Claudio Fava: «No con l’Udc, primarie a ottobre»

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Nuovo Ulivo? Beh, “nuovo” è un aggettivo impegnativo…», sorride Claudio Fava coordinatore di Sinistra e libertà. «Certo, Ulivo è un’immagine che ha forza evocativa e racconta una stagione di vittoria, ma è nuovo solo se non si limita a indicare chi sta dentro e chi sta fuori dal progetto, e costruisce un’alternativa, una sfida all’Italia». Non le sembra che ci sia questo aspetto nella proposta di Bersani?
«Alternativa per noi non vuol dire solo liberarsi di Berlusconi, ma incidere in profondità nel tessuto sociale e civile del Paese, che rischia di smarrire se stesso anche se Berlusconi va all’opposizione».

Cosa dovrebbe avere questo Ulivo per essere nuovo?
«Porsi alcuni temi e darsi delle risposte, sul piano sociale, istituzionale, dei valori repubblicani. Penso al caso Fiat: la neutralità non è “novità” è un elemento di tatticismo, di pigrizia politica. Nuovo vuol dire cambiare lo sguardo nel merito, non immaginare solo alleanze tra partiti».

Bersani disegna due cerchi: un Ulivo e un’Alleanza per la democrazia, allargata ad altre forze più lontane dal centrosinistra tradizionale, come l’Udc, forse Montezemolo e i finiani…
«Se l’”alleanza per la democrazia” significa un governo istituzionale mettendo insieme pezzi di destra e di sinistra, mi sembra una proposta impraticabile. Io credo che, davanti a una maggioranza che non c’è più, non ci siano alternative alle elezioni. A destra stanno facendo solo dei giri di walzer per decidere chi resta col cerino in mano. Non credo che i finiani torneranno all’ovile, a votare le impunità del premier».

Bersani però va oltre il governo istituzionale. Propone un’alleanza per la democrazia per andare alle urne, una legislatura costituente per sgombrare il campo dalle macerie del berlusconismo. Voi siete disponibili?

«Una legislatura non può avere come ordine del giorno solo il ripristino della democrazia, bisogna affrontare i nodi economici e sociali del Paese. Non si possono accantonare per 5 anni queste emergenze, la definizione delle priorità sociali. Non si governa evocando la democrazia, bisogna fare delle scelte, quelle che non fece il governo Prodi e che per questo ha pagato. Tutto ciò non si può fare con un’alleanza priva di un grado decente di coerenza politica».

Niente alleanza con Casini, dunque?
«Certo, a lui e a Fini ci unisce un senso rigoroso delle istituzioni, una cultura democratica, ma ci dividono molte cose, a partire da una lettura dei problemi sociali. Un’alleanza con l’Udc può anche essere vittoriosa, ma non può produrre un governo utile e coerente».

Dunque è d’accordo con Veltroni che dice no a Sante Alleanze contro il Cavaliere?
«Una Santa Alleanza avrebbe senso per 3 mesi per fare una nuova legge elettorale. Ma come ho detto non ci sono le condizioni, non credo che Berlusconi starebbe tranquillo all’opposizione. Un’alleanza di quel tipo ha il sapore della difesa di un fortino assediato, ma qui bisogna andare all’assalto dell’accampamento avversario per ricostruire le fondamenta di una nazione. Per farlo non basta un’alleanza, neppure in odore di santità. Serve un progetto in odore di verità».

Non teme che un centrosinistra tradizionale sarebbe troppo debole contro Berlusconi e la Lega?
«La vittoria non si ottiene sommando partiti, ma solidificando un’idea capace di parlare al futuro e alla maggior parte del Paese. In Italia ci sono stati momenti di grandi slanci vitali, anche contro la logica dei numeri. In Sicilia, in alcuni momenti, una ribellione civile ha ribaltato consuetudini decennali. Ma per costruire una rivolta culturale contro il berlusconismo ci vuole coraggio…».

Veniamo alle primarie. Per voi restano imprescindibili?
«Per noi un nuovo Ulivo esiste solo con le primarie, che non servono solo se si vota il giorno dopo. Servono innanzitutto a recuperare un rapporto vitale col Paese. La nostra proposta è chiara, ma continuiamo a ricevere attendismi, veti, tatticismi. L’unico che ha dato un via libera chiaro è stato Bersani, e di questo gli va dato atto».

Quando si dovrebbero fare?
«Al massimo entro ottobre, basta incontrarsi per stabilire data e modalità. Servirebbe poco, solo la volontà di farle e accettare il risultato».

Come giudica un ticket Chiamparino-Vendola?
«Un chiacchiericcio, le primarie sono tali se ci sono diversi progetti in corsa che si misurano col consenso. Stavolta non ci saranno finzioni o incoronazioni designate a tavolino».

Andrea Carugati

Fonte: l’unita

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Piero 3 settembre 2010 - 00:48

Penso che al primo punto dovremmo mettere il
ritiro immediato dall’Afganistan,senza attendere i falsi ritiri degli americani.
Quale sovranità ha l’Iraq se rimangono 50.000
soldati americani ed un esercito di contractors
(mercenari)dei quali non si conosce neppure il
numero e che possono compiere qualunque nefandezza certi della assoluta impunità.
Quello che è cambiato è solo che il lavoro
sporco che prima facevano i militari in divisa
ora lo fanno costoro in abiti civili.Gli USA,
lungi dal venire via,pensano in questo modo di
poter controllare la situazione,ma stiamone
certi,se fosse rimesso in discussione il flusso petrolio che gli arriva dall’Iraq essi
ritornerebbero in forze,Obama o non Obama.
Per l’Afganistan,vista la situazione,penso che
vedremo anche qualcosa di peggio.
Sono andato fuori tema e per rientrare dico solo che per quanto riguarda le primarie SEL
deve dire in anticipo,come abbiamo fatto in
Puglia,che se non le vogliono ci presentiamo da
soli onde parare in anticipo l’accusa che ci
verrà fatta di fare il gioco delle destre.
Che sia chiaro fin da subito di chi è la colpa
se dovesse rivincere Berlusconi.

Mazzo 2 settembre 2010 - 17:41

Penso anch’io che le discussioni stiano a zero … infatti per cambiare l’Italia bisogna farlo dall’interno del parlamento e soprattutto dal governo di questo derelitto paese. L’unità dei proletari non ci porta da nessuna parte; occorre un programma condiviso e condivisibile a cui aderiscano le forze democratiche (non cani e porci), dove al proprio interno, possano si coesistere identità differenti, ma non alternative ! La beata solitudine, la convinzione della coerenza, di una parte della sinistra italiana, ci ha portato all’estinzione. Non credo esistano paesi, dove la sinistra sia più litigiosa e frazionista che in Italia. L’emergenza democratica, ci impone di nominare un leader (tramite le primarie), redigere un progetto semplice e realmente alternativo a quello della destra e VINCERE LE ELEZIONI. Dopo, dovremmo dimostrare di essere in grado di governare l’Italia, tenendo una linea coerente ed univoca alle promesse elettorali, non come nell’ultima tragica esperienza di governo del centro sinistra, dove ministri dello stesso governo si dichiaravano all’opposizione di se stessi.

Umberto 2 settembre 2010 - 15:41

SEL e FDS assieme subito, per fare che cosa, su quale programma, solo per arrivare al 4% e portare qualche deputato in parlamento?, per ricominciare subito dopo a dividersi, a discutere del sesso degli angeli o magari della rivoluzione proletaria e del rinnegato Kautski?
Caro Alessandro il tempo è scaduto, con quei compagni non si va da nessuna parte, non hanno la più pallida idea su cosa fare.
A mio parere il documento con il quale ci presentiamo al 1o congresso rappresenta un tentativo alto di capire come la società italiana e non solo si è sviluppata e che cosa può fare la sinistra per dare voce al lavoro ed ai lavoratori. Sarò forse settario ma non mi sembra che RC stia facendo qualcosa di simile,(lasciamo pure perdere il PDCI, fermo alla mummia di Lenin).
E poi, dulcis in fundo, la ricerca sulle intenzioni di voto della settimana scorsa davano il PD al 24%, SEL al 4.5% e RC+PDCI al 1,2% e via via tutti gli altri…
Vogliamo forse resuscitare Lazzaro?

Alessandro 2 settembre 2010 - 11:41

sel e fds assieme. subito…alternativi al pd. le discussioni stanno a zero…se vogliamo salvare la sinistra è questa la strada da percorrere.

Mazzo 30 agosto 2010 - 18:13

Le primarie rimangono un elemento imprescindibile e di vera novità nella politica italiana, a patto che siano vere e con candidati aventi anche mozioni e posizioni molto distanti tra loro, perché è nella differenza che si deve dimostrare di essere realmente di sinistra, accettandone il risultato qualunque esso sia. Mi pare di percepire, in alcune posizioni l’idea del tipo: Si, facciamo le primarie, ma se non vince il candidato che io ho votato, mi riprendo il pallone e vado a giocare nel mio cortile !!
Le primarie devono esser uno strumento per riportare la gente ad incidere veramente sulle scelte, del proprio movimento, i plebisciti già stampati e precotti non hanno senso. Io ritengo che Nichi rimanga, veramente l’unica novità del panorama politico italiano, ma non solo, SEL è l’immagine della sinistra europea che vorrei, che ho sognato per anni, la nostra forza propulsiva, deve incidere all’interno di un centro sinistra forte. I cartelli elettorali, creano unicamente dei mostri a tante teste, che alcune volte vincono le elezioni, ma non sono in grado poi di governare. Penso che ci aspettino tre passaggi urgenti e fondamentali, per la democrazia e la libertà in Italia, nei prossimi mesi, le primarie, il programma ed il congresso fondativo, (non necessariamente in quest’ordine).

Emiliano 30 agosto 2010 - 17:43

Sono un iscritto a SEL ed, essendo residente in Puglia, ho votato Nichi con convinzione assoluta alle ultime regionali. Cio’ premesso leggo con stupore e disappunto la volonta’ di una accelerazione sulle primarie, QUANDO ANCORA NON SI SA SE CI SARANNO LE ELEZIONI ANTICIPATE. E se poi le elezioni non ci saranno? Terremo buono l’esito delle primarie quando si votera’ fra 3 anni a fine legislatura? Inoltre, da pugliese, non apprezzo una eventuale candidatura di Vendola a premier ad APPENA 6 MESI dall’elezione come Presidente della Regione Puglia. Ci siamo dimenticati tutti quanti le critiche che abbiamo rivolto a Michele Emiliano, che voleva candidarsi alle primarie come presidente regionale dopo essere stato confermato Sindaco di Bari pochi mesi prima? Infine ricordo che SEL sta per entrare in una fase delicatissima ed importantissima quale il congresso fondativo; ritengo che i militanti e i simpatizzanti (da Vendola a Fava, fino all’ultimo degli iscritti) debbano dare allo stato attuale priorita’ a questo importante appuntamento, invece di pensare ad organizzare primarie e campagne elettorali per delle elezioni che è tutto da vedere se si terranno a breve termine….

Vanni Maltoni 30 agosto 2010 - 07:33

Beh, io credo che sia ormai assodato come il carisma e la dialettica di un leader siano elementi essenziali per il successo.
Certo questo deve farci ragionare sull’immaturità e lo scarso senso democratico del nostro popolo, ma gli esempi non mancano anche nel resto del mondo.
Il populismo è ormai un metodo politico che ha preso il sopravvento, anche se ritengo che non ne fossimo del tutto esenti anche in passato, un populismo diverso forse ma sempre tale.
Partendo da questo dato di partenza, e cioè che con il populismo bisogna conviverci, è compito della sinistra italiana ridare un senso alla collettività e alla responsabilità individuale.
E’ una cosa molto complicata perchè si è invece affermato, e non solo in italia, un modello completamente opposto: il senso di appartenenza ad una collettività è scomparso e alla responsabilità individuale riguardo il destino delle future generazioni si è sostituito un qualunquismo di massa per cui la colpa è sempre degli altri.
Quindi ciò di cui abbiamo bisogno è un leader anche parzialmente populista, ma che sappia esprimere e trasmettere questo tipo di cambiamento necessario nei comportamenti sociali degli individui. E che lo faccia con un linguaggio comprensibile a tutti, in questo Nichi Vendola a volte pecca un po’ di narcisismo perchè se è vero che il suo linguaggio costringe chi lo ascolta a sforzare un po’ la mente per coglierne appieno il senso (e ce n’è tanto bisogno in un Italia sempre più pigra intellettualmente) è anche vero che dovrebbe far finta di parlare a dei bambini, perchè tali gli italiani sono dal punto di vista della consapevolezza.
Se Vendola sarà o no in grado di assolvere all’importante compito di cui intende farsi carico non è dato ora saperlo.
Viviamo in un’epoca in cui non basta saper produrre idee, occorre anche un grande comunicatore che queste idee le sappia veicolare, altrimenti restano roba per pochi intimi.
Non mi sembra che i commenti di Franco Astengo fossero offensivi verso alcuno, semplicemente il compagno ci mette in guardia da un rischio che esiste: bisogna tenersi talmente al limite che debordare in un leaderismo totalizzante è un passo breve, e magari non sarà Vendola a varcare il limite ma qualcun altro in futuro potrebbe farlo senza incontrare ostacoli se nel frattempo non viene svolto questo lavoro di responsabilizzazione della società italiana (o almeno della sua costola sinistra).
Chiudo dicendo che non mi pare di vedere nessun altro all’altezza del compito al di fuori di Nichi. Bersani, per me che sono dell’Emilia-Romagna, è comprensibile nei suoi ragionamenti ma mi appare comunque eccessivamente arroccato su forme dialettiche tipiche della nostra regione, così come lo era Romano Prodi.
Poi nel PD non mancano i “professori” o almeno vengono percepiti come tali, Enrico Letta ne è un fulgido esempio.
Un DiPietro ha il merito di risvegliare il senso di indignazione (ci vuole anche quello per carità) quanto e meglio di Vendola, ma non è in grado, per il suo modo confusionario di esprimersi, di veicolare idee nel modo corretto.
Questi sono solo esempi per ribadire una volta ancora che Nichi Vendola è quanto di meglio ci sia attualmente nel panorama politico italiano per assolvere QUEL tipo di compito.
Se poi c’è qualcuno che ritiene che la politica si faccia solo dal basso e che non sia importante avere un buon comunicatore, perchè “la forza delle idee” dovrebbe essere sufficiente, beh a costoro dico Benvenuti nell’anno 2010, dove se non sai utilizzare i mass-media non vai da nessuna parte.
E’ triste se vogliamo, ma è così.

Sergio Calef 30 agosto 2010 - 00:31

Io concordo con quanto esposto da Claudio Fava.
Quanto ai vari interventi di ciascun commentatore io credo che al di la dall’accogliere o dal respingere singole affermazioni,che certamente dimostrano una ricca dialettica sempre apprezzabile da parte di uomini della”sinistra” ma che spesso ha rappresentato in sintesi una “grande difficoltà di comprensione” da parte dell’Elettore della strada ed in definitiva ha portato a perdere spesso da un lato le Elezioni e quando vinte ad arroccarsi tra le varie Anime in discussioni di tipo”dividere il capello in cinque”.Si discuta,certo!,ma per costruire un programma in pochi basilari punti veramente alternativi a quanto da sempre propone la Destra ed i Settori della Società che direttamente e/o indirettamente la sostengono.

Stemi 29 agosto 2010 - 23:07

mi assicio a Filippo, è stucchevole ancora che qualcuno ci accusi di essere una forza solo Vendoliana. Nichi è sicuranmente il leader per la forza casrismatica che ha, ma all’interno di SEL c’è tanta altra gente in gamba, Fava ne è un ottima esperessione l’articolo l’evidenza.

Filippo Boatti 29 agosto 2010 - 22:52

Franco, capisco che non hai un circolo dove confrontarti, però smettila di ritenere che gli altri con cui ti confronti siano dei minorati dediti al culto della personalità. Così non hai rispetto per gli altri.

Ugo Francesco Calvo 29 agosto 2010 - 21:51

@stefano, Lo dico da vecchio militante della politica di sinistra (quindi con un minimo di distacco emozionale), Fini è una vera novità politica. Formalmente pone il superamento di una destra connotata clericalmente e, haimé, fascista per recuperarle un ruolo che il fatiscente populismo pdiellino e leghista lascerà come questione identitaria alla politica. In questo si dimostra come il vero capo carismatico della destra costituzionale e borghese italiana. Casini rimane l’ambiguo ondivago del sottobosco culturale politico. Per questo trovo interessante il distinguo tra il livello costituzionale delle alleanze e quello di governo. Pensiamo al nostro ruolo.

Franco Astengo 29 agosto 2010 - 16:00

Per Eros: nessuno ha citato Cofferati, tanto meno chi scrive, che concorda perfettamente sul peggior sindaco di Bologna. In secondo luogo chi scrive non ha mai appertenuto nè al PRC, nè a SD, nè in precedenza al PDS-DS e non ha alcun circolo territoriale in cui confrontarsi. Tanto per chiarire. Grazie per l’attenzione Franco Astengo

Stefano Dall'agata 29 agosto 2010 - 15:09

Scusa Claudio, quale senso delle Istituzioni hanno Fini e Casini che hanno votato per 10 anni tutte le porcate di Silvio?

Ugo Francesco Calvo 29 agosto 2010 - 13:18

Magari SD avesse un simile bagaglio intellettuale, a Torino saremmo meno in ansia.

Simone 29 agosto 2010 - 13:02

grande fava!

Eros 29 agosto 2010 - 12:13

Che dire di questi ripetuti interventi del compagno Astengo che predica solo sventura , che critica Vendola senza mai nominarlo , che , mi ripeto, pensa che tutti coloro che lavorano al progetto di SEL siano succubi , abbiano il cervello all’ammasso .

Questo continuo ‘mantra’ del collettivo in contrapposizione a che cosa ??? Ritiene che siamo tutti ‘plagiati’ ???

Caro compagno Astengo basta con i tuoi sfoghi demolitori : fatteli sul sito di SD , dove forese avresti dovuto scegliere alcuni anni fa cosa fare invece di rimanere in mezzo al guado.

Niemte grazie , almeno da parte mia, ed un invito : se hai l’ossessione del compagno Vendola curati ‘politicamente’ e confronta le tue idee con gli altri compagni/e del tuo circolo territoriale partendo dal manifesto elaborato come base di discussione congressuale che non volendo essere il VERBO , come tu invece pretendi per le tue idee ribadite in reiterati interventi , è passibile di modificazioni , integrazioni ect.ect.

Per finire concordo con quanto espresso dal compagno Boatti in merito al paragone Cofferati-Vendola : vieni a Bologna compagno Astengo a chiedere cosa pensabo non solo i compagni/e ma la maggioranza dei cittadini di Cofferati .

E’ stato forse il peggior sindaco della città assieme a Del Bono e ha rischiato di far rimpiangere il destro Guazzaloca .

Poi Cofferati con la scusa delle ‘primarie’ con il figlio ha menato il can per l’aia fino a quando non ha ottenuto una candidatura blindata per l’europarlamento dove sta comodamente assiso compiendo qualche incursione mediatica per dimostrare di esistere : che misera fine politica ( non certo reddituale ) per il dirigente della manifestazione del Circo Massimo .

Vendola è davvero un’altra ‘narrazione politica’ .

Franco Astengo 29 agosto 2010 - 10:36

Con sincera stima a voi anche da parte mia: è proprio l’espressione “nostro leader” che mi pare inacettabile. Non ci sono ragioni, in questo senso: un partito, se vogliamo sia un partito, ha bisogno di essere costruito collettivamente, senza leadership preventive, formando culturalmente i gruppi dirigenti a tutti i livelli. L’esempio di Cofferati vale soltanto per chi si era illuso; senza una “solidità” complessiva, un “radicamento” delle idee, percorreremo la stessa strada del PD. Il congresso di SeL ad esempio dovrebbe essere gestito collettivamente, anche con la possibilità di presentare documenti alternativi a quello ufficiale, partendo possibilmente dal basso. Si trattò di una esperienza, quella degli “autoconvocati comunisti” che sperimentammo a cavallo della svolta di Occhetto (c’è un libretto che narra quell’esperienza: ” La parola al conflitto” di Clementi e Giovannini, Datanews, non se ancora reperibile che sarebbe interessante recuperare), dando vita anche ad una rivista “A Sinistra” alla quale collaborarono anche DP ed il Movimento per l’Alternativa costruito da Lidia Menapace, Ivano di Cerbo, Sergio Benassai ed altri, che non aveva senso frazionistico e di ricerca del potere, ma si indirizzava allo sviluppo del dibattito. Fu presentata anche una mozione che, per ragioni di regolamento congressuale, fu collegata alla mozione 2 presentandola, in sede locale, come integrazione. Tutto finì con Rifondazione Comunista: partito, al quale personalmente non ho mai appartenuto, che dopo la confusione iniziale e le dimissioni di Garavini, scelse la strada personalistica – presidenziale di Bertinotti, con il risultato di allinearsi ai “no-global”, esaltare l’autonomia del politico, e chiudere con l’esperienza fallimentare dell’Arcobaleno. E’ il caso di ricordare queste cose, anche perchè i protagonisti sono gli stessi. Non basta un buon eloquio, la politica è fatta di tante cose e ha le sue leggi, ineludibili. I salti si pagano (come fu un salto quello di Occhetto: certo che bisognava cambiare, ma il cambiamento deve avere una direzione, non essere considerato tale “in sè” e magari allo scopo di alimentare ambizioni personali)e, purtroppo, li pagano i lavoratori, i precari, gli immigrati, i ceti più deboli. Vogliamo fare un bilancio serio di questo stato di cose, di cosa ha voluto dire l’offensiva neo-liberista e la nostra incapacità di risposta. Pensate davvero, care compagne e compagni, che basta improvvisare un discorso sul “buio e la luce”. Le grandi contraddizioni storiche vanno affrontate per intero. Ad esempio manca completamente una visione della poltica internazionale, che non sia quella degli affreschi “altermondisti” e di un pò di retorica ambientalista. Muta il ruolo della super-potenza che probabilmente si chiuderà in una nuova dottrina di Monroe vista la situazione economica interna agli USA e la nuova coalizione che dirige la politica americana (continuando a far guerre in giro, ovviamente), è abbandonato il progetto dell’Europa politica che per noi dovrebbe essere centrale e l’Italia sviluppa una politica estera di affari di tipo bilaterale con i partners peggiori: Libia, Russia, Cina, paesi dell’ex-Est Europeo, ecc. Rapporti bilaterali che fanno da sponda ai piani conseguenti della ristrutturazione delle relazioni industriali in Occidente (piani che in Italia risultano particolarmente esasperati). Su queste cose non si ragiona, e ci si limita a sperare in “nuova narrazioni”. Ma le cose del mondo sono molto più concrete e non stanno dentro al provincialismo delle “primarie” all’italiana.
Mi fermo qui, altrimenti non ci sarebbe limite all’annoiarvi. Scusate le sfogo e ancora grazie per la vostra attenzione. Franco Astengo

Filippo Boatti 29 agosto 2010 - 10:00

Corretto il ragionamento di Tombelli, ho anche io stima delle proposte di Astengo, che però ha il torto, come ho già detto altrove in questo sito, di essersi convinto che vogliamo costruire un partito plebiscitario del capo, cosa che non è assolutamente fondata. Semplicemente Vendola davvero spicca e questo desta parecchio scandalo, è un fatto inatteso dopo che Cofferati aveva suscito molte attese e poi le ha disattese… ma Vendola è molto più solido culturalmente e laico.

Andrea Tombelli 29 agosto 2010 - 09:35

@Franco Astengo
Grazie Franco per i tuoi contributi davvero professionali e molto chiari, alla fine però mi pare che rimanga questa tua convinzione che la strada giusta non è definita e che ancora stiamo navigando in alto mare, chi per un verso chi per un’altro.
Il tuo tormentone rimane (a mio modesto parere) il rischio di una impronta “personalistica” che di fatto riesca a vanificare l’intero “popolo” del Nuovo Partito.
Condivido gran parte di quello che scrivi solo che facendo parte del cerchio “mediano” dell’insieme “Partito” mi trovo spesso a contatto diretto sia con quello esterno che con quello centrale.
La gente Franco ormai è stata corrotta “mentalmente” da schemi di congreghe e trame, questo a mio giudizio è uno dei motivi della disaffezione alla politica attiva ma anche passiva dell’elettorato.
Il Nostro ruolo (io quando uso il Plurale lo faccio identificandomi nel percorso di SEL) deve proprio andare in quella direzione ossia riabilitare i buoni contenuti dello schema costituzionale iniziando dai Beni Comuni e dell’apparato del pubblico impiego che deve ritornare ad essere una risorsa e non un “parassita nemico” come dipinto e divulgato dalla cultura di questa nuova destra faccendiera.
Il discorso è lungo vorrei solo chiarire che se da una parte il rischio del personalismo della politica esiste davvero dall’altra la base elettorale al momento premia questo schema e non possiamo per motivi di “purezza ideologica” rinunciare alla spinta propulsiva del nostro Leader o ignorare che le sue qualità in questo momento sono le più adatte per uscire dall’incubo affaristico berlusconiano.
Con sincera stima
Andrea Tombelli

Ugo Francesco Calvo 28 agosto 2010 - 23:55

Io trovo interessante la possibilità che si definisca una prassi parlamentare su “due livelli” quello di “governo” e quello di “garanzia costituzionale” significherebbe recuperare un “livello di democrazia” oggi assente e storicamente inedito. Resta il programma di governo. In questo paese ci sono gli interessi delle Marcegaglia, Todini, Guidi e dei Marchionne e per contro gli operai di Termini Imerese, di Pomigliano, di Melfi, Modena. Noi che faremo?

Antonio Di Sabato 28 agosto 2010 - 22:32

Vincitori fallimentari. Questa è stata la paradossale natura dell’Ulivo. Non credo sia in alcun modo fruttuoso riassemblare il puzzle di culture e provenienze con il solo scopo di mandare Berlusconi (e i berlusconiani) all’opposizione.
Vincere ma soprattutto governare. Il “nuovo” Ulivo non può (ri)fondarsi come lega di azione anti pdl ma ha il dovere di esprimere un progetto di governo plurale nelle fonti ispiratrici ma univoco nella sua definizione e nella sua attuazione. Credo che tutto ciò sia possibile solo a patto che delle VERE primarie mettano definitivamente alla porta tutti quei leader, o presunti tali, che continuano a muovere le fila della sinistra italiana nell’ombra.
Primarie che rappresentino un autentico scontro tra big e non il solito siparietto di vittorie annunciate.
Un confronto di questo genere, reale e non al servizio del vincitore già scelto d’ufficio, non credo si possa tenere ad Ottobre in sovrapposizione al congresso SEL …

Franco Astengo 28 agosto 2010 - 17:22

NUOVO ULIVO E ALLEANZE DI GOVERNO
La proposta lanciata in questi giorni dal segretario pro-tempore del Partito Democratico orientata a formare un “nuovo Ulivo” contiene al suo interno un elemento che possiamo ben definire come parzialmente originale, relativo, cioè, ai due livelli in cui dovrebbe comporsi l’eventuale alleanza elettorale e, se possibile, la nuova maggioranza parlamentare: un livello “di governo” provvisto di un proprio programma in quel senso formato dai partiti che entrerebbero a far parte dell’esecutivo, ed un livello definito di “garanzia costituzionale” formato da partiti collegati a quelli di governo da un progetto di difesa della Costituzione Repubblicana ma collocati al di fuori dall’esecutivo .
Si potrebbe fare un paragone con i cerchi “concentrici” con i quali Maurice Duverger nel 1951 classificò la struttura dei partiti di massa: un cerchio concentrico più “esterno”formato, per così dire, dai “simpatizzanti”, un primo cerchio interno formato dai “militanti attivi” ed un cerchio centrale con la cosiddetta “dirigenza”. Ho riassunto per sommi capi , si potrebbe pensare a maggioranza costituzionale, maggioranza di governo, governo vero e proprio, senza citare alla lettera e senza approfondire granché, ma è stato tanto per sviluppare un punto di riflessione che potrebbe, però, alla lunga essere utile.
Così come potrebbe essere utile cercare di approfondire la proposta del segretario del PD dal punto di vista di una analisi storico – politologica (ci limiteremo a questo aspetto, non entrando nel merito delle affermazioni svolte proprio questa mattina sulle colonne del Manifesto da Ida Dominijanni)
Tentiamo questa strada, pur restando convinti di non disporre dei mezzi culturali sufficienti a disposizione, ma con l’idea di tracciare un sentiero di dibattito che altri, ben più autorevolmente, potrebbero percorrere.
In primo luogo la proposta del segretario del PD contiene un elemento sicuramente importante: ribadisce il carattere parlamentare della Repubblica ( anche in relazione alle presenti polemiche tra presunti fautori di una inesistente costituzione materiale, basata sulla personalizzazione della politica e sull’investitura diretta da parte degli elettori quando non sulle auto-candidature, ed i difensori della “forma” della Costituzione).
Va affermato con chiarezza che si tratta di un errore enumerare, nel nostro caso le Repubbliche: la Repubblica è una sola, fondata sulla centralità del Parlamento, sull’assenza del vincolo di mandato per deputati e senatori, sulla fiducia che il governo deve ricevere da entrambi i rami in cui è suddiviso il nostro istituto parlamentare, sull’assegnazione dell’incarico di Presidente del Consiglio (non ancora Capo del Governo, anche se in quel senso ci sono state modificazioni legislative rilevanti nel corso degli anni) da parte del Presidente della Repubblica che ha anche il compito di firmare i decreti di nomina dei Ministri.
Ciò ricordato, per buona memoria che non fa mai male, si può ben sostenere che questo tipo di proposta sta dentro al quadro costituzionalmente definito come, invece, non accade per le proposte di elezione diretta ( l’attuale legge elettorale è “border line”, con la fittizia indicazione del “capo del coalizione”: ma quando la legge fu varata qualcuno, a sinistra, pensava ad una “reductio” del sistema a bipartitismo).
Inoltre, volente o nolente, al di là delle dichiarazioni di facciata il segretario del PD ha indicato una strada d’uscita dal già fallito bipolarismo italico: i poli, infatti, saranno, nel caso che la sua proposta fosse accolta, almeno tre; la maggioranza di governo; le forze della maggioranza “costituzionale”; l’opposizione (se sarà unita).
Ovviamente , il tutto, nel caso che il Nuovo Ulivo riuscisse a vincere le elezioni ( ci sono, ovviamente, molti dubbi in proposito, ma tant’è se si cerca di fare un poco di modellistica sistemica vale la pena di immaginare un esito del genere).
Dal punto di vista dei riferimenti storici potremmo definire, invece, questo tipo di situazione come da “appoggio esterno”.
Una pratica che, al tempo della legge elettorale proporzionale, fu usate spesso ed anche, in particolare, in momenti topici della storia politica d’Italia.
Esiste, ovviamente, una differenza di fondo che deve essere ben sottolineata e tenuta a mente: in quel periodo i partiti si presentavano ognuno per proprio conto e le alleanze era stipulate conosciuto l’esito delle elezioni; adesso si è costretti ad allearsi prima (qui sta una controindicazione forte rispetto alla proposta oggi in discussione: i due livelli, di governo e di garanzia, dorranno presentarsi assieme, per imposizione diretta della formula elettorale legata al premio di maggioranza e alle soglie di sbarramento, e si dovrò stare attenti ed avere grande capacità politica a non confondere il tutto, fornendo l’impressione della cosiddetta “ammucchiata” .
Certo lo scopo è nobile e va nell’auspicata direzione del CLN.
Riferivamo di precedenti storici, nel bene e nel male ( gli esempi sono sempre legati al concetto di “appoggio esterno” che usiamo compiendo consapevolmente una certa forzatura, ma è per dare a tutti una idea di ciò di cui ci sta occupando concretamente): al di là dei “monocolore DC” di tipo balneare (tradizionalmente guidati da Leone) pensiamo alla storica occasione delle “convergenze parallele”, definizione coniata da Moro per indicare la reciprocità dell’astensione, sui due lati, di monarchici e PSI ,al governo Fanfani dopo la crisi Tambroni del luglio ’60 (e in quell’occasione fu definitivamente allontanata la possibilità che il MSI rientrasse nell’area di governo: un risultato non da poco, insomma) o il governo delle “astensioni” del 1976 che risolse, provvisoriamente e con grande precarietà, lo “stallo” seguito all’esito elettorale del 20 Giugno di quell’anno all’interno di una situazione drammatica che, poi, con il rapimento Moro si sarebbe trasformata in tragica.
In tempi più recenti (tralasciando anche le occasioni in cui la DC votava contro il proprio governo per provocare le elezioni anticipate: accadde ad Andreotti e a Fanfani, in occasioni diverse) pensiamo al governo Dini, quello del “ribaltone”, formato da tecnici e sostenuto da una maggioranza ibrida che, comunque, aprì la strada alla vittoria dell’Ulivo; e la”storiaccia” almeno dal nostro punto di vista della “desistenza” nell’occasione delle elezioni del 1996, cui seguì la spaccatura di Rifondazione Comunista e la formazione di una nuova maggioranza (il PRC inizialmente aveva avuto proprio un atteggiamento da “appoggio esterno”; dopo che aveva già subito, nel 1995, una prima scissione proprio sul tema della fiducia al già citato governo Dini).
Insomma: precedenti storici contraddittori e non sempre felici che, debbono però essere ricordati,sia pure in un contesto diverso se si vuol tentare di analizzare a fondo lo stato delle cose in atto.
Tutto questo perché un chiaro elemento di prospettiva, nella dinamica politica odierna, può ben essere tirato fuori: è evidente che una soluzione come quella proposta dal segretario del PD non possa che essere considerata “a termine” con l’obiettivo di recuperare una logica di patto politico fra i contraenti l’accordo a due livelli e l’elaborazione di una nuova legge elettorale che dovrebbe essere votata, appunto, da una nuova maggioranza (senza un passaggio elettorale questo discorso resterà semplicemente sulla carta).
Nuova legge elettorale che, par di capire dallo schema della proposta, non potrà che essere imperniata sul sistema proporzionale (punto di partenza, questo, per trovare una intesa più dettagliata: ma i tempi saranno stretti).
Resterà da verificare, e questo sarà un tema di reale interesse per gli analisti, l’effetto concreto che potrà avere un esito del genere di quello ipotizzato nella proposta ( i due livelli di governo) sull’intero sistema.
L’auspicio è quello della sconfitta delle velleità presidenzialistiche e, nonostante tutti i richiami alla modernità, di un arretramento del concetto negativo di personalizzazione della politica.
Grazie per l’attenzione
Savona, 28 Agosto 2010 Franco Astengo

Vanni Maltoni 28 agosto 2010 - 15:18

Intervista di Repubblica ad Antonio di Pietro.

ADP: “Chi ha rilanciato la questione morale abbia il coraggio di mandare a casa Berlusconi, altrimenti sono dei quaquaraquà e dei millantatori”.

Repubblica: A chi si riferisce, onorevole Di Pietro?
ADP: “Ai finiani. I centristi dell’Udc poi hanno una cultura da Prima Repubblica e non si schiodano dalla poltrona”.

Repubblica: Berlusconi e il suo governo quindi restano in sella, altro che elezioni anticipate?
ADP: “Per il bene del paese sarebbe auspicabile liberarci di Berlusconi e del suo sistema piduista di governo, ma c’è una maggioranza parlamentare: non ci sono 316 deputati che lo sfiducino per andare a nuove elezioni. Resta inteso che noi dell’Italia dei Valori siamo impegnati allo spasimo per mandarlo a casa”.

Repubblica: C’è però uno sfaldamento del Pdl. Lei all’orizzonte cosa vede: un governo tecnico o elezioni anticipate?
ADP: “Alle elezioni si deve andare al più presto. Ma questo accadrà solo se c’è uno scatto di dignità da parte di quella che mi piacerebbe già definire ex maggioranza, in verità penso siano solo Ponzio Pilato. A governi tecnici o istituzionali, come li chiamano, dico no. Sono furbate con le quali si dovrebbe realizzare una maggioranza diversa rispetto al volere degli elettori. In un sistema bipolare rappresentano un astuto stratagemma. Io per primo vorrei gareggiare ad armi pari e a regole del gioco trasparenti. Vorrei tanto poter affrontare una campagna elettorale con una legge elettorale degna di questo nome e regole d’informazione plurali, paritarie. Diciamo che è più facile che la luna entri nel pozzo piuttosto che questi parlamentari si assumano la responsabilità di affrontare l’emergenza democratica. In fatto di legge elettorale poi, Fini ne vuole una, Casini un’altra, Bersani non si sa quale”.

Repubblica: Lei resta dell’idea che se la crisi di governo è conclamata, bisogna andare alle urne?
ADP: “Direi sì solo a un governo a termine, di 90 giorni, di cui sia garante il presidente Napolitano per fare la legge elettorale e ristabilire pluralismo e libertà d’informazione. Le questioni dell’economia, dell’occupazione vanno affrontate da un governo legittimato dal voto popolare. Perciò mai come in questo momento è importante la coalizione. Potremmo vincere le elezioni. Nonostante questo centrosinistra”.

Repubblica: L’alleanza larga, democratica, costituzionale e il Nuovo Ulivo proposto da Bersani nella lettera a Repubblica, la convincono?
ADP: “Limitiamoci a un’analisi semplice. Fini non potrà mai più rifare una coalizione con Berlusconi. Ma neppure con il Pd e la sinistra: non lo voterebbero neppure sua madre e sua sorella. Tende infatti a costruire un centrodestra alternativo alla destra berlusconiana. Un nuovo Ulivo non si fa certo con Fini. Ci si può mai alleare con uno che ti dà una coltellata? O sono scemo o mi chiamo Bersani. Fini parteciperà a un’altra area”.

Repubblica: E Casini?
ADP: “Il leader dell’Udc si mette in mezzo per mantenere il potere d’interdizione che gli serve come il cacio sui maccheroni per prendere posti nelle spartizioni e nelle lottizzazioni”.

Repubblica: Insomma, sul progetto-Bersani pollice verso?
ADP: “Di Alleanza democratica e del Nuovo Ulivo mi piacciono i nomi. Bisogna però essere conseguenti. Nella prossima legislatura mi sta bene un’alleanza il cui perno siano Pd-IdV e forze di sinistra. Ma mai si potrà allargare a Fini e a Casini: il primo sta a destra; l’altro fa solo casino”.

Repubblica: Come la cambierebbe questa legge elettorale?
ADP: “Premetto. Un comportamento etico lo si può avere anche con il Porcellum: noi non abbiamo candidato i Dell’Utri e i Cuffaro. Siamo per il sistema bipolare, per un maggioritario con collegi uninominali. Se però si vuole un sistema tedesco, andiamo a vedere, purché ci sia l’indicazione preventiva della coalizione”.

Andrea Il Rosso 28 agosto 2010 - 15:16

SeL e FdS insieme. diffidate del PD, appena potra vi distruggerà (ricordate le ultime elezioni in puglia?)

Vanni Maltoni 28 agosto 2010 - 15:03

Io credo che al di là dei programmi sia molto importante a questo punto la strategia che si metterà in campo.
Il PD sta facendo delle manovre che a me non piacciono per niente, ho la sensazione che stia prendendo tempo per impedire alle forze alla sua sinistra e alla sua destra di organizzarsi.
I motivi possono essere i più svariati, si può pensare il peggio possibile (ovvero un PD organico al piano della P2) o il meglio possibile (esistono 2 anime, una vorrebbe allearsi con le forze di sinistra, l’altra con quelle di centro-destra).
O forse vorrebbero mantenere un ruolo egemone nella coalizione, il che sarebbe possibile qualora aggregassero tutto e il contrario di tutto (da Vendola a Fini?) per poi fare il solito governo di cartapesta che cadrebbe al primo soffio di vento per riconsegnare il potere nelle mani di quello là.

Di fronte a tanta impudicizia da parte dei democratici (che con arroganza sostengono che le loro primarie debbano valere per tutti, manco avessero il 50%), SEL e Vendola che fanno?

Ora io posso capire che a qualcuno Di Pietro non piaccia per niente, tuttavia partiamo dal concetto che l’IDV non è solo Di Pietro e che tra i suoi elettori la stragrande maggioranza proviene dalla sinistra. Analizziamo poi le parole del Trebbiatore Molisano (così facciamo contenti i suoi detrattori) il quale è effettivamente l’unico ad aver chiuso in questi giorni la porta in faccia a Fini e Casini, quanto e più di Nichi Vendola.
A questo punto una strategia politica seria prevederebbe un incontro in tempi strettissimi fra IDV e SEL per dar vita ad un primo nucleo di coalizione, in seguito si proceda allo stesso modo con FDS, PSI, Verdi, Radicali, anche Grillo, per valutare se le loro posizioni sono subalterne al PD o se invece abbiano una propria linea indipendente, oppure nel caso della FDS e M5S la loro reale volontà di partecipare ad un governo che veda al suo interno partiti come PD e IDV.
Io credo che sia possibile fare un lavoro di aggregazione di forze a sinistra del PD che coinvolga anche settori della società civile e movimenti, un’aggregazione che se fatta nel modo giusto potrebbe valere in voti fra il 15 e il 20%.
Le primarie facciamocele noi, e scegliamo un candidato (Vendola vince facile), POI andiamo dal PD e ci presentiamo uniti in coalizione a trattare alla pari, e se vogliono stare in coalizione mandino il loro candidato a nuove primarie contro Vendola.

Bisogna costringerli a gettare la maschera, una volta per tutte. Il PD deve dimostrare chiaramente e senza appelli se è un partito di centrosx oppure no, se vuole far parte di un’alleanza seria oppure intenda tagliar fuori tutte le forze politiche sgradite a Confindustria e al mondo finanziario.
Se sia dalla parte del popolo o dalla parte di chi il popolo lo sta schiacciando e umiliando.
Dalla parte della FIOM o di Marchionne.

Edoardo Trotta 28 agosto 2010 - 14:40

Cari Compagni e amici,
ancora una volta ciurlano nel manico. Sulla stampa appaiono articoli i quali sostengono che Bersani sarebbe stato eletto nelle primarie.
Ma quelle erano le primarie di un partito, sebbene fondamentale per la coalizione, non le primarie per eleggere il candidato premier.
Io ad esempio, riconoscendomi in SEL, non ho votato.
Avrei votato per un Presidente del Consiglio in “pectore”.
Ciao a tutti.

Cupido 28 agosto 2010 - 11:38

Cari compagni e care compagne,
abbiamo davvero capito cosa voglia dire un “nuovo” Ulivo? Non ho mai amato i tuffi nel passato, anche quando si tratta di rispolverare alleanze o semplici terminologie: l’Ulivo – vecchio, come l’abbiamo conosciuto – ha avuto senso e fortuna nel 1996, quando quel riformismo, non ancora distorto, fu propulsore di un’alleanza sociale vasta. La gente del centrosinistra chiedeva un nuovo patto (politico, sociale, culturale) e l’intuizione fu giusta: percorrendola si prospettò per il Paese uno scenario importante. Oggi il “nuovo” Ulivo mi sembra più un ghetto che un progetto politico. Mi sembra un recinto entro il quale ci stà un riformismo stanco e fuori tutto il resto che in questi mesi s’è creato a sinistra del riformismo italiano. L’Unione non ha dato i frutti sperati, ma siamo davvero convinti che quell’idea sia da buttare del tutto? Dove parte il nuovo Ulivo? Quali culture vuole esprimere? Quali vuole integrare e quali rigettare? Quale progetto vuole costruire per il Paese? Dove vuole arrivare? Oltre il berlusconismo oppure solo un pochino al di là?

Andrea Girotti 28 agosto 2010 - 10:14

come al solito sono d’accordo con fava.si ad un nuovo ulivo (in questo modo battemmo 2 volte la destra) ma SENZA UDC di cuffaro e compagnia cantante.e poi al pimo emendmento sui temi etici andremmo sotto…

Saintorok 28 agosto 2010 - 09:59

Nuovo Ulivo? SEL energia nuova? guardiamoci, io vedo in SEL un sacco di ex (PCI, DS, rifondazione, verdi, comunisti italiani etc etc) e spesso pensionati (con tutto il rispetto possibile) ma definirci nuovi..

Valerio 28 agosto 2010 - 09:07

Bravo Fava condivido a pieno tutto il tuo intervento,comunqe una cosa è sicuro bisogna fare carte false per mandare casa berlusconi,è il male peggiore che a l’ italia dal dpoo guerra.ciao è avanti con sistra e librtà

Paolo Ar 28 agosto 2010 - 08:45

Gent. On Fava,

Capisco che battere Berlusconi è prioritario ma dare l’onoreficenza a Fini come grande portatore di “cultura democratica” mi sembra abbastanza fuori luogo. A meno che fra i “Padri” di SeL non venga inserito anche Giorgio Almirante. L’ossessione contro Berlusconi a volte fa dire cose incomprensibili, mi riferisco soprattutto ad altri esponenti del centro sinistra (PD, IdV, etc.). Berlusconi politicamente morirà da solo non peschiamo alleanze culturali inverosimili.

Antonio P 28 agosto 2010 - 08:41

cari compagni incomincio ad aver paura che abbiamo tutti perso la ragione;
Io capisco che faccia comodo per un partito appena nato avere un leader telegenico e che gode di buoni uffici presso i mass media, ma non mondatevi la testa il pd idv e compagnia brutta se ne stanno freganto altamente di voi non vi daranno le primarie e faranno le alleanze più disgustose possibbili pur di raccattare un pò di potere e se ne fregeranno dei problemi della gente.noi dovremmo essere un’altra cosa concentriamo le nostre forze per creare un avera alternativa a sinistra; la gente vota berlusconi anche perche a sinistra non c’è niente.uniamo SeL e FdS e vedrete che riusciremo ad agregare tutto quel vasto mondo di sinistra che oggi e sdegnato dalla politica.il potere a tutti i costi lasciamolo a gli altri che noi siamo meglio.
antonio p PRC FAVARA (AG)

Franco Astengo 28 agosto 2010 - 08:21

Di seguito un piccolo contributo per Nino Liso.
SCHEMA PROGRAMMATICO
L’idea avanzata ormai da diverso tempo (almeno dalla sconfitta elettorale dell’Arcobaleno nel 2008) di un nuovo soggetto politico unitario della sinistra italiana non sta decollando: per onestà intellettuale questo dato deve essere ammesso anche da chi, come ad esempio chi redige queste note, continua ad essere convinto della sua giustezza e della sua opportunità.
I dirigenti in carica della sinistra italiana stanno prendendo strade diverse: Sinistra e Libertà, come dimostra anche il documento preparatorio relativo al prossimo congresso nazionale, sembra proprio aver preso la strada del movimentismo – presidenzialismo puntando a fungere da supporto alla candidatura del Presidente della Regione Puglia alle futuribili elezioni primarie che il PD, al momento delle elezioni anticipate o meno, dovrebbe indire per scegliere lo sfidante al ruolo di Capo del Governo (usiamo termini da “costituzione materiale” e non da “costituzione formale) opposto all’attuale titolare dell’incarico; la Federazione della Sinistra pare voler aggregare all’interno di un recinto identitario (si legge, da qualche parte, di unità dei comunisti per un progetto rivoluzionario: così alcuni suoi esponenti intendono, appunto, la Federazione) all’interno del quale far trovare alloggio i soggetti residui di una storia che pure, a nostro modesto giudizio, potrebbe essere impiegata diversamente.
Intendiamoci bene, rispetto a questo punto : come vedremo meglio in seguito non è assolutamente nostra intenzione negare la necessità di una “identità forte”, si tratta però di una questione riguardante la necessità di una formazione identitaria “progressiva” e, per l’appunto, di “recinti” (poi , nota politologica spicciola, le Federazioni non funzionano mai: ma questo è un altro discorso)
I dati in nostro possesso, quindi, non risultano particolarmente confortanti: eppure, convinti di non essere provvisti soltanto di ostinazione soggettiva ma anche di qualche buona ragione politica, pensiamo valga la pena di insistere nella nostra proposta originaria.
Quella, tanto per riassumere, di un nuovo soggetto politico, un partito della sinistra italiana (facile il riferimento alla Linke, anche se da noi, è bene ricordarlo, storia e percorso dovrebbero essere affatto diversi dal caso tedesco) in cui trovino posto i portatori della migliore tradizione comunista e socialista in un nuovo crogiolo di idee e di proposte, adeguate alle temperie dell’oggi: un soggetto fondato, ovviamente, senza voli pindarici, sull’esistente, cercando di recuperare i moltissimi che si sono allontanati negli anni (forze vive, intendiamoci bene, nella realtà sociale e culturale) e proponendo ai giovani un percorso diverso da quello di una semplice affabulazione verbale.
Un ruolo che il PD non può assolutamente assolvere, per ragioni “strutturali” riguardanti la prevalenza di una concezione della politica, che alberga in quel partito, minato da una assenza di identità dovuto alla deprivazione della memoria e dall’esistenza di un compromesso interno assolutamente frenante per il futuro.
Appare altrettanto evidente che le divisioni nella maggioranza di governo, se potranno portare a soluzioni traumatiche in tempi brevi, come quella delle elezioni anticipate, sono inutilizzabili sia allo scopo di varare un progetto di transizione, sia – a maggiore ed assoluta ragione – nella prospettiva di un mutamento reale nella guida del Paese (oltre all’interrogativo non banale che è necessario porci, rispetto ai reali margini di manovra politica di questa scissione di “Palazzo” del PDL).
Il primo punto, ponendoci sul terreno di un possibile schema programmatico, è quello del passaggio dal “pensiero debole” al “pensiero forte”.
Serve (siamo coscienti che, per molti, ciò che stiamo per affermare possa apparire come una bestemmia) una nuova concezione dell’ideologia, da cui non scaturisca né una teoria della dittatura, né una teoria contrattualistica della democrazia, ritornando all’idea che la politica non debba avere come “oggetto” soltanto il potere.
Una ideologia che proponga, invece, una critica della concezione della politica quale mera sfera della mediazione e della rappresentatività con una interpretazione attiva del rapporto tra struttura e sovrastruttura (profondamente modificatosi, in questi ultimi tempi, soprattutto a causa dell’innovazione tecnologica sul terreno della velocizzazione dell’informazione e, di conseguenza, dell’antico meccanismo della globalizzazione economica, culturale, sociale).
Deve essere introdotta, a questo proposito, una nuova concezione della soggettività “non presupposta, ma posta; non individuale ma collettiva”, puntando alla costruzione di un “blocco storico”, da realizzarsi proprio attraverso le categorie d’uso della politica (dizione riunificata, a livello europeo, delle tre versioni anglosassoni di policy, politcs, polity), allo scopo di esprimere l’unità di un processo storico reale, quale soluzione non speculativa del rapporto di implicazione tra economia, politica e storia realizzando così il momento egemonico della volontà politica.
Questo ritorno ad un “pensiero forte” non può non tradursi, nello specifico dell’attualità del “caso italiano” con il porsi del tutto controcorrente al modello “maggioritario-presidenzialistico”, introdotto surrettiziamente nel nostro sistema politico, a Costituzione invariata, facendo valere l’idea di una “costituzione materiale” da rispettare in nome di una presunta volontà popolare.
L’accettazione dell’idea dell’esistenza di una “costituzione materiale” , suffragata dall’accettazione del ruolo di “capo della coalizione” il cui nome viene scritto sulla scheda elettorale ( e, di converso, l’elezione diretta di Sindaci, Presidenti di Provincia e di Regione), va respinta con forza: perché è proprio su quel terreno che la destra attacca ruolo, strutture, presupposti della nostra democrazia: l’idea “maggioritaria-presidenzialistica” si muove, oggettivamente, su di un terreno sostanzialmente speculare a quello offerto dalla peggiore destra italiana, negando il ruolo dei partiti (soggetti ancora decisivi, tra difetti e limiti giganteschi che non saremo certo noi a sottacere ed esempi assolutamente disastrosi nella realtà italiana, per il funzionamento del meccanismo democratico), la loro capacità di necessaria “integrazione di massa” e la centralità delle istituzioni rappresentative a tutti i livelli, al centro come alla periferia.
Il tema della “questione morale”, inoltre, deve essere collegato direttamente ai temi della concezione della politica che abbiamo fin qui, sia pure sommariamente, cercato di affrontare: la “questione morale” non può essere intesa come questione particolare.
La “questione morale” è la “politica”, non tanto nelle scelte dei singoli ( cominciando ad allontanare questa idea dell’esibizione del privato come fatto politico e, quindi, riflettendo sui temi della personalizzazione, dell’uso dei mezzi di comunicazione di massa, dei costi della politica, quali fattori che producono “questione morale”): non deve, di conseguenza, essere evocata ma “praticata” nel concreto delle scelte.
Nella sostanza l’idea concreta da sostenere al fine di rendere coerenti, sul piano della dinamica politica quotidiana, i postulati fin qui enunciati è quella di un sistema elettorale di tipo proporzionale (si può discutere, ovviamente, sul piano tecnico del nesso tra rappresentatività e governabilità da ricercare con equilibrio,ricordando sempre il dato prevalente, fondamentale, della rappresentanza) e la negazione di qualsiasi forma di investiture diretta per le cariche monocratiche.
Sul terreno del dibattito istituzionale va ancora ricordato come, accanto alla difesa del carattere parlamentare della Repubblica, vada collocata anche la difesa, altrettanto rigida, della suddivisione dei poteri ed, in particolare, dell’indipendenza della magistratura da qualsivoglia ingerenza del potere politico (ci riferiamo alla composizione del CSM e alla suddivisione delle carriere).
L’aggressività della destra, nella crisi, ci richiama, però, a questo punto alla necessità di operare per la definizione di un compromesso, posto prima di tutto nel campo del “modello”, riferendoci ai temi economico-sociali.
Nelle condizioni date, e in particolare rispetto ai rischi seri di divaricazione fra le diverse aree dell’Europa e nei riguardi del resto del mondo, la destra liberista, che governa in Italia, Germania, Francia e Regno Unito, pare non avere altra strada che quella di una destrutturazione del quadro delle relazioni industriali (fortemente accentuato e squilibrato, in Italia, dal “caso Fiat” e dall’assenza di un vero e proprio tessuto industriale nei settori strategici), della crescita delle diseguaglianze (con l’uso dell’immigrazione in funzione della creazione di un “esercito di riserva”, sfruttandone le inevitabili contraddizioni sociali, per esaltare l’idea dell’ordine pubblico e della “sicurezza”, con respingimenti, rimpatri forzati, ecc), dell’ulteriore riduzione dei margini di un welfare-state ormai residuale e dalla conseguente riduzione degli spazi di democrazia ( su quest’ultimo punto il “caso italiano” torna ad essere particolare, perché si tratta di un liberismo portato avanti da un governo di stampo populista, un populismo di cui è componente essenziale l’etnoregionalismo della Lega Nord in assoluta funzione di collettore radicato sul territorio degli “egoismi correnti”, cui non riesce minimamente a contrapporsi una opposizione che appare tutta interna alla stessa logica liberista con inutili pretese di impossibile “temperamento” e nell’incapacità di porsi, almeno, in termini moderatamente socialdemocratici).
Eppure la questione del compromesso è quella decisiva: un compromesso che deve essere ricercato poggiando su tre pilastri: la capacità di un rinnovato intervento pubblico in economia (da finanziare attraverso l’uso della leva fiscale, utilizzata propriamente nel senso dei patrimoni, delle transazioni finanziarie internazionali, delle imposte sull’inquinamento, ecc.) per puntare ad investimenti di tipo “collettivo” e non a rilanciare, attraverso il finanziamento senza contropartita degli stessi autori della crisi in atto posta in essere attraverso uno scriteriato meccanismo di finanziarizzazione dell’economia.
L’idea deve essere quella di combattere diseguaglianze e consumo individualistico puntando, ad esempio, al rilancio delle infrastrutture ferroviarie, alla difesa dell’ambiente, al riassetto idro-geologico del territorio, alla ricerca di energie alternative rinnovabili.
Ancora: serve la ripresa di una “politica dei redditi” che punti ad attutire il meccanismo delle diseguaglianze e ad affrontare il tema della precarietà del lavoro, con una linea sindacale orientata non solo verso il puro conflitto o – all’estremo – all’assoluta condiscendenza ma, rifiutando il neo corporativismo, sia finalizzata all’integrazione dei soggetti più deboli: precari ed extra-comunitari costretti al lavoro nero (questo è un punto, fra l’altro, direttamente collegato al tema dell’evasione fiscale).
Il livello cui questo compromesso deve essere ricercato non può che essere quello europeo, almeno a partire dalla zona più forte d’Europa, ammettendo anche la realtà ineludibile di una “Europa a due velocità” e partendo da una “dimensione nazionale” per pervenire – appunto- a quella europea (anche in questo caso l’ipotesi di deperimento rapido del concetto di “Stato-Nazione” è apparsa rivelarsi come un pericoloso boomerang.
Tutto questo discorso, che a molti potrà anche apparire strampalato, ci riporta però alla politica nell’immediato: alla necessitò di un partito di sinistra adeguato a questo compito e ai rapporti in sede europea (e la questione PSE/GUE appare essere una questione di grande importanza).
Nell’ambito della crisi in atto il già ricordato “caso italiano” ( ormai collocato alla retroguardia in Europa e complessivamente del tutto sistemato “alla periferia dell’Impero”) è, ancora aggravato, dal colossale pasticcio degli Enti Locali, Regioni in testa, che hanno accumulato un disavanzo enorme, a causa di sprechi indotti dal sistema (un “federalismo pasticcione”, reso possibile da una riforma della legislazione rivelatasi davvero negativa) e dagli sprechi “soggettivi” di un sistema che ha visto le Regioni trasformarsi, grazie a fattori politici decisivi quali quelli dell’elezione diretta dei Presidenti e la creazione di veri e propri “centri di potere”loro legati, in luogo dei partiti di provenienza (partiti, sia ben chiaro sempre più lontani dall’esprimere una capacità di intervento sul piano della cultura politica e dell’espressione di coerenti politiche pubbliche), in soggetti di “spesa” e di “nomina”, in luogo delle prerogative di legislazione dettate dalla Carta Costituzionale ( a questo dato si aggiunga l’elemento del debito, comune a Regioni, Province, Comuni, gonfiato da fasulle “cartolarizzazioni” e dalla presenza estesa, dei cosiddetti “titoli tossici”: fattori che rendono i bilanci degli Enti Locali, nel loro complesso, del tutto inattendibili).
In conclusione ci pare di poter affermare come la situazione internazionale e quella italiana siano accomunate da una crisi profonda della democrazia che, in Italia, assume anche l’aspetto del rischio di avanzamento di un regime populistico – personalistico che pure si è già affermato con forza: è necessario che la sinistra rifletta su questo, sulla sua identità, sulla sua attuale strutturazione, su quanto e come abbia già ceduto all’avversario introiettando parti del pensiero più profondo, della necessità di stabilire un ampio arco di alleanze per favorire una fuoriuscita da questo stato di cose innervando, contemporaneamente, l’intera cultura politica di una diversa capacità di riflessione e puntando alla crescita dell’Europa politica quale obiettivo di fondo, nell’idea di un riequilibrio di una difficilissima situazione internazionale, nella crisi e oltre la crisi.
Savona, li 20 Agosto 2010 Franco Astengo

Andrea Tombelli 28 agosto 2010 - 07:48

Ho letto le preoccupazioni di alcuni circa il congresso di ottobre dato che il Compagno Claudio Fava parlava di quel periodo come quello utile per le primarie; secondo me le due cose non sono in contrapposizione, anzi uno stimolo in più per riportare il nostro progetto fra la gente e farlo così crescere e maturare.
Il primo congresso arriva dopo un lungo cammino e non voglio nemmeno immaginare di assistere a scene tipo Bagnoli ma per certi versi anche tipo dicembre a Roma.
Quindi benvengano le primarie ma soprattutto benvenga il Congresso.
Complimenti a Claudio Fava ottimo intervento condiviso da me al 100 % (con le preoccupazioni di cui ho parlato ma con la certezza che stavolta niente fermerà il Nuovo Partito).
Un caro abbraccio a tutt* * Compagn* di SeL.
Andrea Tombelli

Torquemada 58 28 agosto 2010 - 01:16

@ filippo boatti

“Una sola ragione razionale per cui non si possa dare aglie elettori del centrosinistra la facoltà di scegliere il loro candidato e il programma di massima ad esso associato” te la do io : perché alle primarie voteranno circa 2 milioni di persone e quel voto vincolerà il voto,come minimo, di 10 milioni di persone ed è un vincolo di cui non è facile valutare l’impatto.
La seconda ragione razionale è che l’esito delle primarie condizionerà anche l’atteggiamento del campo avverso e questo è un fattore da tenere in alta considerazione.
La terza ragione razionale è che non possiamo permetterci il lusso di fare errori.
La quarta ragione razionale è che un leader troppo caratterizzato rischia di creare tensioni nella coalizione.
Ne consegue che sarebbe meglio appoggiare la scelta del leader della coalizione di centrosinistra su un ragionamento politico.

http://vogliocheilpdsiailpartitodelfuturo.ilcannocchiale.it/

Mario Liso 27 agosto 2010 - 22:46

buttiamo giù alcune idee programmatiche sulle quali chiedere consenso alle primarie. le primarie fine a se stesse non credo che siano il sogno degli elettori. va bene la persona (e vendola ne è autorevole candiato), ma con qualche idea programmatica, forse riusciamo a disegnare l’italia migliore che vogliamo.

Carlo 27 agosto 2010 - 22:40

posso condividere tutto,ma prima delle primarie Si ho NO,tormentone di questa estate,fondiamo prima il nostro partito(congresso).non facciamo confusione(ulivi e ogni altro albero del creato)prioritario è il congresso di SEL e poi tutto il resto,nessuna alleanza con l’UDC-ApeMaia(rutelli)e chi più ne metta.FINI compreso.

Socialista Eretico 27 agosto 2010 - 21:49

Fini cultura democratica? ah Fava ma che stai a dì?!

Carlol 27 agosto 2010 - 21:27

Caro Fava, vorrei sapere cosa significa “affrontare i nodi economici”, incidere nel “tessuto sociale e civile” del paese. Se pensi che uno di sinistra possa votare Vendola sulla base di queste affermazioni generiche hai una cattiva idea degli elettori della tua parte politica. Vorrei qualcosa di più concreto e di più chiaro sui problemi e le difficoltà che sta attraversando l’Italia e l’UE. Quando uno perde il lavoro, o è disoccupato o guadagna poche lire dalla propria occupazione ha bisogno di qualcosa di più tangibile, non bolle di sapone. Quali sono le tue proposte per far uscire l’Italia dalla crisi? Grazie

C.L.

Filippo Boatti 27 agosto 2010 - 20:16

Di certo la proposta delle primarie è più credibile se noi le proponiamo anche al nostro interno per le candidature nei collegi… a questo proposito è apparso un documento su questo sito con le firme di alcuni compagni che il congresso deve dimostrare di recepire concretamente. Io ho già proposto di discuterlo, eventualmente emendarlo e votarlo nel congresso locale di SEL della mia provincia.

Spartaco Innocenzi 27 agosto 2010 - 19:40

Ormai siamo abituati a queste interminabili proposte politiche a mezzo stampa come un passatempo vacanziero.In poche parole si fa politica tramite messaggi evitando accuratamente un minimo di contatto umano tra i vari soggetti politici oggetto di attenzione da chi lancia proclami.Siamo entrati nell’epoca della politica virtuale.Potrò sbagliarmi ma, a tutt’oggi,non si è verificato uno straccio di incontro (almeno per un caffè)tra i vari soggetti politici i quali dovrebbero dare vita ad un fantomatico centro-sinistra.Stando così le cose,non si comprende come è possibile parlare di primarie senza prima domandarsi con chi e per che cosa.Per svegliare la metà dell’elettorato narcotizzato dal berlusconsmo,occorre proporre 5/6 idee forti esplicate in una ventina di cartelle in modo chiaro,comprensibile,attuabile.Una volta condivise da parte dei soggetti politici interessati,solo allora si può parlare di primarie.Ecco i motivi per cui la proposta di Fava di celebrare le primarie a breve perde di credibilità sapendo perfettamente le lungaggini della nostra politica dovute a veti e controveti.Calzante è la famosa frase”mentre Sagunto brucia,a Roma si parla d’altro”.Ma un’altro tarlo si fa strada nella mia mente:vogliamo o no fondare questo benedetto o maledetto partito?La fine di Ottobre è dietro l’angolo,ma il gossip giornaliero la fa da padrone.Regolatevi.

Tommaso P 27 agosto 2010 - 18:45

Concordo anche io: no ad alleanze con l’Udc.Forza Nichi Premier!

Filippo Boatti 27 agosto 2010 - 18:45

Chiamparino rappresenta l’altra opzione rispetto a Vendola, quella moderata e confindustriale, e bisogna riconoscergli il coraggio di accettare la sfida. Ora perché mai il popolo non dovrebbe esprimersi, con il voto, a favore dell’opzione rappresentata da Chiamparino o a favore di quella di Vendola? La verità è che Bersani (cioè D’Alema) prenderebbe meno voti sia di Vendola che di Chiamparino, e per questo è terrorizzato dalle primarie. Qualcuno dica una sola ragione razionale per cui non si possa dare aglie elettori del centrosinistra la facoltà di scegliere il loro candidato e il programma di massima ad esso associato. Non esiste, c’è solo la paura che saltino i rapporti di potere.

Filippo Boatti 27 agosto 2010 - 18:34

Penso che ancora non sia ben chiaro che il desiderio di avere un piccolo padre e il terrore per il personalismo sono due facce della stessa medaglia, lo stalinismo… la classica malattia della sinistra. la prima faccia toglie la libertà e la democrazia, la seconda sostituisce alla dittatura del singolo la dittatura del collettivo, che è altrettanto ottusa se non peggio. sull’altra faccia della medaglia sta l’autentico terrore per chiunque abbia qualche talento che lo rende in grado di competere credibilmente per l’avversario: e scatta la pulsione a distruggerlo.

mi sono reso conto peraltro in me stesso di questi meccanismi… vedendo due anni fa le convention di Obama mi era scattata la mollicina del moralismo vedendo tutti quegli stadi pieni di fondali da Roma imperiale… colonne fronti e quant’altro… ma poi se accendi il cervello ti rendi conto che è solo paccottiglia da campagna elettorale. agli americani non passa lontanamente per l’anticamera del cervello di incoronare un Cesare, le primarie sono un normale meccanismo democratico, i frontoni e le colonne è paccottiglia, marketing dal gusto discutibile, ma niente di più. allo stesso modo, non ci passa lontanamente per l’anticamera del cervello che Vendola è il salvatore, è semplicemente un candidato di talento che si dota degli strumenti per competere e rappresentare al meglio la sua parte politica, in uno stato di diritto. Le primarie sono una banale e auspicabile pratica democratica… che nelle democrazie avanzate è imposta dalle necessità di trasparenza verso l’elettorato. siamo noi che ancora influenzati da visioni “religiose” e non laiche non l’abbiamo ancora capito.

Eric 27 agosto 2010 - 18:29

Concordo in pieno con il compagno Claudio Fava, ma aggiungerei che SEL deve lavorare per costruire da subito un nuovo cantiere dell’alternativa. Le primarie sono il passo principale, rappresentano il luogo dove confrontare programmi e proposta politica, basta soluzioni politiciste contro Berlusconi bisogna mettere in piedi una nuova politica anche di relazioni con PD e IDV. Sono contrario a chi ancora parla di costruire l’unità della sinistra perchè SEL è già di per se il cantiere in cui sono confluite le anime eterogenee ed unitarie della sinistra e dei verdi, rifondazione e similari continuassero con il loro progetto noi dal 900 siamo usciti come recita il titolo del nostro documento congressuale. Avanti compagni

Alfonsodt 27 agosto 2010 - 18:09

caro CLAUDIO cosa significano le primarie ad ottobre? sapendo quello che a ottabre questo movimento dovrebbe svolgere?caro CLAUDIO questa TUA proposta è una maniera molto elegante per dire a noi militanti della base che il congresso a ottobre non ci sarà!!a quelli che dicono che si possono fare entrambi mi spiegano come?dovremmo costruire un nuovo partito di sinistra caro CLAUDIO,a ottobre,cerchiamo che sia e rimanghi tale.-un saluto di sinistra atutti e gradirei una risposta in merito.grazie.-alfonso di tullio mil/te SEL.

Franco Astengo 27 agosto 2010 - 18:03

Stimatissimo on.Fava, rivolgo a lei le stesse osservazioni che ho sviluppato commentando l’articolo del mio antico amico e compagno Alfonso Gianni. Non le pare che siamo dentro al chiacchiericcio estivo, tanto più a Camere chiuse e non sarebbe il caso di pensare ad una strategia a più lungo periodo (almeno un paio d’anni). In questo momento non ci sono nè la crisi di governo, nè l’esecutivo di transizione, nè tantomeno le elezioni) ed i finiani mi pare abbiano scarsissimi margini di manovra, così come i centristi (che se si presentano alle elezioni da una parte o dall’altra diminuiscono l’elettorato: maggiormente se si presentano a sinistra. Quindi diminuiscono i parlamentari). Perchè non dedicarci a ricostruire la sinistra di cui SeL rappresenta sicuramente una parzialità, con il limite di essere incentrata eccessivamente sul personalismo? Grazie per l’attenzione Franco Astengo

Antonello Natali 27 agosto 2010 - 17:32

Va bene tutto, ma ad Ottobre non ci sarebbe anche il nostro congresso costituente?
Come facciamo a gestire le due cose contemporaneamente?

Andrea Mostardini 27 agosto 2010 - 17:15

Ma ad ottobre non dobbiamo fare il nostro primo congresso ? Ma quante cose dobbiamo fare ? Mi sembra che cominci l’autunno e con esso le nebbie , speriamo non nella testa dei nostri dirigenti . O partito o morte !

Vanni Maltoni 27 agosto 2010 - 17:02

Ehi, non facciamoci infinocchiare. Bersani parla di nuovo Ulivo (a me del nome importa poco, possono chiamarlo anche Prosciutto Cotto), ma nello stesso giorno Marini e Fioroni rispondono con la proposta di un’alleanza democratica che accolga al suo interno anche moderati cattolici di destra.
E’ il progetto P2 che va avanti se non l’avete capito, tra l’altro i 2 soggetti hanno anche dichiarato che “le primarie le abbiamo già fatte” intendendo quelle per l’elezione del segretario PD, e che “non ve ne saranno altre”.
Quindi occhi e orecchie bene aperti: stan cercando di far fuori la sinistra, ancora una volta, e il PD è lo strumento.
Forse ripensando alla non-storia di questo partito è nato proprio per questo scopo.

Tommaso Panigada 27 agosto 2010 - 16:53

no alle minestre riscaldate.

vecchio o nuovo che sia l’ulivo proposto da Bersani è una roba che non serve … direi persino dannosa per chi intende costruire una sinistra politica all’altezza dei tempi… in Italia.

Ho letto il documento politico con cui andremo al congresso e mi sembra di livello adeguato al compito che ci prefiggiamo, persino..troppo ambizioso… visto i tempi che corrono.

Contribuire al congresso e stare dentro ai processi politici reali non sarà possibile se ci infiliamo nel trappolone del PD.

cambiano i cuochi ma dopo la parentesi veltroniana la minestra è sempre la stessa degli anni 90 .. cancellare la sinistra dalla politica Italiana o al massimo offrire “posizioni di rendita in franchising” a pezzi di ceto politico .. a patto che contribuiscano a fare massa numerica e accettino persino di mandare il nostro paese in guerra ( do you remember aviano ed i bombardamenti dei ns caccia in Yugoslavia decisi da Dalema con l’avallo dei comunisti all’italiana?)…

non sò se ce la faremo a tenere insieme la nascita del nostro partito e le primarie a breve.. ma non vedo alternative a questa prospettiva pena la perdita di dignità politica e di autonomia di tutti noi.

La candidatura di nichi alle primarie è stata una cosa saggia e opportuna perchè ha preso sul tempo il gruppo dirigente del PD ..

la risposta di bersani e dalema è accettabile solo se si fanno le primarie delle idee e delle persone che le incarnano..e noi facciamo il ns congresso.

tutti dentro la frasca d’ulivo con i cespuglietti di appartenenza per mandare a casa il cavaliere dunque ??

se questa fosse la prospettiva io mi attrezzerò per la prossima stagione di potatura degli Olivi… pronto a cucinare al forno a legna ottimi conigli con patate.

le compagne ed i compagni saranno sempre benvenute/i ..a piccoli gruppi perchè le dimensioni della tavola ( come quelle di sel) sono quelle che sono

Filippo Boatti 27 agosto 2010 - 16:46

grazie all’intervento di Fava colgo l’occasione per rilanciare un concetto molto semplice che mi pare valido e chiaro: se si fanno le primarie, come in Puglia, Casini non si presenta perché “ci sono i comunisti e Vendola”. ed è il motivo per cui non le vogliono, perché metterebbe dei limiti di decenza a questa coalizione, con l’UDC che sarebbe fuori. si è visto come è andata a finire: in Piemonte con l’UDC abbiamo perso, in Puglia senza l’UDC e con le primarie e un buon candidato abbiamo vinto. per questo non è vero che sono solo personalismo, in questo momento le primarie sono molto utili a far passare almeno un pochino di volontà popolare. e quello che vogliono in questo momento è che la volontà popolare resti compressa e non si esprima, perché spazzerebbe via una classe dirigente compromessa e scadente.

Alessio 27 agosto 2010 - 16:42

colgo la preoccupazione di Silvio S.

Per il resto apprezzo l’articolo di Claudio Fava

Silvio Salvemini 27 agosto 2010 - 16:26

primarie entro ottobre?! e il congresso di SEL??? Tanto si era capito come sarebbe andata a finire, come al solito…

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