleanza di centrosinistra aveva ancora fondate possibilità di realizzazione.
Per quanto, anche in quella situazione, il Pd non è che mandasse segnali univoci.
Anche nella fase precedente alla caduta del governo Berlusconi, fino alla fine, il Pd ha continuato a parlare di un’alleanza di centrosinistra, ma aperta all’incontro con la destra moderata e democratica dei Casini, Fini e Rutelli. E questo per bocca del suo segretario Bersani. Che da alcuni viene considerato esponente di “sinistra” del Pd.
Non parliamo poi degli esponenti più di destra del Pd (i vari Fioroni, Gentiloni, Letta e Veltroni), per i quali il Pd avrebbe dovuto allearsi direttamente con la destra moderata (che loro chiamano “centro”), rinunciando definitivamente all’alleanza con Vendola e Di Pietro.
E nei mesi precedenti la caduta di Berlusconi gran parte della strategia di Di Pietro e, soprattutto, di Vendola è consistita, dunque, nel corteggiare il Pd affinché questo partito scegliesse innanzitutto l’alleanza con loro e poi, ma solo in seconda istanza e date certe condizioni di fattibilità programmatica, quella con la destra moderata.

Con la nascita del governo Monti questo quadro è radicalmente cambiato.
Perché il Pd è passato da un’ipotesi di alleanza ad un’alleanza praticata nei fatti, diventata realtà. Con una “piccola” differenza: che l’ipotesi di alleanza (di centrosinistra aperta alla destra moderata) è diventata nella realtà “alleanza con la destra moderata (anzi, pure con la destra peronista di Berlusconi) aperta (eventualmente) alla sinistra (?) di Di Pietro e a quella di Vendola”.
Di fronte a questa radicale inversione di prospettiva e, soprattutto, di fronte alle misure assunte dal governo, che della nuova maggioranza era espressione, Vendola e Di Pietro hanno oscillato per un po’, tra “minacce di rottura” e “dichiarazioni di fedeltà”.
Ma poi, di fronte alla realtà cruda dei fatti, non hanno potuto rimanere prigionieri di quella che si era rivelata oramai una patetica illusione: la foto di Vasto, a cui entrambi avevano legato molto delle proprie prospettive strategiche, era oramai stata strappata unilateralmente da uno (anzi dal principale) dei soggetti ritratti ed occorreva prenderne atto.

Da questa presa d’atto è derivata naturalmente la domanda: e adesso che fare?
Rimanere ad aspettare “il ritorno” del Pd? Limitarsi ad invocarne “il rinsavimento”? Andare ognuno per fatti suoi?
Tutte e tre queste strade devono essere apparse (giustamente) perdenti, forse addirittura mortali, ai nostri due leaders, Vendola e Di Pietro.
Che hanno pensato così di costruire un asse preferenziale tra di loro, un vero e proprio polo alternativo al Pd, che non chiudeva definitivamente all’ipotesi di alleanza col Pd, anzi continuava ad auspicarla come quella migliore per il paese, ma non intendeva allo stesso tempo rimanere paralizzato di fronte alle scelte diverse (anzi opposte) del Pd.

Asse preferenziale, polo alternativo, di cui si è fatto promotore soprattutto Vendola, mi pare di capire. Se è vero che egli è presente in tutte e tre le “foto” di cui parlavo prima: quella dell’Assemblea nazionale di SEL (ovviamente), quella della conferenza stampa congiunta a Montecitorio e quella del Forum di Napoli.
Mentre Di Pietro è presente solo nella seconda e De Magistris solo nella prima e nella terza.
Né si può sostenere che l’uno era rappresentato dall’altro nelle occasioni in cui era assente. Perché è da ritenere (con buona certezza) che né Di Pietro si senta in questo momento rappresentato da De Magistris né che De Magistris voglia rappresentare Di Pietro (o viceversa).

Che giudizio dare di quanto successo? Il giudizio non può che essere articolato.
1) Di fronte alla scelta del Pd di appoggiare il governo Monti, SEL non aveva (secondo me) altra opzione che quella di marcare una netta distanza. Fare altrimenti avrebbe significato svendere non solo i (pochi) contenuti politici sui quali ci siamo spesi in questi mesi, ma le nostre stesse ragioni fondative;

2) Semmai sorprende che posizioni simili alle nostre (anzi in certi momenti anche più dure e radicali delle nostre) le abbiano assunte Di Pietro e IdV. Segno che questo partito e il suo leader hanno attraversato in questi anni un percorso che li ha portati a diventare, oltre che i difensori intransigenti (almeno a parole) della legalità (come era all’inizio della loro storia politica), anche i rappresentanti di istanze sociali molto affini a quelle della sinistra storica;

3) Ho la sensazione che SEL abbia ripreso una sua iniziativa politica e la sua autonomia più perché costretta dalla forza delle cose (quasi da ragioni di sopravvivenza), più come conseguenza delle opzioni del Pd, che per scelta autonoma.
E ciò è la logica conseguenza del fatto che in questi mesi nella nostra azione politica ha spesso prevalso la tattica sulla strategia; o (peggio) spesso la tattica e lo strumento (il governo e il rapporto col Pd) sono state praticate come fine e come strategia.
E la cosa non mi piaceva (prima) e non mi piace (adesso); anzi mi dispiace decisamente;

4) La nascita del governo Monti ha rivelato in tutta la loro evidenza le contraddizioni congenite al Pd.
La sua anima più moderata ha colto al volo l’occasione politica che le si presentava per assumere la egemonia culturale del partito ed ha parlato del nuovo governo come di una vera e propria primavera per la politica italiana.
La sua corrente un po’ più (vagamente) socialdemocratica, intimorita dalla gravità della crisi e incapace di proporre una vera uscita a sinistra, si è rapidamente adeguata alla “necessità” (evocata con forza dal capo dello Stato) di un governo di salvezza nazionale.

5) In questa vicenda il Pd ha gettato la maschera, che lo faceva apparire ancora a qualcuno un partito di sinistra (anche se moderata) e ha dimostrato la sua vera natura, che è quella di un partito di centro, con una consistente componente al suo interno di vera e propria destra, anche se (potremmo dire) democratica.
Di questa realtà (che ad alcuni di noi, a dire il vero, è evidente da tempo; praticamente da quando il Pd è nato) SEL, però, fa ancora fatica a prendere atto.
Tanto è vero che nel suo orizzonte strategico continua a rimanere l’ipotesi di un’alleanza organica con “questo” Pd. Come se fosse possibile un’alleanza anche con la componente di destra del Pd (con i Veltroni, i Letta, i Fioroni, gli Ichino…). Anzi come se fosse possibile (a certe condizioni programmatiche, si dice) la stessa alleanza con la destra (ancorché moderata e democratica) dei Rutelli, dei Casini e dei Fini.

6) A me francamente questo orizzonte strategico appare del tutto infondato. Una alleanza con “questo” Pd non è al momento praticabile per SEL. E, secondo il mio pensiero, non sarà possibile un’alleanza col Pd almeno fino a quando le sue due anime principali , quella di destra e quella di centro, continueranno a rimanere unite, insieme nello stesso partito. Sarà possibile (forse; e neanche ne sarei così sicuro) solo se e quando queste due anime si separeranno e prenderanno strade diverse: l’una per situarsi chiaramente (e senza più equivoci) a destra; l’altra per situarsi al centro (con la speranza che sia un centro con lo sguardo, almeno lo sguardo, rivolto a sinistra);

7) Io condivido la metafora che ha adoperato Vendola nelle conclusioni dell’Assemblea romana del 22 scorso: “SEL è il viaggio”.
Ma, proprio perché la condivido, ritengo che nello scegliersi i compagni di viaggio bisogna chiedersi e chiedere loro (e prima di iniziare il viaggio): “Dove vogliamo andare? In quale direzione?”
Il viaggio è possibile assieme solo se si condivide la meta. Allora io mi chiedo e chiedo a Vendola: è possibile condividere il “viaggio” con chi ritiene che la lettera agostana della BCE possa costituire il suo programma di governo? La mia risposta è scontata. E quella di Vendola?

8) Sia nell’Assemblea romana che nel forum napoletano Vendola ha evocato più volte la necessità per SEL (e per la sinistra in generale) del rapporto coi movimenti. Ed io la condivido pienamente.
Il punto, però, è che non basta evocare questa necessità; occorre poi praticare concretamente questo rapporto.
Cosa che negli ultimi tempi SEL ha fatto ben poco: Cosa che molti suoi militanti hanno quasi dimenticato. Anzi cosa che forse qualcuno dei suoi militanti vede come vero e proprio fumo negli occhi.
E questo è un nodo politico di prima importanza da sciogliere dentro SEL.

9) A Roma Vendola, nelle sue conclusioni, ha detto che noi con De Magistris abbiamo fatto un grave errore di valutazione.
Io mi permetto di aggiungere (e, in parte, correggere) che noi l’errore, più che con De Magistris, lo abbiamo fatto con tutto quel mondo di cittadinanza attiva diffusa che si è mobilitata attorno a De Magistris e che abbiamo completamente sottovalutato, semplicemente perché lo ignoravamo (e ancora, in larga misura, lo ignoriamo). Persi come eravamo (e come ancora siamo) nelle logiche, tutte politichesi, delle alleanze coi partiti, anzi con il Partito (il Pd), di cui inseguivamo l’alleanza come un feticcio, a prescindere (dagli uomini e dai contenuti).
E’ questo il vero errore che abbiamo commesso e di cui molti compagni (soprattutto napoletani, ma non solo napoletani) ho l’impressione ancora non sono diventati consapevoli;

10) Tanto è vero che questi compagni non riescono a farsi capaci di come sia possibile che alcuni di noi siano stati a suo tempo fautori convinti della candidatura di De Magistris a sindaco di Napoli e non rinneghino oggi quella scelta, ma allo stesso tempo siano molto critici con alcune operazioni e soprattutto con lo stile di governo di De Magistris.
Col risultato paradossale che i compagni che a suo tempo appoggiarono De Magistris oggi si sentono molto liberi di criticarlo e di prendere le distanze da lui; mentre proprio i compagni che all’epoca ne contrastarono la candidatura oggi sono i più timidi e guardinghi nel criticarlo;

11) Questo (apparente) paradosso si spiega col fatto che alcuni di noi (come del resto una parte significativa della cittadinanza attiva) critica oggi De Magistris per gli stessi motivi per i quali lo ha appoggiato mesi fa in campagna elettorale.
In altre parole perché De Magistris non sta mantenendo (del tutto) fede agli impegni presi in campagna elettorale e perché (talvolta) ai suoi proclami e alle sue dichiarazioni non corrispondono fatti e azioni concrete.
Si potrebbero fare vari esempi di ciò. Ma uno li può rappresentare tutti. De Magistris ha fatto in campagna elettorale della espressione “democrazia partecipata e trasparenza” uno dei suoi slogan preferiti. E ancora oggi lo fa. Poi su una vicenda come quella dell’Asia e di Rafhael Rossi tutto dimostra tranne che di praticare “democrazia partecipata e trasparenza”.

12) Lo stesso “forum sui beni comuni e la democrazia partecipata”, organizzato sabato 28, in parte contraddice gli intenti.
Ci sono stati, infatti, quattro tavoli di lavoro, dove la discussione è stata partecipatissima e molto articolata. Ma i report conclusivi (illustrati non a caso tutti da suoi quattro assessori) hanno reso ben poco della ricca articolazione del dibattito che c’era stato.
A tale proposito mi viene spontaneo usare l’espressione adoperata da Paul Ginsborg nel suo intervento: “Attorno al concetto di democrazia partecipativa c’è un’insopportabile retorica”.
Essa rende bene e in maniera sintetica l’esperienza che abbiamo vissuto sabato al Forum;

13) Io condivido molto la linea che Vendola ha dato a SEL nei tre appuntamenti, che hanno segnato la settimana scorsa: opposizione chiara al governo Monti; asse preferenziale con Di Pietro e De Magistris; ripresa di interlocuzione coi movimenti.
Ma lamento una cosa: essa è, appunto, la linea che Vendola ha dato a SEL; non è la linea che il Partito si è data attraverso una discussione partecipata, diffusa, allargata agli iscritti e ai simpatizzanti; è una linea (come da sempre avviene in SEL, da quando è nata) calata dall’alto; e manco da una discussione avvenuta nel suo gruppo dirigente (ad esempio, dopo un’Assemblea nazionale); è una linea che discende direttamente da Vendola; e questo non mi sta bene; anche se (questa volta) la condivido; perché non è questo il tipo di partito nel quale io vorrei vivere, non è questo il tipo di partito che auspico; perché io auspico un Partito che sia (per usare un’espressione antica, ma per me sempre valida) un “intellettuale collettivo”; “un Partito che abbia un leader” (meglio ancora se più leaders), ma non “un partito del leader”.
Spero che i prossimi mesi segnino un’inversione di tendenza anche da questo punto di vista.

Alessio 28 gennaio 2012 - 16:16
Giuseppe 23 gennaio 2012 - 08:23

Scinteia, mi pare evidente che l’art 18 non lo difenderà nessuno, sindacati per primi, (forse si può sperare solo nei forconi siciliani) ed è altrettanto evidente che non si fermeranno qui: il prossimo obiettivo sarà la sanità, tutto il resto sono chiacchiere dei vari Menenio Agrippa di turno che vogliono far dimenticare e convincere chi nella società è destinato a prendersi le stangate (metaforiche e no) in testa. Con buona pace di chi sostiene a spada tratta questo governo. E come mai non si parla più dei costi della politica? Sono già riusciti a farlo dimenticare agli italiani?
Giuseppe

Giuseppe 23 gennaio 2012 - 08:16

Fabrizio: concordo totalmente. Anche l’ultima tornata delle cosidette liberalizzazioni è solo fumo negli occhi utile a far dimenticare la stangata della prima manovra salva italia. A parte che i poteri veri non sono stati scalfiti, faccio solo due esempi: hanno abolito le tariffe massime (oltre alle minime) dei compensi dei professionisti, crediamo davvero che il mercato agirà al ribasso? l’abbiamo già visto, ad esempio, quando “liberalizzarono” le assicurazioni, ricordo ancora la lettera della mia compagnia: “finalmente….” al primo rinnovo aumento di 100.000 lire, al secondo idem, tanto che dovetti rifugiarmi su quelle on line. Quelli fanno tutti cartello, altro che concorrenza. Non era più semplice, se davvero si voleva aiutare il cittadino-consumatore, anzichè abolirle, fissare delle tariffe massime di buon senso? ad esempio: quanto si spende per un idraulico, un elettricista ecc che ti vengono a casa, che giungla vi è sotto, allora si fissi una tariffa oraria massima a livello nazionale e poi, magari, se si vuole tener conto delle peculiarità territoriali, si demandi alle Camere di Commercio di fare altrettanto a livello priovinciale ogni anno, come del resto già fanno per la mano d’opera nel settore edile, ma con valore cogente di legge. La liberalizzazione nel settore del gas poi è davvero ridicola: l’ultima bolletta che ho pagato segnava 7 euro per la materia prima e poi, tra accise, tasse e una tantum fissi si arrivava a 48 euro: se si vuole davvero far calare le bollette mi sa che è altrove dove occorre agire.
Giuseppe

Fabrizio 22 gennaio 2012 - 18:51

caro vendola basta farsi cooptare per rimediare posti in un eventuale elezione. il pd non e’ voluto andare ad elezioni perche’ e’ in sintonia con i poteri forti cemento ,catene di supermercati questo gli interessa non governare perche’ che ci vogliamo dimenticare la porcata sulle pensioni. se non si rompe con il pd che vuole rifare la dc , tanta gente non abbocchera’piu’ allo schema tutti uniti contro il male assoluto , contro il pericolo di berlusconi al quirinale.basta chiacchere erano per il maggioritario per far decidere al popolo poi quando hanno visto con milano , con la puglia , con demagistris che il popolo non lo controllano piu’ ecco rifugiarsi in governi tecnici per spegnere la primavera che stava nascendo . non abboccate anche voi senno ‘ tanta gente votera’ grillo , io personalmente con tutta la famiglia odiamo tutti gli ex diessini dentro il pd , devono scomparire insieme agli ex dc .

Francob 22 gennaio 2012 - 17:56

Ho seguito le conclusioni di Vendola all’Ass.Naz. e, per quanto personalmente ed “empaticamente” ritengo, ha soddisfatto appieno “l’identità di scopo”. Ovvero ha reso chiara la posta in gioco: la facoltà di scelta responsabile.
La centralità del “lavoro e dell’ambiente” come incardinato strumento “di socialismo” per “l’autodeterminazione,progresso, sviluppo” dell’Umano,in concreta condizione di libertà. Questo, riallacciando la “filosofia” alla “politica”, in alternativa al “pensiero unico” cuore pulsante di un capitalismo che vede solo nel mercato sempre più libero,anarchico, con le sue degenerazioni finanziarie quale “ordine” senza il quale l’esistenza stessa del “progressivo benessere” non ha dinamiche certe di futuro.
Insomma, ravvedo molti, ma molti più “contatti con la realtà”,espressi dalle conclusioni, che fanno ben sperare ad una “comunanza d’intenti”, a cui aderire,partecipare,lavorare per il variegato mondo “sedicente progressista” che si dovrebbe veramente raccogliere sotto le tre parole di “forza attuativa ed attrattiva”: Sinistra, Ecologia, Libertà.

Scinteia 22 gennaio 2012 - 17:53

Proprio poche ore fa Mario Monti, nel programma di Lucia Annunziata, ha annunciato che nella prossima settimana il Governo metterà mano all’articolo 18.
Spero che SEL, insieme alle forze sindacali disponibili e alle altre forze di sinistra contribuisca a creare una resistenza comune per la difesa di quello che rimane dei diritti dei lavoratori.
Il tempo delle chiacchiere è finito: o si riesce a organizzare l’unità d’azione di tutti coloro che si oppongono alle devastanti scelte neo-liberiste del Governo Monti, oppure si accetta la subalternità ai poteri forti di questo paese, magari accontentandosi di lanciare appelli al PD nella vana pretesa di fare “rinsavire” il partito di Bersani, ormai sempre più trascinato verso una deriva moderata.

Pio D'emilia 22 gennaio 2012 - 10:47

Sono assolutamente d’accordo con Alfonso. Questo giustificazionismo di posizione – in assenza di azione – su Monti ed il suo felpato trilateralismo non giova a nessuno. La sinistra è stata a guardare troppo a lungo. E’ ora che si muova. E che si organizzi, soprattutto. Speriamo lo sappia fare oggi.

Maxalive 22 gennaio 2012 - 09:06

care/i ragazze/i sono un trentenne disoccupato iscritto a SEL e dal basso della mia licenza media volevo provare a esprimere un paio di concetti: mi sembra che sul tema della politica europea ci sia un po’ di confusione.concordo che potremmo far parte di tutti e tre i gruppi ma penso sia ora di sceglierne uno e secondo me non i verdi.
per quanto riguarda il progetto politico credo che il modello milano o cagliari o lo stesso pugliese sia l’obiettivo da perseguire,anzi,da implementare cercando di far partecipare ancora di più i vari movimenti civici che si sono risvegliati negli ultimi anni da un grigio torpore.
non vedo un quarto polo a meno che non si torni ad un proporzionale puro,a quel punto potrebbe anche avere una sua utilità ma non è sicuramente la mia ambizione quella dell’ago della bilancia…
sul governo monti siamo un po’ tagliati fuori non essendo in parlamento ma d’altra parte potrebbe essere anche un bene perchè possiamo limitarci a discutere il merito delle questioni volta per volta senza dover per forza scegliere se dare la fiducia o meno… infine una piccola critica:ho notato che siamo molto poco presenti sui media e quasi esclusivamente con nichi a parte brevi apparizioni di migliore e giordano…possibile che non abbiamo nessuno che vuole andare e spiegare le nostre ragioni.o magari è una scelta precisa?oppure forse non ci invita nessuno?mi sembra strano però perchè vedo spesso ferrero o diliberto o i radicali che sono tutti ben più piccoli di noi e critici almeno quanto noi…
comunque buon congresso a tutti!!!beati voi che ci andrete,io da varese non ho avuto i mezzi purtroppo.
sapete se si riesce a vederlo da qualche parte sul web o sulla tv?

Militante 21 gennaio 2012 - 22:00

Giuseppe,
il problema delle preferenze è l’ultimo dei drammi introdotti dal Porcellum.
Molto più gravi sono:
- l’obbligo di costruire coalizioni eterogee pur di vincere
- il premio di maggioranza assegnato alla coalizione più votata a prescindere dal numero di voti ottenuti (virtualmente anche con il 20%).
Fossilizzarsi sul tema delle preferenze vuol dire fare un favore alla destra (che infatti su questo punto è disponibile a trattare e sugli altri no).
SEL porta la colpa di aver sostenuto una richiesta di referendum sbagliata e di aver virato verso il maggioritario per mera convenienza di bottega del momento.
Per fortuna, il referendum è stato bocciato dalla Corte Costituzionale, come peraltro sapevano tutti.

P.S. al momento della raccolta delle firme si disse (e si continua a dire tuttora) che hanno firmato 1.200.000 persone. Non è vero. Entrambi i quesiti hanno raggiunto circa 600.000, ma sempre le stesse. Quindi, non 1.200.000 firme, ma 600.000 cittadini che firmano per 2 quesiti. Sempre tanti, per carità, ma bisogna essere onesti….

Giuseppe 21 gennaio 2012 - 21:49

Quale e’ il problema del porcellum? Se la risposta e’ che l’elettore non puo’ scegliere il candidato, ecco la soluzione: il centrosinistra faccia primarie di collegio con cui i suoi elettori del possano scegliere i loro candidati alle elezioni. Se il centrodestra invece preferisce che i candidati li scelgano i pariti, lo faccia pure per i suoi candidati…

Filippo Boatti 21 gennaio 2012 - 20:09

(come feCe D’Alema, non feDe)

Filippo Boatti 21 gennaio 2012 - 20:08

Aderire subito al PSE faciliterebbe una piena opposizione al governo Monti. Altrimenti capisco qualche difficoltà e non mi metto fra gli ipercritici ma fra i pazienti. Però penso, come ho detto, che l’adesione al PSE (naturalmente in base a una discussione e non a una scelta fideistica od opportunistica come fede D’Alema) sarebbe utile a sciogliere varie questioni.

Tonino Fornaro 21 gennaio 2012 - 15:51

La maggior parte degli interventi esprimono il limite della nostra proposta di progetto di sinistra per l’uscita dal governo Monti e dal berlusconismo.Si taglia a fette questo limite.La cosa che mi preoccupa è l’ambiguità su due questione non di poco conto :dove collocare SEL in Europa e quale riforma elettorale vorremmo.Per la prima questione dire che potremmo aderire sia al PSE ,sia alla Sinistra e sia ai Verdi,è ancora una volta non dire nulla .Siamo punto a capo.Per la legge elettorale affermare che questo parlamento non può varare nessuna riforma accettabile significa voler andare a votare con il porcellum pur di aspirare alle primarie di coalizione portando tutta SEL e le sue ambizioni di riformare il centrosinistra nelle brache dell’attuale PD di Bersani e Letta.Non mi sembra questo l’orizzonte tracciato da SEL per il nostro Paese e per la sinistra.Basta l’esempio di Firenze ,dove SEL è stata costretta a passare all’opposizione alla giunta Renzi perchè non poteva più stare all’interno di una politica di privatizzazioni dei servizi ,di continue alleanze con il centro UDC FLI , alle ripetute limitazioni alla partecipazione dei cittadini alla vita democratica,scontro con i sindacati,privatizzazione dell’acqua.
E’ la dimostrazione che le alleanze politiche ,sia pure di sola legislatura,vanno fatte sulla base di programmi condivisi.

Fabio Roggiolani 21 gennaio 2012 - 14:32

Io penso che finiremo a dover andar da soli, ma non per splendida scelta ma per argine alla distruzione dell’idea stessa di alternativa che opererà la classe dirigente del Pd.
Difficile operazione di stop and go che ci deve poter portare a giocarsi la vittoria e a rompere il Pd se finirà per trasformarsi nella nuova dc.
Un passo alla volta le smanie e gl smaniosi duri e puri ci prano ad una in gloriosa sconfitta.
Ho la febbre vi vedrò in internet

Felice Di Giandomenico 21 gennaio 2012 - 14:23

Ho appena finito di sentire quanto ha detto Bersani in una conferenza stampa, ecco le testuali parole: “noi appoggiamo senza se e senza ma il governo Monti e senza tacere le nostre idee è chiaro?” (TG L7 di oggi ore 13.40). A me pare che quel “senza tacere le nostre idee” non sia chiaro per niente. Che significa? Quale idee?
Ad ogni modo il dato di fatto è che il PD appoggia in pieno il governo Monti ed ora questo appoggio è verbalizzato in modo chiaro e tondo.
Nichi credo si stia accorgendo di alcuni movimenti ambigui all’interno di certi schieramenti e questo giustifica forse la differenza di rotta tra questa intervista e quella precedentemente rilasciata all’Unità. Qui è in gioco la credibilità della sinistra ed è per questo che dissento da tutti coloro che continuano a dire che SEL senza il PD non andrà da nessuna parte. C’è un limite a tutto; o crediamo veramente ad una sinistra moderna, affidabile, vicina al popolo come da tradizione, in grado di rimettere al centro del dibattito temi quali il lavoro, la giustizia sociale e la redistribuzione delle ricchezze oppure ci si deve adeguare a mettersi al rimorchio di gente con la quale non si condivide un minimo di programma pur di avere una certa visibilità, ma nessuna voce in capitolo.
Ha ragione Francesco Ferrara nel suo articolo appena pubblicato sul sito a chiedersi: ma noi cosa ci stiamo a fare?

Sel Venezia 21 gennaio 2012 - 13:47

Sinistra: guarda avanti!
Oltre la crisi per un grande progetto di rinnovamento e cambiamento.

Sembrano passati secoli da quando a Vasto fu sancita l’alleanza tra i principali partiti del centro-sinistra: PD, IDV e SEL.

Poi, nei drammatici giorni delle speculazioni finanziarie assassine, la repentina accelerazione dell’agonia del governo Berlusconi ha aperto la strada alla soluzione “tecnica” del Governo Monti.

Una soluzione tecnica che si è dimostrata subito per quello che era: una serie di misure concepite e adottate dentro lo stesso orizzonte neo-liberista che ha generato la crisi. Per quale beffa della Storia quella stessa causa agente possa oggi trasformarsi in medicina, è un mistero di cui nessuno sta dando conto al popolo italiano.

In nome di una presunta stabilità economica e finanziaria, l’azione del Governo Monti sta ampliando le diseguaglianze sociali, colpisce ancora una volta i più poveri e fragili e rischia di preparare per l’Italia un lungo periodo di recessione economica e sociale.

Di fronte a una politica governativa priva di tangibili segni di rinnovamento – dall’introduzione di un’imposta patrimoniale al taglio delle spese militari- , la Sinistra italiana non può permettersi il lusso di adottare posizioni interlocutorie, timide e di semplice attesa.

Occorre invece prendere sino in fondo atto di quello che in pochi giorni è accaduto: il Partito Democratico ha abbandonato l’ipotesi di un governo di centrosinistra per inscrivere la propria azione all’interno di un’alleanza che va oggi dal PDL all’UDC. Questa scelta non è priva di conseguenze e non si esaurirà in una semplice parentesi tecnica dettata da condizioni di emergenza e di straordinarietà istituzionale.

Questa nuova trasversalità rischia di legittimare inoltre antiche pratiche di conservazione e di auto-tutela; un salvagente insperato per una classe politica ormai fatiscente e vocata al collasso ma che tenta l’impossibile per salvare sé stessa.

Sinistra Ecologia Libertà è chiamata dunque a un compito storico: proporsi come il punto di riferimento delle forze vive del Paese, di tutti quei cittadini che pensano che da questa crisi si possa e si debba uscire in modo diverso. Anzi, che questa crisi possa rappresentare una grande opportunità per la costruzione di una società più giusta, più equa e sostenibile.

Su questo terreno, se non si vuole essere trascinati dal torrente di rabbia che tanti cittadini nutrono per una politica sorda e incapace – un torrente sociale per il quale tutta la politica è, in modo indistinto, marcia e i politici tutti uguali – bisogna agire con fermezza e buttare alle ortiche ogni sorta di machiavellismo e tatticismo.

La società civile del nostro Paese è ricca e vitale; i movimenti che sui territori lavorano e si mobilitano per una nuova politica dei beni comuni sono una grande risorsa per il progetto politico che SEL può e deve interpretare, ma occorre avere orecchi per sentire e mani adatte per aprire spazi e relazioni nuove. Occorre fare presto: per mettere in campo concrete proposte di mobilitazione e di governo della cosa pubblica.
Le nostre nuove alleanze saranno le figlie di questa azione politica, delle scelte e delle priorità che il Paese reale avrà segnalato e imposto.
Sarà allora dovere del PD, di fronte all’acuirsi delle difficoltà economiche dei cittadini, di fronte alla crescente crisi occupazionale, di fronte al venire meno dei servizi pubblici essenziali, ripensare la propria posizione e rivedere la geografia dei propri interlocutori.

Sinistra Ecologia Libertà deve dire chiaro e forte che il progetto politico per una Sinistra del XXI secolo sarà radicalmente diverso e distante dalle logiche autoreferenziali e dai modelli organizzativi che hanno deciso la fine delle esperienze politiche del Novecento.

Quello che conta, qui e ora, è che un partito politico, Sinistra Ecologia Libertà, si assuma sino in fondo la responsabilità di aprire questo Cantiere chiamando le migliori culture, sensibilità ed esperienze a parteciparvi per preparare il futuro.

Sinistra Ecologia Libertà
Circolo di Venezia

Antonio 21 gennaio 2012 - 13:38

questa intervista precisa la precedente intervesta sull’ Unità.
il quarto polo .
è evidente che c è una MANCANZA DI PROGRAMMA da parte del nascitura quarto polo.
questo governo monti non ha politica economica.
le liberalizzazioni possono esssere privatizzazioni e NON sono una politica economica,
MA NOI QUALE POLITICA ECONOMICA ABBIAMO ?
sul PSE Vendola fa un GRANDE PASSO INDIETRO !!!

la questione non è ideologica o di bandiera, nessuno di noi è entusista di entrare in un partito che ha Zapatero e Blair.

La questione è che dobbiamo dare una qualità nuova al modello sociale europeo e per fare questo ci vuole un partito di massa e popolare.

da una parte c è la destra e centro destra conservatore ( monti) o populista ( berlusconi ).
DALL’ ALTRA PARTE NON/ NON/NON/ CI SONO I PROGRESSISTI,
DALL’ ALTRA PARTE CI SONO I SOCIALISTI DI SINISTRA DI DERIVAZIONE MARXISTA. ( e i cattolici sociali,Don Ciotti, Padre Zanotelli, Don Gallo forse candidato alle primarie a Genova ed altri)

questa è la battaglia contro la privatizzazione del GAS ad esempio e delle ferrovie, che servono solo ai francesi che sono già pronti ad intervenire.

invece stiamo comabattendo con una pistola ad acqua contro i carri armati del neomercantismo.

infine la sicilia, sevirebbe un intervento di tutta la sinistra

con una manifestazione nazionale a Palermo con vendola de magistris e pisapia e don ciotti.
una manifestazione di sostegno ma programmatica.

Carlol 21 gennaio 2012 - 13:14

Vendola ha accentuato i toni critici verso il governo Monti e vuole vincere. Per fare cosa? Qual è la definizione programmatica di Sel? Questo è il punto. Se non c’è strategia è chiaro che prevale la tattica e l’estemporaneità. Peraltro voglio sottolineare che tutte le organizzazioni politiche caratterizzate dal principio carismatico, e Sel è fra queste come ha “confessato” chiaramente Gloria Buffo in un incontro pubblico a Roma, sono soggette a questa variabilità contraddittoria. Andatevi a rileggere le dichiarazioni di Bossi e Berlusconi dell’ultimo anno e troverete ampia dimostrazione di questa realtà.
Tempo fa Alfonso Gianni parlò di una opposizione di qualità all’esecutivo “tecnico” di Monti. Personalmente sono d’accordo su questa impostazione. Ma per svolgere questo compito occorre fondare un indirizzo strategico forte e chiaro. E’ evidente a mio avviso la mancanza di Sel su questo aspetto. Vedo che per connotare il suo ruolo Sel cerca una sorta di “identità negativa” basata sulla opposizione a quello che fanno gli altri. Non credo che sia questa la strada, fondata sul “ciò che non si è”, per delineare il profilo di una sinistra proiettata nel XXI secolo.

Filippo Boatti 21 gennaio 2012 - 05:16

Caro Gianni non mi stupisce la resa di Asor Rosa, il moderatismo (non la moderazione che è anche utile) è un tratto tipico della subcultura dominante del PCI. Si è rivista anche nel discorso di fine anno di Napolitano la prevalenza della “responsabilità” borghese sulle spalle però della classe operaia. Con la giustificazione che i comunisti dovrebbero fare quel che la borghesia italiana non ha il coraggio di fare… un teorema discutibile che rimane indimostrato. Asor Rosa poteva stare tanto col PCI quanto col PNF. E so che qualcuno si arrabbierà ma anche Ingrao poteva stare tanto nella fronda del PCI quanto nella fronta del PNF, col suo misticismo organicista.

Giampietro Pizzo 21 gennaio 2012 - 00:09

Care/i compagne/i, purtroppo non ci siamo. La crisi è così profonda che attraversa ormai ogni ambito e ci rende spesso incapaci di cogliere davvero quello che sta accadendo.
Il problema va molto oltre: oltre il Governo Monti e oltre gli scenari sulle alleanze possibili o immaginabili.
Un paese intero non trova voce, milioni di persone non trovano interlocutori credibili con cui costruire pratiche e soluzioni; e noi stiamo sulla riva del fiume, “in stand by”, aspettando che cosa?
O questo Partito si assume davvero la responsabilità di parlare al Paese. oppure, ahimé, sarà un’altra grande occasione perduta per la Sinistra e per il cambiamento dell’Italia. Ma gli errori non sono errori e basta, perché quello che accadrà nei prossimi mesi porterà lontano – nel bene o nel male. O le energie che abbiamo saputo attivare nel 2010 e 2011 (quanto è lontano il giugno di Pisapia e dei referendum?) diverranno soggetto politico o l’involuzione sarà pesantissima. Il peso e la responsabilità politica di questa domanda sociale non è di Nichi ma di noi tutti. Sapremo rispondere?

Luciano Chiodo 20 gennaio 2012 - 23:38

UNO: NON CI SI ILLUDA CHE QUESTO BLOG SOSTITUISCA IL CONFRONTO ALL’INTERNO DELL’ORGANIZZAZIONE (CHE NON C’E’)

DUE: CON LA NASCITA DI SEL DOVEVAMO COSTRUIRE UNA NUOVA FORMA PARTITO CHE SUPERASSE GLI ERRORI DEI PARTITI DEL VENTESIMO SECOLO O UN GRUPPO DI “YES MAN” CHE ASPETTANO OGNI MATTINA L’INTERVISTA DI VENDOLA?

TRE: DOMENICA 22 C’E’ UN’ASSEMBLEA NAZIONALE DI SEL IN CUI SI ELABORANO PROPOSTE STRATEGICHE PER NAVIGARE IN QUESTA CRISI INEDITA E ECCEZIONALE, O UNA MANIFESTAZIONE CON ALCUNO OSPITI IMPORTANTI, MA PUR SEMPRE MANIFESTAZIONE?

QUATTRO: LA POLITICA IN ITALIA HA ABDICATO LASCIANDO IL POSTO ALLA “POLITICA N ON RAPPRESENTATIVA”, QUALCUNO è ILLUSO CHE QUANDO SI DIRA’ A MONTI DI ABBANDONARE IL CAMPO LUI SE NE ANDRA’ E LA POLITICA, COME D’INCANTESIMO RIPRENDERA’ IL SUO RUOLO?

Luciano Chiodo 20 gennaio 2012 - 21:56

UNO: NON CI SI ILLUDA CHE QUESTO BLOG SOSTITUISCA IL CONFRONTO ALL’INTERNO DELL’ORGANIZZAZIONE (CHE NON C’E')

DUE: CON LA NASCITA DI SEL DOVEVAMO COSTRUIRE UNA NUOVA FORMA PARTITO CHE SUPERASSE GLI ERRORI DEI PARTITI DEL DICIANNOVESIMO SECOLO O UN GRUPPO DI “YES MAN” CHE ASPETTANO OGNI MATTINA L’INTERVISTA DI VENDOLA?

TRE: DOMENICA 22 C’E’ UN’ASSEMBLEA NAZIONALE DI SEL IN CUI SI ELABORANO PROPOSTE STRATEGICHE PER NAVIGARE IN QUESTA CRISI INEDITA E ECCEZIONALE, O UNA MANIFESTAZIONE CON ALCUNO OSPITI IMPORTANTI, MA PUR SEMPRE MANIFESTAZIONE?

QUATTRO: LA POLITICA IN ITALIA HA ABDICATO LASCIANDO IL POSTO ALLA “POLITICA N ON RAPPRESENTATIVA”, QUALCUNO è ILLUSO CHE QUANDO SI DIRA’ A MONTI DI ABBANDONARE IL CAMPO LUI SE NE ANDRA’ E LA POLITICA, COME D’INCANTESIMO RIPRENDERA’ IL SUO RUOLO?

Spartaco Innocenzi 20 gennaio 2012 - 21:20

Basta con la sindrome del PD.Pensiamo a noi impegnandoci affinchè SEL aumenti credibilita e consenso.Se un domani ci saranno le condizioni per creare una coalizione di CS forte e credibile per governare,bene,altrimenti andremo alle elezioni da soli.A meno di un attacco di amnesia,al di là della famosa foto di Vasto,non ricordo nessun incontro diretto o indiretto tra Vendola e Bersani.Inoltre,vorrei conoscere anche il parere da altre voci autorevoli del partito in merito alla nostra strategia.Infine,tanto per tranquillizzare Nichi,Bersani ha ribadito all’Assemblea del PD che appoggerà Monti fino alla naturale scadenza della legislatura.Altro che elezioni anticipate.Svegliamoci.

Francesco 20 gennaio 2012 - 20:52

Unione a sinistra significa unione con a federazione!!
Da osservatore esterno, davvero non capisco come forze politiche che professano gli stessi ideali, dicono praticamente le stesse cose, poi non riescano ad unirsi in un unico soggetto politico forte e veramente propositivo!
E’ grottesco!

Francesco 20 gennaio 2012 - 20:42

Bravo Nichi. Nessuna tentazione di minoritarismo (manifesto, Asor Rosa?! aiuto!) e tenere l’idea di centrosinistra fino alla morte. Non siamo noi in grado di far cadere Monti, dobbiamo criticare ma mai dare l’idea che vogliamo fare l’opposizione come chiedono certi dirigenti. Io voglio cambiare il paese e, con tutto il rispetto, non si chiama mettendo insieme due cespugli ma dando un’alternativa al paese, con idee e persone. Non si fa nemmeno da un sito ovviamente, come vedo tanti appassionati fare ogni giorno. Adelante Nichi e SEL (altro che congresso! è una perdita di tempo). Il congresso facciamolo per strada, come domenica, quando interverranno esterni ed esperienze. Quello si che è un congresso!

Agostino 20 gennaio 2012 - 20:08

mi rendo conto quanto sia difficile costruire la necessaria e obbligatoria opposizione al governo Monti andando allo scontro inevitabile con il PD,senza rompere con il popolo del centrosinistra.
quanto al PD la sua strategia dell’inchino al liberismo lo sta portando all’autoaffondamento, speriamo questa volta di restare ai margini del gorgo salvandoci e aiutando i naufraghi.

Rino Foschi 20 gennaio 2012 - 19:27

Sono un comunista che vota s.e.l. perchè è il partito che più si avvicina al mio pensiero.Penso che senza il p.d. non si vada da nessuna parte,anche perchè se va bene raggiungeremo si e no l’otto per cento.Il p.c.i. da solo ha cambiato l’Italia ma allora c’era Berlinguer e tanti comunisti che oggi non ci sono più.

Simone (eddie) 20 gennaio 2012 - 18:55

Finalmente qualcosa di serio e che vada contro le già troppe divisioni che ci sono a Sinistra, alla faccia del quarto polo, dei puritani di sinistra, dei sempre contro e di chi sta ancora dietro a certi totem. Bene così avanti SEL e forza Veondola!

Alfonso Gianni 20 gennaio 2012 - 18:19

Il contenuto dell’intervista e’ del tutto differente da quello all’Unita di una settimana fa. Soprattutto non si capisce cosa da allora sia modificato nella situazione. E quindi questo cambiamento non appare giustificato. E’ vero che un’intervista non e’ un trattato politico, ha cioe’ caratteri di estemporaneita’. Ma qui stiamo esagerando. Sembra di essere in balia del vento. Oltretutto proprio oggi Enrico Letta dichiara che nulla resterà come prima dopo Monti ne’ a destra ne’ a sinistra. Ha ragione. A destra se ne sono accorti. Tanto e’ vero che persino la Lega va a congresso. A sinistra, a quanto pare, molto meno. Se si vuole ricostruire il centrosinistra non si puo’ solamente dire alleanza oppure minacciare il matrimonio con Di Pietro. Bisogna costruire un’opposizione credibile. Bisogna proporsi di fare fallire il governo Monti, almeno per quanto riguarda la sua capacita’ di mietere consensi anche a sinistra. L’interminabile articolo di Asor Rosa sul Manifesto di ieri costituisce una resa di fronte a Monti che vorrei rimanesse un caso isolato.

Roberto Albertini 20 gennaio 2012 - 18:11

Condivisione al 100%. E a chi non sembra cercare altro che l’ autoemarginazione da ogni ipotesi di alleanza per la costruzione di una Nuova Sinistra popolare, maggioritaria e di massa, la risposta è che ne abbiamo abbastanza di estremismi puri e duri che condannino le nostre idee all’ impotenza minoritaria.

Felice Di Giandomenico 20 gennaio 2012 - 17:50

ntanto Bersani, Casini ed Alfano si sono visti lunedì scorso e già qualcuno parla di “vertici segreti, di inciuci tanto per intenderci.
Non riesco proprio a capire perchè questo incaponimento a vedere nei democratici dei potenziali alleati quando questi non ci considerano proprio. Ultimamente qualcuno ha sentito Bersani citare per un secondo SEL? Con l’IdV è ai ferri corti quindi? Quali sono le logiche conclusioni da trarre riguardo il PD?
Qui non si tratta di essere degli esperti di politica, si tratta di vedere la realtà così com’è, è inutile continuare a dire sempre le stesse cose. Con i democratici non ci sono i margini minimi per costruire un’alleanza alternativa a questo governo. Come diceva il compagno Alfonso Gianni riguardo alla precedente intervista di Nichi, larga parte del PD aderisce pienamente alle misure adottate dall’esecutivo Monti, in modo incondizionato. E ora che il gruppo si è allargato (PD, PDL e UDC – Terzo Polo) quel che prima poteva essere una semplice supposizione ora è divenuta una solida realtà con la quale, volenti o nolenti, ci si deve confrontare e trarre le dovute conseguenze.

Nonno 20 gennaio 2012 - 17:09

questa intervista non mi convince neanche un po’ e rovescia molte delle tesi della precedente a L’Unità. Una cosa è buona che Nichi non vuole sospingere SEL nel PSE.

Ambri 20 gennaio 2012 - 16:16

bravo Vendola, ORA IL PROGRAMMA, DIRO’ QUESTE COSE FINO ALLA NAUSEA, CIAO A TUTTI

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