Intervista a Nichi su crisi economica, politiche di sviluppo e futuro della sinistra. Leggi l’articolo da Panorama del 3 settembre 2010
di Laura Maragnani
Intervista a Nichi su crisi economica, politiche di sviluppo e futuro della sinistra. Leggi l’articolo da Panorama del 3 settembre 2010
di Laura Maragnani
Per poter vincere le elezioni, bisogna dare un segnale forte di cambiamento della classe dirigente politica. Sposo la tesi del Sindaco di Firenze Renzi ma al 50%. Tradotto? Concordo sui vari Veltroni, D’Alema, Fassino perchè,secondo me di danni ne hanno fatti abbastanza, ma non deve essere l’anagrafico. Faccio en’esempio: di gente come Monicelli, Scalfaro ecc. vorrei il partito pieno. E’ chi è ormai compromesso col potere da decenni che se ne deve andare. p.s. sbaglio ma non è anche una regola dello statuto del PD che recita che un politico faccia al massimo due legislature? saluti
E anche su Panorama Nichi si fa rispettare!!
BRAVO!
Le uniche due cose che devo chiarire e capire sono la lotta al nucleare e a marchionne.
E’ chiaro, stando alla dirigenza PD, che non c’è alcun interesse reale a far si che di possa tornare a dare parola alla sinistra, ai disoccupati, ai lavoratori, al popolo delle partite iva, agli artigiani, alle piccole imprese, alle famiglie, alla scuola, all’arte… La lista è lunga, ognuno aggiunga quello che più gli aggrada! E’ chiaro, ancora una volta, che le dirigenze del PD, non avendo alcuna capacità di elaborazione politica, preferiscano i confini insulsi della spartizione, dell’inciucio, dei giochi di palazzo, ecc. E’ chiaro tutto questo dal
momento che si preferisce fare accordi con Fini e Casini anziché coinvolgere i propri elettori!
Serve dire e fare cose di sinistra. Serve per giovani che non riescono ad entrare nel mondo del lavoro e per i loro padri che sbattuti fuori da questo mondo non riescono piu’ a rientrarvi.
Serve per i nostri vecchi che chiedono una vecchiaia serena dopo anni di sacrifici.
Serve la sinistra. Serve SEL e le donne e gli uomini che attraverso SEL vogliono fare e fanno cose di sinitra
Raffaele
SEL -Brino
non abbiamo bisogno di formule strategiche per vincere le elezioni, ma avere una politica economica nuova e diversa che riequilibria la ricchezza in Italia e soprattutto facce nuove in rappresentanza della sinistra.
In questi giorni si sta parlando della possibilità secondo la quale Nichi Vendola si candidi alle Primarie che eleggeranno l’aspirante Premier per il CS. Su questo sono d’accordo e spero pure che le vinca, ma spero anche che oltre a dire qualcosa di sinistra, Vendola faccia qualcosa di Sinistra.
Da troppo tempo in Puglia i GIOVANI sono lasciati allo sbaraglio, lo dico anche per esperienza personale, e nulla si sta facendo per arginare questo problema condito da un immane stillicidio di emigrazione giovanile verso regioni più “accoglienti” per noi giovani: Regioni dove ai giovani viene data la possibilità di lavorare dopo tanto lavoro passato sui libri e non solo!
Io sono d’accordo sul fatto che Vendola abbia tutte le carte in regola e le possibilità per sconfiggere il satrapo Berlusconi e i suoi “dottrinari”, ma per fare questo occorrono contesti credibili che si costruiscono formando il terreno che funga da strumento di persuasione nell’opinione e nella critica nazionale: sviluppare e varare un piano occupazionale serio per i giovani pugliesi, facendolo il prima possibile e dai caratteri improcrastinabile e non residuale. Una volta fatta questo, una volta evitato che i giovani pugliesi emigrino, le promesse e gli intendimenti di Vendola saranno credibili: in caso contrario le sue affermazioni saranno parole senza alcun peso.
La proposta di Rosy Bindi, che fino a ieri sera stimavo come donna e dirigente del PD, è la conferma che nel PD regna non tanto la confusione ma la certezza. Sì, la certezza che tra qualche tempo l’elettroencefalogramma della dirigenza del PD sarà piatto.
Per fortuna esistono i militanti, il popolo democratico, i giovani democratici che hanno mantenuta la barra ben salda. E’ al popolo del PD che dobbiamo parlare, a quella generazione nata dopo o a ridosso della caduta del Muro di Berlino che chiede una Sinistra forte, moderna, vera. Se Berlinguer sapesse che i suoi pseudoeredi flirtano con Fini……..
Si confonde la concretezza con ciò che ha rovinato la sinistra oggi, il rrealismo. Il sogno, la poesia, sono state perdute econ esse anche la capacità di creare visoni nbel popolo, il popolo ha bisogno di avere visioni, ma questo pragmatismo reazionario ha pervaso la sinistra, anche su queste pagine. I grandi rivoluzionari erano anche dei visionari, dei poeti, proponevano dei sogni delle visioni alternative alpresente visuuto, questo non significa proporre del fumo, come mi sembtra di leggere in alcuni interb venti, am saper dare alle nostre proproste quella carica di desiderio, di osgno, di visione di un nuovo futuro che la sinistra oggi non riesce più a dare. Meglio un poeta che un Dalema di sicuro
Forse riporterò il discorso ad un livello più basso, ma mi sembra che a volte ci si perda nel dibattito sul ‘come la sinistra si debba presentare’: certamente questa questione ha una grande rilevanza, vista la necessità strutturale di creare un modello alternativo che faccia presa su una popolazione assuefatta alla superficialità e profondamente demotivata verso il cambiamento.
Ma trovo sia ancora più importante lo stare bene attenti a non rimanere incastrati in dialettiche tipiche della sinistra (o di una certa sinistra) che alla fine non ci portano da nessuna parte.
Mai come in questo momento occorre che la sinistra sia fortemente pragmatica e ci presenti fatti, numeri, e punti programmatici supportati da altrettanti fatti e numeri per poter essere un’alternativa.
L’intervista di Vendola a Panorama nutre gli animi e spinge verso il cambiamento: Nichi sa parlare e sa come ammaliare il pubblico. Ma mi sento di sottoscrivere gli interventi iniziali di Franco ed Antonio.
Non dimentichiamoci che gli intellettualismi non sono il grande motore del paese: lo sono le grandi fabbriche, le SMEs e gli allevatori che votano Lega, forse perchè capiscono meglio “l’applicazione pratica” di un dito medio che l’articolo di Baricco.
È necessaria una strategia pragmatica, verificabile e supportata (e quoto Antonio) dalla “fredda logica dei numeri”: ed in questo momento, alla luce dei scandali degli ultimi 4-5 mesi, personalmente gradirei vederli su carta, pubblicati, e vorrei che verifiche regolari sugli andamenti fossero effettuate per e presentate alla GENTE con scadenze programmate durante il mandato.
Abbraccio il programma innovativo, che fermi lo spreco di grandi opere inutili (come dice Vendola, anche se personalmente mi lancerei più sugli interporti che sulle rotaie), che cancelli la parola nucleare dal vocabolario e si ispiri a ‘roba’ un po’ più contemporanea (per esempio http://www.vimeo.com/11651548 il video é in inglese, ma attenzione alla mappa dell’Europa al min 1:43), che pensi in termini europei.
Ma non mi basta: serve una sintesi di come e con chi si tenterà praticamente di realizzarli nel corso del mandato e va presentata alla gente in campagna elettorale. Perché i punti ce li hanno presentati sempre tutti, ma puntualmente sono stati relegati nel dimenticatoio dopo l’ingresso dei vincitori in parlamento.
È il momento del cambiamento vero!
Ecco l’ulteriore noia che mi permetto di infliggervi. Ancora grazie per la pazienza
ANCHE IN POLITICA: PROFONDITA’ VERSUS SUPERFICIALITA’?
L’articolo di Alessandro Baricco, pubblicato da Repubblica lo scorso 26 Agosto (“La vittoria dei barbari”) sta suscitando un vasto interesse ed ha meritato, proprio oggi 2 Settembre, una replica molto argomentata da parte di Eugenio Scalfari: rischiando quello che c’è da rischiare sul piano dell’evidente “gap” culturale, abbiamo provato a porci una domanda.
Il confronto tra profondità (espressione del “passato) e superficialità (espressione dell’ “oggi”) può essere trasferita dal piano puramente culturale a quellopiù propriamente politico?
Proviamo a riassumere:è lecito (pensiamo di sì) identificare con la “profondità” un agire politico basato sull’”essere” e definire la “superficialità” come l’ “apparire?
E, ancora: è possibile assumere come dato di realtà concreto il fatto che l’”apparire” risulti, in questa fase, egemone nell’immaginario collettivo e che la destra, come è già accaduto in altri frangenti della storia, ne risulti l’epigone più adatta, mentre la sinistra si limita a scimmiottare l’avversario avendo, nel frattempo per varie ragioni, smarrito memoria e identità e, soprattutto, volontà e capacità di produrre “egemonia” avendo irrimediabilmente scambiato l’idea del “governo dell’esistente” con quella del “potere di cambiamento”?
Sviluppiamo, in un ambito purtroppo ristretto per ragioni di economia del discorso, un minimo di ragionamento partendo, proprio, dall’assunto che la destra abbia realizzato l’egemonia dell’ “apparire” (che, tornando al discorso originario) identifichiamo con la “superficialità”.
Siamo di fronte, citando Durkheim, ad un nuovo “conformismo di massa” sviluppato da un ceto politico indistinto che tende ad imitare i modelli giudicati apparentemente vincenti senza sviluppare alcun legame sociale e chiamando in causa un popolo indistinto (nelle interviste televisive “la ggente”) che si dovrebbe chiamare in causa per suffragare plebiscitariamente un qualche leader, superando di slancio tutto quello che viene definito come intralcio e che fa parte del consolidato dell’apparato di intermediazione (non ci sono più “corpi intermedi”, ma il richiamo diretto – appunto – al “popolo” di cui, scrive qualcuno, non bisogna avere paura. Un richiamo eseguito nelle stesse condizioni e modalità in cui la destra ha affermato la propria egemonia, riportando in auge il concetto di “unto del signore”).
Davanti a questo stato di cose riteniamo, prima di tutto,che vada riportata in campo, anche in politica, l’idea della “profondità”, intesa come legame tra pensiero e azione quale elemento fondamentale dell costruzione di un “blocco storico” sul quale far poggiare l’idea e l’iniziativa della trasformazione sociale.
Gramsci avvertì acutamente i limiti del conformismo (oggi prevalentemente collocati nella sfera della sovrastruttura, in particolare in quella dell’autonomia del politico, sulla quale si è esercitato principalmente Max Weber, individuando i nodi della professionalizzazione degli apparati: un male che, attualmente, sta colpendo duramente i soggetti politici, più ancora del loro smarrirsi sul piano della riflessione ideologica e dei legami sociali).
E’ sulla base della professionalizzazione della politica, intesa come attività auto-referenziale ed esaustiva dell’agire politico stesso, che a sinistra emerge una sorta di meccanicismo teso a perpetuare l’idea di una “speranza” nell’uomo della provvidenza, rifiutando invece la strada dell’aggregazione sociale, dell’intervento collettivo, del collegamento di interessi: ed ecco che i problemi sociali sono affrontati con toni messianici, promesse rivolte all’infinito, indicazioni immaginifiche di orizzonti non individuati.
Nella sostanza i problemi sociali, i giganteschi problemi sociali dell’oggi che non elenchiamo per ragioni di spazio, finiscono con l’essere catalogati all’interno della logica propria della “superficialità”.
Sono state liquidate intempestivamente nozioni fondamentali quali quelle di “storia” ( a partire da Fukuyama, 1992) e di Stato (qualcuno, in questi giorni, ha parlato a nostro avviso incautamente di fine del Leviatano: proprio nel momento in cui la crisi ne rilancia il ruolo, in un quadro assolutamente drammatico) e soprattutto sono stati abbandonati tre punti fondamentali nella realtà storica della sinistra italiana: il nesso tra riforma intellettuale- morale e trasformazione economica; la necessità di interpretare laicamente la figura del “principe moderno”; il mutamento profondo che è avvenuto tra iniziativa individuale ed economia collettiva, riportando – appunto – l’economia collettiva al centro della scena ( Stato e Economia collettiva, in un quadro complessivo che attraverso l’idea dell’Europa Politica e delle sinistre dentro l’Europa Politica, affronta i nodi della velocità della globalizzazione e dei problemi che essa comporta sul terreno del lavoro, delle relazioni sindacali, dello stato sociale, ecc,).
Abbiamo bisogno urgente di ricostruire una soggettività politica della sinistra capace di aggiornare il concetto di “blocco storico”, tenendo conto delle diverse articolazioni sociali e dell’essenziale ruolo degli intellettuali oggi protagonisti di quella “assuefazione al potere” che è la causa principale del denunciato “conformismo”: abbiamo bisogno di una sinistra che, prima ancora delle collocazioni istituzionali, della partecipazione ad auspicabili iniziative unitarie, dello strutturarsi in soggetto collettivo senza cedere all’idea di un nuovo “cesarismo”, svolga il ruolo fondamentale di “categoria dialettica”, esprimendo una resistenza e una capacità di impedimento verso l’avversario, costruendo al contempo una vera e propria sostituzione di egemonia.
Savona, li 2 Settembre 2010 Franco Astengo
Mi spiace intervnire di nuovo e me ne scuso, ma non c4edo proprio che, in queste condizioni, anche i dirigenti citati nell’intervento precedente potranno fare granchè. Si tratta di ricostruire un nuovo soggetto politico della sinistra, percorrando la strada difficile del radicamento sociale e dell’organizzazione centrale e sul territorio, non semplicemente di scegliere delle persone. Attenti! Se non cambia l’impostazione complessiva dell’agire politico giocheremo semplicemente sul terreno dell’avversario costruendo degli “omologhi”, provvisti delle migliori intenzioni ma “omologhi” nella concezione della politica. Vi annoierò ancora, mi scuso di nuovo, purtroppo però è necessario, a mio modesto giudizio, cambiare la qualità della riflessione politica. Grazie per l’attenzione Franco Astengo
Grazie Davide e Franco il cui intervento mi sento di sottoscrivere totalmente.
Quoto Franco e Antonio.
Ritengo che Sinistra e Libertà debba entrare nel merito di fondo delle questioni programmatiche. In queste ore, su sollecitazione del Presidente della Repubblica si è entrati nel merito della questione del ministero dello sviluppo economico e si sentono incredibili dichiarazioni di collegamento alla cosiddetta “locomotiva tedesca” dimenticando che la Germania non ha ceduto alle bubbole della “crisi dello Stato – Nazione” e alle sirene no-global, resistendo, pur in un quadro di liberismo che la grosse-koalition aveva comunque temperato, alle spinte più grossolane del neo-liberismo. Intanto, in Italia, tra centro-destra e centro-sinistra si è finiti con lo smantellare i punti fondamentali della produzione industriale: la siderurgia è stata privatizzata e di fatto ridotta all’osso per via di scelte sbagliate, la chimnica è stata cancellata dalla questione morale (ben prima di Tangentopoli, pensiamo a Cefis, Rovelli e compagnia cantante ed al tipo di investimenti post-nazionalizzazione dell’energia elettrica), l’elettronica (che era a buon livello) è stata abbandonata in favore dell’editoria di partito, l’agroalimentare, privatizzato ha finito con il finanziare uno scudetto della Lazio ed una coppa UEFA del Parma, fallendo alla fine clamorosamente ed entrando direttamente nelle tasche di molti italiani per prelievi forzosi, l’energia è in clamoroso ritardo dal punto di vista dell’innovazione. Serve un forte intervento pubblico di programmazione e di iniziativa diretta (sulle infrastrutture) ed un altrettanto forte rapporto con l’Europa. Sinistra e Libertà che ne pensa? Grazie per l’attenzione Franco Astengo
L’importante è non perdersi dietro “le nuvole e la poesia”.
Abbiamo la necessità di individuare dei referenti affidabili all’interno del PD e di tutte quelle forze democratiche che possono condividere il nostro sogno.
Per governare dobbiamo vincere, dobbiamo avere dalla nostra parte la fredda logica dei numeri.
Credo che sia prioritario stabilire alleanze e chiarirle agli elettori,
stabilire un piano di battaglia. Oppure tutto questo rischia di essere vanificato, tutta questa possibile bellezza rischia di perdersi.
“La bellezza salverà il mondo” ma prima questa bellezza dobbiamo mostrarla, spiegarla, dobbiamo far crescere il desiderio di un modello di vita diverso, insospettabile allo stato attuale. Prima dobbiamo vincere.
In Italia c’é bisogno di gente, come Nichi , che non si vergogna a definirsi di sinistra.Il Pd, invece, fa del tutto per imitare le destre.
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