Hanno appiccato un incendio e l’hanno chiamato Europa!

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Non ce la caveremo con qualche flebile motto di solidarietà, né con qualche convegno sui mali dell’attuale gestione tecnocratica e conservatrice dell’Unione europea. Da domenica scorsa, da quando il parlamento greco, umiliato dai custodi dell’ortodossia monetaria e assediato da un popolo disperato e in collera, ha approvato le misure di austerità, l’Europa non è più un sogno da realizzare ma, per moltissimi europei, un incubo da temere. 

Ci sono tre questioni che, ancora nel pieno della drammatica vicenda greca, ci debbono far riflettere.

La prima questione è quella democratica. Chi comanda in Europa? Non lo chiedo retoricamente, so benissimo che in questo momento esiste una centrale decisionale che staziona tra Francoforte e Berlino. Eppure, la realtà esiste ed è per questo che considero indecente far finta che la decretazione dello stato di povertà di un intero popolo possa essere considerata un dato oggettivo dei tempi nuovi che viviamo. La voce soffocata dai lacrimogeni di piazza Syntagma di Mikis Teodorakis, il grande artista e partigiano antifascista, ci racconta molto bene come sarà impossibile frenare l’insorgenza degli uomini e delle donne cui stanno dicendo di morire per salvare gli interessi delle banche e dei grandi circuiti finanziari. Non solo in Grecia. Quando fu impedita la celebrazione del referendum indetto dall’allora primo ministro Papandreu, in molti, anche in Italia, tirarono un sospiro di sollievo. Una decisione vergognosa, che stava minando il fondamento democratico della civiltà europea, raccontato come una richiesta impropria di un popolo che debba essere punito. Ecco, qui c’è un nodo, si è trasformato l’errore, persino la cattiva e corrotta politica dei governi precrisi, in peccato. Gli errori vanno corretti, invece i peccati vanno puniti, come ben ricorda il ministro Wolfgang Shauble: <<non dobbiamo dare loro l’impressione di non doversi sforzare>>. Sì, herr Shauble, abbiamo capito che volete spezzargli le reni! Abbiamo capito anche che avete imposto l’austerità a due mesi dalle elezioni per evitare che i greci possano decidere qualcosa della loro vita. La questione democratica è quindi la prima pietra per immaginare di riedificare il processo politico di unificazione europea.

La seconda questione riguarda l’efficacia delle scelte fin qui adottate. Il caso greco non è isolabile, come continuano ad esorcizzare in molti, compreso il presidente Napolitano. Il fallimento della Grecia poteva essere evitato se si fosse intervenuti in tempo e con spirito solidale, già due anni fa. Invece, fin da subito si è preferito associare il Fmi e i suoi perversi piani di aggiustamento strutturale. Non devo certo ricordare che in tutta l’America latina questi piani hanno portato al default intere nazioni, a partire dall’Argentina, e che a oltre dieci anni di distanza lì si è usciti dalla crisi proprio contro le politiche imposte dall’Fmi. Con le ricette di austerità economica (e per favore non parliamo più della buona austerità berlingueriana, quella era una profezia contro il consumismo  mentre questo è un autodafé di massa) la crisi ingoierà letteralmente ogni stilla di sudore e sangue dei greci, per poi passare a tutti gli altri europei. Il piano greco prevede, tra le altre cose, il licenziamento di 15mila dipendenti pubblici, che dovranno diventare 150mila entro il 2015, l’abolizione del contratto nazionale di lavoro, l’abbassamento del salario minimo mensile a 400 euro, il taglio ulteriore delle pensioni e degli stipendi pubblici, il tutto dopo le misure draconiane prese in materia di lavoro e privatizzazioni forzate nel corso degli ultimi due anni. Pensiamo davvero che dopo una “cura” del genere un paese possa rialzarsi? La cura, il neoliberismo, è in realtà la malattia. Negli altri paesi, a partire dal nostro, questa “cura” si sta già avviando ed essa verrà sancita dalla firma sotto il nuovo trattato dell’Unione il prossimo primo marzo, che prevede l’applicazione del famigerato Fiscal compact e l’obbligo di adottare il pareggio di bilancio nelle costituzioni nazionali. È come vedere il trailer del film che stanno proiettando in Grecia: sembra solo pubblicità, ma prima o poi arriverà con una forza d’urto devastante.

La terza questione riguarda l’atteggiamento delle forze politiche e dell’opinione pubblica di casa nostra. Tranne alcuni esempi, in pochi si sono posti il problema di solidarizzare con i greci e criticare le scelte della Troika (Bce, Commissione e Fmi). Quasi nessuno, poi, ha collegato quelle scelte a ciò che sta già accadendo in Italia ed in altri paesi in crisi. Di questa laconicità, di questa insopportabile afasia italiana, soffre l’intero campo delle forze democratiche europee, che a partire da alcune forze legate al Pse e ai Verdi europei (Hollande in Francia, la Spd e i Grunen in Germania), aprono un fronte di contestazione e, soprattutto, una concreta prospettiva di cambiamento. Lo voglio dire in particolare al Pd ma ancor con più forza all’Idv, vista la sua posizione di opposizione parlamentare: non si faccia l’errore di considerare la Grecia lontana, di votare il pareggio di bilancio in Costituzione e poi immaginare che a casa nostra quelle immagini di disperazione non si vedranno. Oggi, l’alternativa in Italia ed in Europa si potrà costruire solo con un’operazione di verità, togliendo il velo del nuovo stile alle vecchie e tragiche politiche di austerità liberiste. La Grecia chiama, non lasciamola sola.

Gennaro Migliore

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Luca Micaloni 29 febbraio 2012 - 00:39

Nazismo e fascismo non erano contro il capitalismo, ma solo contro la sua forma libero-concorrenziale. Credo che la CdN sia il paese più triste al mondo, vorrei solo pormi in modo critico rispetto al modo in cui i paesi non capitalisti vengono rappresentati. Sugli ideali di eguaglianza e libertà, la questione è annosa: è giusto che chi campa sul lavoro produttivo di altri abbia lo stesso potere decisionale nel determinare la quota di produzione, ovvero di lavoro che gli altri debbono sobbarcarsi? Abbiamo bisogno di questa eguaglianza? Lenin in un noto passo si fa beffe dei borghesi antioperai che, in seguito alla rivoluzione socialista, si scoprono improvvisamente paladini della libertà e si attestano su parole d’ordine quasi anarchiche…l’anarchismo del nobile signorotto (Edelanarchismus). Negare la libertà operaia è una cosa, negare la libertà del capitalista è un’altra. Poi ogni ordinamento nega alcune libertà, si basa su certe esclusioni qualificanti, costituzionali. Nessuno spera nella reincarnazione di polizia politica, lager, aumento forzato dei ritmi di produzione e varie aberrazioni controrivoluzionarie. Il tema è se, deposta la fede nella necessità storica del comunismo, nel mezzo politico della rivoluzione violenta; se accettata una pratica democratico-parlamentare, etc…sto comunismo continuiamo a volerlo configurare oppure abbiamo rinunciato.

Antonio 28 febbraio 2012 - 14:01

@Luca Micaloni Riguardo le vie alternative al capitalismo,
anche il nazismo era differente dal capitalismo, ciò vuol dire
che deve essere preso ad esempio ? Anticapitalismo non è sinonimo di socialismo/comunismo.
Anche i fascisti si dichiarano anticapitalisti.
Per quanto riguarda la Corea del Nord basta che vai a vedere le foto satellitari e se non vuoi leggere ciò che dicono i giornali basta leggere i resoconti e i diari di chi quel paese l’ha visitato.
La CdN è un regime monarchico, nazionalista e militarista, con un incredibili culto della personalità.
Non vi è alcun rispetto per nessun diritto umano e civile.
L’ideologia ufficiale del paese è il Juche.
Se non è questa la negazione di ideali di eguaglianza e liberta.
Ciò che non capisco è come chi si dichiara antifascista prenda le difese di tali regimi.

Luca Micaloni 28 febbraio 2012 - 09:15

“credo”…Lo credo anch’io. La vocina critica sospetta però che la guerra fredda e l’annessa demonizzazione dell’Altro stia proseguendo anche in assenza dei blocchi.

Peppe Giudice 28 febbraio 2012 - 00:46

si vedi però che Schroeder oggi non sta neanche nella direzione della SPD, perchè negli altri paesi che perde esce fuori. Come è uscito fuori Zapataero. Qui D’Alema, Ferrero, Veltroni, Diliberto, Nencini sono tutti dirigenti a vita. Sulla Cina: beh credo che lì si sia stia sperimentando uno dei capitalismi più brutali ed oppressivi mai visti. Che conferma il pieno fallimento del comunismo o socialismo reale se preferite.

Antonio 27 febbraio 2012 - 23:29

antonio l’ altro
io faccio parte della sinistra ferriviaria non ho nulla contro la sinistra petrolifera,
ma Schröder deve finarla di fare concorrenza alla nostra Eni
Schoroder cameriere di Putin è troppo di sinistra per fare accordi con la Linke !!

Luca Micaloni 27 febbraio 2012 - 23:10

è grave che dei consensi si siano spostati verso un partito comunista? Io credo che con l’invio di delegazioni in Corea del Nord non si vada da nessuna parte, e che tuttavia occorra tentare di conoscere il più possibile direttamente le realtà che tentano una via alternativa al capitalismo occidentale. Il modo in cui i nostri media raccontano il regime personale coreano o il mercato del lavoro cinese secondo voi è del tutto attendibile? Non metterei la mano sul fuoco.
Andiamo, nessuno vuole Pol Pot, nessuno è amante di Stalin, almeno qui. Il che non esclude che, con tutti i difetti, un analisi come quella del KKE sia socialisticamente più coerente, è una ventata d’aria fresca sì, con tutto il male che posso pensare della destra comunista.

Peppe Giudice 27 febbraio 2012 - 19:22

nella socialdemocrazia vi sono sempre state componenti più moderate e più di sinistra: questo è il frutto della dialettica storicamente sempre presente. Ma che ci siano posizioni neoliberiste nella SPD è una idiozia. A meno che uno non sappia cosa significhino o meno liberismo al di là della polemica politica contingente. Il PD è una altra cosa perchè è un ircocervo in cui si è voluto far convivere un postcomunismo che ha malamente assorbito il riformismo in versione Blair (e quindi postsocialista) con carcasse ex democristiane. Letta e Ichino in Germania sarebbero o con la CDU (o molto più probabilmente con i liberali. Io sono un socialdemocratico di sinistra (come posizione ideale), certamente con Salvi un accordo lo farei ad occhi chiusi, ma con Rizzo …meglio finire sotto un treno. La Linke è una mitologia che si è creata la sinistra velleitaria per avere un simbolo in Europa. Ad Est è piena di ciarpame stalinista dei peggiori. Ma lo sapete che cos’era la Germania ESr. Io che ho qualche anno in più lo ricordo bene e questo mi rende molto scettico sulla operazione fatta da Lafontaine (xche ho apprezzato molto quando era presidente della SPD). Lui voleva fare un partito che sostituisse la SPD, ma ha fallito. Ha fatto un partito minoritario con ex Vopos (i famigerati poliziotti della DDR) ad Est e con Punk e fricchettoni ad Ovest. Il grosso della classe operaia (come dimostra il voto in NOrd-Reno Westfalia ,nel 2010- regione della Ruhr con 19.000.000 di abitanti e regione operaia, la SPD ha preso il 34,6% e la Linke il 5,6%. Questi i dati nudi e crudi. Il Pc ellenico è un covo di ciarpame staliniano. Per definizione vanno esclusi rapporti con costoro. In Gracia la disperazione porta a tutto. Anche per questo la responsabilità di francia e Germania è gravissima come delle loro banche.

Antonio 27 febbraio 2012 - 18:51

Il KKE una ventata di aria fresca !?
Ma se sono rimasti agli anni 30.
Non hanno mai preso le distanze dal socialismo reale, anzi la loro società ideale è l’Unione Sovietica di Stalin. Che ha poco o niente a che vedere con il marxismo ma anzi
ha infangato l’ideale comunista.
Il futuro sarebbe Stalin, Mao e magari anche Pol Pot ?

Per non parlare del partito di Marco Rizzo che vede nella Corea del Nord un esempio di società socialista
a cui ispirarsi e in Kim Jong-Il una guida rivoluzionaria.
La sinistra non solo socialista ma anche quella comunista non dovrebbe avere niente a che fare con tutto ciò.

Luca Micaloni 27 febbraio 2012 - 17:16

Le analisi del KKE, nonostante non vadano molto al di là di un’ortodossia piuttosto convenzionale e a volte un po’ macchinosa (con rischio di errori strategici e di sottovalutazione di istanze importanti, come quella dell’individuo – spero che la storia dell’URSS abbia insegnato qualcosa), sono una ventata d’aria fresca. Socialismo di impianto marxista, non inventano nulla. Criticarli per un’icona di Stalin è rifiutare il piano del confronto. Gli approfondimenti storici sono importanti ma inviterei a farli in altra sede, mi concentrerei sul merito della questione di un “socialismo possibile” con riferimento a questa fase storica. Dove sbaglia il KKE (il cui omologo italiano è Partito Comunista – CSP di Marco Rizzo)? In cosa un’ipotetico partito socialdemocratico sarebbe superiore?

Antonio 27 febbraio 2012 - 14:24

Antonio l’ altro.
Il mancato accordo tra linke SPD è dovuto al fatto che dentro la SPD ha vinto la linea neoliberista di destra.
per favore compagno Beppe Giudice NON arrampicarti sopra gli specchi o il muro di berlino !!!!!!!

l’ accordo politico tra PS Francese e SPD tedesca è firmato da Bersani del PD il cui gruppo dirigente al 70 % non è socialista o eè antisocialista.

questa è la conclusione delle divisioni a sinistra tra Vendola SEL Pisapia e De Magistris e alcuni della FED !!!
meditate gente !!!!

Antonio 26 febbraio 2012 - 19:55

Riguardo alla critica allo stalinismo sono perfettamente d’accordo.
Per me lo stalinismo e tutte le sue varianti, rappresentano l’antitesi dell’ideologia socialista sia essa marxista, anarchica o riformista.
Lo stalinismo deve essere combattuto così come si combatte il fascismo in quanto entrambi negazioni degli ideali di eguaglianza, giustizia e libertà.

Ma non credo che la Die Linke sia un partito stalinista, nonostante Bisky, SEL e gli altri partiti di sinistra d’Europa dovrebbero prenderla a modello a cui ispirarsi
in quanto Lafontaine è riuscito a creare una sinistra plurale, in cui persone provenienti da storie politiche
differenti possono ritrovarsi(eurocomunisti, libertari, socialdemocratici, ambientalisti).

Così come i partiti di sinistra si devono liberare di qualsiasi carcassa stalinista, lo stesso dovrebbero fare i partiti socialisti/socialdemocratici nei confronti della loro “destra”.
Ossia quelle correnti che di socialista non hanno niente
e che hanno portato i partiti socialisti a spostarsi sempre più verso il centro, che quando hanno guidato il partito hanno adottato politiche di destra.
Capisco il dialogo con forze politiche che si rifanno a ideologie con cui si possono avere dei punti di contatto
(liberalismo sociale ad esempio) ma i socialdemocratici devono rimanere partiti schierati saldamente a sinistra.
Altrimenti si hanno semplici partiti progressisti in cui la socialdemocrazia è solo una delle tante correnti interne. Insomma un pò come il PD attuale. E a quel punto altro che socialismo democratico.

Peppe Giudice 24 febbraio 2012 - 23:55

non si tratta di pregiudizi. L’attuale presidente della Linke (si veda Wikipedia) Lothar Bisky è stato informatore della Stasi (la famigerata polizia segreta della DDR). Ma al di là di questo, l’elettorato della SPD e dei Verdi in occidente non vede di buon occhio un accordo politico generale con la Linke. E di questo devono tener conto i gruppi dirigenti. Tant’è che si sono fatti solo accordi di carattere locale. E poi sinceramente non credo che l’ingresso della Linke possa avere effetti miracolistici. Spero anche io che quando la Linke si sarà completamente liberata da certe carcasse staliniste si potrà andare ad un rapporto politico più stringente tra SPD e Linke. Non dimentichiamo che la SED non era il PCI di Berlinguer ma il partito unico di uno dei regimi più criminali dell’est europeo. L’Ungheria era un paradiso al confronto.Ho 56 anni e purtroppo certe cose le ricordo bene. Per cui ho in mente una sinistra che non può confondersi con nessuna forma di stalinismo, nè vecchio, nè nuovo.

Antonio 24 febbraio 2012 - 21:53

La Linke a livello nazionale si aggira intorno al 10%. Nelle elezioni del 2009 ha raggiunto l’11.9%.
Il muro di Berlino è caduto 20 anni fà e la Germania è stata riunificata, e la DL ha preso più volte le distanze dal socialismo reale ma nonostante ciò la SPD sembra che preferisca di nuovo la grande coalizione.
Quindi questa inversione di tendenza di cui parli non la vedo.
Personalmente vorrei che i partiti socialdemocratici in Europa attuassero una netta e decisa svolta a sinistra(cosa che ancora non è avvenuta) e che possano formare coalizioni di governo con i principali partiti alla loro sinistra.
Per esempio che in Germania si formi una coalizione tra SPD, Verdi e Die Linke.
Che mi sembra l’unica se si vuole effettivamente riformare l’attuale sistema politico economico.

In uno dei tuoi post hai scritto: “Fino a quando si cammina sul filo del pregiudizio non va da nessuna parte.”
Mi sembra che chi abbia i pregiudizi maggiori sia tu.

Peppe Giudice 24 febbraio 2012 - 18:58

SeL in pratica ha fatto proprie le posizioni attuali del PSF e della SPD con l’ODG approvato il 22. Il problema della Linke è che è una forza che si ispira ad una logica minoritaria ed al proprio interno ha vecchie scorie della Germania ESt. Sulla base delle elezioni nei Lander, la Linke ha oggi , nell’ovest del paese, mediamente il 4-5%. Ell’est è una sorta di Lega della ex Germania Orientale. Non credo che sia un mdello. Del resto Lafontaine si ispira ancora a Bad Godesbeg. E poi i partiti socialisti attuali hanno superato la sbandata blairiana. Il Psi critico Godesberg perchè allora Nenni guardava con attenzione al socialismo autogestito jugoslavo di Tito. Ma poi il Psi rivide quella propria posizione. Come di fatto il PCi all’epoca di Berlinguer non a parole ma nel fatti era socialdemocratico. E’ solo un problema di doppiezza.

Antonio 24 febbraio 2012 - 16:06

Leggendo qualche articolo su internet non sembra che PCI e PSI condividessero la svolta di Bad Godesberg, anzi tutta la sinistra italiana, sia quella comunista che quella socialista riformista, attaccarono pesantemente la svolta della socialdemocrazia tedesca, vista come un tradimento del socialismo e del marxismo che veniva praticamente abbandonato.
Ma programma a parte, le politiche adottate dai partiti socialdemocratici sono sempre più piegate a politiche neoliberiste e ciò mi pare evidente.
E come scritto nel mio precedente post, se ciò che afferma Bersani corrisponde a vero, i socialdemocratici continuano la loro deriva centrista e moderata.
Trasformando i partiti socialisti in generiche forze politiche progressiste.
Ed è proprio a causa di queste politiche che nascono partiti come la Die Linke (a cui SEL dovrebbe almeno in parte ispirarsi) che è formata da parte della ex sinistra interna del SPD. Stanca di veder adottare politiche di destra mascherate da politiche di sinistra.

Ma vista la situazione in cui verte la sinistra italiana e non, sono d’accordo quando si afferma che il programma del ’59 sembra rivoluzionario.

Giuseppe 24 febbraio 2012 - 15:58

Antonio e Beppe: il problema è che a guardarsi intorno entrambe le possibili strade alternative al capitalismo si stanno allontanando alla velocità della luce. Effettivamente anche un programma minimalista come quello di Bad Godesberg oggi appare come un programma rivoluzionario.
Giuseppe

Peppe Giudice 24 febbraio 2012 - 00:36

Lungi da me tornare su una inutile analisi della rivoluzione russa. Per quanto riguarda Bad Godesberg, la SPD aveva elaborato il suo prima programma fondamentale ad Erfurt nel lontanissimo 1892 che fu poi la base dei programmi di tutti i partiti socialisti europei. In esso si prefigurava la socializzazione integrale di tutti i mezzi di produzione sia pur in modo progressivo. Poi c’è stata una evoluzione della economia capitalistica che è diventata molto più complessa soprattutto dopo la crisi del 29 e la II Guerra Mondiale. Già negli anni 30 i socialisti avevano ripensato il programma di Erfurt che si collocava in ben altro contesto storico. E di qui è sostanzialmente venuto fuori il programma di Bad Godesberg del 1959. In esso si parla di economia mista, non di abolizione del mercato ma di una sua regolazione sociale, di funzione dell’impresa pubblica (gestita democraticamente) nel settore dei beni collettivi e dei settori di importanza strategica. Di codeterminazione dei lavoratori nel settore privato, di sviluppo dell’economia comunitaria e cooperativa. E della possibilità di utilizzare parte dell’incremento patrimoniale dell’impresa privata in fondi collettivi gestiti dai sindacati e dai lavoratori. Applicare oggi questo programma significa fare la rivoluzione. DEl resto il PCI di Berlinguer non andava certo oltre questo programma che di fatto era condiviso sia dal PSI che dal PCI. L’alternativa era il collettivismo burocratico sovietico con tutta l’inefficienza la eliminazione di democrazia e libertà che comporta. DeL resto oggi lo stesso programma di Rifondazione non va oltre Bad Godesberg. Solo Ferrando vuole il ritorno al vecchissimo programma socialista di Erfurt del 1892!!!

Antonio 23 febbraio 2012 - 23:30

io sono l’ altro Antonio
la questione generale è quella posta Da asor rosa.
con il governo TECNOCRATICO Monti la SINISTRA in Italia è INADEGUATA impreparata pressapocchista e generica.

E evidente che in Italia la questione CENTRALE è che manca un partito socialista e quindi il rischio e che in Italia la politica sia tra 2 destre.

quindi dobbiamo fare il partito socilista in Italia.

ai compagni che NON sono su questa linea.
a) un partito di MASSA può accogliere anche i compagni filo linke altrimenti non sarebbe un partito di massa.
b) la sinistra è plurale quindi è normale che alcuni compagni abbiano altri partiti, del resto in Francia a sinistra i partiti sono molti.

la costituente socialista in Italia è il punto di partenza.
DEVE AVERE UN PERIMETRO PROGRAMMATICO ma deve ESSERE ampia ed aperta sia alla società civile sia ai piccoli partiti compreso settori FED.

la firma del manifesto socialista a Parigi deve essere fatta da Pisapia o Vendola o De Magistris o altro ma non Bersani.

Bersani va a Parigi a firmare il manifesto dei progressisti ma
è un ALTRO manifesto da quello socialista.

Vendola e alcuni compagni di SEL trattano la segreteria del PD come se fosse un partito socialista ma NON è cosi , molti compagni del PD soprattutto la base sono socialiati e sociademocratici ma il gruppo dirigente al 70 % NON è socialista come stiamo vedendo.
la strategia è costruire in Italia un partito di massa popolare di SINISTRA e SOCIALISTA.

invece in alcuni compagni di SEL c è il CODISMO nei confronti del PD questo porta a uno sviluppo della FED.

Altri compagni che scrivono in questo blog vogliono lo SCONTRO FRONTALE con il PD, NON capiscono che la base del PD è SOSTANZIALMENTE il vecchio PCI.

per uscire dal codismo e dall’ estremismo l’ unica via è il partito di massa.

e veniamo a Vladimiro Lenin

una cosa è l’ analisi politica altra cosa è l’ analisi storigrafica che deve essere documentata.

1) la rivoluzione.

il governo russo era un governo fantioccio totalmente inesistente e NON operativo, era sostenuto sostanzialmente dai bolscevichi.
la guerra e la fame e la miseria erano enormi e non c era possibilità di sviluppo.

17 febbraio 1917 ( calendario russo)
ore 17 nel palazzo vi erano 30.000 soldati in piazza tra esercito e armata rossa vi erano 300.000 militari armati.
Nella rivoluzione d’ ottobre non è morto nessuno forse 2 infartati.
Lenin cosa doveva fare ?
telefonare a Bersani e chiedere cosa fare ?
del resto la mozione al soviet di Lenin sull’ insurrezione era stata respinta e Lenin si dimise dal Partito socilista bolscevico dopo 2 mesi la stessa mozioni è stata presentata da altri compagni ed aveva ottenuto l’ 80% dei voti.

2) Comunismo di guerra
era inevitabile, anzi Lenin ha cercato di mantenere il regime da guerra solo per il periodo indispensabile.

3) la NEP è stato il grande capolavoro di Lenin.

nell’ appendice di Medvedev ci sono le lettere del generale Mironov a Lenin sono veramnete impressionanti ma si tratta di episodi specifici e non possiamo generalizzare.

mettere sullo stesso piano il periodo ‘leninista’ fino al 1930
con il periodo stalinista dopo il 1930 è incredibile follia mentale.

sulla rivoluzione permanente ( scitto nel 1929 ) e sul socialismo in paese solo rimandiamo per il momento.

in questo momento con questa crisi economica la rivoluzione russa il periodo dal 1905 al 1930 è ATTUALISSIMO e pieno di importanti insegnamenti.

il deserto dell sinistra italina è anche dovuto alla incapacità di leggere in modo critico la storia.

Antonio 23 febbraio 2012 - 12:27

Leggendo il programma di Bad Godesberg mi sembra confermato il mio pensiero,ossia che i partiti socialdemocratici hanno abbandonato l’idea originaria del superamento del capitalismo ed hanno come fine più un suo graduale, per quanto netto, miglioramento dell’attuale sistema.
Una terza via se la si vuole chiamare in questo modo, che prende le distanze sia dal socialismo reale che dal capitalismo più conservatore, ma che è distante anche dall’ideale socialista di cui questi stessi partiti si facevano promotori nel XIX secolo e nella prima metà del XX.
Anche se la mia interpretazione di questo programma fosse sbagliata, l’allontanamento dei partiti socialdemocratici dai loro originari obiettivi lo si può
constatare anche dalle politiche adottate negli ultimi anni e dai leader che li hanno guidati, come Zapatero o Blair ma non solo, che hanno spostato i rispettivi partiti ancora più a destra.
E tale deriva non sembra arrestarsi, almeno sentendo le ultime interviste di Bersani riguardo proprio la SPD e il PS francese, che a detta sua vorrebbero anche loro abbracciare maggiormente altre ideologie come ha fatto il PD.
Insomma trasformarsi in partiti progressisti, altro che socialismo.
In ogni caso la deriva centrista dei partiti socialisti è evidente.

N.B. Riguardo al monotono, non sono l’unico utente che si chiama Antonio che sta parlando di socialismo democratico, socialdemocrazia, comunismo ecc.

Giuseppe 22 febbraio 2012 - 08:05

Concordo sostanzialmente con l’ultimo post di Antonio.

Riporto:

«L’idea europea è qualcosa di completamente diverso da una moneta», si legge nei documenti della conferenza che ha riunito il 17 febbraio a Kiel, nel nord della Germania, gli eletti del partito della sinistra tedesco nel parlamento europeo, nel Bundestag e nei parlamenti dei Länder. Vi sono stati invitati esponenti politici di sinistra da Francia, Danimarca, Spagna e, per l’Italia, il sindaco di Napoli Luigi de Magistris.

Tutti concordi nel denunciare la politica di austerità per le sue conseguenze nefaste sullo stato sociale in Europa, messo ko dal diktat finanziario che decreta la fine del compromesso sociale accettato in passato dal capitalismo europeo. Un capitalismo che, invece di pagare per la crisi che ha provocato, vi vede un’occasione per imporre il dominio incontrastato dei grandi poteri economici e finanziari. «L’insistenza sui debiti» è, secondo la Linke e le altre formazioni della sinistra europea presenti alla conferenza, «un pretesto per far cassa». La miseria pubblica viene piuttosto dal contrarsi delle entrate, erose non solo dall’evasione fiscale. I tagli alle imposte sulle imprese, l’assenza di una patrimoniale nel contesto di una gigantesca redistribuzione dei redditi alla rovescia, hanno svuotato le casse degli stati, anche quelle tedesche.

Che fare? La Banca centrale europea dovrebbe concedere crediti a tassi dell’1%, direttamente agli stati, liberandoli dal ricatto dello spread. Ci vorrebbero Tobin tax e un rigoroso controllo dei mercati finanziari. Bisognerebbe reintrodurre imposte patrimoniali in Europa. Queste le proposte della Linke. ….
La solidarietà, su cui si è fondata la comunità europea nel dopoguerra, è ancora un valore per la Linke, contro nazionalismo e xenofobia. Il partito organizza iniziative comuni con la sinistra greca. E pensa che la Germania abbia un debito da saldare: «Il boom economico degli anni ’60 non fu tutto merito dei tedeschi, ma anche del lavoro degli immigrati dall’Europa del sud, e della rinuncia a esigere riparazioni per la guerra nazista». Ora per la Grecia ci vorrebbe un piano Marshall, come quello di cui godette la Germania: più investimenti per creare posti di lavoro, che vengono invece distrutti dalle misure di austerità.

Anche il «rinnovamento della democrazia» è stato al centro del dibattito, perché «la crisi finanziaria è anche crisi della democrazia». Su questo tema è intervenuto de Magistris: il nuovo interesse dei cittadini italiani per i «beni comuni» offre spunti, per la Germania, del tutto originali, a cui la Linke intende rifarsi. L’esperienza della democrazia partecipativa a Napoli, secondo il sindaco, è un antidoto alla disaffezione dalla politica, e un modo concreto di contrastare privatizzazioni e liberalizzazioni, imposte dalla troika di Ue, Bce e Fmi. Lotta alle privatizzazioni e cittadinanza attiva sono per la Linke al centro dello scambio e dell’analisi comune con altre forze della sinistra europea. L’auspicio è che riescano meglio a coordinarsi contro la crisi, e contro chi vuole scaricarla sui più deboli.

Da Il Manifesto 21 Febbraio 2012

Peppe Giudice 21 febbraio 2012 - 23:22

caro Antonio sei troppo monotono. Socialdemocrazia e socialismo democratico sono la stessa cosa (leggiti il programma di Bad Godesberg a cui si rifà anche Oskar Lafontaine). Di interpretazioni di Marx vce ne sono un centinaio come minimo. Quello che voleva Enrico Berlinguer con l’Eurcomunismo nessuno l’ha capito anche perchè l’Eurocomunismo è durato quattro o cinque anni. La terza via diceva: nè socialdemocrazia, nè socialismo reale, tutta in negativo. Ed in cosa consisteva la III via tra “Stato e Rivoluzione” e “Bad Godesberg” ? nessuno l’ha mai spiegato tantomeno Berlinguer. Olof Palme, socialdemocratico svedese aveva un programma più radicale di quello del PCI

Antonio 21 febbraio 2012 - 18:23

Appoggiare o meno il pensiero di Lenin non vuol dire essere o non essere comunista.
Il leninismo è solo una delle interpretazioni del marxismo, non la sola e nemmeno l’unica.
Rosa Luxemburg è una marxista anti-autoritaria ma non si può dire che non fosse comunista solo in base ai suoi contrasti con Lenin.
Enrico Berlinguer quando teorizzò l’eurocomunismo non aveva in mente di abbandonare il fine dell’instaurazione del socialismo né quella di trasformare il PCI in un partito socialdemocratico(come poi è avvenuto), nonostante volesse avere degli ottimi rapporti con i partiti socialisti e socialdemocratici europei.
Semplicemente prese le distanze dai regimi dell’Est che si dichiaravano socialisti e che si rifacevano al marxismo-leninismo.

Riguardo i termini socialdemocratici e socialismo democratico diversi partiti tendono a non utilizzarli come sinonimi, un esempio è la stessa Die Linke.

Ritornando a Lenin il partito da lui creato fu l’anticipazione della futura società sovietica.
Ma ciò venne predetto già da diversi pensatori, per la maggior parte anarchici, che vedevano il Partito come lo specchio della futura società socialista.
Forse la situazione in cui stava la Russia non permetteva altre soluzioni ma l’errore maggiore è stato quindi
la cristalizzazione del pensiero di Lenin che ha poi influenzato totalmente tutta la storia del movimento comunista.
è con Lenin che il marxismo perde le sue origini libertarie ed accentua i suoi caratteri totalitari e autoritari.
In misura forse minore rispetto allo stalinismo, ma già prima del 1930, il comunismo sovietico aveva dato
prova della sua natura che sarebbe poi emersa totalmente con Stalin.
Ma non si deve dimenticare in tal caso anche della guerra che le potenze capitalistiche avevano dichiarato ai sovietici.

Per quanto riguarda l’attuale socialdemocrazia, non vedo come si possa dire che la SPD si stia spostando a sinistra quando preferirebbe una nuova grande coalizione pur di non governare con la Die Linke.
Mi risulta difficile pensare che questo partito abbia come fine il superamento del capitalismo quando preferisce allearsi con il centro pur di non andare al governo con un partito come la Die Linke, al cui interno ci sono comunque forti correnti socialiste democratiche e libertarie.
Altro che dare la colpa a quest’ultima poi. Forse non saranno i partiti come la Die Linke a salvare la sinistra ma a distruggerla ci stanno pensando i partiti socialdemocratici o almeno la maggioranza che li ha guidati in questi anni, che si sono piegati al neoliberismo e hanno attuato politiche che di sinistra hanno ben poco. Basti vedere i leader socialdemocratici degli ultimi anni.

Nicola Vallinoto 21 febbraio 2012 - 14:38

@Giovanni Lamagna -> il termine “Comunità europea” non viene più usato perchè dal 1992 si chiama “Unione europea”

Giuseppe 21 febbraio 2012 - 08:53

Concordo con Igor: smettiamola di soppesare con la bilancia… ognuno può avere le sue idee in proposito, ma l’analisi storica degli errori che gli uomini hanno continuato a fare nei secoli non ci porterà lontano (anche se penso che tutto dipenda dala divisione in classi e dalla proprietà privata dei mezzi di produzione, oltre che da una “forma mentis” che in parte nasce proprio da questi due fattori primari) ed oggi come oggi è sicuramente più importante capire cosa fare per superare l’attuale momento di crisi del capitalismo. A mio avviso non se ne esce “abbellendo” o “riformando” il sistema, perchè una pianta da frutto la puoi allevare in cento modi diversi ma darà sempre frutti di quel tipo. Oggi poi i partiti della “moderna” sinistra stanno di fatto affossando lo stato sociale e impoverendo la gente proprio perchè hanno accettato come unico orizzonte possibile quello del capitale e della borghesia industriale, di fatto hanno realizzato una precisa scelta di campo. Ci sarebbe bisogno di politiche ben diverse per uscire dal tunnel, ma sino a che a dettare l’agenda politica saranno i mercati e la finanza…continueremo a sprofondare verso la barbarie e la miseria (non per tutti è ovvio, ed è per questo che occorre sapersi mettere dalla parte degli ultimi). Sostenere o acodarsi al pd oggi equivale ad abdicare a qualsiasi tentativo di cambiare la realtà delle cose. Per questo occorre una laternativa programmatica da realizzare con chi in essa si ritrova, se si vuole davvero.
Giuseppe

Giovanni Lamagna 21 febbraio 2012 - 08:37

Ricordo che fino a qualche anno fa, quando si parlava di Europa, si usava l’espressione “Comunità europea”. Faccio notare che da qualche tempo questa espressione non viene usata più. E, secondo me, non è un caso. Anzi, ritengo, sia un “segno dei tempi”. Con quale coraggio, infatti (o, meglio, con quale faccia tosta) essa potrebbe essere usata ancora, quando alcuni Stati ricchi e forti (come la Germania)strangolano scientemente e letteralmente altri Stati deboli e in difficoltà(come la Grecia),invece di portare loro aiuto e solidarietà? Come sarebbe normale, naturale in una comunità.
Giovanni Lamagna
(Assemblea Provinciale SEL napoli)

Luigi Fasce 21 febbraio 2012 - 00:43

Dopo aver letto e riflettuto sui pro e i contro … arrivo a dire che non mi interessa più sapere da dove veniamo ma mi interessa sapere dove andiamo tutti assieme.
Per riprendere il filo di Migliore mi pare di poter dire dobbiamo contrastare con tutti i modi possibili non violenti la modifica costituzionale che pretende la spectre liberista che volteggia sull’europa … concentriamo tutti gli sforzi su questo obiettivo e continuamo a essere solidali con la Grecia ricordata da Migliore. Come Gruppo di Volpedo per la Grecia abbiamo fatto un comunicato stampa di solidarietà e un appello alle forze politiche italiane di sinistra (ovviamente anche SEL) e al PSE.
Un fraterno dialogante saluto.
Luigi Fasce – http://www.circolocalogerocapitini.it del GdV e NSE

Peppe Giudice 21 febbraio 2012 - 00:03

e per concludere rifacendomi a quello che dice il compagno Alberto Ferrari, noi possiamo fare tutte le critiche che vogliamo (giuste ed ingiuste) alla socialdemocrazia attuale. Ma se crolla questa nessuna LInke salverà la sinistra. Voglio dire che io vorrei una socialdemocrazia più tosta e di sinistra e comunque la evoluzione del PS francese ed anche in parte della SPD va in quella direzione, ma è essenziale che Hollande vinca le presidenziali ed il PS e la sinistra le politiche per attuare una inversione di tendenza in Europa. La vittoria di Hollande potrebbe anche aiutare a spaccare il PD.

Peppe Giudice 20 febbraio 2012 - 23:26

credo vi sia un pò di confusione: la rivoluzione permanente è una teoria di Trotzky del 1905. Immaginare un processo rivoluzionario ininterrotto tra la rivoluzione borghese e quella socialista in un paese a forte ritardo come la Russia. Il comunismo di guerra è l’economia di guerra durante appunto la guerra civile. Il socialismo in un solo paese è l’idea di Stalin di non esportare la rivoluzione. Vedi caro Antonio, fino al 1930 vi sono stati in Russia assassini collettivi, deportazioni di massa, uso sistematico della tortura, intere famiglie (compresi i bambini) deportate nei lager. Prima e dopo il 1930. Credo che l’Unione Sovietica è stato un grande incubo su cui una persona razionale non può che mettere una pietra sopra.

Antonio 20 febbraio 2012 - 22:09

socialismo e socialdemocrazia

a mio avviso non sono la stessa cosa.

socialismo significa diritti della persona
sociademocrazia significa diritti dello stato .
la socialdemocratia si dovrebbe basare nel ruolo dello stato nell’ economia.

la questione socialista DEVE essere la sintesi tra diritti della pertsona ( socilaismo) e ruolo economico dello stato ( socialdemocrazia ).

alcuni dubbi sulla socialdemocrazia tedesca possono essere fondati, in questi giorni alcuni burocrati del spd teorizzano un nuovo governo con i popolari.

sul marxismo leninismo

una cosa è l’ analisi politica altra cosa è l’ analisi storica.

il marxismo lenismo su basa su un lingiaggio di comunicazione.
un lingiaggio tecnico asciutto ma TECNICO.
esempi di linguaggio leninista in Italia sono a mio avviso
De Magistris a sua insaputa essendo di provenineza borghese.
altro esempio è il prof. Ichino senatore del PD di cultura totalmente di destra, utilizza soprattutto in ambito accademico un linguaggio totalmente leninista stringato senza retorica e scientifico tecnico,
probabilmente le origine comuniste e…forse sarde hanno segnato un ‘timbro’.

il secondo aspetto del marxismo leninismo è la teoria del partito come è noto.
si dice che la rete-internet rende il partito marxista leninsta un non essere , una teoria diciamo NULLA fin dall’ origine.

l’esperienza negativa del PD e i problemi interni a SEL dimostrano che non è cosi, certamente il partito avanguardia
leninista non è proponibile ma guardiamo Veltroni….diventiamo tutti….. leninisti, i partiti hanno necessità di una forma di organizzazione, anche la società civile ha necessità di un ALTRA forma di organizzazione.

dal punto di vista storico l’ esperienza leninista dal 1905 al 1917 fino al 1924 anno della morte di Lenin va analizzata in quanto la storia dimostra che Lenin NON ha sbagliato nulla tranne la rivoluzione del 1905 come lui stesso ha amesso nel discorso ai giovanni comunista a Losanna .

unico dubbio se Lenin conosceva la situazione dei georgiani ma nella complessità della situazione era inevitabile perdere il controllo di alcune situazione.

inoltre ultimo mese di vita Lenin di fatto era stato impriginato da Stalin .

la lettera su Stalin probabilmente è stata scritta troppo tardi da parte da lenin.

comunque fino al 1930 l’ Unione Sovietica è stata la più grande esperienza storica e sociale di tutti i tempi.
comumismo di guerra, Nep, rivoluzione permanente, socialismo in un solo paese sono stati momenti di grande elaborazione teorica e politicala.

Dal 1930 con il crollo di Bucharin e poi di tutti gli altri Zinovjev e Troskij il comunismo si è trasformato in un assassinio collettivo.

ma vanno evitate analisi psedoideologiche e bandierine infantili.

Alberto Ferrari 20 febbraio 2012 - 20:55

Caro Antonio la grande differenza tra i paesi europei e l’Italia è che da noi quando i vertici di un partito perdono,non se ne vanno, ma cambiano nome al partito; negli altri paesi succede il contrario:il nome del partito rappresenta una storia di persone ed una identità culturale. Se tra tre mesi in Francia non vincerà Hollande e tra un anno in Germania non perderà la Merkel ( e nel frattempo non avrà vinto Obama in USA), sarà molto difficile per tutti uscire dalla grave crisi attuale e non vedere andare in fumo tutte le conquiste dello stato sociale. Per questo oggi è determinate battere in Europa i partiti di destra. Poi potremo parlare di una nuova Europa e una nuova globalizzazione. Ma solo dopo. Nel frattempo diventa centrale ricordare a tutti ciò che potremo perdere se vincono le destre: dalla sanità pubblica alle scuole pubbliche alle pensioni garantite dallo Stato, e non dai fondi pensionistici, ai diritti alle libertà alla solidarietà.

Antonio Cavallo 20 febbraio 2012 - 19:28

@Alberto Ferrari
sono sostanzialmente d’accordo con la tua analisi, ma:
1) quel modello di società di cui parli è profondamente messo in crisi, in tutta Europa, non solo dal potere dei partiti di destra (che,in fondo,semplicemente portano avanti la loro politica) ma troppo, troppo spesso anche dalla complicità dei partiti “di Sinistra”, che nel tempo hanno tradito le ragioni per le quali esistono
2) proprio per questo, io non ho più fiducia non solo nei classici partiti socialdemocratici europei, ma anche in alcuni movimenti teoricamente “più radicali”: ad es. la stessa SEL, che si ostina a ricercare un’impossibile alleanza con un partito, il PD, che si è definitivamente appiattito su posizioni neoliberiste. Per quanto io possa apprezzare e rispettare Fassina, infatti, il sostegno praticamente incondizionato al governo Monti è, per me, la prova definitiva della vera natura del PD. E Fassina ne è responsabile quanto Veltroni o Letta. Altro che Socialismo Democratico, altro che trasformazione della società…

Alberto Ferrari 20 febbraio 2012 - 18:15

La storia della sinistra è una storia molto complessa e a tratti confusa. ma cercare di tracciare una linea, se pure sommaria, è indispensabile per sviluppare un dibattito, prima, e una scelta di linea politica poi. Il chiarimento tra “socialismo democratico”, che sanciva senza più ambiguità la democrazia parlamentare non come strumentale alla presa del potere ma come elemento indispensabile di una società socialista, e i diritti individuali alla base del socialismo in contrasto con il “socialismo reale”dell’ U.R.S.S. sono stati sanciti nel 1951 a Francoforte con la rifondazione della Internazionale socialista proprio su queste basi : democrazia e libertà individuali. Da allora socialismo democratico e socialdemocrazia sono termini sostanzialmente equivalenti. Ma la svolta ulteriore avvenne ad opera principalmente della SPD a Bad Godesberg nel ’59 quando si accettò Marx come economista, al pari di altri pensatori e filosofi, ma si respinse definitivamente la “religione” della prospettiva rivoluzionaria marxista, e si accettò ciò che il marxismo rifiutava: la proprietà privata ed il libero mercato come elementi inscindibili dalla democrazia. Il ribaltamento fu grande: il socialismo democratico, per la prima volta si presentava come partito di “tutto un popolo” e non di una sola parte di essa. O, se si vuole, per la prima volta l’idea socialista si presentava con l’ambizione di diventare la cultura, concreta, di tutto un popolo attraverso il rispetto dei processi democratici e non della “presa del potere” attraverso la rivoluzione. Questa scommessa (basata sulla realizzazione della libertà dell’eguaglianza e della giustizia di tutti i cittadini attraverso un continuo intervento dello Stato a controllo del libero mercato) in gran parte dei paesi europei ha dato luogo ad uno dei caratteri più distintivi dell’Europa attuale, lo “stato sociale”. Ma questo modello di società, proprio perchè raggiunto democraticamente, non può dirsi raggiunto una volta per tutte e, attualmente, esso è profondamente messo in crisi, in tutt’Europa, dal potere dei partiti di destra; peraltro legittimamente eletti. Ciò, a mio avviso dovrebbe portarci a pensare non ad ipotetiche ed irraggiungibili uscite rivoluzionarie, ma a pensare perché tutto questo è avvenuto ( ed in particolare la debolezza dello Stato rispetto alle forze del mercato) e come è possibile rimediarvi riportando i partiti socialisti al potere in tutta Europa o almeno nei paesi guida. E qui si apre il problema di una nuova narrazione, che, come per la stagione vittoriosa degli anni 60 e 70anta, non è solo narrazione di programmi ma soprattutto di una nuova cultura di società dove solidarietà giustizia e libertà ritornino al centro del progetto.

Peppe Giudice 20 febbraio 2012 - 17:37

Sentite: io sono disposto mille volte di più ad allearmi con i comunisti che con Di Pietro o Emiliano. Anche perchè la gran parte di quelli che si dichiarano comunisti oggi (escluso ovviamente gli stalinisti greci) sono in realtà dei socialdemocratici di sinistra senza avere coscienza di esserlo.

Antonio Cavallo 20 febbraio 2012 - 14:41

Riferirsi solo alla dittatura Stalinista ogni volta che si parla di Comunismo o di Sinistra di alternativa (e/o anticapitalista) è, secondo me, riduttivo e fuorviante quanto riferirsi al solo Craxi e alle vicende a lui collegate in una ipotetica discussione sul Socialismo Italiano.
Il problema di SEL è semplice, banale. Deve scegliere da che parte stare. Il PD, appoggiando il governo Monti e votandone i provvedimenti, una scelta chiara l’ha fatta da tempo.

Peppe Giudice 20 febbraio 2012 - 14:09

non voglio convincere nessuno. Mi interessa solo chiarire le mie posizioni.
Intanto non esiste nessuna differenza reale tra il termine socialdemocrazia e quello di socialismo democratico. Nel programma di Bad Godesberg della SPD si parla esplicitamente del socialismo democratico quale bussola dell’azione politica del partito.
Il socialismo democratico fu definito da Brandt come una terza via tra capitalismo e comunismo. Quindi non un capitalismo dal volto umano, queste sono distorsioni veterocomuniste. Nel programma di Godesberg si parla del socialismo democratico quale missione permanente a favore della giustizia sociale, solidarietà e libertà umana e contro ogni forma di oppressione economica, sociale e politica. IL socialismo cioè non si identifica con un modello rigido e palingenetico, come fine della storia. Questo implica la critica al capitalismo e la battaglia per la emancipazione dei lavoratori nel quadro della democrazia e della libertà e contro ogni totalitarismo. Il comunismo si è di tatto identificato con il socialismo reale. Rosa Luxemburg è difficilmente inquadrabile come comunista dato che non avrebbe mai accettato i 21 punti di Lenin che diedero vita alla III Interazionale. Era piuttosto una socialista di sinistra rivoluzionaria, nè socialdemocratica nè comunista. Il PCI era diverso perchè in un paese occidentale un partito di massa non può che assumere una prassi socialdemocratica.Ma nel PCI permanevano ambiguità mai risolte. E poi non mi pare che il programma di Berlinguer fosse anticapitalista. ERa molto più a sinistra del PCI il partito socialdemocratico svedese di Palme che con il Piano Meidner delineava un graduale superamento del capitalismo nella democrazia e nella libertà. SE non fossimo critici con il capitalismo non saremmo socialisti. Ma lo siamo in un modo profondamente diverso da quello di Lenin.

Antonio 20 febbraio 2012 - 13:17

Noto che nei post il termine socialdemocrazia viene usato come sinonimo di socialismo democratico.
Personalmente credo che ci siano differenze tra i due termini.
Il primo è l’ideologia di riferimento della maggioranza dei partiti all’interno del PSE. Quei partiti che hanno come fine
un miglioramento dell’attuale sistema capitalistico, ma che hanno abbandonato il progetto di un suo superamento.
Il fine è quindi quello di creare un capitalismo dal volto umano.
Tra i socialisti democratici vi sono invece i post-comunisti, socialisti, eurocomunisti, libertari ecc.
Insomma tutte le anime della sinistra che hanno accettato le vie democratiche per giungere al socialismo.
Quindi pur abbandonando una visione rivoluzionaria, non hanno abbandonato anche l’idea di una parziale trasformazione
se non di un totale superamento del sistema capitalistico.

Riguardo al discorso sui regimi comunisti del ’900, personalmente li reputo la negazione di quegli ideali di libertà, giustizia e eguaglianza nel nome dei quali erano sorti e per i quali milioni di persone hanno lottato.
Quindi li condanno ugualmente se non di più di come condanno i vari fascismi.
Ma ciò non deve ridurre la storia del movimento comunista ad una storia di miseria, morte e dittature.
Basti pensare ai già citati Rosa Luxemburg e Enrico Berlinguer.
Personalmente sono d’accordo, e spero che in SEL nessuno neghi, che lo stalinismo, il maoismo e tutte le loro varianti siano state un infamia e delle tragedie, ma ciò non vuol dire difendere un sistema, quello capitalista, che insieme
alle sue guerre imperialiste ogni anno affama e uccide milioni di persone.

Igor 20 febbraio 2012 - 12:04

Vorrei dire, rispetto al dibattito in corso, giusto il mio piccolo pensiero. Io ho aderito a SEL perché pensavo, e penso tuttora, che fosse un tentativo di superare certe contraddizioni e spinte divergenti tra forze che vengono da storie diverse.
Proprio per questo, trovo che impostare un dibattito in termini polemici e con reciproci pregiudizi sia inutile. Ogni parte politica ha compiuto errori, non mettiamoci con la bilancia a soppesare chi ha fatto più schifo… piuttosto cerchiamo di trarre il meglio dalle esperienze di ciascuno. Di fondo, credo che questo sia lo spirito con cui è nato il nostro partito.
Io ho iniziato leggendo la Rivoluzione Liberale di Gobetti ed oggi sono approdato a SEL. Non ho alcun retroterra politico-partitico, non provengo dal PCI, né dai DS o da Rifondazione. Non avrei potuto appartenere, dato il mio punto di partenza, a nessuno dei due partiti, ma penso che avrei potuto collaborare con entrambi. Ecco perché ho pensato che SEL potesse essere un partito cui appartenere e per la prima volta mi sono iscritto.
Ho fatto male?

Guido 20 febbraio 2012 - 10:05

Condivido a pieno le parole di Gennaro Migliore! La Grecia siamo noi. Forse non finiremo come loro, ma questo non ci può e non ci deve fare sentire migliori. La solidarietà tra i popoli viene prima e deve essere più forte di qualsiasi cura dimagrante. Senza solidarietà non c’è alternativa possibile!
un abbraccio a tutti

Giuseppe 20 febbraio 2012 - 09:46

Peppe, ma per favore: se c’è stata una tragedia nella storia dell’uomo questa si chiama capitalismo. Pensa a tutte le guerre che quel mostro ha fomentato, combattuto e che ancora oggi alimenta…perchè non può vivere senza una continua guerra, per meri motivi economici interni e di sfruttamento delle risorse altrui. pPnsa ai milioni di morti per fame o malattia che quel mostro genera (che sia popolare o socialdemocratica la sua componente politica poco cambia. le multinazionali, i grandi monopoli e gruppi finanziari obbedisconos sempre alle stesse logiche di profitto e di sfruttamento). E caso mai te ne fossi dimenticato fu l’imperialismo occidentale a muovere guerra alla Russia dei Soviet appena in culla (e furono i portuali inglesi a salvarla rifiutandosi di caricare le navi di armi al grido di “nessuno tocchi la Russia”) e poi a scatenarle contro le orde teutoniche che causarono 20 milioni e rotti di morti.
E se poi vogliamo parlare di massacri perchè non parli anche di quelli degli indiani d’America (del nord ma anche del sud) o di quelli della Tasmania, o il milione di morti in Indonesia o le dittature militari in america latina sostenute dal campione della democrazia… Tutto questo non giustifica ovviamente altri atti compiuti dall’altra parte, ma se a Cuba non si sta come ad Haiti ci sarà pure un motivo (nonostanze un embargo e un sabotaggio criminale), quello che è intollerabile è presentare il mondo come se solo da una parte si siano violati i diritti umani, mentre la storia insegna che al mondo si è sempre abusato di questo, proprio perchè ci si è sempre mossi in ossequio ai principi del profitto e dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, o semplicemente delle logiche dell’impero, che si trattasse di sistema schiavista, di sistema feudale o di sistema del capitale, di impero, canato, o regno. Solo abolendo la proprietà privata dei mezzi di produzione e rendendo tutta la proprietà sociale si uscirà finalmente dalla preistoria e si potranno guardare i tempi passati come un retaggio impossibile a ritornare.
Ma per l’oggi, intanto,senza volare troppo in alto, si potrebbe cominciare a nazionalizzare le banche (e non solo) anche per evitare che l’europa possa cadere in mano a quelle forze del capitale che si chiamano destra (come già accadde, purtroppo, ai tempi di un’altra crisi, e che stanno risorgendo proprio a causa di questa crisi e del fatto che altri la stanno facendo subire a chi vorrebbe distruggere i popoli in nome del profitto.

Peppe Giudice 19 febbraio 2012 - 23:36

carissimo Alessio, quando mi avvicinai alla politica nel lontano 1972 ero vicino al gruppo del Manifesto (avevo 16 anni). Poi nel 1974 aderii alla FGS. In quel periodo avevo un giudizio su Mao (ma non sono mai stato maoista ) diverso da quello che ho oggi, ma poi con il tempo le idee si chiariscono. Allora molti si entusiasmarono per Mao anche perchè non c’erano informazioni precise su quello che accadeva in Cina (un pò come quelli che si entusiasmarono per Stalin trent’anni prima)e poi nella sinistra italiana è sempre esistita un amore per la mitologia politica che è alla base dei suoi gravi limiti. Oggi non credo affatto che Mao sia stato un …pirla (ma io sono terrone) ma un grande pazzo criminale ed il maoismo una infamia. A partire dalla pulizia etnica in Tibet per procedere con i 20 milioni di comìntadini morti di fame in seguito al dissennato “Grande Balzo in Avanti) della fine degli anni 50. Quando ci si libera dalla mitologia le cose diventano molto più chiare. Io non ho iniziato a leggere Bobbio (di Bobbio ho letto più che altro articoli ed un libro di teoria del diritto per un esame universitario). Le mie prime letture impegnative e fatte con mente critica sono stati “Umanesimo di Marx” di Rodolfo Mondolfo e gli “Scritti scelti” di Rosa Luxemburg avendo un approccio al marxismo diverso dai clichet soliti italiani. Lessi pure Lenin, ma poi ho letto Kautsky, Hilferding ed Otto Bauer che mi hanno molto più convinto di Lenin. Del resto la storia è stata chiara nelle sue sentenze e credo di aver fatto la scelta giusta schierandomi con il socialismo democratico. Il quale ha avuto pure i traditori come Noske, certo. Ma se di Noske ce n’è uno tutti gli altri ne han trentuno. Per arrivare a Stalin, Pol Pot, Ceausescu, Mao,Honecker, Husak, Breznev dovremmo mettere in fila almeno centomila Noske. A parte le battute la socialdemocrazia ha avuto i suoi limiti ed errori ma il comunismo del 900 è stata una tragedia colossale che dal mio modesto punto di vista il mondo dovrebbe dimenticare.

Antonio 19 febbraio 2012 - 23:01

LA lettera di Fassina ( presente anche nel forum di questo sito ) inizia a fare un po di chiarezza.
la questione socialista NON è una questione ideologica ne politica è una questione TECNICA.
devi fare un PROGRAMMA e devi mettere in campo delle competenze.
le competenze sono il SOCIALISMO.
la sinistra purtroppo è generalista e generica ( da qui il giusto sermone di asor rosa) cara sinistra sei inadeguata rispetto ai camerieri e alla tecnocrazia !!!
ma perchè la tecnica si chiama socialismo ?
perchè per fare politica devi fare gestione, devi sapere gestire.
la gestione politica è diversa dalla gestione aziendale ( da qui il fallimento di Berlusconi) ma è pur sempre gestione.

la BNL è il credito cooperativo in Italia chi lo ha gestito ?
le grandi aziende pubbliche chi le ha gestite ?
le politiche economiche di programamzione economica chi le ha gestite ?
le politiche industriali chi le ha gestite ?

andate a vedere ma a sinistra in Italia sono stati TUTTI Socialisti.
è un problema di ANTROPOLOGIA CULTURALE che risale alla seconda internazionale.

per la verità storica la cultura della gestione politica ha avuto uno sviluppo in unione sovietica enorme e li è stata opera di comunisti e di terza internazioale.

ma in Italia la cultura della gestione politica a sinistra è stata socialista.

per questo ha ragione asor rosa quanto dice che la sinistra rispetto al governo monti è inadeguata.

infine la SPD in Germania è divisa la maggioranza probabilmente vuole una alleanza ancora con i popolari, proprio come il migliore da noi !!

Alessio E. 19 febbraio 2012 - 22:11

Ovviamente non concordo con Migliore per una serie di motivi su cui non mi dilungherò in questa sede. Ma mi voglio rivolgere al compagno Beppe Giudice : leggo sempre i tuoi interventi con interesse anche se non sempre mi trovo d’ accordo. C’è una questione che però ritengo non vada nascosta: perchè quando parli dell’ esperienza del filone comunista del movimento operaio etichetti tutto come ” purghe ” ” miseria ” ” regime ” ?? Mao era politicamente un pirla e ” Stato e Rivoluzione ” è un feticcio ideologico ( risalgono a qualche post fa ) ?? Ritengo questi tuoi giudizi motivati molto più da partigianeria politica che da reale interesse nel capire la storia di quel fenomeno politico. Neppure i più grandi avversari del comunismo così come lo abbiamo conosciuto lo bollano nei termini che usi tu di frequente ( cioè nel senso che usano i tuoi stessi termini ma ne evidenziano anche gli aspetti ” salvabili “, a differenza di quanto fai tu ). Faccio un esempio: Loretta Napoleoni, nota economista di valenza internazionale, evidenzia come lo stato sovietico fosse un colabrodo però sottolinea come questi consentisse un grado di istruzione alle donne russe uguale o superiore rispetto ad alcuni paesi europei. Attenzione però, rigetto in toto lo schema che dice ” o con il PSE o con le purghe ” come se non ci fossero state altre esperienze del movimento operaio. Inoltre non credo che il filone socialista debba avere la priorità nella critica alle esperienze comuniste: settori interni alla fazione comunista oppure altri tendenze politiche come quelle anarchiche hanno subito una repressione ” in casa ” molto più dura di quella che ha colpito i socialisti ( che non ricordo storicamente di grandi persecuzioni politiche ” in casa ” come successe invece per i trotzkisti ). Potrei rigettare questo schema usato spesso da te alla componente socialdemocratica, di cui ritengo tu faccia parte, come territorio politico tra ” la votazione dell’ SPD ai crediti di guerra ” e “l’ omicidio per mano di Noske e compagni, cioè ancora la SPD ( seppur questi si collocarono alla destra del partito ), di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht. So che la discussione non va messa in questi termini perchè, nonostante abbia fatto molti errori, la socialdemocrazia ha comunque avuto delle punte più che positive come ad esempio Willy Brandt ) o la battaglia di Al- Fatah in Palestina. Inoltre, e concludo, pretenderei, come appartenente alla fazione che evidentemente non è la tua, di mostrare un po’ di rispetto anche per i simboli dell’ altra parte. Mao può pure essere un pirla per te, ma tanti giovani si sono avvicinati e si impegnano nella lotta politica grazie al suo esempio ( positivo o negativo, non ne discuto qui ). Sinceramente, io mi sono avvicinato alla politica con Marx,Berlinguer e Che Guevara ( e molto probabilmente se avessi letto prima Bobbio, la ” scintilla ” non sarebbe scattata ) ma questo non significa che, dato che ho santini diversi dai suoi nel portafoglio, sono un ” pirla ” ( politicamente parlando ). Questo mio lungo intervento serve solo a chiedere a lei e ad altri frequentatori del blog maggior rispetto per idee e storia altrui. E poi un’ ultimissima cosa: nessuno ha pregiudizi nei confronti della socialdemocrazia ( sappiamo benissimo che non fu Craxi, Prodi, Blair o Schroeder ), sappiamo bene cosa è stato e rispondiamo nel merito. Ti chiedo di fare altrettanto.

Giovan Sergio Benedetti 19 febbraio 2012 - 18:48

se questo è il pensiero di SEL sull’Europan,natutalmente molto criticabile sulla vicendaGrecia, se è così perniciosa, allora SEL dovrebbe chiede di uscire dall’Europa, andiamo con le nuove democrazie nordafricane è l’alternativa, no c’è anche l’autarchia

Peppe Parrone 19 febbraio 2012 - 12:47

Sono un semplice militante di SEL, e anche pensionato artigiano. Avendo del tempo libero seguo il dibattito, ma non ho trovato fino adesso risposte esaurienti ai tanti dubbi che ho rispetto a questa crisi italiana ma anche europea. E credetemi, gli stessi dubbi sono largamente diffusi. Voglio dire alcune cose che avrei voluto dire ieri sera a quel bel Congresso straordinario Provinciale di SEL svoltosi a Reggio Calabria, ma che per ragioni di spazio non è stato possibile dire. La vera natura della crisi qual’è visto che sono coinvolti anche altri paesi europei, e che non sono stati governati da Berlusconi?. Il problema è il sistema monetario e finanziario all’origine di questa crisi? Secondo me è stato raggiunto un punto limite che riguarda due aspetti. Primo aspetto è il Pianeta Terra, dove già a metà settembre è stato consumato tutto quello che il Pianeta riesce a rigenerare in un anno. Io voglio dire qualcosa sul secondo limite strutturale di questo sistema, quello di un’economia basata sulla crescita a debito con interessi. Si dice che la colpa è del PIL e del suo rapporto col debito pubblico. Faccio un piccolo ragionamento. Come mai alcuni paesi che hanno un rapporto debito-PIL attorno al 120% sono declassati dalle Agenzie di Rating, e altri paesi come il Giappone, col 200% dello stesso rapporto mantengono saldamente la tripla A?. Allora non è il debito pubblico in quanto tale il problema. Facciamo caso che trent’anni fa, il Governo decideva di dover costruire un ponte,cosa faceva per ottenere il denro necessario? si rivolgeva alla Banca d’Italia che gli produceva il denaro in cambio di titoli prodotti dallo stesso Governo. Significa che il debito del Governo, non era altro che un debito nei confronti di se stesso. Cosa succede oggi nel 2012 se quel ponte crolla e lo si deve ricostruire? il Governo per avere il denaro deve rivolgersi alle banche commerciali e chiedere un prestito, pagando quindi interessi e facendo aumentare ancora di più il debito. Ecco, da questo momento si tratta di vero debito, perchè è denaro prestato dalle banche commerciali e non ricevuto direttamente dalla BCE come moneta sovrana senza interessi. Compagni, il programma è chiaro, impoverire milioni di persone per costringerli ad accettare qualsiasi misero salario, senza alcun diritto,ed avere così manod’opera a basso costo per essere competitivisul mercato globale. Come diceva un nostro slogan, IL TEMPO E’ADESSO. La sinistra è adesso che deve sapere indicare una prospettiva. Penso che proporre di riportare l’emissione monetaria in mano allo Stato, potrebbe essere già una prima risposta. Le piazze e i movimenti, che esprimono rabbia e sofferenza,debbono trovare nella sinistra una robusta e credibile prospettiva politica, nazionale ed europea. Riflettiamo seriamente cosa potrà accadere nell’elettorato se alle prossime elezioni dovrà essere la Destra affiancata dalla Lega, a presentarsi contro questo sistema monetario,contro l’euro e per il ritorno alla lira. Chiedo scusa per essere stato molto lungo.

Peppe Giudice 19 febbraio 2012 - 01:56

certo fu un grave errore. Ma allora fu condizionato anche dal clima emotivo succeduto all’attentato delle Torri Gemelle

Igor 19 febbraio 2012 - 00:04

Il mio intervento non voleva essere una critica dell’SPD, credo anche che si capisca dal senso complessivo del mio ragionamento.
Peraltro, rispetto a noi, la Germania ha uno stato sociale di gran lunga superiore in termini di prestazioni. Dunque, comparare le politiche sostenute in Italia da partiti di sinistra con quelle sostenute in Germania significa commettere un errore di fondo, cioè pensare che i due sistemi siano direttamente comparabili. Il che non mi sembra.
Faccio un’ultima osservazione relativa all’Afghanistan. Quella guerra fu sostenuta sostanzialmente da tutti i partiti socialdemocratici in Europa perché la guerra si riteneva autorizzata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Qui, a mio avviso, però, i partiti socialdemocratici vollero commettere un errore perché le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza non autorizzavano un intervento bellico in Afghanistan, bensì riconoscevano il diritto di legittima difesa degli Stati Uniti dopo l’11 settembre.
Le due cose sono alquanto diverse, soprattutto se consideriamo che, nel quadro del Trattato NATO, l’assistenza da prestare agli alleati, in caso di attacco armato subìto, presenta varie forme e non include necessariamente l’assistenza militare diretta, come è avvenuto in Afghanistan (poi dovremmo parlare della dottrina strategica della NATO, ma insomma il discorso diventerebbe troppo lungo).
Qui la socialdemocrazia europea, secondo me, ha compiuto un grave errore.

Peppe Giudice 18 febbraio 2012 - 21:58

poi se si pensa di poter analizzare la realtà di oggi con gli schemi mentali del Komintern del 1922 si fa solo un poco di folclore ideologico e basta. Ovviamente non mi rivolgo nè a Igor , nè a Nino

Peppe Giudice 18 febbraio 2012 - 21:51

come al solito mi pare molto semplicistico il giudizio sulla politica della SPD. Sull’Afaghanistan anche il governo di sinistra francese (con i comunisti dentro) fu favorevole. Sull’Iraq la SPD ha preso ben altra posizione. Addirittura vi fu una ministra della SPD che accusò Bush di agire come Hitler nei confronti dell’Iraq. Poi è vero i tedeschi sono amanti della stabilità. Ma in tutta la storia della Germania del dopoguerra la Grande Colaizione c’è stata solo due volte – dal 1966 al 1969 e dal 2005 al 2009. E comunque il governo di Grande Coalizione impedì la delocalizzazione delle imprese togliendo i contributi pubblici a chi delocalizzava. Ancora oggi in Germania si sono salvati i livelli occupazionali riducendo l’orario di lavoro.

Igor 18 febbraio 2012 - 21:34

le idiosincrasie in Germania esistono, purtroppo. Tra queste (purtroppo secondo me) ci sono quelle ancora tra tedeschi dell’est e dell’ovest, che creano problemi per quanto riguarda ipotesi di alleanza a sinistra.
E’ vero che il Governo SPD ha appoggiato la guerra in Afghanistan, ma è altrettanto vero che ha respinto la guerra in Iraq fin dal principio. Si discusse, all’epoca, se la sua fosse una posizione opportunistica ed elettoralistica, ma sta di fatto che il suo governo, che se non ricordo male disponeva di un voto in Consiglio di Sicurezza, si oppose e non partecipò.
Quanto alla Grosse Koalition, quella fu dettata dalla necessità di formare un governo, dato che non vi era una maggioranza parlamentare dopo il 2005. I tedeschi sono cultori della stabilità, specie dopo aver vissuto la instabilità weimariana. Il “sacrificio” dell’SPD in Italia, dove si ragiona solo per calcoli e convenienze del momento o elettorali, è incomprensibile. Ma era dettato da questo cultura della stabilità e della democrazia. In questo senso, non credo meriti di essere ridicolizzato.
Dopodiché le differenze tra SPD e Linke ci sono, ma come ci sono, credo, tra noi e il PD. Forse, in Germania più acute che da noi.
Ma questo, a mio avviso, non deve impedirci un dialogo.
Peraltro, io credo che il fatto che una parte della socialdemocrazia abbia guardato a Die Linke sia dipeso, per un verso, dalla volontà di riportare a sinistra l’asse politico tedesco e, dall’altro, dalla volontà di rendere in qualche modo utili i voti dei tedeschi dell’est che altrimenti si sarebbero congelati cercando di creare un quadro politico nazionale unitario senza divisioni geografiche.
Non mi stupirebbe se col passare del tempo i due partiti in questione iniziassero a trovare dei punti di convergenza a livello nazionale.

Nino 18 febbraio 2012 - 20:46

a livello regionale le alleanze tra spd e linke ci sono.
Non ci possono essere a livello federale, perchè fino a ieri la politica estera tedesca della spd è stata indirizzata nell’andare a rimorchio delle guerre imperiali americane, vedi afganistan, e quella economica improntata al neoliberismo di marca bleriana, tant’è che la spd dal 2005 al 2009 ha fatto la grosse coalition con il partito conservatore tedesco, allo stesso modo del pd italiano.
Ciò significa che quello che divide la spd dalla linke sono questioni politiche e non la semplice idiosincrasia tra gli elettori socialdemocratici dell’ovest e le classi dirigenti della linke.

Peppe Giudice 18 febbraio 2012 - 19:41

Per la verità la Linke è nata dalla fusione tra la PDS (ex SED – comunisti) della ex Germania Est ed un pezzo minoritario della sinistra socialdemocratica dell’Ovest – Lafontaine è stato per 5 anni presidente nazionale SPD! Andrea Nahels che la segretaria organizzativa della SPD ed è della sinistra del partito ha detto che la difficoltà a concepire una alleanza politica generale con la Linke da parte della SPD (ma anche da parte dei verdi) sta nel fatto che l’elettorato socialista dell’ovest vede come il fumo negli occhi gli ex comunisti dell’est. La Germania ha una storia molto particolare: ci sono famiglie che sono state divise tra est ed ovest….secondo me la stessa unificazione tedesca andava fatta gradualmente (come pensava Lafontaine). Mettere insieme due stati con forte divario di produttività crea squlibri forti che la ex Germania Est ha pagato in termini di maggior disoccupazione e maggior tasso di povertà. E poi il costo dell’ Unificazione si è scaricato sulla intera Europa. Per non parlare del fatto che Kohl, dopo l’unificazione, ha fomentato il separatismo croato e sloveno dando origine alla carneficina in YUgoslavia. Da socialista io dico che gli errori più gravi della socialdemocrazia derivano da un cosmopolitismo ingenuo. I socialisti francesi e Lafontaine ad esempio erano contrari alla entrata della Cina nel WTO. Ma gli altri l’hanno accettata. Pensavano che avrebbe favorito la democratizzazione della Cina . Col c….. Invece aver fatto entrare la Cina senza la sottoscrizione di clausole sociali ha prodotto le delocalizzazioni e la concorrenza al ribasso. Come p stato un errore allargare l’Europa all’Est. Andava fatto ma con gradualità.

Igor 18 febbraio 2012 - 16:26

Peppe, ciò che dici è vero. Lungi da me contestarlo, tuttavia, premesso che un conto è vivere in Germania e vedere le cose coi propri occhi e un conto è averle riferite da una persona che ci vive, non discuto che storicamente la Linke sia nata nell’ex DDR e che abbia avuto, soprattutto inizialmente, legami col passato regime. Tant’è vero che tuttora soffre per il fatto che la SPD ha posto il veto alle alleanze nei suoi confronti. Però, non va dimenticato che da quell’epoca ad oggi sono passati 20 anni, la Linke ha intrapreso una politica di revisione e ha iniziato a insediarsi anche nell’ovest della Germania aprendosi a forze che venivano, come Lafontaine appunto, dalla socialdemocrazia. Socialdemocrazia, tra l’altro, che in Germania almeno fino alle elezioni del 2009 ha subito una forte crisi, da cui credo non si sia del tutto ancora ripresa (aldilà poi dei sondaggi che la danno elettoralmente in recupero rispetto al crollo del 2009).
A Nino vorrei dire che va benissimo, per me, opporsi alle politiche della BCE. Ma questo apre alcuni ragionamenti:
1) perché la BCE fa politica? Non contesto il suo ruolo di politica monetaria, quello gli è affidato dai trattati, ma quello di far parte di “enti” che stabiliscono le politiche interne dei singoli paesi, politiche che sono ben più ampie della sola politica monetaria; allora, su questo secondo me occorre sviluppare una riflessione con cui tentare di coinvolgere magari le ali più sensibili della socialdemocrazia europea;
2) noi possiamo crescere elettoralmente, ma non vedo perché dobbiamo rinunciare a trovare dei punti di convergenza o di contatto con le socialdemocrazie; se non lo faremo, temo pure che finiremo in un cul de sac.
E’ probabile che nel giro dei prossimi 2-3 anni ci sia una ripresa delle forze di sinistra in Europa a partire già dalle elezioni francesi, noi dobbiamo essere nel processo, non dico per guidarlo, ma almeno per tentare di indirizzarlo e per evitare di esserne indirizzati.
Saluti

Giuseppe 18 febbraio 2012 - 15:47

Il problema è se si vuole riformare il capitalismo, magari solo questa parte ultima che sta affamando i popoli dei paesi colonialisti-imperialisti, o se si vuole costruire una alternativa al sistema borghese. Il problema è quali rapporti di produzione e di scambio si vogliono attuare, quale proprietà avere, se sociale o privata (sia essa individuale o cooperativa). Quando Vendola parla di decidere cosa produrre e come produrre, quali merci, per quali appetiti e con quali strumenti e rapporti di classe fa un discorso rivoluzionario, un discorso che probabilmente nessun partito socialdemocratico potrà mai sottoscrivere. Il problema è se si vuole avere una società senza classi o il dominio della finanza e dei grandi gruppi privati. Noi ci siamo abituati a mangiare al desco che il capitale ci porgeva e abbiamo vissuto di rendita grazie al colonialismo economico che del resto ancora esiste. Ma l’ascesa del resto del mondo ci sta togliendo questa rendita di posizione e i nodi stanno venendo al pettine. Il capitalismo ha dimostrato di non essere in grado di garantire uno sviluppo delle forze produttive, ci dimostra ogni giorno che senza guerre non può esistere e l’alternativa non può essere minimalista- Loro continueranno a fare le stesse politiche che hanno causato due guerre mondiali e crisi che periodicamente distruggono le società. Ci sono solo due strade: o accettare il predominio del capitale che ci impone le scelte economiche e ora anche i governi (in realtà ce li ha sempre imposti, ma mai in modo così brutale, salvo le necessarie parentesi delle dittature) oppure cambiare alla radice questo sistema. ma per fare questo occorrerebbeuna visione marxista della società.
Giuseppe

Nino 18 febbraio 2012 - 15:26

riuscirà a raccogliere un consenso maggioritario chi si opporrà a queste politiche.
Se i partiti socialdemocratici continueranno ad appoggiare i dictat della bce, per loro, nonostante il loro passato, non ci sarà futuro.

Peppe Giudice 18 febbraio 2012 - 15:14

la mia era senza dubbio una esagerazione un pò provocatoria. Comunque per costruire una alternativa al modello neoliberale occorre una forza che sappia raccogliere un consenso maggioritario e non mi pare proprio che le forze della Gue siano in grado di farlo, sia perchè hanno scarso radicamento sociale (sono forze che intercettano segmenti “liquidi” di società) sia per l’astrattezza delle posizioni e comunque per il fatto che costoro tendono a privilegiare la propaganda rispetto alla politica. Io ho un mio conterraneo che vive a Berlino da più di venti anni. Lui è sostenitore dei verdi. E comunque mi diceva che la Linke non è ben vista perchè si porta appresso molti personaggi legati ad un regime di merda. Lì non c’era il PCI, ma la SED fatta da veri e propri criminali servi di MOsca.

Igor 18 febbraio 2012 - 15:03

Vorrei dire a Peppe Giudice che la sua affermazione circa il fatto che la Linke in Germania prenda solo i voti dei fricchettoni mi sembra alquanto esagerata.
Mi va benissimo non avere pregiudizi nei confronti delle socialdemocrazie, tant’è vero che io personalmente approfondirei i legami di collaborazione col PSE in Europa (a questo riguardo, non ho pregiudizi), ma non mi va neanche bene avere pregiudizi nei confronti di movimenti e partiti che sono fuori e a sinistra del PSE, pregiudizi che invece mi sembrano emergere, perdona la franchezza, dai tuoi interventi.
A Nino direi che d’accordo con ciò che dice, però non completamente. Continuo a ribadire che, per me, in Spagna non è affatto vero che il PSOE ha sposato tout court politiche neoliberiste. Il giudizio sul PSOE e su Zapatero deve essere molto più complessivo e articolato e non può limitarsi unicamente alla gestione del mercato del lavoro.
Saluti

Nino 18 febbraio 2012 - 14:42

La socialdemocrazia non è rappresentata solo dai partiti scandinavi.
In spagna,portogallo, grecia ed italia i partiti socialdemocratici hanno accettato senza se e ma la logica neoliberista.
In inghilterra blair e in germania schroeder hanno portato avanti la politica del neoliberismo temperato.
Addirittura il socialdemocratico shultz al parlamento europeo loda le politiche neoliberiste del professor monti.
Questi non sono pregiudizi, ma fatti.
Il problema, però, che sta davanti a noi,è cosa risponderanno i partiti del pse al fiscal compact, che sarà applicato all’europa dei 25 dal 2013.

Peppe Giudice 18 febbraio 2012 - 14:06

e voglio ricordare che i socialisti francesi fecero le 35 ore che entusiasmarono Bertrinotti. E non privatizzarono energia e ferrovie.

Peppe Giudice 18 febbraio 2012 - 14:05

non mi pare che nei paesi Scandinavi sia atato smantellato lo sato sociale. E comunque ancora oggi l’Europa ha la spesa sociale media più alta del mondo. In Svezia e Danimarca arriva al 33-34% del Pil (nonostante la temperie liberista che si è abbattuta anche sull’Europa). Il problema sono sempre i pregiuduzi. Se uno fosse vissuto in Svezia e poi nella ex Germania Orientale non avrebbe dubbi. E comunque oggi i partiti socialisti raccologono il grosso dei voti operai, Mica li prende la Linke o peggio . quelli pigliano i voti dei frichrettoni

Nino 18 febbraio 2012 - 10:57

nb:
è vero che il modello sociale europeo è stato costruito in gran parte dalla socialdemocrazia, ma è altrettanto vero che viene smantellato anche con l’apporto di quest’ultima.

Nino 18 febbraio 2012 - 10:40

il programma scritto di un partito vale nulla.
Ciò che conta,ormai, è quello realizzato.
Il partito socialista di hollande può avere anche un programma strepitoso, ma quello che conta è se verrà realizzato in caso di vittoria elettorale.
Anche il pasok aveva un altro programma rispetto a quello impostogli dalla ue e dalla bce, ma lo si ricorderà per i tagli criminali che ha praticato.
Comunque il fiscal compact, che prevede un controllo di bilancio ferreo, con tagli al debito pubblico in 20 anni, approvato dalla ue, si estenderà anche alla francia, con o senza hollande.
Bisognerà vedere se la francia con hollande uscirà da questo patto.
Se non lo farà, il programma scritto non avrà grande importanza.

Peppe Giudice 17 febbraio 2012 - 23:43

Io credo che quello che si dice sulla socialdemocrazia sia in massima parte frutto dei pregiudizi di chi non conosce la socialdemocrazia stessa la quale certo ha fatto degli errori anche gravi ma ha costruito in Europa il modello sociale più avanzato del mondo. Dall’altra parte c’erano i campi di concentramento e le purghe. Il 900 è stato chiaro. Chiunque abbia letto il manifesto di Hollande il candidato socialista alle presidenziali francesi si rende conto che è quella sinistra di cui abbiamo bisogno, nè moderata nè piegata a gutturalismi inutili. Il presidente della Linke, Lothar Bisky è stato informatore della Stasi la terribile polizia segreta della ex Germania Est. Lafontaine ha avuto le sue ragioni ma ha sbagliato a mettersi con gente che non ha nulla a che vedere con il socialismo democratico, anzi. Ed oggi la SPD ha fatto sue molte delle sue tesi. Fino a quando si cammina sul filo del pregiudizio non va da nessuna parte. IN Grecia c’è stata la responsabilità gravissima della destra che ha truccato i conti con l’avallo della CDU tedesca e poi ha lasciato la patata bollente a Papandreu. Questo poteva anche dichiarare il default ma poi lo avrebbero accusato di voler affossare l’Europa. DEl resto uno dei punti qualificanti del programma sia del PSF che della SPD è quello di seaparare nettamente le banche d’affari da quelle normali. Così le banche possono benissimo fallire senza che lo stato rimetta i soldi. Le banche francesi e tedesche hanno comprato il debito pubblico greco per scopi speculativi e loro sono all’origine dei guai. Sconfiggere la coppia Merkel-Sarkosy è il primo obbirettivop. Ma questo non farà ceto La Linke.

Alfonsodt 17 febbraio 2012 - 22:31

personalmente,credo che il fallimento della grecia rispecchia in toto il fallimento di questa politica monetaria e finanziaria voluta dalle istituzioni economico finanziarie europee e dalla banca mondiale e applicata in maniera ferrea ad una popolazione di poco più di 12,13milioni di abitanti su un bacino demografico di circa 500milioni di abitanti che si chiama europa!! hanno stritolato la democrazia!! hanno impoverito un popolo!! ammesso che quel popolo si sia fidato di governanti corrotti e a loro hanno dato fiducia,mi si può spiegare perchè la banca europea e la banca mondiale fanno una cosa sola e cioè stritolare una popolazione che non ha taroccato nessun bilancio? perchè la banca mondiale e con essa la banca europea non perseguono tutti coloro che hanno creato questo disastro in quel paese e lasciano stare in pace un popolo che è allo stremo? ho visto quella madre che per disperazione voleva buttarsi dal balcone!! questa è l’europa che questi squali vogliono salvaguardare? e costruire? no!! grazie nè faccio volentieri a meno!! guardate cosa stanno facendo in maniera subdola per il momento in italia,volete vedere che saremo noi il prossimo agnello sacrificale? in nome di una unità europea fatta dalle banche ma non condivise dalle popolazioni?le ricette liberiste vanno bene solo per chi le fà e cioe le banche!! per gli altri è morte sociale e democratica garantita!! una popolazione di 400,500milioni di abitanti non può aiutare una piccola parte di essa a uscire dal baratro?? e che europa è mai questa!! però si sa io sono di sinistra e non voglio il bene dell’europa!! mentre questi liberisti vogliono molto il bene dell’europa,talmente bene che la democrazia non srve più a grantire le popolazioni,guai andare a chiedere loro come la pensano!! e sè questo è il tipo di europa che si aspettavano!! alfonso di tullio mil/te SEL

Francesco 17 febbraio 2012 - 21:25

penso che i partiti, intesi come organizzazioni atte a cambiare in meglio la società, sorretti da una ideologia democratica, meritocratica, libertaria, ed egualitaria non esistano più (se mai sono esistiti)
credo che bisogna fare i conti con l’uomo per ciò che è: un animale prettamente egoista,menefreghista, che fintanto non viene colpito direttamente, gode a vedere gli “altri” cadere. la Grecia al collasso viene vista da quasi tutti noi europei come un qualcosa che non ci riguarda, che si sono meritato per aver vissuto al di sopra dei loro mezzi. purtroppo non importa nulla a nessuno dei massimi sistemi cui la sinistra è stata e continua ad essere impregnata. se c’è una cosa che il berlusconismo ha insegnato, è che bisogna parlare un linguaggio che venga compreso da tutti.poco importa se berlusconi ha usato questa forma di comunicazione per mentire. bisognerebbe prendere la “parte buona”. il popolo di sinistra dovrebbe a mio avviso farsi capire, e smetterla di “parlarsi addosso” oltretutto credo sia ora di prendere atto una volta per tutte che il comunismo non è applicabile alla natura umana. bisognerebbe adattarsi invece di continuare a discutere dei massimi sistemi che possono interessare come una lezione di filosofia (se piace la filosofia)

Antonio 17 febbraio 2012 - 19:03

Sono d’accordo quando si afferma che l’alternativa
non può essere rappresentata da chi ancora oggi difende non solo il socialismo reale
ma che in piazza addirittura inneggia ancora a Stalin. Mi riferisco naturalmente al KKE.
Ma se il fine è quello di creare un’alternativa al capitalismo
neanche l’attuale PSE è credibile. Partito che di socialista ha poco, se non niente.
Come la maggior parte dei partiti socialisti odierni, che si sono ormai piegati
al neoliberismo e hanno ormai accettato il capitalismo abbandonando il fine ultimo per cui sono nati,
la creazione di un nuovo sistema economico, politico e sociale, il socialismo.

SEL dovrebbe ispirarsi al partito fondato da Lafontaine, la DIE LINKE(la Sinistra), che è riuscito ad unire socialisti, eurocomunisti, libertari e ambientalisti. Il cui fine è il socialismo democratico.

Igor 17 febbraio 2012 - 16:54

Posso essere d’accordo con l’impostazione complessiva del pezzo di Migliore, ma avrei alcuni dubbi:
1) vi è una questione democratica in Europa, sono d’accordissimo; ma come solleviamo il punto e quali strumenti vogliamo adoperare per tagliare il nodo e portare avanti l’Europa? se il fiscal compact prevede l’introduzione di obblighi quali il pareggio di bilancio all’interno delle costituzioni degli Stati UE, dovranno essere i popoli europei a pronunciarsi con un voto referendario; forse dovremmo fare campagna su questo;
2) uno dei primi problemi non è l’efficacia delle politiche che vengono praticate, ma la legittimazione di certe istituzioni a intervenire e mi riferisco non solo al FMI che interviene peraltro con le sue ben note condizionalità, ma anche e soprattutto, per stare all’Europa, alla BCE; torno a ribadire che la BCE non dovrebbe stare nella troika, non ha alcuna legittimazione, dal mio punto di vista a starci, trattandosi di un’istituzione che ha una legittimazione “derivata”, perché nasce da un trattato, e che ha un mandato vincolato dai trattati UE alla stabilità dei prezzi, non vedo cosa c’entri la BCE nell’imporre 50 miliardi di euro di privatizzazioni alla Grecia; se vogliamo contestare l’efficacia di queste politiche, dobbiamo in primo luogo contestare anche la legittimazione costituzionale di queste istituzioni a intervenire;
3) ho francamente dei dubbi su Hollande e il PS francese; è vero che hanno chiesto dei cambiamenti, ma da quello che sto ascoltando, per quanto posso seguire la campagna elettorale francese, a me sembra che siano aggiustamenti dettati dalla volontà di riequilibrare il peso all’interno dell’asse franco-tedesco (il che, ammetto, è pure necessario), ma non dalla volontà di imprimere decisamente e definitivamente una svolta “sociale” all’Europa; il nostro messaggio mi sembra molto più in linea con quello del Front de Gauche.
Saluti

Giuseppe 17 febbraio 2012 - 15:43

Concordo con Ambri: finalmente un programma da parte di qualcuno a sx e finalmente tagliare chi ci sta con chi si pone dall’altra parte. Ma forse è proprio per questo che tale programma non viene alla luce.
Battistino: se non ti piace la parola Soviet perchè troppo orientale, chiamali Consigli, ma il socialismo non si fa ammantandoci di parole tipo modernità o democratico. Parole abusate che la borghesia ha imposto (o prestato) a una sx rinunciataria e complice che di fatto ha tradito quei milioni di persone che stanno pagando una crisi che ha in quella borghesia finanziaria e industriale il motore che sta riuscendo a impoverire anche quei pochi popoli che sino ad ora avevano sfruttato la rendita di posizione di un occidente colonialista e imperialista nutrendosi delle briciole lasciate cadere dai padroni del vapore.
Non si tratta di orgoglio rivoluzionario, si tratta di una constatazione elementare: se non si capisce che la borghesia si è fagocitata, prima ancora che nelle basi economiche, nel pensiero stesso e nelle idee che ne scaturiscono, tutti quei movimenti vagamente di sx (sì, per me sono tutti simili) ma che mirano soltanto ad aggiustamenti di sistema senza cercare neppure lontanamente di proporre politiche di redistribuzione della ricchezza, di socializzazione dei mezzi di produzione e di allargamento della democrazia reale e delle decisioni politiche ed economiche (perchè i Soviet-Consigli sono quello soltanto, quindi una cosa elementare) saremo sempre qui a piangere lacrime amare su statistiche che ci diranno di nuovi disoccupati, di impoverimento di tanti a scapito di pochi, di stato sociale cancellato, e forse anche qualcosa di peggio. Perchè la crisi economica diventa sempre, prima o poi, anche crisi politica e di democrazia. Senza parlare poi di quello che accade nel resto del mondo. C’è un mondo nuovo da costruire, rovesciando totalmente i valori che questo sistema ci ha plasmato nel cervello. Non abbiate paura di essere radicali negli ideali nè di rovesciare i banchi dei mercanti del tempio. Ho sentito il discorso del deputato del kke al parlamento greco: mi è sembrato finalmente di respirare dopo tanti politicanti nostrani di sx che sembrano fatti apposta per narcotizzarti, in modo tale che si rinunci a lottare per i propri diritti e per una alternativa al sistema capitalista. Impariamo a chiamare le cose per nome, anche se ci hanno insegnato che è segno di un residuo ideologismo.
Giuseppe

Battistino 17 febbraio 2012 - 14:13

Scusate ma legere che l’alternativa in grecia sia il KKE mi fa venire i brividi, chi quel partito chre regge ancora i ritratti del baffo in piazza ? Certo se poi basta la aprola comunista afre i di ogni cosa una meraviglia, allora …… ! Per fortuma quel 40 epassa % che viene dato alla sinistra grca è per due terzi formato da sinistra democratrica e da una forza molto simile aSEL come linea politica, altrimenti che gli proporrebbe il KKe la repubblica dei soviet ? Non scherziamo pe rfavore qui si parla di cose serie, di vita o di morte di persone e di democrazia non di soli dell’avvenire. In europa ci sono forze che si oppongono atutto questo e fanno parte di vari schiueramenti volerle mettere tutte in un unico contenoitore perchè così il proprio orgoglio rivoluzionario ne ha soddisfazione, è un po infantile, non credi!

Ambri 17 febbraio 2012 - 12:48

belle parole, ma al pensiero che il nostro 1° alleato si pensa sia il PD che ancora non ha aderito al PSE credo che a SEL rimanga solo il compito di dire cose giuste senza aver la possibilità di farle e questa sarà la nostra fine.
Sono certo al 100% che se SEL comunicasse il suo programma sulla base delle cose che sono state dette e ridette in questo forum, L’alleanza con il PD cadrebbe definitivamente.
Detto questo stiamo perdendo tempo amici miei.
un saluto a tutti

L.montauti 17 febbraio 2012 - 12:22

Condivisione totale su tutti e tre i punti,mi soffermo solo sul punto tre:
“Sarebbe indispensabile dare un grosso contibuto di sostegno ai vari Hollande,alla SPD ecc..anche nel nostro Paese e allora SEL aderisca prima possibile al PSE affinche i nostri cittadini sappiano che anche in Italia c’è una moderna e nuova forza di sinistra e di governo”…”e poi al caro Giuseppe ricordo che sempre comunque i leader europei alternativi sono SOCIALISTI O SOCIALDEMOCRATICI quindi?…fai bene a stendere un velo pietoso nominando il PD “

Ambri 17 febbraio 2012 - 11:36

Concordo con l’analisi di Migliore, molto reale e purtroppo veritiera.
Detto questo dobbiamo capire da che parte stare non a parole ma con i fatti, i programmi, perchè è noto a tutti che SEL deve mettere in discussione tutto, dal rapporto con l’UE, BCE , FMI e le manovre di maccelleria nazionale di chiara matrice ortodossa riconducibile alla destra Italiana ed Europea.
Mi riferisco alle pensioni, ai diritti sul lavoro, ai salari, all’ambiente che inevitabilemente troverà l’opposizione di chi vuole questa Europa e non un Europa migliore come auspichiamo noi a sinistra.
Dobbiamo dimostrare di avere coraggio e dobbiamo farlo subito, dobbiamo dire agli Italiani, destra e sinistra, qual’è la nostra idea di paese e quali saranno i vantaggi per ogni singolo cittadino, dall’impenditore al lavoratore autonomo, dall’operaio alla casalinga.
dobbiamo far capire a tutti che ora tocca a noi scegliere, le idee e i programmi ci sono, ora pretendiamo coraggio e coerenza da tutto il popolo Italiano.
quindi, caro Migliore, ora che SEL ha capito che questa non è la strada giusta ne indichi una nuova, attendo con ansia.
un saluto a tutti

Gianni Melilla 17 febbraio 2012 - 11:16

sono d’accordo: non pensiamo che la Grecia sia un affare che non ci riguardi. Le politiche di austerità furono sperimentate in modo sistematico negli anni novanta dalla Banca Mondiale e dal FMI subordinando gli aiuti di cooperazione internazionale al cosiddetto “aggiustamento strutturale” dei bilanci pubblici di quei Paesi poveri. L’effetto è stato disastroso e ora si persegue nella stessa diabolica linea. Milioni di persone sono morte di fame e di malattie per quelle politiche di austerità che tagliarono l’assistenza sociale, le scuole, gli ospedali di Paesi poverissimi.

Antonio 17 febbraio 2012 - 09:32

sto parlando del partito socialista francese
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il PSE è schierato a sinistra ed ha una sinistra socialista al proprio interno molto forte, anche se le primarie potevano andare meglio ma questa è un altra storia.
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sto parlando del partito socialista francese

Antonio 17 febbraio 2012 - 09:32

il PSE è schierato a sinistra ed ha una sinistra socialista al proprio interno molto forte, anche se le primarie potevano andare meglio ma questa è un altra storia.
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sto parlando del partito socialista francese

Antonio 17 febbraio 2012 - 09:31

Lafontaine è sociademocratico
il PSE è schierato a sinistra ed ha una sinistra socialista al proprio interno molto forte, anche se le primarie potevano andare meglio ma questa è un altra storia.

nel SPD tedesca ci sono dei grossi problemi a mio avviso
per non parlare del PS spagnolo e francese …roba di ispirazione neoliberista !!!

questa comunque si chiama LOTTA POLITICA .

In Italia l’ alternativa alla DESTRA DOVREBBE partire da un grande partito di massa socialista sociademocratico di sinistra di ispirazione marxista.

ma è ovvio che a sinistra anche in Italia ci deve essere pluralismo ma manca il grande patriarca socialista !!!
manca la guida .

Giuseppe 17 febbraio 2012 - 09:15

Dubito che i socialisti europei abbiano ancora qualche cromosoma che si rifaccia a quella visione della società nel loro dna. Non è certo la spd l’alternativa al governo del capitale e dela borghesia, ma casomai Lafontaine e la LINKE, così come credo che non siano i socialisti greci l’alternativa ma il KKE e così si potrebbe continuare. Alle politiche di classe che stanno affamando i popoli dell’europa solo un partito veramente di classe può opporre soluzioni alternative. Il pd, poi…meglio stendere un velo pietoso.
Giuseppe

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La direzione nazionale di Sinistra Ecologia Liberta’ si svolgera’ a Roma, domani mercoledi 16 maggio 2012, presso il Centro Congressi Palestro in via Palestro 24 (zona Piazza Indipendenza), a partire dalle ore 14.30. Lo rende noto un comunicato dell’ufficio stampa del partito. Al centro della discussione – prosegue  la nota di Sel -  l’esito delle [...]

Migliore: Hollande-Crisi

Meno male che c’e’ Francois Hollande. Nel momento piu’  buio della crisi economica e sociale del Continente,  fanno davvero piacere le parole del presidente francese appena insediato: solidarieta’ e crescita sono gli obiettivi che devono mettere in soffitta il fallimentare progetto del fu Merkozy. Lo afferma Gennaro Migliore, responsabile Esteri di Sinistra Ecologia Liberta’. In [...]

Amministrative: domani 16 maggio Vendola a Isernia

Nichi Vendola, infine interverra’ ad Isernia domani sera mercoledi 16 maggio 2012, alle ore 20.30 presso il salone dell’Hotel Europa  ad una manifestazione pubblica a sostegno del candidato sindaco del centrosinistra Ugo De Vivo

Elezioni: Nichi Vendola a Genova per Doria, martedì 15 Maggio

ELEZIONI NICHI VENDOLA (SEL) A GENOVA PER MARCO DORIA MARTEDI  15 MAGGIO 2012 IN VAL POLCEVERA DALLE ORE 17.30 IN POI Il presidente di Sinistra Ecologia Liberta’, Nichi Vendola sara’ a Genova domani pomeriggio martedi 15 maggio 2012 a sostegno di Marco Doria, nell’ambito della campagna elettorale per i ballottaggi. Il candidato del centrosinistra a [...]

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