“No alla guerra e no a Gheddafi”. La posizione di SEL

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Il  Coordinamento Nazionale di Sinistra Ecologia Liberta’, riunitosi oggi a Roma con la relazione di Nichi Vendola e la discussione successiva, ha approvato il seguente documento sulla vicenda libica:

La guerra contro la Libia è la risposta più sbagliata e pericolosa alla domanda di democrazia che si è affermata in tutto il Mediterraneo nel corso degli ultimi mesi. Chiediamo un immediato cessate il fuoco per consentire l’avvio di un negoziato tra le parti che abbia come interesse superiore quello della protezione delle popolazioni civili, con l’obiettivo di mantenere l’integrita’ e l’autonomia di quel Paese sotto un nuovo governo democratico. Chiediamo che si apra subito un corridoio umanitario per consentire ai profughi di salvarsi dalla guerra e l’immediata predisposizione degli strumenti piu’ adeguati per garantire ad essi un’accoglienza su tutto il territorio europeo

A meno di ventiquattro ore dall’avvio dei bombardamenti da parte della Coalizione dei volenterosi appare evidente che lo scenario più  probabile è quello di una vera e propria escalation militare, che potrebbe portare ad esiti che vanno ben oltre la stessa risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ivi compresa l’invasione militare terrestre delle forze della coalizione.

Il presidente Sarkozy ha ribadito, fin dall’avvio dei bombardamenti francesi, che l’obiettivo da perseguire è quello di “andare fino in fondo”, prefigurando uno scenario di guerra che è ben distante dalle iniziali dichiarazioni di protezione delle parti che avevano partecipato alla ribellione contro il regime totalitario del colonnello Gheddafi. Per questo, fin da subito, come Sinistra Ecologia Libertà, avevamo espresso la netta contrarieta’ per la parte della risoluzione 1973 che consentiva l’uso dell’offensiva militare ad una coalizione di cui, oggi, l’Italia fa pienamente parte. Questa risoluzione è tardiva, a fronte di una situazione sul campo libico che necessitava un celere intervento politico e diplomatico a favore degli insorti quando questi ultimi avevano il pieno controllo di una parte importante del Paese e prima che Gheddafi potesse riorganizzare le sue forze e procedere alla riconquista delle zone liberate dal suo regime. Le settimane che sono trascorse hanno evidenziato la debolezza dell’intervento politico della comunità internazionale, che non è riuscita neppure ad imporre le sanzioni economiche e commerciali che avrebbero davvero indebolito il regime di Gheddafi, dal congelamento dei conti e delle partecipazioni azionarie legate al rais fino all’indispensabile e totale embargo del commercio delle armi.

Siamo convinti che il principio della non interferenza negli affari dei singoli stati sia un delitto contro un principio più grande ed importante, quello del rispetto dei diritti umani. Siamo altresì convinti che ogni qual volta la parola “umanitario” si sia accostata alla guerra si siano prodotte violazioni e violenze ancora più gravi. La realpolitik seleziona i diritti umani a seconda degli obiettivi strategici. Accade così che in Yemen si spari sulla folla che protesta, provocando decine di vittime, che in Bahrein ci sia l’intervento repressivo dell’Arabia Saudita, per non parlare di quanto accade da anni in Somalia o, più recentemente, in Costa d’Avorio, senza che vi sia una reazione degna da parte della comunità internazionale a garanzia del principio, evidentemente per essa NON universale, della tutela dei diritti umani.

Consideriamo il colonnello Gheddafi uno dei peggiori dittatori del pianeta. Senza esitazioni, mentre gran parte dei paesi occidentali lo riveriva, ne abbiamo denunciato le nefandezze. Mentre il presidente del Consiglio Berlusconi si affannava nel baciamano al tiranno, grato per i suoi servigi economici ed ancor di piu’ per la ferocia con la quale la Libia controllava il flusso dei migranti dall’Africa, noi eravamo dalla parte di chi chiedeva la revoca del trattato con la Libia e l’immediata messa in opera di misure che proteggessero le vite dei migranti detenuti nel deserto libico.

Siamo stati fin dall’inizio e senza esitazioni dalla parte delle popolazioni che, sollevandosi, hanno rovesciato i regimi autocratici della Tunisia e dell’Egitto, cosi’ come abbiamo sostenuto e sosterremo le mobilitazioni per la liberta’ e la democrazia in Marocco, Algeria, Yemen, Bahrein e Albania. Lo abbiamo fatto con convinzione, sicuri che il complice silenzio di Paesi oggi in prima fila nella guerra, come la Francia e l’Italia, fosse motivato da opportunismo balbettante oltre che dalla reale incomprensione di cio’ che in quei Paesi stesse accadendo, a partire dalla scomparsa dell’orizzonte fondamentalista nella narrazione di quelle società. E’ evidente, infatti, che gli unici soggetti che avessero rapporti con quelle realta’ fossero le forze della societa’ civile internazionale, nelle quali pienamente ci riconosciamo, e non certo le diplomazie a lungo complici dei regimi.

Per noi il no alla guerra e l’inimicizia e l’avversione nei confronti di Gheddafi hanno ugual rilievo. Dobbiamo uscire dal vicolo cieco tra inerzia e guerra per generalizzare il tema dei diritti umani e della democrazia.

Per questo chiediamo che il nostro Paese non partecipi, in ottemperanza all’articolo 11 della Costituzione e anche in ragione del passato colonialista dell’Italia, alla guerra promossa dalla cosiddetta Coalizione dei volenterosi e che, al contrario, l’Italia si faccia promotrice di una iniziativa politica per determinare il cessate il fuoco e l’apertura del tavolo negoziale, oltre  a richiedere l’applicazione delle parti della risoluzione 1973 che consentirebbero di promuovere un’ intervento positivo per il cambio del regime e la protezione dei civili. Per ottenere questo risultato è fondamentale il coinvolgimento dell’Unione Africana e della stessa Lega Araba, che stanno prendendo pesantemente le distanze dall’intervento militare. Gli stessi Paesi che si sono astenuti sulla risoluzione 1973, a partire dalla Cina passando per la Germania, il Brasile e la Russia, stanno indicando nell’intervento militare una forzatura della stessa risoluzione. Insistiamo nel credere che sia il tempo del cessate il fuoco per consentire a forze  di interposizione sotto chiaro mandato dell’Onu, di Paesi che non abbiano partecipato all’attacco di queste ore e che non abbiano interessi economici diretti nell’area, di garantire la transizione alla democrazia e la protezione dei civili.

Siamo molto preoccupati per ciò che l’intervento militare può voler dire per le stesse domande di democrazia espresse in quell’area, pregiudicando la direzione progressista delle rivoluzioni arabe: dal silenzio dei governi occidentali alla guerra come unico strumento di relazione internazionale, siamo di fronte al peggior volto dell’occidente.

Riteniamo che ci debba essere un ruolo completamente diverso dell’Europa. L’iniziativa francese e l’inerzia tedesca rappresentano l’evidente assenza di una politica comune. Le pericolose dichiarazioni di irresponsabilità dei governi europei, in cui l’Italia tristemente primeggia, nei confronti dei profughi ne evidenzia la regressione culturale e civile. Essere una superpotenza affacciata su un mare in ebollizione comporta tutt’altre responsabilita’. Si adotti, quindi, una vera politica euro-mediterranea, che impedisca alla guerra di essere la “continuazione dell’inesistenza della politica”. Si affronti l’emergenza profughi sospendendo il Frontex e determinando una nuova politica di accoglienza ed integrazione di uomini e donne i cui diritti umani non possono essere difesi con le bombe nei Paesi di provenienza, per poi essere calpestati appena mettano piede sul suolo europeo. Non si dimentichi mai che la piu’ grande violazione dei diritti umani Gheddafi l’ha messa in opera proprio sui migranti, su mandato delle potenze europee, e che di queste violazioni in primo luogo dovrà rispondere al Tribunale penale internazionale. Una politica euromediterranea che sappia tutelare davvero i diritti e la sicurezza delle popolazioni, a partire dal riconoscimento dei diritti e della sicurezza reciproca di Israele e Palestina.

Siamo convinti che questo sia il momento di coinvolgere l’opinione pubblica in una generale mobilitazione per i diritti umani, la democrazia e la pace. Proprio per questo chiediamo di non militarizzare innanzitutto i pensieri, di non abbandonare mai lo spirito critico e la cognizione delle conseguenze che gli atti di queste ore possono determinare. La costruzione della pace è l’unica alternativa e non possiamo scoraggiarci dicendo che il suo raggiungimento sia pieno di ostacoli. Costruire la pace significa dire la verità, emanciparsi da ogni logica di campo, essere contro i dittatori senza esitazioni e stare sempre dalla parte delle popolazioni che subiscono le violenze delle guerre.

Sinistra Ecologia Libertà

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Cf 1 aprile 2011 - 14:03

prendo spunto dall’ultimo commento di Raffaele (che, tra l’altro, mi chiama in causa) per invitare ad approfondire la riflessione sul ruolo – presente e futuro – di SEL.
La questione – a mio avviso – non è tanto l’identificazione della propria collocazione (ovvero della propria cultura politica e della propria identità) ma quale deve essere il rapporto tra identità e incidenza sui processi reali. In sintesi scegliere se agire prevalentemente per produrre cambiamenti concreti o per ribadire la propria identità. Certamente se SEl (come qualsiasi altra forza politica) disponesse da sola della maggioranza relativa o di una forza elettorale tale da egemonizzare una coalizione allora la questione non si porrebbe, identità ed azione sarebbero coerenti tra loro, potrebbero esserlo. Non è così se si è una forza che – autonomamente – è minoritaria e deve necessariamente trovare una mediazione con altre forze politiche (anche più consistenti di lei) per poter governare (o nel caso in specie con i governi di altri paesi più grandi e più influenti del nostro). In tal caso – ed è la nostra realtà – si deve scegliere se far prevalere la propria identità per potersi appendere al petto l’ennesima inutile medaglietta di “puri e coerenti anime belle” o se accettare di “sporcarsi” con l’intento di limitare gli effetti negativi di un processo in corso (nel caso in specie parliamo di morti) e – se e quando possibile – invertire una tendenza in atto. Consapevoli che ogni scelta è parziale e che non risolve quasi mai il problema generale (lasciando intatte le contraddizioni etiche e morali in essa insite) anche se – a differenza della retorica e della mera testimonianza – qualche effetto lo produce. Certamente si può non condividere il mio pensiero ma è indubbio che sia né più e né meno che arroganza il pensare che siano le professioni di fede (religiose o, in questo caso, ideologiche e/o identitarie) a distinguere i buoni dai cattivi, gli idealisti dai cinici, quando invece non c’è niente di più cinico del nascondere la propria inerzia dietro a belle parole.

Giusbel54 31 marzo 2011 - 15:39

Due cose sono certe:
1-i ribelli di Bengasi non sono nelle condizioni di reggere l’impatto delle armate del Rais
2-se non con il sostegno dei raid aerei della coalizione.

Come dimostrano gli eventi sul campo in breve le armate corazzate del Rais riprenderanno l’assedio di Bengasi e quindi dovranno ripartire i raid aerei della coalizione se si vuole salvaguardare la popolazione civile, secondo il mandato della risoluzione ONU 1773.

Ergo se non si armano adeguatamente gli insorti di Bengasi la situazione sul campo volegara’ a favore del Rais a dismotrazione della sua supremazia militare, i il dittatore di Tripoli sara’ quindi ancor meno disposto all’esilio, come desiderano i paesi della coalizione.

La posizione della Nato (noi difendiamo i civili e non facciamo la guerra al rais) e’ semplicemente paradossale e contraddittoria, visto che senza i raid dell’aviazione contro le forze corazzate la popolazione civile sara’ sempre in balia della vendetta di Gheddafi, poiche’ l’esercito dei ribelli non e’ assolutamente in grado di auto-difendersi. A meno che i paesi della coalizione si decidano a riconoscere diplomaticamente il CNT e a fornire il suo scalcinato esercito di mezzi adeguati per respingere l’avanzata delle forze corazzate lealiste, come sarebbe logico e conseguente visto che la Nato non lo vuole fare.

La coalizione dei volontersosi non puo’ volere contemporaneamente la protezione delle popolazioni civili, senza fare raid aerei, e lasciare che le truppe corazzate di Gheddafi facciano indisturbate il bello e il cattivo tempo sul campo, senza la minima opposizione da parte delle forze di terra. Si devono decidere, come nel 1944 gli alleati sostennero, senza se e senza ma, con armi e munizionei, i combattenti della resistenza contro i nazifascisti della repubblica di Salo’. Ma voi del SEL avete ancora un po’ di memoria storica?

Raffaele 31 marzo 2011 - 14:23

Sento parlare di centro-sinistra…ma SEL non è un partito di centro-sinistra, è un partito di SINISTRA che è nato per unificare le varie anime della sinistra italiana:comunisti, socialisti, socialdemocratici, ecologisti, progressisti generici…e l’unificazione andrà fatta nelle urne, non certo con gli accordi tra partiti.
Chi è disposto a fare certe guerre perchè sarebbero umanitarie e altre no perchè non lo farebbero, si può accomodare nel partito democratico che è appunto un partito di centro(tantissimo)- sinistra (pochissima).
Mi riferisco in particolare al Sig.CF.
E a chi parla di anime belle del pacifismo rispondo che le anime belle sono loro, tanto stupidi da credere alle gueere umanitarie…per il petrolio!

Ale69 31 marzo 2011 - 13:50

Premesso che sono stato a favore dell’intervento militare in Libia fin dal primo momento,pur amareggiato dall’atteggiamento meschino tenuto dalla Francia,ora sono dell’idea che questa missione ha oramai raggiunto il limite massimo possibile politicamente consentito e che non sia più possibile proseguire con la stessa strategìa dei giorni scorsi.Gli obiettivi dell’intervento erano sostanzialmente due:liberare i ribelli dalla drammatica situazione in cui si trovavano,in pratica ad un passo dal subire una cruenta repressione che sarebbe equivalsa ad un massacro e favorire nello stesso tempo la ripresa dell’offensiva da parte degli stessi ribelli,con la speranza magari,che ad essi si sarebbero uniti altri elementi nell’ovest del Paese,ove sono concentrati la maggior parte dei sostenitori di Gheddafi,fino alla completa liberazione della Libia dal Regime del Colonnello.Il primo obiettivo è stato raggiunto,il secondo no.E’evidente dagli sviluppi delle ultime ore che al di là della superiorità organizzativa e di armamenti che la rivoluzione non è trova ancora i necessari consensi in tutto il Paese,per cui continuare,o addirittura allargare l’intervento della Nato è sbagliato e pericoloso.A questo punto il massimo che la coalizione può fare è priteggere le città ancora in mano ai ribelli dai ritorno offensivi delle milizie di Gheddafi,spingendo per una tregua generale quale prodromo di un negoziato che favorisca la riconciliazione nazionale.Rifornire di armi i ribelli potrebbe essere opportuno solo se il regime del dittatore respingesse il cessate il fuoco,e beninteso sempre che si interrompano del tutto i bombardamenti alleati.Altrimenti sarebbe una forzatura troppo evidente.Per non parlare di interventi di truppe speciali terrestri americani ed inglesi,che ci metterebbero sulla strada di un nuovo Iraq.

Ugo Francesco Calvo 31 marzo 2011 - 10:41

Siamo nel 2011, purtroppo ho l’età per ricordare la clandestinità della nascita del CNL nel Monferrato, ma siamo nel 2011, quasi settant’anni dopo. Penso che lo scopo sia quello di evitare la guerra come strumento di liberazione e dunque ogni forma di violenza per perseguirla. Tuttavia non c’è altro modo di impedire la violenza di chi la esercita se non con un’immediata violenza. Bombardo gli aereoporti per impedire che aerei vengano usati per soffocare aneliti di cambiamento, altrettanto faccio con depositi di armi e mezzi corazzati, se necessario stronco le colonne di fuoristarda armati ma certo non sostengo altrettanti mezzi militari per la liberazione oggi. Per questo non andrei per il sottile per stroncare sul nascere ogni repressione armata e oggi dobbiamo impedire scelte sconsiderate di quegli USA e Francia che sono per l’armamento degli insorti.

Carlo Loccarini 31 marzo 2011 - 08:51

Né…né… o una linea politica?

Né con lo Stato, né con le BR, diceva la sinistra sinistra un po’ di anni fa. Uno slogan perdente che non coglieva la pericolosità del terrorismo brigatista e, di conseguenza, non lo combatteva nelle piazze e nelle fabbriche del Paese.
Posizioni narcise di un estremismo senza alcun peso politico e morale.
Oggi SEL dice: “Né con Gheddafi, né con la guerra”.
Situazioni assolutamente diverse, ma confrontabili per la formulazione e per la pochezza del messaggio politico.
Aborrisco sia Gheddafi che la guerra, ovvio. Ma una forza politica che ambisce (giustamente, altrimenti si relegherebbe a fare solo sterile testimonianza) ad essere forza di governo deve andare al di là della semplice rappresentanza del nobile mondo pacifista, al quale appartengo, e deve mettere in campo una politica che sappia dare risposte, produrre risultati, creare condizioni e rapporti nazionali ed internazionali che scongiurino l’esplodere di situazioni impreviste e quindi di emergenze per le quali non si trova altra risposta che quella militare, non essendo stati capaci di affrontarle politicamente, o non avendo voluto farlo.
Tutto l’Occidente, infatti, acclamava il ruolo importante e fondamentale svolto dai vari Mubarak, Ali, Gheddafi……. (e l’Italia lo stava facendo in modo vergognosamente servile) di argine al terrorismo di Al Qaeda e di sostanziale protezione degli interessi economici ed imprenditoriali di nazioni affamate di petrolio e di mercati.
Questo ha reso cieco l’Occidente di fronte alla natura dittatoriale di quei regimi, di fronte al sistematico non rispetto dei diritti umani e democratici.
Cieco l’Occidente per le sue convenienze, ma flebile, appena percettibile lo sdegno della sinistra. Come può succedere che la ribellione di tanti popoli ci colga di sorpresa? Conoscevamo l’esistenza di un così profondo e vasto movimento di rivolta popolare? Avevamo, almeno, organizzato un convegno per mettere in luce le reali situazioni in quei Paesi?
Arriviamo sempre tardi, a fatti avvenuti. E siccome arriviamo tardi, le proposte avanzate appaiono improvvisate e stancamente ripetitive su canovacci utilizzabili in circostanze di questo tipo. E, allora, ci limitiamo a dire né…né.. e non facciamo precedere e seguire, a necessarie manifestazioni di piazza, azioni politiche forti e chiare.
C’è un’accusa che viene rivolta al centrosinistra e che fa indubbiamente presa sui cittadini. E’ l’accusa di non saper contrapporre un progetto reale e concreto ai fallimenti del centrodestra.
Cosa proponiamo in realtà? Insomma, è ora di precisare modi, tempi, fattibilità del nostro progetto per un’Italia ed un mondo diversi. Democrazia, rappresentanza, laicità, modello di sviluppo altro rispetto a quello capitalistico, responsabile della crisi che attanaglia tanti lavoratori del nostro Paese.
Il referendum sul nucleare e la rinnovata attenzione al tema legata al disastro giapponese sono un’occasione per chiarire, per precisare, per aprire un confronto sui temi dell’energia e dell’ambiente. Energie rinnovabili? Certo! Ma quali, come, quando? Garantiscono energia sufficiente? Sostituiscono petrolio, carbone, nucleare? E’ necessario ed urgente ascoltare e proporre, anche in vista delle prossime elezioni amministrative.
Inoltre, voglio tornare a riproporre una questione più volte ripetuta. Per aggredire questa crisi globale, è impensabile che possano giocare un ruolo singole forze di singoli Paesi. E’ necessario (ed urgente) dare vita ad organismi sovranazionali (partiti, sindacati, associazioni…)che davvero possano pesare sulle scelte politiche, economiche e sociali relative a tutto lo scacchiere internazionale.
Mi riviene in mente la vecchia Internazionale Socialista, che, forse, esisterà ancora in qualche angolo nascosto di questa sinistra in grande difficoltà. Potrebbe essere una strada da ripercorrere.
In fretta.
Carlo Loccarini http://www.sezionelasinistra.net

Vitantonio Carriero 30 marzo 2011 - 12:57

“Stanerò quei ratti uno ad uno”, parole di Gheddafi. Di quale discussione tra le parti parla il documento di SEL?

Giusbel54 30 marzo 2011 - 10:36

Il Cnt di Bengasi ha diffuso il suo manifesto programmatico in 8 punti, “per la ricostruzione di uno stato democratico”, che “risponde ai desideri e alle aspirazioni del popolo”. Prevista una nuova Costituzione, libere elezioni e pluralismo. A qualcuno forse potrebbe pure ricordare vagamente un certo CLN, che agiva nell’Italia sotto il giogo nazifascista, qualche decina di anni fa. Ma anche quella era una guerra ingiusta, vero?

Il primo punto indicato nel documento, firmato dalla Commissione Affari politici e internazionali del Consiglio, prevede la stesura di “una Costituzione che definisca chiaramente la sua natura, la sua essenza e i suoi obiettivi e crei le istituzioni giuridiche, politiche, civili, legislative, esecutive e giudiziarie”.

Il secondo punto prevede la “formazione delle organizzazioni politiche e delle istituzioni civili, compresi i partiti politici”.

Nel terzo punto si enuncia la garanzia del “pluralismo intellettuale e politico” e nel quarto “il diritto di voto in elezioni parlamentari e presidenziali libere e giuste”.

Il quinto principio è il “rispetto della libertà di espressione dei media” e “la libertà di manifestare pacificamente”, mentre

il sesto riguarda “i forti valori religiosi della pace, della verità, della giustizia e dell’uguaglianza”.

In settimo punto è dedicato alla “democrazia politica e ai valori della giustizia sociale”, tra cui “l’uso dell’economia nazionale a beneficio del popolo”, gli “investimenti nell’istruzione, nella ricerca e nello sviluppo”, il “rispetto della dottrina religiosa e la condanna dell’intolleranza, dell’estremismo e della violenza”.

Infine, l’ottavo punto riguarda le relazioni internazionali della Libia, da costruire sui principi del “rispetto dei vicini”, il “riconoscimento dell’indipendenza e della sovranità delle altre nazioni”, il “rispetto del diritto umanitario internazionale e delle Dichiarazioni dei diritti umani” e la condanna di ogni “razzismo, discriminazione e terrorismo”.

Giusbel54 30 marzo 2011 - 08:22

Vari commentatori ci vorrebbero far credere infatti che non vi sono differenze sostanziali tra Iraq e Libia, ma e’ solo disinformazione che tenta di occultare malamente distinzioni evidenti a chi abbia un minimo di giudizio critico e buon senso. Queste stesse differenze stanno alla base delle divisioni e delle difficoltà di mobilitazione della galassia pacifista.

Da una parte un’intervento bellico in piena regola (aereo e di terra) unilaterale ed illegittimo sul piano internazionale come quello Iracheno, non approvato dall’ONU, fortissimamente voluto dagli USA e contrastato da molte nazioni europee per via delle inesistenti armi di distruzione di massa, finalizzato ad esportare la democrazia a forza di bombe e far sollevare la gente contro il regime, evento che non si e’ affatto verificato e che anzi si e’ ritorto contro i liberatori e i “liberati” per anni di attentati Kamikaze. Una classica operazione top-down, pianificata per mesi a tavolino dagli strateghi politico-militari, nonostante l’opposizione di molte opinioni pubbliche, con forti interessi economici (petrolio), pesantissimi “effetti collaterali” a prescindere dalle condizioni locali e dai bisogni della popolazione autoctone (a parte naturalmente i curdi massacrati nel decennio precedente, a cui nessuno si era mai sognato di portato soccorso). Doveva essere una passeggiata e una trionfale sfilata per le vie di Bagdad e invece si e’ rivelata una carneficina durata per anni, che per fortuna ora si sta’ esaurendo.

Dall’altra invece un intervento multilaterale per ora solo aereo (no fly-zone) promosso all’ultimo momento dall’ONU, senza sostanziali opposizioni ma con divisioni interne al fronte dei volonterosi, per sostenere la resistenza contro un regime dittatoriale tribal-familista e difendere la popolazione civile libica da una probabile mattanza, per via della patente superiorita’ di mezzi militari e di uomini fedeli al rais, disposti alla guerra civile di annientamento dei ribelli (vedi l’assedio a Misurata). Quello libico e’ un altrettanto esemplare episodio di rivolta popolare “dal basso”, bottom-up e spontanea, frutto di decenni di oppressione e violazione di diritti – pur con tutte le contraddizioni e complicazioni di una sociatà tribale – a cui si e’ “aggiunto” l’intervento multilaterale di supporto deciso in extremis con la risoluzione ONU 1973. La rivolta pacifica di Bengasi e’ deviata sul binario del conflitto armato prima di tutto per la criminale reazione del Rais a cui ha fatto seguito la legittima difesa della “resistenza” cirenaica.

Insomma tra le due guerre c’e’ una notevole e sostanziale differenza, tant’e’ vero che vi e’ stato un radicale rimescolamento di carte nel panorama politico tra fautori della guerra (tra i quali anche i verdi tedeschi), oppositori (scarsi perfino tra i pacifisti nostrani e in compagnia dei neo-pacifisti di Libero e Il Giornale) e sostenitori “tiepidi” (basta pensare alla posizione del PD, contraria allora ed ora favorevole, o a quella della Lega oggi “tiepidissma”).

Così oggi il pacifismo assoluto deve fare i conti con scomodissimi compagni di strada e con il rischio di sfilare a braccetto dei neo-pacifisti di Libero e Giornale che ai tempi dell’Iraq si trovavano dall’altra parte della barricata ideologica. Chissa’ che brivido per entrambi!

Giuseppe 30 marzo 2011 - 07:48

Francamente credo che non abbiamo elementi per sapere chi siano i rivoltosi della Cirenaica. probabilmente il fatto che la Libia abbia una struttura tribale (la Cirenaica era stata colonizzata dai Greci, la Tripolitania dai Fenici e poi al tempo delle invasioni arabe da differenti gruppi) spiega molte cose, ma forse non tutte. In ogni caso il mandato onu è stato travalicato di molto, e le potenze coloniali non hanno neppure troppo malcelato il loro intento di impadronirsi in qualche modo del petrolio libico.
Potrei sbagliare ma credo che in una situazione come quella libica la soluzione migliore possa essere quella adottata per il Darfur: due stati e due (divisi intanti) popoli. Anche perché ho l’impressione che se oggi abbiamo evitato una annessione da un lato, domani potremmo trovarci ad evitarne un’ altra dall’altro. Mi chiedo però: che fine ha fatto il piano di pace italo-tedesco? E’ un caso se l’Italia non è stata invitata al tavolo dai 4 grandi? Qualcuno vuole davvero la pace o si soffia solo sul fuoco?
Giuseppe

Giannif 30 marzo 2011 - 00:14

A coloro che sostengono i “bombardamenti umanitari” non ho più nulla da dire!!!

Franco Marianelli 29 marzo 2011 - 15:51

Le anime belle del pacifismo radicale rispondano a questa domanda: l’intervento militare ha salvato Bengasi dalla pulizia etnica sì o no ? Loro cosa avrebbero fatto ? Avrebbero cercato il dialogo con Gheddafi ? Purtroppo Sel era partita “soft” per farsi riabbracciare dal gorgo della sinistra radicale.

Cf 29 marzo 2011 - 14:04

Non condivido la posizione assunta dal coordinamento nazionale di SEL, dispiace dirlo, ma è un segno di arretramento non trascurabile rispetto al cammino intrapreso fino ad oggi. Con questo non intendo asserire che non sono condivisibili le riflessioni in esso svolte sull’orrore della guerra e sulla necessità di costruire la pace e di stare sempre e comunque dalla parte delle popolazioni che le guerre le subiscono, mettendo i loro diritti umani, sociali, politici ed economici davanti ad ogni logica di interesse di parte, ma perchè evita di assumersi ogni responsabilità rispetto allo stato presente, scambiando obbiettivi con azioni. In parole povere evita – perchè il farlo è tutt’altro che indolore – di misurarsi con la realtà di una condizione che presenta la contraddizione (e la complessità) di dover agire in antitesi alle proprie idee assumendosi la responsabilità di stabilire un ordine di priorità non necessariamente coerente con i propri obbiettivi (ed idee) strategici ma dettato dalla condizione di urgenza. Un rifiuto – quello operato dalla direzione di SEL – che è sintomo di insufficiente maturità e consapevolezza del proprio ruolo politico che dovrebbe essere – almeno è questo la maggioranza degli elettori di centrosinistra si aspettano da SEL – di governo, dunque l’azione concreta capace di produrre effetti/modificazioni del presente anche parziale, gestendo le contraddizioni presenti che sono nella nostra era – è bene ricordarlo – la regola e non l’eccezione.
Un brutto segnale che temo non sia un semplice caso.

Stefano Dall'agata 28 marzo 2011 - 21:06

@Silvia
ripeto:
o chiedi l’intervento anche Bahrein o non sei credibile.
In Libia hanno detto anche altri, c’è (c’era) una rivolta popolare, e c’è in contemporanea una rivolta militare Cirenaica contro la Tripolitania.

Giuseppe 28 marzo 2011 - 13:52

Concordo in linea di massima con la posizione di sel sulla guerra. Vorrei anche far notare che alcuni dei punti su citati sono ora quelli che l’Italia presenterà insieme alla Germania per cercare di arrestare il conflitto, probabilmente inascoltati.
Credo che bisogni ad iniziare ad interrogarsi su quelle che sono le nuove strategie dell’imperialismo per invadere e “liberare” un paese scomodo: basta trovare una minoranza pronta a combattere e poi si interviene con la potenza di fuoco dei paesi più ricchi.
Un buon dittatore basta che porga i propri servigi all’occidente che godrà di protezione e riconoscimento, anche per i democratici può diventare dura: se sei di sinistra o semplicemente vuoi fare gli interessi del tuo popolo troveranno il dittatorello da mettere al tuo posto (vedi Honduras). Del resto cosa volete aspettarvi da vecchie potenze coloniali in declino che ancora 50 anni fa invadevano l’Egitto per il possesso del canale? La prossima guerra umanitaria: il Bahrein. Anzi, magari no, indovinate voi. A proposito: si comincia a parlare di stupri nelle città liberate della Libia, le donne delle altre tribù sono evidentemente bottino di guerra per qualcuno. In ogni caso siamo fuori dalla missione onu.
Il piano in 4 punti che Italia e Germania presenteranno mi sembra equilibrato e in massima parte condivisibile (per quello che ne so). finalmente anche in occidente qualcuno inizia ad usare gli strumenti della diplomazia e della politica, invece che quello solo ed esclusivo delle bombe assassine. Mi chiedo: un governo a guida pd avrebbe fatto altrettanto? Non è che su questo il pd è peggio della destra?
Concordo con Vauro che l’altra sera si è scontrato con minniti su LA7: se questa fosse la sinistra io per primo non potrei più dirmi di sinistra.
Giuseppe

Massimo 28 marzo 2011 - 12:28

Non condivido.Il pacifismo astratto,sempre e comunque è un buon sentimento che ci inorgoglisce,ma c’è un ma.Cosa fare,adesso, di fronte ad un dittatore sanguinario disposto a massacrare il suo popolo pur di restare aggrappato al potere?La non violenza serve alla causa? La faccio breve,tra poco festeggeremo il 25 Aprile.Non è la festa pacifista per antonomasia,i reduci ancora in vita il fucile lo hanno imbracciato,per loro e per noi.
Sul caso Libia affermare Nè con Gheddafi nè con la Nato,mi sembra uno slogan datato e poco produttivo per i destini di quel paese.Salverà molte coscienze ma poche vite di coloro che hanno osato sfidare il despota libico.Al di là di una certa retorica militante,che ben conosco,vorrei sentire una proposta concreta e fattibile per soddisfare il bisogno di libertà di quel popolo.Almeno una,che occupi lo spazio di poche righe e non rimandi ai soliti lunghi discorsi ideologici che non producono nulla di immediatamente spendibile.

Comni 28 marzo 2011 - 12:11

In modo breve, potrei sapere a quale sezione si riferisce Silvia del Guercio in uno dei suoi innumerevoli post?
Ho verificato che c’è una Silvia del Guercio che svariona in vari siti e blog con i suoi post. Le chiedo se è sempre lei e che lavora fa, vista la sua irrefrenabile attività virtuale.
Tutto ciò non c’entra niente con il dibattito di queste righe. O forse sì, perché non si capisce perché si debba svarionare su questo sito.

Felice Di Giandomenico 28 marzo 2011 - 09:06

Ho sempre pensato che questa guerra è il frutto diretto di un’ipocrisia che sta diventando di giorno in giorno sempre più purulenta e maleodorante. Viene spontaneo domandarsi perchè la civilissima Europa e i super democratici Stati Uniti, non abbiano mai mosso un dito verso quei genocidi in terra africana in cui tante vite sono state stroncate a colpi di macete o arse vive. Concordo pienamente con il documento redatto da SEL pur nella consapevolezza di vivere in un paese governato da gente ottusa che pensa solo ai propri interessi a cui è difficile far comprendere certi principi non tanto politici, ma di puro buon senso. Ci siamo imbarcati in una guerra i cui costi ricadranno inesorabilmente sulle spalle di chi già fa una fatica enorme ad arrivare a fine mese e mettere insieme pranzo e cena. In più c’è il vero problema umanitario che sono i profughi che arrivano quotidianamente a Lampedusa, malgestiti e trattati umanamente solo dalla gente dell’isola che, comunque, inizia a non farcela più. E’ ora che l’Europa si metta bene in testa che molte situazioni stanno cambiando a livello politico in medio-oriente (vedi Algeria, Egitto, Tunisia, Siria e, non ultima, la Giordania). La “primavera araba” come viene definita, impone una seria riflessione sugli attuali assetti economici e sugli scenari geopolitici che potrebbero palesarsi da qui a poco a livello planetario. Napolitano ieri ha parlato chiaro dicendo che si profilano anni di grosse difficoltà per l’Italia aggiungendo poi – pro bono pacis – il fatto che, comunque, saranno superate. Francamente ci credo poco: tra tagli in vari settori sociali ed ora anche i costi bellici, vedo molto difficile una rinascita ed un superamento della crisi economica che ci sta soffocando di giorno in giorno. Poi ci vengono a dire che non mettono le mani nella tasche degli italiani…

Silvia Del Guercio 28 marzo 2011 - 07:29

Sono d’accordo, Stefano, siamo stati colpevoli di omissione verso tutte quelle vittime di eccidio.
Ora però si può fare qualcosa.
E’importantissima l’intuizione di Vendola di un’area Euromediterranea nella quale agire in senso progressista.
Il primo passo è la Liberazione dalle Dittature

Francesco 27 marzo 2011 - 21:49

E di grazia a chi vorreste chiedere di fermare Gheddafi? Al buon Dio? Menomale che io, pu stando nel PD, non ho dimenticato l’analisi della società e delle froze che la attraversano di tipo marxista…
Ah, una seconda breve considerazione: pur comprendendo e in parte condividendo la vostra analisi dei motivi, reconditi e non, che muovono le potenze occidentali in quest’azione militare che tutto è fuorchè”umanitaria”, mi sfugge la sintesi che ne traete: secondo voi quindi quando in Spagna nel 36 l’URSS inviava armi e soldi alla Republica, e lo faceva ovviamente sperando di aprire un fronte ovest per l’espasione del marxismo-leninismo, i compagni avrebbero dovuto disertare e dire”nè con Franco nè con la guerra”? e in Italia quando USA e Inghilterra venivano a”liberarci”per poter avere peso nella portaerei del mediterraNeo i partigiani dovevano rifiutare le armi e le battaglie vinte dagli Alleati?
Non rispondetemi che erno situazioni diverse, perchè per essere precisi o affermate che i rivoltosi libici sono capitalisti occidentali iperliberisti oppure, islamisti o repubblicani che siano, sempre rivoltosi sono…e Gheddafi sempre un dittatore è, sanguinario e amico delle potenze occidentali

Alessio Ammannati 27 marzo 2011 - 21:13

Premetto che a me il documento politico nazionale pare convincente. E che non capisco l’astio di alcuni commenti. Vorrei solo segnalare il numero di Limes dedicato allo Tsunami politico in Medio Oriente, uscito in questi giorni, e che ho letto.
A me pare che sia utile leggerlo, proprio per poter riuscire almeno a capire le linee essenziali di ciò che sta accadendo nel Sud Mediterraneo. Certo, non è la Bibbia e, di sicuro, vi saranno altre fonti cui attingere.
Credo, inoltre, che abbiamo bisogno di un approfondimento reale sull’argomento.
Ebbene, da quel che ho letto risulta che la rivolta libica, ad esempio, è molto diversa da quelle tunisine e egiziane.
In Tunisia ed in Egitto esisteva ed esiste un embrione di opinione pubblica e società civile, riprendendo alcuni paradigmi delle democrazie occidentali. E questi embrioni di democrazia sono terreno di azione della protesta, che nasce, ad esempio in Egitto, anche della nascita di sindacati indipendenti e della rinascita di una sinistra nuova e legata a questi sindacati.
In Libia, invece, il ruolo dello stato autoritario di Gheddafi e delle tribù nei territori ha impedito per anni la costituzione di società civile ed opinione pubblica. Proprio per questo, a detta di diversi analisti di Limes, le tribù della Cirenaica, regione dominata nei quarant’anni gheddafiani, hanno in qualche modo utilizzato l’onda lunga delle rivolte nel Sud Mediterraneo, optando da subito per la scelta militare e per il ripristino dei simboli della monarchia senussita, originaria dell’est del paese, e, rispetto a Gheddafi, altrettanto autoritaria e crudele.
In buona sostanza, anche con l’aiuto di centinaia di commandos Usa, Gb e francesi, a quel che dicono sempre gli analisti, le tribù della Cirenaica e pezzi dell’esercito (debole in Libia, poiché sono molto più forti le forze militari direttamente agli ordini di Gheddafi)hanno inteso da subito scatenare una guerra civile.
Vi sarebbe poi da aggiungere il fatto che la Libia è, per dirla in modo figurato, sabbia che poggia su petrolio e gas (che gli insorti dell’est vorrebbero ora commerciare attraverso il Qatar). E si capisce, anche ad occhio nudo, quindi, una delle poste basilari in gioco.
A fronte, dunque, di una guerra civile dai contorni non chiari sarebbe opportuno un intervento internazionale fondato sulla diplomazia e, semmai, su un’azione di interposizione come nel Libano. E non certo gli attuali bombardamenti che colpiscono militari, civili, caserme ed abitazioni in modo indiscriminato.
Non solo, un intervento militare quale quello di questa settimana rischia di produrre arretramenti anche nei paesi di quella regione dove larghi strati popolari si sono ribellati e chiedono giustizia sociale e costruzione della democrazia.
La presenza, infatti, di una guerra sappiamo che può produrre stabilizzazioni conservatrici e controllo delle grandi potenze su quelle dinamiche democratiche e progressiste maturate nei paesi arabi. In sostanza, questa guerra può produrre una stessa regressione dello sviluppo democratico.
Potrei, poi, citare la stessa nostra Costituzione, che inibisce l’uso della forza nelle relazioni internazionali. Ma mi rendo conto di come, in alcuni, l’ansia di proteggere uno sviluppo democratico impensabile fino a quattro mesi fa posa portare a evocare guerre di liberazione o antifasciste, che purtroppo credo non esistano, almeno in Libia.
Mi rendo conto di averla fatta lunga e chiudo qui, consapevole del dubbio che attraversa ognuno di noi e disponibile ad una discussione seria sull’argomento, non certo, però, ad invettive ed insulti.
In somma, a me sembr che dire no alla guerra, no a gheddafi sia una buona posizione che dovremo diffondere in modo massiccio in una società malata quale quella italiana.
Grazie.

Stefano Dall'agata 27 marzo 2011 - 18:45

Ok, non l’avevo percepito.
Mi premeva chiarire che il diritto internazionale, come sempre per il diritto, o è di tutti o non è.

Carlo 27 marzo 2011 - 17:17

caro stefano pensavo fosse insito nelle mie parole
quello che mi chiedi di fare
comunque è quello che penso , noi pacifisti dovremmo lavorare a tempo pieno e creare un coordinamento mondiale magari con alla testa emergency

Stefano Dall'agata 27 marzo 2011 - 15:29

Silvia, non è questione di ricordarli ora, è questione che non ci si è ricordati di quelle persone quando erano vive, e non si è fatto nulla per loro, tranne Amnesty, Beati, Rete Lilliput, e pochi altri.
Carlo, assumiti la responsabilità di chiedere contestualmente una forza di interposizione ONU in Palestina e Israele, e Darfur (dove non è finita) Bahrein, Yemen, ecc. o non sei credibile.

Carlo 27 marzo 2011 - 12:00

vorrei provare a fare un ragionamento privo di ideologia e di emozionalità ma stando ai fatti cercando di dipanare la matassa poco alla volta .
La rivolta in Libia avviene schierano con loro sull’onda di quanto stava accadendo in tutto il nord africa . I ribelli assaltano le caserme e si armano perchè molti militari si schierano con loro e perchè conoscono bene chi è il loro Rais e come agirà . I primi ad essere trucidati dal regime sono gli ufficiali che si rifiutano di sparare sulla folla . I ribelli con quel poco che hanno trovato nelle caserme si difendono da attacchi delle milizie di Gheddafi . Dopo aver conquistato il controllo di alcune città senza aver trucidato alcuno il regime inizia una contro offensiva utilizzando tutti i mezzi a a sua disposizione compresi missili e armi pesanti . Le truppe di Gheddafi riconquistano quasi tutte le città e si preparano a fare un genocidio a Bengasi . Cosa hanno fatto nel frattempo europa, stati uniti ,cina , lega araba , lega africana? assolutamente niente . Cosa abbiamo fatto noi ? Niente . Il documento di SEL è in ritardo di 33 giorni . Le maggiori responsabilità dei vari massacri in giro per il mondo e dell’intervento militare in libia sono nostre , di chi come noi è contro queste soluzioni ma che non ha fatto nulla per impedirle . Cina , Germania, Brasile , Fillandia , Lega araba , Lega Africana ,sono responsabili dell’accaduto quanto USA francia e Inghilterra . Se a tempo debito avessero picchiato i pugni sul tavolo sarebbero stati in grado di indirizzare la vicenda in altra direzione ma ciascuno è più o meno interventista a secondo dei suoi interessi. Noi pacifisti come sempre abbiamo atteso che la situazione precipitasse per poi dire che siamo contro ogni intervento , che esiste l’auto determinazione dei popoli , che le bombe sono brutte e altre centinaia di minchiate simili . Io vorrei che anzichè fare la conta di quanti milioni di persone sono state trucidate da altri regimi senza che l’onu o la nato facessero qualcosa ci assummessimo le nostre responsabilità di cittadini del mondo chiedendo ai nostri rappresentanti politici di occuparsi molto più di queste vicende e molto meno delle
stronzate interne che affliggono il nostro paese

Antonello Natali 27 marzo 2011 - 11:52

Stiamo attenti ad esprimere posizioni definitive; dopo l’analisi e la condanna sulle mancate politiche internazionaliste e di cooperazione dell’Europa e dell’Italia in particolare verso l’Africa del nord, dopo aver finalmente denunciato a chiare lettere che Gheddafi è un dittatore sanguinario e dopo aver dato la solidarietà militante al popolo libico, dovremmo cercare di capire chi si è mosso e come si è mosso sullo scenario della crisi libica: quale è stato il ruolo della Francia prima della crisi, quale il suo ruolo nella crisi, fare una analisi corretta ed approfondita sulla realtà libica cha differenzia questo Paese dalla Tunisia, dall’Egitto, dalla Siria e dallo Yemen.
Per fare una analisi corretta sulle soluzioni da perseguire per la risoluzione di questa crisi, è indispensabile sapere e capire il ruolo di tutti gli attori in campo.

Silvia Del Guercio 27 marzo 2011 - 10:21

Nessuno li dimentica, ma quei morti non sono una ragione per lasciare “indisturbato” il genocida Gheddafi. Neanche loro lo vorrebbero, credo.
La nostra Patria è il Mondo Intero, Nostra Legge è la Libertà ed un Pensiero Ribelle in cor ci sta.

Aiutiamo i ribelli in tutti i modi possibili.

Stefano Dall'agata 26 marzo 2011 - 21:22

Voglio solo ricordare che nell’Africa centrale sono morti 5 milioni di esseri umani senza che ONU, governi occidentali e altro muovessero un dito.
Ma forse i neri contano meno dei magrebini o degli israeliani o dei palestinesi, e poi la guerra lì era giustificata dagli interessi occidentali. Atrocità della Sierra Leone, interessi USA in gioco e nessun intervento, Darfur, interessi cinesi e nessun intervento.
Potrei continuare, ma mi fermo qui.
Condivido il documento di SEL e le dichiarazioni di Vendola.

Silvia Del Guercio 26 marzo 2011 - 18:21

Sono d’accordo con Giacomo Sansoni.
L’intervento internazionale mette il nuovo Hitler alle corde ed evita l’olocausto dell’eroico Popolo Libico.
Scelgo di fidarmi di Obama.
Come diceva Berlinguer nel ’73, mi sento più sicura con la Nato che…con i satrapi di ogni specie, odrine e grado.
No alla Guerra. Si alla Guerra di Liberazione.

Franco Astengo 26 marzo 2011 - 17:52

I PARTITI SONO LA POLITICA
La confusione che ha regnato, nel corso di questa settimana, sotto il cielo del Parlamento italiano, in occasione delle votazioni sulla guerra libica (avete presente: mozioni della maggioranza e dell’opposizione approvate entrambe grazie al reciproco scambio di “non partecipazione” al voto; numeri ballerini; possibilità non rilevata da nessuno, dal punto di vista dei mezzi di informazione di massa, della crisi di governo evitata soltanto per provvidenziali “assenze”, ecc, ecc) ha dato la misura della difficoltà di rappresentanza reale che sono in grado di esercitare i cosiddetti “eletti dal popolo” (in realtà “nominati di regime”) ponendo ancora una volta l’accento sulla necessità di riflettere non soltanto (come è comunque necessario fare) sulla formula elettorale, ma anche (e soprattuto) sui partiti, sulla loro funzione, sulla loro struttura, sulla loro capacità di produrre una efficace presenza istituzionale, frutto di un adeguato dibattito politico ( beninteso: al centro, come in periferia).
Facile sviluppare subito due affermazioni in premessa:
a) i partiti restano strumento indispensabile e insuperabile per l’esercizio di una democrazia sufficientemente compiuta;
b) in questa fase, per quel che riguarda la situazione del nostro Paese, i partiti dispongono, insieme, del minimo della credibilità nel loro ruolo sociale ed insieme del massimo di potere di nomina e di potere di spesa (finanziamenti pubblici ingentissimi suddivisi tra una quantità assai elevata di soggetti e presenza di un ceto politico”largo”, tra funzionari e quant’altro, foraggiato da benefits fuori mercato).
Questa seconda affermazione non deve essere minimamente definita come frutto di una impostazione “qualunquista” ma riflesso di una analisi della situazione di fatto e quale esito di una collocazione complessiva del sistema che, dopo alterne vicende sulle quali cercheremo di ritornare, si può ben definire di “destra”.
La distinzione tra destra e sinistra, infatti, è rimasta netta, non solo dal punto di vista dei contenuti, ma anche della qualità dell’agire politico e va individuata con precisione, senza sconfinare nel politicismo di definirla base di un presunto bipolarismo sul quale rimane molto da discutere.
Dunque: perché il sistema politico italiano è collocato “a destra”?
Cerchiamo di non aver paura delle parole.
Diamo per acclarati tre indispensabili assunti:
1)è mutato radicalmente, nel corso degli ultimi decenni, il rapporto tra economia e politica (includendo in questo discorso anche il tema della “globalizzazione);
2)i sistemi politici nazionali hanno subito una crisi derivante da una diversa allocazione dei livelli decisionali, in alto (ad esempio l’Europa), in basso (ad esempio le Regioni, anche se questo punto non deve significare necessariamente l’artefatto discorso “federalista” che sta venendo avanti in Italia). Insomma, anche i sistemi politici hanno sofferto e soffrono quella che è stata definita lo “Stato Nazione”;
3)Cresce l’autorganizzazione dell’antagonismo sociale. Cresce per due motivi almeno, la complessificazione e la nuova stratificazione della società e l’impossibilità di reperire, appunto da parte delle espressioni dell’antagonismo sociale, uno sbocco di rappresentanza politica, Emerge così la tematica dei “nuovi beni” impossibile da inserire in un contesto di ipotesi politica di trasformazione complessiva della società (si tratta di un tema affrontato già da Ingrao, nel suo “Masse e potere”, siamo negli anni’80) ed assolutamente non risolto, salvo l’annegarsi dei partiti all’interno dei movimenti in forma, da un lato, codina e dall’altra opportunistica (si vede alla voce: potere di nomina e risorse economiche).
Allora, perché in un sistema politico italiano che per decenni abbiamo considerato all’avanguardia sul piano europeo proprio per la capacità di radicamento sociale dei suoi principali partiti politici ( un punto, però, sul quale a nostra giudizio andrebbe aperto un dibattito molto più spregiudicato: perché a sinistra questo radicamento sociale corrispose, soprattutto, ad una fortissima capacità di acculturazione sociale ma, contemporaneamente, ad un “blocco” del sistema che, ha rappresentato, appunto, il fattore che ha portato il sistema politico italiano alla “coda” di quelli europei) si sono verificati questo tipo di fenomeni.
Assegniamo alla sinistra le sue precise responsabilità, perché è stata la sinistra a scendere sul terreno dell’avversario (in un momento topico della storia, quando convergevano assieme tre fattori di grandissimo rilievo: la caduta del muro di Berlino, il trattato di Maastricht, “Tangentopoli”) barattando, quale merce di scambio, i propri livelli di rappresentatività e di radicamento sociale con l’acquisizione di una sorta di centralità esaustiva dell’idea del governo (ricordiamo: il PCI fu sciolto all’insegna dello slogan “sbloccare il sistema politico”, senza che i proponenti lo scioglimento indicassero alcun approdo sul piano teorico: né la liberaldemocrazia, né la socialdemocrazia, divisi fra qualcuno che pensava di continuare ad interpretare, in chiave tattica, il vecchio filone della “doppiezza” togliattiana sulla linea dei fronti popolari, ed altri che pensavano ad un mal digerito ed improponibile, come è stato alla prova dei fatti, “kennedismo”).
La risposta della destra è stata quella del populismo più bieco sul piano dell’agire politico, dell’allineamento al neo-liberismo selvaggio sul piano dell’economia e dell’esaltazione del consumismo individualistico attraverso l’uso strategico dei mezzi di comunicazione di massa e degli strumenti frutto dell’innovazione tecnologica.
Una risposta alla quale, ancora, una parte della sinistra ha risposto allineandosi proprio sul terreno più pericoloso, quello dell’agire politico ( al partito-azienda, si è risposto con un numero congruo di partitini-personali, mentre l’estrema sinistra perdeva ogni qualsiasi capacità di attrazione e radicamento sociale ed il PD, formatosi semplicemente per rispondere alla crisi verticale che stava attanagliando i soggetti originari non riesce a darsi una plausibile dimensione politica).
Per concludere, da quale parte dirigersi (sperando, dopo lo spettacolo offerto in questi giorni dal Parlamento, che la sinistra non intende semplicemente recuperare qualche posto in parlamento attraverso l’uso propagandistico dello strumento partito-personale per ripromuovere un vecchio, e già battuto, “ceto politico”)?
La direzione ci pare una sola (trascurando, in questo caso, il livello europeo che pure sarebbe indispensabile da affrontare): non tanto e non solo quella di un sonniniano “ritorno alla Statuto” (ci riferiamo all’articolo 49 della nostra Costituzione, laddove fra l’altro sarebbe necessario riflettere sul “metodo democratico” inteso anche dal punto di vista della vita interna dei partiti stessi e non solo della loro capacità di confronto esterno) ma quella di un pieno recupero del concetto di “rappresentanza politica”.
Il tema teorico del concetto di “rappresentanza politica” appare, in questa fase assolutamente centrale, eppure nessuno sembra accorgersene e risulta impossibile porlo al centro dell’agenda del dibattito: ci abbiamo provato, ancora una volta, in questa occasione formulando, infine, un esempio.
L’esempio è questo: ci si lamenta della sparizione, più o meno, del movimento pacifista, ma quale collegamento potrebbe esistere tra un movimento pacifista ed un livello di rappresentanza istituzionale all’interno della quale l’unica possibilità per dichiararsi contro la guerra è stata quella di uscire dall’aula?
Perché ricordiamolo ancora una volta: entrambe le mozioni, quella della maggioranza e quella dell’opposizione sono state approvate perché entrambe prevedevano la guerra, l’uso delle armi, l’ennesimo ripudio dell’articolo 11 della Costituzione (secondo il quale, invece, ad essere ripudiata dovrebbe essere la guerra).
Savona, li 26 Marzo 2011 Franco Astengo

Alfonsodt 26 marzo 2011 - 15:46

grande dibattito e parecchi insulti,care e cari tutti,sono un militante di SEL,il coordinamento nazionale con il nostro leader si è riunito a ROMA ed è stato emanato un documento politico,di SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA’,personalmente condivido il 70% dello stesso,ho qualche riserva e una non totale condivisione dello stesso per il restante 30%.
ma cio non toglie di riconoscere il buon lavoro svolto dal comitato politico di SEL.
prendo spunto dall’lultimo capoverso per dare un mio modestissimo contributo,costruire la pace significa dire la verità,bene io dico la mia verità:bene la pace,bene la ripudianza della guerra,bene attaccare chi getta le bombe e chi fa uso delle stesse per esportare una pseudo democrazia,ma una cosa non comprendo,è
normale che un dittatore ammazza civili inermi
donne e bambini,uomini e ragazzi,inermi che hanno l’unico torto di gridare la loro sete di libertà e democrazia,difronte a questi orrori noi ci indignamo e facciamo un documento politico dove condanniamo questi atti di violenza inaudita nei confronti del proprio popolo che chiede solo pane e libertà e vengono accontentati con cecchini e cannonate con devastazioni civile ed umana difronte a questa barbarie di un despota noi siamo per la pace senza se e senza ma,tanto 1,10,100,1000,10.000,morti ammazzati si sono fatti uccidere perchè noi siamo contro la guerra,lo devono sapere all’ltro mondo che qui noi siamo contro la guerra, tanto mica è colpa nostra sè un tiranno non sente ragioni e ammazza civili inermi finanche dentro gli ospedali,l’mportante è che noi ripudiamo la guerra ed accettiamo a braccia aperte chi fugge da quegli orrori.-lavarsi la coscenza non credo sia la risoluzione di conflitti civili di despoti sanguinari.-alfonso di tullio mil/te SEL.

Giacomo Sansoni 26 marzo 2011 - 11:00

Risolvere le cose con la diplomazia è bellissimo, ma se gli Occidentali non fossero intervenuti Gheddafi avrebbe già ripreso il controllo di tutta la Libia, ed a quel punto non ci sarebbe stata nessuna trattativa. Adesso una trattativa ci può essere, ma prima? Solo la vittoria del tiranno

Sergio 25 marzo 2011 - 10:41

Ma trogloditi a chi!!!
Non è assolutamente vero che l’intervento è stato accettato all’unanimità da tutta l’europa!!
Operazione congiunta significa “di tutti” nessuno escluso…..
Gli unici che sono sempre congiunti sono gli americani e gli inglesi, e a ruota i tirapiedi come italia,francia e qualche altro ipocrita che dice “NI” per non sbilanciarsi troppo….
Sono indignato e profondamente deluso dai nostri governanti che invece di pensare a creare un futuro migliore per noi giovani fanno di tutto per evitare che un futuro ci sia… Per concludere, non sopporto e scalpito nel sapere che il mio futuro e quello di tutti i GIOVANI venga deciso e disegnato da VECCHI BAVOSI impotenti frustrati perche la loro vita volge al termine.. Fatevi da parte e se proprio non ci riuscite “tiratevi un colpo”.!

Davide 25 marzo 2011 - 09:52

Che queste parole dette da Berlusconi siano un’evidente speculazione opportunistica mi sembra lampante. Ciò non di meno è altrettanto vero che negli ultimi anni abbiamo assistito ad un irrefrenabile bisogno di esportare la democrazia nei paesi ricchi di beni enrgetici.

Ies Ui Chen....o No? 25 marzo 2011 - 09:30

Bellissimo ragionamento….difetta di un presupposto base: Muhammar Gheddafi è nato e si è fatto forte nel corso dei decenni grazie all’appoggio e al sostegno dell’Unione Sovietica. Dove kazzo eravate voi comunisti, pseudo pacifistardi, negli anni 80 mentre questa testa di kazzo libica bombardava e sterminava migliaia di persone e bambini in Ciad con l’avallo e il sostegno militare del mondo comunista di allora? Non lo sapete? Ve lo dico io: a curare la gobba che vi era venuta a genuflettervi e baciare mani di dittatori comunisti come Stalin, Breznev e& C.
Vergognatevi…voi la storia la ricordate sempre e solo come kazzo vi pare a voi!!

Silvia Del Guercio 25 marzo 2011 - 07:48

Ho appena letto una dichiarazione da Bruxelles di Berlusconi Silvio: “….Ma possibile che dobbiamo portare la Democrazia solo dove c’è il petrolio? Ma che, dobbiamo dichiarare guerra a tutto il medio Oriente?…”.

Tale dichiarazione copre gli affari sporchi di Berlusconi. E fin qui, tutto chiaro.
Mi è meno chiaro il perchè io abbia dovuto ascoltare le STESSE, IDENTICHE parole sia l’altra sera in sezione, che in numerosi commenti qui.
Quantomeno inquietante.

Dream 25 marzo 2011 - 06:33

Questo documento è uno splendido esempio di autoerotismo teorico buono per un bel dibattito ad un qualche circolo filosofico. Un grande impegno ad esporre la propria posizione teorica e il più olimpico disprezzo per la prassi politica e le scelte da operare nel mondo reale.
Ma voi vi candidate alle elezioni politiche, e quindi chiedete consenso per operare sul piano politico, cioè sul mondo reale, nel quale le scelte importanti sono quasi sempre dolorose, di compromesso, distanti dalla utopia di riferiemento.
Se devo giudicare la capacità di azione politica in base a questo documento, devo dedurre che SEL deve stare ben lontano dal governo del paese.

Piero 24 marzo 2011 - 20:18

Ora è chiaro che questi libici che si lamentano delle bombe che gli piovono addosso non conoscono neppure l’ABC della democrazia.
Lo sanno i libici che tutte le decisioni sono state prese DEMOCRATICAMENTE,ripeto DEMOCRATICAMENTE
sia dall’ONU che da tutti i parlamenti europei che hanno discusso e votato DEMOCRATICAMENTE.
TROGLODITI !!!
Hasta la democratia siempre

Francesco 24 marzo 2011 - 19:20

cari compagni, a leggere i vs. commenti c’è da pensare che viviate su marte!
il modello di società reclamato è costruito sui sogni; io invece da “ex-vetero comunista” continuo a professare pragmatismo e analisi scientifica ( non psichedelica…….) della realtà. Nei vs. programmi chiedete più soldi alla cultuta, alla ricerca, alla scuola, alla sanità , alle infrastrutture , alla famiglia , alle politiche di accoglimento etc etc.
ma qualcuno di voi ha sentito parlare mai del Trattato di Mastricht e del patto di stabilità?
qualcuno mi vuole dire dove pensa di reperire i soldi? se vogliamo prendere in giro la gente chidendo la luna, fate pure ( occhio a dove si va a parare…) ma Utopia e la Città del sole, misembrano più proiezioni oniriche o trastullazioni “solipsistiche”. a meno che qualcuno abbia la coerenza di dire: fuori l?Italia dall’Unione Europea, fuori da Mastricht, fuori dal GATT e adottiamo una bella politica economica socialista assieme a Cuba e Venezuela……
p.s. Qualcuno, visti anche i tempi, ha chiesto per caso a Muti di ridursi il compenso per le sue prestazioni ? (pari a ventanni di stipendio metalmeccanico…) oppure qualcuno achiesto conto alla Smat di Torino ( dove non cisono i soldi per gli sfrattati..) dei 400,000 euro spesi per un “fallo di bronzo e acciaio” ( leggasi scultura…) deposto all’ingresso della medesima nel giorno stesso in cui l’assessore Passoni ( del comune di Torino e quindi azionista di Smat) annunciava i tagli alle mense scolastiche?
cordiali saluti ( e fate meno uso di LSD…)

Giangi 24 marzo 2011 - 14:26

Ho letto in questo documento che “il principio della non interferenza negli affari dei singoli stati sia un delitto contro un principio più grande ed importante, quello del rispetto dei diritti umani”;
Ho letto inoltre, in questo sito, la dichiarazione di Vendola rilasciata all’Ansa: “Dobbiamo impedire che Gheddafi completi la sua macelleria civile, ma anche vigilare con cautela che l’opzione militare non si trasformi in qualcosa di imprevedibile “.
Sorvolo sul quel binomio orwelliano che accosta “civile” a “macelleria” e cerco di sintetizzare: mi par di capire che per SEL e Vendola sia condivisibile interferire negli affari dei singoli Stati attraverso l’opzione militare.
Non ho ancora letto, però, documenti e dichiarazioni dello stesso tenore diretti ad Israele che, senza vigilanza e senza cautele, sta completando, e da oltre sessant’anni, la sua “macelleria civile” nei confronti del popolo palestinese.
In compenso, credo di aver capito a quale “guerra a geometria variabile” si riferiva Elettra Deiana nel suo articolo di ieri: la vostra.

Ugo Francesco Calvo 24 marzo 2011 - 13:50

Ma davvero qualcuno pensa che l’ENI abbia bisogno di Berlusconi o Gheddafi per vedere rispettati i suoi diritti di interesse di estrazione e di trasporto, qualunque sia il governo in carica?

Artemide 24 marzo 2011 - 12:20

Sostanzialmente il documento redatto dal S.E.L.coincide con le mie aspettative.Sulla risoluzione 1973,avremmo dovuto astenerci come la Germania,la Russia,la Cina ecc.le quali,tuttavia,hanno agito non tanto per il rispetto delle norme statutarie,quanto per l’assenza di specifici interessi nell’area libica.Interessi che invece sono ampiamente riscontrabili nella politica di Gran Bretagna,Francia e Italia.
.
Non ho nominato gli STATES perchè,in effetti,per loro la questione libica,presenta vantaggi talmente irrisori da non compensare le grane presenti e future.Quali possono essere queste grane ? Haass,eminente democratico statunitense,sostiene che non vi sono molte ragioni per ritenere gli oppositori in rivolta come una valida alternativa al regime di Gheddafi.Fra i Repubblicani Newt Gingrich, per esempio, ha dichiarato che:”Iran e Corea del Nord sono minacce molto più grandi”.Insomma,la Libia non è ai primi posti nella scala delle loro priorità.
.
E veniamo alla FRANCIA.Come mai tanta insofferenza nell’attendere i risultati delle sanzioni e tanto zelo bombarolo per distruggere il quartier generale di Gheddafi ?La questione umanitaria è solo un pretesto per giustificare sfacciati interessi a vantaggio nazionale.Da anni la Francia ha installato una base militare negli Emirati a tutela dei regimi Arabi sunniti contro l’Iran sciita. Infatti sta sostenendo i Sauditi per la repressione (umanitaria?) delle popolazioni sciite in rivolta negli Emirati stessi…L’obiettivo ultimo è quello di portare il petrolio libico entro l’orbita dell’influenza saudita,ed ottenere canali preferenziali di business e profitti per la Francia.
.
La GRAN BRETAGNA,a conoscenza dei propositi francesi si è affiancata a Sarkozy proprio per non lasciargli campo libero negli affari con gli Arabi sunniti,rilevanti anche per il governo inglese,dal momento che con i loro capitali tengono in vita la piazza finanziaria di Londra.
.
La vera ‘guerra’sotterranea è tra Francia ed ITALIA perchè quest’ultima rischia di perdere i canali privilegiati libici per l’approvvigionamento di petrolio e metano.Ma c’è un’altra posta allettante in gioco:il MANDATO PROCONSOLARE per la GESTIONE del MEDITERRANEO assegnato dagli Stati Uniti in ritirata.Fra le due furbe’sorellastre’,all’Italia toccherà la parte di Cenerentola? Considerando il Premier che ci ritroviano,temo di sì.Il Comando della Marina (embargo armi,ma
anche controllo profughi ?) resterà l’unica concessione.
.
La verità è che la becera politica neocoloniale sta rialzando la testa,non solo per l’oro nero,ma soprattutto per il controllo del Nord Africa e del Medioriente, e questo dimostra la nostra debolezza come Stati Uniti d’EUROPA nei riguardi di quei giovani Paesi arabi che aspirano alla democrazia.

Spartaco Innocenzi 24 marzo 2011 - 11:51

Sinceramente non conosco nè credo conosciamo il numero delle vittime civili da parte dell’ex migliore amico del nostro “imperatore bugiardone”.C’è chi parla di 350 e chi di oltre 5.000.La vicenda libica per certi versi somigla aquella di Srebrenica dove furono trucidate oltre 8.000 persone per ordine del macellaio Mladic.In quell’occasione l’europa stette a guardare per poi inviare un manipolo di soldati ONU dove furono disarmati e spogliati delle loro divise le quali poi le indossarono i carnefici.Anche in questo caso,per alcuni giorni abbiamo lasciato che Gheddafi compisse stragi di civili e nonostante gli avvertimenti da parte dell’ONU continu imperterrito soprattutto a Misurata.Anche in questo caso la confusione tra i paesi europei e non ,è regnata sovrana.A questo punto, cari compagni,non possiamo pensare NO GUERRA,NO GHEDDAFI.L’intervento in base alla risoluzione 1973 dell’ONU è lontana parente di quella nei confronti dell’Iraq e della stessa Afghanistan anche perchè in quelle occasioni furono gli USA a calcare la mano frecandosene dell’ONU.Le guerre sono sempre da bandire,ma pensare di abbattere Gheddafi prendendolo solo a schiaffi ce ne corre.Poi,se permettete,in Libia esistono due stati contrapposti:La Cirenaica e la Tripolitania senza parlare di varie tribù. Infine,questa occasione ha dimostrato qualora ce ne fosse stato bisogno,la disfatta dell’unione europea.L’unione europea esiste solo sulla carta perchè poi ognuno continua a farsi gli AFFARI propri.

Angelo Marotta 24 marzo 2011 - 10:50

Angelo Marotta Al signor Presidente della Repubblica

Piazza del Quirinale
ROMA

e, p.c., Al signor Sindaco di

LAMPEDUSA

Signor Presidente,

sono un lavoratore del Comune di Mazzarino, un paese di dodicimila anime dell’entroterra siciliano in provincia di Caltanissetta.
Le scrivo, signor Presidente, chiedendo scusa se La importuno, perché di fronte all’ipocrisia delle “guerre umanitarie”, all’insipienza politica e sociale della Comunità Europea, specializzata solo in “ricette” economico-finanziarie, e al cospetto del cinismo del nostro (?) governo, mi sembra straordinario quello che sta facendo il popolo di Lampedusa, confermando ancora una volta tutta la loro capacità di accoglienza e sostegno verso chi soffre e scappa dalla guerra e dalla miseria.
Lampedusa sta dimostrando al mondo intero il significato profondo, vero di solidarietà, di riconoscimento ad ognuno di esistere come persona, come essere umano.
Cinquemila persone che offrono ospitalità e aiuto ad altrettanti uomini, donne e bambini, che forse diventeranno di più, vittime del destino infame di essere nati in terre di miseria e violenze.
Bisogna inchinarsi innanzi a tale lezione, grazie alla quale il mondo intero potrà tornare a pensare all’Italia come al “Belpaese”.
Forse sarebbe il caso che alcuni “pezzi” del nostro Paese, votati all’egoismo ed alla ricchezza, traessero esempio da quella lezione.
Per quello che fanno ormai da anni nei confronti dei migranti, e che stanno dimostrando ancor di più dall’inizio delle rivolte in Tunisia, Egitto e Libia, ai cittadini di Lampedusa dovrebbe essere riconosciuto il Premio Nobel per la Pace. Così, semplicemente.
Chiedo a Lei, signor Presidente della Repubblica, che in questi giorni di festeggiamenti per il 150° dell’Unità d’Italia, ha saputo rappresentare come nessuno i sentimenti migliori e più alti degli italiani, e ridato priorità al valore intrinseco dello stare assieme, di volere avanzare ufficialmente, a nome del nostro Paese, tale richiesta.
Non mi intendo di protocolli, per cui chiedo sommessamente scusa per la forma di questa mia lettera, ma sono certo che coglierà lo stesso i l’attenzione del nostro Presidente.
Al primo cittadino di Lampedusa, cui la presente è inviata per doverosa conoscenza, chiedo di invitare sull’Isola il Capo dello Stato (tra l’altro il nostro Presidente ama le isole minori della Sicilia) e, magari in quell’occasione, ufficializzare la candidatura al Premio Nobel per la Pace.
Ringrazio ancora lo straordinario popolo di Lampedusa e formulo, al signor Presidente della Repubblica i più
deferenti ossequi.

Switters 24 marzo 2011 - 08:19

Per informarsi. e conoscere diversi punti di vista, soprattutto quelli del movimento libico.
Fortress Europe: One two tre merci Sarkozé http://fortresseurope.blogspot.com/2011/03/one-two-tre-merci-sarkoze.html
un bel post, un bel pensiero, un bel dubbio di Gabriele Del Grande da Benghazi.
Tra i mille dubbi e i mille scricchiolii che avverto, ho la sola certezza che da questa nostra cultura lontana e da questa nostra terra protetta nessuno di noi – non gli interventisti, non i pacifisti – sia in grado di comprendere e avere un’opinione “pulita” su ciò che accade in Libia.
… poi c’è una terra senza petrolio.
Costa d’Avorio, è guerra civile totale Fughe di massa e cadaveri abbandonati – Repubblica.it
http://www.repubblica.it/solidarieta/cooperazione/2011/03/21/news/costa_d_avorio_guerra_civile_totale_fughe_di_massa_e_cadaveri_abbandonati-13911345/?ref=HREC1-10
Si aggrava la crisi umanitaria nel paese africano per la lotta ingaggiata da Laurent Gbabgo, presidente uscente che non accetta la vittoria (riconosciuta dall’Onu) di Alassane Ouattara. Gli aiuti umanitari di Terre des Hommes nelle bidonville della capitale.

Silvia Del Guercio 24 marzo 2011 - 06:45

Per Daniele “…quando processiamo Bush, Obama etc….”.
Diceva la mia saggia nonna: “Una cosa alla volta, per carità…”

Adesso c’è l’opportunità di fare fuori il Grande Mercenario che avuto in appalto (in cambio di milioni, perchè questo è il famigerato “Trattato di Amicizia”…dalla Lega l’incarico di torturare e fare morire nei campi di concentramento nel deserto i disperati che altrimenti sbarcherebbero sulle nostre immacolate coste.

O ci fa comodo che continui a fare il lavoro sporco? No, vero?

Gianni 24 marzo 2011 - 01:22

Sono un iscritto a SEL, Condivido il documento anche se non mi piace molto l’impostazione di equidistanza tra chi dichiara la guerra e chi si sta difendendo. Con quale conoscenza dei fatti esprimiamo dei giudizi ? Io sono contro la guerra quando si aggredisce un paese sovrano e in particolare quando si riuniscono i ricchi e potenti per imporre la loro volontà ai più deboli. Mi auguro che i popoli arabi riescano a liberarsi di tutti i re, emiri ecc ….. che stanno al potere grazie agli interessi di noi occidentali. Ai nostrani “esportatori di democrazia”, consiglio di studiare bene la nostra storia con tutte le italiche imprese coloniali (Abissinia-Tripolitania-Cirenaica-Somalia-Albania-Croazia ecc ecc)forse capiranno perché nella Costituzione è stato inserito un chiaro articolo 11.

Andrea T 23 marzo 2011 - 22:00

Sebbene sia un elettore di SEL non concordo con il documento. Credo che dietro la guerra ci siano forti interessi economici, le critiche in questo senso sono tutte condivisibili, ma neppure il negoziato mi sembra una strada praticabile (sanzioni? salvacondotto? per Gheddafi). Credo che in situazioni così particolari sia difficile ridurre la complessità della realtà a scelte univoche e nette. La pratica del dubitare andrebbe maggiormente coltivata, almeno qui.

Antonio 23 marzo 2011 - 21:32

In Libia c’è un popolo in rivolta per la libertà e per la democrazia. Questa non è una guerra come le altre, è una guerra di Liberazione. Senza le armi e i mercenari usati da Gheddaffi, il popolo libico avrebbe conquistato Tripoli già da un bel pezzo. VOGLIAMO RIMANERE NEUTRI ? VOGLIAMO CHE I RIVOLTOSI VENGANO MASSACRATI ? PERCHÈ DI QUESTO SI TRATTA ED È SU QUESTO CHE BISOGNA DECIDERE, non su teorie e su principi astratti. La guerra è quasi sempre ingiusta, ma anche la pace qualche volta può essere non giusta.
Imperdonabile sarebbe, se per amore di astratte teorie, dovessimo consegnare ai posteri, una così bella pagina di Storia e di Democrazia schiacciata nel sangue.

Antonio 23 marzo 2011 - 21:29

In Libia c’è un popolo in rivolta per la libertà e per la democrazia. Questa non è una guerra come le altre, è una guerra di Liberazione. Senza le armi e i mercenari usati da Gheddaffi, il popolo libico avrebbe conquistato Tripoli già da un bel pezzo. VOGLIAMO RIMANERE NEUTRI ? VOGLIAMO CHE I RIVOLTOSI VENGANO MASSACRATI ? PERCHÈ DI QUESTO SI TRATTA ED È SU QUESTO CHE BISOGNA DECIDERE, non su teorie e su principi astratti. La guerra è quasi sempre ingiusta, ma anche la pace qualche volta può essere non giusta. Imperdonabile sarebbe, se per amore di astratte teorie, dovessimo consegnare ai posteri, una così bella pagina di Storia e di Democrazia schiacciata nel sangue.

Giuliana Ranieri 23 marzo 2011 - 20:27

sacrosanto fermare gheddafi, ma non con le bombe. vorrei che questo documento fosse diffuso il più possibile. questa è una guerra nonostante le dichiarazioni di frattini, e noi, non possiamo permettere che lo strumento delle armi venga utilizzato per sconfiggere il dittatore e portare la democrazia – è un non senso- è la sconfitta della politica.

Ernesto 23 marzo 2011 - 19:23

Come Elettore del SEL
Chiedo Al Cordinamento Nazionale che ha steso il Documento sopra esposto,che non condivido:
A chi si dovrebbe chiedere il cessate il fuoco per consentire l’avvio di negoziati tra le parti con l’obiettivo di mantenere l’integrita’ e l’autonomia di quel Paese sotto un nuovo governo democratico?

Scusate,se sono diretto, ma vi rendete conto di ciò che scrivete e il senso dei concetti espressi? Siccome una delle Parti in causa è Gheddafi ,secondo voi, Lui si metterebbe a un tavolo per instaurare delle trattative al fine di cessare il fuoco e aiutare una transizione perché il paese passi sotto un nuovo governo democratico.
Alle volte penso che chi scrive non si renda conto di cio che scrive!
Io sono, lo ho gia esposto in un post precedente,d’accordo con la posizione del PD.In questo caso.Basta buona fede a buon mercato!

Ernesto 23 marzo 2011 - 18:06

Pur essendo un elettore del SEL non condivido affatto la posizione del partito sulla Libia,in quanto penso:
La rivoluzione araba ha messo in luce tutte le povertà politiche e culturali di questa sempre più sgangherata Europa.
Si sono spaccati Gli Stati,i partiti, i movimenti ,la sinistra, la destra , la Nato.
Naturalmente la classe dirigente piu’ impreparata e penosa è quella Italiana.
Forse perchè si aspettano che gli Italiani siano contagiato dai giovani arabi e arabe??

SI PUO DIRE CHE:

2) 1) Obama non è Busch quindi il contesto internazionale non è più quello della guerra preventiva realizzato dalla estrema destra fascisteggiante americana.

2) a differenza che in Kosovo, in Iran , in Afganistan ora siamo di fronte a un movimento rivoluzionario del mondo arabo di caratteristiche inedite , non islamico,non socialista , non nazionalista ma semplicemente democratico , spontaneo , con un programma semplicissimo “pane e libertà” evidentemente figlio nel bene e nel male di questa fase capitalistica chiamata globalizzazione.

3) Di fronte a questa situazione io sono d’accordo con la risoluzione Onu di un intervento armato teso a impedire un massacro di massa dei giovani rivoluzionari e della popolazione inerme, poichè mi sembra lapalissiano che se Ghedaffi riuscisse a spegnere nel sangue la rivoluzione questo avrebbe certamente un riflesso negativo su tutte le altre rivoluzioni in atto nel mondo arabo.

Non si possono avere posizioni di chiamarsi fuori di fronte a un movimento come quello del Magreb.Puzza molto di cattolicesimo ponziopilatesco!

Paolo Pineider 23 marzo 2011 - 17:37

Non ho intenzione di parlare degli errori e misfatti del nostro governo, o di quelli degli altri paesi. sappiamo bene che ognuno ha i propri interessi e la cosa è abbastanza vergognosa,purtroppo è la realtà. Ma vogliamo una volta tanto partire dal popolo libico? Chi glie lo va a dire che è meglio trattare… quando ti sparano addosso? Se non sbaglio all’inizio c’erano solo manifestazioni pacifiche, e… si chiedevano le dimissioni.
Non si può trattare con chi non vuole.
Ho anche sentito dire… si alla lotta per la libertà, ma no alla guerra civile. Ma perchè dobbiamo sempre dare lezioni? Che cosa ha portato la guerra di liberazione (civile) dal fascismo? La repubblica di Salò è finita perchè si è combattuto! Il Risorgimento Italiano si è servito dell’appoggio ora dei Francesi, ora degli Inglesi. Era chiaro che questi avevano anche i loro interessi, ma alla bisogna ce ne siamo serviti! E che dire della seconda guerra mondiale? Gli Alleati Liberatori mica sono venuti per beneficienza. Sta poi al popolo capire fino a che punto accettare o meno un aiuto. Anche in questo caso. E mi risulta che sia stato richiesto disperatamente. Diversamente, ora saremmo a manifestare contro Gheddafi a casa nostra, mentre a Bengasi sarebbero tutti morti.

Ugo Francesco Calvo 23 marzo 2011 - 16:26

Uno che fa sparare su un ospedale e ordina di uccidere chiunque cerchi di entrare o uscirne non è soltanto un dittatore, è un criminale e i suoi accoliti un’associazione per delinquere. Qui non siamo in presenza di guerra ma di azione violenta contro la violenza. Non è questione di dirimere contrasti ma di impedire genocidi. Davvero non capisco la posizione di SEL da cui mi dissocio.

Rosa 23 marzo 2011 - 16:19

Io però credo che la questione non sia tanto quella di misurare la nostra adesione o meno a quello che fa il governo francese o italiano (immagino che la risposta sia scontata per tutti noi), ma se sosteniamo o no la rivolta libica. L’ipocrisia è non affrontare questo nodo, da cui consegue in buona parte il resto.

Ersilia 23 marzo 2011 - 16:16

condivido al 100%il documento ma fatelo girare in modo che tutti conoscano la posizione di SEl.Insomma pubblicizzatelo il più possibile.

Onofrio G. 23 marzo 2011 - 16:06

In Libia non c’è una rivolta popolare, come avvenuto in Tunisia e in Egitto, ma una guerra civile.
Una guerra civile [fra Gheddafi e quelli di Bengasi].
Una guerra funzionale agli interessi strategici delle multinazionali europee e statunitensi.
È la guerra del petrolio!!!
NO a Gheddafi! NO alla guerra! NO a tutte le guerre!!!

Maurizio Angelini 23 marzo 2011 - 15:41

Contro Gheddafi è in atto da più di un mese una rivolta armata che da una ventina di giorni almeno chiede un intervento armato che impedisca lo schiacciamento della rivolta stessa. La natura del regime di Gheddafi è emersa in tutta la sua barbarie di fronte al trattamento che è stato riservato ai migranti cacciati indietro dalle motovedette libiche con alla guida finanzieri italiani( o viceversa, non ricordo).
Se non vi è un intervento armato di aiuto agli insorti in Libia chi vince? Dopo di che diamoci obiettivi chiari e limitati, riduciuamo al massimo il pericolo di avventureneocoloniali ma difficilmente ci si può sottrare al confronto armato con Gheddafi.Trovo inconcludenti e speciose le argomentazioni sulla incoernza di Sarkozy o di Berlusconi; quindi è meglio che siano coerenti e che aiutino il loro mico o che siano incoerenti e che lo abbandonino? E siccome non si è intervenuti con la forza a Gaza contro il massacro israeliano non si deve intervenire con la forza contro il massagro gheddafiano? Non mi sembra di condividere, in questo caso, la posizione del mio partito. Maurizio Angelini iscritto SEL Padova.

Daniele 23 marzo 2011 - 14:59

silvia del guercio e quando processiamo Bush, il premio nobel per la pace Obama per crimini di guerra in Iraq e Afghanistan fatti a suon di bombe al fosforo e uranio impoverito così come fanno i loro amici sionisti a danno del popolo palestinese.. Chissà perchè la NO FLY ZONE ad Israele non la applicano mai. Pura ipocrisia

Silvia Del Guercio 23 marzo 2011 - 14:50

Ricordo di avere appoggiato s suo tempo l’intervento armato angloamericano volto a liberare il mondo da Hitler e Mussolini, e l’ho appoggiato anche se non ero ancora nata, guardate un pò che roba!!!!!!!!!!!!!
Oggi ritengo che il Dittatore sanguinario gheddafi vada catturato e deferito al Tribunale dell’Aja.
Personalmente amerei impiccarlo a testa in giù a Piazzale Loreto…..

Filippo Boatti 23 marzo 2011 - 14:33

Il comportamento dei governi di Francia e Inghilterra è talmente ambiguo da ricordare il modus operandi di Gheddafi… prima dicono sì al comando Nato, poi tornano indietro… intanto di nascosto drenavano capitali libici… cari interventisti ma dove volete che vada a finire questa missione, sarà un disastro completo.

Claudio - Amburgo 23 marzo 2011 - 14:16

Mi trovo completamente d’accordo con questo documento!

Nando 23 marzo 2011 - 13:59

Occorre rilanciare con determinazione il movimento pacifista che appare in questo frangente in posizione marginale rispetto agli eventi che si succedono incalzanti in un lembo della Terra così vicino al nostro Paese. Oltre il gesto simbolico di esporre da tutti i balconi le bandiere arcobaleno, chi rifiuta categoricamente il ricorso alla guerra come strumento per risolvere le controversie internazionali ha l’obbligo morale di criticare senza se e senza ma l’interventismo bellicista e guerrafondaio che tanti lutti ha causato e causa tra le polazioni civili con il prestesto dei nobili motivi umanitari dietro i quali si nascondono le vere intenzioni dei “volenterosi” (sic!)di decidere il futuro assetto geopolitico della Libia e dell’intero scacchiere del Mediterraneo, un’ area strategica per lo sfruttamento ed il commercio delle riserve petrolifere che tanto stanno a cuore ai Paesi energivori della Coalizione che hanno scatenato come tanti apprendisti stregoni un altro conflitto da cui sarà difficilissimo uscire

Giorgio Semproni 23 marzo 2011 - 13:57

Vanni cara, purtroppo nn so cosa ci stia capitando da un po’ di tempo a questa parte, a volte mi sembra che il berlusconismo sia ormai un virus che attecchisce a dx e sn, senza piu’ un minimo di razionale ragionamento che ha sempre contraddistinto la ns. cultura di solidarietà, uguaglianza e contocanto a qualsiasi forma dittatoriale, di qualsiasi forma e colore politico..La storia insegna che le guerra hanno sempre distrutto e costruito nulla, anche le guerre appoggiate dai D’Alema ecc.ecc..forse oggi si vive meglio nella ex jugoslavia? Il ns. compito di gente di sinistra secondo me, non e’ soffermare il pensiero su pro e contro guerra, ma pensare che il mondo sta cambiando e con esso anche le necessità dei popoli che lo abitano, e noi quale risoluzione abbiamo..alzeremo ogni volta la mano votando si ad ogni intervento armato..io su questo ogni tanto guardo mio figlio e la mia risposta e’ no..non merita un mondo un mondo di guerre, mio figlio, neanche da vedere in tv, fino a che solo la tv ce le propone..e penso a tutti quegli occhi innocenti che invece dei rumori dei giocattoli, sentono le grida e i sibili degli armamenti..penso anche a quei bambini con kalasnikhov in mano, che non sparano proiettili di gomma e regalati a natale, e penso anche io da occidentale quanta infanzia gli ho rubato…. grazie

Barbara Croce 23 marzo 2011 - 13:56

“Consideriamo il colonnello Gheddafi uno dei peggiori dittatori del pianeta”
Su questo punto non sono d’accordo i dittatori non sono nè peggiori nè migliori, sono dittatori!
Comunque il giovane Gheddafi liberò la Libia in modo non snguinario da una delle più atroci dittature, almeno questo è quanto lessi sul “Il Manifesto” dallo stesso Valentino parlato corrispondente per l’estero in Libia.

Vanni Maltoni 23 marzo 2011 - 13:42

@giorgio semproni
Bravo, fa piacere ogni tanto incontrare qualcuno che l’ha capita. Per un istante mi hai fatto sentire un po’ meno solo in questo mondo di folli.

Vanni Maltoni 23 marzo 2011 - 13:35

@Edoardo Trotta
Il “popolo libico” non esiste. Esistono 2 assembramenti di varie tribù che si stanno scontrando per avere il controllo delle risorse economiche del paese. A capo dei ribelli c’è una classe dirigente militare che fino a ieri stava con Gheddafi e che ora è rimasta “folgorata sulla via di Damasco”.
“Non può non colpire il fatto che fra i membri più influenti del Consiglio Provvisorio di Bengasi ci siano tanti esponenti del vecchio apparto del regime di Gheddafi.

Il presidente è l’ex ministro della giustizia libico Mustafà Abdel Jalil, bengasino come lo è l’ex ministro degli interni, il generale Abdul Fattah Younes passato con i ribelli alla fine di febbraio. Praticamente due che hanno condiviso con il regime la repressione e la “giustizia”…fino a febbraio.

L’ex generale ed ex ministro Abdul Fattah Younes “è stato già individuato dagli osservatori internazionali come possibile attore del futuro della Libia; il ministro degli esteri britannico William Hague ha già parlato a lungo al telefono con lui” (fonte: articolo di Sergio Cararo, direttore di Contropiano)

Giorgio Semproni 23 marzo 2011 - 13:35

No all’intervento militare contro uno stato sovrano
Dopo il voto, inaccettabile, del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che ha autorizzato, insieme alla no-fly zone, il ricorso a “tutte le misure necessarie” (di fatto il via libera ai bombardamenti), si moltiplicano le notizie di un imminente intervento militare anglo-francese (con una misera foglia di fico araba) sulla Libia.

Noi, che siamo cittadini di un paese che porta grandi responsabilità per la situazione che storicamente si è creata in quel paese, ci dichiariamo disponibili a sostenere ogni azione legittima che contribuisca a fermare lo spargimento di sangue e a trovare una soluzione politica alla crisi, mentre dichiariamo la nostra ferma contrarietà a ogni azione bellica condotta dall’esterno contro un paese sovrano. Quale che sia il regime, quale l’ordinamento che lo regge, la Libia resta un paese sovrano. Un paese diviso, in preda a una guerra civile assai grave, che ha già prodotto migliaia di vittime, ma non vi sono tribunali esterni, tanto meno armati, che potranno sciogliere legittimamente i nodi che vi si sono aggrovigliati. Non c’è alcuna legittimità in questa impresa, se verrà tentata.

L’obiettivo è consegnare la Libia a un partner affidabile in qualità di fornitore di materie prime energetiche. Sappiamo già che la no-fly zone sarà presa come pretesto per bombardamenti, come al solito “chirurgici”, di cui altri morti, militari e civili, saranno il prezzo che il popolo libico dovrà pagare. Ironia della sorte, toccherà di nuovo a Francia e Inghilterra il ruolo infausto che assunsero nella lontana crisi di Suez. Allora agirono apertamente nel loro interesse. Oggi fingono di farlo per ”ragioni umanitarie”.

Mirko Lombardi 23 marzo 2011 - 13:29

Lo chiedo ai favorevoli della risoluzione ONU: ma vi pare che la risoluzione sia applicata? E le liti fra i “volenterosi” sono per caso per essere più o meno umanitari?
Certo che è il momento di fare qualcosa, ma non la guerra, perchè questa valorizza Gheddafi e la parte di popolo che purtroppo ancora lo acclama (e sembra che non siano pochi…accidenti).
Ma qualcuno sa qualcosa di più sui rivoltosi? Dovremmo sapere tutto dal momento che le intelligence occidentali sono al lavoro sul posto.Le stragi di civili,di inermi,la distruzione di beni ecc.ecc. L’unico articolo documentato e non propagandista mi sembra questo (anche se assolutamente insufficiente)
22 marzo 2011 Sole 24 ore:
Reportage. «Noi ribelli, islamici e tolleranti»
Dal nostro inviato Roberto Bongiorni

DERNA – Protetto da una guardia del corpo, lo sguardo nascosto da occhiali a specchio, Abdul Hakim al-Hasadi si presenta all’appuntamento con un giubbotto di pelle sopra la galabbiya, da cui affiorano le sagome di due grandi pistole: «Non ho mai detto di voler instaurare un califfato islamico a Derna. Non ho rapporti con al-Qaeda e qui non ci sono jihadisti stranieri. Sono il responsabile per la difesa della città. Sarei il primo a saperlo. È solo l’ultima carta in mano a Gheddafi per spaventare l’occidente».
Abdul Hakim al Hasadi sa che il suo nome è sotto i riflettori dei media. Da quando, il 24 febbraio, sette giorni dopo l’inizio della rivolta, il vice ministro libico degli esteri, Khaled Kaim, lo ha citato più volte davanti agli ambasciatori europei: «A Derna è stato creato un emirato diretto da Abdel karim al-Hasadi, un ex detenuto di Guantanamo», ha dichiarato, parlando di scenario «alla talebana». Il connubio Qaeda-Derna è stato ripreso anche da Gheddafi il 3 marzo: «All’inizio della rivolta – ha precisato in tv – un ex detenuto di Guantanamo si è autoproclamato emiro di Derna e ha cominciato a giustiziare ogni giorno delle persone». Parole che hanno allertato diverse diplomazie occidentali, Italia inclusa.
La vicenda di Derna è tuttavia più complessa e nelle accuse di Tripoli vi sono degli errori palesi. Hasadi, il cui nome è Haqim e non Karim, offre la sua versione: «Non sono mai stato a Guantanamo. Sono stato catturato nel 2002 a Peshawar in Pakistan, mentre tornavo dall’Afghanistan dove combattevo contro l’invasione straniera. Sono stato consegnato agli americani, detenuto qualche mese a Islmabad, consegnato in Libia, e scarcerato nel 2008».

Il più celebre detenuto libico di Guantanamo (a cui alludeva il regime ma che non sembra avere legami con Hasadi) è Sufiyan al-Koumi, accusato di essere stato l’autista di Bin Laden, e liberato nel settembre del 2010 grazie all’iniziativa “reform and repent” dal figlio di Gheddafi, Saif al-Islam. Allora centinaia di combattenti del Libyan Islamic Fighting Group (LIFG) furono liberati dopo aver rinunciato alla lotta armata contro il regime (nel 2000 si erano già rifiutati di unirsi alla jihad globale di al-Qaeda). Derna è sempre stata una città ribelle, una spina del fianco per il Rais, che ha cercato , invano, di sottometterla. Tra il 1995 e il 1996 inviò le sue forze speciali nella città. Nei combattimenti contro l’LIfg morirono quasi 100 persone.

Eppure, quando si arriva in auto, dall’alto appare come una tranquilla cittadina che si affaccia sulla baia.
Che Derna sia una città conservatrice lo si vede dallo fervore religioso dei suoi abitanti , dalle vesti islamiche, dalle lunghe barbe. «Cari fratelli che avete combattuto in Iraq e in Afghanistan – incita lo speaker della radio locale, una delle emittenti nate in Libia dopo 42 anni di censura – ora è tempo di difendere la vostra terra!». Nel 2007 l’esercito americano a Baghdad diffuse una lista dei mujaheddin stranieri che combattevano a fianco degli insorti: su 112 cittadini libici , 52 (tra cui alcuni kamikaze) erano di Derna. «Io ne ho inviati circa 25 – precisa Haqim – . Alcuni sono tornati e oggi sono sul fronte di Ajdabiya; sono patrioti e buoni musulmani, non terroristi. Io condanno gli attentati dell’11 settembre, e quelli contro i civili innocenti in generale. Ma i membri di al-Qaeda sono anche buon musulmani e lottano contro l’invasore». Un discorso ambiguo. Eppure è inusuale sentire un uomo accusato di far parte di al Qaeda invocare l’imposizione di una no-fly zone e raid internazionali contro le roccaforti del rais.

Sbarbato, capelli lunghi, giacca e blue jeans, Faraj Ali, 42 anni, non ha l’aspetto di un estremista. Il capo del comitato centrale di Derna mette subito le cose in chiaro: «Non nego che esistano gruppi di combattenti, ma non hanno legami con al Qaeda». Faraj Ali illustra poi la nuova Libia: «Costituzione sistema multipartitico, tripartizione dei poteri». Anche il New York Times, in un recente articolo, ha scritto che «i gruppi islamici stanno collaborando con le controparti laiche per invocare una costituzione democratica». L’imam Mansour Hasadi , 47 anni, è molto popolare. Dal 1998 al 2002 ha scontato quattro anni nel carcere di Abu Dis. «Nemici dell’Occidente? Gheddafi ci ha impedito di studiare in Europa, inviando gli studenti in Africa. Io alzerei un muro con l’Africa e aprirei all’occidente. Derna è un esempio di integrazione culturale e religiosa». «Non ho mai visto l’estremismo in questa terra – ci spiega Suor Celeste Biasioco, 77 anni, in Libia dal 1964. – Qua la gente è tollerante. Ci considerano una grande famiglia». Nella caserma il colonnello Naser Al baraji, comandante della provincia di Derma, è impegnato a coordinare le forze: «I nostri giovani combattono sul fronte con noi contro un nemico comune: Gheddafi». Al Hasadi tuttavia, si dimostra realista: «Se la guerra andrà avanti a lungo è facile che estremisti stranieri entrino dai nostri confini». «Intolleranza? La miglior insegnante nella scuola di mio figlio è una donna – ribatte l’imam Mansour –. Io sarei felice di vedere una donna presidente della nuova Libia. Siamo musulmani, ma non per questo estremisti».

22 marzo 2011
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Vanni Maltoni 23 marzo 2011 - 13:27

Certo che leggendo i commenti viene da chiedersi: ma per voi essere di sinistra no dovrebbe voler dire usare un po’ il cervello visto che la destra da sempre usa solo i muscoli?
Possibile che in persone sedicenti di sinistra alberghi ancora ad oggi una tale ignoranza sulle dinamiche socio-politico-economiche che reggono le sorti del pianeta?
Ma dove vi informate a Studio Aperto? Ma ci siete mai stati in un paese diverso dall’Italia in una veste diversa da quella del turista spendaccione?
Ecco, dopo la vergogna di essere italiano mi tocca anche la vergogna di essere di sinistra…
“Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”. Né con Gheddafi né con i generali ribelli che fino a un mese fa stavano con lui e che insieme a lui si sono macchiati degli stessi crimini.
-I giovani sono stati mandati avanti nella prima fase solo per dare alla rincoglionita opinione pubblica occidentale l’idea che stesse avvenendo un ampio sommovimento di iniziativa popolare in tutto il NordAfrica-
Né con Berlusconi che si rimangia un trattato di cooperazione ANTICOSTITUZIONALE firmato con Gheddafi solo 6 mesi fa, né con Bersani che quel trattato ha ratificato con tutto il suo partito (unici gruppi parlamentari contrari IDV e UDC).
Né con la NATO, né con i dittatori, né con i dittatori insediati dalla NATO. Fintanto che non capiremo che i cambiamenti sociali possono essere acquisiti solo attraverso i cambiamenti culturali e non con la forza delle armi resteremo sempre le bestie assetate di sangue che eravamo ai tempi in cui imbracciavamo le clave. E ci estingueremo presto da questo pianeta, nella gioia di tutte le forme di vita che a noi sopravviveranno.
Io non sto con nessuno, io sto con il mio cervello e me lo tengo ben stretto. Cercate di farlo anche voi, perchè ricordatevi che un cretino di sinistra resta sempre un cretino.

Edoardo Trotta 23 marzo 2011 - 13:20

Qualcuno spesso fornisce numeri a casaccio.
La verità è che CHIUNQUE VINCA
o ha BACIATO Gheddafi
o ha TRADITO
Quindi nonostante le dichiarazioni siamo Comunque MESSI MALE.
Io spero che VINCA il POPOLO LIBICO con meno “impegni” verso gli “occidentali”.

Vanni Maltoni 23 marzo 2011 - 13:11

Leggetevi un po’ di giornalismo vero, così vi fate un’idea un po’ più chiara di quel che sta realmente succedendo:
http://www.megachipdue.info/
Io non avevo il quadro completo, adesso che mi son letto un po’ di roba scritta da analisti SERI va un po’ meglio.
E faccio presente che Megachip non è solo il “sito di Giulietto Chiesa”, anzi. Gli articoli che ivi vengono tradotti sono quasi tutti stati scritti da analisti stranieri, i quali senza sforzo fanno il loro mestiere molto meglio dei nostri pennivendoli al soldo delle varie corporations.

Daniele 23 marzo 2011 - 12:54

Giovanni viva Marx e Lenin anche no, io sono un Camerata !

ma ieri oggi e domani sempre antiamericani. i rivoltosi sono il 40% del popolo libico e ciò vuol dire che il 60% piaccia o non piaccia e a me non piace sta con Gheddafi. E’ vero che è stata una rivolta spontanea di popolo inizialmente ma poi è stata finanziata ed eterodiretta dalla Cia e dai servizi segreti britannici. Così come accadde in Iran dove provarono a far cadere Ahamdinejad ma non ci riuscirono. Qui gli sta andando bene. SU Gheddafi figurati se lo difendo, anzi aspetto ancora il risarcimento per l’espulsione di 20.000 italiani e la confisca dei loro bene quando salì al potere quel fanatico criminale. Ma non notare l’ipocrisia dell’ intervento non sarebbe giusto. Perchè allora non intervengono in Ruanda, nello Zimbawue, nello Yemen ecc.? è solo una questione di interessi

Giovanni 23 marzo 2011 - 12:47

@Daniele e vabbé finalmente ci siamo arrivati: l’ONU è al servizio dell’imperialismo atlantico. Gli insorti libici sono meno “puri” di quelli afgani e irakeni perciò che crepino pure e si tengano Gheddafi. Questa rivolta puzza, è di serie B. Viva Marx, viva Lenin, via Mao-Tze-Tung. Che meraviglia ragionare con gli stessi schemi anni Settanta…. da qualche parte a Destra si fregano le mani.

Luigi Antonio Nigri 23 marzo 2011 - 12:44

Purtroppo non mi piace.
No alla guerra. No a Gheddafi. Isolatamente i due NO mi piacciono. Ma ora non è tempo di esprimere giudizi del genere. E’ il tempo di prosi una domanda: Che fare?
La risposta data: l’Italia si faccia promotrice di una iniziativa politica per determinare il cessate il fuoco e l’apertura del tavolo negoziale.
E’, a mio avviso, una risposta tiepida e scipita.
Stiamo di fronte ad un tipo che si chiama Gheddafi…..sempre considerato o meglio fatto apparire ” estemporaneo e folkloristico ” ma di fatto ” folle e spietato dittatore”.
Cosa si può trattare con i ” folli”? Quale garanzia può dare l’accordo stipulato da un folle?
Non abbiamo ancora capito chi sia la controparte; li chiamiamo ” rivoltosi”. Ma chi li organizza? Quale la loro vocazione futura?
Siamo stai colonizzatori della Libia per 33 anni, ma della Libia non abbiamo capito niente. E non siamo stati in grado di scoprire che il sottosuolo conteneva le più grandi riserve di energia del Mondo. Paradossalmente abbiamo scelto le alleanze sbagliate perchè eravamo ” poveri, piccoli e denutriti ” mentre galleggiavamo sulla più gande ricchezza del pianeta…..
Sappiamo oggi che la Libia è un paese diviso in Tribù…. Quali di queste ha ( se l’ha ) una ideologia democratica?
Ed intanto la speculazione manda in tilt le nostre economie……..
L’Europa è una associazione ” mercantile”…nessuna ideologia, nessuna politica interna, nessuna politica estera…..niente. Ha la sola vocazione di standardizazre le carote e le banane…..
In definitiva, nessuno ha capito niente di ciò che sta accadendo….e se lo hanno capito, noi non lo sappiamo.
Grazie a Dio non sono un ” amministratore” perchè proprio non saprei cosa fare.

Scinteia 23 marzo 2011 - 12:31

Concordo con il documento, ma mi chiedo se SEL, in previsione di una alleanza col PD che porti alla cacciata di berlusconi, saprà mantenere le sue posizioni in merito alle questioni internazionali.
Se il centrosinistra andrà al governo, e nell’eventualità non remota di dover gestire altre crisi internazionali, si avrà la forza di non piegarsi alle pressioni delle lobbies colonialiste? Oppure ha ragione Bersani a dire che una volta al governo Vendola farà il bravo ragazzo e si adeguerà ad esse?
Non voglio precorrere troppo i tempi, ma le esperienze dei governi di centrosinistra mi lasciano qualche dubbio su quello che potrà avvenire…

Angelo Cleopazzo Sel Nardò 23 marzo 2011 - 12:31

Non finisce così. Da qui si apre la strada alla terza guerra mondiale: quella in cui l’ Africa affermerà la sua indipendenza dalle forze dell’ imperialismo atlantico. Io sto con gli africani. I popoli del sud del mondo avranno libertà.

Daniele 23 marzo 2011 - 12:30

Giovanni

perchè le risoluzioni ONU vengono sempre applicate di corsa quando bisogna difendere e tutelare gli interessi americani, francesi e inglesi e mai quelli ad esempio dei palestinesi visto che Israele ha violato un’ottantina delle stesse e non ha subito nessun embargo, sanzione o intervento militare? L’onu e la nato sono strumenti al servizio dell’imperialismo atlantico

Giovanni 23 marzo 2011 - 12:27

Il diritto all’ingerenza sta nelle carte fondative dell’ONU. Anche l’Uganda era una guerra civile. Ma c’è una differenza tra guerra civile e massacro indiscriminato di civili. Se la fobia per gli “amerikani” ci fa difendere persino Gheddafi derubricando un massacro a “problemi interni” siamo messi proprio male. Anche in Spagna nel 1936 c’era una guerra civile ma le Brigate Internazionali non ebbero dubbi nel capire chi era un dittatore. Domani alla prossima dichiarazione ONU contro Israele cosa diremo? Che non va attuata perché sono affari interni di Israele?

Daniele 23 marzo 2011 - 12:14

Ecco, una nuova “guerra umanitaria” per portare la “democrazia”. L’obiettivo della triade anglo-franco-americana è quello di mettere alla guida della Libia un governo fantoccio così come hanno fatto per Afghanistan e Iraq che faccia fare affari commerciali a buon costo alle loro compagnie petrolifere nazionali.Il diritto all’autodeterminazione dei popoli e delle nazioni nel rispetto delle sovranià dove sta allora? Gli ameriCANI hanno sempre messo il muso e fatto ingerenze negli affari interni degli altri Stati (Iraq, Afghanistan) e ora in Libia con la scusa del “terrorismo”, dell’ esportazione della “democrazia” e dei “diritti”.
Ovviamente l’italietta che è loro colonia con tanto di basi militari sul proprio territorio dal 1945 quando siamo stati “liberati”, si è allineata con i camerieri atlantici in servizio permanente all’unanimità (favorevoli sia il centrodestra che il centrosinistra) a questa nuova guerra “umanitaria”.
Gheddafi è un criminale che esprime da sempre sentimenti anti-italiani quindi nessuno lo difende, quello che dico è che in Libia è in corso una guerra civile fra miliziani del Regime e oppositori quindi una lotta interna ad uno Stato Sovrano e NESSUNO può arogarsi il diritto di invadere un territorio ponendo ingerenze militari nel cambiamento di un sistema. Ma si sa, in quel territorio sono in gioco interessi economici e geopolitici (gas, petrolio, posizione strategica sul Mediterraneo) e quindi si usa quello che sta accadendo come pretesto.
In Afghanistan ad esempio l’amministrazione Bush aveva fatto affari con i talebani fino al 2000. Poi quando essi negarono alla multinazionale UNOCAL la costruzione di un gasdotto sul loro territorio si ruppero i rapporti. Dopo l’11 settembre Bush con la NATO dichiarò guerra all’Afghanistan e sapete chi è ora il Presidente di quello Stato? Karzay ex consulente della UNOCAL! Un governo fantoccio quindi alle dipendenze degli americani come quello che c’è in Iraq.

FUORI L’ITALIA DALLA NATO, FUORI LA NATO DALL’EUROPA

Liliana Omegna 23 marzo 2011 - 12:05

Premessa non sono iscritta al SEL. Ho letto il documento, perfetto, ma non mi risolve i dubbi che questa volta ho nei confronti di questa guerra. Perchè nei giorni passati ho chiesto e sperato nella No Fly Zone, nell’intervento dell’ONU. Sono stata contenta, si ammetto contenta quando le truppe di Gheddafi sono state costrette a fermarsi a 2 ore da Bengasi, proprio perchè c’è stato l’intervento dell’ONU. Se fossi una cittadina di Bengasi e credo anche di Tripoli sarei contenta di un intervento dell’ONU. Come sarei contenta se Gheddafi venisse catturato e processato per crimini nei confronti dell’umanità. Ma questo non avverrà naturalmente e spontaneamente.Dire tutti no mi verrebbe più facile, ma ho perso l’innocenza da tanto tempo e penso che non ci sono interventi/ingerenze che soprattutto in questo caso siano indolori. Del resto aspettare avvolta in una consolatoria bandiera della Pace manifestando. non mi basta. Non mi basta più.

Giovanni 23 marzo 2011 - 11:36

Io mi ricordo quando il Vietnam appena uscito dalla guerra con gli Americani invase la Cambogia di Pol Pot. C’erano i manifesti per le strade con scritto “Giù le mani dalla Cambogia”. Poi – dopo – come al solito abbiamo scoperto che Pol Pot stava commettendo un genocidio di proporzioni incredibili. Ma l’abbiamo capito dopo con buona pace dei morti. Ora c’è una risoluzione dell’ONU, una di quelle risoluzioni che chiediamo sempre siano rispettate da Israele. Perché adesso questa non va rispettata? E perché di fronte al macellaio di Tripoli cominciamo a fare i distinguo immaginando che i rivoltosi strumentalizzino i giovani libici? Cosa vogliamo fare, chiedere il DNA politico degli insorti? E perché gli insorti afgani vanno bene e questi no? Che se ne fanno della nostra “solidarietà politica” mentre li scannano? La stessa solidarietà politica del 1938 che permise a Franco di tenere la Spagna sotto il giogo fascista per 30 anni? Gheddafi è un sanguinario dittatore, probabilmente instabile mentalmente e privo di qualsiasi scrupolo. Quanti morti vogliamo faccia prima di considerare iniziative più concrete della nostra “solidarietà politica” espressa mentre schiacciamo i tasti del telecomando passando da un canale all’altro?

Battistino Carbonetti 23 marzo 2011 - 11:27

@switters. Vedo che iniziamo, anche grazie ad articoli e commenti in altre sedi di altri/e compagni/e a capire che cosa è discussione, che cosa è l’individuazione di una linea che non sia solo la tattica del momento , ma una linea strategica che ci possa permettere di affrontare altre future situazioni come questa senza annaspare nel vuoto o affidarci alle solite frasi fatte di un pacifismo che , scusatemi, sembra del tutto un poco retro, una logica antimperialista in un mondo dove non un imperialismo, ma un paese comunista(sic) sembra tenere nelle sue mani la stabilità del paese imperialista, beh possedere azioni e altro che potrebbero destabilizzare gli USA e avere nei suoi confronti crediti da far impallidire non pone certo la Cina nel novero degli stati succubi dell’imperialismo. Tutto è mutato e quindi dobbiamo mutare anche noi, senza per questo abbandonare principi e linee di condotta che sono per noi essenziali. La salvaguardia dei diritti umani, la pace, la liberta, la democrazia, il rispetto della natura e della madre terra. Ma tutto questo va anche articolato pensato, gestito nelle nuove condizioni che il secolo ci pone di fronte. Credo e spero che questa discussione non si fermi al semplicistico pace si guerra no, intervento si intervento no, ma che possa porre le basi per una vera e seria analisi del mondo contemporaneo, delle sue contraddizioni e delle sue complesse realtà, una forza politica come la nostra ne ha molto bisogno, per ciò che gia è, ma soprattutto per ciò che aspira ad essere.

Carlo 23 marzo 2011 - 11:26

Propongo una delegazione di SEL, allargata ai Pacifisti, per andare a discutere personalmente con Geddafi per convincerlo col dialogo a non massacrare i Partigiani libici.
Sono disposto a partecipare alle spese di missione, solo se riuscite a convincere Geddafi a fare il bravo.
Anche il mondo ve ne sarebbe grato.

Rosa 23 marzo 2011 - 11:25

Anna Maria Di Miscio

ho inviato questo mio testo alla redazione, con richiesta di pubblicazione… lo incollo qui:

Ho letto molte e differenti posizioni sulla questione libica e penso che ognuno abbia ragionevoli dubbi sulle due opzioni: pacificismo da prendere o lasciare. Il pacifismo a oltranza e comunque, senza distinzione di luogo, tempo, rapporti di forza nei diversi contesti, è una possibilità.

Preferisco la terza opzione, quella che osserva e matura la possibilità che la solidarietà si traduca in un atto concreto, se le condizioni lo consentono, ogni volta che un regime spietato infierisce su un popolo privandolo del diritto più elementare alla nuda vita, del diritto alla libertà dalla fame e dalla malattia.

Sto seguendo da settimane e settimane questa tragedia del popolo libico, non ho rilevato da parte di Gheddafi un segno, un atto di disponibilità alla mediazione, al negoziato, per questo quando leggo “si apra lo spazio al dialogo e alla diplomazia” mi chiedo se il proponente legge e vede quello che leggo e vedo io.

E dunque sono in campo in Libia interessi – trasversali a tutte potenze dell’Occidente – sul petrolio, ma non sono e non voglio essere una fautrice di una equa distribuzione dell’ingiustizia in termini di mancato sostegno ai popoli oppressi, non mi sembra un argomento logico a difesa del non intervento, ovvero: riservare lo stesso trattamento a tutti, comunque, anche laddove si creano le condizioni – per interessi particolaristici, lo sappiamo bene tutti – di un concreto atto di solidarietà. E da italiana e di sinistra chiedo sempre ai compagni atti concreti di solidarietà, che si tratti di uno o di molti, di un leader o dell’ultimo.

Da settimane ormai si andava avanti con razzie sulla popolazione libica. E mi chiedevo quando finirà? Ora almeno possono contare su un aiuto, prima non avevano nulla, perché lo spazio per un negoziato con Gheddafi non c’è mai stato. Cosa ora possiamo mai riaprire? Ed è ancora tutto da costruire uno spazio di mediazione!

Italiana o libica sento di dovermi spendere ogni volta che la libertà e la dignità di un popolo, un essere umano, è negata, calpestata. E del resto la resistenza che celebriamo con canti e feste ogni anno ha fatto morti, da una e dall’atra parte. Guai se non ci fosse stata. E guai se il ’43 non fossero sbarcati gli alleati in Sicilia, che certo non avevano fiori nei loro cannoni.

Leggo che per il presidente Napolitano non possiamo non dare il nostro contributo alla soluzione della crisi libica, alla riaffermazione del diritto di questi popoli, in questa fase storica, in particolare dei popoli arabi, di vedere riconosciuta la loro sovranità. E aggiunge che la guerra è del tutto altro da interventi, come questi, mirati a neutralizzare l’apparato bellico di un dittatore spietato, perché la guerra, quella vera, si combatte fino all’annientamento del nemico.

E questo obiettivo è del tutto assente dal piano ONU, che si concentra specificamente sulla minaccia umanitaria che il colonnello Gheddafi rappresenta per il suo popolo. Gli obiettivi sono: la contraerei, le basi militari di Gheddafi.
Di fatto gli insorti hanno ripreso, stanno riprendendo le città, riconquistando millimetri di libertà. Così io penso: che volta per volta nei conflitti che attraversano etnie, stati, nazioni, dallo Yemen alla Palestina, dal Rwanda ad Haiti, si debba calibrare il sostegno, la disponibilità a prendere posizione.

Infine, se davvero pensiamo che questa resistenza non sia degna della nostra solidarietà e del nostro impegno, allora non avremo nulla da dire quando sarà il momento di dialogare con l’attuale governo provvisorio degli insorti, perchè semplicemente gli abbiamo, noi sinistra, voltato le spalle. E questo è grave.

Ecco, io mi chiedo la differenza di una sinistra indisponibile alla solidarietà, che sempre, quando è in gioco la libertà di una nazione, di un popolo, di uno soltanto, si deve tradurre in atto concreto.

Anna Maria Di Miscio
Sinistra Ecologia Libertà Foggia

Alessandra Battistini 23 marzo 2011 - 11:07

sottoscrivo.Siamo stati spiazzati -ed ha inciso anche la memoria di un nostro passato recente: la Resistenza- ma è necessario riappropriarci del nostro pacifismo “senza se e senza ma”

Rosa 23 marzo 2011 - 10:44

Sottoscrivo al 100% le parole di Battistino: sia quelle sull’involuzione della situazione in Libia sia quelle riferite alla militanza in SEL. Sono infatti convinta che su una questione così spinosa non è lecito, per buonsenso, pensare che la si pensi tutti al medismo modo nè che un documento nazionale possa concludere un dibattito che non si è mai realmente aperto prima sulla questione. Io sono, l’ho già scritto, orgogliosa di militare in SEL, un partito in cui tutti siamo per la Pace ma non tutti (chissà forse una minoranza, forse una maggioranza, difficile dirlo e inutile verificarlo) siamo pacifisti tout court. Mi sorprende quindi questa voglia di “normalizzare” ad un’unica voce, ad un’unica chiave di lettura la ricchezza e aggiungo la civiltà del dibattito che c’è al nostro interno.

Switters 23 marzo 2011 - 10:39

La domanda che dobbiamo porci è che ci ritroveremo sempre più di fronte a dilemmi di questo tipo: e occorrerà trovare una strada giusta e coerente cioè che sia valida sempre in situazioni analoghe.

1° Se ci si trova già dentro a una guerra bisognerà stare dalla parte di chi sostiene la libertà e democrazia, eguaglianza, contro chi sostiene la dittatura (anche del proletariato). “Stare dalla parte di ….” significa che, se sei fuori dai confini, devi sostenere con la solidarietà in qualsiasi forma chi dentro ai confini di guerra si batte dalla parte giusta. Se ci si trova come parte del popolo coinvolto nella guerra devi in qualche modo combattere (o con le armi o in altro modo, se non vuoi abbruttirti uccidendo qualcuno).
2° Se invece ci si trova dentro a uno scontro che scivola verso la guerra civile, un pacifista dovrebbe stare dalla parte della libertà, democrazia, eguaglianza, cercando di non far precipitare le cose nello scontro armato. A quel punto ha due strade: o partecipa armato, o, per non uccidere fratelli emigra in un altro stato, e svolge azione politica di solidarietà dall’esterno.

Vi propongo ora un’ipotesi non tanto lontana dal doverla un giorno affrontare:

Supponiamo che a Cuba un largo movimento di massa e di popolo chieda libertà e democrazia. Avvengono scontri sempre più sanguinosi col potere castrista in carica.
Che facciamo? Dovremmo sostenere il movimento che chiede libertà, democrazia, eguaglianza.
Isolare politicamente i repressori, creare solidarietà.
Ma se qualcuno volesse cavalcare il tutto intervenendo con le armi (tipo Stati Uniti o ONU) dovremmo senz’altro dire di no (ma siamo tranquilli che a questo punto l’ONU non arriverebbe mai perché l’America Latina non è l’Africa).
Coerenza quindi impone che siamo contro un intervento militare sia in Libia che a Cuba, ma che siamo per una solidarietà politica sia ai ribelli di Libia che a quelli cubani.

Ma come si vede dal dibattito su questo forum ci si divide sul primo punto ( e cioè su intervento si intervento no, proprio perché non si vuole mai affrontare la seconda vera questione: democrazia, libertà, eguaglianza sì o no e dovunque?

Battistino Carbonetti 23 marzo 2011 - 10:25

Scusate ma trovo veramente assurdo il modo di ragionare e discutere che c’è in alcuni messaggi. La mia adesione a SEL va ben oltre a queste questione. Personalmente la mia posizione era quella di un intervento terapeutico che sottraesse al dittatore la supremazia dovuta ad aerei e carri e poi lasciare che fosse la diplomazia internazionale ad agire, con una forza ONU di interposizione fra le due parti. Ma oggi devo constatare, che se pur non abbia mai pensato che chi voleva intervenire o facesse per i diritti umani o per i libici, non sono sciocco fino a questo punto, questo intervento ha finalità che vanno oltre la Libia, ma riguardano tutto l’assetto della sponda mediterranea dell’Africa. Controllo che le potenze europee sentivano sfuggire dalle mani dopo le rivolte in Egitto e Tunisia. Constato anche che , almeno scondo le parole dei militari, le potenzialità dell’esercito regolare pro Gheddafi sono ora ridotte a nulla, i rifornimenti azzerati, le linee di comunicazione saltate, l’aviazione azzerata, quindi è ora che dalle armi si passi alla diplomazia, che la parola ritorni all’ONU si faccia una tregua e si inizi a discutere di elezioni ed altro. Questa non sembra però l’intenzione delle potenze europee intervenute. A questo punto il cessate il fuoco si rende necessario. Come potete constatare la mia posizione non è del tutto identica a quella di SEL ,ma da questo trarne conclusioni come ho letto ne passa tanta, e penso che chi ragiona in questo modo non ha ben capito le motivazioni per cui SEL è nata, motivazioni di libertà e democrazia, di legittimazione del dissenso interno della discussione al posto della obbiedenza al capo.

Antonio 23 marzo 2011 - 10:03

Onestamente non capisco.
La 1973 dell ONU (http://bit.ly/esxPYs) permette tutto tranne l’occupazione, e non esclude nessun tipo di intervento, nemmeno terreste, per impedire l’afflusso di mercenari africani per esempio.

Parliamoci chiaro, l’ONU è solo un “cappello” legale, quando le risoluzioni non piacciono si disattendono tranquillamente, figuriamoci da noi che si disattende addirittura la costituzione.

E’ la prima volta che un membro della Lega Araba (che non contiene paesi “democratici”) viene abbandonato dagli altri.

A me personalmente l’idea di fare lo “gnorri” stile caschi blu olandesi a Srebrenica non va per niente, non ho voglia di piangere su fosse comuni di oppositori con famiglie al seguito.

E non mi venite a dire che non è possibile che un dittatore ammazzi tutti perché c’è la Cambogia come esempio.

Per fare rischiare la vita dei propri e togliere quella di altri qualunque governo ne deve trovare un vantaggio, economico, politico, elettorale che sia, che questo sia giusto, etico ovviamente è discutibile all’infinito.
Io personalmente vorrei più persone vive e felici e la benzina a 200€ il litro con i soldi che vanno alla popolazione piuttosto che a 1.5€ ma finanziando dittatori, ma mi rendo conto di essere minoranza.

L’obiettivo dovrebbe essere aiutare una nuova Libia democratica cercando di minimizzarne le sofferenze e rendendo inoffensivo il dittatore, non ne vedo altri e voi?

Alberto 23 marzo 2011 - 10:00

Cari compagni e Dirigenti di Sel, che risposta diamo ai giovani libici che di fronte a un regime e a un massacro di civili hanno impugnato i fucili? che sono dei guerrafondai?
Che avrebbero dovuto aspettare i non risultati delle diplomazie e magari farsi sparare?
Che risposta diamo? che siamo dalla parte del popolo che subisce la guerra, però vi facciamo massacrare nella beata solitudine perchè nel frattempo stiamo mobilitando l’opinione pubblica? Che risposta diamo?
Cari Dirigenti, non solo la risoluzione Onu ma anche questo documento è tardivo. anche la mobilitazione dell’opinione pubblica è tardiva. E lo sono anche le risposte che daremo, forse, ai giovani libici che combattono un regime.

Alessandro Orsi 23 marzo 2011 - 09:46

Solo una cosa mi sfugge, senza polemica; qualcuno mi sa dire dov’è finito il Movimento Arcobaleno? Sempre diffidato dai pacifisti, preferisco i pacifici.

Giorgio Semproni 23 marzo 2011 - 09:41

mi spiace leggere di gente che ritorna indietro la tessera per un documento che inneggia alla pace…le coscienze che hanno portato alla costituzione di un movimento quale sel, sono coscienze che vengono da una tradizione di anime pacifisti e non guerrafondai.da questo dico che e’ democratico pensarla diversamente su un fatto, ma non al tal punto di rispedire al mittente una tessera che ha al suo interno tanti e tantissimi valori, che sono il collante dei sostenitori di Sel, ma nulla vieta al dissenso per alcuni temi.
Entrando nello specifico poi, inviterei tutti quelli che hanno la spiegazione di tale vicende nord-africane e la verità in tasca, a non esserne cosi sicuri delle proprie convinzioni, la storia ci insegna che tante cose all’apparenza ovvie non erano poi cosi ovvie, se cosi fosse non sarebbe esistita Ustica, Piazza La loggia, ecc.ecc…
ciò che colpisce, almeno al sottoscritto, che si parla di interventi di guerra, come se fossero interventi chirurgici,e invece poi si scopre, alla fine, che chi ne ha subito le conseguenze sono le donne, i bambini e gli indifesi..allora cara compagna silvia, noi siamo dalla parte loro, o dalla parte dei “governi commerciali”, siamo dallla parte dei baciamano, o siamo dalla parte di chi dalla storia ha imparato che bisogna guardare al mondo, in senso cosmopolita e non individualistico..se non la pensi cosi’, hai fatto bene a uscirne fuori..c’e bisogno di gente a sinistra che sia capace di creare un nuovo progetto di società in tutti i suoi aspetti, anche internazionali, chi ha sbagliato porta puo’ liberamente riuscire dalla stessa, la sinistra non e’ abituata a tenere dentro gente che non si riconosce, non abbiamo mai pagato 150 mila euro per far cambiare idea, siamo un’altra cosa…grazie e ciao a tutti

Giovan Sergio 23 marzo 2011 - 09:29

Chi sia Gheddafi lo sappiamo, quasi come bin L aden,era una creatura della CIA e di Bush, ma io qualche dubbio ce l’ho sulla posizione assunta da SEL, erchè, mi chiedo, trasportata nel 1945 italiano sarebbe stata:NO a Mussolini e NO alla guerra partigiana di liberazione?

Pierluigi Renzi 23 marzo 2011 - 09:10

Trovo che questo documento è un pasticcio inadeguato.

Silvia Del Guercio 23 marzo 2011 - 08:50

Questi cittadini libici pacifisti vengono massacrati ogni giorno dal Regime sanguinario di Gheddafi.
Evidentemente il Signor Perrino ha apprezzato gli enormi sforzi di Berlusconi per “aver un buon rapporto con la Libia” (si tradisce quando dice che gli ultimi eventi lo hanno compromesso…) evidente il Signor Perrino apprezza Gheddafi. Oppure i suoi motivi di lavoro confinano con i tanti interessi di talune aziende Italiane che con il Regime sanguinario di Gheddafi fanno affari da decenni?

Pietro Perrino 23 marzo 2011 - 08:36

Complessivamente condivido la posizione di SEL “No alla guerra e no a Gheddafi”. Condivido un po’ meno il no a Gheddafi se non c’è un’alternativa pronta. Credo in una sostituzione graduale e democratica. Sono stato in Libia per motivi di lavoro per tre volte in tempi diversi e lontani tra loro e quindi ho avuto modo di conoscere i libici da vicino. E’ un popolo che vuole crescere e mi è sembrato pacifista. Con i libici potremmo avere un buon rapporto, ma questi ultimi eventi lo hanno compromesso. Ci conviene recuperare quel rapporto, schierandoci contro qualsiasi conflitto armato e batterci per dare alla Libia la possibilità di avviare un suo processo di democratizzazione vera.

Maurizio Rosi 23 marzo 2011 - 07:50

Vi lascio con una domanda, al fascismo e al nazzismo vi sareste opposti con le parole, la politica o avreste impugnato le armi? Fare i pacifisti spesso è controproducente.

Giovanna ,nonna 23 marzo 2011 - 07:44

Cara Silvia,io sono una di sinistra dal 1950,ero figiciotta,e da allora nelle nostre file sopratutto della base,si è sempre sostenuto il NO ALLA GUERRA per il motivo che la guerra è morte è distruzione ed il nostro compito è quello di COSTRUIRE un mondo migliore e credimi, dovresti essere orgogliosa delle posizioni espresse dai nostri compagni dirigenti. I, metodi ci sono sempre che non si sia presi da egoismi e da interessi economici:Pensa alla possibilità di destabillizzare Gheddafi e sanzionarlo a livelli mondiale,direi anche senza eliminarlo ma solamente esiliarlo e togliergli il potere economico che ha accumulato sulle teste dei Libici che oggi giustamente si ribellano:Ciao Silvia

Antonio 23 marzo 2011 - 07:30

Contro gli Austriaci nella seconda guerra d’Indipendenza c’erano Napoleone III, Vittorio Emanuele e Garibaldi. L’ala progressista del moto risorgimentale non si tirò indietro come ora voi fate con la vostra adesione al “maanchismo” o, se volete, al “benaltrismo”.
Non si aspettavo una cosa del genere da parte di Sel:

.

Silvia Del Guercio 23 marzo 2011 - 06:54

E i giovani libici li lasciamo massacrare?

Mi sembra il peggiore maanchismo, quello he tanto male ha fatto alla Sinistra e al Paese.

Restituirò la tessera e vi lascio alla calda compagnia delle vostre belle coscienze pulite.

Distini saluti.

Alesssandro 23 marzo 2011 - 01:42

La posizione è correttissima ma c’ è un domanda da farsi: cosa si fa se gheddafi non rispetta (come ha fatto) il cessate il fuoco? Parlare di giustizia è un conto, trovarsi a dover affrontare un problema così grave è un altro; pertanto credo l’ intervento inevitabile ma è senz’ altro necessario l’ appoggio della lega araba e dell’ unione africana oltre quello dell’ ONU.
Quanto al rispetto dei diritti umani credo che l’ intervento in loro difesa sarebbe sempre necessario, è altrettanto chiaro però che non abbiamo la forza e soprattutto, ahimè, la voglia di farlo attraverso degli istituti sovranazionali. Non possiamo tuttavia esimerci quando la questione ci riguarda così da vicino e tocca in maniera più concreta le nostre coscienze.

Lanfranco 23 marzo 2011 - 01:42

Nicola, mi rispondi con una domanda? La presenza degli inglesi è rivelata pubblicamente dalla stampa inglese, ripresa poi dal nostro Messaggero (di stretta osservanza UDC):
http://www.dailymail.co.uk/news/article-1368247/Libya-SAS-smash-squads-ground-mark-targets-coalition-jets.html?ITO=1490

http:http://www.mirror.co.uk/news/columnists/maguire/2011/03/23/who-dares-spins-as-william-hague-stays-vague-over-sas-115875-

23009055///www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=37220

Ma tu, perché non mi spieghi qualcosa di preciso sugli insorti, sulla provenienza delle loro armi, sui loro programmi, le loro richieste?

Nicola 23 marzo 2011 - 00:52

@Lanfranco: e in base a quali elementi concreti viene pronunciata l’asserita presenza segreta di forze inglesi con compiti di organizzazione militare già da mesi in Libia??
E poi: perché mai non dovrebbero potersi conciliare una genuina rivolta di liberazione e la presenza di forze inglesi in libia (ammesso che ci siano, e può anche darsi)?? – Per la cronaca, non è stato forse così nella guerra di liberazione italiana dalla sbarco in Sicilia in poi?
Detto questo, sono leciti i dubbi e le domande sulla composizione delle forze ribelli libiche, me le pongo anch’io. Tuttavia non ho dubbi invece su chi sia Gheddafi e su cosa stia perseguendo (nonostante, stando agli ultimi sviluppi del dibattito pubblico qui da noi, molti italiani evidentemente si augurino il suo prevalere).

Nicola 23 marzo 2011 - 00:51

@Lanfranco: e in base a quali elementi concreti viene pronunciata l’asserita presenza segreta di forze inglesi con compiti di organizzazione militare già da mesi in Libia??
E poi: perché mai non dovrebbero potersi conciliare una genuina rivolta di liberazione e la presenza di forze inglesi in libia (ammesso che ci siano, e può anche darsi)?? – Per la cronaca, non è stato forse così nella guerra di liberazione italiana dalla sbarco in Sicilia in poi?
Detto questo, sono leciti i dubbi e le domande sulla composizione delle forze ribelli libiche, me le pongo anch’io. Tuttavia non ho dubbi invece su chi sia Gheddafi e su cosa stia perseguendo (nonostante, stando agli ultimi sviluppi del dibattito pubblico qui da noi, molti italiani evidentemente si augurino il suo prevalere)

Valentino 23 marzo 2011 - 00:27

Mi dispiace ma con il “pacifismo assoluto e ad ogni costo ” non si ottiene nulla !! è lo stesso volessimo estirpare un cancro senza intervento chirurgico ! Sono un uomo di sinistra da sempre ma non vedo con quale guanto di velluto e lunghe inutili trattative si possa liberare la Libia .Il pacifismo ad oltranza diventa a sua volta un pericolo ! Come avreste fatto a liberarci dal pericolo del nazismo ? con la diplomazia ?
?

Lanfranco 23 marzo 2011 - 00:24

Sulla rivolta in Libia continuo a leggere, anche in questo forum, definizioni enfatiche e retoriche che non riesco a comprendere: “risorgimento arabo”, “nuovo sessantotto”, “rivoluzione per la libertà”, e simili.
Vedo molta superficialità in questi giudizi, o forse mi mancano elementi di giudizio. Insomma, in base a quali elementi concreti vengono pronunciati questi slogan? Chi sono gli insorti, quali sono le loro richieste e i loro programmi?
Come si può conciliare l’asserita genuinità della rivolta con la presenza segreta di forze inglesi con compiti di organizzazione militare già da mesi in Libia?

Matteo Zingarelli - Cerignola 23 marzo 2011 - 00:10

La posizione espressa nel documento di SEL è condivisibilissima.
Sono un pò deluso dal fatto che non si dica nulla al PD che ha assunto in questo Parlamento e su questa vicenda la posizione piu’ guerrafondaia e retrograda in assoluto.
Dobbiamo avere il coraggio, care compagne e compagni di criticare anche i nostri alleati, quando sbagliano!

Piero 23 marzo 2011 - 00:07

LA PROVA DI QUELLO CHE DICO E’ DATA DAL FATTO
CHE SUBITO DOPO L’INIZIO DELLA RIVOLTA E’ SCATTATA UNA ENORME CAMPAGNA DI FALSITA’
E DI DISINFORMAZIONE CHE TUTTI HANNO PRESENTE E
FATTA PERFINO DI FALSI FILMATI CHE EVIDENTEMENTE
ERANO STATI PREPARATI PRIMA.
QUESTI LOSCHI FIGURI E NON I GIOVANI DEMOCRATICI
ORA SONO A PARIGI E NEW YORK A FARE DICHIARAZIONI.LEGGETE QUELLO CHE DICONO.
TUTTO E’ PARTITO DA BENGASI.SE NON SI METTE QUESTO PUNTO FERMO RISCHIAMO POI DI NON CAPIRE
GLI SVILUPPI SUCCESSIVI.

Maurizio 22 marzo 2011 - 23:41

Non sono daccordo con la posizione assunta da SEL. La guerra è il peggio a cui si possa arrivare ma non si poteva rimanere inermi ai bombardamenti sui civili operati da Gheddafi. Dire “No” alla guerra è facile, comodo e porta voti però bisogna pure non essere ipocriti e reagire con le armi a chi non contempla il dialogo civile. Vendola stia tranquillo non si chiederà a lui di impugnare il moschetto. E’ chiaro a tutti che se in Libia sotto la sabbia ci fosse stata solo altra sabbia nessun paese si sarebbe mosso a difendere civili o insorti di ogni genere.

Piero 22 marzo 2011 - 23:18

TANTI COMPAGNI NON HANNO CAPITO CHE A BENGASI
E’ STATO PREPARATO ORGANIZZATO E REALIZZATO UN
COMPLOTTO DA PERSONAGGI FORSE PEGGIORI DI
GHEDDAFI CHE ORA SONO AL COMANDO DELLA RIVOLTA.
QUESTO COMPLOTTO HA COINVOLTO TANTISSIMI GIOVANI
DEMOCRATICI CHE PERO’SONO STATI STRUMENTALIZZATI
E CHE,DIVERSAMENTE DA TUNISI E CAIRO, NON SONO
MAI STATI ALLA GUIDA DI QUESTA RIVOLTA.
DA QUI’ OCCORRE PARTIRE SE SI VUOLE CAPIRE COSA
ACCADE IN LIBIA.
ATTENZIONE QUINDI A NON COMMETTERE L’ERRORE DI
SCEGLIERE FRA BRIGANTE E BRIGANTE E MEZZO.

Gianni Caroli 22 marzo 2011 - 23:11

Finalmente ! Finalmente una Sinistra che RIFIUTA di sottomettersi, sotto la falsa etichetta dei ‘Diritti Umani’, mai usati così cinicamente e strumentalmente, ALLA PEGGIORE OPERAZIONE NEO-COLONIALISTA dai tempi di Porto Said e del Vietnam ! Forza Vendola: concordiamo totalmente sulla urgentissima necessità di CESSARE IL FUOCO contro le città della Libia e delle sue popolazioni martoriate: NON SPETTA AGLI ANGLO-FRANCESI, NE’ AGLI AMERICANI, DELIBERARE ‘I BUONI’ ED ‘I CATTIVI’ , e stabilire le punizioni relative….
CONTINUATE LA VOSTRA LOTTA, E NOI VI SOSTERREMO CON TUTTO IL CUORE !
GRAZIE NICHI, DI RESTITUIRE L’ ONORE ALLA SINISTRA !

Gianni 22 marzo 2011 - 22:58

condivido gran parte del documento, tengo pero a prtecisare che: non ne posso proprio più degli interventi “umanitari” sul modello Kossovo. Pensare che i “volenterosi” abbiano intenzione (anche minimamente)di difendere la primavera araba è un bel atto di ingenuità politica. Ho visto in TV sparare a bruciapelo a manifestanti inermi (senza fucile e bazuka)in Yemen, Bahraim, Algeria….e nessuno ha convocato le Nazioni Unite. Inoltre, come si può festeggiare 150 anni con tanta retorica e poi tornare alla Libia dopo 100 anni giusti dell’avventura di Giolitti?

Carlo Comparini 22 marzo 2011 - 22:27

Io credo che questo intervento abbia fermato un massacro in corso. Come ogni guerra ha incertezze gravide di conseguenze. Ma non intervenire aveva certezze ripugnanti: massacro, e annullamento delle speranze di tutti i giovani nordafricani, che manifestano e lottano con coraggio per una vita migliore. più libera.

Giancarlo 22 marzo 2011 - 20:51

Sono molto perplesso e non nascondo che la posizione che abbiamo assunto non mi convince del tutto. E’ giusto dire no alla guerra in ogni sua forma, ma quale era l’alternativa ai raid aerei per impedire che i rivoltosi libici fossero massacrati? Non so darmi risposte e non ne trovo in questo documento.

Davide 22 marzo 2011 - 20:22

Per evitare le guerre bisogna creare le condizioni che non compromettino la pace. Sembra banale, ma intanto non mi pare che esista un protocollo internazionle che costringa il governo di un Paese a non esercitare la tirannia a partire dal proprio popolo. In assenza di una sifatta specifica norma, come si fa a rivendicare con orgoglio la propria contrarietà alla guerra quando, volente o nolente, qualcuno ti ci trascina dentro? E al solito ci ritroviamo a praticare lo sport preferito dalla politica, ovverosia il nuoto nelle enormi vasche dell’ipocrisia, tanto da dovere essere entrati in guerra nonostante la nostra carta costituzionale ci dia una precisa indicazione circa la volontà della nazione di ripudiare la guerra in forma offensiva, lasciando evidentemente opportuni spazi di manovra nel ricorso alla guerra quale unica soluzione orientata alla difesa della propria libertà. Tutti sono contrari alla guerra, però intanto le guerre ci sono, si fanno e spesso anche noi vi partecipiamo. Tutti sono contrari alle guerre, però intanto molte nazioni, tra cui anche la nostra, producono armamenti di rinomata qualità ed in grande quantità. Tutti sono contrari alle geurre, ma non mi risulta che esistano nazioni che abbiano rinunciato, anche solo per principio, ad avere corpi di forze d’armata addestrati ben oltre il limite del fanatismo.
Poi comunque in guerra noi ci siamo perché contiamo per quanto pesiamo, praticamente zero.
Con buona pace del prestigio internazionale proclamato dal nostro Premier, chè è già una parola grossa appellare così Berlusconi.

Angelo Saracini 22 marzo 2011 - 20:08

ma perche’ ce l’hanno solo con gheddafi?…e all’improvviso …..senza nemmeno sapere come la libia e’stata trasformata in questi anni….e il livello di vita del libico era meglio di un europeo

http://angelosaracini.blogspot.com/2011/03/odyssey-down-chi-sa-rispondere-omero.html

Giovanni 22 marzo 2011 - 19:59

Dissento da parte del documento. In linea di principio le affermazioni sono tutte condivisibili ma ci sono momenti nei quali opporsi ai dittatori è possibile solo con l’uso delle armi. Le Brigate Internazionali in Spagna che tentarono di fermare i fascisti di Franco e le stesse nostre unità partigiane usarono la violenza. Credo che Gheddafi intenda solo il linguaggio delle armi e non sia disponibile ad alcuna trattativa. Mi domando poi se sia eticamente legittimo aprire un tavolo di trattativa con un dittatore che merita solo un processo al Tribunale Penale Internazionale.

Franco 22 marzo 2011 - 19:40

posizione che sicuramente non sarà condivisa in Libia da chi lotta per una vita migliore

Roderigo Di Castiglia 22 marzo 2011 - 18:31

Il documento esprime una posizione di partito opportunisticamente corretta.
Poi, come si sa, la politica è altra cosa dalla propaganda.

Switters 22 marzo 2011 - 18:22

Che pena partecipare a questo tipo di dibattito in cui siamo, volenti o nolenti, coinvolti, dove siamo presi dal dilemma se essere cinici e scegliere il male minore cioè l’attacco della coalizione a gheddafi (come viene attuata già ora) o se essere ipocriti e nasconderci dietro le inutili vecchie questioni di pacifisti o comunisti contro la guerra, contro ogni intervento perché la guerra fa schifo, e poi c’è il petrolio, e la Cina e bla bla bla.)
Per chi non vuole essere obbligato a dover scegliere fra queste due uniche, vecchie (perché si ripetono troppo spesso e sempre negli stessi termini) e inconcludenti alternative, (il che implica delle certezze che nessuno ha), occorre fare altro, parlare d’altro. Perché se continuiamo tutti su questa china del dibattito, si ottiene un risultato aberrante: spariscono in tutto questo le aspirazioni e le lotte che sta conducendo la punta più avanzata ormai dell’umanità, quella che si ribella veramente, dagli studenti in Iran, alle masse maghrebini, a quelli dello Yemen o del Barhein, dalla Libia all’Egitto, insomma il “Risorgimento arabo” e qui ha detto bene Napolitano… E’ di loro che dobbiamo parlare, è a loro che deve andare tutta la nostra attenzione e solidarietà, sono loro che vanno messi in prima pagina e ogni parola sprecata per altro è mettersi dalla parte dei reazionari.
(Questo è un nuovo ‘sessantotto” a livello arabo e rischiamo sempre più di non accorgercene, ma che bravi che siamo diventati!!!)
Facciamo in modo che queste AVANGUARDIE RESTINO IN PRIMO PIANO NELL’ATTENZIONE DEI MEDIA E DELLE NOSTRE COSCIENZE è QUESTO L’UNICO COMPITO UTILE CHE POSSIAMO DARCI in questo momento storico. Cosa volete fare se no? Solidarietà poi può vuole dire anche rifornirli di tutto ciò che hanno bisogno per vincere, aiuti di ogni tipo, se no ci sarà spazio solo la voce delle forze di coalizione o di repressione.

Lello 22 marzo 2011 - 17:50

Scusate. Aiutatemi a capire. in soldoni: è stato detto a gheddafi di SMETTERLA DI bombardare i suoi civili. ed è stato fatto anche con pesanti sanzioni internazionali. poi gli è stata imposta la cosiddetta “no fly zone”, al fine di proteggere parte della popolazione che già stava abbondantemente massacrando. ora, quando si passa alle minacce, per essere credibili, se quellA persona ti prede in giro credendo che in realtà stai bluffando, non puoi far altro che passare ai fatti, soluzione dolorosissima ma necessaria. Tutto il resto, scusate il cinismo, sono slogan, buoni in altri contesti e per altre prospettive, che probabilmente non fanno più presa neanche fra gli stessi pacifisti (che sono pacifisti ma non scemi).
Questa volta non sono per niente d’accordo con vendola. Il popolo insorge contro un dittatore ( non è certo l’iraq, dove una superpotenza insorgeva contro unpaese sovrano, anche se governato da un dittatore), e noi che facciamo? parliamo di diplomazia e forza di interposizione mentre gheddafi sta bombardando gli insorti???? E’ chiaro a tutti che la Strada della diplomazia è, almeno per ora, fallita. Non offendiamo l’intelligenza altrui parlando di altro (bahrein etc) per non affrontare la realtà. Era necessario far capire al dittatore che la risoluzione ONU non era la solita barzelletta. Ora, fatto questo, la diplomazia deve mettersi al lavoro per far capire al dittatore che deve andarsene…ma se non distinguiamo neanche le rivoluzioni di popolo dalle invasioni imperialiste, continueremo a fare le anime buone e candide, che però si ritrovano a sostenere le medesime tesi (strumentali naturalmente) che ieri spiattellava in prima pagina il quotidiano LIBERO…

Filippo Boatti 22 marzo 2011 - 17:41

Invece dei bombardamenti cosa se ne fanno? Stanno ugualmente perdendo terreno. Qualcuno è pronto ad armare brigate di volontari partigiani per combattere in Libia a fianco di ribelli che non sappiamo chi sono? Questa ondata di emotività irrazionale è francamente da prendere con le molle.

Nicola 22 marzo 2011 - 17:40

@ Mirko: sono d’accordo con te sul fatto che bisogna denunciare sempre il doppio standard che usiamo per decidere se e quando intervenire “in favore della democrazia”, e sul fatto che con ogni probabilità (o certezza) abbiamo altri interessi ad andare in Libia, e non – poniamo – in Bahrein, in Yemen, o in Costa d’Avorio dove si stanno consumando allo stesso modo uccisioni e deportazioni contro minoranze (o maggioranze!) ribelli.
Tuttavia in nome della coerenza democratica forse bisognerebbe chiedere ai nostri governi di impegnarsi anche su questi fronti, e non di non impegnarsi su nessun fronte! Questo non implica fare la guerra ovunque, ma di attivarsi politicamente, ad esempio appoggiando le forze veramente democratiche ovunque.
Non è la Libia la grande ipocrisia, ma tutto il resto, il nostro silenzio, gli altri regimi postcoloniali di cui non ce ne frega una mazza, o peggio che contribuiamo a sostenere.
Il fatto che un giorno, riguardo ad uno di essi (oggi la Libia), si sia in qualche modo costretti – dai popoli che li abitano – a togliere il velo di tale ipocrisia e silenzio, dovrebbe farci essere intelligenti e “appropriarci” culturalmente (noi popoli di sinistra dei paesi democratici vicini ai destini dei popoli in lotta e in opposizione agli interessi del capitalismo occidentale più aggressivo) di tali battaglie.
C’è (o c’era) un capitalismo occidentale aggressivo pro-Gheddafi, probabilmente c’è un capitalismo occidentale aggressivo che vuole sfruttare la guerra civile libica per fare i propri interessi – ma il conflitto contro questa doppiezza di interessi viene dopo, dopo la sconfitta di Gheddafi, e lo dovremo affrontare noi opinioni pubbliche occidentali.

Solo così, avendo dato “fiducia al messaggio” e all’intenzione dell’intervento, e avendo acquisito un credito di speranza, sarà poi possibile vigilare veramente sul fatto che tale intenzione democratica venga rispettata rigorosamente! E, nel caso contrario (ma nessuno lo spera), denunciare il tradimento occidentale di quelle intenzioni. Data la nostra debolezza politica (in quanto sinistra, in quanto popolo, in quanto minoranza critica dell’opinione pubblica) siamo costretti a fidarci dei nostri governi, perché in questo caso c’è effettivamente un popolo represso, una guerriglia per cui comunque parteggiare, e non bisogna abbandonarli in nome di ciniche (secondo me) coerenze a-priori fondate sulla nostra “superiore” consapevolezza dei ricorsi storici.

Rosa 22 marzo 2011 - 17:35

Non sono d’accordo. Della mia simpatia temo che chi combatte a Misurata non ci faccia un granchè… Guernica…anche ai repubblicani spagnoli fu vietato di armarsi perchè questo avrebbe favorito l’escalation militare… No, io sto con chi si ribella.

Dario 22 marzo 2011 - 17:33

Sono sempre stato d’accordo con tutte le posizioni prese da SEL, ma mi chiedo ora una cosa: come pensate sia possibile negoziare con Gheddafi? È un pazzoide. E negoziare allora con chi? I ribelli? Quando saranno stati ormai uccisi e/o incarcerati? Io sono contrario alle guerre sbagliate di principio come quella in Afghanistan, ma questo la trovo giusta, si tratta di aiutare i ribelli (termine improprio, in questo caso) che altrimenti soccomberebbero (come stava per accadere due giorni fa).

Peppe Giudice 22 marzo 2011 - 17:26

http://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fwww.ilmessaggero.it%2Farticolo_app.php%3Fid%3D37220&h=babbd
questa notizia dovrebbe incrinare un pò le certezze di chi ritiene che la rivolta libica sia effettivamente rivolta alla democrazia.

Peppe Giudice 22 marzo 2011 - 17:13

perfettamente d’accordo con Filippo.

Domenico Frezza 22 marzo 2011 - 17:09

Sarei stato da subito favorevole a fare in sintonia con lega araba ed egitto un sito di accoglienza umanitario al confine con la Libia per i rifugiati profughi ed eventualmente per gli aiuti umanitari agli insorti di Bengasi e della regione, il problema è di trovare anche interlocutori, pare strano che non sembrano esserci contatti con i giornalisti democratici locali e con i centri di informazione validi.

Enrico Sgarella 22 marzo 2011 - 16:57

Quando si passa dal no alla guerra senza se e senza ma al problema concreto di una scelta sul campo (che faccio adesso mentre l’esercito mercenario di Gheddafy marcia su Bengasi)si passa da un livello logico di tipo astratto (come indirizzo generale di risoluzione delle contraddizioni fra i popoli) ad uno di tipo concreto (che faccio di fronte ad un’aggressione?).
Vedo in continuazione uno spostamento semantico ed una confusione di tipi logici nella stampa come negli interventi in questo forum.
Il principio generale non ammette deroghe.
Il caso concreto richiede di esaminare il singolo problema e porta a concludere che l’Iraq era diverso dall’Afganistan era diverso dalla Bosnia. Tutti erano diversi dalla Libia.
Non dimentichiamo che Cirenaica e Tripolitania erano (nazioni – tribù) separate riunificate solo per intervento del colonialismo italiano nel 1911.
E’ possibile ed anzi credibile che Gheddafi abbia anche un appoggio popolare in Tripolitania dov’é nato e dov’è la tribù di cui fa parte. Non possiamo adoprare le nostre categorie socio-logiche ad una diversa antropologia.
Il problema pertanto era impedire concretamente un massacro a Bengasi. E basta.
Su questo non mi pare che neppure Nichi abbia espresso apertamente un dissenso. Ed entro tali limiti poteva essere condiviso un intervento armato, solo come arresto immediato di un massacro e forza di interposizione.
Le posizioni deliberate dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU erano talmente generiche che hanno lasciato immediatamente spazio ai vari interessi di potenza (Francia Usa Inghilterra) che dietro al paravento dell’intervento umanitario puntano ad altri obiettivi di superpotenza ed alla eliminazione fisica del dittatore.
Ma questo è sicuramente ben oltre un legittimo mandato delle N.U. e devono essere i popoli a fare i conti con i loro dittatori.
Giusto pertanto chiedere la fine immediata dei bombardamenti e l’avvio di trattative per una soluzione negoziata del conflitto.
Enrico Sgarella

Filippo Boatti 22 marzo 2011 - 16:53

Alcuni interventi denotano totale confusione mentale. il popolo libico ha mai chiesto la libertà e la democrazia? C’è in corso una ribellione contro Gheddafi che non può che vederci simpatizzanti, ma non ci sono rivendicazioni specifiche da parte degli insorti per la democrazia. Fermo restando che tutti i popoli compreso quello libico hanno pieno diritto alla libertà e alla democrazia. Vanno sicuramente aiutati, ma non in un modo che possa favorire l’escalation militare incontrollata.

Pietro 22 marzo 2011 - 16:45

Splendida opera di Picasso,il bombardamento di Guernica.Con i franchisti si poteva avviare un dialogo?Con il sig.Gheddafi si può avviare un dialogo?Certo,non esistevano interessi petroliferi,ma tutto esplose per conquistare la
democrazia e la libertà!!Allora di cosa parliamo?Difendiamo il popolo libico che chiede la libertà e la democrazia,avviando un dialogo con lo “stronzo”?Balle,solo balle!!!!

Luciano Li Causi 22 marzo 2011 - 15:38

E’ vero, la politica delle Nazioni UNite andrebbe completamente ripensata; è anche vero che gli stati occidentali non hanno autorevolezza e legittimità politiche e morali per intervenire in Libia: non ci sono state ‘no fly zones’ a difendere civili e diritti umani in Cecenia, Rwanda, Darfur, Tibet ecc. e i morti ammazzati si contano a milioni. E tuttavia, al momento in cui si era colpevolmente giunti, probabilmente non c’era altro da fare che mandare i caccia. Sono contento che i ribelli di Benghazi siano ancora vivi, e mi interessa poco, in questa fase, persino sapere quali sono i loro obiettivi per il futuro, e quale Libia immaginano. Se fossero stati uccisi da Gheddafi, non avremmo potuto mai parlare con loro di politica, e comprendere la loro visione del loro futuro.
Se, qualche anno fa, quel pavido generale olandese, a capo del contingente ONU a Srebenica, in Bosnia, avesse chiamato un intervento aereo, non ci sarebbe stato il massacro di 7.000 mussulmani ad opera dei serbo-bosniaci di V. Mladic.
Questo non è il mondo che vogliamo, e ci battiamo per cambiarlo; tuttavia, in questo mondo, l’uso della forza appare in qualche occasione indispensabile.

Rosa 22 marzo 2011 - 14:20

Scusate, vogliamo dire qualcosa su Berlusconi che si dispiace per Ghedaffi??!!

Raffaele Destro 22 marzo 2011 - 13:16

W la PACE. W SEL

Severo Laleo 22 marzo 2011 - 12:44

Contro la guerra. Sempre. Per aprire nuove strade alla pace.

Fino a quando i grandi paesi a democrazia storica non investiranno,
a prescindere, in metodologia/tecnologia della pace,
in strutture “scientifiche” di raffreddamento di conflitti,
(sempre prevedibili in base a una serie di costanti),
in nuove istituzioni per l’approssimazione di distanze,
la guerra sarà sempre in agguato,
perché, e oggi in Libia, rimane l’unica risposta, la più istintiva,
la più facile, sin dall’età della pietra, di fronte a una lite.
La guerra, è chiaro ormai a tutti, cova sempre
negli spazi dell’ingiustizia violenta dei tanti dispotismi,
spesso coperti, e a volte ammirati, questi signori despoti,
dal silenzio complice di governi pavidi,
esclusivamente per interesse di merce.
Grandi sono quindi le responsabilità dell’ignavia democratica.
Eppure, nonostante tutto, l’impegno a difendere sempre
le vie della pace non può essere abbandonato,
mai, se vogliamo tenere alta l’idea e viva la speranza
di un’umanità intelligente e solidale.
Per questo i miei “principi fondamentali sono pace e non violenza,
lavoro e giustizia sociale, sapere e riconversione ecologica
dell’economia e della società”.
Per questo il mio “orizzonte è un mondo futuro non dominato
dalla forma di merce, nel quale il buon vivere sarà una funzione
della conoscenza, della sicurezza, della bellezza, della convivialità;
un mondo che metta in equilibrio città e campagna, ponendo
un limite secco all’ipertrofia del cemento e della chimica;
un mondo non dipendente dai combustibili fossili e dall’uranio;
policentrico e tutore della variabilità: genetica, delle civiltà
e dei linguaggi umani; capace di mettere al servizio di tutti
la scienza, la tecnologia, la rete.Un mondo in cui venga bandita
la miseria e la fame, e in cui la guerra diventi un tabù.”
E quest’altro mondo, in cui la pace è l’unica soluzione, è possibile,
anche se il nostro mondo è ancora funestato da guerre
e ingiustizie drammatiche. Per questo sono “contro la guerra”.
Per questo aderirò “ad ogni iniziativa pacifista, per la prevenzione
dei conflitti e per la loro negoziazione pacifica.”
Per questo sono “per il disarmo e per un rigoroso rispetto
dell’articolo 11 della Costituzione. per un sistema di difesa
su scala europea, che bandisca ogni forma di interventismo a sostegno
delle politiche seguite fin qui dall’Ue e dalla Nato”.
Per questo ho scelto Sinistra Ecologia e Libertà.
Per questo voglio difendere le mie/nostre idee.
O no?
Pubblicato da Severo Laleo a 20:46
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Mirko Lombardi 22 marzo 2011 - 12:41

Vorrei chiedere a Cohn Bendit cosa aspetta a invocare i bombardamenti sull’ l’Iran di Achmadinejad….tanto per fare un esempio calzante. Anche là ci sono dissidenti e ribelli, o no. Eppoi facciamo l’elenco dei paesi che reprimono nel sangue le rivolte democratiche…ce n’è per scatenare una guerra mondiale. Ecco allora che se si invoca la coerenza fra i principi e l’uso della forza non lo si può fare solo la festa, ma tutti i santi giorni e dappertutto. E allora si scopre che la Libia è una grande ipocrisia e che se si vuole essere coerenti bisogna bombardare mezzo mondo (e forse anche di più) e questo non si può fare perchè anche gli altri hanno le armi che noi gli abbiamo fornito quando ci facevano comodo e allora…e allora bisogna riprendere la strada faticosa ma produttiva del no alla guerra e del disarmo…è più difficile, ma se non ci si prova in modo continuato continueranno a comandare le armi e chi le produce e le vende, a destra e a manca.
Questo non è utopia o peggio ancora buonismo ma un razionale ed egoistico progetto politico che vede la Pace come elemento fondativo della possibilità di convivere in 7 miliardi sulla stessa astronave chiamata terra.

Emiliano 22 marzo 2011 - 12:21

Questo documento è la risposta più sbagliata ai tanti sostenitori di Sel che sono invece favorevoli a questa azione militare.

Il problema principale della sinistra è la frammentazione, e questa mancanza di attenzione verso il pensiero degli elettori non può che accentuare questa frammentazione.

La corrente favorevole alla guerra rappresenta una fetta importante dell’elettorato di Sel, non una minoranza, e in quanto tale dovrebbe essere ascoltata PRIMA di redigere documenti ufficiali.

Cordialmente

Christian 22 marzo 2011 - 11:05

ho già espresso il mie pensiero, ho riletto velocemente gli interventi successivi e volevo ringraziarvi e farvi i complimenti perchè nonostante l’eterogeneità di pensiero, avete dato vita ad una discussione pacata, civile e senza isterismi. Qualche anno anche per motivi più futili sarebbe stato il caos, non utilizzando nella discussioni argomentazioni ma etichettature e insulti. I dilemmi rimangono ma spero li affronteremo sempre in questo modo. grazie

Piero_tasso 22 marzo 2011 - 11:05

La scelta del Guernica come apertura dell’articolo è piuttosto infelice… spero non si pensi di collegare il bombardamento a tappeto della Germania nazista su una città inerme con le operazioni militari ora in corso. Considerando anche che proprio la guerra civile spagnola è semmai un esempio a favore dell’intervento in guerra.
Per quanto riguarda l’intervento in Libia, non siamo scemi, sappiamo tutti che ci sono forti interessi in ballo (per i quali oggi Italia e Francia sgomitano), ed è evidente che tra tutti i possibili tipi di intervento militare questo è colpevolmente tardivo e tecnicamente discutibile (molto discutibile e per nulla trasparente).
Resta il fatto che per ora la presa di Bengasi è stata evitata, per fortuna; un non intervento – sperando in corridoi umanitari, negoziati e forze di contrapposizione che nessuno voleva, primo tra tutti Gheddafi – ci avrebbe reso spettatori di un autentico bagno di sangue.
Il problema ora è semmai quello di uscirne con una via diplomatica in tempi brevi, dato che la “coalizione dei volenterosi” è estremamente fragile, la no-fly zone è stata imposta e continuare i bombardamenti non porterebbe a significativi risultati sul terreno (come fu in Kosovo), ma solamente alla perdita completa del consenso internazionale.

Rosa 22 marzo 2011 - 11:00

Giusto, ma io non mi sento di essere equidistante tra mercenari e ribelli, a cui va la mia simpatia.

Giuseppe 22 marzo 2011 - 10:54

Quando Gheddafi bombardò la folla riunita in piazza per protestare, quello era il momento di intervenire! Allora sarebbe stato ragionevole distruggere quegli aerei che poi andavano a bombardare la gente che dimostrava in piazza.
Adesso quella gente sta a casa impaurita ed è in atto una guerra civile tra le forse governative e delle forze ribelli che non è detto abbiano a che fare con la stessa gente che dimostrava in piazza.
Se si interveniva prima, allora sì che era un vero intervento umanitario. Adesso si interviene parteggiando per una delle due parti in una guerra civile.
La diplomazia è stata completamente assente da parte dell’Italia e di tutti!

Rosa 22 marzo 2011 - 10:42

(ANSA)- BENGASI, 21 MAR – Il consiglio nazionale libico ha annunciato che non negoziera’ con Gheddafi alla fine della guerra. ”Stiamo combattendo una guerra che questo dittatore ci ha imposto”, ha detto a Bengasi Abed al Hafeez Ghoga, del consiglio degli insorti. ”Per questo, noi ci rifiutiamo di negoziare con lui. Piuttosto vorremo vedere la sua fine. E’ ricercato a livello internazionale come un criminale di guerra – ha aggiunto – sara’ giudicato per le i genocidi compiuti contro il suo popolo”.

Giuliano Ciampolini 22 marzo 2011 - 10:39

Condivido il Documento di Sinistra Ecologia Libertà e aggiungo la seguente riflessione:

C’è una domanda che continua a riproporre Pierluigi Sullo e che – anche a mio parere – dovrebbe interrogare la coscienza di ogni persona che è contro la guerra e per “un’altro mondo possibile e necessario”:

“Sento in questi giorni una scomodità mentale, nel leggere comunicati su comunicati (l’Associazione per la pace ed Emergency, l’Arci e i Cobas, ecc.: alcuni di questi testi sono nel sito) che ribadiscono «siamo contro la guerra, comunque», dopo di che semplicemente omettono di rispondere alla domanda «sì, ma la gente di Bengasi che stava per essere uccisa, e in generale i ribelli libici, che destino immaginiamo o desideriamo per loro?».
(vedi testo integrale su: http://www.democraziakmzero.org)

Essendo anch’io un militante, sia pure di base, del movimento per la pace che ha caratterizzato anche il nostro Paese (in particolare dalla fine degli anni ’80 fino alle ultime manifestazioni che hanno suscitato una grande partecipazione: l’ultima – se non ricordo male – è stata quella nel 2007 a Vicenza all’insegna dello slogan ” Ascoltare la base, NO alla Base”, dopo è prevalsa definitivamente la “depressione” conseguente alla sconfitta… a cui ha contribuito anche il governo Prodi e dicendo questo mi rifiuto di mettere tutte le forze politiche nello stesso sacco, perchè alcune condividevano le posizioni e le proposte del movimento per la pace ed è assurdo metterle insieme a quello che oggi si chiama PD) conosco alcune delle ilarità che – nel movimento per la pace – erano rivolte alla TAVOLA DELLA PACE di Perugia (vista come troppo condizionata dalle Istituzioni, dai Comuni e quindi anche dalla parte più pacifista del PD e sicuramente è vero e in fondo – a mio parere – non esiste un solo PD, quello che ha come finalità la gestione del potere, ma c’è anche un altro PD, quello che ha motivazioni politiche più nobili della semplice gestione del potere).

Questa premessa per dire che, a mio parere, la TAVOLA DELLA PACE è quella che ha riflettuto di più (tramite vari convegni) sul tema NO ALLA GUERRA, ma anche sul ruolo che dovrebbe/deve avere l’ONU applicando pienamente la Carta che sta alla base della nascita delle Nazioni Unite (come ricorderete, questo era anche uno dei temi di fondamentale importanza che riproponeva continuamente Padre Ernesto Balducci, forse la mente più lucida che ha avuto il movimento per la pace nel nostro Paese).

Giuliano Ciampolini
P.S. – Di seguito, l’ultimo intervento di Flavio Lotti (a nome della Tavola della Pace)

http://www.perlapace.it
Libia: così non si difendono i diritti umani!
Dieci tesi sull’intervento militare di Flavio Lotti, Coordinatore nazionale della Tavola della pace
1. Una cosa è la Risoluzione dell’Onu, un’altra è la sua applicazione. Una cosa è difendere i diritti umani. Un’altra è scatenare una guerra.

2. La Carta dell’Onu autorizza missioni militari (art. 42), non qualsiasi missione militare.

3. L’iniziativa militare contro Gheddafi è stata assunta in fretta da un gruppo di paesi che hanno fatto addirittura a gara per stabilire chi bombardava per primo, che non ha nemmeno una strategia comune, che non ha un chiaro comando unificato ma solo una forma di coordinamento, con una coalizione internazionale che si incrina ai primi colpi e che deve già rispondere alla pesante accusa di essere andata oltre il mandato ricevuto. Si poteva iniziare in modo peggiore?

4. Da tempo si doveva intervenire in difesa dei diritti umani. Lo abbiamo chiesto ripetutamente mentre l’atteggiamento del governo italiano e della comunità internazionale e, diciamolo, di tanta parte dei responsabili della politica oscillava tra l’inerzia e le complicità con Gheddafi. Se si interveniva prima, non saremmo giunti a questo punto.

5. E ancora oggi, mentre si interviene in Libia non si dice e non si fa nulla per fermare la sanguinosa repressione delle manifestazioni in Baharein, nello Yemen e negli altri paesi del Golfo. L’Italia e l’Europa, prima di ogni altro paese e istituzione, devono mobilitare ogni risorsa disponibile a sostegno di chi si batte per la libertà e la democrazia.

6. Ricordiamo che la risoluzione dell’Onu 1973 indica due obiettivi principali: l’immediato cessate il fuoco e la fine delle violenze contro i civili. Qualunque iniziativa intrapresa in attuazione di questa risoluzione deve essere coerente con questi obiettivi. Ovvero deve spegnere l’incendio e non alimentarlo ulteriormente, deve proteggere i civili e non esporli a una nuova spirale della violenza. Gli stati che si sono assunti la responsabilità di intervenire militarmente non possono permettersi di perseguire obiettivi diversi e devono agire con mezzi e azioni coerenti sotto il “coordinamento politico” dell’Onu previsto dalla Risoluzione 1973.

7. Ad attuare quelle decisioni ci doveva essere un dispositivo politico, diplomatico, civile e militare sotto il completo controllo dell’Onu. Quel dispositivo non esiste perché le grandi potenze hanno sempre impedito all’Onu di attuare quanto previsto dall’art. 43 della sua Carta e di adempiere al suo mandato. La costruzione di un vero e proprio sistema di sicurezza comune globale non è più rinviabile.

8. Non è questione di pacifismo. La storia e il realismo politico ci insegnano che la guerra non è mai stata una soluzione. La guerra non è uno strumento utilizzabile per difendere i diritti umani. La guerra non è in grado di risolvere i problemi ma finisce per moltiplicarli e aggravarli.

9. L’Italia ha un solo grande interesse e una sola grande missione da compiere: fermare l’escalation della violenza, togliere rapidamente la parola alle armi e ridare la parola alla politica, promuovere il negoziato politico a tutti i livelli per trovare una soluzione pacifica e sostenibile. L’Italia deve diventare il crocevia dell’impegno europeo e internazionale per la pace e la sicurezza umana nel Mediterraneo. Per questo l’Italia non doveva e non deve bombardare. Per questo deve cambiare strada. Subito.

10. Ricordiamo nuovamente quello che sta scritto nella Costituzione italiana. Art. 11: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.”

Flavio Lotti, Coordinatore nazionale della Tavola della pace

21 marzo 2011

Angelo 22 marzo 2011 - 10:05

Vabbe’, se ora iniziamo a dire che le persone che si ribellano a Gheddafi sono in realtà gruppi al soldo di potenze occidentali allora vuol dire che abbiamo perso proprio il senso della realtà… Che senso ha avuto manifestare la nostra vicinanza ai popoli del Nord Africa durante la prima fase delle rivolte se ora, di fronte all’intervento militare, ne mettiamo in dubbio la genuinità?
Negli ultimi due anni, prima della rivolta, quando Gheddafi era ancora un ngradito partner per l’occidente, SEL e pochi altri erano in prima fila a denunciare gli abusi del suo regime e a condannare l’atteggiamento occidentale. E ora buttiamo a mare tutto quello che di buono abbiamo fatto perché non abbiamo la capacità critica di distinguere tra la Libia e l’Iraq?
Le parole di Daniel Cohn-Bendit possono suonare ingenerose ma sono giuste: non possiamo negare appoggio alla rivolta libica perché è sanguinosa, altrimenti dovremmo negare anche la nostra Resistenza. Io non ci sto, ma vedo che non sono certo l’unico, tanti militanti e simpatizzanti stanno esprimendo lo stesso malessere e gli stessi dubbi. A che pro allora il partito si schiera su una posizione che non si può nemmeno definire pacifista, perché qua in ballo non c’è solo un intervento militare ma anche la lotta di un popolo (o di una parte di esso) contro un regime. Gli attori qui non sono solo Sarkozy e Gheddafi: ci sono anche gli insorti, e non possiamo abbandonarli, non dopo tutto quello che abbiamo detto in favore degli insorti di Tunisia e Egitto.
Spero che il partito si renda conto di questa situazione, e che venga dato più spazio alle posizioni diverse, non solo nei commenti del sito.

Salvatore Sica 22 marzo 2011 - 07:19

In nome della vita si uccide, in nome della libertà si fabbricano catene, in nome dell’amore si genera odio, in nome della giustizia si montano le grandi mistificazioni, in nome della pace si fa la guerra, in nome della solidarietà si creano contrasti e divisioni, in nome del progresso si distrugge l’ambiente, fonte di vita. QUANDO FINIRA’ TUTTO QUESTO?

Lanfranco 22 marzo 2011 - 00:13

Alla domanda di Luciano Chiodo rispondo: Certo che si possono avere dubbi sulla genuinità della ribellione. Quali certezze possiedi tu, a tale riguardo? Non è polemica, ma chi conosce i loro obiettivi, chi sa come si siano armati (armati anche di carrarmati e di arei da combattimento) da un giorno all’altro? Sei proprio sicuro che di qua ci sono gli inermi e pacifici insorti in nome della “libertà”, di là il “macellaio pazzo”?
Sta invece emergendo la presenza iniziale di militari inglesi (e non solo) a supporto e organizzazione della rivolta. La dinamica dei fatti fa comprendere che l’attacco è stato accuratamente preparato da quelle stesse potenze imperialiste che Gheddafi aveva contrastato privandole, già negli anni settanta, del petrolio e delle basi militari in Libia.
I ribelli non hanno completato da soli il lavoro sporco. Non è un caso che proprio quando stavano per perdere la Cirenaica (la zona più ricca di pozzi petroliferi), i francesi hanno scatenato l’opzione militare.

Peppe Giudice 21 marzo 2011 - 23:10

la posizione di SeL è la più equilibrata possibile.
Io personalmente credo che nella ribellione libica c’è qualche elemento di interferenza esterna (inglese e francese).
Ma non c’è dubbio che Gheddafi sia un terribile dsitttore e che il popolo libico (come tutti i popoli) abbia diritto alla democrazia ed alla libertà. Per un socialista come me vi sono tre principi da difendere ed equilibrare (ed è oggettivamente difficile, non lo nascondo): la pace, l’indipendenza e l’autoderminazione, la democrazia e la libertà. E’ questo sentiero stretto che dobbiamo percorrere. E’ vero che un dittatore paranoico non lascerà mai con le buone il potere e concederà la democrazia, anzi accentuerà la reopressione in caso di vittoria, ma è anche vero che l’azione militare può innescare una escalation che non sappiamo dove ci porta. Diciamo la verità: è che a sinistra siamo impreparati a capire ed a gestire situazioni che fuoriescono dai paradigmi tradizionali della vecchia contrapposizione tra blocchi.

Alberto 21 marzo 2011 - 21:49

Fuori i dittatori di qualsiasi tipo essi siano ….. e Gheddy non è certo uno dei migliori: 40 anni fa ha cacciato milioni di Italiani dalla Libia facendo loro lasciare tutto quello che avevano là. Ha sparato sulla gente del popolo libico. Si è impossessato di tutti i soldi della vendita del petrolio libico all’estero. Non merita nessuna clemenza. In italia il dittatore (mussolini) l’abbiamo cacciato con le armi…non si puo curare´il cancro con l’aspirina. Se vuoi salvare la vita il cancro lo devi estirpare. Sarebbe opportuno che il SEL rivedesse le proprie posizioni. Sono un SEL follower

Luciano Chiodo 21 marzo 2011 - 21:44

tre riflessioni: primo: abbiamo qualche dubbio sulla “genuinità” della ribellione del popolo libico?, secondo: in che modo potevamo dire No a Gheddafi e fermare la sua mano insanguinata? terzo: le argomentazioni della Lega sono, secondo me, “mostruose”, attenzione a non caderci anche noi.

Artemide 21 marzo 2011 - 21:06

@ eraldo – ”La “no fly zone” chiesta non era la guerra attuale! Come mai tanta fretta da parte della francia e dell’Inghilterra di eliminare Gheddafi? La spiegazione è una sola: dopo il disastro nucleare giapponese bisogna mettere le mani sul petrolio libico e questa guerra non è per favorire gli insorti e dare indipendenza…”- 21 marzo 2011 – 13:28
.
Condivido totalmente il tuo giudizio e aggiungo che l’intervento dell’Italia,a maggior ragione,è dettato da calcolo ed opportunismo strategico.Infatti da primo partner commerciale della Libia di Gheddafi,rischia di essere scalzata dalle eventuali future trattative energetiche con la Libia dei rivoltosi.L’attacco,comunque, è partito come operazione francese sotto comando americano,cioè un mandante che delega l’azione interventista sulla base di una risoluzione ambigua,smaccatamente ‘double face’.L’Italia in qualche modo ha scelto di’esserci’,ma sembra in effetti che i Tornado,pur essendosi levati in volo,non abbiano sparato.L’ultima recente dichiarazione di Frattini chiede alla NATO di prendere il comando altrimenti potrebbe negare l’uso delle nostre basi.Una dichiarazione che suona come uno schiaffo alla Francia.

Federico Fiandro 21 marzo 2011 - 20:36

Car* compagn*, sono un nonviolento in grande imbarazzo. Condividendo le critiche a Gheddafi e i timori (fondatissimi) sulla volontà di escalation da parte di alcuni stati europei, mi trovo a pensare che il momento del dialogo e dei negoziati sia ormai parte del passato. C’è solo un sottile margine che divide il rifiuto della violenza con la giusta autodifesa e i Libici che si sono ribellati hanno bisogno di aiuto oggi, non tra qualche mese. Quindi non riesco a capire se sia meglio per loro morire sotto le bombe di Gheddafi o quelle autorizzate dall’ONU. So solo che vorrei poter garantire loro la sopravvivenza subito, la libertà e la democrazia appena possibile. Mi sto domandando cosa avrei fatto se avessi avuto vent’anni nel settembre del 1943.

Rosa 21 marzo 2011 - 20:33

@Vanni: la politica estera non si fa pesando la bile a chili, nè con chiavi di lettura da Guerra Fredda. Se dovessimo assumere il tuo punto di vista dovremmo dire che Cuba non avrebbe dovuto aiutare il popolo angolano contro l’invasione del razzista SudAfrica perchè contemporaneamente sosteneva la dittatura di Menghistu in Etiopia… Vorrei che il popolo libico potesse liberamente scegliere da chi essere governato, ma la condizione essenziale perchè ciò avvenga è che il popolo libico si sbarazzi della dittatura che l’opprime da decenni (con il nostro beneplacito)e che la sua gioventu’ migliore, colta e laica non sia massacrata o costretta all’esilio, come tante generazioni arabe e afriane hanno dovuto fare negli ultimi cinquant’anni.

Vito Saturno 21 marzo 2011 - 20:16

Date spazio anche ai commenti sulle scelte di Napoli!

Vanni Maltoni 21 marzo 2011 - 20:00

Rosa è così che immagini il diritto internazionale?
Il macellaio Netanyauh che ha fatto esattamente quello che ha fatto il macellaio Gheddafi gode di totale impunità ed anzi è considerato un grande partner dell’occidente. Perchè non riceve anche lui una gragnuola di bombe sulla sua casa?
Che ci siano 2 pesi e 2 misure nel valutare i crimini contro l’umanità non ti da fastidio?
Non pensi che chi ha tante volte appoggiato e aiutato ad instaurare le peggiori dittature non abbia la credibilità per ergersi a paladino di alcunché senza che abbia un interesse a farlo?
Io sono contento se i ribelli vincono, almeno un domani il popolo libico sarà molto più povero di com’era prima con Gheddafi ma con il diritto di scegliere a quale presidente asservito agli interessi economici dell’occidente affidarsi.
E potranno avere le basi militari americane sul loro territorio, che danno lustro ad ogni paese. Se non hai almeno una base USA ad oggi non sei nessuno.
Per chi non lo sapesse, la rivolta libica non è figlia della povertà come quella tunisina e quella egiziana, i libici avevano un tenore di vita molto più elevato, simile al nostro.
E qui veramente concludo perchè ho detto tutto quello che mi passa per il cuore e per la mente.

Vanni Maltoni 21 marzo 2011 - 19:37

La realtà di oggi è figlia delle azioni di ieri, se, come pare stia venendo fuori da quanto mi è dato leggere, le armi ai ribelli le ha fornite l’occidente inviando anche propri agenti tra le fila degli insorti, evidentemente si era già stabilito prima dove si voleva arrivare.

E comunque Gheddafi ha anche la webcam se ce l’ho io ce l’ha anche lui, così come la possibilità di fare le videoconferenze non dovrebbe rendere necessaria la riunione straordinaria dell’Onu… sono tutte pagliacciate ad uso e consumo dell’opinione pubblica, i governanti hanno la possibilità di parlarsi in tempo reale in ogni punto del pianeta.

Rosa 21 marzo 2011 - 19:25

Daì, adesso è colpa di Obama che non alza la cornetta, su… Il problema vero è che da un mese (un mese) in Libia c’è la guerra e che nessuno fino ad oggi è riuscito a pensare soluzioni diverse da quella militare, che del resto era quasi inevitabile visto che un interlocutore, Gheddaffi, aveva quasi spazzato via l’altro interlocutore, cioè i ribelli. I conti tocca farli con la realtà, non con i nostri desiderata.

Vanni Maltoni 21 marzo 2011 - 19:21

Scusate, sono stato già molto prolisso nel mio ultimo messaggio ma mi preme aggiungere una cosina.
Pensiamoci un attimo, siamo nel 2011 dove la comunicazione a livello globale non è più un problema, pensiamo davvero che sia necessaria la convocazione di tutti i diplomatici presso la sede dell’ONU, le votazioni con alzata di mano…
Pensiamo che i sig. Obama e Sarkozy non abbiano il numero di telefono del sig. Gheddafi per dirgli di farla finita, per convocarlo e imporgli delle cose?
No, bisogna aspettare che il tal ministro si possa recare di qua, che la tal riunione possa aver luogo di là… ma è davvero possibile crederci? Oggi che ogni politico possiede almeno 5 linee telefoniche private?
Ma dai, vogliamo veramente farci prendere in giro ancora per molto tempo?

Vanni Maltoni 21 marzo 2011 - 19:09

Beh insomma, io i commenti li ho letti tutti e accetto che ci possano essere punti di vista diversi. Ricordiamoci sempre che avere tutti la stessa idea, come l’opposizione parlamentare (sinistra è una parola che non meritano) pretenderebbe ora dalla destra e come la destra ha preteso in passato dalla sinistra, preclude ogni discussione interna.
Si impone una linea, la si cala dall’alto e tutti dietro come le pecore, ovviamente non può e non deve funzionare così.
Io se tutti la pensassero allo stesso modo dentro SEL tranne me mi chiederei cosa ci sto a fare come elettore di questo partito, fortunatamente invece c’è discussione e ognuno porta avanti le proprie ragioni.
Se accettiamo tutti questo punto, dobbiamo però anche ragionare sul fatto che, per l’ennesima volta, la classe dirigente d’occidente mette la propria opinione pubblica di fronte ad un aut-aut.
Lo ha fatto sempre, in ogni occasione in cui è intervenuto militarmente, e continua a farlo sia perchè è il modo migliore di far ingoiare le peggiori cose ai cittadini sia perchè è il modo di pensare imperante.
Le cose sono diventate solo bianche o nere, e il grigio nelle sue varie tonalità è stato abolito. Se ci pensate un attimo è la stessa cosa che fanno i governi occidentali per giustificare i tagli alla spesa sociale, è un modus operandi.
Che quindi non ci fossero altre soluzioni fra iniziare un’operazione di neocolonialismo e il lasciare mano libera a Gheddafi, io personalmente la considero una falsità e la mia convinzione aumenta ogni qual volta questa versione dei fatti viene ribadita fino a farla entrare a forza nella mia mente che (per fortuna) ancora si ribella perchè ascolta prima il mio cuore.
E il mio cuore mi suggerisce che forse una seduta straordinaria dell’ONU andava convocata già dopo le prime sommosse in Egitto e Tunisia, che già allora si poteva interpellare la Lega Araba, prevedere un ruolo dell’Unione Africana, sentire cosa avevano da dire i diplomatici libici PRIMA che la rivolta contagiasse il loro paese.
E ribadisco, si poteva prevedere una forma di intervento dell’ONU senza NATO. L’ONU ha una propria forza militare anche se non viene più usata, sono i Caschi Blu che però non vediamo più operare in nessuna parte del mondo, sostituiti dagli eserciti dei paesi NATO che usano l’ONU solo per dare una copertura di legittimità alle loro azioni di carattere coloniale, dal momento che ne controllano il Consiglio di Sicurezza con i voti di Francia, UK e USA. E riuscendo a provocare l’astensione di Russia, Cina e Germania (quest’ultima non sono sicuro che abbia il diritto di veto però) con contropartite che spaziano dal lasciare mano libera in Cecenia o Tibet al semplice ritorno economico dal momento che questi paesi sono legati a doppio filo alla ripresa dell’economia statunitense.
Ricordate quando venne emanata la risoluzione contro l’Iran dopo che Brasile e Turchia avevano operato una brillante mediazione di cui non si è voluta nemmeno prendere in considerazione la possibilità di successo?
Ecco, è sempre così e l’ONU è diventata una NATO mascherata che tanto varrebbe abolire vista l’inutilità.
Che dire ad esempio delle tante risoluzioni che Israele non ha rispettato? Un paese fuori del diritto internazionale che fa strage di civili da 60 anni, ma a Gaza chi ci è andato a difendere i palestinesi?
E’ per questa infinità di bugie, di interessi non dichiarati ma che penso di comprendere abbastanza bene, per questa continua manipolazione delle menti che io mi rifiuto di appoggiare qualunque iniziativa militare della NATO, nemico numero 1 della pace e della democrazia (insieme a WTO, FMI, e qualunque altra diavoleria si decidano a inventare).

Mirko Lombardi 21 marzo 2011 - 18:57

Qualcuno è in grado di dirmi quali tribù sono ribelli e quali gheddafiane? Forse è utile saperlo per esprimere pareri sulla scorta di conoscenze e non di convinzioni.
Eppoi, qualcuno è in grado di dirmi se il bombardamento del palazzo di Gheddafi è no fly oppure è caccia al rais per farlo fuori? Se quello è l’obbiettivo basta dirlo e scriverlo nella risoluzione ONU sennò è tutta una iposcrisia intollerabile.
Ecco perchè è giusta la posizione di SEL:no alla guerra, no a Gheddafi.

Davide 21 marzo 2011 - 18:40

Sai Mimmo, non mi convince molto l’idea di dover ipertroficamente esportare la democrazia solo nei paesi ricchi di giacimenti petroliferi. Per il resto mi sembra molto equilibrata la riflessione di Rosa.

Rosa 21 marzo 2011 - 18:32

Resta il fatto che forse un mese fa invece che dei diritti umani a Cuba (sacrosanto, intendiamoci)avremmo dovuto iniziare una discussione seria su quello che stava già avvenendo in Libia e quello che verosimilmente sarebbe avvenuto in seguito, come poi è stato. C’è un nostro ritardo politico, non tanto culturale (quello semmai è il caso del PRC), di cui siamo tutti responsabili. Il risultato è una posizione debole, arrivata in ritardo e che, anche se prodotta dal Coordinamento nazionale, è evidente che non rappresenta il sentire di tutti i militanti di SEL. Il dibattito su questo e altri siti ne è la trasparente riprova, ma credo che ognuno di noi potrebbe riportare queste inquietudini, dubbi e perplessità al dibattito di tutti i giorni tra i compagni. Siamo tutti contro la guerra e tutti vediamo il rischio di un’escalation che trasformi l’intervento militare in qualcosa di ben diverso da quello che la risoluzione 1973 dell’ONU prevede. Tutti condividiamo, penso, la richiesta di ridare voce alla politica e impedire che lo strumento militare diventi il mezzo attraverso il quale i governi occidentali (Francia e Italia in primis) misurino il proprio peso internazionale. Però sul tema di come costruire le condizioni di un negoziato in un paese sconvolto da settimane da una guerra civile in cui una parte stava per soccombere definitivamente all’altra o su come e perchè sostenere la rivolta libica è evidente che c’è una pluralità di posizioni e riflessioni che il documento non rappresenta. Per carità non è questo il problema ora, però credo valga la pena farlo presente da militante orgogliosa di SEL.

Mimmo Minaglia 21 marzo 2011 - 18:32

Siamo in un terribile dilemma,naturalmente.come ai tempi della Bosnia,quando i Serbi facevano genocidio verso i musulmani.morirono anche dei pacifisti,se ricordo bene,che andarono a testimoniare disarmati.Alla fine,praticamente tutti accogliemmo l’intervento militare come una liberazione da un incubo.
Io non so cosa andrà ad accadere,e certo l’Occidente ha molto sulla coscienza,e noi italiani verso i libici per primi.
Tuttavia,che si poteva fare?Forze di interposizione?Ma queste si interpongono tra parti consenzienti,non quando c’è una ..caccia all’uomo in un territorio frammentato.Tra Israele e libano ci sono forze d’interposizione,ma è una situazione diversissima.La diplomazia?Certamente,ma in un mese si è tentato con le ammonizioni,i sequestri di beni libici etc.,e senza esito.Gheddafi ha occupato questo tempo solo per organizzare la repressione.
A questo punto,la risoluzione dell’Onu è accettabile,anche se non sono anime belle ad applicarla.Toccherà ai democratici dei paesi occidentali impedire che si trasformi in qualche cosa d’altro.E,naturalmente,alla fin fine molto dipenderà dai libici:las risoluzione dovrebbe solo porre le condizioni perchè il popolo libico possa decidere sul suo Paese.

Davide 21 marzo 2011 - 18:22

Credo che la politica dei buoni propositi echeggi di eccessiva retorica. Prima di avere uno spirito nobile occorre che si viva in un contesto improntato alla nobiltà d’animo. Non mi pare che in Gheddafi abbiamo mai albergato sentimenti riconducibili al rispetto reciproco, ed anzi il baciamano berlusconiano ha rivelato, semmai fosse stato necessario a renderlo più evidente, un suo estremo bisogno di venerazione, di adulazione. Per non parlare della sua ridicola prosopopea in alta uniforme militare o della sua ossessiva ostentazione al riposo notturno in tenda. Dal mio personalissimo punto di vista, parlerei di un buffone in pompa magna reso arrogante dalla penuria di coraggio di tutto l’establishment mondiale.

Nadia Peruzzi,firenze 21 marzo 2011 - 18:01

sono sufficientemente “grande” dal ricordare le discussione politica nel vecchio PCI,allorche’ il Vietnam dichiaro’ guerra alla Cambogia..vi ricordate la Cambogia dei Kmer Rossi..il mondo condanno’a gran voce. Il PCI discusse animatamente ,perche’ malgrado cio’ che stava accadendo in Cambogia una paese socialista che aveva vinto la Sua guerra di liberazione contro l’invasione degli Usa non avrebbe dovuto praticare cio’ che aveva dovuto subire da altri…comunque la si girasse era una guerra di aggressione ad un paese sovrano..unica voce a sostegno quella di Raniero La Valle e con argomenti che ricordo piu’ che efficaci…oggi quella discussione non ci sarebbe nemmeno stata. bandiere spiegate a sostegno dell’intervento militare..sarebbe stato un errore..senza punti di riferimento dove andremmo??
il mio e’ l’art 11 della costituzione: la sua PRIMA PARTE…non a caso chi vuole giustificare gli interventi preferisce declinarne la seconda parte

Davide 21 marzo 2011 - 17:59

Cara Nadia, purtroppo allo stato attuale l’unica “alternativa” possibile è l’uccisione di Gheddafi, così come accadde per Saddam Hussein. Se dovesse verificarsi per mano del popolo libico sarebbe solo appena meno ipocrita, così come le tristi storie delle fini dei tirrani hanno sempre insegnato. E noi italiani con Benito lo abbiamo ampiamente sperimentato.

Davide 21 marzo 2011 - 17:51

Una cosa la condividiamo tutti di sicuro: Gheddafi lo si doveva rendere innocuo parecchi decenni fa. Questo dimostra che i problemi vanno affrontati e mai aggirati, perché quando per calcolo li si evita non si fa altro che spostare la loro soluzione definitiva sempre più avanti nel tempo. E i problemi irrisolti prima o tardi si ripresentano in tutta lo loro interezza, quando non con maggiore gravità.

Nadia Peruzzi,firenze 21 marzo 2011 - 17:48

l’unico rilievo critico e’ che ci abbiamo messo una intera giornata a produrla. Per il resto e’ come speravo(volevo) che fosse.
Si trovano del tutto spiazzati coloro che hanno sostenuto la risoluzione 1973 pensando ad una No Fly Zone di “interdizione” come quella irakena post 1991..la “missione” e’ gia’ ad un oltre dopo il bombardamento dei caccia francesi.Altrimenti i distinguo di Lega Araba,della Turchia,etc, non sarebbero emersi immediatamente.Nell’intervista di D’Alema a rai tre e di Bersani ieri, si usava come argomento forte il fatto che proprio la Lega Araba,garantiva l’applicazione della risoluzione Onu…Siamo alle solite..e siamo in una dimensione che e’ complicata dal non tenere conto di quali conseguenze possono derivarne. Quale e’ l’obbiettivo che si cerca di ottenere?? la creazione della repubblica democratica di Bengasi,e la divisione della Libia? l’obiettivo e’ riaprire il tavolo di trattativa ,chi sta a quel tavolo?? visto che la risoluzione 1973 NON prevedeva il rovesciamento di Gheddafi,Gheddafi stesso al tavolo ci dovrebbe stare o no??Siamo cosi’ sicuri, che una volta che i “volenterosi” ottengano il successo che pensano di ottenere,verranno incontro alle richieste dei “rivoltosi”,oppure metteranno al primo posto i loro interessi??. L’ambasciatore Sergio Romano ricorda che questa sara’ la 4° guerra dell’Occidente contro paesi arabi/islamici,etc,e’ un problema,puo’ esserlo?? io credo di si. Beninteso Gheddafi non l’ho mai considerato un punto di riferimento nella lotta anticolonialista..altri lo sono stati Ben Bella, Nasser,etc. figli e protagonisti,pur con le loro contraddizioni, di una grande stagione di risveglio dal giogo del colonialismo occidentale. Gheddafi ha sempre giocato un ruolo dubbio e lo ha interpretato in modo piu’ che sprezzante e spregiudicato…lo si batte con la politica, una forza di interposizione come in Libano..la guerra guerreggiata apre nuove ferite,senza chiudere le vecchie come vorremmo o sarebbe necessario..

Nicola 21 marzo 2011 - 17:41

@ Rosa:
D’accordissimo con quanto scrivi: “La questione ora diventa un’altra: se il sistema offensivo di Ghedaffi è compromesso, la no-fly zone è attiva, la liquidazione dei ribelli è evitata…” ora può essere già il tempo del cessate il fuoco e delle trattative. Speriamo, speriamo!!
D’accordissimo anche con quanto scrivi in tutti i tuoi interventi, lucidissimi e acuti.

Una precisazione però riguardo a TIMOR EST, che può essere istruttiva su quanto sta accadendo ora in Libia.
La pulizia etnica a Timor iniziò nel 1975, con l’invasione indonesiana di Suharto. USA e UK fornivano il 90% degli armamenti dell’Indonesia. Nel 1975 Gerald Ford e Kissinger diedero l’assenso all’invasione di Timor, e aumentarono le forniture di armi. L’ambasciatore all’ONU degli USA, il famoso Daniel Patrick Moynihan, si vantò di aver ostacolato e boicottato ogni Risoluzione che si esprimesse contro l’invasione.
I massacri crebbero e raggiunsero il culmine tra il ’78 e l’80, sotto l’amministrazione Carter. Crebbero anche le forniture di armi. Di Timor nessuno sapeva nulla all’epoca. Tra il 1975 e la metà degli anni ’90 furono uccisi circa 200.000 uomini a Timor Est.
I giacimenti petroliferi nelle acque territoriali di Timor vennero scoperti prima del 1975. L’Australia cercò accordi con il governo portoghese per avviare lo sfruttamento dei giacimenti. Ma niente. Ci si riuscì con il governo indonesiano. Nel 1989 l’Australia firmò un grosso accordo per l’estrazione, e nel 1991 le più grandi Compagnie internazionali iniziarono lo sfruttamento dell’area.
Le cose cambiarono con il massacro di Dili del 1991, che riuscì ad emergere all’attenzione dell’opinione pubblica internazionale grazie al lavoro di alcuni attivisti e di due giornalisti americani, Amy Goodman e Allan Nairn, che assistettero alle uccisioni. Il gruppo di giornalisti fu perquisito all’aereoporto di Darwin in Australia, per sincerarsi che non riuscissero a diffondere immagini e notizie del massacro. E invece ci riuscirono. Le immagini fecero il giro del mondo, che si scandalizzò. Iniziarono le pressioni occidentali – alla luce sfavillante del sole – sul governo indonesiano. Contemporaneamente ci si attivò per proteggere i generali responsabili – gli indonesiani non trovarono di meglio che piazzare un generale nelle aule di Harvard per aggiornarsi nelle scienze politiche. Ma fu scoperto. Le pressioni continuarono. Bush I e Clinton furono costretti a tagliare i fondi di finanziamento per l’addestramento degli ufficiali indonesiani (sic!), e a ridurre la fornitura di armi. Fecero capire agli indonesiani la nuova linea. Le campagne dei Timoresi continuarono. Si arrivò così al Referendum del 1999 per l’indipendenza di Timor, alle Risoluzioni ONU e alla missione di Peacekeeping.

Ora, con le dovute differenze, che succede in Arabia Saudita? Come ci comportiamo con quel regime? Come ci siamo comportati negli ultimi 10 anni con la Libia? E L’Italia? La sceneggiatura non sembra drammaticamente e vergognosamente molto diversa.

(scusate la lungaggine)

Pino Tassi 21 marzo 2011 - 17:30

certo che siamo contro la guerra e contro il terrorismo. ma se un popolo viene massacrato stiamo a guardare per non venire meno ai nostri valori. per cui se avessimo applicato questo schematismo nel passato oggi l’Europa sarebbe sotto la dittatura nazista e l’italia sotto il fascismo.cerchiamo di essere meno schematici e pigri. perchè la posizione del nazionale nasce da pigrizia intellettuale. da non voler essere scavalcati da rifondazione, dal manifesto, ecc, a sinistra. Ma facendo così non costruiamo di certa la nuova sinistra. questa volta Vendola non ha avuto il coraggio di andare oltre

Sikania 21 marzo 2011 - 17:29

Il fatto è che è una brutta storia,dove i protagonisti mentono spudoratamente.La Libia ha un territorio ricchissimo,tanto deserto vero,ma sotto la sabbia c’è petrolio e gas di cui si sfrutta solo un quarto del potenziale e loro mi vogliono fare credere che stanno facendo questo pandemonio per quattro ribelli perseguitati,Signori è il solito bluff e le potenze occidentali lo sanno.Noi italiani stiamo solo pagando le conseguenze di un governo ballerino,inetto e dannoso,con una politica estera ridicola e senza polso,non si dice amico mio a un capo di stato,nessuno è amico i contanti fra le nazioni si chiamano diplomazie sono fatti di accordi e intese,l’amicizia è un’altra cosa.Adesso noi siamo soli e nessuno ci da conto grazie Berlusconi e grazie a tutti coloro che lo hanno votato ignorando il danno che hanno fatto.

Emilio 21 marzo 2011 - 17:16

visto che è stato il popolo Libico a insorgere e a chiedere l’aiuto dell’ONU e company,visto che il regime di Gheddaffi aveva iniziato a reprimere nel sangue la rivolta giustificandosi di difendersi dai terroristi.ritengo che l’intervento sia opportuno.Piuttosto bisogna farsi dare garanzie che l’intervento non degeneri in occupazione da parte di opportunisti e speculatori e che il fine sia esclusivamente la conquista della democrazia da parte del popolo libico. su questo bisogna salvaguardare.

Mirko Lombardi 21 marzo 2011 - 17:15

ECCO COSA ABBIAMO SCRITTO NELLA CARTA DEI VALORI A BASE DEL PRIMO NOSTRO CONGRESSO:
“Siamo contro la guerra e contro il terrorismo, stretti tra loro da un indissolubile vincolo di morte.
Aderiremo ad ogni iniziativa pacifista, per la prevenzione dei conflitti e per la loro negoziazione
pacifica. Siamo per il disarmo e per un rigoroso rispetto dell’articolo 11 della Costituzione. Siamo
per un sistema di difesa su scala europea, che bandisca ogni forma di interventismo a sostegno
delle politiche seguite fin qui dall’Ue e dalla Nato”.

Pino Tassi 21 marzo 2011 - 17:11

riusciamo ad essere incomprensibili anche su argomenti di facile interpretazione. La critica all’occidente va fatta sia per le se scelte passate e sia per il ritardo nell’intervento. Un popolo è stato massacrato con l’intervento dell’esercito, dell’aviazione e dei mercenari sotto lo guardo impotente e inerte dell’occidente e dell’Onu e invece di criticare questo ritardo critichiamo il fatto che in piena zona cesarina la Francia costringe tutti ad intervenire. Poi parliamo di negoziati da avviare quando i rivoltosi dicono che non c’è nulla da trattare. parliamo di corridoio umanitario quasi ad intendere che siamo a favore che la popolazione fugga dalla libia che verrebbe lasciata in mano a gheddafi.Una forza di sinistra che vuoe fare politica e vuole essere una forza di governo non può sposare il pacifismo tou- cour. Gino Strada sostiene che lui è contrario alla forza perchè è un chirurgo e non fa politica. Noi facciamo politica e dobbiamo capire quando è il caso di fare scelte difficili e dolorose ma che vanno compiute se voigliamo difendere le libertà delle popolazioni.

Sikania 21 marzo 2011 - 17:07

La guerra è orrenda,anche se non la chiamano tale,come si dice dunque quando si bombarda un paese,si che alla fine saranno proprio i civili a piangerne le consegienze,quindi a mio parere,si dovevano aiutare i ribelli prima,quando erano loro stessi a farlo.Gheddafi è quello che è,lo sappiamo tutti,la pessima politica estera di questo governo ha messo l’Italia in serie difficoltà.Ma io mi domando e chiedo,con tutta la stima che ho in Nichi,ma come si fa a parlare con uno come Gheddafi.Giusto Sarkozy è sttao troppo veloce e insofferente,avrà i suoi buoni motivi,la solita triplice alleanza è entrata subito in azione,quando si tratta di bombardare gli USA vanno a nozze,ma io mi domando,cosa avrebbe dovuto fare l’Italia,tanto ormai Gheddafi aveva mminacciato.Non è facile giudicare ciò che sta accadendo in questi giorni,mi ritiro,mi basta sapere che la mia terra è la Sicilia,che Lampedusa affonda e nessuno fa nulla,che il Nord ha intenzione di creare un precedente,nessuno vuole i clandestini,abbandonati nella fame,freddo,sete e sporcizia,i poveri lampedusani disperati,poi di chi sarà la colpa quando scoppierà un’epidemia?Seriamente in questo momento mi vergogno di essere italiana.scusate gli errori di ortografia,ma non riesco a correggere.

Bassani Fabrizio 21 marzo 2011 - 16:42

Domani sarà guerra civile in Siria, Arabia Saudita, Algeria,Iran…in Yemen, Barhein c’è già…dell’Egitto non sappiamo praticamente niente. Continuano gli scontri fra copti e mussulmani con decine di morti, nel referendum per la riforma costituzionale ha vinto la fazione dell’ex presidente Mubarak alleata con i fratelli mussulmani, la parte vicina alla rivoluzione dei “giovani democratici”non ha raggiunto neanche il 20%, ha votato meno del 50% degli aventi diritto. Saremo tutti contenti del nuovo Egitto democratico? In queste condizioni cosa fare? Incendiamo con i bombardieri mezzo pianeta? Ma siamo proprio sicuri di poter determinare il corso degli avvenimenti? Non è forse meglio lasciare ai popoli un loro, anche se doloroso, percorso di evoluzione autonoma? Con la politica delle bombe, del sangue, delle cervella sparagliate sulla sabbia si può fare un mondo migliore? E per la “democrazia” vale la pena tutto questo? Quanti altri sacrifici umani esigerà questo dio sanguinario?

Nicola 21 marzo 2011 - 16:40

@Rosa:
condivido totalmente ciò che hai scritto nel tuo ultimo intervento: “La questione ora diventa un’altra: se il sistema offensivo di Ghedaffi è compromesso, la no-fly zone è attiva, la liquidazione dei ribelli è evitata…” speriamo!!
Ho letto i tuoi commenti da ieri sera, la tua posizione mi sembra la più chiara, seria e intelligente. Li sottoscrivo tutti.
Però volevo solo fare un appunto su un tuo richiamo alla vicenda di TIMOR EST. Lì la storia fu sconvolgente, e può essere istruttiva per comprendere i comportamenti politici e militari dei paesi occidentali, quindi anche ciò che è accaduto e sta accadendo in LIBIA.
Non furono gli ultimi colpi di coda dei militari indonesiani a dare il via alla pulizia etnica prima dell’intervento ONU del 1999. Il genocidio lì iniziò nel 1975, con l’invasione da parte dell’Indonesia di Suharto, invasione autorizzata da Gerald Ford e Kissinger. Gli USA e l’UK fornivano il 90% delle armi al regime indonesiano. A Timor vennero uccise dal 1975 alla metà degli anni ’90 circa 200.000 uomini.
Il culmine delle uccisioni si raggiunse a fine anni ’70, sotto l’amministrazione Carter – che incentivò la vendita di armi. Gli USA all’epoca boicottarono ed ostacolarono Risoluzioni ONU al riguardo, secondo i memoriali stessi dell’ambasciatore USA all’ONU dell’epoca (il celebre Daniel Patrick Moynihan). La scoperta dei grandi giacimenti petroliferi nelle acque territoriali di Timor fu precedente al 1975, difatti le compagnie australiane e occidentali cercarono di avanzare trattative con il governo Portoghese ante-”indipendenza”. Ma non ci riuscirono granché. Ci riuscirono con gli amici indonesiani. Un grosso accordo venne firmato nel 1989 tra Australia e Indonesia. Poi dal 1991 le più grandi compegnie petrolifere del mondo iniziarono lo sfruttamento dei giacimenti di Timor.
Le cose cambiarono radicalmente con il massacro di Dili del 1991, documentato fortuitamente e grazie al coraggio di due giornalisti americani, Amy Goodman e Allan Nairn (http://it.wikipedia.org/wiki/Massacro_di_Dili ). Si riuscì a far emergere all’attenzione dell’opinione pubblica occidentale lo schifo che si perpetrava lì giù (Uno dei generali indonesiani coinvolti nel massacro fu fatto scomparire anonimamente tra le aule di Harvard, per imparare un po’ meglio le strategie politiche). Le proteste dell’attivismo internazionale furono tali che gli USA tagliarono i fondi per l’addestramento degli ufficiali indonesiani, e pressioni interne per ridurre la vendita di armamenti.
Le campagne degli attivisti continuarono, cittadini indonesiani e di Timor cominciarono a girare il mondo per raccontare i massacri indonesiani: a questo punto iniziò la pubblica pressione dell’Occidente verso il suo vecchio alleato indonesiano. Iniziarono le minacce di sanzioni economiche (ma con buoni salvacondotti per le dirigenze politiche), e si arrivò poi alla al Referendum del 1999 per l’indipendenza di Timor, alle Risoluzioni ONU e agli interventi di Peacekeeping.

Ora, com’è la storia in ARABIA SAUDITA?
Com’è andata negli ultimi 10 anni in LIBIA?
E il nostro buon alleato Gheddafi??

Quest’intervento forse era necessario, ma sarebbe forse più necessario ancora evitare di metterceli (non è il caso specifico di Gheddafi adesso) i dittatori a reprimere e massacrare i loro popoli.
(scusate la lungaggine)

Davide 21 marzo 2011 - 15:55

Argomento spinoso da trattare su un terreno scivoloso. In ogni caso, difficile esprimere un’opinione ampiamente condivisa. Certamente nessuna persona dotata di buon senso può essere a favore della guerra, ma è anche vero che essere neutri, in certi frangenti, può equivalere ad essere complici, in una sorta di gioco dell’omertà dettata dalla convenienza: Berlusconi docet! Se penso all’invasione della Polonia da parte della Germania nazista nell’assoluto disinteresse delle nazioni contigue nel lontano 1939, e alle inevitabili conseguenze che ne derivarono, in me prevale un sentimento interventista. Se penso all’escalation di violenza che seguirà all’intervento militare delle forze dell’Onu e all’ineluttabile risentimento religioso su cui farà leva il terrorismo islamico per raggingere i propri scopi politici e ideologici, oltre alle innegabili speculazioni di natura commerciale legate al desolante quadro della macroeconomia dei beni energetici, in me prevale un sentimento irenista. Che dire…forse la soluzione intrapresa è la meno peggiore per il semplice fatto che la libertà è assunzione di responsabilità e che, una volta tanto, qualcuno ha deciso per davvero senza continuare a tirare a campare nell’attesa che le cose si sistemassero da sole, magari sperando nella collaborazione del tempo: sul lungo periodo, si sa, le cose si riequilibrano spontaneamente per effetto dell’intrinseca omeostasi presente nelle relazioni sociali senza che vi siano decisivi interventi esterni.

Fabrizio 21 marzo 2011 - 15:50

sembra pignoleria … ma Gheddafi si scrive con una “f” (come poi giustamente è stato scritto nel testo)… bisognerebbe rivedere il titolo

Alberto Cacopardo 21 marzo 2011 - 15:50

“Siamo convinti che il principio della non interferenza negli affari dei singoli stati sia un delitto contro un principio più grande ed importante, quello del rispetto dei diritti umani” Su questo non sono d’accordo. “Diritti umani” è un concetto troppovago, la cui difesa ha giustificato soprusi mostruosi.

Gianfranco 21 marzo 2011 - 15:35

manca solo che dicessi “No al colesterolo”.
Dai compagni, un po’ di coraggio. Se ci si propone di essere sinistra di governo ci si deve anche imporre di avere una linea ben definita.
Dire “No alla guerra e no a Gheddafi” è un po’ semplicistico ed inconsistente.
Tradotto, se Vendola fosse stato il nostro Presidente del Consiglio (magari!!!) cosa avrebbe fatto?
Sicuramente la diplomazia, ma i tempi della diplomazia si conciliavano con il tempo necessario a Gheddafi per sterminare le ultime sacche di resistenza?
Sicuramente bisognerebbe che ogni stato facesse il suo bell’esame di coscienza (arricchimento della famiglia Gheddafi, baciamano, vendita di armi, ecc.), però credo che sia anche giusto porre rimedio ai propri errori prima o poi.
Personalmente vedo quei ribelli come i nostri cari amati partigiani, che senza le bombe anglo-americane (che pure hanno causato migliaia di morti) probabilmente non avrebbero mai rovesciato il nazifascismo.
Un ultimo pensiero sul “metodo”.
La prima dichiarazione di Vendola, quella a caldo, era favorevole all’intervento, purchè limitato. A cosa si deve il revirement?

‎”Credo nella lotta armata come unica soluzione per i popoli che lottano per liberarsi”
Ernesto Che Guevara

Alessandro Fioroni 21 marzo 2011 - 15:14

Ma la trattativa chi la fa, Gheddafi? il governo provvisorio? la coalizione dei volenterosì? Chi media soprattutto visto che una trattativa vere presuppone un compromesso?

Orso 21 marzo 2011 - 15:00

Ok! Ottimo documento ma, ho due osservazioni da fare:

1) Gheddaffi si ferma e tratta? Sarebbe il primo dittatore che “ragiona”
2) se un domani dovremo governare, continueremo ad essere divisi in politica estera? Con somma gioia delle destre!

Marco Renzini 21 marzo 2011 - 14:32

Concordo totalmente con questo documento della direzione nazionale che conferma anche la posizione di SEL già espressa con nettezza nella carta dei valori che abbiamo approvato al congresso nazionale di Firenze.

Giancarlo 21 marzo 2011 - 14:19

Tripoli, 21 mar. – (Adnkronos/Aki) – L’obiettivo degli insorti libici di Bengasi e’ conquistare anche la capitale Tripoli, ma senza l’intervento di truppe straniere di terra. Lo ha detto in una conferenza stampa un portavoce degli insorti, citato dalla Bbc. Il portavoce ha dato il benvenuto dei ribelli ai raid aerei contro obiettivi del regime, ma ha ribadito il loro rifiuto all’ingresso in Libia di truppe straniere.

Peppe Giudice 21 marzo 2011 - 13:56

infatti la posizione della Lega araba è contro la guerra. Per una “No fly zone” solo per proteggere i civili.
Altra cosa sono gli intenti neocoloniali non solo dei francesi ma anche degli inglesi. Tra gli “insorti£ c’erano molti provocatori inglesi ed olandesi (e la Shell è per lappunto anglo-olandese)

Nando 21 marzo 2011 - 13:15

Le micidiali missioni di guerra aereo-navale sono stae decise esclusivamente per garantire ai cosidetti volenterosi di decidere sul destino futuro della Libia ivi comprese le ripartizioni del cospicuo bottino derivato dalle riserve pertrolifere di quel Paese

Edoardo Trotta 21 marzo 2011 - 12:31

La “Lega Araba” e “L’Organizzazione per L’Unità Africana” erano daccordo con la “NO FLY ZONE” non con i bombardamenti a Tripoli e la GUERRA.
Lo hanno precisato e cercano di rilanciare le TRATTATIVE.
Io sono daccordo con loro:
Non si può permettere a un dittatore di massacrare i dissidenti. Ma non si possono permettere guerre neocoloniali.

Tommaso Di Biase 21 marzo 2011 - 12:18

Troppo semplice e troppo facile l’attuale posizione di Sel sull’attacco a Gheddaffi: “No alla guerra e no a Gheddaffi”,Era più onesta la precedente dichiarazione di Vendola
Adesso si propongono trattative, ma tra chi? Casomai c’è da dire che l’intervento di copertura dell’Onu è tardivo.

Vladimiro Celanti 21 marzo 2011 - 12:14

ne con la Guerra ne con Gheddaffi.
Sarà pur vero che le forze che intervengono militarmente vorranno avere un rapporto privilegiato e di interessi con gli insorti,gas e petrolio,magari mettendo l’Italia in secondo piano in rapporti economici,(vedi intervento precoce della Francia,”i nostri salvatori”)
per questo dicono che andranno fino in fondo e cioè all’eliminazione di Gheddaffi.
Alle popolazione non ci pensano,l’importante è il busines.E’ orrendo.
Come è stato orrendo il furto continuo di Gheddaffi alla sua gente,oltre alla mercificazione di donne ed esseri umani migranti.
No alla guerra e no a Gheddaffi

Nicola 21 marzo 2011 - 12:04

Questa posizione di SEL in effetti è un po’ insincera e debole quando “chiede il cessate il fuoco per consentire l’avvio del negoziato tra le parti, e l’apertura di un corridoio umanitario”, quando sa benissimo che ciò ora non è possibile (e serve solo a parlare al suo elettorato).
Però è anche molto chiara e puntuale quando avanza la sua radicale critica e le sue perplessità sulle intenzioni dell’intervento, sottolineando come lo stesso “criterio umanitario” non sia stato applicato al Bahrein (dove il repressore è un grande alleato dell’Occidente) o alla Costa D’Avorio, evidentemente un paese e un popolo non degni di interesse per noi.

Una sinistra matura può ammettere la propria difficoltà “politica” quando si tratta di scegliere tra due posizioni entrambe violente, ma un secondo dopo inizierà a vigilare sulla democrazia che bisognerà contribuire a far crescere in Libia, senza compromessi con interessi postcoloniali. D’altronde è ciò che mi sembrano chiedere la Lega Araba e l’Unione Africana, attraverso le loro preoccupazioni fondatissime sugli interessi occidentali sottesi a questa guerra.
Per esempio bisogna comprendere i profondi interessi che spingono la Francia ad una veemenza così spudorata – ora è addirittura in viaggio la portaerei Charles De Gaulle, per andarsi a piazzare davanti le coste libiche. Ad esempio fino a ieri la TOTAL estraeva petrolio in Libia per 55.000 barili/giorno, l’ENI ne estraeva 280.000/giorno. Come sarà la proporzione fra un paio d’anni? La FRANCIA/Total ricontratterà forse le quote di estrazione con il futuro governo libico?? Non sarà mica tutto questo “attivismo” di Francia/Total ad aver mosso l’ITALIA a un impegno più diretto ieri – le missioni dei nostri caccia – al posto della sola semplice disponibilità delle nostre basi militari??

Vincenzo M. 21 marzo 2011 - 11:55

Mi dispiace, pur seguendovi con attenzione, non condivido la vs. posizione sulla Libia. Terzista ed ambigua come quella della Lega e di certa destra; che pensa solo alla propria libertà di privilegio e di paura. Secondo me non avete ancora compreso, come tanti in occidente, del desiderio di Libertà che viene dal giovane mondo arabo.Credo che essere di sinistra non significa essere sempre pacifista; io non amo la guerra e l’orrore ma penso che l’indifferenza renda complici; mi ricordo il pacifismo del 38 che diede solo favori a Hitler.

Michele Nanni 21 marzo 2011 - 11:53

Concordo con la posizione di Rosa e anche di Pippokennedy: il tavolo negoziale non si poteva aprire con gheddafi ed un esercito di mercenari. Ora si aprono orizzonti diversi e la diplomazia può risolvere qualcosa.

Max 21 marzo 2011 - 11:46

Il documento, come spesso capita alle posizioni di chi ripudia sia le dittature che la guerra, pecca eventualmente di utopismo; ma che dire? non credo che la guerra risolva nulla; altre drammatiche avventure belliche sono nate sull’onda di grandi emozioni, ma si sono trasformate in maggiori tragedie: la guerra non è mai una risposta.
Ricordo quando con il governo Prodi si poneva la questione Afganistan: c’era il problema dei voti al Senato di Rossi e Turigliatto e Rifondazione (alla quale allora aderivo) fece a Roma una manifestazione al teatro di via Nazionale in cui molto autorevoli (e non sospettabili certo di bellicismo) compagni spiegarono come fosse necessario il voto favorevole alla missione, anche perché richiesto da parte della società civile contro i talebani. Poi è finita come è finita.

Rosa 21 marzo 2011 - 11:19

Una considerazione (se sarà pubblicata, cosa che per tre volte non è avvenuta, sicuramente per problemi tecnici o di conessione) l’intervento militare era forse necessario per impedire una battaglia urbana in Bengasi (700mila abitanti) e la liquidazione manu militari della rivolta da parte di Ghedaffi. Questo del resto auspicava chi si è ribellato alla dittatura mettendo a rischio la propria vita e quella delle proprie famiglie. La questione ora diventa un’altra: se il sistema offensivo di Ghedaffi è compromesso, la no-fly zone è attiva, la liquidazione dei ribelli è evitata… un proseguimento delle azioni militari non è piu’ giustificabile e si porrebbe fuori da qualsiasi risoluzione ONU. E’ giustissimo quindi chiedere il cessate il fuoco e ricondurre l’azione militare a una leva dell’iniziativa politica e diplomatica che deve essere affidata all’ONU. In altre parole: tacciano le armi e si ridia la parola alla politica. Ma questo ha un senso oggi, quando il mutato rapporto di forze sul campo rende credibile l’imposizione (sottolineo, imposizione) di un negoziato alle parti.

Peppe Giudice 21 marzo 2011 - 11:17

il documento è molto equilibrato e serio, perchè evita di sposare la posizione interventista che nelle mani di quel coglione di Sarkozy può condurre ad una escalation dagli esisti imprevedibili e certo con il sacrificio di molte vite umane. Ed evita le solite declamazioni da sinistrismo gutturale rimasto fermo ai paradigmi della guerra fredda.
Oggi, anche dopo la crisi del modello liberista, siamo di fronte ad una situazione di grande fluidità, che se non capita bene ci impedirà di esprimere posizioni aderenti alla realtà. Comunque il documento è molto positivo per quanto concerne il coinvolgimento della Lega Araba e dell’Unione Africana.

Fabrizio 21 marzo 2011 - 11:11

Una cosa vorrei chiedervi: pensate che si debba rafforzare l’ONU, dotarlo di autonomia politica, finanziaria e militare rispetto agli stati?

Fabrizio 21 marzo 2011 - 11:06

Mi piace la civiltà del confronto in questi post! Tempi addietro sarebbero volate parole grosse del tipo “guerrafondai” e “incoscienti” … significa o che siamo maturati tutti o, anche, che si riconoscono un po’ di ragioni ad entrambe le visioni delle cose. Ripeto, il documento a mio avviso è insufficiente come è insufficiente qualsiasi posizione si debba prendere davanti ad una situazione simile: petrolio, dittatori, civili, bombe, stragi, torture, pacifismo, non violenza, richieste d’aiuto etc. Troppo complesso per pensare che ci sia una sola ragione!

Pippokennedy 21 marzo 2011 - 10:55

mi chiedo come si può pensare all’”apertura di un tavolo negoziale” mentre gheddafi bombarda i civili rivoltosi. Forse vorrete aprire il “tavolo negoziale” quando non ci saranno più ribelli, ma a quel punto al vostro “tavolo negoziale” sarà rimasto solo gheddafi

Michele Nanni 21 marzo 2011 - 10:38

il documento è condivisibile ma insufficiente e credo che la diversità di pareri dei compagni ne sia una spiegazione esplicita.
Credo che ognuno di noi sia dibattuto tra il sentimento di solidarietà con i rivoltosi che, ammettiamolo, hanno voluto un aiuto concreto e sarebbe stato meglio se immediato. Anche l’onu è stata titubante e poi ha decretato la no fly zone, cioè un attacco non di terra, come qualcuno qui ha pensato.
La soluzione migliore sarebbe stato agire subito anche con la no fly zone, ma dell’onu, no di paesi interessati o della nato. L’onu dovrebbe avere la forza anche militare indipendente da nato e paesi potenti militarmente.
Sel deve ancora lavorare molto al suo interno per avere una posizione matura su questo.

Christian 21 marzo 2011 - 10:36

Dispiace condividere solo in parte la posizione presa dal coordinamento ed è tra l’altro quella reletavi a ai principi universali. Certo l’occidente ha commesso gravissimi errori nel riconoscere fino a paco tempo fa Gheddafi come interlocutore addirittura degno di genuflessioni e baci di mano e ora tutti d’accordo nel bombardarlo. Ed è anche vero che se la libia non fosse così ricca di risorse energetiche e così vicina avrebbe avuto la stessa importanza che diamo alla Costa d’Avorio e che abbiamo dato al Ruanda. Tuttavia in una presa di posione ufficiale non possiamo rimanere cosi generalisti e fare di tutto il Maghreb una sola questione, Ben ali e mubarak avevano un diverso peso nella politica internazionale, tutti e due erano sponsorizzati (forse dipendenti) dall’occidente, mentre Gheddafi era libero ed indipendente nella gestione del suo potere e addirittura in posizione privilegiata verso di noi in cambio di contratti e blocco dell’immigrazione. Quindi egitto e tunisia hanno dovuto per forza rispondere poistivamente al richiamo sul non uso della violenza, ma Ghedaffi, a chi doveva e dar conto? Al lacchè berlusconi?
Sinceramente sono molto confuso e preocuppato. Temo che in questa situazione non si possa dire “ne con la nato, ne con gheddafi”, l’una esclude l’altra e allo stesso tempo sono preoccupato per il rischio impantamento se gheddafi non dovesse cedere subito.
Certo che prima si potevano fare tante cose come riconoscere ufficilamente i ribelli e armarli, ma ora?

Domenico Da Enna 21 marzo 2011 - 10:35

Per tutti i compagni che criticano chi non è d’accordo col documento del Coordinamento nazionale. Qualche compagno parla addirittura che si è guerrafondai.Non si può prendere una posizione basandola sul fatto che la storia(vogliamo limitarci al dopo 1945?)si è svolta in maniera sbagliata e comunque secondo modalità che non corrispondono alle nostre vedute.Abbiamo una visione stilizzata dei rapporti internazionali reali. Il massimo organo mondiale, sotto la cui tutela vogliamo lavarci i panni tutte le volte che ci tocca posizionarci secondo i nostri principi di giustizia e democrazia, ha la velocità di una tartaruga e spesso non riesce a prendere decisioni unitarie e accetabili perchè comandano i soliti noti. Dobbiamo abituarci all’idea che le nostre idee dobbiamo difenderle e se possibile realizzarle in questo mondo, che è quello che è,ci piaccia o no.Abbiamo esultato quando il popolo libico si è ribellato al suo despota,che ha reagito da vero e proprio sanguinario.Siamo riusciti-con la velocità e la volontà dell’Organo di cui sopra-a fare in modo di evitare che si compisse definitivamente una strage e si tarpassero le ali alle aspirazioni di libertà e democrazia di un popolo.Bene. Che senso ha dichiarare che non si è con Gheddafi e contrari all’intervento.Pensiamo davvero che basta ripmproverare questo buffone sanguinario per convertirlo alla pace,alla democrazia e alla libertà. Davvero,abbiamo una visione stilizzata del mondo reale in cui ci tocca vivere.Non sono un guerrafondaio,ma non sono un pacifista sempre e in ogni caso. Mi piacerebbe che i popoli vivessero in pace,senza i tanti Gheddafi che signoreggiano nel mondo; senza una Cina comunista-ma-capitalista-e-autoritaria; senza una Russia-violenta-e-ipocrita; senza i nazisti del Ku Klux Klan; senza tutte le arroganze;senza….. Quando qualcuno mette in pericolo le condizioni minime di libertà,giustizia,democrazia penso che reagire con la forza-se le parole non bastano- sia necessario. Saluti.

Luigi Lacherca 21 marzo 2011 - 10:35

L’IMBECILLITA’ UMANA NON HA LIMITE PURTROPPO!

Bianca Mesaglio 21 marzo 2011 - 10:33

BUONISSIMI PROPOSITI MA CON UN DELINQUENTE COME GHEDDAFFI NON FUNZIONANO

Pierangelo Bucci 21 marzo 2011 - 10:29

Questa volta però, da sinistra, sono d’accordo con la necessità di fermare la starge di popolo che Gheddafi stava attuando. Perché non si poteva lasciare solo un popolo che si solleva e contro una dittatura quarantennale.

Alessio 21 marzo 2011 - 09:58

a antonio nannipieri: quello che cerco di dire è che la NATO se ne frega della situazione del popolo libico, ed è CONTRO la sua rivolta. Questo è il motivo x cui hanno aspettato un mese, perchè temevano che se i ribelli avessero rovesciato Gheddafi un mese fa si sarebbe potuto creare un governo ostile agli interessi occidentali, invece ora in cambio dell’ “aiuto” otterranno qualcosa. Vi invito a riflettere, la sinistra non può immischiarsi in questa guerra come ha fatto il PD. C’è un black out dei media che enfatizza alcune cose e nasconde o sminuisce il fatto che tanti civili libici sono morti grazie alle bombe occidentali. Non possiamo cedere alla destra anche sul terreno della pace. Per me l’Italia dovrebbe rifiutare di bombardare e di dare le basi, perchè la guerra umanitaria NON ESISTE, la guerra si è sempre fatta e sempre si farà x interessi economici

Pino 21 marzo 2011 - 09:31

Concordo pienamente con la posizione presa …. forse andava chiesto un intervento “di PACE” prima che si arrivasse a questo punto, con più forza, contestando i ripetuti allarmismi sugli sbarchi.
Personalmente sono stato colpito dalla dichiarazione ripresa dal Gr2 una settimana fa e rilasciata da un ragazzo di 21 anni che si era schierato con il Comitato di Liberazione che diceva testualmente: “Non vogliamo l’intervento militare dell’europa, ci diano le armi e penseremo noi a liberare il nostro paese. Se non ci riusciremo moriremo sul campo”.

Antonio Nannipieri 21 marzo 2011 - 09:29

@Alessio – io non sono affatto guerrafondaio nè servo della Nato, come tu non sei sostenitore di Gheddafi nè allineato alla posizione di Bossi

Massimo C. 21 marzo 2011 - 09:23

perché SEL non si è espressa prima contro questa guerra??? ma ha aspettato che accadesse qualcosa??? come pensate di aiutare questi poveri disgraziati per liberarsi dal giogo dei tiranni??? vista la repressione sanguinosa nel Barhein e nello Yemen, siete convinti di convincerli con argomenti più validi di eventuali coalizioni armate sotto l’egida dell’Onu ??? Sono di sinistra ripudio la guerra ma non facciamo il solito errore dello struzzo. Il nostro paese non sarebbe nato se non si ricorreva alla rivolta armata, o no??? E l’evoluzione democratica non è contemplata nella logica dei tiranni.

Francescocatalano86 21 marzo 2011 - 09:18

Personalmente ritengo che una qualche forma di intervento militare in Libia sia indispensabile, e sinceramente dalla Libia giunge notizia che ad essere attacata è stata la contraerea e le forze di gheddafi, e che i ribelli non aspettavano altro che un aiuto esterno. Qui i fatti sono due:
- non ci sarà mai nessun cessate il fuoco volontario tra le parti perchè gheddafi (che pure lo dichiara ogni 48 ore senza poi rispettarlo) non si fermerà mai se non quando anche l’ultimo dei suoi uomini sarà stato eliminato
-ne consegue che un negoziato tra le parti non è possibile.

E poi come si fa a considerare allo stesso tempo gheddafi uno dei più atroci dittatori sanguinari in circolazione e allo stesso tempo un interlocutore..
La verità è che ormai la situazione è tale che o si ammazza gheddafi (o lo si rende forzosamente inoffensivo) o li in Libia le forze lealiste grazie ai mezzi militari dell’esercito libico non avranno alcun problema a riconquistare Bengasi, a far priginieri tutti i rivoltosi, ad ammazzarli e a torturarli tutti, in un bagno di sangue che poi tutti avremo sulla coscienza. La guerra a scopo di difesa non è solo legittima ma giusta. Erano i ribelli libici che ci chiedevano un intervento per non essere spazzati via. DETTO CIò SAREBBE AUSPICABILE, ANZI INDISPENSABILE, CHE GLI ATTACCHI FOSSERO ESTREMAMENTE MIRATI, LIMITATI, ED EVITASSERE AD OGNI COSTO DI COLPIRE CIVILI INNOCENTI.

Frankojann 21 marzo 2011 - 09:18

Ma i ribelli con questo documento cosa farebbero? La guerra è sempre il male assoluto. Ma esiste anche l’ipocrisia del pacifismo assoluto. Tra Gheddafi ed Obama, sto con Obama.. Quando Gheddafi bombardava non c’erano documenti, nè manifestazioni..

Vito Punzi 21 marzo 2011 - 09:16

Complimenti per la coerenza e la lungimiranza. Dopo la richiesta della Lega Araba perchè ai ponga fine al conflitto non rimane che scendere in piazza per la sicurezza dell’ Italia e per la pace; i democratici che hanno condiviso il ricorso alla forza non potranno che aderire e chiedere ammenda.

Edoardo Trotta 21 marzo 2011 - 09:14

Non possiamo stare con i piedi in due scarpe anche se è difficile.
Auspichiamo NEGOZIATI VERI!!!!
Tutti capiscono che la POSIZIONE della LEGA è la più folle. Da una parte APPOGGIA LA GUERRA con l’astensione al Senato. Dall’altra dice di essere contrario per compicere l’”AMICO” tradito.
Sembra il telegiornale di FEDE che diceva chiaramente che NOI (BERLUSCONI E BOSSI) siamo stati costretti a TRADIRE. I cattivi sono Francia/Inghilterra.
Noi resteremo quelli che HANNO BACIATO le mani e sostenuto Gheddafi per una parte della popolazione e TRADITO per l’altra parte.
Oggi è chiaro che non si tratta solo di NO FLY ZONE, ma di guerra.
La Libia aveva 6 milioni di abitanti nel ’70, 8 negli anni ’90 …, le ALLEANZE con le TRBU’ sono facilmente comprabili, la minaccia aereo/sas (truppe speciali) può fare la differenza.
Resta il fatto che “Ribelli” o “Gheddafi” il ricatto occidentale sarà più forte.
E l’Italia di Bossi/Berlusconi è messa male.
Prima o poi il Popolo Libico si sveglierà e NON accetterà più ricatti.

Alessio 21 marzo 2011 - 09:09

leggendo i molti commenti guerrafondai di questo sito capisco perchè nel governo Prodi l’allora PRC continuò x 2 anni a votare la guerra in afghanistan e a mandare i soldati in libano. Anche SEL dopo il PD è capitolata alla NATO… povera sinistra!

Gabriella 21 marzo 2011 - 09:01

Sono soddisfatta della posizione di SEL sul conflitto libico. Da subito si è visto che l’attacco militirare di Francia e Inghilterra si svolgeva al di fuori della risoluzione ONU, giunta, tra l’altro, tardiva.

Nando 21 marzo 2011 - 08:55

Ancora venti di guerra spirano impietosi su un altro lembo di terra : non possiamo rimanere spettatori passivi di fronte a questi tracigi eventi auspicando che le bandiere della pace tornino a sventolare da tutti i balconi in segno di civiltà contro il ricorso alle armi per risolvere le controversie internazionali

Nando 21 marzo 2011 - 08:54

Ancora venti di guerra spirano impietosi su un altro lembo di terra : non possiamo rimanere spettatori passivi di fronte a questi tracigi eventi ausopicando che le bandiere della pace tornino a sventolare da tutti i balconi in segno di civiltà contro il ricorso alle armi per risolvere le controversie internazionali

Antonio Nannipieri 21 marzo 2011 - 08:46

Anche perchè prima dell’inizio delle operazioni, che hanno ristabilito un certo equilibrio sul campo, era assurdo insistere con pressioni politico-diplomatiche di fronte a una repressione sanguinosa che stava avendo la meglio.

Betta Tusset 21 marzo 2011 - 08:43

lo condivido in toto. grazie. parole chiare, pensate, non generiche. davvero da diffondere

Mario 21 marzo 2011 - 08:17

Non capisco perché si continua a parlare di ribelli e di rivolta democratica, quando sappiamo tutti che in Libia è in corso una guerra civile tra tribù di stampo islamista. Si parla addirittura di massacri razzisti contro gli africani del sud perpetrati dai ribelli. Non capisco proprio come schierarsi tra le due forze in campo, nessuna della quale ha intenzioni democratiche.

Andrea S 21 marzo 2011 - 08:06

Verrebbe voglia anche a me di dire: Finalmente!
Poi pensando allo stato ancora “embrionale” della nostra organizzazione, uscire a 24 ore dall’inizio delle operazioni, non è poi così male. Bravi compagni!

Luca 21 marzo 2011 - 08:02

Come si dice dalle mie parti…
ell’era l’ora!!!
insomma meglio tardi che mai….

visto che non si può commentare il post apposito lo faccio qui….ragazzi miei che figuraccia a Napoli….non mi venite a dire che morcone è l’uomo nuovo per cortesia…tutti i movimenti, gli studenti, l’associazionismo, l’area dei disillusi di sinistra stanno con de magistris e noi che si fa???? si và nella direzione opposta….mah….

Angelo B 21 marzo 2011 - 07:57

E’ una posizione giusta ed equilibrata, che bisogna diffondere e fare conoscere, nel mare di conformismo guerriero che domina dappertutto. La situazione è difficile perchè piena di contraddizioni, vedi ad esempio la richiesta degli insorti di una soluzione militare (ma sappiamo chi sono?). Sono convinto che tra breve i dubbi cominceranno a serpeggiare e le nostre ragioni saranno riconosciute.

Enrico 21 marzo 2011 - 07:39

Difficile, ma bisogna sciogliere il doppio vincolo fra il principio no alla guerra senza se e senza ma e la situazione che si era creata in cirenaica (ricordiamo che l’unificazione fra Cirenaica e Tripolitania nella Libia l’ha realizzata il colonialismo italiano) dove c’era sicuramente (per quanto siano affidabili le notizie) un’insurrezione popolare contro un dittatore, la richiesta di liberta’indipendenza ed autodeterminazione di quelle popolazioni, l’aggressione con armamenti preponderanti da parte di un esercito straniero sulla propria terra (poiché composto in gran parte da mercenari).
Come negare che un intervento per evitare quello che sarebbe stato un massacro certo era necessario!
Come se si volesse negare a chi subisce un’aggressione di difendersi (questo penso che neppure Gino Strada lo sostenga).
Ripeto solo ed esclusivamente entro tali limiti e senza nessun coinvolgimento in una eventuale guerra per far cadere Gheddafi.
I bombardamenti già sono andati oltre.
Diversamente ci si ritroverebbe compagni di strada con il neutralismo leghista.
Il documento è condivisibile ma a mio parere va chiarito proprio questo punto.

Omissam 21 marzo 2011 - 06:53

cosa diciamo agli abitanti di Bengasi, fatevi massacrare da Gheddafi perché i francesi vogliono il vostro petrolio?

Antonio 21 marzo 2011 - 06:23

non sono daccordo con il documento, io credo che l’intervento militare ci stia tutto. O volevamo che Gheddafi continuasse a martellare con le armi pesante i civili inermi?
L’occidente ha un doppio fine? Chiaramente si, ma allora sarebbe stato più giusto far massacrare i rivoltosi dal Gheddafi e lasciarli fare il bello e cattivo tempo dopo 40 anni di dittatura?

Per carità, questo documento non mi piace. Anche perhcè non si capisce bene quale sarebbe dovuta essere l’alternativa al bombardamento.

Giorgio Rinaldi 21 marzo 2011 - 02:10

Quante parole e con quanto ritardo! Siete arrivati perfino dopo l’Oua e la Lega araba. Una volta la sinistra si mobilitava ancor prima dello scoppio della guerra, in questo documento non si annuncia neppure una specifica iniziatva di mobilitazione. Le guerre non indignano più dal mopmento che, come insegna Napolitano, non si chiamano più guerre! Le abbiamo addomesticate con un semplice trucco, non fanno più paura; per questo ne facciamo una ogni cinque anni.

Carlol 21 marzo 2011 - 01:51

Dico si al cessate il fuoco in parte per le ragioni espresse in questo documento. Il concetto di uso della forza nel diritto internazionale è stabilito in modo chiaro nella carta dell’Onu e l’art. 11 della Cost. italiana non impedisce la partecipazione ad eventuali azioni militari nel quadro della legalità internazionale e della legittima difesa. Il problema è il ricorso alla forza armata su autorizzazione dell’Onu e, nella fattispecie, il collegamento stabilito nel tempo tra minaccia alla pace e crisi all’interno di uno Stato, interpretando in modo estensivo quanto stabilito nell’art. 39 della Carta Onu. Quindi il primo step di analisi è a mio avviso sul titolo legale dell’intervento militare. Ci sono le condizioni per dire che ciò che è successo in Libia rappresenta una “minaccia alla pace” come peraltro ha richiamato il capo dello Stato Giorgio Napolitano?
Secondariamente, una volta risolta questa questione bisogna domandarsi se sia rispettato il mandato Onu (leggiamole bene le risoluz. 1970 e 1973, e le dichiarazioni di Lega Araba e UA vanno nel senso di una denuncia della fuoriuscita anche dalla legalità formale) e le norme dello jus in bello come già molte organizzazioni umanitarie stanno chiedendo.
Il punto politico fondamentale per me però è il titolo legale, o la giustificazione di un intervento militare sotto l’ombrello Onu, che è un trattato internazionale tra Stati che serve a disciplinare l’uso della forza.
Penso che serva una valutazione dello scenario politico che consideri il caso libico nel quadro dei processi politici e sociali nel Medio-Oriente e nel Nord Africa improntati ad uno sviluppo ulteriore della rivoluzione democratica inescata dall’ondata dell’89. La storia ha ripreso a camminare dopo la dissoluzione dell’ordine dettato dalla guerra fredda. La democrazia e i diritti umani non sono un bene cui tendono solo i popoli “occidentali” ma rappresenta una aspirazione che sembra avere un carattere veramente “universale”.

Per ultimo sull’Italia : ormai è evidente che il premier attuale è completamente fuori gioco, surdeterminato. La politica estera la decide Napolitano, la politica economica e interna la decidono Tremonti e la Lega.

CL

Filippo Boatti 21 marzo 2011 - 01:14

Certo sarà arrivata in ritardo la consapevolezza, ma per esempio il comportamento irresponsabile di Sarkozy è stato sicuramente sorprendente. Nessuno o pochi si aspettavano l’escalation immediata a partire da una risoluzione Onu che aveva spazi di ambiguità ma viste le astensioni sembrava dettata da intenzioni più serie e da propositi concordati. Invece o è una foglia di fico, oppure, come mi sembra più probabile, è stata piegata e forzata verso l’escalation immediata da parte della solita coalition of willings che bene non fa alla pace e alla legalità internazionale.

Paolohutter 21 marzo 2011 - 01:00

chi è senza peccato…dobbiamo riconoscere che anche sel, come tutti in Italia, si è svegliata tardi. una riunione dedicata e straordinaria l’avete fatta solo dopo che siam coinvolti in un intervento militare..e l’interposizione pacifica di massa non l’ha tentata nessuno, o sbaglio? se non c’ altro prima noi a Milano ne parliam lundi 28 sera

Frank84 21 marzo 2011 - 00:55

Questo documento è assurdo, e onestamente dal partito di Vendola, su cui contavo moltissimo, ora un pò meno, mi aspettavo una dichiarazione inteligente ed approfondita, non una sparata ideologico-idealista.

“L’avvio di un negoziato tra le parti”, quali? chi rappresenta i ribelli? E gheddafi secondo voi negozia con dei “ratti sotto l’effetto di droghe” avendo “come interesse superiore quello della protezione delle popolazioni civili, con l’obiettivo di mantenere l’integrita’ e l’autonomia di quel Paese sotto un nuovo governo democratico? Ridicolo.

“Insistiamo nel credere che sia il tempo del cessate il fuoco per consentire a forze di interposizione sotto chiaro mandato dell’Onu, di Paesi che non abbiano partecipato all’attacco di queste ore e che non abbiano interessi economici diretti nell’area, di garantire la transizione alla democrazia e la protezione dei civili.” Certo, è pieno di paesi che per puro spirito di carità non vedono l’ora di mobilitare i propri eserciti per aiutare i libanesi e difenderli a gratis senza poi tentare di ottenere qualche favore in cambio a livello di approvigionamenti energetici. Siamo realisti per favore…

“Siamo molto preoccupati per ciò che l’intervento militare può voler dire per le stesse domande di democrazia espresse in quell’area, pregiudicando la direzione progressista delle rivoluzioni arabe” vuol dire: se il vistro dittatore inizia a bombardarvi masacrandovi, veniamo a darvi una mano. Messaggio terribile per chi lotta per la democrazia.

“lo scenario più probabile è quello di una vera e propria escalation militare”, così come lo scenario più probabile quando si inizia una dieta è quello di diventare anoressici. Spero e credo che i nostri leader sappiano bene che è una follia, ci arriverebbe chiunque avesse studiato un minimo di relazioni internazionali.

Il pacifismo di principio è una mera boiata, senza violenza non c’è la rivoluzione francese ne quella americana, senza violenza Hitler e Mussolini non si fermano. Senza violenza il violento vince anche se ha torto e il pacifico perde anche se ha ragione.

La violenza è un mezzo, estremo son d’accordo, brutto son d’accordo, da evitare ogni volta che sia possibile, son d’accordo ma pur sempre un mezzo.
Un coltello è forse “cattivo” solo perché può far male? E se invece vi salva la vita?
Chi la pensa diversamente andasse tra i ribelli a raccontarglielo, “siamo dalla vostra parte, ma dovete vedervela da soli contro i bombardieri perché la violenza è brutta”. Nella migliore delle ipotesi vi riderebbero in faccia.

Giovanni Mastroleo 21 marzo 2011 - 00:48

Condivido pienamente! I bombardamenti non hanno nulla di umanitario. Senza contare che l’umanità rappresentata dalla coalizione che bombarda è la stessa che baciava la mano al dittatore. Il compito dell’ONU e quello di derimere le guerre non di crearle. E basta con l’ipocrisia dell’Italia che ripudia la guerra, di fatto si è modificata quella Costituzione a cui spesso ci appelliamo nelle dinamiche politiche.

Stefano 21 marzo 2011 - 00:38

Nella sostanza, apprezzo il documento del coordinamento nazionale. Mi rimane un dubbio: giuste tutte le critiche alle contraddizioni, ai ritardi, ai secondi fini, ma QUI ED ORA cosa si poteva fare di immediatamente effica per impedire che fossero massacrati gli oppositori di Gheddafi nelle città in cui ancora resistono? Questa è la domanda più delicata, alla quale è molto difficile rispondere.

Alessiobio 21 marzo 2011 - 00:26

Parto subito con il dire che sinceramente sono contro ogni movimento politico…..non penso sia con i partiti che si risolvono le cose…anzi…
cmq vorrei dire che è l’ora di dire basta!!
Bisogna a soffermarsi a pensare seriamente e capire cosa davvero stà succedendo…..
è inutile informarsi tramite televisioni e giornali…..tanto sono tutte buffonate….

CI STANNO PRENDENDO PER CULO SERIAMENTE DAI è EVIDENTE CHE PURE STA VOLTA LA GUERRA ACCADE PER MOTIVI BEN DIVERSI DAL SALVARE LA POPOLAZIONE LIBICA DALLA DITTATURA DI GHEDDAFI.
Ma che gli frega a quelli di gheddafi, sicuramente non avrà rispettato qualche decisione che viene dall’alto……

Spero che non ci sia qualcuno che sia ancora convinto che le guerre si facciano per aiuti umanitari…che al tg o nei giornali ci sia la verità….che sono i nostri cari politici davvero sono loro che fanno le leggi……che sono i capi di stato che decidono veramente le cose importanti quando ce le dicono alla tv…..ecc ecc

Andrea Tombelli 21 marzo 2011 - 00:25

Ok Compagni ci siamo e ora spetta a noi portare la NOSTRA posizione ufficiale sui muri e sulle bacheche di tutte le città, SEL come l’italia Ripudia la Guerra ….

Grazie ai compagni del ccord. Nazionale per avere interpretato al meglio il nostro sentire

Andrea Tombelli

Pinco Pallino 21 marzo 2011 - 00:14

finalmente una voce contro la guerra imperialista!!! in un’italia in cui il più grosso PRESUNTO partito “di sinistra” e quell’altro sfigato di Di Pietro non hanno esitato a schierarsi da subito con i signori della guerra…

Giuliano Minelli 21 marzo 2011 - 00:13

ottimo,ma questa dichiarazione non la conosce nessuno,anzi dai media si comprende il contrario,per questo sono venuto a vedere direttamente sul sito. credo che si debba prendere una iniziativa pubblica per non lasciare in una imbarazzante impotenza chi non condivide l’iniziativa che l’Italia, dal suo presidente all’opposizione,ha assunto.

Filippo Boatti 21 marzo 2011 - 00:12

Sicuramente vanno approfondite le analisi come hanno detto alcuni compagni, ma il documento mi piace molto.

Antonio Nannipieri 21 marzo 2011 - 00:08

Qui nessuno è favore di Gheddafi. Qui nessuno è favore del colonialismo occidentale.

Rosa 21 marzo 2011 - 00:04

@alessio: è un discorso lungo e non sarebbe gisuto monopolizzare lo spazio a disposizione, se vuoi continuiamo privatamente (la mia mail è quitocuanavale@gmail.com).

Rosa 20 marzo 2011 - 23:59

@alessio: è un discorso lungo, se vuoi possiamo continuare privatamente (la mia mail è quitocuanavale@gmail.com). Resto dell’idea che la NATO magari ucciderà politicamente la rivolta libica, ma Ghedaffi l’avrebbe uccisa non solo politicamente… E c’è un punto da tener presente: da settimane in Libia c’è già la guerra, con un regime dittatoriale da una parte e una rivolta (rivoluzione?) dall’altra. Questo è il contesto. A presto spero!

Antonio 20 marzo 2011 - 23:55

Grazie compagne e compagni.Non potevamo dire sì anche se molte erano le ragioni per dire il contrario.Si è stabilito un principio :nessuna guerra è buona e giusta

Alessio 20 marzo 2011 - 23:55

a rosa: c’è un punto che voglio chiarire. Io mi oppongo alla guerra non per difendere gheddafi. Penso che gheddafi sia un criminale ed è un fatto positivo che i libici si siano ribellati. Detto questo però io dubito fortemente che la NATO intervenga x difendere la rivolta libica o per scopi umanitari. Quante volte negli ultimi 20 anni abbiamo ascoltato la favoletta della missione umanitaria e della guerra x la libertà? breve elenco: iraq 1990-91, somalia 1992, jugoslavia 1992-95, kosovo 1999, afghanistan 2001, iraq 2003, libano 2006, libia 2011… La realtà dimostra che dietro questi termini si cela il vero obiettivo del campo imperialista di mettere le mani sulle risorse altrui e di allargare la propria influenza politico militare. La NATO interviene perchè ha paura che la rivoltosi in caso di vittoria non regalino il petrolio e quindi li vuole controllare. In questo senso la NATO è contro la rivolta libica

Paolohutter 20 marzo 2011 - 23:55

il frontex mi dicono sia valido…

Rosa 20 marzo 2011 - 23:38

@alessio: Berlinguer diceva di sentirsi piu’ sicuro sotto la NATO che sotto il Patto di Varsavia. Era il 1976. Sono passati 35 anni e penso che che la questione possa dirsi superata, almeno nei termini in cui mi pare tu la ponga. Per il resto: dal mio punto di vista altrettanta determinazione andrebbe mostrata non solo in Bahrein ma anche in Yemen. Così come la questione dei diritti umani (per non parlare di quelli politici o sindacali) andrebeb posta con fermezza alla Cina (che qualcuno si ostina a vedere come un paese socialista) o alla Birmania (dittatura protetta dalla Cina). Nessuno fa niente? Male, ma non è un buon motivo per lasciare che Ghedaffi passi sul suo popolo con i cingoli…
Ti propongo quindi un altro esempio: nel 1999 con una risoluzione ONU forze armate di diverse nazioni hanno garantito l’effettiva indipendenza di Timor Est dall’Indonesia, dove nei loro ultimi colpi di coda i militari avevano dato il via alla pulizia etnica. Oggi il paese è indipendente e guidato dall’ex-guerriglia marxista del Fretelin. Le acque territoriali di Timor Est sono ricche di risorse energetiche, che fanno gola soprattutto all’Australia. Ora, secondo questo principio sarebbe stato corretto non intervenire e lasciare all’esercito indonesiano la possibilità di agire indisturbato contro la popolazione civile? Io penso di no, e non ho cambiato idea.

Antonio Nannipieri 20 marzo 2011 - 23:20

Mi associo a quelli che condividono il documento solo in parte. Sappiamo che interessi sono in gioco nella vicenda, ma io resto a favore dell’intervento. In questa situazione una trattativa non era possibile e la repressione stava vincendo. La guerra c’era già, l’intervento non ha infranto la pace.

Vito Punzi 20 marzo 2011 - 23:16

Complimenti per la lungimiranza.Dopo la richiesta della Lega Araba perchè cessino le ostilità non rimane che scendere nelle piazze in difesa della pace e della sicurezza, prima che sia troppoo tardi;i democraici che hanno condiviso il ricorso alla forza non potranno che associarsi e chiedere ammenda.

Alessio 20 marzo 2011 - 23:14

a rosa: ma lo sai che in questi giorni l’arabia saudita ha invaso il bahrein e nessuno ne parla? la verità è che l’arabia saudita è alleata degli USA e quindi ha carta bianca x fare quello che vuole e i nostri media tacciono tutto e parlano solo di gheddafi. Ma come si fa a giustificare questa guerra criminale? l’antimperialismo deve essere il punto centrale della sinistra. Scusate ma trovo la posizione di SEL simile al famoso “ne aderire ne sabotare”, cioè una presa di posizione assolutamente sbagliata. Volete una sinistra che ha come punto di riferimento la NATO?

Mariuccia - Genova 20 marzo 2011 - 23:12

Tutti noi siamo turbati e – forse – un po’ confusi di fronte al dilemma del come aiutaregli insorti senza impatanarsi in una nuova avventura di guerra che mira a tutelare, soprattutto, gli interessi dei paesi occidentali.
Apprezzo il documento di Sel che riflette lo sforzo per fare una analisi seria di una situazione oggettivamente difficile e mi ha aiutato molto a fare chiarezza.
E’ arrivato con qualche ritardo, è vero, ma siamo un partito che non si affida alla decisione dei vertici. Il forum internazionale sta dibattendo da giorni la questione, per cercare di analizzarne i diversi aspetti e raccogliere contributi dalle diverse sensibilità che convivono in Sel.
Credo che il lavoro svolto abbia dato un buon risultato, sufficientememente condiviso da compagni. Meglio qualche ora di ritardo, quindi, ma con un percorso partecipativo il più ampio possibile. Peraltro, era già uscito un contributo di Martone, Musacchio, Sentinelli e Sgrena che già anticipava molto dell’analisi odierna.

Germana Agnetti 20 marzo 2011 - 23:11

Sono d’accordo con il documento.
Raramente la guerra è in grado di promuovere soluzioni adeguate. Più spesso agisce nel senso del peggioramento di situazioni conflittuali che diventano endemiche con conseguente scadimento dei diritti umani, e con il risultato di ostacolare lo sviluppo dei processi democratici. Mi pare che le esperienze recenti di intervento militare dimostrano il sostanziale fallimento di questi interventi che oltretutto non sono quasi mai di breve durata. Rimane tuttavi aperta la questione di quali strategie utilizzare per aiutare gli insorti e limitare lo strapotere di Gheddafi senza il ricorso alle armi.

Rosa 20 marzo 2011 - 23:08

Certo, ma corridoi umanitari, tavolo di pace e forze di interposizione ONU non sarebbero possibili se Ghedaffi e i suoi mercenari ora fossero a Bengasi e Misurata. In quel caso la questione libica sarebbe già chiusa, a modo loro. La posizione di SEL ha un senso nella misura in cui nelle ultime 48h si è rovesciato il quadro militare in Libia, è un dato di fatto. Paradossale, ma è così.

Fabrizio 20 marzo 2011 - 23:08

Pur ritenendo giusto mantenere sempre alto lo spirito critico e pur ammettendo che mille dubbi mi assalgono davanti ad un tema così grande e delicato, compagni non condivido questa posizione velleitaria. E’ sempre tempo di dire la verità, a volte è tempo anche di fare delle cose stando sempre estremamente attenti a non rinchiuderci in gabbie assertive dalle quali far partire e far finire qualsiasi ragionamento

Daniele 20 marzo 2011 - 23:02

E’ incredibile che ci sia qualcuno che pensa che lo scopo dell’azione militare sia quallo di proteggere i civili e non di garantire gli approvigionamenti petroliferi… E’ altrettanto incredibile che si confonda l’aver cultura di governo e e il non essere minoritari con l’essere guerrafondai. L’azione militare non ha nulla a che vedere con la resistenza che è stata lasciata in balia di Gheddafi per 20 giorni affinchè fosse annientata e depotenziata per poi poter intervenire e stabilire un controllo Euroatlantico sull’area. Cessate il fuoco, corridoi umanitari, tavolo immediato di pace e forze di interposizione ONU. Fuori da questo tipo di impostaziomne c’è un occupazione neocoloniale alle porte. Come quella dell’Afganistan e dell Iraq.

Giuseppe Vinci 20 marzo 2011 - 22:55

Il mio no alla guerra.

L’Italia ripudia la guerra… ma anche la Libia.
Posted mar.19, 2011 under Politica

Siamo in guerra, cambia la storia: ci vuole un negoziato

Lo tzunami del colonialismo occidentale si abbatte sul Mediterraneo

Lo tzunami, questa volta è nell’aberrazione umana. Nel giro di pochi mesi, dai sussulti di libertà che si levavano attraversando il nord Africa, per finire alle porte d’Europa con l’Albania, siamo passati alla guerra, alla sopraffazione di ogni sussulto. Cambia la storia e con dolore.
La guerra non la merita nessuno, nessun essere umano, nemmeno il più feroce dittatore. E’ un po’ come per la pena di morte. L’umanità è stretta da un vincolo fraterno imprescindibile, poiché l’umanità è una. La sofferenza dell’uno è la sofferenza dell’altro. E così la morte.
A farne le spese, con la guerra, non sono certo i potenti che la muovono, ma il popolo che la subisce e che la finanzia col sangue e con la vita. Allo stesso tempo, per chi la muove, la guerra è il fallimento della politica e di ogni possibilità dialettica e di relazione tra gli uomini.
Credo che la via della mediazione strategica, come il costringere il dittatore all’isolamento politico internazionale, un po’ come mettere alle corde l’avversario sul ring delle relazioni, sia la migliore soluzione (scarsamente perseguita), l’unica degna. Gli stati e gli uomini, come anche Gheddafi e la Libia, non hanno storia e futuro al di fuori dei rapporti democratici se questi sono perseguiti e praticati in libertà e condivisione.
In vero, accade spesso che, l’occidente si rende tacitamente complice delle dittature, da quelle più subdoli a quelle più feroci. Il governo italiano, con Gheddafi non è stato da meno, almeno negli ultimi 15 anni. Armi e autostrade in cambio di gas e petrolio. Ed ora, prima di portare a temine le autostrade è tempo che si consumino un po’ di armi, così, per tirare avanti l’avida baracca.
E’ questa la logica perversa che sta portando l’occidente, Italia compresa, a muovere guerra contro un potere alimentato e sostenuto dall’occidente stesso. Un sistema che si autoalimenta.
In realtà sappiamo che, spesso, guerre come questa contro il dittatore libico, fanno comodo alle le parti in gioco. E, ancora una volta, vediamo che, tra le parti in questione, il popolo che soffre e si ribella, che chiede democrazia e libertà, non ha alcuna parte in gioco per l’affermazione delle istanze di civiltà. Ahimè!
Se non ci fossero in ballo il petrolio e gli investimenti degli occidentali in territorio libico, pensate che interesserebbe a qualcuno degli attuali interessati (mi si scusi il bisticcio) di difendere il popolo libico e affrancarlo dalla dittatura? Se così fosse allora non si capisce perché, un tiranno nevrotico come Gheddafi, è stato tenuto in piedi, sostenuto dal baciamani! Oggi l’Italia ripudia la Libia ma non la guerra.
La nostra costituzione, intanto, a scanso di equivoci, insegna, ricorda, ammonisce che:
(Art. 11) l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
http://www.trameindivenire.it/2011/03/19/litalia-ripudia-la-guerra-ma-anche-la-libia/

Marco P 20 marzo 2011 - 22:55

Bellissimo documento

Rosa 20 marzo 2011 - 22:52

…quindi?

Federico 20 marzo 2011 - 22:44

Ci ricordiamo di Srebrenica? mentre i serbi massacravano 20.000 persone la comunità internazionale e i militari di stanza in Bosnia non intervenivano per equilibrismo o per consapevolezza di inferiorità militare!!

Carolus 20 marzo 2011 - 22:37

“Yo no soy un libertador. Los libertadores no existen, son los pueblos quienes se liberan a si mismos.” CHE

Carolus 20 marzo 2011 - 22:31

PS
La FED fa il “suo mestiere” che dovrebbe ricordare anche quando, poi, deve votare o no la fiducia a governi di centrosinistra che varano spese imlitari e missioni analoghe anche se più lontane. Come diceva il CHE “io non sono un liberatore, i popoli si liberano da soli” E lui combatteva, accidenti se combatteva! Non stava mica col culo incollato davanti al PC..

Vanni Maltoni 20 marzo 2011 - 22:30

Ma perchè l’unica soluzione per impedire il massacro dei ribelli libici dev’essere il solito videogame della NATO? Lo chiamo videogame perchè ormai la guerra elettronica è fatta con i satelliti, i sistemi di puntamento a distanza, gli aerei invisibili, senza pilota, ecc… e questo porta come conseguenza la mancanza di percezione delle atrocità da parte di chi le sta commettendo, un effetto negativo della guerra perchè impedisce l’orrore e il pentimento.
Torniamo al punto: o interviene la NATO o si lascia campo libero a Gheddafi, vie di mezzo non ne esistono.
E’ quello che vogliono farci credere e a quanto pare con gran parte di noi vi riescono.
Questa era una di quelle situazioni ideali affinché intervenissero i caschi blu dell’ONU (sempre che esistano ancora) come forza di interposizione in seguito ad una risoluzione dell’ONU. E invece assistiamo al solito film già visto, ma Frattini ve l’ha pure detto in TV che siamo lì anche (e sopratutto aggiungo io) per “tutelare interessi legittimi dell’Italia in Libia”. Peccato che i nostri giornalisti non abbiano fatto come loro abitudine la seconda domanda e cioè “quali sono i nostri legittimi interessi? dell’Eni?”.
Ecco, a me il fatto stesso che su questioni di questo genere continuino a prenderci in giro e a raccontarci che ci sono motivazioni umanitarie fa quasi dimenticare la questione dei ribelli, perchè vedo la solita cosa che non sono più in grado di sopportare.
L’occidente che mente agli occidentali, i nostri governi che ci pigliano per il culo.
Contro il “feroce dittatore che stermina il suo popolo” se tanto mi da tanto si poteva agire anche in Honduras dopo il colpo di stato contro Zelaya da parte del generale Micheletti, il quale ha fatto una carneficina dei sostenitori del legittimo presidente con il plauso di Obama e nello sbigottimento di tutti i paesi dell’America Latina.
Invece no, perchè in quel caso si trattava di mettere un presidente che tutelasse quei famosi “interessi legittimi”.
Sono solo dei bastardi e a questo punto ogni rivolta popolare in qualunque paese è cosa buona e giusta.

Silvana Ieno 20 marzo 2011 - 22:30

BENE! Condivido, contro la guerra sempre e comunque. non si porta pace e democrazia coi missili ed i bombardamenti. sotto quelle bombe ci sono i bambini, le donne ed la popolazione civile inerme. non si doveva armare il dittatore visto che si sapeva perfettamente chi era da decenni. i volenterosi di oggi sono i partner commerciali di ieri, quelli che lo hanno introdotto nei saloni del potere baciandoli le mani. NO ALLA GUERRA.

Carolus 20 marzo 2011 - 22:28

Io non la trovo né contorta e nemmeno confusa anzi, molto chiara, finalmente.
Voi pensate che una volta aperto il vaso di Pandora si possa facilmente richiuderlo? Persino i portavoce degli insorti sono contro un intervento massiccio di stati esteri in Libia, e non parliamo della Lega Araba che ha già detto che la NATO sta pisciando fuori dal vaso alla grande..e pure in testa agli ospedali..Gheddafi, mettetevelo bene in testa non potranno farlo fuori le bombe ma solo una vera lotta sul campo. Chi è pronto a morire per la Libia? Voi siete pronto? I vostri fratelli, cugini, parenti o amici? Chi ci mandiamo sul campo..Scipione l’Africano..in versione La Russa?…Eh su, digiamolo…

Rosa 20 marzo 2011 - 22:24

@carolus: una posizione un pò contorta e debole la nostra, ma spero non confondibile con quella della Fed, che riesuma luoghi comuni dal repertorio antimperialista piu’ caricaturale…

Giuseppe Cellie 20 marzo 2011 - 22:19

Bene così,era ora!
La parola PACE non si scirve con le armi!!!

Mariella 20 marzo 2011 - 22:19

abbiamo aspettato un po’…

Emilio Dc 20 marzo 2011 - 22:17

Trovo il documento condivisibile, anche se non si possono, in eterno, tentare “negoziati tra le parti”. Tutto ha un limite e a volte le decisione estreme vanno prese e possibilmente condivise. Solo così si sta dalla parte dei civili che vengono quotidianamente massacrati da dittatore. Leggo tra i commenti ancora termini come “rivoluzione”, “proletari”, “lotta”,che possono appassionare ancora le “masse”, ma siamo nel 2011. Abbiamo la certezza che alle nuove generazioni e ai giovani che vogliono avvicinarsi a SEL, questi termini piacciono?

Mario Liso 20 marzo 2011 - 22:13

Va bene così. finalmente.

Giacomo 20 marzo 2011 - 22:12

Buonasera a tutti. Ero, fino a pochi minuti fa, un potenziale elettore di SEL, ma questo documento mi disgusta profondamente.

Al meglio siete profondamente disinformati sullo stato dei fatti, al peggio siete degli ipocriti.

“Chiediamo un cessate il fuoco e un corridoio umanitario.” Che significa? Chi dovrebbe farlo? Comeé? Quando?

Ieri pomeriggio caccia francesi hanno distrutto una colonna di almeno 14 carri armati e numerosi altri mezzi blindati e lanciarazzi a pochi km da Bengasi. Ieri mattina, durante il “cessate il fuoco” proclamato da Gheddafi, è morto a Bengasi Mohammed Nabbous, morto a ventotto anni mentre riprendeva gli attacchi contro i civili da ritrasmettere sul suo feed livestream perché convinto che il mondo dovesse vedere cosa succede in Libia. Lo andate voi a dire a sua moglie, incinta del loro primo figlio, che se il mondo è come Sinistra e Libertà Mohammed ha sacrificato la vita invano?

Stefano Boccioli 20 marzo 2011 - 22:07

@Luciano e Domenico SEL nn deve dimostrare di essere pacifista. SEL è pacifista. Il documento a me pare dica fondamentalmente una cosa giusta e persino ovvia: la comunità internazionale ci mette sempre nella condizione di dover scegliere tra due mali, per poi scegliere quello economicamente più conveniente e spacciarlo per umanitarismo.

Giuseppe De Santis 20 marzo 2011 - 22:05

Sono e resto di Sel ma il documento che ho appena letto lo trovo deludente, privo di realismo e funzionale a sedare le nostre coscienze turbate.
Chiedere il “cessate il fuoco” e “corridoi umanitari” non basta per fermare questo macellaio, come non bastano gli auspici e le preghiere.
Spesso ci appollaiamo, dall’alto delle nostre vellutate digestioni, sulle questioni di “principio” teoriche. Come è possibile trovare la propria pace, il proprio equilibrio, la coerenza politica sapendo che non intervenire equivale alla condanna a morte degli oppositori?
A volte è meglio non averla una posizione piuttosto che fare slalom con le parole per cercarne una.
Non ho mai approvato la guerra ma non mi sento a posto con la coscienza se cerco solo una coerenza formale con i miei principi. Non so come si sarebbe potuto evitare…però se vedo un energumeno che picchia un indifeso vibro d’indignazione e non mi giro dall’altra parte in nome del pacifismo.

James Debono 20 marzo 2011 - 22:03

e una bella poesia…e spiega tanto perche la destra europea di sarko e pui convincente perche con tutta l ipocrezia fa qualcosa per fermare un massacro…la sinsistra radicale dice parole ma non spiega come puo salvare la vita alla gente di benghazi. E con chi negoziare? con il pazzo?

Luca 20 marzo 2011 - 22:02

condivido molti del del sel ma in questo caso purtroppo credo che l’uso della forza fosse l’unica via per spodestare il dittatore anche se purtroppo i cosiddetti danni collaterali si sono già fatti sentire speriamo sia veloce la capitolazione

Sin 20 marzo 2011 - 21:59

Articolo 10 Costituzione:”L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute”.
Motivo per cui non c’è violazione dell’articolo 11 Costituzione. Le risoluzioni onu in materia di guerra sono norme consuetudinarie:reiterate negli atteggiamenti e vissute come comportamento obbligato…rio.Ergo “Generalmente riconosciute”.(Ciò a prescindere da ragionamenti politici)
Ciò per spiegare che non si va contro l’articolo 11.

Francesco 20 marzo 2011 - 21:56

@paola che scrive “é con la guerra, né con Gheddafi ma con la popolazione civile”. Si dà il caso che la popolazione civile abbia scelto di difendersi con le armi, dopo le prime manifestazioni pacifiche represse nel sangue dal regime. Come la mettiamo?

Luciano Chiodo 20 marzo 2011 - 21:48

scusate compagni ma il documento non mi sembra all’altezza della situazione, è debole e confuso. Qualche settimana fa abbiamo salutato con entusiasmo la rivolte popolari del Mediterraneo e abbiamo manifestato per dire BASTA alla feroce repressione di Gheddafi che cercava di soffocare nel sangue le rivendicazioni del popolo libico. In che modo vogliamo rendere conseguente quel BASTA? Ci sono momenti in cui bisogna assumersi responsabilità, anche se non è facile, e oggi SEL deve essere in grado di assolversi responsabilità di principale forza della sinistra, non di forza minoritaria.

Domenico Da Enna 20 marzo 2011 - 21:40

Se dobbiamo dimostrare sempre e in ogni caso che siamo pacifisti, permetteremo sempre e in ogni caso a personaggi squallidi come Gheddafi di fare sempre il bello e il cattivo tempo,anche facendo una carneficina di quella parte della sua popolazione che gli si è rivoltata contro per costruire (finalmente ) quella democrazia, di cui riteniamo di esserne gli alfieri.Ma a chi lo indirizziamo il cessate il fuoco a Gheddafi? Mi spiace, ma non condivido questa posizione.

Mariagabriella 20 marzo 2011 - 21:37

La penso esattamente come Davide. Ritengo pure che il piede in due staffe non si può tenere.

Umberto Marabese 20 marzo 2011 - 21:37

Perchè i miei scritti sono scomparsi improvvisamente? Forse non piacciòno al timoniere? Sono un iscritto a SEL e pretendo di poter esprimere il mio pensiero, anche contro il Pd!

Carolus 20 marzo 2011 - 21:33

Se le prima dichiarazioni di Vendola sembravano dare adito a qualche incertezza ed ambiguità, quelle dello stesso Nichi di oggi, seguite da questa nota ufficiale che ne riflette pienamente il contenuto, sono chiare e nette e non credo lascino adito a dubbi o a incertezze, e nemmeno credo posano costituire una sponda verso il PD che sappiamo essere a favore di questo intervento militare. Mi pare piuttosto che si avvicinino molto alle dichiarazioni di Ferrero e della FED, E’importante costruire un fronte unito, compatto e sempre più ampio a favore dei diritti dei popoli e contro la guerra. Nel vocabolario della sinistra la parola guerra non esiste, esiste la parola rivoluzione che è sinonimo di liberazione. Quella che appartine ai popoli e non ai mercanti guerrafondai

Davide Buldrini 20 marzo 2011 - 21:29

non condivido del tutto la posizione di SEL. Seguo la situazione libica in diretta su Al Jazeera e credo che un senza intervento ci sarebbero stati parecchi morti innocenti per mano di Gheddafi. Era una decisione difficile da prendere. Ma un’azione di forza andava fatta. Ora è il momento di aiutare davvero le forze democratiche Libiche a livello diplomatico. Cessando il fuoco prima possibile.

Lorenzo 20 marzo 2011 - 21:29

Ottimo documento! finalmente un partito di sinistra esprime una posizione chiara, frutto di un’analisi razionale e riconoscibile in senso nettamente pacifista. Alla faccia delle posizioni neo-diessine di tanti sedicenti politici di sinistra dalle idee confuse… Non cadiamo nell’errore-kosovo, questa guerra inizia con tutte le premesse giuste per innescare un’esclation dettata dagli interessi vacillanti delle potenze occupanti. Le bombe non sono la soluzione.

Rosa 20 marzo 2011 - 21:19

@paola: ovvio con la popolazione civile, ma per farlo bisogna agire concretamente. Le missioni ONU e i corridoi umanitari non si fanno in un contesto di guerra civile. I civili di Bengasi lo sanno bene!

Anna Maria Di Miscio 20 marzo 2011 - 21:14

sono sel ma nn condivido la posizione del mio partito. e il motivo è semplice: nn c’è stato alcun segno di cedimento da parte di gheddafi, gli insorti stavano per essere schiacciati del tutto, la possibilità di mediazione zero

Paola 20 marzo 2011 - 21:12

davvero un ottimo documento. A Rosa direi: né con la guerra, né con Gheddafi ma con la popolazione civile. Mi sembra che il documento contenga anche risposte concrete in proposito.

Sergio 20 marzo 2011 - 21:04

E quale sarebbe “il nostro paese”?
Ma non si diceva una volta che “i proletari non hanno patria”?

Luigi Previati 20 marzo 2011 - 21:01

2 ott 2009 MARCIA MONDIALE PER LA PACE E LA NON VIOLENZA
1)Il disarmo nucleare a livello mondiale
2)Il ritiro immediato delle truppe d’invasione dai territori occupati
3) La riduzione progressiva e proporzionale degli armamenti convenzionali
4)La firma di trattati di non aggressione tra paesi
5) La rinuncia dei governi a utilizzare la guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti.

Rosa 20 marzo 2011 - 20:58

In linea di massima condivisibile, nella misura in cui esprime correttamente, credo, lo stato d’animo di ognuno di noi che milita in SEL. All’atto pratico però risulta una posizione, mi permetto questa considerazione, assai debole che la formula “nè con Ghedaffi nè con la guerra” (e ci mancherebbe altro!) sintetizza magnificamente… se posso dire, senza nessuna volontà polemica, una vera veltronata..
Restano sul piatto un paio di considerazioni: c’è una risoluzione dell’ONU, per noi è indifferente? L’intervento militare è stato richiesto dai ribelli libici, perchè tacere questo aspetto assai rilevante? Se accetto di sostenere una rivoluzione accetto anche di sostenere gli strumenti di lotta che essa assume, oppure decido di non sostenerla magari proprio per la forma di lotta che essa sceglie. Però delle due l’una: o si sta con chi si ribella o non si sta con chi si ribella.
E a questo proposito concludo proponendovi solo un dubbio, che è quello che in questo momento mi lacera: se non fossero stati fermati fuori di Bengasi i tank di Ghedaffi, che fine avrebbero fatto i ribelli? Avremmo poi manifestato per protestare contro le fosse comuni, come a Srebrenica? Io una risposta, una certezza non la ho in questo momento e per questo il documento mi rappresenta assai poco, e credo non solo a me.

Peppe Giudice 20 marzo 2011 - 20:57

quello che dice Francesco è giusto: alla sinistra italiana manca oggi una seria analisi e visione di politica internazionale. La dittatura di Gheddafi sappiamo cos’è (non dimentichiamo che è stata sostenuta a turno sia dagli occidentali che dai sovietici). Ma vorrei capire bene in questa rivolta cosa c’è di preciso. Se da un lato occorre politicamente sostenere la lotta per la democrazia dappertutto, voglio anche capire che ruolo svolgono le multinazionali petrolifere inglesi e francesi in questo contesto. Qui è la differenza forte tra Libia rispetto a Tunisia ed Egitto. Così come l’enfatizzazione di certe notizie sulle stragi fatte da certa stampa. Comunque la posizione presa da SeL è corretta, ma ci vuole più capacità di analisi delle dinamiche dei rapporti di forza a livello internazionale.

Battista 20 marzo 2011 - 20:54

Condivido pienamente l’analisi, ma vedo delle contraddizioni di ordine cronologico.
Non vedo come si possa trattare con un dittatore del “calibro” di Gheddafi, specialmente quando sente che gli stanno sfilando la poltrona dal fondo schiena.La posizione di SEL che condivido sarebbe dovuta uscire un pò prima.Ora bisogna insistere sulle nostre posizioni stigmatizzando l’Italia che è legata agli effetti pendolo del tipo quando tanto quando niente.

Nino 20 marzo 2011 - 20:54

chi è contrario alla guerra, di solito, è favorevole a gheddafi?

Eugenio Favale 20 marzo 2011 - 20:54

Il documento del coordinamento nazionale SEL è illuminante! A me è servito a capirci qualcosa in più della situazione libica !

Alberto Zoppi 20 marzo 2011 - 20:53

Condivido appieno

Roberto Pietrobon 20 marzo 2011 - 20:51

Finalmente!

Marco Gioanola 20 marzo 2011 - 20:38

Nonostante io rispetti molto le posizioni di Vendola su altre questioni, noto che qua si manca molto di realismo. Gheddafi sta cercando di sopprimere con un massacro la rivolta del suo stesso popolo. Chiedere “cessate il fuoco” e “corridoi umanitari” lo fermerebbe? In che modo fermare quel massacro?

Francesco Gismondi 20 marzo 2011 - 20:26

Mi permetto solo di auspicare per la sinistra italiana (e internazionale) una seria analisi politica e la produzione di una linea di condotta comune nei confronti dei movimenti di liberazione.
Se si devono impedire azioni “imperialiste” come quella in Libia, dobbiamo avere il coraggio di trovare sistemi autonomi di sostegno e protezione a chi chiede liberta’, progresso e democrazia.
Dobbiamo farlo in nome di quella solidarieta’ internazionalista che e’ alla base dei nostri princìpi fondanti.
Ricordatevi pero’ che i carri armati dei dittatori non si fermano ne con gli aggettivi ne a colpi di pagnotta.

Mirko Lombardi 20 marzo 2011 - 20:25

Viva SEL contro la guerra e contro Gheddafi!!

Ferruccio 20 marzo 2011 - 20:23

Già…ci risiamo ora sono in volo i tornado italiani…mentre ai tg si sente il Presidente Napolitano che dichiara che l’Italia non è in guerra…Bersani….idem…ma come è possibile che non vedano oltre al loro naso ? Il fascistissimo ministro degli esteri è gasatissimo….gli manca solo la mimetica…a Lampedusa un disastro..manca solo che arrivino le avanguardie leghiste a protestare con gli abitanti….SEL prenda le redini in mano di una forte protesta nazionale rimettiamo le bandiere della pace alle finestre !!!!

Nicola Zuin 20 marzo 2011 - 20:20

bravi. sottoscrivo dall’inizio alla fine

Giuseppe Quitadamo 20 marzo 2011 - 20:19

Daccordo al 1000%

Vito 20 marzo 2011 - 20:19

Sono perfettamente d’accordo, sono rimasto un bel po’ turbato da come si stia evolvendo la situazione…

Francesco 20 marzo 2011 - 20:17

Approvo la relazione!!

Tommaso Cenvinzo Sitio Mundo 20 marzo 2011 - 20:17

car* compagn* la posizione ufficiale di SEL, che condivido in pieno, arriva un po in ritardo(150 missili) rispetto agli avvenimenti, mi rendo conto delle difficoltà “tecniche” nel convocare il coordinamento nazionale in tempi stretti,però mi pare indispensabile, per il futuro, avvalersi della collaborazione de* compagn* impegnati nei vari forum tematici e che anticipano nettamente l’elaborazione politica del partito.

Fabio 20 marzo 2011 - 20:16

Assolutamente daccordo

Marzia Benicchi 20 marzo 2011 - 20:16

Sono d’accordo con tutto, solo era doveroso citare anche l’occupazione da parte di Israele della Palestina e la repressione sul popolo palestinese in particolare in Gaza, fra le varie situazioni in cui le risoluzioni dell’ONU o vengono bloccate o , se ci sono, non vengono rispettate.

Tonino Cafeo 20 marzo 2011 - 20:07

ottima sintesi. Ora , iniziativa politica di massa!

Leo 20 marzo 2011 - 19:57

Concordo pienamente con tale documento.

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