Bersani, non sacrificare il futuro del centrosinistra

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Il leader di Sel: «La foto di Vasto non esiste più. E ora temo che per il Pd il governo Monti da esecutivo d’emergenza diventi base per altre alleanze». No alla politica dei due tempi. Il governo affronti con la patrimoniale il tema della redistribuzione della ricchezza.La foto di Vasto oramai è strappata, ma Bersani non faccia morire sull’altare del governo Monti quel «nuovo centrosinistra» che non solo era dato vincente da tutti i sondaggi, ma aveva ridato speranza a milioni di italiani. Il leader di Sel e presidente della Puglia Nichi Vendola appare preoccupato e mette in guardia il Pd dal pericolo di considerare il governo dei tecnici non come strumento d’emergenza, ma come propedeutico per nuove alleanze.

Presidente, la manovra Monti è legge. Servirà?
«È sbagliata socialmente e probabilmente inutile dal punto di vista del contenimento del debito pubblico perché non è in grado neppure di evocare il tema dirimente della crescita. Viceversa spinge il paese dentro la voragine recessiva».

Il premier dice che ora comincia la fase due?
«La logica dei due tempi non ha mai funzionato. Sono ancora in attesa di vedere la fase uno, quella che aggredisce alle radice le ragioni della crisi, che pone il tema della ridistribuzione della ricchezza. Dov’ è l’ossigeno che può consentirci di tornare a respirare a pieni polmoni se milioni famiglie subiranno contemporaneamente gli effetti del sadismo sociale di Tremonti e le conseguenze di questa manovra sbagliata?»

Lei che cosa proporrebbe?
«Chiederei di ripartire dalla reintroduzione di una patrimoniale pesante per affrontare i nodi di fondo di questa crisi che è figlia della più grande rapina che il lavoro subordinato ha subito col trasferimento della ricchezza dalle tasche dei lavoratori ai portafogli dei fondi di investimento e delle banche. E poi li inviterei a non dire più la parola crescita senza metterci l’aggettivo sostenibile e a imitare Germania e Inghilterra per fare un protocollo di intesa con la Svizzera per la tassazione dei capitali depositati nelle banche elvetiche. E infine a toccare anche le spese militari. Un sommergibile può contare di più della vita delle persone?»

Sarà riformato anche il mercato del lavoro. Sull’articolo 18, anche grazie ai paletti di Bersani come lei ha riconosciuto, il governo ha fatto marcia indietro. Ma l’articolo 18 è un tabù?
«Sì, perché è il simbolo di un secolo di lotte operaie che da pietra di scarto ha fatto diventare il lavoro pietra angolare della democrazia come testimonia il primo articolo della nostra Costituzione. A Bersani e al sindacato dico: bene questa capacità di tenere saldamente in mano la bandiera dell’articolo 18, ma attenzione perché le relazioni industriali a partire da Pomigliano conoscono un crescente stravolgimento. Ciò che ha animato il Pd e Bersani nei confronti del governo Monti è un sentimento di assoluta generosità nei confronti del Paese, ma ora corre da due pericoli».

Quali?
«Che appunto il mercato del lavoro possa essere stravolto non dalla porta principale, ma da una miriade di microscopiche controrivoluzioni. E poi dall’immagine, coltivata anche da esponenti del Pd, del governo Monti non come governo d’emergenza che gestisce questa fase eccezionale con un timbro palesemente conservatore, ma come governo con un carattere costituente che allude al sistema politico e sociale del futuro. Perché su questo terreno non esisterebbe più il centrosinistra e io sarei all’opposizione».

Con l’Idv che vota no a Monti la foto di Vasto si sta sbiadendo?
«Non c’ è più la foto di Vasto, ma a Bersani chiedo se davvero non ci interessa più definire un’orizzonte di cambiamento, un’alternativa di governo per oltrepassare il berlusconismo. Non ci interessa più quell’elettorato di Di Pietro che è un pezzo di centrosinistra e confrontarci con la rete dei sindaci che sta nascendo attorno a De Magistris? Nell’evo che ha preceduto il governo Monti non solo il centrosinistra era dato vincente nei sondaggi, ma aveva vinto a nelle sfide più importanti come Milano. Ma era il centrosinistra del cambiamento, non genuflesso che si comporta come un chierichetto nei confronti dei poteri costituiti. Voglio dedicare le mie energie a costruire quel nuovo centrosinistra, c’ è bisogno di uscire dall’ambiguità e di aprirne il cantiere. Serve all’Italia perché vedo montare un’onda nera in questo Paese di cui sono fatti evocativi la strage dei senegalesi di Firenze e la luce livida dei pogrom anti-rom di Torino».

Ferrero la invita a unirsi a Rifondazione per ricostruire la sinistra?
«Mi spiace che alla mia sinistra invochino l’unità delle sinistre radicali sul terreno dell’opposizione. Questa richiede un’alternativa di governo. Ma ha bisogno di essere alimentata. Bersani rompa questa specie di autoipnosi per cui col governo tecnico la politica vive una crisi di afasia. Anche perché capisco la situazione d’emergenza, ma non capisco come si possa sopportare il sorgere di alleanze spurie fra Pd e Pdl come a Ischia. C’ è da dare un segnale. Quella non è alta politica dettata da senso di responsabilità, ma pessima politica nata sul terreno dell’affarismo e della corruzione».

Vladimiro Frulletti

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Alberto Ferrari 5 gennaio 2012 - 17:17

Faccio riferimento agli ultimi interventi. In Francia tra sei mesi a contrastare Sarkozy ci sarà,principalmente, un esponente del PSF. In Germania, dopo un anno, a contrastare la Merkel ci sarà un esponente della SPD. E in Italia? In Italia la questione è quasi drammatica. Il PD, pur essendo uscito dal PSE, continua, in Italia, a mimetizzarsi come partito di sinistra mentre a rigore, essendo uscito dal PSE, dovrebbe definirsi come partito di centro moderato. E se può fare questo ciò è dovuto al fatto che i mass media,volutamente,continuano ad avvalorare la tesi di SEL come “partito della sinistra antagonista”, benché più volte il suo maggiore esponente, Vendola, abbia chiarito che non è interessato ad un partito, o ad una alleanza “ sul terreno del sola opposizione”. Credo appaiono chiari tutti i rischi a cui SEL andrebbe incontro se una tale situazione dovesse perdurare. Il PD continuerebbe a giovarsi di una non veritiera immagine di partito della sinistra democratica europea e SEL di partito della sinistra radicale e antagonista, poco affidabile per andare al governo. Così gran parte del potenziale elettorato di quella sinistra di vero governo, come esiste in tutti gli altri paesi europei, o non andrebbe, ancora una volta, a votare, o andrebbe a votare, turandosi il naso, per il PD. Inoltre il PD , vissuto come partito “di sinistra” finirebbe per trovare più consona una sua alleanza con il centro di Casini per poter avvalorare la tesi di una alleanza di centro-sinistra di cui esso rappresenterebbe la sinistra. La situazione si presenterebbe esattamente ribaltata se SEL assumesse pienamente il profilo di un partito che si muove nell’ambito della cultura europea di sinistra, lasciando al PD il compito di rappresentare, in Italia il centro moderato, come di fatto oggi è.

Giuseppe 29 dicembre 2011 - 08:14

Ecco quale è il berlusconismo da battere: quello che ci ha intriso il pensiero e l’azione, quello del culto del denaro per cui ormai in italia si fa politica solo perchè essa porta certi privilegi, quello di dare valore all’individualismo per cui nel pd si contano non so quante correnti (ma questo forse è il male minore in quel partito), la sinistra è spezzata in non so quanti partiti più o meno litigiosi e certi partiti hanno il culto quasi staliniano della personalità tanto che sul loro simbolo mettono il nome del loro capo. Scusate la franchezza, ma credo che ci sia molto da fare per ricostruire sulle macerie di una società che ha smarrito i propri valori, tanto che oggi nelle borgate, dove ieri si spezzava il pane insieme, si litiga per quattro metri quadrati di terra. Occorre ripartire dai valori della solidarietà e dell’uguaglianza, valori che fanno parte del bagaglio storico ed ideale della sinistra, prima che il gorgo nel quale siamo caduti ci trascini definitivamente in fondo.
Giuseppe

Fabrizio 28 dicembre 2011 - 16:28

Sarò il classico idealista, ma resto convinto che le parole hanno un senso se dietro ci sono fatti, fatti concreti.Oggi a commento dell’intervista di Vendola ne ho lette di tutti i colori e se a molte affermazioni non vale la pena rispondere,ad una, una risposta và data , già la primavera scorsa avevo sperato che, dopo la pubblicazione dei compensi dei presidente di regione, Vendola facesse quell’atto concreto ( diminuzione del suo compenso, il più alto tra tutti !) che avrebbe e renderebbe tuttora molto più credibile le critiche alla manovra ed al berlusconismo, finchè ciò non avviene lasciamo campo libero ai critici ed al qualunquisnmo del ” sono tutti uguali “.In merito al “coraggio ” del PD e di Bersani ho la sensazione che sia il classico tatticismo politico per evitare lo scontro con quello che anch’io vedo come l’interlocutore principale di una possibile alleanza, ma che proprio perchè tele va criticato e sollecitato a fare scelte concrete, perchè se giustamente Vendola fa i nomi di personalità dell’associazionismo come altri ed auspicati alleati, quali don Ciotti, Gino Strada o Petrini, bisogna altresi chiarire con quale PD voglimo allearci, con quello di Fioroni che giudica positiva e necessaria l’ultima riforma delle pensioni ? con quello di Ichino che la riforma del lavoro la interpreta come la libertà di licenziamento ? Con quello di chi è contro ad ogni libertà di scelta in campo bio-etico ? Come evidente a molti il PD non ha ben chiaro il da farsi e la dimostrazione è stata l’abdicazione della politica di fronte ai problemi del Paese, si è preferito la strada dei professori che di fatto ha ridato fiato a chi ha rovinato e disastrato l’Italia , Lega e Berlusconi in prima fila, e ha portato all’approvazione diuna manovra che senza ipocrisia avremmo chiamato e io chiamo neoliberista e di destra neanche la peggiore DC sarebbe riuscita a tanto !
La critica se non fine a se stessa ma indirizzata a un confronto sano e rispettoso è fondamentale se vogliamo creare le basi per un vero cambiamento che va costruito partendo dal basso ricoinvolgendo i molti delusi ridando speranza ed un progetto che come dicevo all’inizio si deve appoggiare non su parole ma su fatti, piccoli, quotidiani ma FATTI.
Niki aspetto quel gesto che a te costerà poco ma che ripagherà molti che ancora sperano in una società veramente più giusta e meno ipocrita.

L.montauti 28 dicembre 2011 - 12:09

Condivido l’intervento di Fabio Mischi.Aggiungo che la politica economica europea non si fa a roma ,ma a Bruxelles dove il centro-destra dirige le operazioni.Quindi solo una possibile vittoria del PSF e della SPD tedesca potrà cambiare gli eventi nel nostro continente e SEL deve accordarsi con il PSE ,anzi molto meglio aderire al PSE!

Giuseppe 28 dicembre 2011 - 10:44

da intendere 123 e 159 rispettivamente
G.

Giuseppe 28 dicembre 2011 - 10:43

Tratto da “La ricchezza delle famiglie italiane 2010” della banca d’Italia:

Nel confronto internazionale le famiglie italiane mostrano un’elevata ricchezza,
pari, nel 2009, a 8,3 volte il reddito disponibile, contro l’8 del Regno Unito, il
7,5 della Francia, il 7 del Giappone, il 5,5 del Canada e il 4,9 degli Stati Uniti).
Esse risultano inoltre relativamente poco indebitate: l’ammontare dei debiti è
pari all’82 per cento del reddito disponibile (in Francia e in Germania è di circa
il 100 per cento, negli Stati Uniti e in Giappone è del 130 per cento, nel Regno
Unito del 170 per cento).

La distribuzione della ricchezza è caratterizzata da un elevato grado di concentrazione:
molte famiglie detengono livelli modesti o nulli di ricchezza; all’opposto, poche famiglie
dispongono di una ricchezza elevata. Le informazioni sulla distribuzione della ricchezza –
desunte dall’indagine campionaria della Banca d’Italia sui bilanci delle famiglie italiane9 –
indicano che alla fine del 2008 la metà più povera delle famiglie italiane deteneva il 10 per
cento della ricchezza totale, mentre il 10 per cento più ricco deteneva quasi il 45 per cento della
ricchezza complessiva.

Un altro dato interessante su cui meditare:
La Grecia ha un debito pubblico pari al 23% del PIL, gli usa del 59%, ma la Grecia ha un giudizio dalle agenzie di rating di CCC-, gli usa di AAA+.

giuseppe

Giuseppe 27 dicembre 2011 - 17:15

Elson, il tuo intervento è semplicemente stupendo! Lo condivido in pieno, me lo sono letto tutto,, io che in generi preferisco la sintesi, perchè era tutto da leggere di un fiato. Parli come un cuore aperto che sente e soffre questa condizione della gente ( e magari tu non sei neppure tra quelli che stanno peggio, intendo economicamente, ma di sicuro emotivamente). Cosa si può aggiungere? Hai detto quasi tutto, forse non che quei paletti messi da Bersani all’art. 18 sono davvero una affermazione patetica: ma come? si è lasciato passare di tutto di più, una manovra che riporta il nostro paese (una parte del nostro paese) a condizioni di vita da inizio rivoluzione industriale, e poi ci si fa belli di questo rimando ad ottobre. Ma chi si crede di prendere in giro? Questa è una manovra classista, delle peggiori, e solo un uomo della finanza che fa gli interessi della finanza poteva attuarla. Con questa manovra si è quasi chiuso il conto di 20 anni di smantellamento dello stato sociale e di trasferimento di ricchezza dai poveri verso i ricchi (e Vendola approva). Se la fiom(e l’USB) verranno battute sul versante sindacale avremo fatto tombola e il lavoro tornerà schiavo come nell’800. E poi siamo sicuri che questa manovra che ci hanno detto indispensabile servisse davvero? E perchè allora sputtanare tutto quello che si ricaverà dalle pensioni per l’ennesima opera inutile sotto l’Appennino? COme è già accaduto si massacra la gente per finanziare opere che rendono in appalti e tangenti. Ma vi rendete conto che con questa manovra vi saranno pensionati al minimo a cui leveranno 2 mesi di pensione? Gente che già ora fatica ad arrivare a fine mese. Ma tutto questo è compatibile con l’idea della nuova sinistra che di sinistra ha solo il nome ma guazza nella manna santa della destra. Ma vi rendete conto dove siamo arrivati? E ancora mi si parla di alleanza col pd?…Ma a questo punto mi chiedo se ha anche senso una alleanza tra la sinistra e sel. Io ci speravo, ma vedo che state andando in un’altra direzione. E basta anche col berlusconismo, in nome del quale si può fare e daccettare tutto, basta che non sia lui in prima persona a farlo. Non è Berlusconi da rovesciare, ma sopratutto è quel sistema che ha già rovesciato Berlusconi. Berlusconi è “only a pown in their game”, una patetica marionetta tenuta li sino a che piaceva a chi davvero detiene il potere, un pezzetto dell’ingranaggio che ci stritola.
Giuseppe

Antonio Cavallo 27 dicembre 2011 - 14:19

A me la situazione sembra molto semplice, quasi banale. Il nostro presidente della Repubblica, per salvare l’Italia, ha “responsabilmente” imposto, alla guida del governo, un autorevole rappresentante dei poteri che ci hanno condotto a questo sfacelo, che a sua volta ha “responsabilmente” selezionato la sua squadra di iene. Il PD, per “salvare l’Italia”, ha “responsabilmente” votato la fiducia al governo e la manovra economica, rinunciando fin dal principio all’ipotesi di elezioni anticipate, inchinandosi al volere dei poteri di cui sopra (non eletti da nessuno).
Rinunciando alle elezioni, rinunciando alla possibilità concreta di vincere con una coalizione di centrosinistra coerente (senza la necessità di svendersi a casini & co.), che avrebbe potuto elaborare ben altre manovre rispetto a quella dei banchieri votata in parlamento, il PD ha definitivamente gettato la maschera. Ormai è chiaro che il centrosinistra è morto e sepolto, e il PD, di fronte alla possibilità di costruire una vera alternativa (tra l’altro probabilmente vincente), ha finalmente scelto. Ha scelto il liberismo, ha scelto di stare dalla parte dei poteri forti. Chi ancora spera in una coalizione col PD dovrà fare i conti con questo tipo di partito che, ripeto, ha gettato la maschera una volta per tutte, tradendo, tra l’altro, il mandato dei propri elettori (che non hanno certamente votato PD per mandare al governo i banchieri). Mi/vi chiedo: cosa possiamo realisticamente sperare di costruire col PD? O meglio, quale sarebbe il programma di governo di un’ipotetica coalizione col PD?
Io penso che i partiti, prima di tutto, debbano essere strumenti utili al servizio degli elettori. Il PD ha scelto di non svolgere il suo compito, ha rinunciato alla costruzione dell’alternativa e ha affidato il “lavoro sporco” alle “cure” spietate dei banchieri, non avendo nè il coraggio nè la voglia di proporre una propria “ricetta” alternativa, che non esiste, perchè il PD ha votato in massa la manovra del governo, quindi di fatto appoggia le misure contenute in essa (tutto il resto è demagogia). Il PD non è affatto un partito responsabile come dice. Ha avuto la possibilità di costruire un’alternativa, di proporre altro e non l’ha fatto, ha delegato ad altri l’onere di occuparsi del paese. Per me questa è vigliaccheria pura.
Non mi dilungo sull’ondeggiante linea politica di SEL, è già stato scritto tanto da altri Compagni. Nonostante la mia giovane età, ho sulle spalle diversi anni di attivismo politico e di campagne elettorali, prima nel PRC e poi in SEL. Non sono disposto a votare una coalizione con i liberisti del PD. Serve una Sinistra indipendente e coerente. Ora più che mai. Nichi e tutti gli altri diano il loro contributo, senza esitare ancora.

Stefano Dall'agata 26 dicembre 2011 - 20:11

Caro Reggiano, si può discutere anche senza fare un Congresso, che di solito servono a gonfiare il tesseramento.

Fabio Mischi 26 dicembre 2011 - 19:34

Concordo con Michele.Quando si cita il PD, e Vendola spesso lo fa, credo sia giusto non riferirsi ad una entità compatta e monolitica, ma ad un coacervo di opinioni idee ed interessi diversi.Spero che Nichi Vendola eserciti questi continui riferimenti con lo spirito di aiutare la parte sinistra e non certo per collaborare con l’estenuante opera di mediazione che finisce per svilire Bersani e l’azione stessa di quel partito. Occorre riscoprire per intero le finalità di SEL, le motivazioni che hanno dato origine al congresso dell’ottobre del 2010. Pensare in grande, ad una grande sinistra di governo agganciata ai partiti socialisti e socialdemocratici che in Europa hanno le stragrande maggioranza della rappresentanza dei lavoratori, confrontandosi con tutta la sinistra e con loro cercare di ribaltare la deriva finanziaria-capitalista verso la quale ci stanno precipitando le destre europee e la BCE di Mario Draghi. Le risorse per questo progetto ci sono, vanno da parte della FDS e dell’IDV, a SEL, alla sinistra del PD, senza dimenticare di recuperare quella moltitudine di cittadini che stanno regredendo dalla politica.

Francesco Spataro 26 dicembre 2011 - 18:21

“Mi spiace che alla mia sinistra invochino l’unità delle sinistre radicali sul terreno dell’opposizione. Questa richiede un’alternativa di governo.”
stavolta mi dispiace ma non sono d’accordo: è l’unità della sinistra (sel e federazione) la vera alternativa di governo, non di certo il pd e chi ci va insieme. Ormai tutti hanno visto l’atteggiamento del pd verso questo governo e il suo moderatismo che non è moderatismo ma tendenza a convergere verso il centro per scelta. Di sinistra c’è ben poco: è il caso che quelli di sinistra stiano con altri di snistra.. e non in un’altra accozzaglia senza speranze e destinata ancora a deludere, quindi a fallire. Stavolta si può trovare il consenso da troppo tempo deluso della base di sinistra! speriamo che i segnali vengano colti dalla politica!

Michele 26 dicembre 2011 - 10:48

Bene, ma con più decisione.
è l’ora che il pd, si spacchi non noi. bersani non può fare il pendolino: letta, veltroni e ichino da una parte, Emiliano Fassina Civati dall’altra!!!

Piero 26 dicembre 2011 - 08:33

Questa richiesta di un congresso “urgente” mi sembra ancora una volta il sintono dell’essere autoreferenziali, la vera malattia delle forze di sinistra, tutte, nell’ultimo ventennio. Pronti ad accapigliarci nel dibattito interno, allo scontro ideologico e magari alla scissione,ma incapaci di sviluppare iniziativa politica nella società, fuori dalle nostre anguste stanze, con chi vive il crescente disagio sociale. Il gruppo dirigente di SEL e tutti noi dovremmo piuttosto interrogarci su questo: come mai i nostri circoli non sono il punto di riferimento per i giovani disoccupati, per le famiglie senza casa, per i pendolari alle prese col declino del trasporto pubblico etc. etc. etc….? Se una forza di sinistra non è il veicolo per l’emancipazione dal disagio, allora è inutile e la storia farà il suo lavoro…

Reggiano Scalzo 25 dicembre 2011 - 21:59

Concordo con Stefano al 100%. Ma un congresso è utile altrimenti il nostro rischia di diventare un partito dove non si discute. E i partiti dove non si discute presto o tardi esplodono…

Stefano Dall'agata 25 dicembre 2011 - 10:57

Credo che la base che si ribella sia estremamente minoritaria.
Lo Statuto ha gli strumenti per consentire il Congresso Straordinario, poi sulle due mozioni che a quel punto si confronteranno, io voto quella di Vendola, lascio ad altri il riproporre la Sinistra Arcobaleno, la rottura consensuale con il PD, ecc., con “l’intelligente” (?) conseguenza di creare le basi per la rottura del centrosinistra in tutte le Regioni e Enti locali d’Italia.

Elson 25 dicembre 2011 - 09:20

La retorica: il male del secolo!

Quando con le parole si riesce a mostrare la realtà per il suo esatto contrario!
Incredibile, ma vero!

Definire l’opportunismo del PD e di Bersani, senza peraltro correlarlo ad elementi ed interessi specifici, “un sentimento di assoluta generosità nei confronti del Paese”, chiedo scusa per il cattivo gusto che tale affermazione ispira, ma ricorda tale e quale Berlusconi, che avrebbe dato dei soldi a Ruby Rubacuori affinché non si prostituisse!
Stessa, identica “assoluta generosità”!

Siccome il PD è una forza che, se non avesse altri interessi specifici, in questo particolare frangente, con la Lega all’opposizione, e restando al fianco dell’IdV, avrebbe potuto eccome, non dico glissare la manovra, ma imporne sì, una radicalmente diversa, non avendolo fatto, non ci sono assolutissimamente generosità da registrare, per il Paese intero!
Ci sono però senz’altro “generosità” da registrare sì, ma per una parte ben specifica del Paese!

Monti, Fini, Bersani, Berlusconi, Casini (ma come ci sta bene un “Bersani” tra un “Fini” ed un “Berlusconi”: un’incastonatura di alta oreficeria letteraria!), sono i veri secessionisti del momento!
Bossi, Calderoli, Maroni, al confronto, sono dei dilettanti allo sbaraglio!
È 20′anni, che la Lega parla di secessione, senza aver spostato, di fatto, una paglia!
Monti, Fini, Bersani, Berlusconi e Casini (e Vendola, visto che difende l’operato di Bersani!) invece, “i professionisti”,
la secessione l’hanno fatta per davvero, e nel solo giro di poco più di un mese!
Una secessione ben più razzista e discriminatoria di quella annunciata, e mai messa in atto, dai leghisti!
Ed una secessione invisibile ad occhio nudo!
Han diviso infatti il Paese tra ricchi e poveri!
Da una parte il faraone, con la sua corte ed i suoi cortigiani, i suoi scribi, i suoi farisei, il suo esercito, e dall’altra gli schiavi destinati a far mattoni e a costruire piramidi per mantenere i privilegi, i fasti, le prerogative, la posizioni dominanti dei primi!

Allora sì, che lo è stato per davvero un “atto di assoluta generosità”, quello del PD e di Bersani (e di Vendola che approva) verso il Paese: ma verso una specifica e ben circoscritta parte del Paese! E a scapito, manco a dirlo, dell’altra!

Caricare tutti di 9 anni in più per andare in pensione, ridurre gli importi delle pensioni, aumentare a tutti l’IVA, reintroducendo un’ICI più salata di prima, e accise sui carburanti, e rimodulazione dei ticket sanitari, per pagarci stipendi e tredicesime agli statali, è sì, un atto di assoluta generosità verso il Paese: ma verso quale parte del Paese?
Verso quella parte che le tredicesime da prendere ce le ha!
E pagate dallo Stato! Alias: da tutti noi!

Caricare tutti di 9 anni in più per andare in pensione, ridurre gli importi delle pensioni, aumentare a tutti l’IVA, reintroducendo un’ICI più salata di prima, e accise sui carburanti, e rimodulazione dei ticket sanitari, per poi stabilizzare 230.000 Precari nella scuola, senza indire un concorso pubblico per l’occorrenza, concorso al quale possano partecipare anche i cassa integrati, quelli in mobilità, i disoccupati, in altre parole: una stabilizzazione blindata, è certamente un atto di “assoluta generosità” verso il Paese: ma verso ancora quella stessa parte del Paese di cui prima!

Solo un infante, o uno in malafede, può pensare che a “generosità” corrisponda il creare qualcosa dal nulla per poi donarlo ad altri!
Non è così!
Di gratis, a questo mondo, non c’è assolutamente nulla!
Nell’era del massimo profitto, la parola “gratis”, semplicemente non esiste: ed allora bisogna interrogarsi bene!
Tutta questa “assoluta generosità” che il PD e Bersani (e Vendola che approva) hanno riversato sul Paese, in quale spostamento di risorse, di ricchezza, da una parte all’altra, consiste? Come si realizza?
Sono stato chiaro, nel formulare la domanda?

Bersani, non è che la ricchezza, e le risorse prima le ha create, e poi le a generosamente riversate sul Paese!
Con il DP che abbiamo, in braghe di tela, bersani, in un mese, di “generoso”, non ha creato proprio un fico secco!
Ha invece sì, preso e spostato quello (poco!) che già c’era, e soprattutto quello che si pensa ci sarà (il futuro!), ha preso ciò e, spostandolo da una parte all’altra del Paese, ha spacciato la cosa come un atto di “assoluta generosità”!
Bene: cosa ha spostato allora Bersani (e Vendola che approva), da una parte all’altra del Paese?
Andiamo a vedere!

Le tasse che avrebbero dovuto pagare gli scudati?
No!
Un 10% minimo dei 300MLD stimati tra evasione e corruzione?
No!
Il ricavato da una tassa sui grandi patrimoni e sui redditi più ingenti?
No!
Il ricavato dalla messa all’asta delle frequenze tv, altrimenti donate a Mediaset?
No!
Il recupero dello sperpero di tutti i costi che stiamo sostenendo da anni per tenere in piedi quella struttura inutile di uffici, studi, cantieri del ponte sullo stretto?
No!
La rinuncia a spendere 18MLD di euro per aerei che non servono?
No!
I 25MLD di evasione contributiva previdenziale?
No!
Devo continuare?

Ma allora, in cosa consisterà mai questa “assoluta generosità” verso il Paese assicurata dal PD e da Bersani (e da Vendola che approva)?

Consiste nel “permettere” che quelli che stavano sopra potessero suggere ancora più sangue da quelli che sempre sotto sono stati!
NON SI VEDE IN GIRO NESSUNA ALTRA “GENEROSITÀ” POSSIBILE DA PRENDERE IN CONSIDERAZIONE!
Nessun’altra!

Infatti, quelli che stanno sotto si riconoscono dalla puzza lontani mille miglia!

Per i 230.000 Precari della scuola, un’ “assoluta generosa” stabilizzazione!
Per gli addetti Fiat di Termini Imerese, invece, il nulla!
Peggio del nulla!
La desolazione assoluta! La tumulazione! Il sale sparso affinché lì non nasca più nulla!
Bella “assoluta generosità” anche questa, no?

Infatti, prepensionare 640 lavoratori sul 1.600, in quella realtà, con 15 anni di ammortizzatori sociali per arrivare ad una pensione (?) che non si sa nemmeno quale potrà mai essere, equivale ad una vera e propria tumulazione!
RIP: Amen!
640 persone sepolte sotto 15 anni di mobilità!
Quanta “assoluta generosità” verso il Paese che possiamo cogliere nel gesto del PD-Bersani (e Vendola che approva!) in questa sepoltura!
E per i restanti 1.000?
Un “assoluta generosità” ancora, se fosse possibile, più grande: un imprenditore che assembla auto con parti provenienti dalla Cina, con una produzione di auto pari a 1.000 l’anno, che dovrebbe gradualmente riassorbire quei 1.000 addetti “momentaneamente” in cassa integrazion, passando, entro il 2017, da una produzione di 1.000 vetture ad una produzione di 60.000!
BOOM!!!
Per chi l’assoluta generosità significa posto fisso per sempre, e per chi significa menzogna, frottole, panzane, balle assolute!

Ma perché solo 60.000 vetture, e non 600.000!
Risolveremmo anche per i 1.500 di Fincantieri e per i 1.000 di TrenItalia, no?

Ma si può credere ad un’assoluta generosità del genere?
Sono in imbarazzo al solo parlarne: una previsione di crescita di 60 volte, per il 2017! …quando non sappiamo bene nemmeno che ci succederà domani?
Una previsione che sarebbe sarebbe stata azzardata perfino negli anni ’50-’70, gli anni del boom economico: oggi, ai nostri giorni, Bersani “generosamente” la dona a quei 1.000 addetti di T.I.!

Ma come si fa, a credere ad una generosità del genere?
Come si fa?
Non si può.

Perché proprio a volerci credere, come puro atto di fede, allora, scusate, ma viene anche spontaneo dire: “Sì! Credo! Credo che Berlusconi fosse davvero convinto che Ruby Rubacuori era la nipote di Mubarak!”, “Sì! Credo! Credo davvero che Berlusconi diede dei soldi a Ruby Rubacuori affinché non si prostituisse!”: sono cose che stanno esattamente sullo stesso piano!

Le parole possono incartare bene anche la “EMME”, ma ad avvicinarcisi un pochino, al pacchettino infiocchettato, la puzza, il fetore delle str-”Beep!”-te, non si potrà fare a meno di sentirlo lo stesso!

Franco Astengo 24 dicembre 2011 - 21:25

ALLA SINISTRA ITALIANA VA ANCORA RICORDATO DI ESSERE PRIVA DI UNA ADEGUATA RAPPRESENTANZA POLITICA
Coscienti di rischiare un forte richiamo alla ripetitività e alla noia, ma non per questo senza esprimere quella tenacia che è necessaria per riproporre le proprie idee in un frangente così complicato e difficile quale quello che stiamo vivendo, mi è parso il caso di ricordare come l’analisi dei fatti di questi giorni dimostri, se mai ce ne fosse stato ancora bisogno, la complessiva inadeguatezza delle forme politiche espressa dalla sinistra italiana.
Su questo punto occorre la massima sincerità: questa inadeguatezza permane ormai da vent’anni, dal momento in cui liquidato il PCI, l’area che si era opposta a quell’operazione si divise senza riuscire a realizzare un punto di coagulo tale da riproporre una soggettività politica effettivamente in grado di evidenziarsi quale punto di riferimento alternativo all’interno del colossale processo di riallineamento sistemico avvenuto all’interno del quadro politico italiano, anche e soprattutto sotto l’aspetto della natura dei partiti politici, ridotti, a somiglianza di quello dominante, o partiti elettorali-personali oppure pallide imitazioni del “partito pigliatutti”, già analizzato a suo tempo da Katz e Mair.
Lo si era paventato: al governo territorial – populista è subentrato il governo della destra tecnocratica, che non si capisce bene perché piaccia tanto ai potenziali “centristi” presenti in FLI,UDC,PD incapaci di essersi resi conto del superamento avvenuto nei loro confronti da parte del Presidente della Repubblica e dei poteri “forti” che reggono questo dicastero anche in chiave elettorale: un superamento, uno scavalcamento che potrebbe presupporre un’altra fase di passaggio nell’infinita transizione del sistema italiano, comprensiva della piena affermazione in chiave presidenzialista della cosiddetta “Costituzione materiale”
La deterministica pervicacia con la quale, attraverso la manovra ci si accanisce verso determinati settori sociali e l’assenza del provvedimento-chiave che avrebbe potuto fornirle un segno minimamente diverso: quello concernente la patrimoniale, rappresenta il riferimento di fondo sulla base del quale è possibile affermare la necessità di un’opposizione da sinistra al tentativo, insito dentro ai meccanismi di affrontamento della crisi, di ristabilire precise condizioni di “classe” all’interno dell’agire sociale.
Sul piano più propriamente politico il mutamento avvenuto con l’operazione “governo dei tecnici” pone problemi, a mio giudizio, esiziali a coloro i quali puntavano su di un centro-sinistra formato “Ulivo”: al riguardo della cosiddetta “foto di Vasto” infatti il punto non è quello di strapparla o meno, ma semplicemente il fatto che appare già irrimediabilmente ingiallita.
Un dato che pone oggettivamente due questioni: l’unità del PD e la riconsiderazione complessiva della linea politica di SeL, ormai del tutto smentita dai fatti.
Appare allora necessario ed urgente porre ancora una volta il tema di una nuova soggettività politica unitaria di una sinistra che oggi si colloca all’opposizione, e su questa base rientra in Parlamento, costruisce una propria autonomia organizzativa, politica, programmatica e nel medio periodo lancia una proposta di alternativa che coinvolga anche forze moderate all’interno di un sistema che non potrà più essere bipolare.
Riprendo allora, cercando di aggiornarli, alcuni dei punti sui quali mi è capitato più frequentemente di esercitarmi nel corso degli ultimi mesi.
Tanto per cominciare occorre chiarezza su di un punto fondamentale: entrambi i tentativi in atto di ricostruire, dopo il clamoroso disastro dell’Arcobaleno, nuove e diverse soggettività politiche nella sinistra italiana non appaiono adeguate allo scopo di poter disporre di un soggetto politico effettivamente all’altezza delle sfide del futuro: da un lato, infatti, si persegue la via (ormai in declino nella percezione comune, come è già stato osservato) di un leaderismo presidenzialista eccessivamente accentuato e posto su di un terreno dell’agire politico, quello delle primarie, del tutto angusto proprio dal punto di vista di una prospettiva di lungo periodo (una strategia, insomma, pensata per un uomo solo che pare avere esigenza di bruciare tutte le proprie carte nel brevissimo periodo); dall’altro lato si prospetta l’ipotesi di una riunificazione di tipo partitico (assente un’analisi, tra l’altro, sulla trasformazione subita dai partiti nel corso egli ultimi decenni) su basi strettamente identitarie, sicuramente nobili per ascendenti, ma eccessivamente ristrette al fine di costituire una soggettività in grado di articolare progettualità e relazioni all’altezza di questa società “complessa” (non “liquida” ma sicuramente complessa).
Si notano poi tentativi “altri” in particolare in aree di derivazione socialista di sicuro interesse dal punto di vista dei contenuti (penso al gruppo di Volpedo) che abbisognano, a mio giudizio, di entrare rapidamente in contatto con una pluralità di soggetti presenti sul territorio e che potrebbero rappresentare gli interlocutori idonei al tipo di disegno che si va delineando.
Servirebbe, insomma, aprire una riflessione sulla necessità di poter disporre di una soggettività politica nuova, frutto dell’incontro tra diverse culture, tradizioni, collocazioni sociali, costruita con l’idea di durare nel tempo, magari capace di fornire già un contributo al superamento di questa fase così drammaticamente negativa senza porsi però, da subito, il tema del “governo” inteso quale ingresso in coalizioni improbabili e del tutto destinate ad esercitare una logica di tipo meramente politicista.
Per avviare questo itinerario in una forma produttiva andrebbe aperto un dibattito particolarmente spregiudicato, soffermandoci maggiormente sugli elementi di carattere “strutturale” che ci consegna la migliore tradizione della sinistra italiana.
Il tema della cessione di sovranità dello “stato-nazione”, quello della globalizzazione (uso definizioni di carattere giornalistico, sicuramente imprecise, ma è per farmi capire nella sintesi, delle contraddizioni post-materialiste, trovano infatti necessità di corresponsione e risoluzione (almeno dal punto di vista programmatico) sul terreno “classico” della costruzione di un indirizzo collettivo in campo economico e sociale, di una trasformazione radicale posta sul tema dell’intervento pubblico in economia (con particolare attenzione al tema di una ripresa effettiva di una politica industriale), della programmazione, del welfare state, del ruolo internazionale del Paese, in modo da aggredire la crisi pesantissima provocata dal liberismo e dalla sua traduzione in individualismo consumistico.
Particolare attenzione dovrà anche essere riservata ai temi della struttura politico-istituzionale del nostro Pese, quale l’evidente crisi del bipolarismo (che riguarda il necessario processo di mutamento del sistema elettorale); l’assunzione di centralità del tema dell’unità nazionale; il riemergere di una contraddizione Nord/Sud versione aggiornata del conflitto centro/periferia.
Non si tratta in questo, ovviamente, di limitarci al “caso italiano”, ma di avere la forza e la capacità di guardare avanti, ad un quadro internazionale molto complesso, puntando all’Europa politica come obiettivo di rilancio del “modello renano” che appare ancora un punto di riferimento, nella necessaria logica di superamento di questo terribile meccanismo in atto di finanziarizzazione dell’economia.
In quest’ambito il social-liberismo (secondo la definizione di Joseph Halevi) che pare ormai patrimonio di quella parte della maggioranza del PD che vorrebbe stringere l’alleanza con il cosiddetto “centro” (una strategia politica anch’essa ormai comunque “bruciata” dai fatti) risulterà del tutto inefficace: un punto di riflessione, anche questo, che porta alla conclusione della necessità della presenza di una sinistra capace di produrre cultura politica, iniziativa sociale, presenza istituzionale senza essere strangolata al cappio della “governabilità”.
Siamo del resto di fronte, in Italia ad una crisi della democrazia tale da minacciare sbocchi imprevedibili e particolarmente pericolosi.
Proviamo a tracciare i tratti fondativi di questa sinistra, cui ho cercato di accennare: in precedenza: serve il meglio della tradizione socialista e comunista (senza trascurare altri filoni culturali, da quello ambientalista a quello azionista), per quelle che sono state le vicende politiche italiane degli ultimi sessant’anni ed è necessario non essere legati ad uno schema falsamente unitario”, anzi bisogna muoversi sul terreno di un’espressione di egemonia, su tutti i fronti, quello del “partito liquido” e quello del “partito identità”.
Occorre un nucleo fondativo, ed in passato ho osato rivolgermi alla dirigenza di SeL e della FdS: l’analisi dello stato di cose in atto mi fa pensare che questo livello sia ormai del tutto insufficiente.
Serve una forte mobilitazione dal basso, portata avanti in partite da quelle compagne e compagni, in particolare giovani, che in questi anni non hanno trovato spazi concreti per un impegno politico, allontanati da verticismi di varia natura.
Una forte mobilitazione dal basso che, a mio modesto avviso, dovrebbe sfociare in una ripresa del principio dell’autoconvocazione che, negli anni’80 aveva fornito comunque risultati apprezzabili sia in campo sindacale, sia in campo politico, con l’obiettivo di formare un vero e proprio “nucleo fondativo” che ponga ai partiti la questione dell’unità e del rinnovamento.
Un nucleo fondativo che verifichi la possibilità di intraprendere un cammino del genere, con un traguardo parziale davanti, delineato in modo molto preciso: la costruzione di un soggetto politico, un partito, fondato sul modello dell’integrazione di massa, posto non tanto sul piano della ricerca immediata della dimensione numerica, ma della struttura organizzativa.
Rischio il pre-politico ma oso pensare di aver scritto una sorta di “messaggio in bottiglia”. Se qualcuna/o delle compagne e dei compagni che, per caso, dovessero leggere queste note avesse intenzione di misurarsi con questa ipotesi faccio presente la mia, modestissima e del tutto insufficiente disponibilità ad una discussione collettiva.
Savona, li 10 dicembre 2011 Franco Astengo

Elson 24 dicembre 2011 - 20:51

ARTICOLO 18: ma quali “paletti di Bersani”?

Si son fermati perché si sono accorti di star tirando troppo la corda tutta in una volta!
Non dimentichiamoci che presso un ufficio postale di Roma son state intercettate 10 buste contenenti proiettili indirizzati, tra gli altri, a Monti, Berlusconi, Fornero e Bersani!
Lo stesso Bonanni mise in guardia sulla coesione sociale a rischio.
E non fu il solo!
Infatti, secondo il mio punto di vista, bisognava spingere proprio per far mettere mano all’articolo 18 adesso!
E non il contrario! Non “frenare”, ma spingere!
Spingere adesso che erano in equilibrio precario!
Spingere per mandarli oltre il limite!
Bersani, caso mai, ha agito, al contrario, proprio per non compromettere tutto “il ben fatto”: altro che paletti per difendere non si capirebbe più bene nemmeno chi!
La “frenata” di Bersani sull’articolo 18, è stata strategica sì, ma per venirci in saccoccia “dopo”, per fare quello che avrebbero voluto fare oggi, un po’ più in là: ad eventi metabolizzati, a fatti “sedimentati”, a “manovra digerita”!
Più o meno sono parole sue: “adesso c’è da digerire già la manovra!”, e “Adesso facciamoci il Natale (che una parte di italiani ce la siamo già fatta!)”.

Elson 24 dicembre 2011 - 20:34

LA BUFALA DELLA FASE 2.

Dopo i 9 anni in più per andare in pensione, ecco che “inaspettatamente” fa capolino la stabilizzazione delle decine di migliaia di precari che operano nella scuola!

Oltre 230.000 addetti!

Beh! S’intende: 9 anni di lavoro in più per tutti (in particolare per chi produce beni, e non fa parte della PA), non potevano certo servire solo per pagare agli statali le tredicesime del mese di dicembre!
Cosa ci si nascondeva sotto sotto?
I 230.000 Precari della scuola!
Per carità: DEVONO lavorare!
Ma anche i 1.600 FIAT di T.I., però!

Perché 640 di T.I., il G. Monti, li ha prepensionati, se a breve ci sarebbe stata la FASE 2, la fase della ripresa?
Ci mettono a credere tutte le panzane possibili e immaginabili!
Il G. Monti, per i 640 di T.I., a 700€ al mese, sgancerà 700€ X 12mesi X 6anni X 640addetti = 32.256.000 (32MLN di euro)!
In realtà gli anni sono “solo” 6, perché l’accordo è stato siglato prima che venisse approvata la manovra Monti! Altrimenti sarebbero diventati 12, 15: 80MLN di euro!

I 230.000 Precari della scuola devono lavorare: è giusto!
E i 1.500 di Fincantieri?
I 1.000 di TrenItalia?
E i 600 della Label & Co. di Roccacannuccia di Sotto?
E i 200 della Sas Telecomunicazioni Provider di Mioduro Marittima?
Ed i 60 della Spart & Tessuti di Limingoli Peluri?
E i 7 del Servizio Catering e Mensa di Lialberi Pizzuti?
E l’uno del Centralino di Stromeglio di Sopra?
Tutti hanno lo stesso diritto di lavorare, no?
Il Governo non è il Governo dei 230.000 Precari, o il Governo delle tredicesime dei dipendenti della PA: è il Governo di tutti, no?
I 9 anni di lavoro in più per andare in pensione, li ha messi sulla groppa di tutti, mica solo su quella dei dipendenti della PA!

Ma, intanto, fanno capolino i 230.000 Precari della scuola!
Ogni tesserina del puzzle va al giusto posto, ed al momento giusto!
Pian pianino, il disegno Divino del Governo Monti-Fini-Bersani-Berlusconi va riveladosi agli occhi dei comuni mortali!

Pensando di interpretare anche la posizione di tutti, che aneliamo ad una Giustizia con la “G” maiuscola, immagino che per assumere gli oltre 200mila precari della scuola, si procederà ad un bel concorso aperto a tutti indistintamente, no?

Un bel concorso pubblico al quale potranno partecipare anche i 1500 operai di Fincantieri minacciati dalla disoccupazione, o i 1000 dipendenti dei treni notte di TrenItalia, e tanti altri potenziali candidati sparsi in tutto il Paese!

Dico bene?
I posti Pubblici sono di tutti, e per tutti: giusto?
Non sono mica di Monti-Fini-Bersani-Casini-Berlusconi, che li danno a chi decidono loro: dico bene?

E mi raccomando: un concorso senza limiti di età!
L’ha detto la stessa Fornero, che a 55 anni si è giovani!
Lo hanno stabilito per legge, Monti e Bersani-Fini, che si dovrà lavorare fino a 70′anni!
Non vorranno essere certo “loro”, che allungano il periodo oer andare in pensione, che contano sui vecchi, a discriminare, nelle assunzioni pubbliche, gli ultra50′enni, no?

Un bel concorso pubblico, ma per una questione di meritocrazia, non per altro: ché a Monti danno tanto fastidio i privilegi ingiustificati!

I Precari, ci hanno già il bel vantaggio di conoscere a fondo “l’ambiente”: degli altri, se qualcuno dovesse vincerlo, il concorso… vorrebbe dire che nella Pubblica Amministrazione della scuola ci finirebbe proprio il meglio del meglio possibile!

Però una cosa!
Prima di indire il concorso, bisognerà pubblicare le tipologie di professionalità richieste, declinando le caratteristiche, le conoscenze, il know-how previsto, cosicché anche i 1500 di Fincantieri e i 1000 di TrenItalia, e tutti gli altri a seguire, anche i 1.600 dipendenti FIAT di termini Imerese( quando si dice: “la flessibilità”!) possano debitamente prepararsi, per poi concorrere!

Ad maiora, allora!

Nino 24 dicembre 2011 - 20:14

Commento OT e offensivo.
Red.

Nonno 24 dicembre 2011 - 18:49

Caro Fabio Roggiolani,
non mi iscrivo al Partito dei PRO-CONGRESSO, ma se c’è qualcuno che lo propone gli dici di andare via da SEL? Ma che modo è invitare chi dissente (con maggiore o minore educazione) a uscire dal Partito?
Ripeto non è nell’affidamento al leader che risolviamo i problemi, ma col confronto e la discussione, sapendo che nei Partiti c’è una maggioranza e una minoranza, ma alla seconda nessuno potrà impedire di organizzarsi per diventare maggioranza.
Ripeto fino alla nausea: non è esorcizzando o dileggiando la FdS che andremo lontano nè noi (come soggetto collettivo) nè Nichi.
Buone feste

Antonio 24 dicembre 2011 - 18:41

Spero che Vendola e i quadri dirigenti del partito S.E.L. non facciano lo stesso errore fatto a Napoli alle elezioni amministrative dove appoggiando il PD hanno perso l’occasione di essere diretti protagonosti nel consiglio comunale . Appoggiare il PD nel sostere il Governo dei “banchieri” è come il figlio bravo in una famiglia di delinquenti ,ebbene o il “ragazzo” va per la sua strada o si adegua .Pensaco NIchi.

Claudio 24 dicembre 2011 - 18:15

Molto bene Nichi. Dobbiamo incalzare senza cadere nei minoritarismi. Fuori c’è un mondo che brucia a c’è qualcuno che cita addirittura il congresso straordinario… ma non avete proprio da fare altro nella vita? magari un po’ di volontariato invece di scaricare le solite frustrazioni su SEL? Abbiate pietà, ma io scrivo sul sito solo adesso perché sono finalmente fuori dal lavoro, dopo che tutti i giorni lavoro 14 ore al giorno. Provate a guardare fuori, anche di sel, e scoprirete che c’è un mondo e un gran disagio. Maggiore anche delle vostre frustrazioni di partito. Meno male che c’è Nichi.

Gigliotti 24 dicembre 2011 - 13:52

Voglio dare gli auguri di buone feste a tutti/e quelle persone che desiderano un’Italia migliore.Condivido l’intervista di Vendola e penso che SEL ha una grande responsabilità:rappresentare i ceti deboli della società e far vivere la sinistra.
Il giuduzio negativo sulla manovra Monti non ci deve distogliere dal lavoro politico di mettere su un centro sinistra credibile e alternativo alle politiche della BCE e dei poteri forti.
Per quanto riguarda l’unità della sinistra noi non ci possiamo sottrarre al confronto sia con quanti stanno alla nostra sinistra estrema ,la FDS, che a destra il PD,possiamo perchè NO condurre battaglie insieme in difesa dei diritti dei lavoratori,della costituzione ecc…ma ad esempio con la FDS non si possono stabilire processi stabili di unità o di possibili patti federativi perchè SEL si riconosce in una sinistra che con la ambizione di governare il paese mentre la FDS si accontenta di ritagliarsi uno spazio di sopravvivenza e di opposizione permanente.

Fernando Fedele 24 dicembre 2011 - 12:32

CERCHIAMO DI VIVERE QUESTA ” AMARA ” REALTÀ SENSA FARCI TROPPE ILLUSIONI !! LA STORIA CI INSEGNA CHE LE CRISI SI SUPERANO CON I SACRIFICI ” PRINCIPALMENTE ” DALLE CLASSI MENO ABBIENTI , PERCHÉ E’ LA PIÙ NUMEROSA E ANCHE PERCHÉ E’ FACILE DA INDIVIDUARE !! PERCIO’,COME SEMPRE, ASSUMIAMOCI, ANCHE QUESTA VOLTA, QUESTO
IMPEGNO GRAVOSO E SPERIAMO CHE NON SIA TROPPO TARDI !!

Elson 24 dicembre 2011 - 11:52

Tutti coloro che ritengono di non essere stati “ascoltati” da Napolitano, ovvero tutti coloro che si sentono esclusi dai benefici della Manovra Monti, tutti quelli che se ne ritengono penalizzati, o fortemente penalizzati, e tutti coloro che condannano le parole di Napolitano: “UN DOVERE EVITARE IL VOTO”, sono assolutamente dispensati, esonerati, dall’ascoltare, a loro volta, il Messaggio di Natale/Fine Anno del Presidente della Repubblica alla Nazione!

UN MESSAGGIO CHE NON DEVE FARE ASSOLUTAMENTE AUDIENCE!

Poi, successivamente, il discorso andrà recuperato e letto sul web, o sui giornali: una cosa è essere informati, altra è l’ossequio!

Leonardo1952 24 dicembre 2011 - 11:32

Non ho mai votato per la sinistra, da sempre. sono stato un elettore di destra, militante non tesserato, sin dai tempi di Almirante, mi stavo avvicinando, al centro sinistra perchè nauseato da Fini>Berlusconi, ora mi trovo senza chi degnamente può rappresentarmi visto quello che ha combinato l’onorevole Bersani avvallando di fatto la manovra, ed in particolare modo, la riforma sulle pensioni, mettendoci davanti non un graduale scalone, ma una insormontabile parete vericale, girovagando per Blog sono “incappato” su questo del SEL, io sono uno di quei cani bastonati classe 1952, dal Governo Monti>Fornero>Marcegaglia>Bersani, vengo al punto.
Le Sembra giusto o quantomeno corretto che a pochissimi giorni(compio 60 anni il 4 Gennaio 2012) mi vedo scippare di mano il mio sacrosanto diritto alla pensione? ma come è possibile che si possa lavorare a oltre 60 di età, ma lo sanno che la maggior parte di quelli come Me che sono stati castigati, sono operai che lavorano nei cantieri, Edili, addetti alla catena di montaggio, in fonderia, ma questi esimi scenziati professori in economia, pensano che siamo tutti impiegati nella Pubblica Amministrazione? se attualmente le Aziende tendono a “rottamare” operai cinquantenni, come è pensabbile che si fanno carico dgli ultra sessantenni, questi Professoroni, lo sanno quanti di noi andranno a rimpinguare le fila dei disoccupati, lo sanno quanti milioni di € andremo a succhiare dalle casse dell’IMPS per la Cassa Integrazione? lo sanno che chi è in tarda età fisicamente mai potrà competere con un giovane, lo sanno quanti di noi faranno ricorso di sovente alla malattia?, se tanto mi da tanto, ma perche non ci hanno lasciato in pace, mandandoci in meritato riposo.

Scusate il mio sfogo, che penso sia, anche quello di molti altri che si trovano nella mia stessa situazione.
Cordiali saluti
Leonardo

Fabio Roggiolani 24 dicembre 2011 - 11:06

ADDIRITTURA CONGRESSO STRAORDINARIO E SUBITO1
Si ricomincia a rifarci del male?
Ci riusciremo sicuramente, ma un congresso magari di merda e a seggiolate non si nega a nessuno.
Ma finitela per favore con i problemi in campo e con il rischio di uno scivolamento a destra di tutto l’asse politico vi pare il momento di rispolverare la solida alleanza con i ferrei e i diliberti?
Ma non avete proprio altro da fare che rispolverare la vostra ansia di rifare la gloriosa rifondazione che ci portò alla gloriosa sconfitta storica contro veltroni ed alla eliminazione dal parlamento?
Io vi proporrei di fare la federazione della sinistra …..ma c’è gia per cui basta aderirvi.
O no?
Buon Natale a tutti e che Babbo Natale ci porti in dono un po di saggezza tattica e non solo la nostra solida, fortunatamente, coerenza.

Maurizio T. 24 dicembre 2011 - 11:01

Oramai nel panorama politico della sinistra troppe cose stanno cambiando ad una velocità impensata. Il governo monti appoggiato pure dal pd ha messo in campo la sua ricetta nella speranza che lo spread (sino a qualche mese fa sarebbe stato confuso con una bibita) sarebbe diminuito. Non è andata cosi dopo la manovra gli speculatori e le banche stanno alzando il prezzo e non sarà sicuramente il governo monti/pd a far pagare la prossima penale a evasori, elusori, armamenti, lavoro nero pagheranno sempre i soliti. Ritengo che è inoltre opportuno che sel chiarisca come si intende uscire da questo debito pagando la speculazione oppure non pagandolo visto che i ceti popolari hanno da sempre dato tutto ma la politica neoliberista ha da sempre provveduto a rendere vano tutto ciò che è stato fatto. Voglio semplicemente dire che i sacrifici equi si possono fare ma non per pagare i debiti fatti da altri ma per rilanciare lavoro per salvare l ostato sociale altro diventa “la politica dei liberisti”.

Beppe Ferrante 24 dicembre 2011 - 10:23

Io auspico un grande partito di sinistra, plurale, di lotta e di governo; e ad un’alternativa di governo bisogna puntare; ma se per andare al governo questo partito diventa una “cosa” sbiadita, un’ ala del PD, allora c’è già il PD e allora possiamo anche stare all’opposizione (il PC è stato all’opposizione) . Oggi SEL ha una grande opportunità, ma la gente deve riconoscerci come una forza diversa dal PD, un partito che sta s SINISTRA. Se SEL fallisce, è finita la sinistra. NON C’E’ LOTTA NON C’E’ CONQUISTA SENZA UNA GRANDE PARTITO DI SINISTRA.

Fernando Fedele 24 dicembre 2011 - 10:19

Sarò molto sintetico e chiedo ai simpatizzanti di SEL :
VOLETE ESSERE UN PARTITO DI OPPOSIZIONE O DI GOVERNO ?
Non e’ ammissibile che VENDOLA in Puglia si comporti secondo le regole di una AMMINISTRAZIONE CORRETTA e poi a livello nazionale sprizzi da tutti i pori la più DELETERIA DEMAGOGIA !! Faccio presente che viviamo in un PAESE OCCIDENTALE dove, malgrado le idee vetero comuniste, bisogna sottostare al MERCATO , altrimenti vieni spazzato via !! I SOGNI SONO FINITI E ADESSO CI RESTA IL DEBITO !! CHE DOVRÀ ESSERE ONORATO !!

Elson 24 dicembre 2011 - 09:52

PRIMA IL REFERENDUM ABROGATIVO!

Elson 24 dicembre 2011 - 09:46

Un conto è “spararsi le pose”, come si dice a Napoli, altro è fare i fatti.
A voler “co.glio.na.re” chi non sta dalla parte di Monti-Berlusconi-Bersani-Casini-Fini, trastullandoli con tanti argomenti che, al momento, di più non potrebbero essercene, ci vuole davvero poco! Ma fare questo vorrebbe dire tenere le persone a segnare il passo!
“segnare il passo”: un ordine per il quale i militari marciano, sì… ma restando fermi sul posto!
Far vedere che s fa, ma senza fare niente!
E “blaà, blà, blà”, e “Bù! Bù! Bù!”… le chiacchiere stanno a zero! Ci vogliono i fatti, non le pip.pe mentali!
Chi è abituato a stare all’opposizione, ma quella vera, quella dura e senza paura… chi è abituato a guardare il Sistema, ed il potere che ci sta dietro, scorge benissimo, a differenza di altri, che questo è più debole in assoluto proprio quando vuole mostrarsi più grande e più forte di sempre!
Solo come esempio, in quanto più recente, cito Gheddafi, che inneggiava ad una specie di guerra santa, minacciava di tutto e di più, mentre aveva tutti i conti esteri bloccati e, praticamente, tutto il mondo contro! Cercava di apparire come un gigante, e poi lo hanno trovato nascosto in uno scarico per l’acqua piovana! Non intendo, con questo, esprimere giudizi sulla vicenda: dico solo che un potere è relativamente debole quanto più ha necessità di mostrarsi forte!
È il nostro caso! Un Governo sostenuto per il 90% dal Parlamento (non si era visto mai!), che, per “sicurezza” pone la fiducia sulla manovra, è un governo debolissimo!
Un Governo che non è sicuro del sostegno al 90%, è un governo che non è sicuro di nulla!
È un governo che si è alzato sulla punta dei piedi, stando su un instabile sgabello a tre gambe (“Fini Casini”-”Bersani”- “Berlusconi”), per afferrare qualcosa con la punta delle dita!
Dare adesso, ora, una spintarella a tale governo, vorrebbe dire vederlo “ruzzicare” giù per non rialzarsi più!

Bisogna però prima capire bene da che parte stanno IdV e SEL.
Il titolo dell’articolo non promette niente di buono, essendo assolutissimamente anacronistico!
“Bersani, non sacrificare il futuro del centrosinistra!”: Bersani, la manovra, l’ha votata! Ed il centro sinistra, o meglio “la sinistra” ai piedi del governo Monti-Berlusconi-Fini-Casini, già ce l’ha posta!
Ora, a chi dovesse parere vero quanto da me asserito, cioè che Bersani “ha già sacrificato” (perché la manovra, adesso, è legge!), chiedo: cosa significa l’espressione usata da Vendola? “Non sacrificare”? Che prima di dire “ha sacrificato”, Bersani avrebbe ancora altro margine?
È forse una “distrazione” di Vendola che non si è accorto che la manovra assolutamente iniqua e “sacrificante”, è diventata legge?
O tale affermazione insinua il sospetto di un Vendola in malafede?
“Non sacrificare”?
Alla faccia!
Più “sacrificati” di così!

E allora, se Vendola volessi decidersi per una opposizione fatta come si deve, piuttosto che fare discorsi anacronistici, e se Vendola non volesse tenerci tutti a segnare il passo, ovvero a far finta di protestare, ma senza protestare, una cosa ci sarebbe da fare, anzi: due!

La prima è raccordarsi con l’IdV ed organizzarsi per un REFERENDUM ABROGATIVO! Ma ad iniziare da subito!
Lavorando anche oggi, domani, e tutti i giorni che serviranno!
D’altra parte la Fornero ha detto che con la manovra son state salvate le tredicesime: ma di chi?
Quelle dei dipendenti del pubblico impiego, penso!
Non certo le tredicesime dei disoccupati, dei cassa integrati, degli operai in mobilità, dei licenziati in mezzo ad una strada: questi, le bella, confortevole, portatrice di calore ed allegria “tredicesima”, né l’hanno vista, né la vedranno mai! Proprio non ce l’hanno!
Bersani ha detto: “E adesso, facciamoci il Natale!”: grazie! A noi già ci si è fatti! Deve pur cambiare “attività”, per dare un senso alla festa, no?
Bersani, credo sia uno ai quali la manovra Monti-Fornero ha salvato la tredicesima: grazie che lui il Natale se lo può fare! Ma noi, con cosa dovremmo farlo, il Natale?
Noi che non riusciamo più a mettere insieme il pranzo con la cena, noi che non abbiamo ricevuto regali quando eravamo piccoli, e non possiamo farne ai nostri figli ora che siamo grandi, noi schiavi da sempre “consegnati” al nero, affinché i sostenitori dei vari Bersani-Monti-Fornero-Casini-Fini-Berlusconi, possano trovare la passata di pomodoro a 0,47€!
Noi, a Natale, è meglio se ci si vede per organizzare da subito il REFERENDUM ABROGATIVO!
A meno che “la protesta” non sia tutta una messa in scena!
La seconda cosa da fare è cercare qualche organismo internazionale che bolli per nulla la manovra approvata: infatti, lo è!
LA MANOVRA È NULLA!
IL VOTO NON È VALIDO!
LO RENDE NOTO LO STESSO NAPOLITANO AFFERMANDO: “UN DOVERE EVITARE IL VOTO!”
CHE IO LEGGO COME: “UN DOVERE EVITARE LA DEMOCRAZIA!”.
Ed infatti, il voto alla manovra è stato un voto anti-democratico!
Perché?
Non per il nuovo esecutivo nominato da Napolitano!
No!
La legge e la costituzione, a Napolitano, il giocattolo da montare (il nuovo esecutivo) gli lo mettono a disposizione, che ci giochi pure!
La non democraticità del voto è insita nel rapporto di forze che i partiti e le coalizioni vantano all’interno del Parlamento!
Vengo ai fatti.
Nel 2008, alle politiche, diedi il mio voto al PD: si trattava di una coalizione guidata da Walter Veltroni.
In quel contesto specifico il PD si presentò con un programma naturalmente congruo per quello specifico contesto.
Nel 2008, in quel conteso, presa visione di quel programma, presentato da QUELLA COALIZIONE -nella quale c’era anche l’IdV!- io votai!
Il PD -la coalizione della quale faceva parte- perse!
E allora la domanda è:
è legittimato il PD, oggi, in un contesto assolutissimamente diverso da quello del 2008, non facendo più parte di quella coalizione del 2008 (l’IdV è attualmente all’opposizione!), dopo aver PERSO le elezioni del 2008, entrando in maggioranza con un nuovo esecutivo nominato da Napolitano, esecutivo che elabora e impone un programma che non ci ha niente a che vedere con il programma presentato nel 2008 dalla coalizione guidata da Walter Veltroni… è legittimato, dicevo, il PD, ad usare il voto che gli accordai nel 2008, per votare “sì” ad una cosa, ad una manovra verso la quale non sarei stato d’accordo né nel 2008, e verso la quale non sono d’accordo ora?
NO!
IL PD NON È LEGITTIMATO A VANTARE, IN PARLAMENTO, QUEL RAPPORTO DI FORZA CHE VANTA ANCHE IN RAGIONE DEL MIO VOTO!
IL PD NON È LEGITTIMATO A VOTARE, COME NON LO È NESSUNO, SE PRIMA NON VENGONO RIDEFINITI I RAPPORTI DI FORZA IN PARLAMENTO AFFINCHÉ RISPECCHINO LA VOLONTÀ DELL’ELETTORATO!
Democrazia, prima di essere una parola, è un contenuto!
Ed il “contenuto” di questa vicenda che ci riguarda, ci dice che non è un contenuto Democratico!
La Democrazia è stata sospesa, altro che no!
Ma siccome non è che a Democrazia sospesa, si stia con le mani in mano, questo vuol dire che qualcosa sta occupando il tempo e lo spazio non occupati da quella Democrazia esautorata:
cosa sarà mai?
Forse Vendola, ce lo potrebbe dire:
Neo-Monarchia?
Oligarchia?
Colpo di Stato?
Dittatura?
Non è importante quale nome dargli: ma NON SI TRATTA DI DEMOCRAZIA!
Non può matematicamente trattarsi di Democrazia l’uso assolutissimamente improprio, non autorizzato, falso, fraudolento, truffaldino del mio voto!
Fosse anche solo del mio!

Ora, quindi, bisogna capire se Vendola ci indica Bersani per tenerci occupati senza fare niente, reggendogli automaticamente il sacco (a Bersani, ed anche a Monti-Fini-Casini-Berlusconi), o se Vendola l’opposizione la vuole fare davvero, raccordandosi con l’IdV ed organizzando un REFERENDUM ABROGATIVO, e sottoponendo il caso voto illegittimo agli organismi internazionali preposti!
A Vendola mostrarsi per ciò che davvero è!

Felice Di Giandomenico 24 dicembre 2011 - 09:30

Dovevamo aspettarci che prima o poi i nodi al pettine per quanto riguarda l’alleanza con il PD sarebbero arrivati; personalmente – e l’ho ribadito più volte intervenendo in questo nostro sito – non ho mai creduto alla foto di Vasto, mi è sempre sembrata da subito una patetica messa in scena per tentare di dare una botta (mai arrivata tra l’altro) al governo Berlusconi. Da quell’incontro non uscì nessun programma, nessuna idea fattiva, nessuna seria intenzione di procedere in direzione ostinata e contraria per dirla con il grande Fabrizio De Andrè e questo soprattutto da parte di Bersani.
Si vedeva lontano un miglio che quell’immagine era fasulla, una forzatura senza ne capo ne coda. Adesso si devono fare i conti con un assetto politico rinnovato sulla carta ma comunque in piena linea di continuità con il governo precedente e, come osserva giustamente Nichi, milioni di famiglie continueranno a subire gli effetti di una manovra intrisa di “sadismo tremontiano”.
Cari compagni, qui non è cambiato assolutamente nulla, anzi, le cose sembrano peggiorare di giorno in giorno (l’atteggiamento della Fiat verso la Fiom è uno dei casi più emblematici dello squallore che avvolge la politica italiana). Da gennaio, dopo l’ubriacatura delle festività natalizie, inizieranno a farsi sentire gli effetti della cura Monti, così come l’estate scorsa mentre gran parte della gente pensava alle vacanze, si andavano a formare dei disastri a livello economico ben coperti dall’idiota ottimismo di Berlusconi e dei suoi, gran bella fregatura.
Personalmente – ma è una mia opinione – inizierei seriamente a prendere le distanze dal PD, non è più ammissibile sopportare “il sorgere di alleanze spurie tra PD e PDL come a Ischia”; queste sono parole di Vendola ed hanno il loro peso. Fidarsi di un partito che al suo interno ha mille anime, dove non esiste sintonia su nulla, dove ancora imperano personaggi ambigui che non esitano a rinnegare la loro pregressa appartenenza alla sinistra italiana, parlo di Veltroni e D’Alema in particolare, dove c’è un coacervo di ex democristiani che non vedono l’ora di far accordi con Casini, che non sta spendendo una sola parola riguardo all’atteggiamento fascista della Fiat nei confronti della Fiom, cari compagni ce n’è abbastanza per iniziare a pensare di lasciar perdere certe iniziative politiche che, almeno al momento, non ci porterebbero da nessuna parte se non ad allontanarci sempre di più dalla gente, le vera e sola vittima di questo bailamme politico ed economico.

Igor 24 dicembre 2011 - 01:28

Vedo che stiamo continuando a girare intorno a un problema, quello del congresso straordinario, che secondo me dovrebbe essere un non problema.
A che serve un congresso straordinario? A ridefinire una linea politica? Sì, ma ora cosa dobbiamo ridefinire?
Vogliamo un’alleanza di centro-sinistra per andare al Governo? Io penso di sì. C’è qualcuno che non la vuole e preferisce stare sempiternamente all’opposizione? Lo dica chiaramente. Per carità, è una posizione legittima. Ma non credo che SEL sia nata per questo. E non parliamo, per favore, di governismo, come se voler andare al governo fosse una colpa. La Sinistra Arcobaleno, per voler andare all’opposizione, è addirittura sparita… chiaro che sto semplificando, perché la sinistra arcobaleno all’opposizione, per farla sparire, ce l’ha voluta mandare il PD di Veltroni.
E allora dobbiamo ripetere la stessa situazione?
Altra domanda: siamo all’opposizione del Governo Monti? Mi pare proprio di sì. E allora perché ci stiamo agitando.
Ora non è il momento di rompere chissà cosa, anche perché di fondo c’era solo la foto di Vasto, ma non c’era nemmeno il programma del centrosinistra. Sviluppiamo la nostra linea di opposizione che sia ferma e al contempo propositiva. Poi se il PD vuole rompere, che siano loro a farlo.
Condivido però la critica di Chiodo al leaderismo individuale. Secondo me, Vendola ha fatto e sta facendo tuttora un ottimo lavoro. E se i sondaggi ci quotano ancora abbastanza in alto è grazie a questo lavoro. Però, il centrosinistra era tornato in alto anche perché aveva 3 rappresentanti che davano un’idea di lavoro unitario, cioè Bersani, Di Pietro e Vendola. Non un solo uomo.
Secondo me, lo stesso concetto dovrebbe valere anche nel nostro partito, cioè un minor accentramento in una sola persona e una maggiore pluralità nella rappresentanza.

Francesco P. 23 dicembre 2011 - 23:47

Considerato che il nostro partito è nato appena un anno fa; considerato che la differenza di opinioni è prevedibile, essendo SEL composta di compagn@ con diverse storie politiche alle spalle; considerato che la situazione politica presenta estrema difficoltà; trovo fisiologica una fase di discussione, anche accesa, tra di noi. Ma, francamente, parlare di “spaccatura” mi pare esagerato.
E condivido con chi dice che un congresso adesso non servirebbe ad altro se non a guardarci l’ombelico. Occorre uscire dalle 4 mura di una stanza, non fare di tutto per rintanarsi.
Occorre proseguire sulla strada della politica, come abbiamo fatto in occasione delle controproposte alla manovra Monti. Occorre impegno quotidiano, non intellettualismo da bar: dobbiamo mirare a governare, ovviamente non per avere un posto da assessore, ma perchè siamo coscienti che quello è l’unico modo per attuare le nostre propost-altro che “governismo”!
E, infine, occorre seguire l’invito che fa Vendola: capire che noi siamo sulla buona strada, quella della ricerca di confronto politico, attraverso proposte che servono a far capire chi siamo.
Se il PD ha deciso di guardare al centro (e non sarebbe la prima volta) o resta lì fermo con la sua crisi d’identità, si assumerà la responsabilità delle sue azioni.

Luciano Chiodo 23 dicembre 2011 - 23:18

Premesso che cerco sempre di essere sintetico, elenco 7 considerazioni:
1 – condivido il 1° commento (Bruno Roveda), in parte il 2° (Alessio E.), e quello di Franco Astengo, specialmente per la serietà dell’analisi.
2 – io sono ancora più drastico: nelle interviste di Nichi Vendola vedo appiattimento verso Bersani, più ancora che verso il PD, ma anche un po’ di trasformismo: si passa in modo disinvolto nel giro di tre giorni dall’apprezzamento verso la Fornero, alla critica alla Manovra e dalla difesa di Vasto alla presa d’atto che il contesto è cambiato.
3 – Questo “leaderismo” ci costringe a leggere ogni mattina la “nuova intervista di Nichi”, per capire qual’è la linea di SEL, e questo è il contrario di quello che dovrebbe essere un’Organizzazione collettiva.
4 – QUESTO BLOG: noi commentiamo gli articoli, pensando di dare il nostro contributo intellettuale al confronto in SEL, ma non vedo mai risposte ai commenti, a parte Alfonso Gianni, pertanto, personalmente, ho parecchi dubbi sull’utilità del blog, (anch’io intervengo nonostante questi dubbi).
5 – La situazione politica è complicata e difficile e sarebbe sbagliato non riconoscere le difficoltà per l’attuale gruppo dirigente, ma sono ancora più dannose le professioni di fede cieca al leader che vedo in molti interventi: con il culto della personalità si fa poca strada.
6 – Cos’è oggi l’ANTIPOLITICA? stiamo attenti a non liquidare per antipolitica la perdita di fiducia crescente verso la politica e la sinistra, anche da parte dei settori che vogliamo rappresentare. Questo per me è un problema da affrontare con serietà.
7 (e ultimo) – PER TUTTE QUESTE RAGIONI CI VUOLE IL CONGRESSO STRAORDINARIO.

Franco Astengo 23 dicembre 2011 - 22:41

Purtroppo, lo scrivo con rammarico, SeL ha sbagliato due volte in pochi anni la linea politica, prima sulla questione delle primarie, poi sulla “foto di Vasto”. Spero che il gruppo dirigente apra una riflessione di fondo su questi dati, comprendendo nel ragionamento che dovrà essere aperto anche una riflessione sui guasti della personalizzazione. La crisi reclama, inevitabilmente, una ricostruzione a sinistra che punti all’autonomia politica ed ideale partendo proprio dall’opposizione. Il tema delle alleanze si potrà porre quando la fase avra cambiato direzione e, attraverso le lotte, avremo contribuito a questo mutamento.
Mi permetto di accludere alcune considerazioni più approfondite basate su alcuni dati emersi in questi giorni. Mi scuso per il disturbo.
SONDAGGI E PARTECIPAZIONE ELETTORALE
Siamo ad un momento d’oro per i sondaggi elettorali: tutto il mondo politico cerca di capire, attraverso questi strumenti virtuali di lettura degli orientamenti di opinione, quali effetti hanno avuto i grandi sommovimenti verificatisi in queste settimane, con la formazione del governo Monti ed il varo della super-manovra finanziaria.
A distanza di pochi giorni abbiamo così avuto la pubblicazione da parte del “Corriere della Sera” delle analisi curate da Renato Mannheimer, l’Unità ha rese note le analisi elaborate da “Tecnè”, SWG ha fornito (come ogni settimana, del resto) i dati esposti nel corso del TG de “La 7” di lunedì scorso.
Per quel che riguarda le forze politiche si sono evidenziato forti scostamenti tra un tipo di sondaggio e l’altro, al punto che abbiamo pensato di misurarci con una valutazione ponderata che ha fornito il seguente esito: PD 26,7%, IdV 6,7%, SeL 6,7%, Radicali 1,0%, Socialisti 1,5%, PRC-PdCI 2,2%, UDC 6,5%, FLI 5,0%, API 0,5%, PDL 24,7%, Lega Nord 9,0%, La Destra 1,0%, Altri centro destra 0,5%, Movimenti 5 Stelle Grillo 5,7%, Altri 2,3% (l’estrema mobilitò del quadro e la previsione di riallineamento dell’intero sistema ci ha sconsigliato di tirare le somme per eventuali coalizioni).
I dati più interessanti che emergono da questi sondaggi (in particolare da quello di “Tecnè” pubblicato da L’Unità) non riguardano però i dati riferiti alle forze politiche, ma un altro tipo di valutazioni che, a nostro giudizio, riflettono il rapporto esistente tra politica/antipolitica all’interno della società italiana.
Andiamo per ordine: il primo dato, da attribuirsi all’emergere di una vera propria ondata di cosiddetta “antipolitica”, riguarda la costante crescita nella potenzialità di disaffezione al voto che si registra costantemente per tutto il 2011: 12 mesi fa, Dicembre 2010, la percentuale potenziale dei votanti era calcolata al 73,8%, a 12 mesi di distanza siamo al 60,6%, con un calo di circa 6 punti proprio nel corso degli ultimi due mesi.
Evitiamo, se non sommessamente, di ricordare come l’Italia sia stato, nel passato, il paese occidentale a più alta partecipazione al voto (dal 1946 al 1992, in occasione delle elezioni politiche, la percentuale dei votanti si è sempre mantenuta pressoché costantemente al di sopra del 90%).
Andiamo comunque avanti nel nostro tentativo di analisi.
E’ possibile indagare, allora, sulle ragioni per le quali la potenziale crescita dell’astensionismo in misura esponenziale può essere attribuita alla cosiddetta “antipolitica”, ed il dato appare eclatante: per il 69% dell’elettorato non è chiara la distinzione tra centrodestra e centrosinistra, che appare evidente soltanto al 31%.
A nostro modesto giudizio sta in questo dato l’esplicitazione più evidente della crisi dell’intero sistema, nell’incapacità degli esponenti politici di riuscire a rendere evidenti le “fratture sociali” cui si riferiscono nell’elaborare le loro scelte e le loro proposte: si è cercato il cosiddetto “elettore mediano” senza individuare le discriminanti, il mantenimento di un sistema di valori, una differenza concreta di riferimenti nel vivo della società e dei problemi concreti delle persone.
Il finto bipolarismo italiano, in realtà, è stato tenuto in piedi da una sorta di “partito di cartello”, secondo la definizione di Katz e Mair del 1995, laddove i “partiti di cartello” intendono proprio, secondo questi autori, limitare la concorrenza e, all’uopo, giungono a collusioni fra i partiti che già si trovano sul mercato politico per rendere molto difficile l’ingresso nell’arena/mercato della competizione partitica a organizzazioni nuove che non godrebbero de vantaggi che i partiti di cartello si sono procurati (altro che liberalizzazioni, proprio oggi il capogruppo PD Franceschini ha avanzato la proposta di rendere più difficile la possibilità di presentazione elettorale a nuove formazioni, abbiamo assistito alla resistenza esercitata dall’intero ceto politico alla contribuzione di deputati e senatori ai cosiddetti “sacrifici” richiesti dalla manovra, andando al recente passato si è fatto il cosiddetto “antiberlusconismo” senza procedere a legiferare sul “conflitto d’interessi” e la Lega Nord ha tranquillamente campato sulla frattura “centro-periferia” standosene quasi per nove anni filati – salvo un breve intervallo- nel governo romano).
Cosi’ si è alimentata l’antipolitica e, forse, i dirigenti dei partiti non hanno ancora compreso su quale barile di polvere , nel frattempo, si sono seduti.
Ancora due dati, per concludere: il primo riguarda la crisi evidente del leaderismo e della personalizzazione della politica.
Tra i fattori che influiscono sulle scelte di voto il cosiddetto “carisma del leader” è sceso ormai al terzo posto con il 23%, mentre “programma politico” e “valori espressi dal partito” sono risaliti, alla pari, al 36%, dimostrando così come nel mare magnum dell’apparente “antipolitica” sia forte la voglia di ritorno ad una “buona politica”, fatta di progetti espressione di valori, da portarsi avanti collettivamente, senza più, a destra come a sinistra, “un solo uomo al comando”.
L’ultimo dato in esame è strettamente collegato a quello appena esposto: la fiducia nel nuovo premier, Monti, impennatasi tra Ottobre e Novembre dal 36% al 71%, è bruscamente ridiscesa in Dicembre al 50%, un monito per chi pensa di cavalcare le nuove figure dei presunti tecnici come una sorta di “cavallo di Troia” per arrivare al governo del paese, per via – appunto- surrettizia.
Sondaggi, dati virtuali: a nostro, giudizio, però da valutare con grande attenzione.
Savona, li 20 dicembre 2011 Franco Astengo

Militante 23 dicembre 2011 - 22:30

se si fa l’analisi che nel dopo-Monti nulla sarà come prima (come mi sembra che, saggiamente, facciano molti dei commentatori qui) non si può ragionare di prospettiva e di alleanze come se tutto sarà uguale. Come se scaduti il mandato di Monti e la legislatura tutto torni alla situazione precedente. Lo stesso discorso di incalzare il PD perchè ha preso una piega “moderata” non sta in piedi. Perchè il PD ha evidentemente imboccato una strada che seppelisce per sempre il centrosinistra. Non vederlo, o fare finta che sia solo un errore tattico, è sbagliato e superficiale.
Il PD sta, coscientemente, affrontando un nuova mutazione antropologica, dopo quelle da PDS-DS-PD. Non è detto che regga al colpo. Ma i suoi vertici stanno volutamente lavorando nella direzione di un partito saldamente al centro dello schieramento politico. Che si può alleare a sinistra ma che non è detto che lo faccia sempre e comunque. Lo farà in base alle convenienze.
Capisco che chi ha costruito tutte le sue fortune sui sogni di primarie e di coalizioni di centro-sinistra sia spiazzato e capisco anche alcuni compagni che si stanno svegliando dal torpore di tanti battimano al caro Niki, futuro leader della futura coalizione che si allontana….
Meglio tardi che mai a rimboccarsi le maniche!
Nei prossimi anni dovremo lottare non per chi sarà il nostro “magnifico” leader ma per mantenere viva l’idea che un altro mondo sia possibile. Un mondo diverso da quello che ci stanno apparecchiando i potenti. Per questa impresa non serviranno poeti o leader ma tanti sacrifici di migliaia di umili sconosciuti che dovranno dimostrare di essere di sinistra e di lottare e non che passeranno il loro tempo a sognare che qualche “superman”, anche molto di sinistra, gli tolga le castagne dal fuoco.
C’è tanta strada da fare e spero di incontrarvi tutti durante questo cammino!

Marco 23 dicembre 2011 - 22:30

Vendola pensa alla SINISTRA!!! Lascia fare il centro, il Pd… saresti una grossissima delusione

Nonno 23 dicembre 2011 - 21:35

l’intervista di Nichi è discreta, non c’è trionfalismo e sembra l’analisi condivisibile. La tattica di incalzare il PD assomiglia a quella di Ferrero di incalzare noi.
Mi sorprende (non avendo vissuto le distribe del PRC) il rancore verso Ferrero. Ferrero, e ancora meno Diliberto, Salvi Patta/Nicolosi non sono contro il Governo in senso astratto ma contro il Governo Monti… infatti nei Comuni e nelle Regioni governano. BOH mi pare che in Nichi ci sia un trauma verso l’area politica da cui proviene, SEL però dovrebbe essere un’altra cosa: un Partito per quanto moderno!

Stefano 23 dicembre 2011 - 21:20

Mi piace molto lo spirito dell’intervista di Vendola.
SEL fa benissimo ad incalzare il Partito Democratico senza rompere e senza accusare in maniera sterile.

Come Sinistra NON ci possiamo permettere lo scivolamento a destra del PD, ma non perchè andiamo d’amore e d’accordo con il PD, le differenze tra SEL e PD rimangono tutte sul piatto, ma alle classi popolari serve uno spostamento a destra del Pd ? Serve una ammucchiata centrista tra PDL,Terzo Polo e PD ? Magari con Passera o Montezemolo leader ? Secondo me no.

In Italia serve una Sinistra utile, nel nostro contesto politico questa Sinistra è SEL che con il suo atteggiamento pragmatico (opposizione nel merito, opposizione alla durissima manovra da macelleria sociale e contro-proposte ottime come la contromanovra) condiziona il Pd a tenere aperta l’ipotesi di un centro-sinistra progressista e ancorato a sinistra.

Messo in chiaro questo, ovvero che SEL deve fare opposizione a Monti con contro-proposte che esprimano una cultura di Governo (che non significa andare per forza al Governo, quello è il governismo, ma essere pronti nel caso si creano le condizioni) e contemporeamente tenere aperti i canali con l’ala sinistra del Pd (ieri sera per esempio a Piazza Pulita Cofferati ha detto tutte cose condivisibili), non lo vedo come una bestemmia un incontro con la Federazione della Sinistra e l’IDV per coordinarci in questa azione, ma con giudizio e con una linea chiara che è quella di pensare ad una Alternativa di Governo.

Antonio 23 dicembre 2011 - 20:35

PRIMA il PROGRAMMA e Poi la FORMA PARTIRO e poi LA COALIZIONE e LE ALLEANZE.

anche perchè la coalizioni e le alleanze possono dipendere dalla legge elettorale.

quindi :

1) piano per il lavoro anche come difesa dei beni pubblici.
2) politiche di settori industriali
3) Codeterminazione

e cosi via.

con il nostro programma dobbiamo aprire un confronto con il PSE europeo il PD, ma con la BASE del PD e con la sinistra compresa FED ma senza cartelli elettorali e senza culture di opposizione. l’ opposizione la fanno i movimenti e la società civile e noi dobbiamo sostenerla ma facendo buona politica che
vuol dire preparare un programma alternativo al governo Monti.

LA QUESTIONE E’ QUESTA :
FARE UN PIANO PER IL LAVORO E’ POSSIBILE CON QUESTA EUROPA E QUESTO EURO ?
qui il dibattito nella sinistra mi sembra debole o inesistente !!!!

Alberto Marinucci 23 dicembre 2011 - 19:26

Credo che sia necessario unirsi anche ai compagni di FDS e simili.
Ciò non toglie che non dobbiamo assolutamente chiuderci in noi stessi e diventare una “sinistra d’opposizione”, dato che serve al paese e al mondo intero una sinistra che punta al governo e alla rinascita della Sinistra vera (non quella liberal moderata che ci siamo abituati a vedere negli ultimi anni in Europa per intenderci).

La deriva a destra che sta prendendo (ha preso?) il PD, lo vediamo chiaramente anche se non per questo non dobbiamo continuare a cercare di fargli capire che loro stanno sbagliando…
Ciononostante, ritengo necessario aprirsi alla FDS e costruire un’alternativa anche con loro, uscendo dall’ “opposizione perenne” in cui si è chiusa…Apertura alla FDS e toni più duri e diretti con il PD.

Non dimentichi, presidente, quando diceva che non bisognava inseguire il PDL sul suo stesso campo, che è proprio quello che il PD sta facendo attualmente.

Enzo 23 dicembre 2011 - 19:07

La foto di Vasto per il pd nonè mai esistita se prima la opposizione di centro sinistra poteva vincere non si è voluto provare a vincere proprio per volere del PD che non ha mai voluto e non vuole allanze che mettano seppur minimamente in discussione questo modello di socetà di provare a cambiarla, sarebbe come mettere in discussione la stessa esistenza del PD, non è un caso che Franceschini abbia dichiarato che se il referendum sulla legge elettorale passa e si ritorna al propozionale sarebbe meglio cosi non li costringerebbe ad allearsi con DiPietro cio vuol dire che se SEL pretende troppo occhio.
In queste condizioni ora Angelino Alfano sicuramente al potere ci ritornerà o Marina,cosa credete che Berlusconi si sia dimesso per lasciare il potere per atto di responsabilità,
vedrete che tornrà il berlusconismo con l’alleanza del PD.
Sull’articolo 18 Bersani, la Fornero non hanno detto non si tocca hanno detto che non è il momento ora di parlarne.
Vi sembra poco,se SEL continua a sperare di recuperare Bersani
edil PD forse è meglio che cerchi di recuperquei voti dei giovani che in questo modo scappano verso i movinenti come cinque stelle, nulla da obiettare a questi movimenti ma un partito che vuole una alternativa possibile alla condizione giovanile odierna e non riesce a catturare il voto giovanile
sicuramente non ha futuro
io sono un pensionato incazzato

Gianni Melilla 23 dicembre 2011 - 18:56

ma quale congresso? Siamo veramente all’assurdo, c’è bisogno di una grande iniziativa politica e sociale, tra i lavoratori e i giovani per costruire l’alternativa del centrosinistra come ci propone Nichi Vendola. Chiudersi in noi stessi a discutere di come amministrare una piccola e marginale sinistra radicale, sarebbe un errore clamoroso. Condivido pienamente l’intervista di Vendola

Gianna Baresi 23 dicembre 2011 - 18:45

Nessuno si incavola con il Pd, perchè dovremmo? Lui fa ciò che ritiene giusto,pratica la sua linea Politica.
La cambierà? Io ne dubito: ha avuto tutto il tempo per farlo.
Detto questo più militanti e votanti Pd portiamo dalla nostra è cosa buona e giusta.Tutto stà decidere ora qual è la nostra!

Franco 23 dicembre 2011 - 18:43

Sono d’accordo con Reggiano Scalzo.

Reggiano Scalzo 23 dicembre 2011 - 18:23

Il congresso va bene, ma la prudenza di Nichi è solo da apprezzare. Non dimentichiamo che se avessimo deciso di andare alle elezioni subito dopo la caduta di Silvio avremmo avuto 6 mesi di governo mancante e saremmo andati in default. Dopo non c’erano nemmeno più i soldi per le pensioni, gli insegnanti, i medici e gli infermieri. Lo capite? Ricostruiremo lo stato sociale una volta che saremo andati alle elezioni nel 2013. incavolarsi col PD non serve a niente. Faremmo tornare al potere Angelino ed Umberto e non ce lo perdoneremmo mai!

Alessio E. 23 dicembre 2011 - 17:17

Cari compagni, seguo il dibattito sul futuro di SEL da parecchie settimane sul sito del nazionale e vedo che la spaccatura tra i vari compagni è piuttosto netta. Mi ritengo di appartenere all’ala ” sinistra ” dentro SEL che conduce la sua battaglia ( se può essere definita tale ) non tanto per spostare il baricentro delle alleanze da Bersani a Ferrero, ma per rivendicare una autonomia politica nei confronti dei nostri ” vicini politici “. Ultimamente infatti abbiamo dato un’ immagine di subalternità nei confronti della altre forze politiche. Abbiamo iniziato a criticare Monti ( brava e onesta persona, però non la pensa come noi … non c’è nulla di male a dirlo, però bisogna dircelo tra di noi vari compagni ) dopo che i sindacati hanno aperto il fuoco però la nostra critica non può essere di natura troppo radicale però non rompere quel legame con il PD che appoggia in blocco la manovra ( anche se con malumori ). Finiremo, quanto prima, per essere la loro ” terza gamba ” esterna che raccoglie voti che loro perdono. Non ci vuole uno scienziato per dire che così non può andare. Inoltre andrebbe rivista la sostanza del nostro partito: dovevamo essere un soggetto transitorio ” leggero ” per dare vita a qualcosa più grande ma il PD, nonostante i dissidi interni, è ancora ben saldo e nella provincia di Brindisi sta provando accordi di Big Coalition con Udc e la parte non berlusconiana del PDL. Dovevamo essere il soggetto più avanzato della sinistra diffusa ma senza radici storico-culturali-politiche definite, si vaga nel buio, mentre in Europa funziona diversamente ( ogni partito è connotato da una ben precisa collocazione politico-ideologica ). Infine dovevamo candidarci a diventare un partito radicale di governo ma rischiamo di non diventare nè radicale nè di governo. Purtroppo, noto, tra i compagni e le compagne di SEL, un certo ” governismo “, cioè una volontà a governare a tutti i costi, anche quando non vi sono le condizioni. A tal proposito propongo una riflessione: il PCI, esclusi i primi 2 anni della storia repubblicana, dopo il 1948 rimase sempre all’ opposizione e non ebbe mai nè ministri nè sottosegretari. Eppure aveva 2 milioni di iscritti, una galassia di movimenti e associazioni legati ad esso e controllava il più forte sindacato del paese. La sinistra post-PCI ( cioè dall’ ala sinistra dei DS a Rifondazione, da dove provengono la maggior parte dei nostri militanti ) ha avuto diversi ministri e sottosegretari, anche con ruoli importanti, però quanto ” conta ” nel paese sul piano del radicamento sociale ? Concludo affermando che sostengo anch’io la posizione di coloro che chiedono un congresso nei prossimi mesi senza aspettare altri 2 anni, un congresso con un dibattito aperto e trasparente tra le varie mozioni, espressioni delle diverse anime del partito. L’ indirizzo politico che assumeremo in futuro andrà deciso in quella sede con il contributo e la riflessione di tutti i compagni e le compagne …

Bruno Roveda 23 dicembre 2011 - 16:33

Congresso straordinario SUBITO!

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Cagliari, così si fa

Stop agli affitti per il comune di Cagliari. La Giunta comunale taglia le locazioni passive, d’ora in poi gli uffici si trasferiranno dagli edifici in affitto a quelli di proprietà: “Si risparmierà oltre un milione di euro”. Ecco cosa cambia. Un risparmio di oltre 1.100.000 euro l’anno per le casse dell’amministrazione. E’ quanto prevede l’atto [...]

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