Lo straniero Nichi

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Che cosa accadrebbe se alle prossime primarie del Pd fosse candidato il «Papa straniero», Nichi Vendola? È la domanda da un milione di dollari che circola da ieri notte nei quartier generali dell’opposizione. In poche settimane il ciclone Nichi ha travolto ogni pronostico sfavorevole. Fino a vincere sul margine della maggioranza assoluta, senza quasi bisogno dell’aiuto esterno del terzo incomodo, la candidata dell’Udc Adriana Poli Bortone. Nessuno, fino a poco tempo fa, avrebbe scommesso un centesimo sul trionfo di Vendola. Massimo D’Alema era calato per tempo, in una Bari sconvolta dagli scandali, con un foglietto fitto di cifre di sondaggi, per dire che «con Nichi non abbiamo una speranza di vincere». Non era un suggerimento, era un ordine. Ma in due mesi di battaglie contro tutti, prima gli alleati e poi gli avversari, Vendola ha rovesciato la profezia, inflitto agli strateghi eternamente perdenti del centrosinistra la più sonora batosta degli ultimi vent’anni, riconquistato al centrosinistra una regione che in teoria è fra le più destrorse d’Italia. Nelle politiche del 2008 la coalizione di centrodestra, già senza i voti dei centristi di Casini, aveva trionfato con 12 punti di vantaggio. «In Puglia, la prossima volta, possiamo candidare chiunque» aveva commentato Raffaele Fitto, vicerè berlusconiano, pregustando la rivincita per interposta persona. Non è stato così. Il candidato «chiunque», Rocco Palese, è uscito sonoramente battuto.

È difficile immaginare un outsider più outsider di Nichi, almeno per gli arretrati parametri della politica nazionale. Comunista cresciuto in federazione, omosessuale dichiarato, ma cattolico fervente e praticante. Una serie di anomalie, esaltate dalla più straordinaria di tutte: il coraggio. Il coraggio di mantenere la barra dritta quando tutti erano contro. Il coraggio di presentarsi sempre per quello che si è, senza giravolte opportunistiche. Il coraggio soprattutto di sfidare da solo il partito trasversale degli affari che in Puglia voleva privatizzare l’acquedotto. Contro l’opinione del novanta per cento dei pugliesi, ma con l’accordo del novantacinque per cento del quadro politico. Nell’affare dell’acquedotto ci stavano tutti, dai leghisti del Sud all’Italia dei Valori, passando per Pdl e Pd. Ma più di tutto, aggiungevano i dietrologi, passando per l’Udc di Casini e del suocero Caltagirone.

Quella di Vendola in Puglia è la vittoria di una sinistra sincera, popolare, anticonformista, davvero moderna. Dove la modernità non consiste nell’inseguire il vento di destra, mascherandosi da moderati nei talk show. Ma al contrario nel difendere con orgoglio i valori alternativi della sinistra e nella capacità di immergersi in un mondo post televisivo, nel mescolare l’antica arte del comizio in piazza con il nuovissimo talento di saper cogliere la natura politica di Internet. Almeno nell’uso della rete, se non nel resto, Vendola si è rivelato il tanto atteso «Obama italiano». Mezza campagna elettorale, per le primarie e poi per le regionali, le Fabbriche di Vendola l’hanno fatta sulle sigle della rete, da Facebook a Youtube, con trovate di enorme successo, come le videolettere. Qui probabilmente si è creata la distanza e la differenza finale di risultato fra Vendola e la Bonino, altra «straniera» ingaggiata dal Pd, ma ancora prigioniera di stilemi da radicali anni Settanta e Ottanta, compreso il rito stanco dello sciopero della fame. È in ogni caso evidente che dove il Pd ha voluto a tutti i costi cercare il «candidato giusto», quello «in grado di spostare il voto moderato», si trattasse di sceriffi di sinistra come Penati o De Luca, o di democristiani progressisti come Bortolussi e Loiero, sono arrivate catastrofiche sconfitte. Il Pd sconta la presuntuosa pochezza dei propri strateghi, l’incapacità di capire davvero il sentimento popolare, l’incredibile errore di scambiare la Binetti per il mondo cattolico. «Dove la sinistra imita la destra, alla fine perde e perde male» ha sempre sostenuto Vendola. Oggi ha avuto ragione, almeno in Puglia. Nel resto d’Italia, si vedrà presto.

Curzio Maltese

La Repubblica, 30 marzo 2010.

«”Dove la sinistra imita la destra, alla fine perde e perde male” ha sempre sostenuto Vendola». Anche noi, modestamente. La Repubblica, 30 marzo 2010. Con postilla

Che cosa accadrebbe se alle prossime primarie del Pd fosse candidato il «Papa straniero», Nichi Vendola? È la domanda da un milione di dollari che circola da ieri notte nei quartier generali dell’opposizione. In poche settimane il ciclone Nichi ha travolto ogni pronostico sfavorevole. Fino a vincere sul margine della maggioranza assoluta, senza quasi bisogno dell’aiuto esterno del terzo incomodo, la candidata dell’Udc Adriana Poli Bortone. Nessuno, fino a poco tempo fa, avrebbe scommesso un centesimo sul trionfo di Vendola. Massimo D’Alema era calato per tempo, in una Bari sconvolta dagli scandali, con un foglietto fitto di cifre di sondaggi, per dire che «con Nichi non abbiamo una speranza di vincere». Non era un suggerimento, era un ordine. Ma in due mesi di battaglie contro tutti, prima gli alleati e poi gli avversari, Vendola ha rovesciato la profezia, inflitto agli strateghi eternamente perdenti del centrosinistra la più sonora batosta degli ultimi vent’anni, riconquistato al centrosinistra una regione che in teoria è fra le più destrorse d’Italia. Nelle politiche del 2008 la coalizione di centrodestra, già senza i voti dei centristi di Casini, aveva trionfato con 12 punti di vantaggio. «In Puglia, la prossima volta, possiamo candidare chiunque» aveva commentato Raffaele Fitto, vicerè berlusconiano, pregustando la rivincita per interposta persona. Non è stato così. Il candidato «chiunque», Rocco Palese, è uscito sonoramente battuto.

È difficile immaginare un outsider più outsider di Nichi, almeno per gli arretrati parametri della politica nazionale. Comunista cresciuto in federazione, omosessuale dichiarato, ma cattolico fervente e praticante. Una serie di anomalie, esaltate dalla più straordinaria di tutte: il coraggio. Il coraggio di mantenere la barra dritta quando tutti erano contro. Il coraggio di presentarsi sempre per quello che si è, senza giravolte opportunistiche. Il coraggio soprattutto di sfidare da solo il partito trasversale degli affari che in Puglia voleva privatizzare l’acquedotto. Contro l’opinione del novanta per cento dei pugliesi, ma con l’accordo del novantacinque per cento del quadro politico. Nell’affare dell’acquedotto ci stavano tutti, dai leghisti del Sud all’Italia dei Valori, passando per Pdl e Pd. Ma più di tutto, aggiungevano i dietrologi, passando per l’Udc di Casini e del suocero Caltagirone.

Quella di Vendola in Puglia è la vittoria di una sinistra sincera, popolare, anticonformista, davvero moderna. Dove la modernità non consiste nell’inseguire il vento di destra, mascherandosi da moderati nei talk show. Ma al contrario nel difendere con orgoglio i valori alternativi della sinistra e nella capacità di immergersi in un mondo post televisivo, nel mescolare l’antica arte del comizio in piazza con il nuovissimo talento di saper cogliere la natura politica di Internet. Almeno nell’uso della rete, se non nel resto, Vendola si è rivelato il tanto atteso «Obama italiano». Mezza campagna elettorale, per le primarie e poi per le regionali, le Fabbriche di Vendola l’hanno fatta sulle sigle della rete, da Facebook a Youtube, con trovate di enorme successo, come le videolettere. Qui probabilmente si è creata la distanza e la differenza finale di risultato fra Vendola e la Bonino, altra «straniera» ingaggiata dal Pd, ma ancora prigioniera di stilemi da radicali anni Settanta e Ottanta, compreso il rito stanco dello sciopero della fame. È in ogni caso evidente che dove il Pd ha voluto a tutti i costi cercare il «candidato giusto», quello «in grado di spostare il voto moderato», si trattasse di sceriffi di sinistra come Penati o De Luca, o di democristiani progressisti come Bortolussi e Loiero, sono arrivate catastrofiche sconfitte. Il Pd sconta la presuntuosa pochezza dei propri strateghi, l’incapacità di capire davvero il sentimento popolare, l’incredibile errore di scambiare la Binetti per il mondo cattolico. «Dove la sinistra imita la destra, alla fine perde e perde male» ha sempre sostenuto Vendola. Oggi ha avuto ragione, almeno in Puglia. Nel resto d’Italia, si vedrà presto.

Postilla

Il risultato della Puglia è certamente uno dei segnali che possono indurre, se raccolto, trasformazioni positive: aprire una speranza sul nostro futuro. C’è da dubitare però che questo possa avvenire, come sembra preconizzare Maltese, con un semplice rimpasto dei vertici – e del corpo ormai smilzo – del PD, o peggio ancora con la cooptazione del personaggio vincente.
Se ci si accontenta di una prospettiva simile continueremo ad assistere ad un aumento della “disaffezione” degli elettori di destra per Berlusconi, delle contraddizioni interne tra le foze associate nella compagine di centro destra, della perdita di ogni buona occasione per ribaltare il risultato, e insieme soffriremo la decadenza della democrazia, la devastazione del territorio, la rapace privatizzazione dei beni comuni, la decadenza della morale pubblica e via piangendo.
O si cambia il modo di fare politica, e allora si ricomincia dal proporre i principì di una sinistra nuova: una sinistra contemporanea ma orgogliosa delle proprie radici, capace di difendere insieme il lavoro e il territorio, capace di raccogliere l’ansia per una partecipazione consapevole al governo dei beni comuni che nasce da mille punti della società, e insieme impegnata nella ricerca, e nella paziente e graduale costruzione, di un sistema economico sociale radicalmente diverso da quello basato sullo sfruttamento e sull’alienazione.
Oppure, pioverà sempre sul bagnato, e a ogni sconfitta ne seguirà un’altra.

Ci sono 15 commenti per questo post
Andrea Tombelli 3 aprile 2010 - 07:16

Faremo Cantieri dell’alternativa ovunque, la strada l’ha tracciata il nostro leader e noi la seguiremo.
Da Firenze con orgoglio e un nuovo alito di speranza.
Buona pasqua a tutt* * Compagn* di SeL

Mauro 2 aprile 2010 - 18:04

qualcosa di sensato in mezzo a molta solita accozzaglia di retorica e luoghi comuni alla disperata ricerca dell’Obama italiano, cioè marketing e belle apparenze

Massimo 2 aprile 2010 - 15:51

Per l’alternativa , ci vorrebbe il popolo del PD, il candidato Vendola, e il programma di Grillo. Cosa ci vuole per questo?

Stefano 1 aprile 2010 - 23:23

nichi candidato alle primarie per le elezioni del 2013 sarebbe un sogno. e vincerebbe di sicuro

Peppe Giudice 1 aprile 2010 - 22:11

La sinistra farebbe bene a liberasi dei consigli di Curzio Maltese e di tutti quelli che sono sul libro paga di De Benedetti.
Hanno fatto troppi danni.

Alessandro 1 aprile 2010 - 18:52

Il rischio che corre SEL, Morfeo, è di diventare un partito di quadri che poi non sono veri leader. SEL è ancora troppo ingessata, immagini cosa sarebbe stata la campagna senza le fabbriche di Nichi?
Dobbiamo creare un partito capace di movimento ma che abbia anche una capacità di analisi che prescinde dalla posizione del singolo leader.
I tempi sono lunghi, un partito si crea intorno a una idea e non si può fare prima il partito e poi l’idea.
Quando è nato il partito comunista nel ’21 il marxismo esisteva già da anni. Noi oggi dobbiamo ricostruire l’immaginario collettivo, è meglio conservare una situazione aperta finchè la strada non diventa chiara.

Marco 1 aprile 2010 - 18:38

La Puglia è una grande e bella regione. Adesso è ancora più bella. Forza Nichi, spero che tu sia il grande esempio per una nuova generazione politica di cui l’Italia ha fortemente bisogno, anche se vogliono che si pensi il contrario. Auguro alla Puglia di averti ancora a lungo, e all’Italia, prima o poi, di meritarti.

Morfeo 1 aprile 2010 - 09:25

Cari amici, vi scrivo dalla Puglia, dalla stessa Puglia da cui sta partendo questo vento di rinnovamento che spero possa soffiare in tutta Italia!! Ma sebbene entusiasta del risultato delle elezioni, almeno da noi, sono un pò preoccupato da questa storia di mantenere le fabbriche aperte. Non vorrei che il compagno Nichi, che stimo profondamente, voglia svincolarsi da SEL per poter aspirare alla leadership nazionale del CS senza poter essere tacciato di esser ancora un comunista o post-comunista come dir si voglia; o, addirittura, che si voglia consegnare la testa dell’unico partito di sx ancora in piedi (SEL) in cambio della candidatura.
Mi piacerebbe che da oggi stesso Nichi e tutti gli altri big del partito (guidoni, fava, sgrena, giordano, ventricelli ecc) iniziassero un lavoro alacre atto alla strutturazione del partito, e magari, al coinvolgimento delle altre forze di sx, federazione di sinistra in primis.

Ugo Francesco Calvo 31 marzo 2010 - 16:50

Come vincere le elezioni in Puglia e perderle in Piemonte? Parlare con la gente, parlare con le segreterie dei partiti e comitati di affari.

Davide Buzzetti 31 marzo 2010 - 13:40

non mi piace quel “ma” prima di cattolico fervente e praticante! sembra stia li quasi a bilanciare la sua omosessualità..
per il resto forza nichi! continuiamo cosi e vinciamo le primarie per la leadership 2013!!

Luca V. 31 marzo 2010 - 11:35

Ha ragione nichi. Ho sentito ieri la conferenza stampa. Dobbiamo, in primis, trovare forme e contenuti dell’alternativa e agire, là dove governiamo. Dobbiamo far crescere SEL, agendo e bene come è stato fatto finora, tenendo conto che è facile parlare come i “grillini”, quando loro arrivano a fine mese e buona parte delle famiglie in Italia, hanno l’incubo della quarta, se non della terza settimana.

Federico 31 marzo 2010 - 10:21

Ottima analisi! Ci vuole una Sinistra SINCERA !!

Daniele F 30 marzo 2010 - 21:50

In Veneto abbiamo perso con un candidato voluto dall’apparato del Pd (Bortolussi) a discapito della candidatura presentata da Laura Puppato. La Puppato, sindaco Pd a Montebelluna (Treviso) per due legislature grazie a vincenti battaglie ecologiste, in piena area leghista, ha raccolto più di 26000 preferenze, seconda solo a un candidato leghista che ha raccolto 200 preferenze in più.

Marcox 30 marzo 2010 - 21:39

NICHI VENDOLA OSPITE SU RAIUNO A PORTA A PORTA IN SECONDA SERATA.

Marcox 30 marzo 2010 - 21:38

NICHI SEI GRANDE.ORA BISOGNA CHE TU METTA A DISPOSIZIONE LE TUE CAPACITÀ PER TUTTA L’ITALIA.

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