Il sito di SEL listato a lutto aderisce allo sciopero

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La redazione del sito di Sinistra, Ecologia, Libertà  in segno di protesta contro il disegno di legge sulle intercettazioni che pone intollerabili limiti al diritto di cronaca e alla libera circolazione delle notizie lista a lutto il proprio sito e  aderisce allo sciopero generale dell’informazione proclamato per oggi, venerdì 9 luglio 2010. Gli aggiornamenti riprenderanno nella giornata di sabato 10 luglio.

Un popup nero con una citazione di Enzo Biagi rivolto ai giovani giornalisti sulla libertà di stampa, alcuni stralci del discorso di Mussolini ai direttori dei giornali italiani nel 1928, alcune citazioni dei gerarchi Federzoni e Ricci durante la discussione parlamentare sulle leggi speciali del 25: si apre così il sito internet di Sinistra Ecologia Libertà, in adesione allo sciopero dei giornalisti promosso dalla Fnsi e dalla mobilitazione di Articolo 21 sulla rete, contro il Ddl bavaglio sulle intercettazioni. Due modi completamente diversi, antitetici, ma ancora attuali di intendere il giornalismo, la libertà di stampa, il rapporto tra potere politico e professione giornalistica. Il senso più vero e nobile della mobilitazione di questi giorni a favore della libertàdi informazione dei cittadini sta in quelle 12 parole di Enzo Biagi. “Ai giovani giornalisti dico: raccontate sempre la verità. Anche se costa molto” (Enzo Biagi, Resto del Carlino, intervista postuma).

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Socialista Eretico 10 luglio 2010 - 14:09

compagni, leggo su L’Unità di 3700 licenziamenti in arrivo a Telecom.
Credo bisoga esprimere solidarietà ai lavoratori telecom.
Ed ormai aprire un dossier politico online contro il ministro Sacconi, il marito di Enrica Giorgetti (direttrice generale di Farmindustria), che fa sempre il gioco della grande finanza e del vaticano(ve lo ricordato sul caso Englaro?)

Filippo Boatti 10 luglio 2010 - 02:16

Segnalo il fondo del 7 luglio di Antonio Polito, che si può condividere pienamente.

Il Riformista e una questione di libertà
di Antonio Polito
Perché oggi in edicola. Dalla legge bavaglio alle intercettazioni, passando per la libertà di stampa.

Qqualche settimana fa sono stato invitato a un dibattito alla Sapienza di Roma con un gruppo di studenti universitari. Tema, la professione giornalistica. Ragazzi preparati, colti, informati: diciamo il meglio che l’università italiana possa sfornare. Mi hanno chiesto che ne pensavo della legge-bavaglio. E io ho risposto – come faccio sempre – che la libertà di stampa non è incondizionata, in una società liberale deve essere bilanciata con il rispetto di altre libertà fondamentali. Quella alla riservatezza delle comunicazioni private, per esempio, sancita addirittura nella Costituzione (e si capisce: i padri costituenti erano freschi di un regime in cui la polizia apriva la posta).

Ma non c’è solo il problema della privacy. C’è anche una garanzia processuale da assicurare agli imputati: quella di non subire la pena accessoria della gogna pubblica nella fase delle indagini preliminari, visto che può anche succedere che poi il processo li assolva.

La mia risposta non è piaciuta a una parte del pubblico. Ha preso dunque la parola un giovane che ha svolto più o meno il seguente ragionamento: «Ma è proprio perché gli imputati possono poi essere assolti che noi vogliamo sapere dalle loro conversazioni telefoniche che cosa hanno veramente fatto. C’è una verità processuale, ma poi c’è la verità sostanziale. Sappiamo tutti che la giustizia è lenta, e se hai un buon avvocato te la cavi. A questo servono le intercettazioni: a permettere all’opinione pubblica di emettere un giudizio sui politici e sulla casta che la giustizia forse non sarà mai in grado di emettere».

Se riflettete bene, questo argomento è formidabile, ed è secondo me la vera ragione per cui tanta gente per bene difende la gogna mediatica delle intercettazioni. Dentro ci sono molte cose: per esempio una sostanziale sfiducia nella giustizia italiana, singolare da parte di chi esalta il ruolo dei pm. E c’è anche un sostanziale pessimismo sulla possibilità di cambiare per via elettorale lo stato delle cose: dunque, se non li puoi battere, per lo meno sputtanali. Ma, più di ogni altra cosa, c’è un totalitarismo moralizzatore da Grande Fratello che dice: l’unico modo di stanare il malaffare è ascoltarvi, entrare nelle vostre case, rovistare tra le vostre lenzuola. Più grande sarà l’occhio che guarda, più largo sarà l’orecchio che ascolta, più voi avrete paura di peccare e vi asterrete.

Tra i tanti argomenti che si possono usare contro lo sciopero indetto per oggi dalla Fnsi contro la legge sulle intercettazioni, questo è ciò che mi ha convinto a non aderire. Perché una tale concezione del bene pubblico, che intende le intercettazioni come strumento di moralizzazione e di controllo prima ancora che come strumento di repressione dei reati, mi spaventa e mi angoscia. Io so benissimo che se questo corto circuito è avvenuto in tanta parte del popolo della sinistra è perché il malaffare in Italia appare così dilagante e così impunito, e il berlusconismo così imbattibile, da giustificare ogni mezzo. Ma la libertà non si vende a pezzi, e ogni frammento di libertà che cediamo prima o poi ci verrà ritorto contro. Neanche le disgraziate condizioni del nostro paese mi possono indurre ad augurarmene uno peggiore. È vero, per i demagoghi di destra e di sinistra la democrazia è il peggiore dei sistemi politici; però con l’eccezione di tutti gli altri, aggiungeva un vero liberale.

Poi ci sono tutte le altre ragioni che sconsigliano lo sciopero: mettersi per un giorno il bavaglio che si proclama di voler combattere, per protestare contro una legge che non sappiamo ancora se ci sarà e come sarà, non è proprio la forma di lotta più intelligente. Penso d’altro canto anch’io, come Luca Ricolfi, che la legge andrebbe contestata più per la mordacchia che mette ai pm in taluni casi che per il bavaglio che mette alla stampa, alla quale si chiede solo di spostare in avanti il termine oltre il quale si possono pubblicare atti giudiziari, e in definitiva di rispettare limiti che già oggi esistono ma che nessuno è in grado di far rispettare (come spiega bene l’articolo del procuratore Magrone che pubblichiamo oggi in prima pagina). La pubblicità del processo resta intatta, e non potrebbe essere altrimenti, ma le indagini sono riservate o addirittura segrete. La stessa possibilità del processo accusatorio, di rito anglosassone, nel quale la prova si forma in dibattimento, è impensabile senza questa distinzione.

Il Riformista dunque, la cui redazione a maggioranza ha deciso ieri di non aderire allo sciopero, domani sarà in edicola. Continueremo a scrivere del disegno di legge sulle intercettazioni ciò che pensiamo, e cioè che è una legge mal fatta e che tradisce in troppi punti l’intenzione di limitare le inchieste sulla corruzione dei politici. Ma continueremo anche a difendere il principio liberale che non consente di sacrificare nemmeno a un interesse collettivo le libertà fondamentali dell’individuo.
giovedì, 8 luglio 2010

Filippo Boatti 10 luglio 2010 - 01:10

Cara Redazione, per quanto sia sbagliata questa legge, l’impostazione della lotta ha l’aria di essere molto “romana”, da circoli elitari. E non dico affatto che nel paese questa battaglia non sia sentita o che la gente voglia solo il pane: niente di tutto questo, semplicemente le modalità di lotta lasciano perplessi. So che non tutti la pensano così, ma ci sono molti che la pensano così. Per fortuna domani è un altro giorno e torniamo a fare le cose che sappiamo fare meglio.

Redazione 10 luglio 2010 - 00:19

Rispettiamo i pensieri e le critiche dei nostri utenti, militanti o semplici interessati.
Ma il sito non è un semplice organo di partito, è molto di più. E’ una strumento di informazione e non solo di organizzazione, è uno strumento di critica e non solo di militanza.
Al e nel sito lavorano ragazze e ragazzi che aspirano a intraprendere la carriera giornalistica, persone che sta a cuore la libertà di informazione e che considerano questo sito un luogo in cui ogni fonte e notizia di informazione debba e possa trovare ospitalità.
Tanti nostri articoli, tante nostre denunce non sarebbero più possibili se la “legge bavaglio” entrasse in vigore.
E’ una nostra piccola forma di protesta quella di oggi, che vuole mettere l’accento su alcune frasi del passato terribilmente attuale e un monito di un grande giornalista.
Queste, per un giorno, valgono più di qualunque articolo.
Tante/i giornaliste/i oggi ci hanno chiamato per ringraziarci per l’oscuramento del sito.
Un caloroso abbraccio a tutti noi che abbiamo a cuore la libertà di informazione e la speranza di cambiare questo paese.

La redazione

Filippo Boatti 9 luglio 2010 - 15:00

Concorco con le perplessità espresse da Socialista Eretico e Riccardo, facciamo politica e non spettacolo o controspettacolo. Pollice verso. Basta di fare i bambini.

Davide 9 luglio 2010 - 14:01

Un senso potrebbe essere che, restando senza informazione per lo sciopero dei giornalisti, si apprezzi maggiormente la necessità di un’informazione non censurata. Ammetto che è una forzatura, ma d’altra parte, non ci sono molte altre forme di protesta altrettanto visibili quanto lo sciopero.

Riccardo 9 luglio 2010 - 13:46

Sono d’accordo con “Socialista Eretico”: questo e’ un modo di fare spettacolo, non politica e quindi non dovrebbe riguardarci

Socialista Eretico 9 luglio 2010 - 13:13

mi pare un controsenso non fare informazione per protestare contro una legge che vieta di fare informazione.
sono anche contrario che gli organi dei partiti sospendano le proprie attività.

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