Combattiamo la destra che e’ dentro di noi Il tempo è una risorsa scarsa

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Bisognerebbe spiegare naturalmente perché si è seppellito l’Ulivo, si sono sciolti due partiti per farne uno che ha meno voti della somma dei due  (comunque poco più della metà di quelli necessari a vincere un’elezione), si è sciolta l’Unione, per poi ora tentare in extremis di tornare a un qualche punto di partenza, ad una alleanza, ad un “Nuovo Ulivo”. Ma il tempo stringe maledettamente. Rimandiamo.

E siccome il tempo stringe e maledettamente, il primo obbligo è non perderlo a discutere delle cose autoevidenti: è per esempio di per sé evidente che bipartitismo, vocazione maggioritaria, autosufficienza di un partito solo etc. sono fantasie con cui si è costruito un castello sulle nuvole, contribuendo a ridurre l’Italia nello stato in cui versa. Ma, si sa, le ideologie sono potenti, e si trascinano inerzialmente dietro alla realtà che le falsifica. Mettiamo cortesemente da parte, e avanti. Così come è opportuno (forse meno cortesemente) mettere da parte la bislacca idea, lungamente coltivata nel campo democratico, praticamente fino all’altro ieri, che insieme a Silvio Berlusconi si può realizzare una riforma costituzionale e rifondare  la Repubblica.

Bisogna fare presto cose nuove. Definire con chiarezza l’alleanza, il campo di forze di centrosinistra che si candidano a governare, e scegliere la leadership. Con le primarie. Si può essere a favore o contro il metodo delle primarie, ma non a giorni alterni e secondo le convenienze, perché altrimenti si arrabbiano molto in molti, e cresce il continente dei delusi e degli astenuti.

A  questo punto viene la parte, anch’essa urgente, ma più impegnativa, dei contenuti. Intendiamoci: “Contro Berlusconi”, è già un contenuto. Come ottan’anni fa non si poteva essere democratici senza esser antifascisti, così oggi non si può essere democratici senza essere antiberlusconiani. Ma è vero, come si dice, che non basta essere “contro”. Ci vuole un progetto e un programma, un’altra idea d’Italia. Ripetere “riformismo” ad ogni piè sospinto lascia il tempo che trova: quali riforme ha in testa il centrosinistra? Non è chiaro,e deve diventarlo rapidamente.

Una alternativa. Non basta combattere la destra che abbiamo contro, bisogna combattere la destra che abbiamo dentro, fare i conti con l’alluvione di interpretazioni, rappresentazioni, miti tracimati dal campo altrui nel nostro, tanto che il blocco radunatosi intorno a Berlusconi –oggi in crisi ma non in rotta- si è visto consegnare le chiavi di casa: il primato e l’egemonia, la maggioranza dei voti nelle urne e delle idee nella testa della gente.

Di là si discute di intercettazioni e di processo breve: c’è da vergognarsi, ma si capisce. Di qua la discussione sembra concentrata sulla legge elettorale: con tutto il rispetto per l’importante tema, e il riconoscimento dell’obbrobrio di quella in vigore, non si capisce, se non si dà la priorità ad altro. Siamo nel cuore di una tempesta perfetta: la crisi del capitalismo  globalizzato, che ha assunto caratteri sempre più spiccatamente predatori, è in pieno svolgimento. Il sistema, dominato dalla finanza, si regge su una doppia svalorizzazione: quella del lavoro umano e quella dell’ambiente. L’umanità si trova di fronte a problemi inediti, ad un bivio. Dopo il ’29, con Keynes e Roosvelt negli Usa e, dopo la sconfitta del nazismo e del fascismo, con il socialismo in Europa, la riforma che portò allo Stato sociale cambiò profondamente politica, economia e natura della società. E oggi?

La cosa più disperante è che la superclasse dei predatori, una volta saccheggiati i bilanci pubblici per salvare banche e imprese, è di nuovo all’attacco, e la sinistra in Europa è per lo più muta. Potremmo riprenderci la voce in Italia, e affrontare l’appasionante compito di una proposta di riforma di sistema che dia stringenti regole nuove alla finanza, e rimetta al centro il lavoro, l’ambiente, il sapere, i beni pubblici che non possono essere ridotti a merce.

Qui la discussione su un programma di governo potrebbe farsi parecchio interessante. Proporrei di cominciarla subito: il tempo è una risorsa scarsa.

Fabio Mussi

Presidente Comitato Scientifico SEL

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Augusto Menconi 3 ottobre 2010 - 15:42

Siccome il tempo stringe, anzi è ormai scaduto, bisogna essere sintetici e, se necessario anche provocatori.
Se si deve ricostruire e riproprorre un’idea di “sinistra” valida per la società di oggi, allora un punto centrale è quello della scuola. Non solo per quanto riguarda i finanziamenti o il dibattito sulla scuola pubblica, ma il contesto culturale nel quale si colloca un’idea di sinistra per la scuola oggi. Allora mi sembra evidente che il contesto culturale della sinistra sulla scuola è ancora ancorato, in sostanza, all’analisi e all’opera di Don Milani. Credo che occorra porre seriamente in discussione la necesità di far uscire il dibattito sulla scuola dall’ombra, pur autorevole, della tonaca di Don Milani,recuperando anche il dibattito che c’era stato al tempo dei governi di centro – sinistra degli anni ’90 con importanti intellettuali come Raffaele Simone e Lucio Russo. Non è un lavoro da “comitato scientifico”?

Matteo Barbarulo 8 settembre 2010 - 09:42

Caro Mussi,
quanto segue è il residuo della chiacchierata e della seguente lettera che ti avevo scritto alla fine della campagna elettorale delle regionali di marzo, ma mi pare ancora attuale.

Caro Mussi,
ti ho ascoltato a questa serata di chiusura della campagna elettorale in Toscana. Sia il tuo intervento che quello della Petraglia sono stati apprezzati per l’equilibrio e la qualità delle argomentazioni. Uscire dal ridotto di una sinistra testimoniale è oggi imperativo categorico, che deve orientare la militanza di chi è a sinistra. Per farlo occorre un processo di riconoscimento e impostare politiche che parlino alla gente. E questo lo si può fare a partire da un’analisi dello stato del paese e tu lo hai ben abbozzato questa sera. Indicare la direzione verso cui volgere la prua dell’imbarcazione, e questo non può che accadere guardando all’Europa, e anche questo è un tema che hai affrontato.
Ma è anche chiaro che gran parte dell’attività politica passa per il PD. Attualmente è il partito di maggior riferimento di quell’opposizione a questa Destra che pare avere in mano il Paese, ma il PD è anche il partito che non riesce ancora ad elaborare una strategia coerente, tale da far convergere le forze verso quel punto fondamentale dell’azione politica, che è la capacità di una proposta politica che trovi un ampio consenso elettorale nel paese.
Democrazia e antiberlusconismo sono temi che oggi non possono essere disgiunti, dicevi. Ma non sei tu a dirlo, sono l’evidenza di ciò che accade nel paese.
Quale sia il progetto politico di Berlusconi è sempre più chiaro. È un progetto antidemocratico. Ciò che non è chiaro è semmai, quanto sia antidemocratico e cioè dove si fermerà il suo attacco alle istituzioni. Oggi in campagna elettorale si è spinto già molto lontano, fino ad un presidenzialismo totalitario fondato sulla delega del popolo al «potere di un uomo». Tuttavia questa sorta di dittatura fondata sulla finzione della delega popolare troverà una sua forma originale se vincerà la partita, ma ora di più non possiamo immaginare, se non ricorrendo ad un esercizio di immaginazione che ci potrebbe portare anche in direzioni sbagliate.
È più corretto allora interrogarsi su quale modello politico occorra a Berlusconi. E cioè quale è la forma di governo che meglio si adatti all’esercizio del potere di un uomo che è stato capace di costruire un partito per salvare la propria attività imprenditoriale allorché aveva perso la sua copertura politica, che è stato capace di costruire un abbozzo di alleanze approfittando di quello sconcerto determinato dal cedimento del sistema politico italiano negli anni ’90, che ha poi consolidato quel sistema di alleanze sfruttando l’imprudenza dei partiti a lui avversi, mentre grazie al controllo che può esercitare sul sistema dei media rispetto alla formazione dell’opinione pubblica, e al controllo del sistema della pubblicità, che viene poco citato, ha potuto orientare e orientarsi nella creazione e modificazione del consenso.
Non è un mostro costui, è semplicemente un soggetto che con una virata ha modificato la sua strategia imprenditoriale che mirava in alto, molto in alto, ma non certamente dove è oggi. Tuttavia probabilmente questa virata avvenne in modo improvviso, contro la sua volontà, nel senso che ci fu costretto.
Che sia un lottatore è oggi chiaro, ma sono anni che lo abbiamo chiaro.
Io dico «soltanto uno sprovveduto con una barca a vela poteva mai credere di fregare un altro che di barche a vela ne aveva almeno mille come la sua». E così è andata la Bicamerale!
Nell’azione politica, certo, Berlusconi si è orientato con quel che aveva a disposizione: un’azienda e i suoi quadri, un pugno di politici di mezza misura, i progetti P2, qualche leva politica navigata raccolta qua e là e qualche maggiordomo di grande valore. Tutta roba che poteva essere valorizzata solo se si riusciva a costruire una corte. Pertanto, a mio modo di vedere il modello politico che ha sempre avuto in testa è sempre stato quello di uno stato signorile, che in un immaginario può essere rappresentato nella vicenda della Repubblica fiorentina e nella vicenda dei Medici. Ma questa è roba per i romanzi. Tuttavia ci è utile per dare uno sbocco anche alla nostra immaginazione rispetto alla parte tacita del suo progetto, che rimane velata da quell’aria da coglione che pubblicamente Berlusconi ha dispensato a larghe bracciate per arrivare dove oggi è arrivato.
Ciò che sorprende ancora, ed in questo senso il parallelo con la vicenda dei Medici pare verosimile, è che anche quando viene disarcionato e sembra battuto, si riprende.
È successo nel 1995. Si è ripetuto nel 2008.
Ma il 2008 è stata una cosa diversa. Qualcuno si è illuso che la chiave della politica italiana si potesse risolvere con l’ingegneria politica: il definitivo passaggio al sistema bipolare.
Berlusconi, che della politica «se ne impipa», appena ha capito che il PD si sarebbe avventurato per la strada chimerica del bipolarismo ha preparato la sua trama. Certo di un forte consenso dopo la pessima prova della sgangherata alleanza che sosteneva il governo Prodi, ma soprattutto numericamente debole in termini parlamentari, con un PD che aveva la necessità prioritaria di costruire un partito che per la prima volta affrontava il consenso elettorale per cui non poteva che far fuori i suoi competitori a sinistra, Berlusconi ha fatto finta di omologarsi alla partita bipolare sbarazzandosi di Casini. In realtà la scelta di Berlusconi era, o si è rivelata, di natura diversa da quella compiuta dal PD, per il quale scaricare la cosiddetta sinistra radicale serviva a procurarsi il massimo consenso possibile e avere in prospettiva l’onda più carica d’acqua.
Per Berlusconi, scaricare Casini significava da una parte maggiore agibilità politica, dall’altra porre un vallo tra il centrodestra e il centrosinistra. Casini non avrebbe permesso il transito dei voti da destra verso sinistra. Perché li avrebbe intercettati lui.
Allo stesso tempo Casini sarebbe stato il cavallo di Troia nel Centrosinistra che di lì a poco non poteva che ricostituirsi più o meno nelle modalità precedenti.
Ecco mi pare che questo manchi all’analisi politica che hai fatto. Perché si spiega male il passaggio del tuo intervento per cui «ad Ancona Casini si trova con due scarpe diverse», laddove nelle Marche si trova ad appoggiare due alleanze diverse (come accade del resto nel resto d’Italia).
È possibile che neanche Casini lo abbia capito?
Le cose sono forse molto più semplici di quelle che racconto e allo stesso tempo più complesse.
Ma trovo che i racconti che leggo non hanno uno sbocco.
È troppo facile fare l’antiberlusconismo senza comprendere che anche il nostro punto di vista è da avversare, ormai.

Matteo Barbarulo 8 settembre 2010 - 07:29

Caro Mussi,
quanto segue è il residuo di una lettera che ti avevo scritto alla fine della campagna elettorale delle regionali di marzo, ma mi pare ancora attuale.

Caro Mussi,
ti ho ascoltato a questa serata di chiusura della campagna elettorale in Toscana. Sia il tuo intervento che quello della Petraglia sono stati apprezzati per l’equilibrio e la qualità delle argomentazioni. Uscire dal ridotto di una sinistra testimoniale è oggi imperativo categorico, che deve orientare la militanza di chi è a sinistra. Per farlo occorre un processo di riconoscimento e impostare politiche che parlino alla gente. E questo lo si può fare a partire da un’analisi dello stato del paese e tu lo hai ben abbozzato questa sera. Indicare la direzione verso cui volgere la prua dell’imbarcazione, e questo non può che accadere guardando all’Europa, e anche questo è un tema che hai affrontato.
Ma è anche chiaro che gran parte dell’attività politica passa per il PD. Attualmente è il partito di maggior riferimento di quell’opposizione a questa Destra che pare avere in mano il Paese, ma il PD è anche il partito che non riesce ancora ad elaborare una strategia coerente, tale da far convergere le forze verso quel punto fondamentale dell’azione politica, che è la capacità di una proposta politica che trovi un ampio consenso elettorale nel paese.
Democrazia e antiberlusconismo sono temi che oggi non possono essere disgiunti, dicevi. Ma non sei tu a dirlo, sono l’evidenza di ciò che accade nel paese.
Quale sia il progetto politico di Berlusconi è sempre più chiaro. È un progetto antidemocratico. Ciò che non è chiaro è semmai, quanto sia antidemocratico e cioè dove si fermerà il suo attacco alle istituzioni. Oggi in campagna elettorale si è spinto già molto lontano, fino ad un presidenzialismo totalitario fondato sulla delega del popolo al «potere di un uomo». Tuttavia questa sorta di dittatura fondata sulla finzione della delega popolare troverà una sua forma originale se vincerà la partita, ma ora di più non possiamo immaginare, se non ricorrendo ad un esercizio di immaginazione che ci potrebbe portare anche in direzioni sbagliate.
È più corretto allora interrogarsi su quale modello politico occorra a Berlusconi. E cioè quale è la forma di governo che meglio si adatti all’esercizio del potere di un uomo che è stato capace di costruire un partito per salvare la propria attività imprenditoriale allorché aveva perso la sua copertura politica, che è stato capace di costruire un abbozzo di alleanze approfittando di quello sconcerto determinato dal cedimento del sistema politico italiano negli anni ’90, che ha poi consolidato quel sistema di alleanze sfruttando l’imprudenza dei partiti a lui avversi, mentre grazie al controllo che può esercitare sul sistema dei media rispetto alla formazione dell’opinione pubblica, e al controllo del sistema della pubblicità, che viene poco citato, ha potuto orientare e orientarsi nella creazione e modificazione del consenso.
Non è un mostro costui, è semplicemente un soggetto che con una virata ha modificato la sua strategia imprenditoriale che mirava in alto, molto in alto, ma non certamente dove è oggi. Tuttavia probabilmente questa virata avvenne in modo improvviso, contro la sua volontà, nel senso che ci fu costretto.
Che sia un lottatore è oggi chiaro, ma sono anni che lo abbiamo chiaro.
Io dico «soltanto uno sprovveduto con una barca a vela poteva mai credere di fregare un altro che di barche a vela ne aveva almeno mille come la sua». E così è andata la Bicamerale!
Nell’azione politica, certo, Berlusconi si è orientato con quel che aveva a disposizione: un’azienda e i suoi quadri, un pugno di politici di mezza misura, i progetti P2, qualche leva politica navigata raccolta qua e là e qualche maggiordomo di grande valore. Tutta roba che poteva essere valorizzata solo se si riusciva a costruire una corte. Pertanto, a mio modo di vedere il modello politico che ha sempre avuto in testa è sempre stato quello di uno stato signorile, che in un immaginario può essere rappresentato nella vicenda della Repubblica fiorentina e nella vicenda dei Medici. Ma questa è roba per i romanzi. Tuttavia ci è utile per dare uno sbocco anche alla nostra immaginazione rispetto alla parte tacita del suo progetto, che rimane velata da quell’aria da coglione che pubblicamente Berlusconi ha dispensato a larghe bracciate per arrivare dove oggi è arrivato.
Ciò che sorprende ancora, ed in questo senso il parallelo con la vicenda dei Medici pare verosimile, è che anche quando viene disarcionato e sembra battuto, si riprende.
È successo nel 1995. Si è ripetuto nel 2008.
Ma il 2008 è stata una cosa diversa. Qualcuno si è illuso che la chiave della politica italiana si potesse risolvere con l’ingegneria politica: il definitivo passaggio al sistema bipolare.
Berlusconi, che della politica «se ne impipa», appena ha capito che il PD si sarebbe avventurato per la strada chimerica del bipolarismo ha preparato la sua trama. Certo di un forte consenso dopo la pessima prova della sgangherata alleanza che sosteneva il governo Prodi, ma soprattutto numericamente debole in termini parlamentari, con un PD che aveva la necessità prioritaria di costruire un partito che per la prima volta affrontava il consenso elettorale per cui non poteva che far fuori i suoi competitori a sinistra, Berlusconi ha fatto finta di omologarsi alla partita bipolare sbarazzandosi di Casini. In realtà la scelta di Berlusconi era, o si è rivelata, di natura diversa da quella compiuta dal PD, per il quale scaricare la cosiddetta sinistra radicale serviva a procurarsi il massimo consenso possibile e avere in prospettiva l’onda più carica d’acqua.
Per Berlusconi, scaricare Casini significava da una parte maggiore agibilità politica, dall’altra porre un vallo tra il centrodestra e il centrosinistra. Casini non avrebbe permesso il transito dei voti da destra verso sinistra. Perché li avrebbe intercettati lui.
Allo stesso tempo Casini sarebbe stato il cavallo di Troia nel Centrosinistra che di lì a poco non poteva che ricostituirsi più o meno nelle modalità precedenti.
Ecco mi pare che questo manchi all’analisi politica che hai fatto. Perché si spiega male il passaggio del tuo intervento per cui «ad Ancona Casini si trova con due scarpe diverse», laddove nelle Marche si trova ad appoggiare due alleanze diverse (come accade del resto nel resto d’Italia).
È possibile che neanche Casini lo abbia capito?
Le cose sono forse molto più semplici di quelle che racconto e allo stesso tempo più complesse.
Ma trovo che i racconti che leggo non hanno uno sbocco.
È troppo facile fare l’antiberlusconismo senza comprendere che anche il nostro punto di vista è da avversare, ormai.
mb

Alessio 6 settembre 2010 - 22:47

mh..
siamo ad un mese dal nostro 1° congresso… e nessuno ne parla?!

molto strano…
neanche un articolo in merito ultimamente…
che devo pensare?

io credo il congresso sia un passaggio importantissimo, anche e forse ancor piu’ oggi

Red Passion 6 settembre 2010 - 11:04

Eppure, nel pieno della burrasca economica e finanziaria di dimensioni planetarie, e che come al solito pagano le classi meno abbienti, non credo sia sufficiente parlare di “ricette” economiche viste da sinistra e di alleanze (che pur sono strategicamente e maledettamente necessarie). Per ridare passione e dignità alla politica bisogna ricongiungere quest’ultima alle battaglie per i diritti civili e sociali. Solo così, sarà possibile avvicinare i giovani alla politica. Solo così sarà possibile scaldare i cuori delle persone e scuoterle dal loro letargo. Oggi parlare di lavoro che non c’è non vuol solo dire discutere di disoccupazione, ma anche di tutto ciò che questa comporta oltre e al di là del problema economico contingente. Vuol dire lavoro precario, svolto in condizioni poco dignitose ed al limite (se non oltre) il caporalato. Vuol dire negazione del proprio futuro in una società che non ha ammortizzatori sociali. Anzi, a sentire i big, i diritti sul lavoro dovrebbero soccombere alle leggi di mercato, ai dati sul PIL ecc.. ecc.. Insomma, una visione che dimentica le persone e parla dei massimi sistemi. Accanto ai diritti negati sul lavoro, ci sono quelli negati nella società. C’è il diritto a vedere i cittadini uguali e non discriminati per confessione religiosa di appartenenza a causa dello strapotere di un’unica confessione e ai danni della laicità. C’è il diritto all’istruzione sempre più negata a causa dei tagli alla scuola pubblica per indirizzarli in maniera anticostituzionale, verso la scuola privata cattolica. C’è il diritto a non essere discriminati nella vita di tutti i giorni per il proprio orientamento sessuale. C’è il diritto ad avere strutture pubbliche che dispensino servizi sociali dignitosi, c’è il diritto ad un interruzione di gravidanza a scopo terapeutico eseritato da sanitari e non scoprire che sono tutti obiettori di coscienza costringendo, in ospedale, una paziente ad un vergognoso fai-da-te, nei gabinetti del reparto, come è accaduto di recente. C’è il diritto ad una assistenza medica per l’nfertilità di coppia che oggi è negata a causa della legge 40 fortemente voluta dalla chiesa e prontamente votata dal governo Berlusconi. Ci sono i problemi di bioetica che pongono l’accento non solo sul diritto alla vita ma anche ad un fine vita dignitoso. Oggi la società italiana, oltre a trovarsi indietro sul piano dello sviluppo economico e occupazionale, è terribilmente indietro per quanto riguarda i diritti civili, osteggiati da un’organizzazione di potenti che teme di perdere il proprio primato (e quindi anche di perderci economicamente) che è la chiesa cattolica. Questa chiesa oggi sta toccando il suo punto più basso nel legame che sta saldando sempre più con una formazione fortemente xenofoba come la LegaNord. Se vogliamo vedere un futuro migliore e per tutti dobbiamo avere il coraggio di parlare anche di queste cose. Non temiamo di scontrarci con i poteri forti della chiesa, perchè questa sta covando al suo interno tutte le contraddizioni che prima o poi esploderanno. Facciamo solo in modo, per il vivere civile di tutti, che scoppino quanto prima.

Ugo Francesco Calvo 5 settembre 2010 - 14:23

Proviamo a parlare di cose concrete. Marchionne sbeffeggia la conoscenza del sindacato (CGIL che non è come altri a fasi alterne) e tenta di imporre una politica tardocolonialista nelle sue aziende ed al settore. Per contro la lega (il maiuscolo non mi riesce proprio) da risposte populistiche alla concorrenza sleale dei paesi in via di sviluppo e a bassa democrazia proponendo i dazi (e questo da il livello della politica a cui la sinistra ha delegato). Rimane il fatto che questo, in primo luogo, avviene all’interno del quadro comunitario, il che dimostra quanto deficitaria sia la carta dei diritti della stessa Comunità Europea (oggi Polonia, domani Serbia).
In Italia deindustrializione ha significato, in primo luogo, distruzione della grande impresa a partecipazione mista, pubblica e privata, che aveva un ruolo di guida e di traino dello sviluppo produttivo lasciando alle imprese prevalentemente indotte il compito di sostituirle. Penso sia stato un gravissimo errore di cui la sinistra (cose varie, PDS, DS, ed eredi) ha grande responsabilità. Persino gli USA hanno mantenuto nella NASA un ruolo di riferimento e trainante dell’industria statunitense.
Incominciamo, allora, a individuare nella sinistra i responsabili di simili errori e discuterne con loro. Sbagliare è ammesso. perseverare significa dover rottamare, almeno a sinistra.

Lara S 5 settembre 2010 - 11:30

Forse dovremmo cominciare noi, ad entrare nel merito dei problemi. Mi dispiace, ma, ormai parlare di “centralità del lavoro” è come ripetere il mantra del “riformismo”. Vogliamo dire qualcosa sulla legge 30? Va bene, va abolita, va modificata? Come? Vogliamo parlare del mercato degli stage, il nuovo mercato degli schiavi? Schiavitù è una parola obsoleta? bene, trovatemi un termine alternativo per “lavoro obbligatorio gratuito”. E lo scandalo dei corsi di formazione? Per non dire dell’ inqualificabile livello della istruzione pubblica, che impone di frequentare master, corsi e altro, per avere una sufficiente formazione necessaria per affrontare il mondo del lavoro…Mi scuso per i troppi punti interrogativi, ma queste sono le domande che mi faccio e che mi sento rivolgere dalle persone che conoscono la mia passione politica. E comincio a vergognarmi di non avere un programma serio da discutere.
Lara

Alfonsodt 5 settembre 2010 - 06:33

caro presidente quello che hai scritto lo condivido pienamente,la cosa che non riesco a capire come facciamo a fare arrivare al popolo non solo di di sinistra questi concetti sacrosanti e condivisibili,come facciamo capire loro che la crisi finanziaria la stiamo pagando noi lavoratori,pensionati e precari a vita,il mondo del lavoro stà pagando il disastro economico finanziario voluto dalla globalizzazione dei mercati finanziari,io sono un lavoratore ma LEI che è un professore può farmi capire come far comprendere alle persone comuni di quale truffa colossale siamo vittime sè riusciremo a farci capire forse riusciremo anche a farci votare con un progetto alternativo a questo sistema razziatorio e predatorio,il capitalismo ha scaricato sulla collettività le proprie porcherie e ruberie e sù questo sito qualcuno si fà ancora domanda di quale ideologia noi abbiamo,sè ti và bene quello che cè sicuramente già saprai a chi votare,mentre sè vogliamo una società più equa e solidale dove a pagare non siano sempre e soltanto i soliti fessi io credo che SEL sia un battello sulla quale salire per traguardare obbittivi sociali più consoni a quelle che sono i nostri ideali.-un saluto di sinistra a tutti .-alfonso di tullio mil/te SEL

Peppe Giudice 5 settembre 2010 - 00:21

caro Filippo la falsificazione del TG3 sta ad indicare la profonda incultura politica del PD e dintorni. Figuriamoci: se proprio il consigliere “ideologico” di Blair Anthony Giddens ha scritto su Repubblica (guarda caso!) che il socialismo è morto…

Renzo 4 settembre 2010 - 22:41

Il discorso di Mussi è bello, mai io non ho ancora capito quale sia il prograama di SEL.
Se si vuole risolver eil problema del capitalismo rendendo padroni una volta per tutte gli operai in una sorta di società o cooperativa dove non esista più il profitto d’impresa ma quello di Azienda, quest’ultimo da distribuire fra le varie figure economiche che vi partecipano: Imprenditore, operaio, impiegato, etc.
Se il problema degli extracomunitari venga affronattao realisticamente ovvero si affrontino e risolvano i problemni che originano l’immigraizone clandestina, perchè non si può fare sempre e solo appello alla tolleranza, chi paga per questi morti di fame sono altrri morti di fame allao stato attuale non Berlusocni e la class eimprenditoriale che gode nel vedere a tanti morti di fame inq uesto paese tanto da poter abbassre il tenore di vita di tutti , il costo del lavoro etc.
Se in un economia globalizzata deve esistere anche l’estensione del sociale del diritto ad una retribuazione e a un orario di lavoro sanciti da un accordo mondiale. Chi vi aderisce potrà vendere le proprie merci sul mercato mondiale chi no non potrebbe commerciare in questo ercato perchè farebbe concorrenza sleale ed incrementerebbe per la legge della concorrenza il ricorso all’abbattimento del costo del lavoro e dei diritti anche in paesi dove quest’ultimi sono migliori.
Se si vuole veramente imporrre di superare l’utilizzazione di fonti energetiche sporche, petrolio, nucleare sostituendole con energie rinnovabnili, energia solare, marina , dai prodotti agricoli etc.

Filippo Boatti 4 settembre 2010 - 19:49

Poco fa al TG3 hanno definito “socialdemocrazia” la “terza via” di Tony Blair, una persistente e imbarazzante falsificazione a spese del contribuente. E questo è il TG3, pensa un po’ gli altri.

Peppe Giudice 4 settembre 2010 - 15:09

e poi non dimentichiamo che L’Ulivo degli anni 90 ha seguito, in economia, i dettami del FMI (privatizzazioni, precarizzazione). Non è una esperienza da ricordare positivamente. Germania e Francia hanno rifiutato la deindustrializzazione e fatto invece una politica industriale. Ecco perchè sono maggiormente in grado di affrontare la crisi. Senza una analisi critica del centrosinistra del passato è difficile impostare una alternativa alla destra che non si fondi sul semplice antiberlusconismo.

Peppe Giudice 4 settembre 2010 - 15:02

la sinistra è muta in Italia (a parte SEL) perchè è di fatto ridotta ai minimi termini. E perchè il PD non è di sinistra del resto per sua esplicita ammissione). In Europa non è del tutto muta. A Luglio è stato sottoscritto un patto tra il PSF e la SPD tedesca per costruire una proposta della sinistra di governo sui temi dell’economia e del lavoro. Ma di questo incontro ne ha parlato solo la rivista di Macaluso. Poichè si tratta dei pertiti socialisti dei due paesi più importanti della UE questo una certa rilevanza ce l’ha.
Dovremmo pensare piuttosto ad una sinistra che invece di piangersi addosso (come è costume in Italia) si impegni a definire un progetto per un socialismo democratico del XXI secolo. Senza del quale non si esce a sinistra dalla profonda crisi.

Agostino 4 settembre 2010 - 12:51

la vera sinistra non è un ectoplasma,io nel progetto sel ci credo;insieme ad altri amici-compagni stiamo mettendo su un circolo sel;lo chiameremo uno di noi perchè Niki è uno di noi

Enrica Noseda 4 settembre 2010 - 07:35

La legge elettorale è importantissima in quanto è la legge porcata che ha dato “l’impressione” che berlusconi sia stato eletto dal Popolo.
NON si puà tornare alle urne lasciando che siano le segreterie di partito a decidere quale politica debba essere portata avanti.
DOPO si potrà tornare alle urne
E per sconfiggere berlusconi sarebbe meglio la quella che impropriamente viene definita la Sinistra evitasse di voler salvare il mondo in Italia quando “sono gli italiani a votare”!
E le questioni vanno affrontate su diversi livelli visto che il Mondo si deve salvare a livello comunitario o internazionale

Carlo Bertini 4 settembre 2010 - 00:12

Verissimo! Mentre diventa sempre più evidente la pericolosità del capitalismo globalizzato ed il suo rovinoso fallimento, la sinistra (tutta, anche quella europea) rimane muta, inerte, balbetta. E intanto spot televisivi incoraggiano ad investire perché la crescita demografica farà sì che i consumi aumenteranno sempre di più nei prossimi anni. Più uomini sul pianeta per rendere l’uomo una merce facile da trovare e a basso prezzo: ecco alla fine qual’è il valore che il capitalismo assegna all’essere umano. Ma questo non lo diceva già qualcuno? E ora che tutto ciò si sta tragicamente avverando, perché tutti tacciono?

Edda Boletti 3 settembre 2010 - 23:10

Riprendiamoci la rotta velocemente o ci sara’ solo naufragio. Non ci sono venti favorevoli per quelli che non sanno dove andare,Fabio ha centrato la rotta ed e’ in grado di portarci in porto. Coraggio compagni.

Dimer 3 settembre 2010 - 21:20

Condivido e voglio davvero evitare dietrologie inutili nell’attuale deserto. Però mi rode che a combattere la “vocazione maggioritaria” nel PDS fossimo così pochi e ti dirò mi rose molto più quello che non la svolta.

Ugo Francesco Calvo 3 settembre 2010 - 15:18

Parole sante? No! Parole forti! Inedite anche nel dibattito interno nostro. Le questioni? Marchionne ne propone una: poiché la globalizzazione è realtà adattiamo il concetto del lavoro, i diritti dei lavoratori, il valore delle merci, i sistemi di produzione ai paesi emergenti. Blair apre le danze per far rientrare dalla finestra quello per cui è stato buttato fuori dalla porta: si chiuda definitivamente il rapporto a sinistra e ci si orienti al centro guardando a destra. Per questo, caro Mussi, condividendo totalmente le tue osservazioni e sollecitazioni richiamo l’attenzione sulla necessità di una azione della sinistra che guardi alla specifica realtà italiana ma contemporaneamente sappia svolgere un ruolo di collegamento con il movimento della sinistra europea e mondiale. La globalizzazione mette a nudo il destino della società capitalistica ma mostra anche la sua necessità di inasprire la lotta per mantenere i privilegi acquisiti. Sconfiggere la cultura e gli interessi dei Marchionne è il modo per sconfiggere il berlusconismo.

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Lecce. E’ quella salentina la provincia più ambita dai migranti in Puglia. Lo rivela il rapporto “Sprar 2010 – 2011″ che fotografa i progetti di accoglienza. LECCE – Il Salento è la provincia pugliese preferita dai migranti in cerca di salvezza. Merito dell’accoglienza che vi trovano. Si sofferma proprio sul tema centrale dell’accoglienza, il rapporto [...]

Cascina, via libera al registro delle coppie di fatto

La maggioranza di centro sinistra approva un ordine del giorno in cui si prevede anche la promozione di politiche di sostegno “alle famiglie fondate sul matrimonio, di fatto o naturali”. E’ stato approvato ieri, in occasione della seduta del Consiglio comunale di Cascina, da tutte le forze politiche del centro-sinistra che sostengono il sindaco Antonelli, [...]

La serra fotovoltaica

A Villasor, in provincia di Cagliari, creati 90 posti di lavoro Investiti 70 milioni da multinazionali indiane e americane: 26 ettari coperti su 134 di serre produrranno 20 MW elettrici MILANO – Unire l’agricoltura alla produzione di energia elettrica, creando anche 90 posti di lavoro in una regione, la Sardegna, da anni alle prese con [...]

Sono Lucia, ho la sclerosi. Ma ora cammino

Casarano. Una giovane donna ammalata, si alza dalla sedia a rotelle grazie alla cannabis. Che si sperimenta a Casarano. Oggi un ‘caffè’ diverso da tutti gli altri, per scuotere gli animi disfattisti e diffidenti che purtroppo troppo spesso popolano questo quotidiano on line: una storia di ottimismo, scritta prima da un’amministrazione illuminata, come quella di [...]

Cagliari, così si fa

Stop agli affitti per il comune di Cagliari. La Giunta comunale taglia le locazioni passive, d’ora in poi gli uffici si trasferiranno dagli edifici in affitto a quelli di proprietà: “Si risparmierà oltre un milione di euro”. Ecco cosa cambia. Un risparmio di oltre 1.100.000 euro l’anno per le casse dell’amministrazione. E’ quanto prevede l’atto [...]

La Puglia recupera i beni confiscati

La Puglia promuove 3 progetti di recupero di beni confiscati alla criminalità organizzata: un ‘opificio sociale’ per i giovani a Mesagne (Brindisi), una dog house a Cassano e un laboratorio per cartapestai, a Putignano, entrambi in provincia di Bari. “Si tratta – spiega l’assessore alla Cittadinanza attiva della Regione Puglia, Nicola Fratoianni – degli ultimi [...]

Francia, vincono le primarie

Ieri, ancora una volta, hanno vinto le Primarie, quelle aperte a tutti. Una vittoria incontestabile, maturata nel paese che, insieme alla Germania, non solo esprime la leadership economica continentale, ma mantiene anche più saldo il contesto dei partiti come attori protagonisti della scena politica. È accaduto in Francia ciò che nemmeno i più ottimisti si [...]

Puglia, in 3 mesi maggiore occupazione

In tre mesi la Puglia migliora le statistiche dedicate all’occupazione recuperando 49mila unità (dal primo al secondo trimestre del 20011). Un balzo che è più tenue rispetto ai valori di fine 2010 (l’aumento è di 36mila unità), ma che fa ben sperare per il futuro. In valori assoluti, invece, al secondo trimestre del 2011 gli [...]

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