Con i lavoratori della Fincantieri

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Dopo che per nove mesi era covata, sedata e repressa, lunedì sera è esplosa la rabbia dei lavoratori Fincantieri. La notizia circolava da settembre, tra anticipazioni e smentite. Rassicurazioni, false promesse e forse illusioni. Ieri all’incontro romano tra azienda e sindacati, il demone si è fatto carne. Fincantieri ha annunciato la persistenza di 2.500 esuberi e quindi la necessità del gruppo, per sopravvivere, di procedere a ridimensionamenti e chiusure di stabilimenti.
Quello che si temeva come il peggiore degli incubi è diventato realtà. Nel piano vengono cassati d’incanto, i cantieri di Sestri, in Liguria e Castellammare di Stabia, in Campania. Secoli di storia della marineria italiana conferiti a discarica come rifiuto. La protesta e la rabbia hanno invaso le due città di mare, come in una nemesi a Sestri i lavoratori hanno dato fuoco ai cassonetti di immondizia e alle auto e a Castellammare hanno forzato i blocchi della polizia per invadere il comune.

Fincantieri è una azienda pubblica, che in questi anni ha sposato senza dubbi e con orgoglio il modello manageriale imposto da Marchionne. Richieste sempre più pressanti di aumenti di produttività. Progetti di realizzare New Company in deroga ai contratti. Delocalizzazioni di impianti in ogni parte del pianeta sempre pronti a seguire i dettami dello Stato committente di turno. Ipotizzando persino  aperture in Libia se a frenare questo progetto non fosse sopravvenuta la rivolta antiregime.

Oggi, dopo aver spremuto per anni questi lavoratori come limoni, rendendo le condizioni materiali di lavoro sempre più ardue ed insicure. Dopo una costellazione di incidenti e morti sul lavoro, decide che è il tempo della ristrutturazione.

Una ristrutturazione terribile perché ai 2.500 lavoratori del gruppo vanno aggiunti più del doppio di lavoratori dell’indotto. L’indotto, si! Questa parola ipocrita che in questi anni è servita per celare precariato, diminuzione di diritti e sicurezza. Una vera e propria new co. parallela che impiegava ed impiega più del doppio della manodopera interna al gruppo.

Per la sola città di Castellammare di Stabia ai 650 esuberi andranno sommati altri 1.800 lavoratori che saranno espulsi dalle ditte, senza ammortizzatori e senza tutela per un totale di 2.500 unità, in una città che conta 70.00 abitanti e ha già subito un profondo processo di dismissione negli anni ’80. Con una presenza della camorra di profonda penetrazione sociale. Una vera e propria devastazione!

A settembre tutto questo era stato oggetto di una velina pubblicata su un quotidiano nazionale, da quel momento sono iniziati scioperi, tensioni, blocchi stradali. Ma è come se su questa vertenza fosse calata una cappa isolante. Era solo una vicenda locale. Ogni tanto qualche blocco stradale, che provocava fastidio, faceva un po’ più rumore ma il giorno dopo subito calava il silenzio.

Oggi la rabbia è esplosa. Ma non può essere solo rabbia, essa si deve trasformare in lotta, per farlo il sindacato deve assumere pienamente il proprio ruolo. La sinistra deve scendere con convinzione in campo, non si possono lasciare soli questi lavoratori e quei dirigenti locali che tentano di non far sfociare la rabbia in rassegnazione.

Fincantieri è una impresa pubblica, non è privata. In quanto tale deve seguire le direttive del governo. Per salvare i cantieri che si vogliono chiudere, servono finanziamenti produttivi, questo lo prevede anche  il piano industriale. Ora se è vero che la crisi della cantieristica è frutto della crisi globale non si vede perché un governo possa investire risorse pubbliche per salvare banche,  che oggi hanno ripreso allegramente le loro attività speculative, e non possa farsi carico di investimenti in un proprio gruppo industriale. Per salvare non capitali speculativi, ma la vita di uomini e donne e la qualità del futuro del mezzogiorno. E anche per attraversare la crisi senza perdere un polmone produttivo capace di competere a livello internazionale ai livelli più alti.

Se questo governo non è capace o non vuole, è l’ennesima dimostrazione di quanto sia avvitato in una ottica di sopravvivenza. La sinistra rialzi la testa e si schieri al fianco di questi lavoratori, questa è la sua lotta!

Andrea Di Martino

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Alfonso Gianni 5 giugno 2011 - 21:58

Il futuro di Fincantieri non sta nè nel lusso nè nelle commesse militari, ma nei trsporti civili via mare di persone e cose. Certo di fronte all’emergenza non si butta via nessuna eventuale commessa. Ma se si vuole davvero salvare il lavoro e la professionalità in un settore in cui eravamno all’avanguardia bisogna pensare ai trasporti ordinari via mare,integrativi di quelli su terra o via aerea, cosa che per evidenti ragioni geografiche solo il nostro paese può fare in modo consistente e diffuso. Non è un’idea nuova, lo so bene. Infatti era già abbondantemente contenuta addirittura nel primo programma elettorale con cui Rifondazione Comunista si presentò alle elezioni una volta diventato segretario Bertinotti. Era il 1996, se non ricordo male. Sono contento che le stesse cose, ovvero le “autostrade del mare”, vengono riprese e riproposte con grande intelligenza da Viale sul Manifesto. Naturalmente il tutto andrebbe inserito in un piano nazionale dei trasporti, ovvero in una nuova programmazione democratica della mobilità di persone e cose che sia capace di pensare in termini di sistemi integrati e di rete.

Sergio 3 giugno 2011 - 15:52

da quando ci sono in vigore le leggi del wto 1994 e da quando in questa organizzazione 2001′ entrata la cina la quale non rispetta nessuna regola sui diritti dei lavoratori facendo una concorrenza sleale.in italia i posti di lavoro si stanno volatilizzando
noi eravamo la cina dell’europa uno stato di piccole imprese che facevano merci a basso valore aggiunto,dove la manodopera era poco professionale .ma adesso tutto questo viene fatto in cina dove il costo del lavoro e’ 10 volte meno caro che in italia.
l’unico modo per ritornare ad essere competitivi e’ far rispettare le regole di mercato che la cina si era impegnata a perseguire(raddoppio del valore della sua moneta.aumento degli stipendi,riduzione degli orari di lavoro,copertura dell’assistenza sanitaria e rispetto dell’inquinamento)

Trasparency International 28 maggio 2011 - 16:22

Dal portale Indymedia
http://liguria.indymedia.org/node/7380

Personale abusivo in FINCANTIERI. RINA dorme.

Cantieristica e maRINA italiana allo sbando. R.I.N.A. S.p.A. – Registro Italiano Navale non s’accorge di niente.

Se le navi colano a picco poi non venite a lamentarvi.

Sconcertante denuncia dei sindacati di Monfalcone. Alla Fincantieri lavorano operai abusivi che non sono specializzati e fanno saldature scadenti. Mettendo così a rischio tutte le costruzioni realizzate alla spera-in-Dio e danneggiando fortemente i dipendenti Fincantieri. Il Registro Italiano Navale che fa? Niente. E’ impegnato in simposi, tavole rotonde, meeting, convegni, conferenze stampa (autocelebrative), etc etc …

In data 26 gennaio 2011 il coordinatore sindacale RSU Fiom-Cgil di Fincantieri Monfalcone, Sig. Luxich Moreno invia una scandalosa e preoccupata segnalazione alla Procura della Repubblica di Trieste e per conoscenza alle due sedi del R.I.N.A. Spa di Venezia e Genova (v. doc. allegato).

La lettera ha per oggetto: “personale ditte in appalto e/o subappalto operante presso la Fincantieri C.N.I Spa. Stabilimento di Monfalcone – qualificazione del personale sottoposto agli esami di certificazione brevetti RINA personale adibito alla saldatura”.

Denuncia il sindacalista della Fiom:

“La presente per comunicarvi che all’interno dell’azienda Fincantieri C.N.I. Spa stabilimento di Monfalcone (GO) ci sono ditte in appalto e/o subappalto, da quanto riferito quali l’Adrimar Srl, la Rimont, la Mistral, SDL, ecc ecc.. che sembrerebbero utilizzare del personale nella saldatura CO2 senza alcuna abiltazione (patentino rilasciato da RINA) creando di conseguenza scarsa qualità nelle costruzioni ed un danno ai lavoratori diretti Fincantieri. Si chiede al Registro Italiano Navale di effettuare dei controlli necessari sul personale operante delle ditte in appalto e/ subappalto in Fincantieri C.N.I. Spa. Cordiali saluti. Il Coordinatore Sindacale RSU Fiom-Cgil, Fincantieri Monfalcone. Sig. Luxich Moreno”.

In un momento così delicato – e diremmo anche tragico – per la cantieristica italiana (oltre 2500 dipendenti Fincantieri a rischio licenziamento) tollerare ste forme di diffusa illegalità ha davvero del criminale (e credeteci sulla parola quanto denunciato non accade solo a Monfalcone). RINA, che è una società classificazione navale nonché di certificazione industriale ed ambientale, nell’ambito delle proprie attività istituzionali dovrebbe – almeno in linea teorica – effettuare autonomamente e di propria iniziativa le attività di monitoraggio, di controllo e sorveglianza presso cantieri ed officine di produzione, nonché visite periodiche. Invece accade che non lo fa manco se gli vien fatto notare (v. la segnalazione del delegato Fiom che è rimasta lettera morta).

Domanda dell’uomo della strada: ma che ci sta a fare il RINA se non controlla? CaRINA la domanda. Andrebbe posta al suo Amministratore Delegato, Ing. Ugo Salerno.

Michele 27 maggio 2011 - 18:22

tutti sono stanchi di vedere persone licenziate senza che il governo faccia nulla, e il tempo di cambiare le priorita politiche dei politicanti i posti di lavoro mancano ogni giorno di più , incominciate a lavorare per salvare i posti di lavoro

Reggiano Scalzo 25 maggio 2011 - 17:29

SEL ci ha messo la faccia come si vede dalla foto. Mi auguro che caduta Milano anche il governo finisca presto e si vada al più presto a votare. Sono convinto che il futuro csx con SEL al suo interno farà una vera politica industriale. Ma bisogna partire da ora con le idee !

Angelo Chiaramonte 25 maggio 2011 - 15:50

Il problema principale non è ampliare le commesse militari, al momento anch’esse in crisi, che interessano in Liguria Riva Trigoso e il Muggiano e non Sestri Ponente (del resto si possono fare incrociatori invece che navi da guerra anche nel settore militare…).
La sostanza è avere una poltica industriale, cosa sconosciuta a questo Governo, che provi a sostenere la cantieristica puntando su nuovi settori di produzione, sostegno al credito, politiche di incentivi simili a quelle di Francia e Germania, rilanci la strateia delle Autostrade del Mare ecc.SELdeve dare continuità alla sua capacità propositiva su questi temi, uscire da una nicchia e aumentare le sue relazioni con sindacato, media ecc. per elaborare e far conoscere nostre proposte per uscire dalla crisi dal punto vista di una sinistra moderna e di governo.

Tommaso Panigada 25 maggio 2011 - 10:12

Non si scappa, o siamo in grado di far mettere nell’agenda dei lavori di tutti i soggetti politici,imprenditoriali,finanziari il “ruolo strategico ” della cantieristica pesante nel settore del trasposto di merci e persone o sono tutte parole al vento: Quando parliamo di lavoro , ambiente e libertà credo sottintendiamo questo.. o no?

affondino le commesse militari ed emergano progetti chiari in grado di rinnopvare una flottiglia vecchia come il cucco per i passeggeri ed incrementare il trasporto merci.

quanto alla nautica da diporto e di lusso, con buona pace di chi non vuol capire, è una realtà in cui siamo dentro ad una profonda crisi , abbiamo capacità produttive superiori a quelle che il mercato potrà accogliere , il fatto che i ricchissimi in grado di acquistare barche da decine di milioni di euro sono in aumento non compenserà mai l’impoverimento del resto del mercato perchè per ambedue realtà i prezzi migliori di mezzo mondo rispetto ai ns ci penalizzano irrimediabilmente.

occorre una nuova politica industriale di settore !!

la difesa della cantieristica pesante o la si lega ad una visione complessiva o è una battaglia persa in partenza!!!

Franco Astengo 24 maggio 2011 - 21:28

Purtroppo è in crisi anche la produzione nautica di lusso (non i mega yacht che sono altra cosa). Al Salone di Genova si è lavorato quasi esclusivamente sull’usato e non si stanno realizzando importanti investimenti ( a Savona, ad esempio, abbiamo perso una occasione di espansione proprio per la difficoltà della fase). Essendo però la cantieristica un settore particolarmente esposto alla ciclicità della crisi è proprio il caso di non smantellare, come è stato per altri settori decisivi come la siderurgia, la chimica, l’elettronica, l’agroalimentare. Il modello degli anni’80 è risultato clamorosamente sbagliato, così come è stato sbagliato abbandonare l’idea e la pratica della programmazione e dell’intervento pubblico in economia (pur essendo tutti ben consci di ciò che è accaduto, beninteso). I fattori fondamentali della programmazione pubblica restano validi specie in questi tempi di crisi e nella realtà internazionale che si è determinata. Così come resta fondamentale la presenza della grande industria, pur con tutta l’attenzione che si deve porre all’innovazione tecnologica, al decentramento, alla crescita del terziario e dei servizi. Grazie per l’attenzione Franco Astengo

Pliz 24 maggio 2011 - 21:06

mi pare di capire quindi che siamo tutti d’accordo che si rottama un pò della nostra linea pacifista e si da l’ok perchè la marina torni agli originali piani di espansione con la costruzione di 10 fregate FREMM 1 nuova portaerei, 3 navi da sbarco e una nuova coppia di sommergibili U-212. Grazie a questi investimenti pubblici Fincantieri potrà rivedere il proprio piano e si salverà il destino dei cantieri in oggetto.
ma la commissione esteri del nostro Partito lo sa di questo cambio di linea?

Edoardo Trotta 24 maggio 2011 - 19:12

Bella l’idea del rilancio delle “Autostrade del mare”.
Potrebbe servire anche come VOLANO economico per la Rinascita del Sud.
Con il “solare”, il Turismo culturale ed ecologico, il SUD potrebbe diventare, insieme alla diffusione di “industrie pulite” ricche di valori aggiunti l’Eldorado d’Italia.
Ma lorsignori temono proprio questo. Che la gente scopra che sono possibli modelli di “sviluppo” diversi dallo sfruttamento e dall’accumulazione parossistica che porta solo la rovina di questa bella Italia. No all’italia modello “Capannone” magari sanato perchè costruito nell’alveo naturale di un fiume.

Roberto 24 maggio 2011 - 18:51

E’ ora che SEL lanci un sasso nello stagno! Una proposta di politica economica ed industriale pubblica. Cento navi PUBBLICHE, Una Compagnia Nazionale e delle nuove AUTOSTRADE DEL MARE ! Sinistra, Ecologia, Libertà !

Catello 24 maggio 2011 - 15:45

Con la chiusura dei cantieri navali a Castellammare, si è voluto consegnare la città alle mafie. Anche noi abbiamo le nostre colpe (riocordiamoci del primo governo Prodi) quando consegnammo questo paese nelle mani di un populista, affarista ed egoista che ha pensato a tagliare di tutto e di più (scuola,ricerca,giustizia industria)e a fare i propri interessi. Abbiamo legalizzato ciò che non poteva essere legalizzato lasciandolo fare, ridendo anche delle sue uscite a vuoto ma intanto il nulla.
Ha ingarbugliato la matassa che sarà difficile uscirne non senza pagare un prezzo altissimo per noi.

Spero in futuro non si commettano gli stessi errori del passato
pensando e programmando di più per la gente comune
Spero che da questo periodo negativo i nostri giovani sappiano ricavarne il meglio.

Grazie

Edoardotrotta 24 maggio 2011 - 14:21

Negli anni ’80 volevano chiudere FINCANTIERI.
Grazie a chi allora ha sventato questo creando vent’anni di lavoro e nuovi sbocchi.
Oggi ricominciano.
Come allora sono gli stessi della P2.
Impediamo lo smantellamento di capacità produttive.

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