Chi fa la festa allo statuto dei lavoratori?

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Quest’anno ricorrono il centenario della Confindustria e il quarantennale dello Statuto dei diritti dei lavoratori. Dati i rapporti di forza attualmente esistenti, è lecito temere che il padronato cercherà di fare la festa allo Statuto dei diritti dei lavoratori. Le avvisaglie ci sono tutte, non solo nei comportamenti confindustriali, ma anche negli atti e nei propositi del governo.

Quest’ultimo aveva tentato di ritornare all’assalto dell’articolo 18, procedendo con passi felpati e a fari spenti. Per fortuna qualcuno alla fine se ne è accorto, malgrado la disattenzione durata quasi due anni. La materia del licenziamento è stata espunta dal nuovo testo uscito dalla commissione lavoro della Camera, ma questo resta del tutto insufficiente per rispondere positivamente ai rilievi mossi nel puntuale e puntuto messaggio con il quale il Presidente della Repubblica aveva rinviato il testo al legislatore.

La rinuncia forzata al giudice non diventa meno incostituzionale se si esclude il licenziamento, poiché la Costituzione stabilisce che “tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi” e questi possono riguardare qualunque tipo di controversia sorta nel rapporto di lavoro. Né lo spostamento di tale rinuncia dal momento della stipulazione del contratto di lavoro al superamento del periodo di prova è sufficiente per porre il lavoratore al riparo da ogni ricatto, permanendo la sua condizione di maggiore debolezza rispetto alla controparte.

Il ministro Sacconi ha già annunciato un “nuovo statuto dei lavori” che sostituirà la legge 300. Non basterà scavare trincee. Bisogna dotarsi di una proposta contraria ma altrettanto ambiziosa. La presentazione da parte di esponenti del Partito democratico di una proposta di legge sul contratto unico di ingresso (raccogliendo un’idea di Tito Boeri) non mi pare però sufficiente.

Da un lato, essa testimonia della fine di un’illusione sull’uso della flessibilità, ampiamente coltivata nella sinistra mentre a milioni crescevano i precari, e quindi riapre positivamente la discussione, anche sul salario minimo. Dall’altro lato va rilevato che la sospensione della tutela reale contro i licenziamenti (cioè il diritto alla reintegra) per tre anni appare un periodo troppo e inutilmente lungo; la mancata soppressione delle esistenti figure di lavoro precarie un controsenso; la determinazione di una soglia stipendiale per decidere chi ha un rapporto di lavoro a progetto e chi no, un assurdo.

Perché allora non tornare alla proposta che venne elaborata dalla Cgil, che con più coerenza e rigore si proponeva la ricomposizione del mondo del lavoro, smascherando il finto lavoro autonomo in base alla natura del rapporto di lavoro e non alla misura della sua retribuzione?

Alfonso Gianni

Ci sono 6 commenti per questo post
Davide 30 aprile 2010 - 19:09

Forse Epifani è stato morbido e poco incisivo, se paragonato al suo carismatico predecessore Sergio Cofferati. Però è stato fermo e coerente con la linea intrapresa. Che dire, rispetto a Bonanni, Angeletti e tutti gli altri messi assieme è stato monumentale. Il discorso sui fondi negoziali chiusi è un po’ complesso nella sua articolazione, per cui avrei qualche remora a liquidarlo unicamente come furto perpetrato ai danni dei lavoratori. Ritengo ben più grave, invece, che il calcolo della pensione maturata avvenga tenendo conto della contribuzione piuttosto che della retribuzione. E’ infatti proprio il passaggio compulsivo dal sistema di calcolo retributivo a quello contributivo che ha determinato l’esigenza di una pensione complementare, fra l’altro consigliata e non certo imposta ai lavoratori. Argomento spinoso, irto di pericolosi e fuorvianti interpretazioni; meglio riparlarne con più oculatezza. Ciao.

Antonio R. 30 aprile 2010 - 12:40

Riconosciamo, comunque, che anche la CGIL ha le sue responsabilità…

La bozza di legge sono due anni che naviga in Parlamento…e grandi proteste io non le ho viste.

Inoltre non dimentichiamoci lo scippo del TFR a favore dei fondi pensione approvato all’unanimità da CGIL, CISL e UIL…

La linea Epifani non mi è piaciuta. E mi duole vedere che verrà riconfermata. Speriamo cambi comunque qualcosa.

Davide 30 aprile 2010 - 00:03

Cisl, Uil e tutte le altre organizzazioni minori hanno già siglato, insieme a Confindustria, un avviso comune sul tema del’arbitrato. Se chi, per concezione costituzionale, dovrebbe difendere i lavoratori (ossia la parte più debole nei rapporti contrattuali e nelle relazioni industriali) si schiera contro di loro, come è possibile immaginare che proposte ragionevoli possano essere imposte dall’opposizione in Parlamento? Fra l’altro con un centinaio di voti in meno rispetto ad una maggioranza costretta ad approvare col voto subordinato alla questione di fiducia, immancabilmente richiesta dal delegato ai rapporti col governo. Sono certamente ed ineluttabilmente argomenti di interesse politico, ma è pur vero che il sindacato ha abdicato al proprio mandato. Fatta salva la sola Cgil, che ancora conserva le statutarie prerogative sindacali, per il resto le altre organizzazioni si sono palesemente appiattite sulle scelte del governo. Ricordiamoci dell’accordo separato del 22 Gennaio, poi ratificato il 15 Aprile. Il tutto passa con la scusa delle riforme. Ma perchè riformare la legge 300 del 1970? Lo statuto di Gino Giugni costituisce un impedimento alla creazione di posti di lavoro? L’abolizione dello statuto dei lavoratori risolverà il problema del continuo aumento dela disoccupazione? Perchè proporre un’alternativa al progetto di Sacconi? Quanti sanno che la moglie di Sacconi è direttrice generale di Farmindustria? Una decisione è tanto ben presa quanto maggiore è il numero di informazioni in possesso di chi decide. Le corrette informazioni giustificano le scelte agli occhi di chi le subisce. Bene, qui sta il cuore del problema. Chi subisce non ha a sua disposizione le informazioni necessarie ad una precisa valutazione. Comunque ciò non giustifica la colpevole ignavia di chi non va alla ricerca della verità. Fortunatamente un residuo di sindacato ancora resiste e resta con la schiena dritta; Cgil, non demordere. SEL non lasciare sola la Cgil.

Alessio Ammannati 29 aprile 2010 - 17:36

…Credo che l’unico modo di crescere sia quello di mobilitarsi….
correggo…

Alessio Ammannati 29 aprile 2010 - 17:34

Concordo con Alfonso Gianni e riterrei utilissima la costruzione di una proposta di Sel in materia, sia per quanto riguarda il salario minimo, sia per un reddito di cittadinanza, sia per il diritto di reintegra, in qualche modo da rendere universale,sia per aggredire la natura del rapporto di lavoro.
In Sel ci sono competenze in materia. Sfruttiamole anzichè almanaccare sulle unità delle piccole sinistre.
Credo che l’unico modo di crescere è quello di mobilitarsi, sì, ma pure quello di costruire una proposta.

Antonio R. 29 aprile 2010 - 16:28

Caro Alfonso, condivido quello che dici.

Quanto al PD, inutile illudersi. Molto bene l’emendamento Damiano di ieri, ma la proposta del contratto unico di lavoro a garanzie crescenti è pericolosissima.

Facile assumere giovani a tutela 0, tenerli e sfruttarli due anni per poi licenziarli prima che le tutele aumentino al raggiugimento del terzo anno!

La sinistra (esiste ancora? politicamente, intendo…) deve lottare al suo massimo per difendere lo Statuto dei Lavoratori e manifestare contro questo scellerato collegato lavoro.

Purtroppo però ho cattivi presentimenti.

Spero che Vendola, SEL e anche questo sito continuino ad occuparsi del tema settimanalmente.

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