Caro Presidente della Repubblica sono una cittadina di questo paese, mi chiamo Igiaba Scego, classe ‘74 e volevo informarla che mi sto arrendendo. Tempo fa Lei ha rincuorato i precari, i disoccupati, i ricercatori senza affiliazione a non gettare la spugna. Ci ha detto «Coraggio non vi arrendete. Non uscite dall’Italia». Purtroppo Signor Presidente io mi sto arrendendo. Faccio parte, e non è una vuota statistica, di una generazione a cui sono state tarpate le ali. Sono una precaria della cultura. Sto diventando una precaria della vita». Il 30 aprile su l’Unità la scrittrice Igiaba Scego ha scritto una lettera a Napolitano. Il presidente l’ha ricevuta pochi giorni dopo al Quirinale. Ne è seguito un lungo e appassionante dibattito. Quella che segue è il messaggio che lo scrittore croato Maksim Cristan ha inviato a Igiaba.
Tutti noi intellettuali precari, immigrati e non, abbiamo letto con molta attenzione la lettera aperta della nostra collega Igiaba Scego al Presidente Napolitano, dove gli chiede aiuto per tutti. Il presidente è buono e ha invitato Igiaba ad incontrarlo. Lei gli ha detto: Faccia il garante per noi affinché questo tema (che poi sono due: 1. Immigrazione e 2. fuga dei cervelli) non esca dall’agenda politica.
Personalmente ho conosciuto molti esuli culturali a Berlino, arrivati lì perché dopo aver perso la fiducia nel futuro in Italia. Ho conosciuto anche alcuni giovani bresciani, che quando nella loro città il sindaco offriva 500 euro per ogni immigrato regolare che decideva di tornare nel suo paese, dissero: magari dessero anche noi 500 euro per andarcene. Igiaba, mi chiedo come diavolo ti è venuto in mente di importunare il Presidente.
Se volevi davvero risolvere qualcosa, avresti dovuto scrivere, appunto, al Presidente del Governo. Hai già dimenticato come Egli accolse a braccia aperte la richiesta di quella ragazza, che quando lamentò la propria precarietà, il Premier le disse: «Signorina, lei è carina, sposi uno dei miei figli e ha risolto tutti i problemi». E tu, Igi, sei certamente ancor più carina di quella ragazza.
Ah già, dimenticavo che, tu, anche se italiana, sei nera come il carbone e visto che il premier non vuole un’Italia multietnica, probabilmente non ti vorrebbe a tavola in famiglia e magari finirebbe per proporti a uno dei figli del suo amico colonnello Ghedaffi.
È un casino Igi, lo ammetto, e anche se io ti voglio tanto bene, non posso nemmeno dirti sposa me! Dato che sono messo peggio di te. Che fare? Se il signor Vitor fosse ancora vivo, conoscendolo, probabilmente ci direbbe: «Ma andatevene tutti fuori dai coglioni in Puglia a pretendere una vita dignitosa per i vostri scarabocchi e i vostri volontarismi per le razze inferiori! Che lì il governatore comunista costruisce gli alberghi gratuiti pure per gli immigrati braccianti!»
Però, ridendo scherzando, potrebbe essere un’idea per noi Igi. E anche se la politica di Nichi al resto d’Italia sembra Marte, per ora sempre l’Italia è. Che fai, vieni anche tu?
Cristian Maksim
fonte L’Unità
Direi che la giusta chiave di lettura del logo è: “Niki il marchio di successo della politica di sinistra nella regione Puglia”. Giusto per stemperare l’irritazione di qualche compagno. A Cuba non ci sono mai stato, ma stando a quanto riferitomi da alcuni compagni che l’hanno visitata, pare che sia bella da vivere come turista e non certo come cittadino. Credo che Franco e Marta abbiano ragione, forse sono pugliesi come me, e che Giorgio Gallo sia troppo severo nelle sue osservazioni riguardo alla Puglia. Negli ultimi cinque anni, infatti, la nostra regione ha fatto passi ciclopici in direzione di uno sviluppo sociale e culturale scevro da infiltrazioni mafiose (da noi era molto forte la sacra corona unita di matrice salentina, ora però lo è molto meno). Sul piano ecologico la vicenda della diossina di Taranto credo sia l’emblema della vittoria delle istituzioni sul più truce cinismo imprenditoriale. E’ appena il caso di ricordare che nel campo della produzione di energia con l’utilizzo di sistemi ecosostenibili siamo, in Europa…mica in Italia, all’avanguardia. Vale la pena ricordare gli interventi di riparazione della rete di distribuzione di acqua PUBBLICA dell’acquedotto Pugliese. E’ opportuno rammentare una gestione cristallina della cosa pubblica che ha indotto il Governatore a dimettere alcuni suoi assessori solo sospettati di corruzione, oltre che azzerare tutta la giunta per ragioni simili. Insomma, vedi caro Giorgio Gallo, per noi che uscivamo dalla precedente esperienza con Fitto, attuale ministro del Governo che ne ha rifiutato le dimissioni (come a dire resti perché sei una persona abile), l’umile Nichi Vendola inizialmente ha rappresentato una svolta, una rivincita nella battaglia contro i poteri forti (nelle primarie del 2005 contro Boccia ebbe tanto consenso quanto fu l’avversione nei confronti di D’alema), successivamente ha rappresentato una certezza, consegnataci dall’evidenza sei fatti per il buon operato del primo quinquennio; infatti ha sbaragliato nuovamente Boccia (il candidato dell’ostinato D’alema, ormai fuori dal mondo reale della gente comune) ed ha surclassato il povero Palese (candidato del risentito Fitto che perse le elexioni del 2005 proprio contro Vendola, e che per il secondo smacco politico rassegnò le dimissioni di facciate al Presidente del Consiglio il quale aveva già concordato di rigettarle il giorno dopo). Tutti fatti realmente accaduti, non opinioni. Poi, è chiaro, si può e si deve migliorare. Ma noi siamo su quella strada e, purtroppo, vediamo che incrociamo sulla corsia opposta, quella del ritorno, regioni con avanzati modelli sociali. Il mio persoale auspicio è un risveglio nazionale collettivo di tutte le coscienze intorpidite, assopite od obnubilate che dir si voglia, da questa sulfurea forma di ipnosi mediatica. Non aggiungo altro perché aborro la polemica fine a se stessa, ma faccio presente di aver omesso molte altre eccellenti iniziative dell’apprezzabile Nichi Vendola, del quale non sono un pedissequo adoratore ma un critico, onesto, attento estimatore delle pratiche sociali e politiche. Ciao.