Si è conclusa venerdì scorso, in una bella serata nel centro di Milano, la settimana di mobilitazione straordinaria organizzata da Sinistra Ecologia e Libertà per ricordare le vittime delle stragi di mafia del ’92 – ’93 e chiedere la piena verità su quegli eventi ancora troppo coperti da depistaggi e omertà istituzionali.
Alle iniziative che si sono svolte in molte città, a cominciare da quelle colpite dai terribili attentati di allora (Palermo, Roma, Firenze, Milano), hanno partecipato moltissime persone e soprattutto tanti giovani.
Questo è il primo messaggio che bisogna raccogliere : la lotta contro le mafie non è un rituale inerziale di stagioni passate ma è per tante ragazze e tanti ragazzi, magari appena nati all’inizio degli anni novanta, parte essenziale dell’ impegno a trasformare questa società troppo carica di ingiustizie e di privilegi.
Abbiamo poi constatato che, per tante persone impegnate nelle associazioni antimafia, Sinistra Ecologia e Libertà può essere più di altri un punto di riferimento affidabile non solo per la credibilità di suoi esponenti da sempre impegnati contro le cosche (da Nichi Vendola a Claudio Fava, a Francesco Forgione ), ma perché propone un discorso che non si ferma al doveroso ed essenziale sostegno a magistrati e forze dell’ordine impegnati contro la criminalità organizzata, ma lega questa battaglia a quella più generale per i diritti e per il cambiamento sociale.
Nei giorni in cui torna alla ribalta della cronaca italiana il verminaio di logge, cricche e poteri occulti che costituisce parte essenziale del sistema di potere italiano ( altro che quattro sfigati ! ), chiedere, pretendere la verità sulle stragi di mafia significa battersi contro qualunque ostacolo venga gettato tra i piedi di chi sta indagando. Significa pretendere il rispetto pieno del lavoro dei magistrati. E non c’è dubbio che la decisione governativa di negare il programma di protezione al collaboratore Spatuzza è un atto concreto contro la ricerca della verità, un atto di intimidazione minaccioso rivolto non solo a lui ma a quanti potrebbero fare rivelazioni importanti sulle coperture e le trattative imbastite allora con il tritolo.
Noi chiediamo che la magistratura, libera da depistaggi, possa giungere nel tempo più breve possibile alla verità giudiziaria su quegli eventi. Non pretendiamo una particolare verità , magari per convenienza politica, ma, ancora una volta, che la magistratura dimostri la sua autonomia e indipendenza “da ogni altri potere”, per usare le parole della nostra Costituzione.
Ma si è affermata in ogni caso una verità storica e politica incontrovertibile : il sistema mafioso è stato parte essenziale del modo in cui si è governato questo paese. Ed è ancora così. Per questo i suoi santuari godono ancora di tante protezioni. L’abbiamo detto tante volte : senza gli intrecci con la politica e con l’economia le mafie non sarebbero altro che organizzazioni di gangsters.
Negli ultimi anni l’azione dei magistrati e delle forze dell’ordine ha assicurato alla giustizia decine di appartenenti alle organizzazioni mafiose e una quantità notevole dei loro patrimoni. Il Ministro Maroni se ne vanta come se i latitanti li avesse arrestati il Governo, invece che quelle stesse Procure contro le quali si scaglia da sempre il Presidente del Consiglio. Ma il titolare del Ministero dell’Interno non può non chiedersi come mai nonostante tanti successi nell’attività repressiva le organizzazioni criminali non mostrano segni di collasso. La risposta è una sola : la repressione è essenziale ma non basta. Serve la riscossa sociale di un pese al quale sono state raccontate troppe balle e che è stato travolto da disvalori.
E’ stato detto che una persona vale qualcosa solo se è ricca ; che lo Stato è sinonimo di parassitismo mentre tutto ciò che è privato è bello ed efficiente ; che il vero pericolo per la sicurezza sono gli immigrati e non la criminalità economica ; che con il potere puoi comprare ogni cosa, anche la testa e il corpo degli altri ; che un condannato per mafia, se mantiene l’omertà diventa “un eroe” e che evadere le tasse è una scelta virtuosa perché l’economia illegale comunque incoraggia la crescita del PIL. In questa fiera di disvalori hanno prosperato le organizzazioni mafiose.
Con questa musica, suonata ogni giorno a pieno volume da qualche decennio, chi ha scelto di resistere su un’altra frontiera si è sentito spesso solo e fuori posto perché ha visto l’Italia andare da un’altra parte e perché veniva bollato come un residuo nostalgico del passato che non capiva la “modernità”. Purtroppo le notizie di questi giorni ci dicono che la tanto declamata modernità italiana porta anche i nomi di Nicola Cosentino, di Denis Verdini, di Flavio Carboni e di Marcello Dell’Utri.
L’impegno di SEL contro le mafie e i poteri criminali dell’economia e della politica, continuerà e servirà anche a far sentire meno sole tutte le persone che credono nella giustizia sociale, nella nonviolenza, nella libertà,e per questo continuano a battersi per un mondo migliore.
Carlo Leoni
Avanti così, grandi!!!