Nichi: “Posso essere l’Obama bianco”

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Il Governatore pugliese e leader della SEL: spariglierò il centrosinistra. “D’Alema dice che ci sono politici- poeti migliori di me? Una cosa è sicura: i prosatori del Pd dovranno pur fare un rendiconto, visto che il loro genere letterario ha portato solo sconfitte.

ROMA – Se lo paragonano a Barack Obama, se lo chiamano l’Obama bianco, non si schermisce: “È una definizione sconfinatamente lusinghiera. Il presidente americano ha rappresentato la corsa di un outsider. Ha sparigliato nelle primarie, come vorrei fare anch’io, i giochi di palazzo del grande partito democratico. Ha usato un suo svantaggio apparentemente incolmabile, il fatto di essere nero, di venire da una certa periferia, capovolgendolo in un elemento di consenso”. Nichi Vendola prende molto sul serio la sua candidatura a leader del centrosinistra. E non lo fa certo da solo. Per dire: mercoledì sera a Roma c’erano più di tremila persone sedute sul prato ad ascoltare il suo dibattito alla festa di Sinistra e libertà.

Presidente Vendola, perché ha lanciato la sfida così presto, “fuori contesto” dice Bersani? Non è anche un tradimento al mandato pugliese ottenuto appena 4 mesi fa?
“Per me era importante rendere esplicita questa opzione che se posso dirlo non è solo una mia libera scelta, ma espressione di una connessione sentimentale con un popolo. Ed è un impegno che esalta il mio lavoro in Puglia. Il contrario di una fuga. Era anche importante farlo perché altrimenti una candidatura che cresceva nelle cose e nelle piazze ma che io non ufficializzavo mi esponeva a essere facile target per i cecchini. Mi sono fatto un po’ le ossa e so che la lotta politica si può fare con i dossier, i gossip, la diffamazione. Una candidatura esplicita ridimensiona questi rischi. Oggi infatti renderebbe evidente il carattere strumentale di certi attacchi, come è successo nelle primarie pugliesi. Allora, il tentativo di coinvolgermi in un’inchiesta assurda incontrò una reazione straordinaria della gente”.

Sta dicendo che il centrosinistra potrebbe fare a lei quello che il Pdl ha fatto a Caldoro in Campania?
“Io parlo della cattiva politica, che sta dappertutto. A sinistra e a destra”.

Non la spaventa la definizione di Obama bianco, che alcuni usano con sarcasmo?
“Mi lusinga. Quando la politica diventa un incontro forte con la vita e con le sue domande allora si ha davvero la percezione che sia il campo dell’alternativa. È l’ingresso del principio speranza di Ernst Bloch, è l’utopia di Altiero Spinelli capace di immaginare al confino il manifesto del federalismo europeo. È uno sguardo sul futuro. Così è andata in America”.

Ma questa è l’Italia.
“In Puglia ha funzionato, può funzionare in tutto il Paese. La Puglia è uno dei laboratori della destra, è il luogo del tatarellismo. Qui non ho sconfitto una destra qualunque, ma una politica con una classe dirigente qualificata”.

Cosa vuole dire quando parla di nuovo “racconto”, di una diversa “narrazione”? D’Alema ironizza su queste suggestioni.
“Non parlo di letteratura, non penso mica a Cesare Pavese. Vuole un esempio concreto?”.

Sì.
“Quando una parte del Pd ipotizza che per battere Berlusconi si può fare un governo con Tremonti ferisce a morte la possibilità di uno sguardo autonomo, di un pensiero originale. Tremonti ha trasformato l’Italia in uno stato sudamericano, ne ha fatto uno dei Paesi più squilibrati socialmente e più ingiusti al mondo. Ma il ceto politico vive dentro il Palazzo e cerca le forme dell’estromissione del sovrano senza rendersi conto che il punto è mutare la cultura del regno”.

D’Alema dice che se la politica è poesia, beh ci sono poeti migliori di lei…
“Una cosa è sicura: i prosatori del Pd dovranno pur fare un rendiconto di questi anni visto che il loro genere letterario ha portato solo sconfitte”.

L’unico ad aver battuto due volte Berlusconi è stato Prodi. Un personaggio molto diverso da lei, un moderato.
“Prodi ha rovesciato alcuni modelli di lotta politica. A me piaceva il tono elevato del suo discorso antipopulista. Mi piaceva la costruzione di una leadership per strada rompendo l’autoreferenzialità del ceto politico. Per me è un esempio da guardare con molta attenzione. Ma non c’è un prototipo e l’idea che si vince solo giocando al centro è davvero fuori tempo e fuori contesto. Appartiene al cinismo che tanto affascina il Palazzo ma ha il difetto di partorire insuccessi a ripetizione. È l’espressione di una straordinaria inadeguatezza culturale”.

La Fiat dopo Pomigliano porta la fabbrica in Serbia. La sinistra ha reagito bene?
“Marchionne è uno dei protagonisti della cattiva globalizzazione per cui si mettono in competizione 2 miliardi e mezzo di operai dei Paesi emergenti e 1 miliardo e mezzo di operai dei Paesi occidentali. Una competizione la cui logica conseguenza si chiama schiavismo. In forma moderna, ma schiavismo. La destra fa il suo mestiere: difende l’accordo di Pomigliano, esulta al Senato quando si licenziano i lavoratori di Termoli. Questo è il loro racconto. E quello della sinistra? Il Pd ha prodotto o imbarazzanti e imbarazzati silenzi su Pomigliano o delicati rimbrotti metodologici sul trasferimento in Serbia”.

Alla prima uscita da candidato ha definito eroe Carlo Giuliani mettendolo sullo stesso piano di Falcone e Borsellino. Un errore grave, no?
“Per fortuna esiste Youtube, esiste il sito www.lafabbricadinichi.it. 1 Si può vedere e toccare con mano. Non ho mai messo Giuliani sullo stesso piano di Falcone e Borsellino. Ma ricordare cos’è stato il luglio del 2001, la sospensione della democrazia che ci fu a Genova, mi pare doveroso. Le cricche dello squallore agirono anche alla Diaz e a Bolzaneto e appartengono alla storia verminosa e oscura di un potere violento. Si può dire questo o è vietato?”.

Goffredo De Marchis

Fonte: Repubblica

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Vanni Maltoni 28 luglio 2010 - 14:19

Non si può pensare di spostare il baricentro della coalizione di centrosinistra tutto in un colpo, quindi inizialmente ci dovremo accontentare di un eventuale (speriamo) governo di tipo socialdemocratico, anche qualora fosse Vendola a guidarlo perchè i numeri hanno comunque un peso.
Lo considererei già un successo visto dove siamo ora, ma è chiaro che il nostro sogno debba essere quello di un approdo ad un socialismo più marcato a forte componente ambientalista. Per fare questo ci vuole tempo, occorre un cambiamento culturale del paese, da qualche parte bisogna comunque cominciare…
@ filippo
Non so che risponderti, abbiamo idee differenti su Obama e sarà il tempo a dirci chi avrà avuto ragione (forse nessuno di noi 2, magari la verità sta in mezzo).
Però respingo decisamente al mittente le tue accuse di razzismo di fondo: io nel valutare chi è Obama guardo alle sue azioni e non al colore della sua pelle, fermo restando che l’idea da parte del “sistema” di portare alla presidenza un nero può essere una scelta di marketing.
In Asia, in Africa, in America Latina, l’immagine dello “yankee” WASP è fortemente impopolare.
Pensare che nell’epoca in cui viviamo, fortemente mediatica, un paese che si pone l’obiettivo di mantenere la leadership mondiale abbia pensato di rifarsi un immagine con un lifting non è razzismo e neanche assurdo.
Può non essere vero, ma il dubbio dovrebbe sfiorarci tutti.

Domenico Da Enna 28 luglio 2010 - 12:08

@ Eraldo. Pallide ricette socialdemocratiche? E che cosa proponi in alternativa la rivoluzione comunista?. Delle due una: o si riporta la politica della “vecchia” socialdemocrazia nel solco delle lotte e conquiste del secolo scorso,attraverso una paziente militanza nei vari partiti,al fine di far prevalere le necessarie risposte alla globalizzazione in favore del lavoro; oppure si attende-tanto peggio,tanto meglio- che si arrivi ad una situazione talmente insostenibile da porte dei lavoratori o delle”classi popolari” da sfociare in una rivoluzione(non so come chiamarla diversamente). Parli di condizionare minimamente le decisioni del comando imperiale da parte appunto delle classi popolari,ma questa se non è rivoluzione è la riproposizione di quella che a liovello di fabbrica è una vecchia ricetta socialdemocratica e cioè la “cogestione”.Personalmente non avrei nessuna remora a partecipare ad una nuova Resistenza per liberare il mio paese dal giogo della schiavitù,per la conquista della libertà e della democrazia;non mi pare però che stiamo parlando di questo. Si giudica la ricetta socialdemocratica con molta sufficienza,quando-raschia,raschia- proponeva le stesse lotte e le stesse richieste degli epigoni di Togiatti in favore dei lavoratori,con in più genuinità e meno sotterfugi però. Questa sufficienza da parte di questi pur cari sempre compagni ci hanno regalato Berlusconi,la Lega e…..il Prtito Democratico. E se rilegessimo Riccardo Lombardi?. O è da abiurare pure lui perchè non comunista?.Un caro saluto.

Francesco 28 luglio 2010 - 09:10

nichi ottimo ma sii preciso: da dove salta fuori questa storia del miliardo e mezzo di operai nei paesi occidentali?????

Davide 27 luglio 2010 - 18:01

In questa “contesa” su Obama non so chi abbia ragione. Spero solo di non dover assistere ad una nuova guerra “preventiva” a scapito di un altro paese del medio-oriente. Ma per tornare ai fatti di casa nostra, inserisco l’ultimo articolo di Scalafari.
Fa piacere a tutti quelli che fanno il mio mestiere poter dire ogni tanto: “l’avevo scritto prima di tutti” anche se molte volte ci sbagliamo nelle previsioni e nei giudizi. E allora: quando Marchionne annunciò che la Fiat aveva conquistato il controllo della Chrysler, gran parte della stampa magnificò quell’operazione come un’offensiva in grande stile della società torinese per proporsi come uno dei quattro o cinque gruppi automobilistici mondiali che sarebbero sopravvissuti nell’economia globale. Io scrissi invece che l’operazione di Marchionne era puramente difensiva. La Fiat stava affondando; aggrappata alla Chrysler sarebbe sopravvissuta, sia pure con connotati industriali e territoriali completamente diversi.

Ma perché proprio la Chrysler e non invece la Peugeot e magari la General Motors che sembrava anch’essa sull’orlo del disastro? La Peugeot non si poneva il problema di sopravvivenza planetaria e non stava affatto affondando; quanto alla GM, aveva un programma di rilancio che infatti è andato a buon fine con l’aiuto dei fondi messi a sua disposizione dal governo Usa. Chrysler era completamente decotta e il governo americano non l’avrebbe rifinanziata, l’avrebbe lasciata fallire. L’arrivo della Fiat e del piano industriale di Marchionne la salvò, Obama decise il rifinanziamento e in questo modo tenne a galla Chrysler e indirettamente la stessa Fiat. Il capolavoro di Marchionne è stato questo. Ma poi arrivarono allo stesso pettine altri nodi.

Massimo Giannini, trattando ieri questo stesso tema, ha scritto che la questione di Pomigliano è stata una “provocazione” di Marchionne per saggiare la risposta dei sindacati. L’errore dei sindacati (Cisl e Uil) – ha scritto – è stato di pensare che la provocazione riguardasse soltanto Pomigliano; invece no, riguardava l’assetto di tutto il gruppo Fiat a cominciare dal Lingotto. In effetti è così. È vero che nell’accordo firmato con Cisl e Uil la Fiat ha preso l’impegno che le nuove regole non saranno applicabili in nessuno degli altri suoi stabilimenti in Italia; Marchionne infatti non ne applicherà ma semplicemente trasferirà in Serbia l’attuale lavoro previsto per Mirafiori.

Ma perché in Serbia? La differenza di costo salariale tra la Serbia e Torino è molto forte ma la componente salariale non pesa più dell’8 per cento sul prodotto finale. La ragione del trasferimento dunque non è questa; la ragione sta nel fatto che lo stabilimento Fiat in Serbia sarà pagato per tre quarti dall’Unione europea e per il resto da incentivi fiscali del governo di Belgrado. Quello stabilimento non costa nulla alla Fiat; per di più la sua gestione è vantaggiosa e genera utili. Perché Marchionne dovrebbe rinunciarvi?

Quanto al governo italiano, non ha assolutamente nulla da dare alla Fiat. L’azionista della società torinese non ha soldi per nuovi investimenti automobilistici; tanto meno ne ha il governo Berlusconi-Tremonti. Quindi liberi tutti, checché ne pensino Chiamparino e la Regione Piemonte a guida leghista. Bossi vuole il federalismo, della Fiat non gliene frega niente. Il tavolo aperto dal ministro Sacconi per mercoledì prossimo si limiterà ad auspicare qualche dettaglio; sotto l’auspicio niente.
 
Tutto questo era prevedibile ed infatti era stato previsto. Come era stata prevista la mossa fondamentale di scorporare l’automobile dalla Fiat e quindi dal gruppo Agnelli. In gergo borsistico quest’operazione è stata chiamata “spin off”, un termine che richiama in qualche modo lo “spinnaker”, la vela di prua che viene alzata quando il vento soffia da poppa. Se quel vento è forte la barca vola sulle onde. Infatti la Borsa ha accolto con molto favore lo scorporo. Il significato strategico è chiaro a tutti: gli azionisti del gruppo e “in primis” la famiglia Agnelli, vogliono disfarsi dell’automobile. Lo “spin off” serve appunto a questo: predisporre la vendita dell’automobile ex Fiat a chi vorrà comprarlo. Nel frattempo preparare la fusione con la Chrysler. La Fiat resta a Torino, ma senza più l’auto. Questa è la prospettiva del futuro prossimo.

Fin qui abbiamo considerato la questione Fiat misurandola su tre dimensioni successive: Pomigliano, Lingotto, scorporo dell’auto. Ma c’è una quarta dimensione ancora più importante e ancora più globale. Ne scrissi due mesi fa e non l’ho chiamata “provocazione” ma “apripista”. Il caso Pomigliano cioè, e ciò che ne sta seguendo, funziona da caso “apripista” per un’infinità di operazioni analoghe che possono coinvolgere l’intero apparato industriale italiano, soprattutto quello delle imprese medio-piccole e piccole, quelle che occupano tra i 300 e i 20 dipendenti e che rappresentano il vero ed unico tessuto industriale italiano soprattutto nel nord della Lombardia, nel Triveneto, nell’Emilia-Romagna, nelle Marche, in Puglia, in Campania, nel Lazio.

Queste imprese esportano nell’euro e fuori dall’euro. Avevano registrato una grave crisi nel 2007-2008, poi si sono riprese, aiutate dalla svalutazione dell’euro, dal lavoro nero e precario e dal lassismo fiscale. Non sappiamo quanto reggeranno all’”austerity” di Tremonti e alla ripresa dell’euro nei confronti del dollaro. Il rischio è che adottino anch’esse la delocalizzazione di cui Pomigliano ha funzionato come apripista. Nelle imprese medio-piccole e piccole il sindacato è molto più debole che nelle grandi e grandissime. Quindi il problema non è di disciplinare il sindacato, ma di disciplinare direttamente i dipendenti. La minaccia della delocalizzazione servirà a questo e sarà estremamente difficile resistervi. Andiamo dunque verso un rapido azzeramento delle conquiste sindacali e dell’economia sociale di mercato degli anni Sessanta fino all’inizio di questo secolo?

Io temo di sì. Temo che la direzione di marcia sia proprio quella ed ho cercato di definirla parlando della legge chimico-fisica dei vasi comunicanti. In ogni sistema globalmente comunicante il liquido tende a disporsi in tutti i punti del sistema allo stesso livello, obbedendo all’azione della pressione atmosferica. In un’economia globale questo meccanismo funziona per tutte le grandezze economiche e sociali: il tasso di interesse, il tasso di efficienza degli investimenti, il prezzo delle merci, le condizioni di lavoro.

Tutte queste grandezze tendono allo stesso livello, il che significa che i paesi opulenti dovranno perdere una parte della loro opulenza mentre i paesi emergenti tenderanno a migliorare il proprio standard di benessere. La prima tendenza sarà più rapida della seconda. Al termine del processo il livello di benessere risulterà il medesimo in tutte le parti, fatte salve le imperfezioni concrete rispetto al modello teorico. La Fiat ha fatto da apripista. Marchionne disse all’inizio di questa vicenda che lui ragionava e operava nell’epoca “dopo Cristo” e non in quella “ante Cristo”. Purtroppo il “dopo Cristo” è appena cominciato.

C’è un modo per compensare la perdita di benessere che il “dopo Cristo” comporta per i ceti deboli che abitano paesi opulenti? Certo che sì, un modo c’è ed è il seguente: far funzionare il sistema dei vasi comunicanti non solo tra paese e paese, ma anche all’interno dei singoli paesi. L’Italia è certamente un paese ricco. Anzi fa parte dei paesi opulenti del mondo, che sono in prevalenza in America del nord e nella vecchia Europa. Ma l’Italia è anche un paese dove esistono sacche di povertà evidenti (e non soltanto nel Sud) e dislivelli intollerabili nella scala dei redditi e dei patrimoni individuali.

Tra l’Italia dei ceti benestanti e quella dei ceti poveri e miserabili il sistema dei vasi comunicanti è bloccato, non funziona. Il benessere prodotto non viene redistribuito, rifluisce su se stesso e alimenta il circuito perverso e regressivo dell’arricchimento dei più ricchi e dell’impoverimento dei poveri. Una politica che volesse perseguire il bene comune dovrebbe dunque smantellare il circuito perverso e far funzionare il circuito virtuoso. Attraverso una riforma fiscale che sbloccasse il meccanismo e redistribuisse il benessere. E poiché la mente e lo stomaco dei ceti poveri e medi reclamano un meccanismo meno iniquo dell’attuale, la riforma del fisco può e deve essere anticipata da misure specifiche di pronta attuazione, stabilite dalla concertazione tra governo e parti sociali che funzionò egregiamente tra il 1993 e il 2006, finché fu abolita con un tratto di penna all’inizio di questa legislatura.

Le opposizioni dovrebbero a mio avviso concentrarsi su questo programma. Bersani ne ha parlato recentemente, ma le opposizioni dovrebbero convergere su un programma concreto con questo orientamento per uscire da una situazione caratterizzata da vergognosi privilegi e diseguaglianze. Si parla molto di riforme. Questa delle ingiustizie sociali da combattere è la madre delle riforme. Perciò mi domando: che cosa aspettate? Che la casa vi crolli addosso?
CREDO SIA CHIARO A TUTTI DOVE STIAMO ANDANDO.
Saluto tutti.

Michele 27 luglio 2010 - 15:42

Lucido e incisivo.

Filippo Boatti 27 luglio 2010 - 15:41

Avete un giudizio moralistico e riduttivo delle politiche di Obama. Il fatto che stia togliendo il bloqueo a Cuba, regolarizzando gli immigrati e abbia combattuto le politiche recessive della Merkel pare che non abbia importanza. E’ un comandante in capo, non possiamo aspettarci che sconfessi il suo esercito, non ha senso ragazzi. Ovvio che su questo la pensiamo diversamente.

Filippo Boatti 27 luglio 2010 - 15:39

Cosa volevi che facesse la Casa Bianca? L’essenziale è che i documenti siano usciti.

Claudio Degl'innocenti 27 luglio 2010 - 14:56

Dopo la “dura presa di posizione della Casa Bianca” contro la pubblicazione dei crimini (e non contro i crimini) in Afghanistan, si definisca pure in qualsiasi modo, fuorchè Obama bianco

Filippo Boatti 27 luglio 2010 - 13:55

Aggiungo ancora: l’idea del presidente nero che o è rivoluzionario oppure è un traditore, è profondamente razzista. Obama ha tutto il diritto di essere un presidente coi suoi difetti e le sue mediazioni, esattamente come un presidente bianco.

Filippo Boatti 27 luglio 2010 - 13:53

Senza dimenticare che ha salvato l’Europa nell’ultima crisi del debito greco, sollecitando la Merkel a pensare in chiave globale e anticiclica. Noi dovremmo prendercela con la Merkel non certo con Obama che ci sta aiutando.

Filippo Boatti 27 luglio 2010 - 13:51

Obama oltre a fare le riforme che è in grado di fare (senza dimenticarsi di rilanciare appena può) ha dato un contributo fondamentale di pensiero nella politica nordamericana. E’ tutt’altro che puro marketing, ha sancito il principio che per noi è “socialdemocratico” che lo Stato può interenire per limitare e correggere il mercato finanziario. Si veda oltre alla riforma sanitaria la riforma delle banche.

Filippo Boatti 27 luglio 2010 - 13:43

Poi Vanni abbia pazienza, non puoi spiattellare un’idea cospirazionista della vittoria di Obama alla Casa Bianca: “gli Usa avevano bisogno un presidente di colore per riprendere il controllo dell’Africa”. Non siamo ridicoli e non riduciamo la storia e il voto di milioni di americani a una cospirazione per il potere. E’ il limite delle tue analisi.

Filippo Boatti 27 luglio 2010 - 13:39

La riforma sanitaria di Obama è una complessa mediazione, perché Obama sapeva benissimo che la proposta “massimalista” della Clinton non sarebbe mai passata. Tuttavia ha ottenuto un risultato culturale importantissimo, che gli permetterà di tornare all’attacco in caso di rielezione e che comunque porta in dote a chi verrà dopo di lui. Non possiamo ostinarci a guardare il caso americano con lenti europee.

Filippo Boatti 27 luglio 2010 - 13:34

Vanni, mi spiace ma non è come dici. Obama ha usato la sua popolarità per fare le riforme che riteneva necessarie e possibili nella situazione data. Nel tempo lungo ci saranno i benefici della sua azione e la storia gli dare ragione: e attendiamo le elezioni di mid term per verificare il suo consenso reale.

Domenico Da Enna 27 luglio 2010 - 09:39

E’ probabile che lo stato,un singolo stato,non abbia il potere di rintuzzare i rigurgiti più violenti di un capitalismo che -globalizzato- sta schiavizzando le varie società e in particolare il lavoro.Ma tutto dipende dalla volontà politica prevalente nei vari stati.Al punto in cui siamo,penso che in Europa la cosa migliore da fare è un coordinamento delle forze riformiste-socialiste,socialdemocratiche,verdi,repubblicani,democratici e così via-e disegnare un nuovo pacchetto di regole di un’economia “sociale” di mercato,in grado di riportare al primo posto le esigenze sociali di un’organizzazione statuale,il diritto all’emancipazione dal bisogno delle famiglie. Un nuovo welfare state, che non sia però un arretramento rispetto alle conquiste del secolo scorso.La green economy e la lezione di Myrdall e della scuola svedese dell’intervento dello stato in economia rimangono due punti fondamentali se non vogliamo cadere sempre più in basso sulla via del nuovo schiavismo sognato da marchionne e compari.

Vanni Maltoni 27 luglio 2010 - 07:06

Per questo mi spaventa che Nichi Vendola si lusinghi di essere considerato l’Obama bianco.
Considero Obama un grande oratore, una persona capace di far sognare la gente come Nichi.
Obama però al posto del sogno ci sta regalando un incubo, chi non è d’accordo avrà presto modo di ricredersi quando ci sarà l’attacco all’Iran e forse al Venezuela.
Se Barack Obama volesse davvero mantenere le promesse ed essere degno del premio Nobel per la pace che gli è stato conferito (io mi son messo a ridere quando è successo) incontrerebbe tutti i capi di stato dei paesi che più investono in armamenti e spingerebbe per un piano di disarmo internazionale. Con i soldi risparmiati risolleverebbe le sorti dell’economia americana durante il suo mandato, e salverebbe la vita a qualche milione di persone.

Vanni Maltoni 27 luglio 2010 - 06:53

Filippo, tu non vivi negli USA e se Obama ha battuto ogni record di perdità di popolarità nel primo anno di mandato un motivo ci sarà. Se ha poteri limitati, e ne sono convinto, allora è semplicemente un grande comunicatore che ha fatto marketing di se stesso in campagna elettorale, e non un grande presidente, né un grande uomo.
La riforma sanitaria non è farraginosa, è un bluff, e ho spiegato nel mio intervento precedente il perchè quindi non sto a ripetermi.
Che non sia Che Guevara né Ghandi lo sapevo anche prima, magari mi aspettavo che fosse un po’ meglio di George W., ma mi sa che in quel ruolo lì ci si limita ad eseguire gli ordini e a farsene portavoce presso la nazione.

Filippo Boatti 27 luglio 2010 - 06:23

Obama è un grande Presidente e un grande uomo politico e intellettuale, e nonostante le difficoltà sta realizzando il suo programma. Ai critici: non è Che Guevara e nemmeno Ghandi, è il presidente degli Stati Uniti e ha poteri limitati. Per quanto riguarda la riforma sanitaria, è vero che è molto farraginosa ma per la prima volta sancisce il principio che lo Stato può intervenire in materia sanitaria per garantire la copertura assicurativa a tutti i cittadini, e per gli Usa è un fatto semplicemente rivoluzionario che avrà grandi ripercussioni positive nel lungo periodo.

Andrea F. 27 luglio 2010 - 01:11

Casini ha dichiarato che se il Pd andasse con Vendola il suo partito della nazione prenderebbe il 2025 % dei consensi….convinto lui, io però rimango della mia, meglio perdere senza udc che andarci la governo assieme e combinare delle porcate. Certo c’è il rischio che il PD pur di non confrontarsi con Vendola rifiuti a priori l’alleanza con SEL, andando con casini e rutelli.
Vorrei vedere se i dirigenti del Pd accogliessero con lo stesso astio la stessa proposta in caso venisse da casini

Luca Zaffalon 26 luglio 2010 - 23:36

Anche questa volta, così come nel precedente articolo di Libero, il giornalista ci mette del suo inserendo nel titolo una frase fra virgolette che non risulta essere stata pronunciata (almeno stando all’articolo stesso) da Vendola, con lo scopo di creare un titolo ad effetto.

Tina 26 luglio 2010 - 22:28

Cio che da molto fastidio al Pd é il fatto che, grazie a Vendola e tutti di Sel, il nostro partito sta crescendo di molto e a confermarlo lo dicono tutti i sondaggi,da ultimo il sondaggio pubblicato su Il Clandestino web(una testata giornalistica che ultimamente sta seguendo molto da vicino il “fenomeno Vendola”), la soglia di sbarramento é superata certamente.Io aggiungo di piu’: con Vendola candidato premier Sel raggiungera’ le due cifre.

Alfonsodt 26 luglio 2010 - 22:23

cari compagni per quello che mi riguarda NICHI è il candidato che più di altri sta parlando alla testa e al cuore di una parte della popolazione italiana,condivido molto delle cose che dice e che riesco a leggere nei vari commenti da LUI detti,non sarà il nuovo ma per quanto mi riguarda non è neanche il vecchio della sinistra italiana,personalmente a mè non interessa sè, con la vittoria di VENDOLA il maggior partito di opposizione imploderà,non mi interessa sè qualcuno lo vuole paragonare o LUI si fà paragonare al presidente americano,quello che a mè interessa sono le parole di sinistra che da NICHI stò sentendo,quello che a mè interessa è, che delle propposte altrnative a questo regime illiberale liberista qualcuno le stà facendo e portando avanti e quel qualcuno ha un nome ed un cognome e un partito piccolo per il momento insieme a delle aggregazioni libere e spontanee di govani e meno giovani che si chiamano fabbriche di NIKI che lo sostengono,poi sè qualcuno vuole fare le pulci alle parole del nostro leader lo faccia pure,però non pretenda di fare il professore dentro casa nostra senza offesa per la categoria,sono convinto che SEL con NICHI e insieme a NICHI ha un grande lavoro da fare e una lunga strada da percorrere, sè tutti insieme, invece di salire sul carro diamo una mano a tirarlo cè la possiamo fare,strada facendo si incontreranno buche,dossi ,sentieri sconnessi,salite e discese,ma di una cosa sono convinto e sono certo che sè tutti insieme daremo una mano e perchè nò una idea al nostro leader il percorso diventerà più comodo e meno aspro,mentre sè tutti noi ci metteremo a dire o scrivere che il bianco è più bello del giallo,che il colore viola non mi piace che il nostro leader stà sbagliando senza indicare dove, come,perchè e sù quale cosa,allora mi sa tanto di gioco allo sfascio creato ad arte da qualcuno che a parole appoggia la condidatura di VENDOLA ma nei fatti esegue un disegno ben preciso orchestrato dalle menti perverse di taluni che si definiscono di sinistra e che sù di essa hanno costruito le loro fortune personali,abbandonando il popolo che li aveva votati alla mercè di questa classe dominante,mi auguro che NICHI e SEL non cadano in queste trappole e sappiano smascherare questi infiltrati speciali,che di speciale hanno solo la loro autoreferenzialità.-forza NICHI,non Ti curar di loro ma………!! alfonso di tullio mil/te SEL.

Walter 26 luglio 2010 - 20:53

Credo che Nichi sia ormai l’unico candidato che possa avere una seria possibilita’di battere il cdx del pifferaio di Arcore.Io sinceramente alternative credibili non ne vedo all’orizzonte.Quando poi sento nel PD dei leader come D’Alema o dei Francechini che parlano di innalzare l’eta’pensionabile e di accettazione della flessibilita’(precarieta’)per i giovani nel mercato del lavoro come una cosa moderna mi cadono veramente le braccia…

Davide 26 luglio 2010 - 20:14

Il Pd eviterà le primarie con Nichi. Per eluderle convergerà su un alleanza con l’Udc che ha sempre manifestato una palese idiosincrasia nei confronti di Vendola. Poi sarà compito di Nichi riuscire a spaccare il Pd nazionale, così come gli è brillantemente riuscito in Puglia. Staremo a vedere, ma ho fiducia nelle “accattivanti” qualità di Vendola.

G.pino 26 luglio 2010 - 18:38

Una vittoria di vendola alle primarie manderebbe a pezzi il PD togliendo dalla scena un grosso equivoco che sta bloccando qualsiasi ipotesi di cambiamento progressista del nostro paese. credo che una possibile implosione del PD sia ben presente all’attuale dirigenza di questo partito (dalema è un po’ che lo conosciamo) per cui faranno carte e cartacce false, saranno disponibili a mettersi con chiunque purchè questo non accada. Se il disfacimento della destra continua con questi ritmi credo che dovremo essere pronti con le unghie e con i denti a difendere e sostenere, alle primarie del centro – sinistra,l’unica candidatura credibile: quella di Nichi.

Vanni Maltoni 26 luglio 2010 - 18:32

Caro Nichi, ti consiglio di rifiutare di essere paragonato a Barack Obama, che di nefandezze ne sta combinando ogni giorno.
1) Barack Obama ha dichiarato di voler porre termine alla guerra in Irak in campagna elettorale, specificando però che le truppe recuperate sarebbero state infiate sui fronti afghano/pakistano e (è questione di tempo) in Iran. Qualcuno ha forse pensato che scherzasse, io no.
2) La campagna elettorale di Barack Obama è stata finanziata per la maggior parte dalle società finanziarie che stanno strangolando il pianeta. La riforma della finanza non vedrà mai la luce, o se lo farà sarà un buffetto sulla guancia.
3) La riforma sanitaria è una grossa bufala. Lo stato è il contraente delle major della sanità americane, firma contratti per un sacco di soldi che pagherà con il denaro dei contribuenti. Il potere e il bussiness di queste major non viene minimamente intaccato, anzi si tratta per loro di un affare vantaggioso. A fronte di un’ingente quantità di denaro incassato daranno a 40 mln di americani un contratto pieno di clausolette. Chi ci ha dato un’occhiata ritiene che le major corrisponderanno il servizio gratuito solamente in circa il 20% dei casi. I cittadini che vorranno accedere a questo servizio potranno farlo solo previa installazione nel loro corpo di un chip tracciante sottocutaneo.
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Questi i fatti, poi ci sono le mie opinioni.
Gli USA necessitano di riprendere il controllo dell’Africa che sta sfuggendo loro in seguito all’offensiva cinese. Di qui la necessità di un leader di colore che possa meglio rapportarsi con i paesi africani.
Gli attriti con Israele sono stati secondo me solo di facciata, questo perchè l’inganno-Obama va tenuto in piedi il più a lungo possibile e la sua perdita di popolarità nel primo anno di mandato non ha eguali nella storia americana.
Si è comunque affrettato a dire, onde evitare di essere considerato un pericoloso filo-islamico, che gli USA continueranno ad offrire aiuto militare al regime sionista.
Sotto la presidenza Obama, gli USA stanno stanziando un ingente numero di truppe e armamenti in Sudamerica per riprendere il controllo militare del continente, minacciato dal patto d’acciaio Chavez-Lula e dall’infiltrazione di capitali cinesi. Il Brasile tenta di proporsi come nuova potenza mondiale, agli USA questo non piace (ma guarda un po’!). Gli USA hanno nel dittatore colombiano Uribe il loro più fido alleato nel continente, la presenza militare americana in Colombia è stata massicciamente intensificata nell’ultimo anno. Qui c’è lo zampino della Clinton in realtà, ma l’amministrazione resta quella di Obama.
Forse quando scoppierà la guerra all’Iran molti fan di Obama apriranno gli occhi, non mancherà di certo chi dirà che l’uomo è costretto ad accettare una linea imposta da poteri forti e dal suo partito.
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Nichi ti vuoi ridurre così? Non te lo auguro di certo. Quindi se il paragone con Obama ti serve per prendere dei consensi in campo moderato tieni presente che il tuo “zoccolo duro” ti conta anche i capelli che hai in testa e le tue affermazioni le mette sul bilancino.

Marcox 26 luglio 2010 - 15:51

GRANDE NICHI. IL PD NON HA ANCORA CAPITO CHE SENZA NICHI VENDOLA, CANDIDATO PREMIER, NON SI VINCE. CIO’ CHE COMUNQUE DA’ MOLTO FASTIDIO HAI DIRIGENTI DEL PD É IL FATTO CHE LA STRAGRANDE MAGGIORANZA DEI SUOI MILITANTI ADORA NICHI.

La Puglia come locomotiva del Mezzogiorno

I dati Istat sul prodotto interno lordo consolidano la posizione della Puglia come locomotiva del Mezzogiorno, cresce quasi ai livelli del nord del Paese. In questi anni la Puglia è riuscita a coniugare le proprie tradizioni, la propria storia e le vocazioni produttive con l’innovazione e la tecnologia. Ha toccato buoni livelli di specializzazione grazie [...]

Istat: in Puglia 25mila occupati in più. Miglior dato in Italia

Tempi bui per l’economia e per l’occupazione in particolare, ma secondo l’Istat, che in qualche maniera rafforza il quadro congiunturale illustrato dal presidente Nichi Vendola nel corso della conferenza stampa di fine anno, la Puglia è in controtendenza al punto da guidare il plotone (esiguo) di regioni con un segno più davanti alla voce nuovi [...]

Immigrazione. In Puglia fa rima con accoglienza

Lecce. E’ quella salentina la provincia più ambita dai migranti in Puglia. Lo rivela il rapporto “Sprar 2010 – 2011″ che fotografa i progetti di accoglienza. LECCE – Il Salento è la provincia pugliese preferita dai migranti in cerca di salvezza. Merito dell’accoglienza che vi trovano. Si sofferma proprio sul tema centrale dell’accoglienza, il rapporto [...]

Cascina, via libera al registro delle coppie di fatto

La maggioranza di centro sinistra approva un ordine del giorno in cui si prevede anche la promozione di politiche di sostegno “alle famiglie fondate sul matrimonio, di fatto o naturali”. E’ stato approvato ieri, in occasione della seduta del Consiglio comunale di Cascina, da tutte le forze politiche del centro-sinistra che sostengono il sindaco Antonelli, [...]

La serra fotovoltaica

A Villasor, in provincia di Cagliari, creati 90 posti di lavoro Investiti 70 milioni da multinazionali indiane e americane: 26 ettari coperti su 134 di serre produrranno 20 MW elettrici MILANO – Unire l’agricoltura alla produzione di energia elettrica, creando anche 90 posti di lavoro in una regione, la Sardegna, da anni alle prese con [...]

Sono Lucia, ho la sclerosi. Ma ora cammino

Casarano. Una giovane donna ammalata, si alza dalla sedia a rotelle grazie alla cannabis. Che si sperimenta a Casarano. Oggi un ‘caffè’ diverso da tutti gli altri, per scuotere gli animi disfattisti e diffidenti che purtroppo troppo spesso popolano questo quotidiano on line: una storia di ottimismo, scritta prima da un’amministrazione illuminata, come quella di [...]

Cagliari, così si fa

Stop agli affitti per il comune di Cagliari. La Giunta comunale taglia le locazioni passive, d’ora in poi gli uffici si trasferiranno dagli edifici in affitto a quelli di proprietà: “Si risparmierà oltre un milione di euro”. Ecco cosa cambia. Un risparmio di oltre 1.100.000 euro l’anno per le casse dell’amministrazione. E’ quanto prevede l’atto [...]

La Puglia recupera i beni confiscati

La Puglia promuove 3 progetti di recupero di beni confiscati alla criminalità organizzata: un ‘opificio sociale’ per i giovani a Mesagne (Brindisi), una dog house a Cassano e un laboratorio per cartapestai, a Putignano, entrambi in provincia di Bari. “Si tratta – spiega l’assessore alla Cittadinanza attiva della Regione Puglia, Nicola Fratoianni – degli ultimi [...]

Francia, vincono le primarie

Ieri, ancora una volta, hanno vinto le Primarie, quelle aperte a tutti. Una vittoria incontestabile, maturata nel paese che, insieme alla Germania, non solo esprime la leadership economica continentale, ma mantiene anche più saldo il contesto dei partiti come attori protagonisti della scena politica. È accaduto in Francia ciò che nemmeno i più ottimisti si [...]

Puglia, in 3 mesi maggiore occupazione

In tre mesi la Puglia migliora le statistiche dedicate all’occupazione recuperando 49mila unità (dal primo al secondo trimestre del 20011). Un balzo che è più tenue rispetto ai valori di fine 2010 (l’aumento è di 36mila unità), ma che fa ben sperare per il futuro. In valori assoluti, invece, al secondo trimestre del 2011 gli [...]

Buone notizie

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