Morti annunciate

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Lascia senza parole la notizia delle operaie morte nello scantinato in cui cucivano maglie, sotto le macerie di una palazzina che ha sepolto nel suo crollo anche una ragazzina appena uscita da scuola.

Morti annunciate.

Dietro di loro ci sono un lavoro senza diritti e dignità; la trascuratezza nella messa in sicurezza della strada principale di Barletta; l’incuria per un palazzo schricchiolante; la vita di giovani donne del Sud per le quali il lavoro o è in nero, o è precario o non è; una micro impresa a conduzione familiare che regge la competizione con altre micro imprese sempre al confine con una illegalità tollerata, come negli scantinati di Prato, di Roma, di tante altre città dove lavorano donne e uomini di altri paesi.

Morti che si potevano e si dovevano evitare.

L’intero dramma del nostro paese si consuma sotto il crollo di quella palazzina che dà la misura della carica distruttiva di un modello produttivo insostenibile per le persone e per l’ambiente.

Siamo di fronte ad una tragedia grande e doppia.

Perchè accanto all’indignazione e al dolore per una strage che non doveva succedere in un paese civile, vive un’altra tragedia: quella dell’abitudine alle morti sul lavoro che fa sì che il posto riservato alla notizia nei quotidiani e nei media sia stata di quarta o quinta fila, dopo Amanda e Raffaele, dopo tutto.

Ma che cosa possiamo fare perchè il ricordo del 3 ottobre a Barletta diventi l’ostacolo principale all’ideologia del ricatto lavoro/diritti?

Possiamo costruire iniziativa politica, perchè ciò che è successo aiuti a mettere al centro dell’attenzione il lavoro che non c’è, il lavoro precario, il lavoro che uccide, quello delle giovani donne, le giovani donne del Sud.

Come fu l’8 marzo del 1908.

Titti Di Salvo

Ci sono 22 commenti per questo post
Giuseppe 6 ottobre 2011 - 15:51

A Anna: non diamo sempre e soltanto a Berlusconi le colpe, ne ha già tante di sue sul groppone che Caronte avrà certo timore di affondare per il troppo peso. Certe cose sono sempre accadute e a fare da corifei a questa società capovolta ha contribuito tanto la destra (direi quasi con l’esclusione di quella più estrema) che il centro (pd compreso che oggi del centro e del sistema è uno dei pilastri). E’ anche un problema culturale: oggi la sinistra ha dimenticato i Pasolini o i Pavese e si è accodata alle nuove regole del gioco disegnate dalla borghesia, quella di alto bordo alla marchionne e quella più stracciona, cialtrona e ignorante dei padroncini di barletta.
giuseppe2

Giuseppe 6 ottobre 2011 - 15:42

A Luciano: solo una precisazione: il commento delle 11.37 era di giuseppe2. Anch’io condivido il commento di Anna, il fatto è che in siti come questo o come quello di rifondazione vi è il meglio dell’italia (checchè possa dirne brunolo), purtroppo il resto del paese è ancora molto arretrato rispetto all’aria che qui si respira. State solo attenti a chi vi accompagnate, e quindi a quello che farete o potrete fare. Anche Bertinotti (pur con tutti i suoi limiti) nella sua intervista al manifesto vi mette in guardia da una possibile omologazione al pd e al sistema, e in questo mi sento di condividerlo.
giuseppe2

Luciano Chiodo 6 ottobre 2011 - 15:16

Giuseppe(1), sono in parte d’accordo col tuo commento delle 11,37, in Italia c’è mollta ipocrisia e non ci stiamoo accorgendo che il Paese sta precipitando in un declino complessivo, in primo luogo, morale. Per chiarezza, sono moolto d’accordo anche con Anna Pedrazzi, di Milano come me, e con Pino. Pubblico una nota che ho condiviso su facebook:

STO IMPAZZENDO IO O STA IMPAZZENDO QUESTO PAESE?
pubblicata da Luciano Chiodo il giorno martedì 4 ottobre 2011 alle ore 16.29

Questa mattina mi sono indignato nel vedere che il Corriere della Sera ha relegato le 5 morti di Barletta in fondo alla pagina, in modo quasi invisibile. Poi alle 14 ho visto il TG3, quello che è forse attualmente il migliore TG, almeno per me. il servizio su Barletta è andato in onda oltre la metà del telegiornale, come sesta o settima notizia, ed è durato pochi secondi.

5 morti, una ragazzina e 4 giovani operaie, che lavoravano in condizioni disumane, senza sicurezza e senza diritti.

Ma cosa deve succedere per avere più sensibilità su queste realtà, tutt’altro che rare nel nostro paese?

C’è urgente bisogno di SENSIBILITA’ E INDIGNAZIONE vere, senza retorica e fiumi di parole, per cercare di cambiare in profondità questo paese, anche nel comportamento di tutti i giorni.

Il minimo che posso fare è ricordare i nomi delle 5 vittime, e cercare di immaginarle con la loro personalità, la loro fatica e le loro speranze.

Maria Cinquepalmi, di 14 anni, Matilde Doronzo, di 32 anni, Giovanna Sardaro, di 30 anni, Antonella Zaza, di 36 anni, Tina Ceci, di 37 anni , ciao.

Anna Pedrazzi 6 ottobre 2011 - 13:20

Dopo Barletta, quale ulteriore flessibilità del lavoro si deve varare per risollevare le sorti del Paese? Oggi vi è quella di morire sul lavoro, di lavorare invisibili, senza tutele, con remunerazioni che sono quasi “carità”,piccole imprese sfruttate che assicurano competitività e profitti altissimi a pochi grandi marchi. E’ la cultura della precarietà, dei ” Senza diritti” – fatta sistema- che fa dire al sindaco di non bloccare e criminalizzare il lavoro nero.
E’ ” il berlusconismo” che ha corrotto e compromesso coscienze e culture, impoverito il Paese, tolte aspettative e speranze nel futuro.

Giuseppe 6 ottobre 2011 - 11:42

Pino, mi è piaciuto molto il tuo intervento e le tre righe di Marco alla fine valgono concretamente più di tutti gli altri commenti.
giuseppe2

Giuseppe 6 ottobre 2011 - 11:38

Ho notato che vi è un altro giuseppe, così in futuro mi firmerò giuseppe2

Giuseppe 6 ottobre 2011 - 11:37

A mio avviso, al di la del fatto contingente, vi è una colpa culturale di un’intera nazione (non solo al sud esiste il lavoro nero) una colpa collettiva che si compone di tante colpe individuali. Ormai sembriamo un popolo di mendicanti rassegnati che sanno solo piegare il capo davanti alle imposizioni e voltarlo quando si tratta di non vedere per non parlare. E la rassegnazione o la disperazione, è tanta che neppure ci si preoccupa della propria vita, disposti a lavorare per una paga miserabile in condizioni inumane. e tutti sanno, a cominciare dai sindacati, anche perchè non si tratta di fenomeni isolati, ma di un costume diffuso. E tutti i partiti hanno contribuito a questo sfascio togliendo risorse agli ispettorati del lavoro, e uccidendo l’Ideale per seguire le sirene stridule del mercato, salvo poi pontificare su prevenzione e strapparsi le vesti ad ogni tragedia, e nessuno si accorge che la tragedia non è saltuaria me continua.
giuseppe

Pino 6 ottobre 2011 - 11:15

Modi e tempi giusti????????????si e quali sono ????valli a spiegare a chi è succube di un lavoro sottopagato e senza diritti…

Giuseppe 6 ottobre 2011 - 10:45

A Luciano Chiodo. Supponiamo che tu abiti al secondo piano di una palazzina, in qualsiasi città d’Italia, ed esegui dei lavori di ristrutturazione nel tuo appartamento a seguito dei quali crolla la palazzina e tra le vittime c’è un ragazzo che lavora nel bar al piano terra magari senza contratto. La colpa sarebbe del proprietario del bar o di chi ha eseguito i lavori di ristrutturazione?
Certamente il lavoro nero è un fenomeno da combattere, però bisogna farlo nei modi e nei tempi giusti.
A cose avvenute siamo tutti bravi a fare i COMUNICATI, compresi i SINDACATI.

Pino 5 ottobre 2011 - 22:26

Comunicato stampa
Basta morti
La morte di cinque donne a Barletta, dopo lo sgomento, ci fa riflettere sulla
condizione del lavoro. Crediamo sia inpensabile che a tutt’oggi vi siano ancora
condizioni di schiavitù dove si è costretti a lavorare in situazioni di
precarietà ambientale e socale. L’evolversi della tecnologia industriale non ha
favorito in nessun modo l’emancipazione delle lavoratrici e dei lavoratori,l’emancipazione sociale ,
la sicurezza sui posti di produzione o la riduzione dei carichi di
lavoro, ha portato esclusivamente all’innalzamento dei profitti e ad una falsa
demagogia produttivista . Non possiamo accettare in nessun modo l’idea, che al
centro dell’universo vi sia il mercato e la finanza! Queste cinque vite spezzate…uccise…
sono il frutto della crisi , del bisogno di reddito, della condizione in cui
siamo costretti a produrre lavoro materiale e immateriale. E’ tempo di
rivendicare che il fulcro dell’emergenzialità è caraterizzato dalla vita, dai
bisogni di socializzazione, dal tempo liberato e non dalle logiche di profitto.
Rivendichiamo il reddito di cittadinaza come soluzione al ricatto occupazionale
e al bisogno di reddito. Rivendichiamo il diritto alla vita, rompiamo la triade
produci-consuma-crepa. Liberiamo il tempo.

Pino Saggese – Raffaele Carella
Sinistra Ecologia Libertà circolo P. Impastato Foggia

Luciano Chiodo 5 ottobre 2011 - 18:57

Per chi sostiene che il lavoro nero centri poco con la strage di Barletta, affermazione che mi lascia senza parole, consiglio di leggere il Comunicato stampa di Stefania Pomante, segretaria nazionale della Filctem-Cgil e responsabile del settore tessile.

BARLETTA: IL LAVORO NERO VINCE SULLA SICUREZZA
FILCTEM-CGIL: “DENUNCIARE QUELLE SITUAZIONI RIPIEGATE NELLA ILLEGALITÀ DEL SOMMERSO”

“La Magistratura faccia fino in fondo il suo corso, ma la lente degli investigatori si fermi pure su dignità e sicurezza sul lavoro, sul lavoro irregolare che il crollo di una palazzina fatiscente ha disvelato in tutta la sua drammaticità”; a dirlo è Stefania Pomante, segretaria nazionale della Filctem-Cgil e responsabile del settore tessile,all’indomani della tragedia di Barletta dove hanno trovato la morte cinque donne, di cui quattro operaie sepolte sotto le macerie di uno stabile che ospitava nello scantinato un piccolo opificio, peraltro sconosciuto all’Inps.
“Non ci stancheremo mai di incalzare e denunciare quella miriade di situazioni ripiegate nella illegalità del sommerso. Agli Ispettori del lavoro, alla Guardia di Finanza, alle Asl spetta il compito di vigilare e combattere il fenomeno. Noi non ci vogliamo rassegnare – conclude la segretaria – all’assenza di regole che rischia di diventare regola, ad un paese dove troppo spesso le norme si scrivono ma non si applicano”.

Antonio M. Da Bruino 5 ottobre 2011 - 17:15

Naturalmente quanto detto nel mio primo commento non significa la non condivisione di quanto propone Titti Di salvo di
costruire iniziative politiche, perchè ciò che è successo aiuti a mettere al centro dell’attenzione il lavoro che non c’è, il lavoro precario, il lavoro che uccide, quello delle giovani donne, le giovani donne del Sud.

Antonio M. Da Bruino 5 ottobre 2011 - 17:00

Sono d’accordo con Giuseppe, il lavoro in nero è un problema presente da ogni parte noto a tutti, è diffuso in tutto il paese e non deve essere giustificato, ma affrontato.
In questo caso la causa del disastro non è stato il lavoro, ma il posto perchè quel luogo sarebbe potuto essere destinato solo ad uso abitativo ed il crollo avrebbe avuto comunque delle vittime. L’indifferenza alle sollecitate richieste d’accertamenti e la superficialità delle risposte dei tecnici preposti ha portato a questo disastro inaccettabile. La giustizia deve trovare i responsabili dei lavori, gli addetti alla sicurezza delle ristrutturazioni effettuati agli stabili vicini.
A mio avviso il lavoro in nero, non deve servire da alibi, per spostare il problema su un versante talmente ampio e far passare in secondo ordine, le responsabilità tecniche ben individuabili

Marco 5 ottobre 2011 - 16:49

Bell’articolo. Si stenta a credere che l’autrice sia la stessa di un articolo scritto in sindacalese stretto a difesa dell’accordo del 20 giugno che ha asfaltato la strada all’art. 8 della manovra che riporta il lavoro più o meno al 1908.

Marco 5 ottobre 2011 - 16:49

Bell’articolo. SI stenta a credere che lautrice sia la stessa di un articolo scritto in sindacalese stretto a difesa dell’accordo del 20 giugno che ha asfaltato la strada all’art. 8 della manovra che riporta il lavoro più o meno al 1908.

Giuseppe 5 ottobre 2011 - 15:24

Il lavoro nero è un problema certamente, ma nel crollo di Barletta credo centri poco con quanto successo.
Il problema di una palazzina demolita quattro anni fà di cui non erano stati completati i lavori suppongo per problemi tecnico-legali, che una palazzina adiacente era stata puntellata e l’altra che è crollata no. Quindi infiltrazioni di acqua per 4 anni, inizio dei lavori per rimuovere i detriti che forse facevano da sostegno alla palazzina crollata ecc.
Forse invece di concentrasi sul versante lavoro nero sarebbe opportuno concentrasi sul versante tecnico, anche in relazione alla destinazione d’uso e messa a norma degli impianti.
Non credo che avere o non avere il contratto avrebbe evitato questa grande e angosciosa tragedia. La GIUSTIZIA faccia il suo corso possibilmente rapido e giusto. A noi restano solo parole ma sopratutto opere di conforto e sostegno alle famiglie così duramente colpite.

Pino 5 ottobre 2011 - 14:56

La morte di cinque donne a Barletta, dopo lo sgomento, ci fa riflettere sulla condizione del lavoro. Crediamo sia inpensabile che a tutt’oggi vi siano ancora condizioni di semi schiavitù dove si è costretti a lavorare in situazioni di precarietà ambientale e socale. L’evolversi della tecnologia industrale non ha favorito in nessun modo l’emancipazione dei lavoratori, l’emancipazione sociale , la sicurezza sui posti di produzione o la riduzione dei carichi di lavoro, ha portato esclusivamente all’innalzamento dei profitti e ad una falsa demagogia produttivista . Non possiamo accettare in nessun modo l’idea, che al centro dell’universo vi sia il mercato e la finaza …. Queste cinque morti sono il frutto della crisi , del bisogno di reddito, della condizione in cui siamo costretti a produrre lavoro materiale e immateriale. E’ tempo di rivendicare che il fulcro dell’emergenzialita è caraterizzata dalla vita, dai bisogni di socializzazione, dal tempo liberato e non dalle logiche di profitto. Rivendichiamo il reddito di cittadinaza come soluzione al ricatto occupazionale e al bisogno di reddito ..Rivendichiamo il diritto alla vita rompiamo la triade ,produci ,consuma, crepa. Liberiamo il tempo.

Luciano Chiodo 5 ottobre 2011 - 10:34

Dalle parole dobbiamo cercare di decidere il “che fare”.
Il caso di Barletta non è certamente isolato, chi parla di scandalo cade nell’ipocrisia, i dati ISTAT stimano nel 2009 erano oltre 2 milioni e mezzo i lavoratori in nero, senza controlli, senza regole e diritti. Con la crisi di questi ultimi due anni aumenta la disponibilità a lavorare anche in condizioni ottocentesche pur di avere un reddito per tentare di vivere, nemmeno 4 euro al giorno.
Di fronte a questa realtà bisogna essere capaci di agire, con un programma di profondo rinnovamento del paese, ma è necessario anche ESPRIMERE OGGI LA NOSTRA INDIGNAZIONE:
Oggi in Parlamento si discute la Legge Bavaglio: PROPONGO CHE SEL ORGANIZZI UNA PRESENZA CON BANDIERE E CARTELLI PER DENUNCIARE LA DISTANZA DI QUESTE DUE ITALIE.

Alfonsodt 5 ottobre 2011 - 09:51

cara TITTI,anche questa è l’italia,l’italia dei morti ammazzati dal lavoro e per il lavoro,per quel lavoro che non c’è,per quel lavoro chr si deve accettare cosi comè,anche questa è l’italia,
l’italia che non fa nulla per combattere questo malessere economico ma soprattutto sociale,quattro morti annunciate come Tu
dici,ma che nessuno ha sentito,visto che a quando mi è dato sapere dagli organi di stampa lavoravano dentro uno scantinato,
non voglio immaginare in quali condizioni,ma anche questa è italia,il nostro presidente della repubblica è preoccupato,gia,perchè questa dovrebbe essere una repubblica democratica fondata sul lavoro,quel lavoro che dovrebbe garantire una vita dignitosa ai propri figli,invece sta dando una morte indecorosa al mondo del lavoro,uccidendo chi vive di lavoro,qualcuno obbietterà che non bisogna fare di tutterba un fascio,che ci sono aziende sane,che l’italia non è solo questa
è vero,in effetti al parlamento il governo e la sua maggioranza di questi disastri non ne parlano,perchè anno altro a cui pensare,problemi che per gli italiani sono molto più grossi dei morti ammazzati dal lavoro e che si chiamano intercettazioni telefoniche trascritte sui giornali,anche questa è italia cara TITTI.- è inutile dire ma lo voglio dire che ai famigliari di quelle povere vite spezzate va tutta la mia solidarietà e dei circolo del comprensorio di mia pertinenza,mi auguro e ci auguriamo che queste morti annunciate d’ora in avanti qualcuno le senta,se siamo ancora un paese civile,ho qualche dubbio,ma si sa la speranza è l’ultima a morire.!!! alfonso di tullio mil/te SEL

Rocco 5 ottobre 2011 - 09:41

Profondo cordoglio alle famiglie colpite da questa catastrofe, però la tragedia non sta solo nel crollo, sta anche e sopratutto nel fatto che quattro operaie sono morte per una paga da fame ed in nero, per questo feriscono in particolar modo le parole del primo cittadino di Barletta che non ” criminalizza ” il fatto che queste povere lavoratrici lavorassero in nero. Non è forse un sindaco del PD questo Maffei ? Come ci si può permettere di insultare ulteriormente ed in questo modo le lavoratrici vittime due volte di quest’ Italia alla deriva che insegue al ribasso un ‘ illusione di sviluppo. Basta è ora di riprendere il filo della lotta al lavoro nero e al non rispetto delle regole. Purtroppo queste martiri non saranno le ultime di questo regime autoritario votato alla distruzione della cultura del lavoro.

Felice Di Giandomenico 5 ottobre 2011 - 07:42

Ci risiamo. Ancora 4 vittime innocenti dell’infame sistema del lavoro nero, 4 donne che lavoravano a volte per 14 ore al giorno per poco più di 3 euro l’ora, in condizioni precarie, insalubri, senza alcun contributo previdenziale e quindi senza alcuna garanzia per il futuro.
Adesso, come al solito, serpeggerà l’indignazione per qualche giorno e poi, anche questo terribile evento, andrà ad aggiungersi in quel dimenticatoio già zeppo di vittime la cui unica colpa era quella di tentare di guadagnarsi da vivere onestamente. Queste notizie non possono non generare quel senso di ribellione e di rabbia verso uno stato di cose dove l’umanità viene ridotta ai minimi termini, dove non esiste traccia di rispetto né per la vita né per la dignità altrui. Tutte le morti sul lavoro si possono evitare, TUTTE. Li dove queste avvengono alberga la delinquenza, lo sfruttamento, la disonestà, la criminalità allo stato puro. Il vero problema è che chi offre lavoro a nero riesce quasi sempre a farla franca, oltretutto senza pagare un centesimo di tasse. E’ necessario stanare questa gentaglia senza scrupoli, che oltre ad alimentare la precarietà, espone i lavoratori a seri pericoli di incidenti invalidanti o, peggio, dall’esito infausto. Come cittadino e militante di SEL esprimo tutta la mia vicinanza alle famiglie di queste povere donne con la speranza che questo ennesimo “eccidio” non entri a far parte di un album già visto e rivisto ma possa illuminare qualche mente assopita tra i banchi di Montecitorio soprattutto tra quei personaggi che blaterano tanto, che ostentano “tanta” solidarietà con i lavoratori, con i precari, ma poi non fanno assolutamente nulla per cambiare uno stato di cose assurdo, scandaloso e soprattutto profondamente ingiusto.

Edoardo Trotta 5 ottobre 2011 - 03:20

Ancora una volta l’inadeguatezza delle leggi di uno stato che si occupa solo dei “problemi” di pochi arricchiti trascurando i VERI PROBLEMI.
Ancora una volta è stato colpito il Sud, ma poteva essere il Nord.
Queste MORTI annunciate sono cadute in una regione amministrata da NOI.
MA FINO A QUANDO gli Italiani, non riuscirannno a capire i LIVELLI diversi di responsabilità e a non fare di TUTTA un’erba un fascio, non si riuscirà ad uscire da queste situazioni.

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