Dall’economia della conoscenza alla povertà dell’ignoranza

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L’economia della conoscenza è stato lo slogan dei più progrediti governi dell’Unione Europea, spesso solo slogan, neanche slogan nel nostro paese. Il suo senso, il legame stretto tra produzione della ricchezza e crescita della qualità e della quantità del sapere, e della sua necessaria diffusione, era semplice e chiaro. Non si può stare bene in questo mondo mentre si sta a guardare. Non si può pensare che l’unica spesa sia quella per la difesa egoistica, spesso militare, del nostro benessere.

L’Italia, anche quando governata dal centro sinistra, al massimo lo slogan lo ha enunciato credendo che gli unici investimenti degni di nota fossero quelli per le infrastrutture materiali voraci di territorio, ambiente e futuro. Il futuro delle nostre generazioni e di quelle che verranno consumato per difendere un ordine sociale e materiale ingiusto. Investire in sapere e ricerca è sempre stato visto come un costo, come un costo sociale improduttivo.

Ed ora è arrivata la manovra lacrime e sangue de Il Gatto e la Volpe, come giustamente il Manifesto ha titolato l’infausta coppia Berlusconi Tremonti. La finanziaria viene dopo i precedenti interventi del governo contro scuola, università e ricerca. E la finanziaria blocca il turn-over nei settori della conoscenza, unica risorsa rimasta per mantenere almeno invariata la situazione corrente, già devastata. Per assurdo la finanziaria segue di poche ore, era il 25 maggio, l’approvazione di una norma per detassare i redditi dei cervelli fuggiti. Già ma quali saranno le opportunità per ritornare? Ed a coloro che ancora sono in Italia quali opportunità offre la manovra? Nessuna.

La sostanza è proprio l’opposto. Una delle ricchezze del nostro paese, il patrimonio di idee e saperi diffusi, la formazione, vengono ignorati e dissipati. Tagliati, con il nome di spesa inutile ed improduttivi. E già. Cosa e come pensano di produrre lorsignori? Lorsignori sembrano intenzionati a continuare a produrre povertà ed ignoranza. Era invece il tempo di investire in un grande programma nazionale per la formazione di base linguistica e scientifica, era il tempo di investire nella ricerca. Hanno deliberato e scelto l’opposto perché le loro manovre strutturali hanno il segno della povertà e dell’ignoranza. E non ce l’hanno per caso ma per scelta.

In questi giorni sono previste in tutta italia manifestazioni dei lavoratori del settore della conoscenza e specificatamente dei lavoratori, molti dei quali precari, che operano negli Enti Pubblici di Ricerca. Essi non difendono solo il loro lavoro, le loro vite, essi provano ad arrestare una manovra il cui obiettivo è di condurci al disastro e Sinistra Ecologia e Libertà sarà al loro fianco consapevole che questo paese cambierà con il coinvolgimento delle sue energie.

David Lognoli

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Stemi 28 maggio 2010 - 23:39

Condivido tutto: occorre che la Cultura, la Conoscenza. l’Istruzione vengano rimesse al centro del nostro progetto politico. Occorre dire ad alta voce che l’investimento nell’Economia della Conoscenza è l’unico che può eviatare l’impoveroimento del nostro paese.

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