In un bell’articolo comparso qualche giorno fa Luigi Ferrajoli si interrogava sul come mai “nessuno, né l’opposizione né i sindacati” si siano accorti del mostro giuridico che il Senato ha partorito in quarta lettura, dopo una lunghissima gestazione iniziata addirittura nell’autunno del 2008. Sarebbe troppo facile rispondere a questo quesito ricordando che la sinistra radicale è fuori dal parlamento.
Ma questo non ci assolverebbe del tutto e soprattutto non assolverebbe i sindacati, visto che non manca la possibilità di consultare per tempo gli atti parlamentari. La verità è più triste ed è tutta politica. Ancora una volta dobbiamo registrare che il tema del lavoro è la cenerentola degli argomenti di cui ci si occupa nel nostro paese e che la sinistra non solo non è immune da questa colpa, ma ne è addirittura corresponsabile. Non c’è quindi da stupirsi se il problema sia stato sollevato per merito di un gruppo di giuristi democratici e solo tempo dopo, a cose ormai fatte, ripreso dalla grande stampa, mentre il dibattito del congresso Cgil ne è stato solo sfiorato e solo marginalmente. Così anche la piattaforma dello sciopero del 12 marzo, che vogliamo sostenere con tutte le nostre forze, e che tocca argomenti fondamentali quali l’occupazione, la riforma fiscale, la difesa dei diritti dei migranti, non fa cenno alla nuova legge.
Quest’ultima è una vera discarica di scorie destinate a produrre ulteriori guasti sociali. In sintesi si tratta dell’ultimo, ma solo in ordine di tempo, atto del governo lungo la strada che cerca di demolire il diritto del lavoro derubricandolo al livello del diritto commerciale, come se il datore di lavoro e il lavoratore potessero essere messi sullo stesso piano. Il che non è nella realtà e in base alla nostra Costituzione. Per questa ragione la nuova legge inanella una serie di norme di chiara incostituzionalità. Gli articoli e i commi sono come al solito numerosissimi e toccano argomenti diversissimi tra loro. Conviene allora concentrare l’attenzione sul nocciolo che è poi ciò che finora è passato inosservato.
Nell’articolo 31 viene deciso di “devolvere ad arbitri le controversie che dovessero insorgere in relazione al rapporto di lavoro”. In sostanza si priva il lavoratore di potere ricorrere al giudice del lavoro, in luogo del quale agisce un arbitro che può decidere sulle controversie, come si suol dire, “secondo equità” , ovvero al di fuori di leggi e contratti. Tale scelta deve avvenire all’atto stesso della costituzione del rapporto di lavoro, precisamente quando il lavoratore si trova nella posizione più debole, in sostanza più ricattabile. Chi potrebbe opporsi se il prezzo da pagare è la perdita del contratto di lavoro? Naturalmente la legge prevede che le parti sociali debbano normare la materia, tramite contratti o accordi interconfederali, entro 12 mesi, in assenza della quale scatterà il decreto del Ministero del Lavoro.
In altre parole il diritto del lavoro, che prevede anche i processi, che come sappiamo Berlusconi odia in tutte le loro forme, è condannato a morte con o senza la collaborazione sindacale. Ma vi è di peggio. Laddove l’intervento del giudice è possibile, il suo operato è vincolato dalle certificazioni del contratto di lavoro introdotte con il decreto legislativo 276, applicativo della famigerata legge 30 per regolare i contratti di lavoro atipici, cioè precari.
Le norme qui ricordate sono in aperto contrasto con l’articolo 24 della Costituzione, poiché privano il lavoratore della garanzia giurisdizionale e al contempo vincolano l’operato del giudice, anziché alla applicazione della legge, a quanto deciso dalle commissioni di certificazione. Ecco perché siamo di fronte a un nuovo attacco all’articolo 18 dello statuto dei diritti del lavoratore, più subdolo, ma ancora più devastante di quello che respingemmo a suo tempo.
Non solo, ma in questo modo si fa avanzare un altro esplicito disegno governativo e confindustriale: quello di abbattere il contratto collettivo di lavoro e di sostituirlo con contratti individuali, tramite il grimaldello delle certificazioni.
Mi pare chiaro che non si possa aspettare che questo mostro giuridico si riproduca. L’opposizione deve cominciare da subito, fino a costruire un referendum abrogativo in materia. L’altra arma per sconfiggere l’impalcatura della legge è portare avanti la proposta di una normativa sulla democrazia sindacale che comprenda anche il pronunciamento referendario dei lavoratori sugli accordi. Se ciò avvenisse il sistema delle certificazioni, la logica all’individualizzazione del rapporto di lavoro, non potrebbe reggere. Per questo il no alla nuova legge e il sì a una vera democrazia sindacale sono due aspetti di un’unica battaglia.
Ah, dimenticavo. L’ultimo articolo contiene un altro mostricciatolo. Si tratta di una norma ad aziendam, nella fattispecie riferita all’Atesia, famoso call center di Roma. Si prevede infatti che anche di fronte alla disposizione del giudice, ma prima che la sentenza passi in giudicato, sia sempre possibile sanare le vertenze con la modica spesa di un massimo di sei mesi di retribuzione, in cambio della rinuncia del lavoratore al posto di lavoro.
Alfonso Gianni
lavoratori,lavoratrici colleghi tutti,questo governo continua con costanza e perseveranza nella distruzione dei diritti del mondo del lavoro frutto di battaglie, lotte e morti ammazzati,purtroppo è inutile cercare le colpe in casa nostra oramai la storia ci ha reso dotti e fatto vedere in termini politici e rappresentativi cosa è successo a chi ha fatto modo che questa catastrofe sociale accadesse,la sinistra cosiddetta radicale è scomparsa dall’arco costituzionale,il maggior partito di opposizione non si accorge per due anni di che cosa si stà discutendo nelle commissiono parlamentari,il sistama mediatico creato a immagine e asservimento al potere costituito, il mondo sindacale è stato diviso secondo un disegno ben definito,il lavoro e i lavoratori in questi anni sono diventati un costo da abbattere e quindi non sono più un valore sociale,grazie alla filosifia berlusconiana l’italia è diventata la repubblica delle banane,senza offesa per gli scimpanzè e in aggiunta tra di NOI facciamo finta di non comprendere che la coerenza di questo governo nel portare avanti la demolizione dei diritti dei più deboli e del mondo del lavoro è stato il credo formativo della sua stessa esistenza.hanno raggiunto lo scopo del loro essere liberisti,interi settori capitalistici hanno usufruito di benefici e benefit a dismisura e senza controllo,hanno privatizzato gli utli,hanno eseguito speculazioni sconsiderate e infine hanno scaricato le perdite sui più deboli e cioè sui lavoratori,sui pensionati,sui giovani disoccupati,sui ricercatori precari,sugli agricoltori e non soddisfatti hanno deviato il tutto sulla riforma sociale del mercato del lavoro,e poi qualcuno dice tra di noi che questi non sono intelligenti.immagginate sè lo erano cosaltro ci sarebbe potuto capitare. per bloccare questo sfacelo economico e sociale di una parte della popolazione di questo paese a mio avviso ci vuole una nuava politica altrettanto coerente di sinistra che abbia la forza e la costanza di rimettere il lavoro,l’uguagliqanza dei cittadini difronte alla legge,la ripartizione equa e solidale della ricchezza prodotta dalla nazione,la equa contribuzione nella sfera sociale e assistenziale e al vivere civile dei cittadini con la dignità del singolo sia esso soggetto attivo che passivo all’interno della società nella quale noi tutti viviamo,sè come SEL riusciremo a mettere le basi perchè ciò avvenga, allora si daremo una ragione alla nostra volontà di esistere come cittadini liberi,altrimenti saremo condannati a chiederci di chi sono e saranno le colpe e del perche la gente non ci vota.un saluto di sinistra a tutti, alfonso di tullio mil/te SEL.