Bisognerebbe spiegare naturalmente perché si è seppellito l’Ulivo, si sono sciolti due partiti per farne uno che ha meno voti della somma dei due (comunque poco più della metà di quelli necessari a vincere un’elezione), si è sciolta l’Unione, per poi ora tentare in extremis di tornare a un qualche punto di partenza, ad una alleanza, ad un “Nuovo Ulivo”. Ma il tempo stringe maledettamente. Rimandiamo.
E siccome il tempo stringe e maledettamente, il primo obbligo è non perderlo a discutere delle cose autoevidenti: è per esempio di per sé evidente che bipartitismo, vocazione maggioritaria, autosufficienza di un partito solo etc. sono fantasie con cui si è costruito un castello sulle nuvole, contribuendo a ridurre l’Italia nello stato in cui versa. Ma, si sa, le ideologie sono potenti, e si trascinano inerzialmente dietro alla realtà che le falsifica. Mettiamo cortesemente da parte, e avanti. Così come è opportuno (forse meno cortesemente) mettere da parte la bislacca idea, lungamente coltivata nel campo democratico, praticamente fino all’altro ieri, che insieme a Silvio Berlusconi si può realizzare una riforma costituzionale e rifondare la Repubblica.
Bisogna fare presto cose nuove. Definire con chiarezza l’alleanza, il campo di forze di centrosinistra che si candidano a governare, e scegliere la leadership. Con le primarie. Si può essere a favore o contro il metodo delle primarie, ma non a giorni alterni e secondo le convenienze, perché altrimenti si arrabbiano molto in molti, e cresce il continente dei delusi e degli astenuti.
A questo punto viene la parte, anch’essa urgente, ma più impegnativa, dei contenuti. Intendiamoci: “Contro Berlusconi”, è già un contenuto. Come ottan’anni fa non si poteva essere democratici senza esser antifascisti, così oggi non si può essere democratici senza essere antiberlusconiani. Ma è vero, come si dice, che non basta essere “contro”. Ci vuole un progetto e un programma, un’altra idea d’Italia. Ripetere “riformismo” ad ogni piè sospinto lascia il tempo che trova: quali riforme ha in testa il centrosinistra? Non è chiaro,e deve diventarlo rapidamente.
Una alternativa. Non basta combattere la destra che abbiamo contro, bisogna combattere la destra che abbiamo dentro, fare i conti con l’alluvione di interpretazioni, rappresentazioni, miti tracimati dal campo altrui nel nostro, tanto che il blocco radunatosi intorno a Berlusconi –oggi in crisi ma non in rotta- si è visto consegnare le chiavi di casa: il primato e l’egemonia, la maggioranza dei voti nelle urne e delle idee nella testa della gente.
Di là si discute di intercettazioni e di processo breve: c’è da vergognarsi, ma si capisce. Di qua la discussione sembra concentrata sulla legge elettorale: con tutto il rispetto per l’importante tema, e il riconoscimento dell’obbrobrio di quella in vigore, non si capisce, se non si dà la priorità ad altro. Siamo nel cuore di una tempesta perfetta: la crisi del capitalismo globalizzato, che ha assunto caratteri sempre più spiccatamente predatori, è in pieno svolgimento. Il sistema, dominato dalla finanza, si regge su una doppia svalorizzazione: quella del lavoro umano e quella dell’ambiente. L’umanità si trova di fronte a problemi inediti, ad un bivio. Dopo il ’29, con Keynes e Roosvelt negli Usa e, dopo la sconfitta del nazismo e del fascismo, con il socialismo in Europa, la riforma che portò allo Stato sociale cambiò profondamente politica, economia e natura della società. E oggi?
La cosa più disperante è che la superclasse dei predatori, una volta saccheggiati i bilanci pubblici per salvare banche e imprese, è di nuovo all’attacco, e la sinistra in Europa è per lo più muta. Potremmo riprenderci la voce in Italia, e affrontare l’appasionante compito di una proposta di riforma di sistema che dia stringenti regole nuove alla finanza, e rimetta al centro il lavoro, l’ambiente, il sapere, i beni pubblici che non possono essere ridotti a merce.
Qui la discussione su un programma di governo potrebbe farsi parecchio interessante. Proporrei di cominciarla subito: il tempo è una risorsa scarsa.
Fabio Mussi
Presidente Comitato Scientifico SEL
Siccome il tempo stringe, anzi è ormai scaduto, bisogna essere sintetici e, se necessario anche provocatori.
Se si deve ricostruire e riproprorre un’idea di “sinistra” valida per la società di oggi, allora un punto centrale è quello della scuola. Non solo per quanto riguarda i finanziamenti o il dibattito sulla scuola pubblica, ma il contesto culturale nel quale si colloca un’idea di sinistra per la scuola oggi. Allora mi sembra evidente che il contesto culturale della sinistra sulla scuola è ancora ancorato, in sostanza, all’analisi e all’opera di Don Milani. Credo che occorra porre seriamente in discussione la necesità di far uscire il dibattito sulla scuola dall’ombra, pur autorevole, della tonaca di Don Milani,recuperando anche il dibattito che c’era stato al tempo dei governi di centro – sinistra degli anni ’90 con importanti intellettuali come Raffaele Simone e Lucio Russo. Non è un lavoro da “comitato scientifico”?