Francia, vincono le primarie

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Ieri, ancora una volta, hanno vinto le Primarie, quelle aperte a tutti. Una vittoria incontestabile, maturata nel paese che, insieme alla Germania, non solo esprime la leadership economica continentale, ma mantiene anche più saldo il contesto dei partiti come attori protagonisti della scena politica. È accaduto in Francia ciò che nemmeno i più ottimisti si aspettavano: oltre due milioni di cittadini hanno preso parola ed indossato idealmente quel pin che si trovava in ogni angolo del paese, “fiero di votare alle primarie”.

Si tratta di un risultato “eclatant et detonnant”, soprattutto se lo si compara alle precedenti competizioni chiuse nel recinto degli iscritti del partito. Quella era una pratica di democrazia interna molto seria, fondata su una platea però di non più di 80mila aderenti al Ps, quella di ieri, tuttavia, è la dimostrazione che il vento della partecipazione sta cambiando anche le organizzazioni più tradizionali e radicate. Tutti i candidati hanno salutato positivamente la novità, cogliendo in questa partecipazione la molla di innesco di una campagna elettorale lunga contro Sarkozy, che giocherà ogni carta possibile, compresi i colpi sotto la cintura (si era addirittura diffusa la voce che la nascita del figlio di Carlà fosse stata programmata in contemporanea alle primarie per “oscurarle” mediaticamente).

Eppure, a molti francesi pare sempre più probabile che la settimana prossima il vincitore del secondo turno, tra Francoise Hollande (che ha raggiunto poco più del 38%) e Martine Aubry (che è poco sotto il 31%) avrà messo già un piede nell’Eliseo. Per questo, anche la prossima settimana di campagna avrà un grande protagonista, la partecipazione popolare, che immagino ancora superiore a quella del primo turno.

Sono state primarie vere e i risultati non sono stati scontati. Infatti la partita per la vittoria finale è realmente aperta, nonostante il candidato in vantaggio si sia mostrato molto sicuro ed abbia fatto appello agli esclusi per un “fronte largo” che possa guadagnare il massimo dei consensi. La novità non è stata solo la distanza ravvicinata tra i primi due, ma anche l’indubbio successo dell’outsider Monteburg al 17% e la debacle della precedente sfidante di Sarkozy, Segolene Royal che si è fermata ad un misero 6%.

La sorpresa è ancora maggiore se si guardano i programmi, con Montebourg che propone la “demondializzazione” e la Royal che ha riproposto stancamente lo stesso spartito centrista delle elezioni scorse. Adesso la partita si giocherà su due schemi: Hollande cercherà di rafforzare la sua immagine di persona comune, affidabile e concreta per il dopo Sarkozy, scegliendo di parlare la stessa lingua rigorista della Bce in materia economica, facendo appello ad una sorta di grande alleanza di tutte le correnti socialiste; la sindaca di Lille giocherà invece la sua battaglia sul terreno della connotazione a sinistra, anche per provare a recuperare gli elettori che avevano scelto Montebourg.

Confesso che, pur nel rispetto di un processo democratico così importante, preferirei che il risultato potesse essere ribaltato a favore di Martine Aubry, anche per riaprire una speranza di cambiamento nelle linee politiche dei partiti di sinistra in tutto il continente e poi perché una donna all’Eliseo sarebbe un evento di enorme rilevanza.

Qualche solerte “inventore delle primarie” nostrano potrebbe obiettare che sono state primarie di partito e non di coalizione. A quel punto, forse bisognerebbe ricordare che la Francia è pur sempre un paese con regime presidenziale con elezione a doppio turno e che noi, per fortuna, non lo siamo ancora. La partecipazione dei francesi ha dato una chance alla sinistra di poter intraprendere un percorso di cambiamento. È un buon segnale, è un buon vento anche per noi.

Gennaro Migliore

Ci sono 14 commenti per questo post
Pascal 19 ottobre 2011 - 12:10

Non dimenticare che Montebourg è stato scelto di tanta gente che non sono del PS, ma che hanno espressato su voluntà de dare forza alla sinistra della sinistra. Dunque la mia speranza è che il “Fronte di sinistra” (Front de Gauche) liderato di Mélenchon avrà un risultato altissimo. Le posizione del Front de gauche sono vicinissime alle di SEL.
Forza sinistra in tutta l’Europa !

Socialista 13 ottobre 2011 - 15:28

Ho seguito un pò le primarie francesi è a parte il discorso del protezionismo Montebourg mi è piaciuto più di Martine Aubry.

La de-mondializzazione, che significa difendersi e dominare la globalizzazione, regolare la finanza e il sistema bancario.

Vorrei far notare che Montebourg non é euro-scettico come potrebbe apparire, io che sono convinto europesita ho capito bene che la sua ottica é quella di uscire dall’euro come extrema ratio per svincolarsi dall’Europa dei banchieri. Certo ora fa leva da furbastro sul sentimento francese.

Comunque spero che vinca l’Aubry e che Montebourg la appoggi. François Hollande mi sa di vecchio e di prono agli interessi della finanza e dei bancheri. Troppo uomo comune, quindi conformista per ribellarsi.

L.montauti 13 ottobre 2011 - 10:26

QUESTA E’UNA RISPOSTA PER PIERO:
DICHIARAZIONE D’INTENTI DEL PSE.
pubblicata da Montauti Luciano il giorno giovedì 29 settembre 2011 alle ore 19.20

I movimenti Socialisti e social democratici hanno sempre combattuto per costruire una vita miglior per tutti.

Siamo orgogliosi di quanto abbiamo “ottenuto” per la gente.

L’assistenza sociale, l’educazione universale e l’assistenza sanitaria hanno portato milioni di persone fuori dalla soglia di povertà e creato maggiori eguaglianze, giustizia e una società sicura.

Il nostro movimento continua ad aspirare a essere , com’è sempre stato,una forza per la trasformazione.

Lavoriamo, insieme alle persone e ai nostri compagni progressisti per un futuro migliore e sicuro per tutti.

Per quanto ci possiamo impegnare, il passato non può essere cambiato, ma il futuro può essere modellato nel suo divenire.

Lo abbiamo fatto in precedenza e possiamo rifarlo nel 21° secolo

Questa è una questione di scelta politica.

Il nostro movimento lotta per la Libertà, eguaglianza,solidarietà e giustizia per la comunità.

I nostri valori fondamentali sono universali, sono collegati tra loro e la loro espressione autentica richiede democrazia.

Noi promuoviamo la libertà nella società in contrapposizione alla libertà dalla società e dalla contribuzione per il prossimo. Noi lottiamo per la parità e non egualitarismo, per la solidarietà e non carità, per una giustizia sociale e ambientale e non pietà.

Tutti insieme i nostri valori formano la nostra “Bussola morale” con la quale combattiamo per costruire una società progressista.

Ci sono società in cui singoli non lottano contro gli altri, ma lavorano insieme per il bene della comunità.

Ci sono società, dove tutte le persone sono capaci di creare le condizioni per la propria emancipazione.

In questo momento, i nostri valori sono sfidati.

Persone , denaro, beni, informazioni e idee si muovono in un mondo senza confini.

Ma la realtà della globalizzazione ha portato con se anche una vita accelerata e frenetica .

In questo mondo, forze economiche sottostimate,come i mercati finanziari, hanno guadagnato un grandissimo potere a discapito del potere democratico.

Queste forze non servono l’interesse comune ma solo quello di pochi privilegiati.

Tempi brevi, profitti facili e regole deboli hanno innescato la peggior crisi degli ultimi ottant’anni .

Forze conservative, tutta via, continuano a operare per preservare il sistema cos’ com’è , cementificando le ineguaglianze.

Non bisogna cadere nel pessimismo ne permette che ciò vada a colpire le comunità e le persone, come capo espiatorio per i mali della società.

Invece in futuro dovremmo creare una comunità migliore per tutti.

I NOSTRI PRINCIPI D’AZIONE:

Una società democratica significa che il potere democratico prevale in ogni aspetto della vita. Significa che i cittadini sono in grado di decidere, non solo di scegliere. La democrazia deve essere pluralistica, veramente rappresentativa delle diversità della società e consentire a tutti di partecipare ; con una sfera pubblica ampia e aperta e con gli organi d’informazione indipendenti.

La libertà di parola che esiste nel mondo reale deve anche esistere nel mondo virtuale.

Il potere democratico necessita di una forte autorità pubblica a livello Locale,Regionale,Nazionale ed Europeo. Esso preserva i beni pubblici, garantisce gli interessi comuni e promuove la giustizia e solidarietà sociale. L’autorità pubblica deve essere esercitata in accordo con i principi di buon governo dello stato di diritto e di responsabilità
Internazionalismo significa agire con uno sguardo verso l’esterno. La nostra solidarietà va oltre i confini nazionali. Nel mondo d’oggi una prosperità duratura, stabilità e pace richiedono all’unisono un coordinamento efficace.
Restituire il reale significato, il valore vero e la continuità duratura del lavoro nella vita è fondamentale, (centrale), per assicurare piena autonomia alle persone.

Il lavoro è il perno per mettere in condizione il popolo di decidere del proprio futuro e sviluppare un senso d’orgoglio nella società.

Una società basata sui nostri valori,significa una nuova economia che gli includa. Un’economia guidata da valori, ambiente sostenibile, dignità umana, benessere, sono unite nell’intento di creare ricchezza. Questa nuova economia “nutrirà” i progressi sociali.
Sostenibilità significa solidarietà duratura e giustizia per il futuro. Salvaguarderà il pianeta e le persone contro eventi di breve termine. Ciò significa che dobbiamo preservare il pianeta, proteggere gli anziani e investire nella gioventù per garantire la solidarietà intergenerazionale.
Una società giusta e forte è una comunità che infonde fiducia e confidenza; dobbiamo garantire che la ricchezza generata da tutti sia equamente divisa. Questa responsabilità collettiva incarna la nostra convinzione che siamo più forti quando lavoriamo insieme.
Una comunità progressista può solo essere sinceramente inclusiva. Una società che includa tutti non pone fuori target i singoli, preferibilmente comprende le loro diversità. Questo sta a significare stessa dignità e libertà per tutti gli uomini e donne e libero accesso ai diritti, educazione,cultura e servizi pubblici.
Lottiamo per una società che riconosca l’eguaglianza dei sessi, nel pieno diritto del movimento femminista. Vogliamo una comunità nella quale uomini e donne si dividano il lavoro , tempo e ruoli nel pubblico e nel privato.
Il nostro orgoglio nella società garantisce la nostra sicurezza. Una società libera , pacifica e giusta è una comunità dove le persone sono sicure della loro vita.

Vogliamo modellare il futuro, in modo tale che il popolo possa recuperare il controllo della propria vita. Al fine di realizzare una società progressista nel 21° secolo, con i nostri valori alla base dei loro cuori, necessitiamo di adattare le nostre azioni alla realtà del mondo odierno,in accordo a 3 cardini per il cambiamento.

Dobbiamo creare una nuova idea di ricchezza che sia più grande del benessere materiale. Bisogna solo parlare di una comunità in modo che si formuli per tutti e dovremmo essere recettivi ad una politica aperta oltre le frontiere Europee, per recuperare energia duratura in tutti i livelli.

In un mondo multipolare e interconnesso come mai prima, necessitiamo di un nuovo tipo d’azione politica che promuova insieme, tutti i livelli della società, si a livello locale che a livello regionale, nazionale,Europeo ed internazionale.

Per ottenere un’effettiva reggenza democratica al giorno d’oggi, i livelli nazionali devono essere articolati con quelli Europei.

L’Europa necessita di un’unica direzione politica (voce politica).

È necessaria un’azione condivisa che unisca i socialisti, social democratici, laburisti e partner progressisti e associazioni in tutta l’ Europa.

Il partito socialista Europeo deve inglobare questi principi per agire. Insieme continueremo la nostra politica di lotta in Europa per una società progressista nel 21° secolo.

Giuseppe 13 ottobre 2011 - 09:02

Dovremmo anche chiederci come mai i candidati di sinistra in occidente perdono sempre, e se per caso un esponente di “sinistra” vince è poi costretto a fare politiche dettate dal capitale e dai signori della guerra. Ancora non ho trovato qualcuno che non si pieghi alla forza e all’arroganza del potere economico. Le grandi democrazie poi oggi non sanno fare di meglio che invadere un paese del terzo mondo per ottenere il consenso alla rielezione del satrapo di turno, con o senza primarie alle spalle. E il popolino foraggia la casta con un euro o più (se generoso) credendo di decidere qualcosa che non potrà mai decidere.
giuseppe

Florence 12 ottobre 2011 - 21:06

Le primarie hanno espresso sopratutto la volontà dei francesi di sinistra di liberarsi di Sarkozy, nient’altro. Leggi le testimonianze dei votanti su Libération :
http://www.liberation.fr/politiques/01012364599-a-la-goutte-d-or-la-participation-a-la-primaire-c-est-pour-montrer-qu-on-veut-autre-chose
Ciò che vogliono i francesi (di sinistra) è un cambiamento. La destra ha appena perso il Senato dove era maggioritaria dal 1958. Montebourg che sembra più a sinistra ha ottenuto una vittoria. Gli scioperi si moltiplicano. Ecc.

Ora Hollande o Aubry ci potranno portare un cambiamento e portare avanti un programma di sinistra ? io penso di no.

Giuseppe 12 ottobre 2011 - 13:16

Mi pare proprio che l’ideologia borghese sia entrata nel cervello della gente. Primarie come in america dove chi decide chi deve andare alla casa bianca sono i grandi gruppi finanziari e le multinazionali. Anche veltroni ha vinto le primarie, solo che si sapeva già prima che le avrebbe vinte e anche con quale percentuale. Se si pensa che il capitale si lascerà sconfiggere grazie alle primarie si è fuori strada. Ci vuole altro per fare politiche diverse: un partito di classe che si ponga concretamente il come superare il capitalismo. Forse allora non vedremo più socialisti appoggiare guerre e non rimpiangeremo una classe dirigente che inevitabilmente avrà bruciato i nostri sogni.
Hasta siempre, Blowin in the wind
giuseppe2

Armando Bacchetti 11 ottobre 2011 - 01:44

Si lo possiamo e dobbiamo dire in francia le primarie sono
il vero e unico indiscusso vincitore di quella consultazione
sia pure fatte e condotte da un Ps francese nel quale non mancano contraddizzioni,accenti nazionalistici,un mancato
e rigoroso impegno pacifista. Ma anche in presenza di queste
contraddizzioni,non possiamo che essere contenti che anche
tra i cugini d’oltralpe qualcosa si muova nella direzione
di preparare il superamento dell’attuale governo.
Giustamente i socialisti francesi si preparano per tempo
e anch io mi auguro che prevalgano i contenuti e la candidata Martine Aubry,e mi auguro che tanta parte della sinistra diffusa,gli ecologisti,i democratici progressisti, si impegnino nel prossimo turno per sostenere questa donna,
che eletta presidente,rappresenterebbe un elemento di forte
novità nella scena europea.Con questa speranza nel cuore
rivolgo uno sguardo a casa nostra e mi chiedo e da noi che
si fà ,a parte il Pd che prima o poi dovrà decidere che strada vuole intraprendere,ma noi,noi SEL cosa stiamo aspettando,per andare ad una competizione elettorale,
occorrono linee programmatiche,idee nuove,espresse possibilmente da un grande e aperto confronto da avviare
con tutta la società civile,occorre che dietro alle proposte vi siano movimenti reali forze che le sostengano.
vi sono infine le procedure le modalità per individuare
non solo il rappresentante della coalizione,che mi sembra
scontato,ma anchetutti gli altri che dovranno ricevere
il mandato popolare e che andranno a rappresentare quel tanto o quel poco che saremo riusciti a costruire.
Qualcuno puo obbiettare che non si deve vendere la pelle dell’orso prima di averlo abbattuto,pero le cose da fare
sono tante e vanno fatte bene,e con il massimo del coinvolgimento e della partecipazione con trasparenza e modalità innovative pertanto penso che sia il momento
di muovere i primi passi.

Piero 11 ottobre 2011 - 00:31

Ma come fai Gennaro ad esprimere giudizi così positivi sul partito socialista francese quando questo partito a votato in parlamento a favore di
tutte le criminali imprese di Sarkozy.
Ha addirittura votato l’estensione a Dicembre dell’impegno
militare francese in Libia.Guerra questa che il compagno Vendola
ha definito NEOCOLONIALE e che ha causato enormi distruzioni e montagne di morti solo per impossessarsi del petrolio.
Vuoi farci capire,Migliore,cosa c’è di sinistra in tutto questo.
Rispondi però,Gennaro.

Maurizio 10 ottobre 2011 - 22:50

Dall’articolo 1 dello statuto del PS francese: “Partito di massa, mette il riformismo al servizio delle speranze rivoluzionarie.”

Peppe Giudice 10 ottobre 2011 - 22:26

Hollande è figlio politico di Jospin e non è assolutamente catalogabile come un “rigorista” . Certo io preferisco la Aubry. Ma è inutile fare parallelismi con l’Italia. Lì c’è un partito socialista definito nella sua identità, in Italia no. Lì c’è da scegliere il candidato alla presidenza che viene eletto direttamente dal popolo. In Italia il premier non viene eletto direttamente. Le primarie sono utili quando esistono veri soggetti politici (come in Francia). In Italia mi pare che oggi questi manchino.

Giuseppe D. 10 ottobre 2011 - 19:30

Rispetto alla riflessione del compagno Migliore, vorrei sottolineare la sua sottolineatura sulla vitalità del sistema dei partiti d’Oltralpe.Migliore afferma che in Francia “hanno vinto le Primarie, quelle aperte a tutti. Una vittoria incontestabile, maturata nel paese che, insieme alla Germania, non solo esprime la leadership economica continentale, ma mantiene anche più saldo il contesto dei partiti come attori protagonisti della scena politica”.Bene.Mi fa piacere prendere atto che il compagno Migliore riconosce la valenza positiva dei partiti strutturati, forti, capaci ancora di rappresentare interessi concreti e classi sociali.Come si vede, “oltre i partiti” può essere solo uno slogan per un pamphlet mediamente intelligente o per la demagogia di dirigenti politici di terza fila.Rinnovare non significa demolire.Rinnovare significa ricostruire soggettività politiche radicate sul territorio, con identità chiare e di respiro europeo, con la rigenerazione dei loro legami storici e culturali.
Duole constatare la notevole distanza tra tutto ciò e l’attuale stato di SEL.

Reggiano Scalzo 10 ottobre 2011 - 18:44

Caro Spartaco. Faccio notare che Hollande è vecchio e navigato come la Royal, quindi la Francia ha problemi di ricambio generazionale. Noi latini amiamo i ‘vecchi’ a differenza dei germanici e degli anglosassoni che scelgono i ‘giovani’. Comunque la coalizione è presto fatta: PD-SEL-IDV. L’UDC ormai è fuori anche se una parte del PD ci crede fino all’ultimo. Casini con buona pace loro non ha alcuna intenzione di farlo. Formalmente possiamo fare le primarie anche se la vittoria di Bersani è scontata, sia pure di poco. Concentriamoci sui contenuti e su un programma di sintesi per non farci poi dire da Alfano che noi della sinistra litighiamo su tutto, dalle missioni di pace alla politica economica. Purtroppo l’abbiamo già fatto in passato e non possiamo più permettercelo per il prossimo governo…Dobbiamo cercare di andare d’accordo pur rimanendo forze democratiche e non monolitiche come PDL e Lega.

Franek Bluto Blutarsky 10 ottobre 2011 - 16:46

Patria dei tarallucci e vino sti ciufoli! Condivido tutte le analisi sulla deprecabilità nel paese, ma l’Italia migliore da qualche parte sarà nata, oppure la stiamo importando da un altro paese. La Francia è il paese anche di Sarkozy, l’Italia è il paese anche i Bulow, dei moti di Genova del ’61, del più lungo ’68 del mondo, alla faccia del dans la rue dei compagni parigini, è il paese degli arditi di popolo, della Resistenza, del movimento della Pantera. Insomma mi chiedo ogni tanto, con veemenza perchè mi sembra un piagnisteo e non un’analisi, ma non è che a volte siamo malati di esterofilismo? Il precariato c’è in tutti i paesi dell’UE, la crisi devono pagarla i lavoratori di tutti i paesi. Certo ad oggi viviamo un clima da basso impero e fa schifo e vergognare, però non possiamo dimenticarci tutto, nemmeno che dalla famosa rivoluzione francese è stato prodotto Napoleone.

Spartaco Innocenzi 10 ottobre 2011 - 15:25

Con gli opportuni distinguo da noi Bersani potrebbe essere Hollande e Vendola una via di mezzo tra la Aubry e Monteburg.Ma al di là di questo,in Francia già sanno che il competitore di Sarkozy sarà il candidato che uscirà vincente dal ballottaggio tra i primi due, mentre da noi, oltre all’eterno dilemma primarie si,primarie no,non sappiamo ancora chi sarà la coalizione che dovrà confrontarsi con la destra.Del resto perchè stupirsi?La Francia è la patria della rivoluzione,l’Italia è la patria dei tarallucci e vino.Abbiate pietà di noi.

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