Solo ad uso futuro, a beneficio insomma della storia, proviamo a mettere in fila le cose successe in questi ultimi sette giorni. Il coordinatore del partito di governo, l’emissario piduista della P3 e l’amico dei mafiosi ragionavano insieme su come mandare l’amico dei camorristi al governo della Campania, su come corrompere i giudici della Corte Costituzionale e su come garantire a “Cesare” (ovvero Berlusconi: pensa che fantasia…) lunghi e sereni anni di impunità. Intanto tra la Calabria e Milano finiscono in galera in trecento, e si scopre che la ndrangheta è diventata, di fatto, la più capillare e potente organizzazione mafiosa del mondo, capace di investire su cinque continenti e di corrompere appalti, anime e istituzioni da Varese a Capo Passero.
Naturalmente il prefetto di Milano, quello che sei mesi fa dichiarava giulivo alla Commissione Antimafia che di mafie a Milano e dintorni neanche l’ombra, è ancora al suo posto, protetto e benedetto dal suo ministro dell’Interno Maroni (che invece il prefetto di Latina l’ha cacciato via appena ha osato chiedere lo scioglimento per infiltrazioni mafiose del comune di Fondi, governato dal centrodestra). Sul versante delle professioni liberali e delle vocazioni illuministe della nostra imprenditoria, scopriamo che Marchionne – quello dei golfini blu – s’è rivelato uno squalo capace di farci rimpiangere la Fiat di Valletta.
Naturalmente il governo gli dà corda e sponda, e intanto prosegue la sistematica demolizione di quel poco di stampa libera (cioè indipendente) che ancora esiste tagliandole ogni contributo sopravvissuto. Tra le ultime ci cronaca, Cosentino s’è dimesso: non per pudore suo ma per stato di necessità del suo capo. Che l’ha subito riconfermato viceré del partito di governo in Campania. Questo è il paese, governato da una giunta boliviana capace di mescolare attorno allo stesso tavolo gli interessi della camorra,quelli di Cosa Nostra e quelli della P2, saldati tra loro per lanciare un’ultima, definitiva offensiva a quanto ancora sopravvive della nostra legalità repubblicana.
Bene: che si fa in un paese ridotto in queste condizioni, un paese in cui sono saltate tutte le funzioni di controllo, un paese in balia dei bollettini di guerra che ogni giorno la corte di Berlusconi ci fa conoscere a reti unificate’ Che si fa in un’Italia in cui il ministro dell’Interno s’è tenuto fino a ieri come collega di governo un signore accusato di prendere voti e ordini dalla camorra? Che si fa in una repubblica delle banane in cui i servizi segreti, invece di fare il mestiere loro e di garantire la nostra sicurezza, garantivano solerti ristrutturazioni nelle case dei ministri della Repubblica? Insomma, che si fa quando la nostra storia è ridotta a lacerti, miserie e macerie? Si propone un governo di larghe intese!
Larghe quanto? E poi, intese con chi? Con il compagno Fini, che si agita, s’indigna ma poi vota e fa votare sempre la fiducia per il suo governo? Con la Lega, solido partito di banche e di governo, che ogni giorno manda al diavolo il PD e i suoi ammiccamenti? Bossi l’ha ripetuto ieri, con la consueta schiettezza: “Quali larghe intese? Ci siamo noi e Berlusconi”. Punto. Allora facciamo il governissimo con Tremonti, quello della macelleria sociale, e mettiamo Berlusconi in castigo? Oppure c’inventiamo una soluzione alla siciliana? Miccichè, Dell’Utri, Lombardo, Santa Rosalia… tutti in carrozza prima che la giostra si fermi.
Non lo dico e non lo scrivo per umore politico. Ma con lo stupore di un cittadino italiano che vede la storia del proprio paese liquefarsi in una sequenza di fotogrammi ridicoli e devastanti. Dopo aver sentito le conversazioni dei mestatori che volevano corrompere la Corte Costituzionale (se fosse avvenuto, tecnicamente si sarebbe chiamato colpo di Stato), rimpiangiamo perfino lo stile asciutto di certi caudillos sudamericani che se dovevano mettere in catene il loro paese almeno non lo facevano parlandone tra loro in napoletano stretto.
Ecco, è questo il nostro sentimento. Lo stupore di chi vede in queste cronache da fine impero non tanto la protervia dei peggiori quanto la modestia dei migliori. Che invece di pretendere elezioni qui e ora, sfidando il paese a raddrizzare la schiena e a decidere finalmente del proprio destino, continuano a cucire intese, minuetti, inciuci, furbizie… Per fortuna che poi ci sono i leghisti che continuano a sbatterci la porta sui denti.
Claudio Fava
“…Questo è il paese, governato da una giunta boliviana capace di mescolare attorno allo stesso tavolo gli interessi della camorra,quelli di Cosa Nostra e quelli della P2, saldati tra loro per lanciare un’ultima, definitiva offensiva a quanto ancora sopravvive della nostra legalità repubblicana…” Forse c’è un errore: la Bolivia ha un Governo un pò diverso dal nostro, guidato da un indio che si chiama Evo Morales, gradito e votato da ben oltre il 60% della popolazione boliviana perchè fautore di riforme economiche e sociali che hanno migliorato le condizioni di vita dei più poveri in quel paese. Forse si voleva scrivere “colombiana”. F.A.R.