Ossessionati

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Vi proponiamo un’intervista rilasciata oggi da Nichi all’agenzia Dire:

La riforma del lavoro. Dopo Fornero e Monti anche il ministro Cancellieri: tutto il problema sembra sia quello di ’sfissare’ il posto, la necessità di avere mani libere per licenziare…

Siamo di fronte ad una autentica ossessione ideologica, che partorisce una sequenza di semplificazioni, di luoghi comuni, di battute assolutamente sgraziate ed infelici. Come quelle che si rincorrono di bocca in bocca sulle labbra dei piu’ importanti ministri di questo governo.

L’idea che la grande riforma attesa dalla societa’ italiana possa essere quella di un ulteriore forma di precarizzazione selvaggia del mondo del lavoro; l’idea cioe’ che sia sufficiente abbattere cio’ che resta del sistema delle tutele che coinvolge una parte del mondo del lavoro, a me pare francamente un’idea che stride pesantemente con la realta’ di acuta crisi sociale che sta vivendo il nostro Paese.

Vedo che non e’ bastato evocare la monotonia del posto fisso, non e’ bastato questo incidente cosi’ emblematico per consigliare prudenza e cautela ai ministri del governo Monti. Persino la ministra Cancellieri si lascia andare a spericolate battute su quelli che vogliono il posto fisso attaccati alla gonna di mamma e sul fatto che, udite udite, siamo in un mondo in cui cambia tutto, e non si capisce perche’ dovrebbe rimanere questo totem del ‘900 che e’ l’articolo 18!!

Il punto e’ che coloro che ci invitano ad uscire dal ‘900 ci vogliono portare in una dimensione che non e’ quella della nostra contemporaneita’, ma e’ semplicemente l’ ‘800.

Per questa ragione le battute e gli annunci del governo Monti sono emblematici di una cultura schiettamente conservatrice.

La sinistra, il sindacato, le loro parole d’ordine e proposte non appartengono al secolo scorso?

Certo, se si immagina che la modernita’ debba consistere nel silenzio del sindacato, nella permanente ricattabilita’ di chi lavora, e nell’indifferenza della politica alle questioni che riguardano la vita delle persone in carne ed ossa che cercano lavoro o che cercano di non perdere il lavoro che hanno trovato o che cercano di qualificarsi nei processi produttivi; se tutto questo viene considerato antiquariato, se i diritti, le tutele, la civilta’ del lavoro vengono considerati antiquariato. Allora la sinistra e lo stesso sindacato non hanno piu’ ragion d’essere. Oppure si tratta di mettere in discussione un’egemonia culturale che ha cercato di rendere neutro il volto feroce di questo turbocapitalismo che sta devastando il Pianeta.

Il governo ‘tecnico’ diventa sempre più forte anche grazie ai disastri che combinano i partiti e che lasciano praterie aperte all’antipolitica.

Servono ancora i partiti?

I partiti servono, sono sicuramente imperfetti, sono diventati spesso e purtroppo essenzialmente macchine elettorali ed ingranaggi opachi.

Ma il punto e’ che si tratta di rifondare, di ricostruire la democrazia che consenta a tutti di poter partecipare, di potersi sentire protagonista di un processo collettivo democratico. La democrazia dei partiti e’ sicuramente piena di difetti, ma la democrazia senza i partiti e’ difficile persino immaginarla.

Allora il punto e’ che la vera casta – che sono le grandi lobby economico-politiche – non si sta battendo per la moralizzazione dei partiti. Ma semplicemente si sta battendo per la subordinazione totale e definitiva della politica a questo sistema castale delle grandi lobby.

Berlusconi torna in campo e apre alla riforme della legge elettorale. Sente puzza di bruciato o è decisivo cambiare il ‘porcellum’?

E’ decisivo cambiare il Porcellum.

Ovviamente Berlusconi, che e’ stato della Legge Porcata il committente e il mandante, cerca di entrare in sintonia – diciamo cosi’ – con un sentimento popolare di disprezzo nei confronti di questa mostruosita’ che e’ stato il sistema elettorale ideato da Calderoli per conto del centrodestra italiano.

Naturalmente il punto e’ che Berlusconi non opera sulla base di una conversione culturale o di una resipiscenza in tema di civilta’ democratica, ma opera secondo le sue convenienze. Quindi immagina di ritoccare la legge elettorale in chiave sartoriale, per vedere come ritagliare e ricucire il vestito elettorale piu’ idoneo agli interessi del suo partito.

Noi dobbiamo essere in grado di vigilare lungo il percorso di riforma elettorale, se il Parlamento sara’ in grado di far partire seriamente questi lavori. E dobbiamo rivendicare 2 principi fondamentali per la scrittura di una nuova legge elettorale: la difesa del pluralismo politico e la difesa delle coalizioni, la difesa cioe’ dell’idea che siano le coalizioni e non solo i partiti a presentarsi nell’agone elettorale.

Insomma un sistema elettorale intelligente che risponda sia ai problemi della democrazia rappresentativa e alla necessita’ che siano i cittadini a scegliere i propri rappresentanti sia ai problemi della governabilita’.

Questo puo’ essere l’unico equilibrio accettabile.

Perche’ questo e’ un modo per affrontare la crisi italiana, la crisi democratica. E non per affrontare i problemi di bottega di chi sta nel Palazzo.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte “Agenzia Dire” e l’indirizzo “www.dire.it”

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Giuseppe 13 febbraio 2012 - 08:26

Riporto solo queste poche righe sul viaggio della compagna cilena Camila Vallejo:

“La Vallejo, invece, lo ripete sia ai vendoliani che ai comunisti: “Il segreto del nostro successo è stato quello di saper unificare le realtà sociali: il mondo della scuola ha fatto da traino a tutto il resto, comprese le variegate anime della sinistra. Solo uniti si vince”. Voleva essere un appunto ai compagni italiani?”

Anche in questa occasione due incontri per due forze di sx.
Caro Francesco: ho paura che tu abbia proprio ragione, ancora ieri sentivo che in vista di una riforma elettorale che i due partiti amerikani vogliono disegnare a proprio uso e consumo (e del capitale) Di Pietro proponeva una lista unica con la FEd. e sel e Vendola non sapeva far altro che ripetere la solita litania del rapporto col pd ineliminabile. Cornuti e mazziati si dice al mio paese: già franceschini ha ottenuto da Berlusconi di alzare la soglia dal 3 al 4% alle europee per cancellarci entrambi e ora… E poi volete spiegarmi cosa centra la Vallejo (comunista, anche se a qualcuno quella parola non piace più tanto) col pd servo (o connturato) delle banche e della grande borghesia industriale ( oltre che un po’ penatizzato)?
Dobbiamo aspettare di fare la fine della Grecia per capire che quello che ci occorre è una politica a favore del lavoro e non dei profitti di pochi? Ma allora forse sarà troppo tardi.
Giuseppe

Giovanni Lamagna 13 febbraio 2012 - 08:09

Caro Alfonsodt,
hai proprio ragione! Anch’io ho notato la cosa che fai notare tu. Quando ci fu detto di raccogliere le firme per tornare al mattarellum, uno degli argomenti principali che si portava a sostegno fu che il popolo così avrebbe potuto scegliere i propri candidati con le preferenze.
Chi si ricordava del mattarellum sapeva che non era vero, perché il mattarellum prevedeva collegi uninominali, con un candidato singolo di ogni lista per ogni collegio (scelto dai partiti proponenti la lista e non certo dagli elettori).
Ma molti cittadini, che non si ricordavano del mattarellum, pur di eliminare il porcellum, hanno creduto all’argomento ingannevole e hanno firmato per il referendum (che poi giustamente la Corte Costituzionale ha giudicato inammissibile).
Spiace per noi di SEL dover prendere atto che anche il nostro partito ha partecipato a questa vera e propria operazione manipolatoria del pensiero di coloro a cui si chiedeva la firma.
Giovanni Lamagna
(Assemblea Provinciale di SEL Napoli)

Francesco 12 febbraio 2012 - 22:24

Niki Vendola porterà la sinistra italiana allo sfacelo!

Franco Astengo 12 febbraio 2012 - 18:13

Franco Astengo

ATENE BRUCIA
Il popolo greco stremato dalla crisi e dalle vessazioni si sta ribellando. La logica conclusione di un’era fatta prima di clientelismo e corruzione, poi di vero e proprio assalto alle condizioni materiali di vita dei ceti più bassi fino a quello che un tempo si poteva definire ceto medio. Con l’allargamento a dismisura delle diseguaglianze. Il “caso italiano” non risulta, alla fine, molto diverso anche per via di una struttura produttiva pressochè inesistente anche da noi e da una incredibilità complessiva dei soggetti politici, forse in Italia ancora più accentuata. Quali sviluppi avrà l’incendio di Atene e, soprattutto, bruceranno anche altre parti d’Europa. Toccherebbe alla forze politiche della sinistra fornire una risposta a questi interrogativi, in una chiave moderna, propositiva, non semplicemente ribellistica. Ma l’orizzonte appare scuro. In questo momento, comunque, come ha già scritto qualcuno il compito della sinistra italiana è quello di fornire solidarietà al popolo greco.

Alfonsodt 11 febbraio 2012 - 19:12

caroNICHI,sono un semplice militante,non ho la sfera di cristallo per vedere cosa accadrà, ne tantomeno l’esperienza politica per capire cosa succederà,però ho la memoria storica per ricordare quello che in questo ventennio è successo!!e quello che in questi giorni ci stà cadendo addosso! mentre c’è una parte di italiani che hanno residenze fiscali all’estero,portano soldi nelle banche svizzere insieme a centinaia di chili di lingotti d’oro,mentre avviene tutto ciò,il debito pubblico aumenta ,le tasse a chi le ha sempre pagate aumentano,le imposte dirette e indirette continuano ad aumentare i prezzi dei beni di prima necessità continuano a salire, aumenta il prezzo della benzina, oramai non conosce più freno e l’italia sta affondando nella neve,non contenti di tutto ciò,ci vengono a dire che il governo gode della fiducia degli italiani,dopo tutte le fesserie che sono state dette e fatte da questi presunti tecnici di non sò che cosa!! questo governo secondo la stampa padronale gode di ottima salute!! sull’onda del grande consenso adesso anche berlusconi vuole cambiare lo schifo di legge che ha fatto e udite udite anche il PD è disposto a valutare,che cosa nonlo sò,ma se è vero quello che si sente dire che non ci saranno le preferenze, ma di cosa stiamoparlando,guarda caso non si vuole proprio quella cosa che la volontà popolare a furor di popolo voleva!! e la chiamiamo ancora democrazia questa porcheria caro NICHI?adesso ci chiamano, attenzione, c’era un detto di mio nonno che più o meno recitava cosi: chi ti vuole dare tutto il suo, ti vuole fregare tutto il tuo!! una nostra delegazione è stata chiamata per fare cosa!! per discutere di cosa!! ma non ci basta la fine che questi personaggi compreso il PD veltroniano ci hanno fatto fare? il popolo è stato chiaro,vuole una legge dove il cittadino elettore possa con le preferenze scegliersi chi li deve rappresentare in parlamento,poi costoro forti del mandato ricevuto decideranno con quale sistema andare avanti!! non facciamoci tirare in un vortice che non ci appartiene!!berlusconi l’à voluta lui questa legge, adesso mi spiegate pechè colui che è stato il fautore di questa porcata dovrebbe condivudere con noi soluzioni diverse da quanto partorito dalle loro menti illuminate? per quanto riguarda tutta questa fiducia al governo monti,sarà che io vivo in un altra italia ma vi posso garantire che il dire popolare è molto semplice e cioè: ci voleva coastui per fare tutte le cacate di cui sopra elencate? come sempre cao NICHI,un saluto di sinistra a tutti.
ps. sè quello che ho scritto a qualcuno sa di populismo,sarei grato sè costui mi facesse capire una cosa, coastoro che stanno distruggendo la vita e le speranze di una parte della popolazione italiana a quale categoria di pensiero appartengono. GRAZIE!! alfonso di tullio mil/te SEL.

Vanni Maltoni 11 febbraio 2012 - 16:03

Francamente non capisco, se si ritiene che il PSE abbracci le politiche neoliberiste (secondo me non tutto, si tratta di una realtà dentro la quale ci sono posizioni molto differenti) allora si aderisca alla GUE (e a quel punto non ha più senso essere altro rispetto alla FDS).
Quel che voglio dire è che occorrono interlocutori europei altrimenti non se ne esce. Non sono d’accordo con te Ambri, tu pensi che l’Italia goda ancora di una vera sovranità nazionale?
Ma se ti impediscono di battere moneta e di ricorrere al debito pubblico per stimolare l’economia di che sovranità parliamo?
Di quella militare dove siamo appiattiti sulle posizioni USA?
Qui ci stanno togliendo la possibilità di legiferare in senso opposto all’andazzo per i prossimi 50 anni, il “sistema” sta mettendo dei paletti per impedire nei decenni a venire il ritorno di politiche socialiste e non si limita solo a questo!
Per capire a fondo l’ampio respiro del programma della destra mondiale è bene sapere come si stia tentando anche di creare un “uomo nuovo” (che puzza di vecchio) attraverso la scuola come ben descritto in questo articolo che vi invito a leggere:
http://www.megachip.info/tematiche/cervelli-in-fuga/7694-chris-hedges-perche-gli-stati-uniti-distruggono-il-loro-sistema-scolastico.html

In conclusione ritengo (l’ho già detto più volte) che una strategia così articolata si combatta con una altrettanto di ampio respiro che deve essere pianificata da una sinistra sovranazionale. Le piccole realtà nazionali che a questo punto sono diventate “locali” da sole non hanno gli strumenti per opporsi, perchè anche una eventuale vittoria delle elezioni non permetterebbe ad un singolo stato di sganciarsi dalla morsa del turbocapitalismo. Le banche detengono il debito pubblico degli stati, avete presente il modo di dire “essere tenuti per i maroni”?

Ambri 11 febbraio 2012 - 12:04

x luciano CHIODO,
concordo su tutto, ciò che ho scritto non contrasta affato con quanto hai sostenuto, un saluto

Giuseppe 11 febbraio 2012 - 11:11

Dalle mie parti c’è un detto che narra di un padrone che doveva portare del grano al mercato e per farlo aveva solo un asino, lo caricava, lo caricava… lo caricò tanto che alla fine l’asino morì sotto quel peso. Mi sembra che ciò che il capitale sta facendo col popolo greco e (ancora in misura minore) con noi, utilizzi la stessa logica miope di quel padrone . Che poi quel padrone si chiami Monti, pd, socialismo europeo (ma non vedete che quelli siedono in prima fila nella bce e nel fmi?) o centrodestra (popolari europei) è esattamente la stessa cosa, tutti difendono e sono intrisi in questo sistema finanziario e industriale. Credo che anche gente come don Sturzo (sicuramente gente come La Pira) si stia rivoltando nella tomba. Ma se volete passare dalla loro parte non c’è problema, basta dirlo. Una cosa però è vera: il problema è anche sovranazionale, infatti il sistema non guarda certo a delle linee colorate disegnate sulle carte geografiche, quello che occorre è infatti una nuova internazionale, ma non dei banchieri e industriali, ma della gente e della classe operaia. Qualcosa in Europa e nel mondo già esiste, va rafforzata.
Giuseppe

Nino 11 febbraio 2012 - 10:41

nb: avere fiducia nel pd, no sul pd

Nino 11 febbraio 2012 - 10:35

avere fiducia nel pse è come avere fiducia sul pd.
E’ solo una perdita di tempo,almeno per chi si oppone al neoliberismo, dati gli esempi luminosi che ci stanno dando i partiti socialisti europei, quasi tutti sdraiati sulle politiche della bce.
Aspettare che i socialisti vadano di nuovo al governo, con una politica economica differente da quella che hanno abbracciato per anni, significa morire di vecchiaia.
L’unica cosa da fare è attrezzare una sinistra antiliberista, cosa difficilissima, che si opponga ai conservatori e ai socialisti neoliberisti in europa ed in italia.
Ormai il tempo delle alleanze di centrosinistra, con programmi di neoliberismo temperato, è finito. O si appoggia il neoliberismo o lo si combatte.
La terza via bleriana non datur.

Luciano Chiodo 10 febbraio 2012 - 22:34

Scusate Ambri e Vanni Maltoni, non voglio certo banalizzare la vostra discussione, ma un problema che spesso sfugge nei dibattiti è che nella scelta di per quale morte morire, un lavoratore da 1000 euro al mese, un precario da poche centinaia di euro a termine, un disoccupato, una donna costretta all’improvviso a dover lavorare 6 o 7 anni in più (con lavori o con orari disagiati), hanno punti di vista diversi da chi non ha mai pagato alcuna conseguenza per le crisi di questi anni e per le manovre del Commissario politico Mario Monti, compresa tutta la classe politica che chiede sacrifici ma non ha ridotto neanche di 1 euro i suoi privilegi.
In Grecia fanno bene a opporsi alle misure del governo? per me si e andrebbero sostenuti con iniziative di solidarietà in Italia e a livello europeo.

Ambri 10 febbraio 2012 - 21:52

scusa vanni ho scritto valtone invece di maltoni, scusami

Ambri 10 febbraio 2012 - 21:50

x VANNI VALTONE
CIAO VANNI, non sono d’accordo con la tua analisi, non credo affatto che si debba uscire dall’europa ma credo che si debba cambiare questa europa.
dal mio punto di vista abbiamo una grande opportunità che si chiama sovranità nazionale, non credo affatto che l’Europa si possa permettere una guerra politica solo perchè non si pratica il turbo liberismo, penso invece che con l’appoggio del PSe Europeo possiamo ribaltare una situazione che altrimenti ci porterà alla rovina.
Detto questo è facile comprendere che forse non abbiamo scelta, non conta + nulla, conta solo il popolo.
Guarda la Grecia che fine stà facendo dopo 2 anni di misure Europee.
Allora che vogliamo fare, porci domande su come la può pensare sarko e la merkel??, non credo che l’Italia se lo possa permettere.
sovranità nazionale = facciamo le politiche che riteniamo giuste per noi, l’Europa si adeguerà altrimenti addio Euro, un saluto vanni

Vanni Maltoni 10 febbraio 2012 - 18:19

@Ambri

Spero tu sia consapevole che il tentativo di realizzare i tuoi 10 punti passa dall’uscita dall’Unione Europea, finché si sta dentro non lo permetteranno mai. Senza poi contare che le agenzie di rating sono lì pronte a declassare qualunque paese decida di fare politiche di contrasto al turbocapitalismo imperante.
No, io penso che sia necessario un serio confronto con i principali partiti della sinistra europea e che si elabori una strategia comune di ampio respiro. Non si esce dalla morsa di Sarkozy-Merkel-Monti con le proprie forze e di questo bisogna prendere atto una volta per tutte.
Fondamentale in questo senso una rapida adesione al PSE sollecitando all’interno dello stesso un confronto aperto con la GUE che porti nel futuro alla creazione di un unica famiglia europea della sinistra. Il tempo è poco, bisogna fare in fretta e bisogna uscire subito dal recinto dei confini nazionali che ormai non sono in grado di proteggerci da un gioco molto più grande.

Giuseppe 10 febbraio 2012 - 15:50

Da Peacereporter:

La notizia della volontà del ministro Di Paola di autorizzare i nostri caccia in Afghanistan a condurre bombardamenti assume una valenza molto più concreta se vista dalla prospettiva di chi, in quel Paese, vede ogni giorno gli effetti dei raid aerei della Nato sulla popolazione civile.

Paolo Piagneri, fisioterapista dell’ospedale di Emergency in Helmand, a E online: “A proposito di bombardamenti, stamattina due vittime di un bombardamento Nato sono state portate al nostro centro chirurgico di Lashkargah. Stavano lavorando la terra nel loro campo a Marmonda,… A chi vuole dotare di bombe gli aerei italiani suggerirei di farsi un giro qui per sentire l’odore della carne bruciata e vedere coi loro occhi le schifezze che provocano”.

Appoggiamo Monti senza se e senza ma. Ma!!!!!!!!!!!

Giusepep

Ambri 10 febbraio 2012 - 13:17

per quanto riguarda le pensioni intendevo dire sistema retributivo non contributivo, un saluto a tutti

Felice Di Giandomenico 10 febbraio 2012 - 08:09

Diventa sempre più tangibile l’insofferenza della gente verso il governo Monti, nonostante si continuino a propinare sondaggi che attestano un indice di gradimento nei confronti dell’esecutivo al 61%. Personalmente ho i miei dubbi…
Forse era così fino a qualche settimana fa, prima che il rampante Martone desse inizio a quella serie di esternazioni irrispettose e saccenti (vedi Cancellieri, Fornero e lo stesso Monti), “vampe di cretineria” che – forse – hanno finalmente dato una scossa anche a coloro da sempre propensi ad innalzare i vessilli della sobrietà e del rigore montiano.
Ora abbiamo capito come stanno realmente le cose ed è ora di agire concretamente, senza lasciarsi andare alla solita filosofica teoretica, a proclami che lasciano il tempo che trovano, mentre l’Italia sprofonda in un malessere sociale che va aumentando di giorno in giorno.
Per quanto riguarda la legge elettorale è giusto l’atteggiamento assunto da Di Pietro, ossia di rifiutare a priori incontri riservati, al chiuso di un albergo o in un sottoscala.
Da tempo si avverte puzza di inciuci riguardo a questa tematica (PDL e PD in primis) e credo che sia opportuno vigilare attentamente proprio su quanto accade in questi incontri “riservati” anche per regolarci rispetto al da farsi in fatto di alleanze.

Giuseppe 9 febbraio 2012 - 16:41

In questi giorni sto assistendo alle peripezie di alcuni miei colleghi pendolari che devono servirsi delle ferrovie per raggiungere il posto di lavoro. Ancora oggi, dopo una settimana dall’evento nevoso (al nord è sempre nevicato in inverno)le ferrovie sono paralizzate (pochi treni, spesso guasti e ritardi strutturali). Ma ci rendiamo conto che dopo vent’anni di liberismo, di privatizzazioni, di manager-satrapi legati ai carrozzoni della politica in questo paese non funziona più nulla? e i nostri politici ci trattano con arroganza e sufficienza senza mollare neppure un briciolo dei privilegi di cui godono. E vorremmo attrarre investimenti dall’estero abrogando l’art. 18? In certi momenti penso che ci vorrebbe davvero baffone per un anno o due.
giuseppe

Giuseppe 9 febbraio 2012 - 15:29

Ambri, concordo con il tuo decalogo. Penso che nessuno di quei punti sia realizzabile insieme al pd.
G.

Alfonso Gianni 9 febbraio 2012 - 15:27

Vorrei dire a Igor che le sue osservazioni a un mio post sotto l’intervista di Nichi sono pertinenti. Infatti dalla coniugazione dei tre “principi” citati da Vendola può derivare anche il Matarellum. Il che per me è un’aggravante. Io cercavo, ponendo una domanda non retorica, di interpretare al meglio la parte finale – il resto lo condivido ampiamente – dell’intervista di Vendola. Ossia cercavo di individuare un modello forte, anche se da me non condiviso, cui fare riferimento nel dibattito. Tu osservi che però il modello francese può provocare delle esclusioni. E’ vero, infatti non lo condivido. Ma vedo che in un altro post tu ti pronunci decisamente per quel modello. In effetti Le Pen padre non era rappresentato in parlamento perchè la logica coalizionale lo escludeva. Il che, al di là dello schifo per Le Pen, non è accettabile. Ma allora da questa contraddizione bisognerebbe uscire, puntando su un proporzionale come quello tedesco, altrimenti l’obbligo di coalizione limiterà sempre l’effettivo pluralismo politico. A meno di non confinare questo in una sorta di ghetto, il cosiddetto di diritto di tribuna. Il guaio è che, mettendo assieme resoconti giornalistici e mezze dichiarazioni qua e là, emerge un quadro sconcertante dell’attuale confronto sulla riforma elettorale iniziato su iniziativa del Pdl, cui ha partecipato anche il nostro partito con una sua delegazione. Pare che emerga un quadro pasticciato, per metà maggioritario e per metà proporzionale, ma con un consistente premio di maggioranza (130 seggi!), non si sa ancora se attribuiti al partito più votato o alla coalizione, e senza preferenze. Staremo a vedere, ma se le premesse sono queste non vedo un grande futuro. Ovviamente tutto ciò non dipende da noi, se non in piccola parte, che tuttavia dovremmo curare con più attenzione e partecipazione. Quello che io trovo strano è che siamo costretti a parlarne sul web, mentre non c’è un luogo di discussione interna che ci permetta di definire, seppure non necessariamente all’unanimità, una proposta di Sel in materia. Quando stava per partire il referendum, si disse che non c’era tempo. Si è visto come è andata. Ora non è certo il tempo che manca.

Giuseppe 9 febbraio 2012 - 15:25

Gruber: “Quindi Berlusconi è diventato affidabile”.
Bersani: “Se son rose fioriranno”.
Gruber: “Appoggia il governo Monti per convinzione o per senso del dovere?”.
Bersani: “Per tutti e due!”.

Edoardotrotta 9 febbraio 2012 - 14:19

Non mi senbra che Grillo si sia dissociao da RAZZISMO.
Io ho due nipoti con madre Cinese e ritengo che senza una battaglia sui diritti degli extracomunitari PERDIAMO!!!!

Edoardotrotta 9 febbraio 2012 - 14:16

Credo che le esperienze di FUSIONE delle CULTURe della SINISTRA siano essenziali.
Ieri mi è capitato di andare in un Circolo del PD e di ricevere LEZIONI DI DEMOCRAZIA.
Dalle Compagne e Compagn* del PD una grande lezione di DIGNIT°.
Diversa è la situazione di CERTI SETTORI di GRUPPI DIRIGENTI.
Io appartengo a SEL, difendo la DIGNITà del nostro PARTITO ma non credo che alzando barricate o pregiudiziali stupide si costruisca l’ALTERNATIVA.
Avanti allora con la FOTO di VASTO per creare nuove possibilità di INCIDERE veramente.
Noi a Genova abbiamo fatto una festa BELLISSIMA per Marco DOria candidato indipendente sostenuto anche da SEL, come da Don GAllO.
Cambiare si può e le PRIMARIE, se agiamo bene, possono costituire il MOTORE del CAMBIAMENTO.
Nel corso del Dibattito è stata data la parola anche agli avvocati e al Padre di un NO TAV.
Gli arresti, non necessari, sono stati attuati come minaccia verso un movimento che vuol difendere la Valle.
Questo ragazzo, fotografato con la PALA simbolo della riscossa della Città contro l’alluvione, ieri “angelo” oggi “diavolo” e criminalizzato.
Per questo i ragazzi dell’AUT AUT, e no solo loro, saranno davanti a Marassi Domenica.

Ambri 9 febbraio 2012 - 10:57

Vogliamo essere alternativi????
smettiamola di correre dietro al PD perchè non hanno un comportamento trasparente e corretto.
E’ troppo evidente la loro inclinazione verso una propsettiva di potere, costi quello che costi, e questo non deve necessariamente cozzare contro le grandi lobby.
Allora che facciamo!!!! discutiamo ?? ok, ma di cosa?? credo che se si vuole rilanciare una coalizione di sinistra si debba necessariamente mettere da parte combinazioni compromissorie che daneggierebbero ulteriormente la nostra credibilità.
Detto questo dobbiamo ripartire da alcuni punti fondamentali:

1 rimettere la scala mobile
2 rilanciare i diritti nel lavoro
3 walfare
4 rimettere in discussione rapporti con questa Europa e tutte le manovre berlusconi/monti
5 Pensione max a 62 anni e rimettere sistema contributivo altrimenti chi andrà in pensione fra 20/30/40 anni non avrà da vivere. (vedi salari lavoratori)
6 ambiente per rilanciare un economia di qualità
7 nazionalizzazione servizi essenziali paese: autostrade, sovranità monetaria, energia in generale, asili, scuola pubblica, sanità ecc
8 riorganizzazione sel settore amministrativo pubblico, una sorta di regole racchiuse in un bignani.
9 giustia, deve essere uguali per tutti.
10 rilancio della carta costituzionale

questo è un segno di cambiamento, tutto il resto non serve.
un saluto

Vito Punzi 9 febbraio 2012 - 10:37

Al punto in cui siamo è illusorio e penalizzante continuare a pensare al bipolarismo. Nonostante l’obiettiva convergenza tra PDL e terzo polo (Casini organizza manifestazioni elettorali invitando esponenti del PDL)noi pensiamo ancora alla coalizione con il PD che, masochisticamente, insiste nel prefigurare la più grande follia: l’accordo con il terzo polo aperto a IDV e SEL. La sola prospettiva che ci rimane non può essere che preparare una terza coalizione: SEL,IDV,Federazione della sinistra e Grillini.

Ugo Francesco Calvo 9 febbraio 2012 - 01:42

concordo con chi sostiene la necessità che in SEL ma anche in tutta la sinistra si apra una discussione sulla legge elettorale. Alle fasce sociali più deboli deluse, che si sentono sempre più attratte da l’antipolitica, bisogna spiegare perché si debba dare credito al bipolarismo che ha fallito totalmente sia nella politica che nella tenuta. Non un solo partito (forse la Lega, ma le crepe le hanno mostrate pure loro) entrato in Parlamento ha mantenuto la propria coesione e rispetto per la coalizione di appartenenza. Credo che la gente percepisca la poca credibilità di chi oggi si affanna per trovare una soluzione al problema di cui sono autori-attori.

Militante 8 febbraio 2012 - 21:30

oggi c’è un’interessante intervista di Vendola. Posterei il link se sapessi come si fa.
Alla domanda “Vendola quale legge elettorale preferirebbe”, il Nostro si lancia in una risposta in 2 punti nella quale la risposta al primo punto smentisce quella al secondo e viceversa.
Cioè:
1) la legge elettorale dovrebbe essere rispettosa delle minoranze e delle diverse sensibilità politico culturali presenti nel paese visto (parole sante, bravo Vendola).
2) la nuova legge dovrebbe salvaguardare il bipolarismo e le coalizioni (scusa, e se io appartengo ad un partito non coalizzato ma che rappresenta una cultura importante di questo paese cosa faccio? Sparisco perchè non sono coalizzato? Cioè, caro Vendola, è più importante la coalizione ed il bipolarismo o la rappresentatività del Parlamento?).
Con il sostegno all’iniziativa referendaria (fortunatamente fallita) SEL aveva scelto di dare la priorità alla coalizione ed alla conservazione del bipolarismo (come se ci sia qualcosa da salvare nel tragico bipolarismo e nelle fantozziane coalizioni degli ultimi 20 anni). Ora perchè non cambiare idea? Paura di rimanere soli e di doversi confrontare sul terreno difficile delle idee e della costruzione di una vera proposta politica invece che su quello “rivoluzionario” (SIC) delle primarie?

M.cristina Giambuzzi 8 febbraio 2012 - 18:34

Mi sembra,a quanto pare,che si stia rimettendo Berlusconi,di nuovo,al centro della scena politica. Non ancora finiva di parlare che Bersani subito è accorso a inciuciare di nuovo, dicendo che di questi incontri ne hanno sempre fatti. Entrambi vogliono il bipartismo per eleminare le formazioni politiche piccole, Veltroni insegna; poi c’è,per B. la meta del Quirinale.Vuoi che non gli riescano le sue mire anche questa volta?

Elisa 8 febbraio 2012 - 14:11

Dall’ntervista a Bersani di ieri sera ad Otto e Mezzo ho capito che il PD ha ormai abbandonato la difesa dell’art.18. Del resto, ancora una volta, i piddini vanno dietro CISL ed UIL

Igor 8 febbraio 2012 - 14:05

Vorrei dire ad Alfonso Gianni che i due principi, cioè difesa del pluralismo e difesa delle coalizioni non conducono necessariamente al doppio turno alla francese. Non so se Vendola l’abbia intesa così, ma non è necessariamente detto che sia così.
Peraltro, il doppio turno alla francese non garantisce il pluralismo politico, basti pensare al fatto che il Front National in Francia è da anni fuori dal Parlamento (non che mi dispiaccia, per carità) malgrado veleggi tra il 10 e il 18% dei voti e ciò perché di fondo non arriva da sola al secondo turno o se ci arriva non trova partner per formare coalizioni.
Sarà da vedere, poi, alle prossime legislative se la sinistra (Front de Gauche e altri) riusciranno a entrare in Parlamento.
Forse Nichi prefigurava piuttosto un ritorno al maggioritario uninominale con proporzionale e soglia di sbarramento. Insomma, il mattarellum, in linea d’altronde col referendum promosso di recente.
Comunque, bisognerebbe chiederlo a lui.

Roberto Pietrobon 8 febbraio 2012 - 14:02

A differenza di Alfonso, nel settembre scorso ho aderito alla campagna referendaria. Ho raccolto e autenticato centinaia di firme perché pensavo che fosse indispensabile, dopo il voto di giugno, favorire un’altra importante occasione di partecipazione. Partecipazione che c’è stata oltre le più rosee aspettative e che segnalava, non tanto la volontà di ritorno al Mattarellum, quanto il desiderio di cambiare l’attuale sistema elettorale. Era l’unico modo e allora, mi convinsi, che questo poteva rappresentare un’ulteriore spallata al già traballante governo Berlusconi. Non so se questo abbia contribuito all’esito ma, evidentemente, il senso che ha animato quel milione di persone che in tre settimane ha preso d’assalto i banchetti, era in buona parte quello. E ovviamente conteneva anche la proposta più forte: vogliamo scegliere chi ci rappresenta.
Da settembre però è cambiato il mondo e non possiamo far finta di non vederlo. E’ cambiato soprattutto nell’evoluzione che il concetto stesso di democrazia ha assunto, almeno formalmente, in questo paese con il governo dei “tecnici”. L’hanno chiamato stato di eccezione (o di necessità) ma evidentemente questa fase, indipendentemente da come la si consideri, ci consegnerà nel 2013 uno scenario completamente diverso anche solo da quello dell’autunno scorso.
Nichi fa bene a denunciare il tentativo di Berlusconi di “cucirsi addosso” un sistema elettorale utile a scavallare la crisi che ha investito lui e la sua parte politica. Ma altrettanto sta facendo il PD e, altrettanto, cercheranno di fare le forze politiche rappresentate in parlamento. Attenzione però, da questo rischio non siamo immuni neppure noi.
Una legge elettorale non deve rispondere agli interessi di questo o quel partito e non può – vista la crisi della politica nella quale siamo tutti (purtroppo anche noi) immersi – avere una qualsivoglia torsione tattica. Deve poter essere la forma che più rappresenta le sfumature politiche, sociali e culturali di un paese. Il sistema che più conosco facendo l’amministratore nella mia città, è quello dei comuni. Un doppio turno per l’elezione del Sindaco con distribuzione proporzionale dei seggi e premio di maggioranza. Questa riforma elettorale ha permesso, nel novanta per cento dei casi, la stabilità degli esecutivi ma ha mortificato le assemblee elettive, esasperato la spettacolarizzazione e la personalizzazione e acuito molte volte (se si escludono certe logiche clientelari) le distanza tra rappresentati e rappresentanti. In più la riduzione del numero degli eletti ha de facto alzato le soglie di sbarramento, che, in un comune come il mio di 50.000 anime è oltre il 5%. Se non si è in coalizione (con chi vince) per le “voci fuori dal coro” è praticamente inibita la rappresentanza. Il governo di prossimità quindi diviene sempre meno di prossimità e acquisisce sempre più le caratteristiche dei livelli più alti con tutti gli annessi e connessi del caso.
Ho fatto questo esempio perché noi, prima ancora di confezionare una proposta (sarebbe interessante che fosse comunque esplicitata visto che saremo auditi in questi giorni proprio su questo) provassimo ad aprire un dibattito nel paese, facendo diventare il tema del sistema elettorale il tema su quale democrazia vuole (o potrebbe) diventare l’Italia.
Rischiamo al contrario di logorarci in un’eterna lotta bizantina tra correnti, lobbismi e “ipotesi sartoriali” che mortificano il tema e che ci fanno apparire anche noi dei piccoli sarti, senza però avere a disposizione neanche un po’ di ago e filo…

Nonno 8 febbraio 2012 - 12:41

Invece l’intervista è a mio avviso più che decente; continuo a non esser d’accordo sul modello di legge elettorale, tra l’altro non ci conviene insistere troppo sulla coalizione perché i sostenitori dentro il PD sono coloro i quali vorrebbero la coalizione con il Terzo polo.

Ambri 8 febbraio 2012 - 12:13

per 1 cosa rimettiamo la scala mobile, poi diritti, walfare e ambiente.
avanti SEL tira fuori le palle.

Alfonso Gianni 8 febbraio 2012 - 10:16

Mi pare che siamo alle solite. Bisognerebbe discutere fra di noi che tipo di legge elettorale vogliamo. Altrimenti si finisce per ripetere il clamoroso errore del referendum, che almeno ci potrebbe insegnare qualche cosa. Soprattutto bisognerebbe essere chiari. Un sistema perfetto e puro non esiste. Però scelte di fondo possono essere fatte. Io sono per un sistema proporzioanle corretto alla tedesca. Altri evidentemente no. se si mettono insieme i tre “principi” citati da Venold anell’intervista di cui sopra emerge, per quello che ne capisco un sistema maggioritario con collegi uninominali a doppio turno sul tipo francese. E’ questo? Ripeto sono contrario, posso sbagliarmi naturalmente. Penso che la soluzione molto bipartisan che trovammo nel 2000 contenuta in una proposta di legge, tra l’altro firmata dallo stesso Nichi, sia la migliore, per quanto si trattasse di una soluzione compromissoria Ma non vi pare sia il caso di venire in chiaro tra di noi su questo tema? Dietro c’è che concezione di democrazia abbiamo per il paese. E questa questione non si può affrontare sul filo delle convenbienze tattiche, come invece si fin qui fatto

Giovanni Lamagna 8 febbraio 2012 - 10:13

Infine, ultimo ma non insignificante argomento contro un sistema elettorale rigidamente bipolare.
Noi siamo una forza ancora piccola. Ambiamo (giustamente) a diventare grandi. Ma siamo ancora piccoli.
Ci conviene favorire, proprio noi, un sistema elettorale che un domani ci “costringerà” ad allearci con il partito più forte e contiguo (Pd), per sottrarci al ricatto (già amaramente sperimentato nella passata elezione) del cosiddetto “voto utile”?
Io non sono per principio contro un’alleanza con il Pd (anche se allo stato delle cose la vedo molto problematica).
Ma una cosa è “scegliere” di allearsi, perché si condivide un orizzonte comune, un programma di governo, una finalità.
Altra cosa è “essere costretti” ad allearsi perché si rischia (altrimenti) di rimanere fuori dai luoghi della rappresentanza a causa del meccanismo diabolico del “voto utile”(che è strutturale in un sistema bipolare).
Giovanni Lamagna

Giovanni Lamagna 8 febbraio 2012 - 09:58

Ulteriore riflessione.
A me non sembra che il sistema bipolare sia in grado di rappresentare adeguatamente la ricchezza delle articolazioni sociali e culturali oggi presenti nel nostro paese.
Come le vicende legate alle problematiche dei diritti civili e quelle legate ai rapporti imprese/sindacati (soprattutto Fiat/Fiom) hanno ampiamente dimostrato in questi anni. E questo per fare solo due esempi.
Ovviamente io non sono per favorire o, addirittura, legittimare la frammentazione assoluta delle posizioni in campo. Riconosco che questa costituisce un problema per la governabilità e che vadano favorite e incentivate, quindi, sintesi e, perciò mediazioni, accordi, compromessi, che sono legittimi, quando non rappresentano la rinuncia totale al proprio punto di vista di partenza.
Ma penso anche che nella ricerca della governabilità non si possa andare oltre una certa soglia. Ritengo, infatti, che l’eccesso di pluralismo e, quindi, di frammentazione presente nella società non si possa risolvere con pure operazioni di ingegneria istituzionale.
Queste sarebbero una ingiusta oltre che dannosa e inutile forzatura se pretendessero di semplificare eccessivamente e ridurre solo a due le varie e diversificate posizioni in campo.
Esse sono possibili e legittime, oltre che effettivamente utili, solo entro certi limiti (appunto: la soglia di sbarramento). Non sono più legittime (dal punto di vista democratico di dover garantire la rappresentatività), anzi sono anche inutili (come la storia di questi due decenni ha dimostrato in Italia), se pretendono di risolvere in toto il problema.
Che va affrontato (per cercare di risolverlo) per vie squisitamente politiche e non con scorciatoie di ingegneria istituzionale.
Giovanni Lamagna

Giovanni Lamagna 8 febbraio 2012 - 09:27

Condivido sostanzialmente tutto, anche perché (finalmente!) è detto con molta chiarezza e nettezza:
- l’ossessione ideologica che sottende all’azione di questo governo;
- il tentativo di farci tornare all’800;
- il governo Monti è un governo schiettamente conservatore;
- il tentativo di ridurre al silenzio il sindacato spacciato come modernità;
- la critica ai partiti diventati spesso pure macchine elettorali;
- la democrazia senza i partiti, però, non esiste;
- la vera casta è costituita dalle grandi lobby economico-finanziarie, che stanno cercando di sottomettere definitivamente la politica alla loro egemonia;
- la necessità di cambiare il porcellum.

Condivido meno i due principi fondamentali, che, secondo Nichi, dovrebbero presiedere alla riscrittura di una nuova legge elettorale: la difesa del pluralismo politico e la difesa delle coalizioni, l’esigenza di garantire la democrazia rappresentativa e quella di garantire la governabilità.
O, meglio, condivido senza riserve il primo, avanzo riserve sul secondo, se significa che noi ci schieriamo allora per un sistema nettamente maggioritario e bipolare (come abbiamo fatto quando abbiamo raccolto le firme per il cosiddetto “ritorno al mattarellum”).

Non capisco, infatti, (come non ho capito all’epoca), la nostra brusca virata verso il maggioritario e il sistema bipolare. Per due ordini di motivi:
1) perché essa è stata troppo improvvisa e poco ragionata e discussa nel corpo del partito (come tante scelte di questo partito è stata calata un giorno improvvisamente dall’alto e non decisa democraticamente nelle sedi a ciò preposte);
2) perché evita completamente una riflessione approfondita e spietata su ciò che ha rappresentato la pratica del maggioritario e del cosiddetto bipolarismo in Italia, da quando vi fu introdotto oramai già due decenni fa; il bipolarismo e il maggioritario non hanno affatto garantito in Italia una maggiore governabilità, ma hanno solo imposto coalizioni coatte, che, anche nell’unico caso (legislatura 2001/2006) in cui sono durate per cinque anni, non sono certo state esempio di compattezza e di solidità;

Io propendo allora per una legge elettorale che si basi su due principi:
- garantire al massimo il pluralismo e la rappresentanza;
- e, allo stesso tempo, evitare l’eccessiva frammentazione dei soggetti politici in gara nella competizione elettorale.
Sono quindi per una legge elettorale proporzionale, con una significativa soglia di sbarramento.

Giovanni Lamagna
(Assemblea Provinciale di SEL Napoli)

Guido Margheri 8 febbraio 2012 - 08:48

Leggo sui giornali che oggi una delegazione di SEL dovrebbe incontrare una delegazione del PDL (Popolo della Libertà) sul tema della riforma della legge elettorale e dintorni. Si pongono, a mio modo di vedere, due problemi di merito. Il primo riguarda le proposte con cui intendiamo presentarci a questo incontro dopo la bocciatura del referendum da noi fortemente appoggiato (e le discussioni precedenti sulla proposta refrendaria di Passigli). Non sono un “tifoso” di un “modello” (francese, tedesco, ispano-tedesco, ungherese, australiano…), ma mi sembra evidente, spulciando le proposte che vengono avanti, che il combinato disposto del dimezzamento dei parlamentari, della costituzione di collegi territoriali piccoli senza recupero dei resti su base nazionale, ma solo territoriale, mira a ripristinare il bipolarismo nella forma del bipartitismo forzato PD-PDL (ai quali i sondaggi attribuiscono c.ca il 50% dei voti…), con un atteggiamento di riguardo rispetto alla Lega Nord. Insomma un Porcellissimus in salsa ispano-tedesca che porta la soglia reale di sbarramento per entrare in parlamento, con una qualche rappresentanza che non sia un semplice diritto di tribuna, ben oltre il 5% previsto dal modello tedesco, ma senza meccanismi che possano favorire coalizioni plurali. Mi sembra che la grave crisi (anche morale) della politica, della rappresentanza e della democrazia con questo tipo di impostazione rischi di aggravarsi seriamente e che, anzi, sia utilizzata largamente per salvaguardare un sistema politico traballante. E mi sembra anche che qualcosa di chiaro lo dovremmo dire al Paese più che al PDL. Il secondo problema di merito riguarda la coerenza tra questo incontro e la linea espressa della nostra recente Assemblea “nazionale generale” e ribadita nelle varie interviste di Vendola. Non era meglio incontrare in modo preventivo (magari anche con incontri bilaterali) le forza politiche del centrosinistra (a cominciare da PD e IDV) e porre il tema della riforma elettorale nel giusto contesto della riforma della politica, del rilancio della democrazie (inclusa le questioni dirimenti dei mass media, del rispetto dei referendum, della democrazia nei luoghi di lavoro…) e della soluzione della questione morale (a cominciare dalla questione del finaziamento equo e trasparente della politica e della limitazione delle spese elettorali) ? Non demonizzo affatto gli incontri con altre forze politiche, ma mi sembra che cominciare in questo modo rischi seriamente di indebolire la nostra iniziativa politica favorendo le manovre di coloro che vorrebbero contestualizzare anche in campo politico e istituzionale la regressione in atto sul piano sociale.

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