CNR, precari in bilico

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I precari del CNR cominciano a mobilitarsi: nella rimodulazione dei concorsi di accesso per i prossimi anni, sono stati incredibilmente previsti un numero pari di concorsi per ricercatori di terzo livello (il più basso) e di dirigenti o ricercatori di primo livello.

Prima ancora che a discapito dei ricercatori precari del CNR (molti dei quali hanno tutte le carte in regola per aspirare ad un contratto dignitoso), questa politica affossa l’Ente stesso: lo sbilanciamento già esistente a favore di dirigenti e primi ricercatori non potrà che portare ad un ulteriore invecchiamento dell’ente, contribuendo anche alla frantumazione delle linee di ricerca, senza un adeguato sistema (e finanziamenti) a supporto e quindi con la implicita idea che la ricerca nel CNR debba basarsi su lavoro iperqualificato e contemporanemanete sotto-pagato di precari con molti anni di esperienza -e pubblicazioni- alle spalle.

Uno deghli Enti Pubblici di Ricerca storicamente più prestigiosi in Italia, sembra quindi inseguire l’Università nelle sue pratiche peggiori.

Si contesta in questo caso sia il contenuto, per i motivi appena spiegati, che il metodo, dato che diverse “voci di corridoio” hanno preceduto la decisione ufficiale e non è dato sapere quale sia la strategia a lungo termine del presidente del CNR Maiani. Alcuni di noi stanno già pensando di fare le valigie verso lidi migliori. Chi invece vuole restare, cerca di organizzarsi: qui di seguito la lettera aperta di protesta scritta dai ricercatori precari dell’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione.

L’appello è rivolto anche a tutti gli altri istituti, perché facciano sentire la propria voce.

Gentile Prof. Maiani,

apprendiamo che il CNR, per il triennio 2010-2012 ha intenzione di bandire (utilizzando i fondi resi disponibili dal turn over degli anni 2009-2011) complessivamente 872 nuove posizioni. Di queste, 390 unità sono dedicate a tecnici e amministrativi, mentre solo una minima parte (185 unità) corrisponde a figure di ricercatore con posizione di III livello. Notiamo inoltre che ben 170 posizioni sono riservate ad assunzioni su posizioni di alto livello (dirigente di ricerca e primo ricercatore) a scapito del reclutamento di giovani ricercatori. Le motivazioni addotte in favore di questa prospettiva (promuovere la mobilità dei ricercatori tra enti di ricerca, istituzioni internazionali di ricerca e imprese; garantire azioni di interscambio di competenze ed esperienze tra pubblico e privato; ecc.) ci appaiono inconciliabili con le reali esigenze di reclutamento di questo Ente. Infatti:

  • le nuove assunzioni realizzate ad oggi non sono nemmeno riuscite nell’intento di ripristinare il numero dei dipendenti di ruolo in servizio prima del deleterio blocco delle assunzioni del 2001.
  • questa presa di posizione dell’Amministrazione si rivela quantomeno imbarazzante alla luce della condizione di precarietà che caratterizza numerosi ricercatori del nostro Ente.

Consideriamo ad esempio il nostro Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione (ISTC) che crediamo emblematico di una situazione generale che coinvolge gli altri Istituti del CNR. Nel nostro istituto si contano 21 dipendenti inquadrati come dirigente di ricerca o primo ricercatore, e solo 19 come ricercatore di livello III e 4 come tecnologo. Il resto del personale (circa il 50% del totale) ha contratti a termine di varia natura (generalmente, assegni di ricerca e contratti a tempo determinato). Con l’attuale programma di reclutamento, si favoriscono posizioni amministrative e dirigenziali a scapito di coloro che effettuano la ricerca in prima persona. Inoltre, si trascura il fatto che gran parte delle energie dei giovani ricercatori si perde nella ricerca di fondi necessari per la propria attività.

Torniamo all’ISTC. Pochi giorni fa abbiamo avuto modo di conoscere gli esiti della valutazione del nostro Istituto operata nel settembre scorso. I risultati di questo processo ci riempiono di orgoglio perché quei risultati appartengono primariamente a noi ricercatori con contratti a termine. Siamo proprio noi “precari” che, in un contesto di totale definanziamento dell’attività scientifica, abbiamo continuato con caparbietà, energia e passione, a fare il nostro mestiere aggiungendo alla quotidiana attività di ricerca scientifica quella altrettanto stringente di ricerca dei fondi (e non si tratta pur sempre di ricerca!). Non parliamo di “precariato evanescente”, ma di un numero consistente di ricercatori che nell’ultimo decennio hanno dato il loro contribuito affinché la ricerca in questo Paese andasse avanti anche in assenza di quelle condizioni che in tutti i Paesi avanzati (e non solo) vengono considerate imprescindibili: un finanziamento adeguato.

È per questi motivi che la proposta di utilizzare una grossa fetta delle risorse disponibili per il reclutamento di numerose posizioni amministrative e di livello superiore al III ci trova fortemente contrari. Come si può pensare di creare nuove figure dirigenziali in assenza di una politica che, attraverso lo strumento concorsuale, dia delle chance ai giovani ricercatori, a quella massa critica che ha permesso che l’impatto scientifico dell’Ente non colasse a picco a fronte di una situazione di desolante disinvestimento? O forse si sta mettendo in conto che i più giovani possano, e vogliano, continuare a colludere a qualunque costo con le politiche dell’Ente facendo leva sulla propria passione per la ricerca, nella precarietà e in assenza di alcuna prospettiva? Si vuole forse far passare l’idea che l’attività di ricerca possa continuare a procedere attraverso logiche di casta, in cui trovano spazio gli avanzamenti di carriera e le posizioni dirigenziali, a scapito di chi quotidianamente si scontra con l’assenza di risorse e prosegue nell’intento di non lasciare che quel filone di ricerca di eccellenza – su cui ha speso tutte le energie con grandi riconoscimenti nella comunità scientifica – debba chiudere per cause di forza maggiore?

L’ipotesi messa sul tappeto dall’Amministrazione è una provocazione inaccettabile che tradisce le reali intenzioni e le rappresentazioni che gli stessi addetti ai lavori hanno del contesto in cui lavorano e che noi conosciamo bene.

Per questo chiediamo al Presidente, al Direttore Generale e al Consiglio di Amministrazione di valutare attentamente le conseguenze che questa scelta potrebbe determinare in termini di:

  • ulteriore innalzamento dell’età media dei ricercatori strutturati del nostro Istituto e dell’Ente tutto che è già fortemente superiore alla media di tutti i Paesi dell’UE e non solo;
  • sbilanciamento della forza lavoro verso posizioni amministrative e dirigenziali, rafforzando un sistema già caratteristico dell’Ente (come nel caso dell’ISTC), in cui il numero dei ricercatori di I livello e dirigenti di ricerca è pari a quello dei ricercatori di III livello.

Parallelamente ribadiamo con forza l’assoluta necessità che tutte le risorse economiche che sono e/o si renderanno disponibili vengano gestite con la massima trasparenza e siano finalizzate all’apertura di bandi di concorso per il reclutamento di Ricercatori di III livello.

Ricercatori precari dell’ISTC-CNR

Ci sono 3 commenti per questo post
Raffaella 9 maggio 2010 - 18:08
Raffaele 7 maggio 2010 - 17:48

PRECARI INCAZZATI UNIAMOCI CONTATTIAMOCI E MOBILITIAMOCI!

Vincenzo Fiore 7 maggio 2010 - 11:34

Per contatti: precari.istc(at)gmail.com

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