“Rompiamo il recinto!” I punti salienti del discorso di Nichi

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Ecco i punti salienti del discorso di Nichi all’assemblea generale di SEL:

‘All’isola del Giglio, un paradiso naturale del nostro Mediterraneo, una perla improvvisamente e improvvidamente scheggiata e oltraggiata, è naufragata penosamente un’idea di modernità fatta di mercificazione globale e di selvaggia diseguaglianza.  So che le metafore si sprecano, ma sono davvero troppe le emozioni che suscita la tragedia del Costa Crociere, una metropoli in miniatura, galleggiante commerciale, una nave chiamata concordia, che inciampa in uno scoglio mentre esibisce il proprio gigantismo, e mentre comincia la pena dell’affondamento si consuma lo scontro terribile e umanissimo tra la viltà e la passione civile, tra la paura e il coraggio.

E il dibattito politico galleggia nel vuoto della retorica, visto che il tema da aggredire è l’aggressione ambientale, lo stupro del mare e della costa, la privatizzazione predatoria di quei beni comuni che cominciano a scarseggiare: la terra, l’acqua, la salute, l’energia. E a che vale commuoversi pubblicamente per i cetacei in pericolo, quando non si fa nulla per bloccare il mercato delle autorizzazioni alla trivellazione dei fondali del mare, in cerca di un greggio di scarsa qualità da risucchiare in superficie attraverso macchine e tecnologie che si sono rivelate difettose o mal utilizzate.

C’è una girandola di domande che ruota attorno alla politica, ma la politica discetta dei vizi e delle virtù dell’animo umano. Noi sentiamo come insopportabile il tentativo violento di rimuovere, di abolire quelle domande. Non è previsto un calcolo dello spread sociale, o ambientale, o culturale. Noi quelle domande le vogliamo ascoltare: investono persino il senso del vivere associato. Chiamano in causa le prerogative del genere umano anzi umanizzato, prerogative smarrite nei labirinti dell’individualismo celebrato dalla Lady di quel ferro liberista che ha percosso le nostre comunità di lavoro e di sentimento. Noi le dobbiamo sapere intendere, sondarle, tradurle, quelle domande. Non sfuggire alla loro radicale politicità, non buttarla in filosofia. Provo di ricordarne alcune. Perché non si investe sulla prevenzione, sulle bonifiche, sulla messa in sicurezza del territorio, di quello naturale e di quello urbano, su un piano sistematico di rassetto idro-geologico, di pulizia dei corsi d’acqua, di cura dei boschi, di recupero e rivitalizzazione dei piccoli borghi, di riqualificazione sociale e ambientale delle periferie delle città, di cura delle montagne e delle colline, di protezione di quelle coste sempre più aggredite dal cemento e dall’erosione, di riorganizzazione democratica e razionale dei modelli di governance di un “bene comune” come l’acqua che viene minacciato dagli sprechi e dalla scarsità e dalla privatizzazione pervicace. Così pervicace che cova il desiderio di annullare nei fatti l’esito del referendum sull’acqua, un pronunciamento chiaro come un esclamativo evangelico. C’è sempre un’emergenza che può consentire alla tecnocrazia di temperare il calore della democrazia, magari con una gelata di diritti sociali, e con un’afasia collettiva che ci impedisce di dire che si è stanchi di avere paura, stanchi di aspettare il futuro come una minaccia oscura, stanchi di non poterci più neppure difendere dalla palude di questa spoliticizzazione obbligatoria che rende facile l’accrescersi del potere e del sapere specialistico della finanza. Quelli che ci hanno precipitato nelle voragini della creatività speculativa e talvolta persino rapinatrice sono gli stessi che oggi dettano le ricette per salvarci, la malattia ci viene proposta come medicina, e le grandi lobbies affaristico-finanziarie ( in primis le grandi banche) dopo un brevissimo purgatorio mediatico-giudiziario nel nord America sono tornate in cattedra, la crisi che investe il denaro è come una slot-machine, siamo tutti clienti ossessionati dal gioco di borsa, ma mentre cresce la povertà e il ceto medio vacilla paurosamente verso il piano inclinato di un sempre più veloce impoverimento, mentre questa parola dal suono arcaicamente sociologico – “povertà” – torna ad essere cuore pulsante della questione sociale, c’è chi alimenta la crisi per arricchirsi e per dominare, per strutturare e naturalizzare una diseguaglianza cresciuta in modo esponenziale. I proprietari privati della raccolta e della distribuzione del denaro, i signori delle multinazionali e delle società di credito e di investimento, diventano soggetti irresponsabili, non sono chiamati a rispondere dei loro fallimenti, voglio dire che non sono chiamati dalla politica (il lavoro dei giudici se interviene attiene comunque ad un’altra dimensione): la politica può tagliare gli artigli alla speculazione? La democrazia, con le sue regole di trasparenza e di controllo sociale, può bonificare i territori spericolati della finanza e dell’economia? Quelli della scena pubblica, le classi dirigenti nel loro complesso, le forze intellettuali, le giovani generazioni, ma anche le soggettività più fragili e vulnerabili, tutti questi sono titolati, ciascuno per il suo, a chiedere di capire perché la Stato stia progressivamente smaltendo funzioni e competenze delegandole al mercato, perché stia svuotando la natura sociale del nostro patto costituzionale, perché stia dismettendo l’etica del primato dell’interesse collettivo stimolando una pratica della inflazionata sussidiarietà intesa come il pubblico che si dona al privato? Si può discutere di dove stiamo andando, e se sia la direzione giusta per salvarci? Oppure il dibattito è un’esclusiva degli iscritti al Club dell’austerità, dove la destra planetaria (quella finanziaria, petroliera e spirituale) programma i salassi sociali e lo smontaggio del Welfare novecentesco e dove è previsto che la sinistra si modernizzi, possibilmente suicidandosi. Si può esprimere dissenso, si può dubitare dell’efficacia delle politiche di contenimento del debito pubblico costruite riducendo i redditi del ceto medio e con il razionamento delle risorse destinate alla protezione sociale, alla cura delle persone, alla qualità della vita? C’è spazio, in questo passaggio storico che è un po’ un momento della verità per le pulsioni illiberali del liberismo, per un pensiero politico-programmatico alternativo a quello dominante, un pensiero critico che non cede alle lusinghe dei populismi e dei primitivismi ma che non rinuncia a dare un giudizio di valore su questo capitalismo finanziario che si nutre e s’ingrassa divorando il proprio medesimo corpo preda di convulsioni. Intanto la natura della crisi è stata pericolosamente occultata con le maschere dei risentimenti etnico-nazionalisti. Invece di parlare delle banche d’affari e dei loro regolamenti (si fa per dire), in Europa è stato tutto un fiorire di dispute in stile “lombrosiano”. Il carattere germanico, la psicologia degli inglesi, la grandeur dei francesi, la furbizia dei greci: una significativa rassegna dei principali stereotipi e pregiudizi con cui convive il nostro europeismo senza Europa. Sembrava la saga delle vecchie ruggini. Invece di chiederci con semplicità perché, se siamo assai meno indebitati degli Stati Uniti, siamo così vulnerabili ai colpi della speculazione. No, noi chiacchieriamo sulla necessità di incrementare ritmi di produttività per merci che hanno sempre meno mercato, conveniamo sulla necessità di far dimagrire lo Stato di diritto per fare ingrassare lo Stato di eccezione, possiamo congedarci persino dalla concertazione con i sindacati (peccato, proprio ora che il sindacati forse volevano fare un po’ di narrazione sulla condizione materiale di lavoro).

Non è stata questa una prova documentale del fallimento dell’Europa costruita sulla moneta e sul liberismo? Una tela di Penelope è stata l’Unione. Un continente di protettorati e di banche, di lobbisti e di burocrati. Non una comunione, non un patto di convivialità nel pluralismo, ma una moneta, più una rete di apparati allocati tra Bruxelles e Strasburgo. Insomma, la scacchiera mutevole degli interessi contingenti dei singoli stati mette in piedi una soggettività politico-istituzionale assolutamente afona nonché ambigua.

Dove sono gli Stati Uniti d’Europa?
Non chiamiamo Europa la destra europea, la coppia Merkel-Sarkozy
Il riformismo neo-liberista della sinistra europea ha fallito la propria missione: quella di temperare le febbri della globalizzazione e di dare coscienza sociale al Capitale. E oggi il tema della sinistra torna discriminante

Euro Mediterraneo, la primavera araba, la questione palestinese,
chiarezza con la Libia e con i nostri partner sul rispetto dei diritti umani

Rifondare la sinistra per rifondare l’Europa
Il mondo alla ricerca di un nuovo equilibrio: la Cina , India, Brasile,
la Russia, le speranze e le incognite africane.

Oppure abolire la sinistra per governare tecnicamente nella stagione della recessione e della povertà di massa.

La fine del governo Berlusconi e la nascita del governo Monti.

Abbiamo scelto di non trasformare i giudizi divergenti in rottura a sinistra. Altre volte la divisione a sinistra, nell’analisi e nella strategia, ha aperto la strada alla destra.

L’Italia attende il processo di deberlusconizzazione della società e della politica.
Berlusconi e un’idea di gerarchia sociale, di precarizzazione del lavoro, di dequalificazione della formazione, di commercializzazione della cultura, di mercificazione della natura, di privatizzazione del patrimonio pubblico

Il berlusconismo come fenomenologia del costume: e qui occorre raccogliere la sfida di se non ora quando (la valorizzazione sociale del lavoro di cura e del lavoro domestico e l’abbattimento delle barriere all’ingresso delle donne nel mercato del lavoro e nelle sedi del potere politico. Ma anche la prosecuzione del lavoro di scavo sull’ordine del simbolico e sul disordine del discorso, sui totem e sui tabù di una sessualità compulsiva e strangolata dall’ansia dell’onnipotenza e la paura dell’impotenza.  Dobbiamo bonificare il territorio abitato dalla materia semantica, dai depositi di parole. Dobbiamo assumere conseguenze nette in termini di forme della politica e della democrazia: parità di genere è oggi un salto di qualità della rappresentanza pur nel gorgo di una crisi della nostra democrazia.

Non so come si possa parlare dell’attuale governo come di una primavera, non fosse che per quella fondativa distanza dall’idea di politica  (che produce ovviamente una pratica politica travestita da tecnica).
Al centro dell’azione di governo, così visibilmente sostenuta dal Quirinale, la necessità di fare cassa per coprire gli interessi sul debito pubblico, il consolidamento delle politiche di contrazione della spesa pubblica, la conferma di significative riduzioni di risorse per la formazione e la salute dei cittadini

Oggi con il decreto sulle liberalizzazioni siamo difronte all’ennesima dimostrazione di come, non per cattiva volontà ma per una ragione di cultura e di natura del governo Monti , riesce facile colpire gli interessi dei corpi intermedi della società, magari colpendo anacronistici recinti di privilegio corporativo (senza strafare, che a questi ministri non difetta lo stile), ma non riuscendo mai a scalfire la struttura reale dei privilegio e della ricchezza. La settimana dell’equità è di sei giorni: il lunedì si innalza l’età pensionabile, il martedì di passa al contributivo, il mercoledì si estendono i settori in cui derogare dal contratto collettivo, il giovedì si limita il diritto di sciopero, il venerdì si teorizza la libertà di licenziamento, il sabato si aumenta il prezzo del gas, dell’elettricità, dell’acqua, della benzina, e alla domenica si fa un convegno sulla patrimoniale o sulla tobin tax.

In questo decreto non ci sono due perle che comunque sono assai indicative del contesto culturale in cui operiamo: l’art. 21 sulla liberalizzazione delle prospezioni e delle trivellazioni; la privatizzazione dell’acqua. Cos’è la crescita, cos’è la sostenibilità.
In generale, la montagna ha partorito un topolino. Ma molta enfasi propagandistica. Con queste liberalizzazioni avremo la crescita, usciremo dalla recessione, giungeremo in un anno al pareggio di bilancio? Sia concesso dubitarne.

Un nuovo modello di sviluppo, un investimento per le filiere della terra e del cibo (con le novità della Pac torna il latifondo e l’abbandono dell’economia agricola?)

Una giovane generazione in agricoltura. Ne possiamo parlare?
Innovazione, reti intelligenti, abbattimento del digital divide, economia della creatività.
Si può fare un piano Marshall per salvare e valorizzare il patrimonio culturale del Paese? Ma si può finalmente evocare il tema drammatico del reddito mentre le proiezioni sul Pil del corrente anno sono da brivido.
C’è un problema di continuità del reddito di chi lavora saltuariamente, precariamente, sottopagato. C’è un problema di reddito di inclusione per chi è prigioniero della marginalità. C’è un problema di reddito che garantisca l’esercizio dei fondamentali diritti di cittadinanza nonché la formazione al lavoro. C’è un problema di reddito sottratto, come nel caso del lavoro domestico non retribuito.
Ma c’è un problema anche di civiltà, se volete, in un Paese in cui centinaia di famiglie saranno buttate per strade, come alla Fiat di Pomigliano, perché i loro congiunti operai avevano in tasca la tessera della Fiom. Questo non è accettabile, non è più una rottura di relazioni industriali, è un buco nero nel nostro comune elaborare il sentimento della giustizia o dell’ingiustizia, della modernità o dell’oscurantismo.

Se il lavoro non torna a presidiare i luoghi della politica e se la politica non torna ad interrogare il luoghi del lavoro, la democrazia va in affanno. Perché la precarietà scortica vive le persone e la loro dignità. Ma ho trovato insopportabile che la discussione sul mercato del lavoro esordisse dall’infelice e caricaturale racconto di un mondo di lavoratori divisi in garantiti e precari, laddove per garantiti si intendeva qualcosa di proditorio e insano, come se la garanzia (quella di un contratto di lavoro stabile) fosse stata costruita derubando la persona precaria.
E quindi piuttosto che dare garanzie ai precari, si è pensato di precarizzare i garantiti.
Più o meno come ai tempi di Sacconi, al netto dello stile tardo-romantico dell’ex Ministro.

Torna la metafora dell’Isola del Giglio. Così è tutta l’Italia, preziosa e delicata, ricca e fragile, più visibile nei suoi strappi e nelle sue ferite che non nelle sue virtù civiche.

Il lavoro povero e il suo recinto proprietario, talvolta di natura mafiosa. Lo vediamo oggi nel controllo che Cosa Nostra ha di interi segmenti produttivi e professionali che protestano oggi in Sicilia la propria estraneità allo Stato ma anche, per tantissima gente, la propria disperazione sociale.
Come la cacciata ‘ndranghetista dalle campagne di Rosarno di 1200 africani, come i roghi camorristi dei campi nomadi nella periferia partenopea, come lo schiavismo che torna nelle forme del moderno caporalato.
Il razzismo come cultura della crisi e modello sociale. La strage fiorentina di senegalesi e il pogrom anti-rom di Torino.

Sono episodi che indicano un cambio di contesto, l’apertura di più di un varco alla legittimazione di culture della negazione e dell’intolleranza,

Accadono in un’Italia che, a Nord, nella evoluta e ricca Lombardia come nel più remoto sud calabrese, regala ai clan mafiosi pezzi di sovranità sui territori delle città, della politica, dell’economia.

Allora la giustizia sociale e un nuovo modello di sviluppo non sono solo la punta di diamante di una nuova filosofia del vivere con responsabilità e senso del limite, ma sono l’unica via di salvezza, l’alternativa al declino economico, la promessa di contrastare la paura con i diritti piuttosto che la minaccia di contrastare il diritto scivolando nella società della paura.
Il Pd in questa strettoia.
La nostra offerta e la nostra lealtà.

Politica e società civile, partiti e movimenti, una coalizione larga e un patto generazionale
Una alternativa di governo

Lo dico ai compagni di Rifondazione, non capisco il vostro appello.

Una sinistra per vincere. Il Pd, Sel e Idv aprano il cantiere e si aprano alle domande di cambiamento. Un patto con le forze moderate? Non l’abbiamo escluso. Non ci siamo chiusi. Non abbiamo insultato, neppure per difenderci. Abbiamo semplicemente continuato a chiedere: e la sinistra? C’è spazio, c’è senso, c’è bisogno, qui, ora, in Europa, nel mondo, della sinistra? NO, non dico di una nostalgia. E neppure di un repertorio di narrazioni conchiuse e pedanti. Una bandiera è una politica che si fa speranza, una speranza di popolo che si fa politica (coalizione, programma, visione, linguaggio).
Cosa è stata l’ultima volta che ha vinto la sinistra? Era la prima che perdeva davvero, nel cuore della società, il Cavaliere. Con le amministrative e i referendum

Ecco i sindaci del cambiamento. Mescolare le culture riformiste e quelle radicali.
Per rompere il recinto. Napoli e Milano, Cagliari e Bari, Bologna e L’Aquila sono le storie di sfide, di dolori liberati dall’omertà, di cambiamenti sgorgati da una lunga e faticosa educazione all’indignazione. I sindaci che calpestano i marciapiedi su cui ogni mattina masse crescenti di disperati presentano il conto dei banchetti a cui peraltro non hanno preso parte. I sindaci che capiscono che significa vivere in un Paese ( e in un modello di società) in cui può crollare un frammento di Pompei, mentre una ciclope delle crociere può fare capolino dalla laguna in Piazza San Marco, mentre se piove Genova galleggia nel fango e nella morte, mentre a Barletta può consumarsi (all’incrocio di tutte le più brutali contraddizioni del tempo che viviamo) la tragedia di una strage proletaria e femminile, mentre nelle campagne sempre meno coltivate si ammassano raccoglitori e datori di precarietà.
Una rete di laboratori urbani. Come la colonna vertebrale della coalizione del cambiamento. Non un quarto polo, ma il cantiere plurale del cambiamento. Dove a tutti viene chiesto solo di non proporsi come esclusivo intestatario di battaglie generali, magari con pose ideologiche ultraminoritarie e vocate alla sconfitta: direi che in Italia ci sono Milioni di italiani che si sentono protagonisti per la difesa dell’acqua pubblica.

Legge elettorale come risposta alla crisi democratica e non confezione dell’abito delle convenienze opportunistiche

Rompere il recinto, la barriera, la solitudine. Rompere la gabbia liberista e aprire un varco ai diritti, ai soggetti, ai desideri di socialità e di felicità’.

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Franco Astengo 28 gennaio 2012 - 18:53

ANCORA UNA RIFLESSIONE SUL QUADRO POLITICO ITALIANO
Spero mi sarà permessa una riflessione, del tutto succinta e schematica, sullo stato delle cose in atto all’interno del quadro politico italiano: una riflessione che avrei l’ambizione fosse utile quale vero e proprio schema per un ragionamento complessivo sulle prospettive di una “sinistra possibile”.
Partiamo, allora, dall’enucleare alcuni dati che mi appaiono incontrovertibili: il governo Monti che qualcuno, oggi, comincia a definire “la Tachter italiana” necessita da subito di un’opposizione da sinistra, che si sviluppi nel Paese e nelle istituzioni in forma organica cercando di superare attraverso la capacità d’espressione di una proposta politica le varie forme, complesse e anche contraddittorie, di protesta sociale di diversa natura che stanno agitandosi in questi giorni; lo stesso governo Monti, il cui premier oggi parla di “consenso dal paese” e di piacere di “incalzamento da parte dei partiti” si propone oggettivamente quale punto di riferimento del sistema, attorno al quale i soggetti politici saranno chiamati a breve termine a riallinearsi, in u n processo di scomposizione/ricomposizione molto simile a quello verificatosi con l’implosione dei grandi partiti di massa, verificatosi attorno alla crisi del ’92-’93.
A questo proposito appare del tutto priva di senso la linea sui “sette pilastri di saggezza” enunciati qualche giorno fa sulle colonne del “Manifesto” da Alberto Asor Rosa: non tanto e non solo perché non contenessero valutazioni ragionevoli, ma soprattutto perché sbagliate proprio dal punto di vista dell’indicazione politica complessiva.
Così come ha altrettanto poco senso il recupero dell’idea della cosiddetta “foto di Vasto” che, molto presto, risulterà del tutto superata dagli avvenimenti: il PD, per forza di cose e per ragione della sua natura di fondo, non potrà far altro che allinearsi alla collocazione politica che il governo Monti indicherà sulla strada della costruzione di una nuova “coalizione dominante” della quale il PD non può permettersi il lusso di star fuori.
Restano in campo due opzioni: quella movimentista/personalista, il cui rendez-vous avverrà a Napoli proprio in queste ore. Sulla scorta della mobilitazione referendaria della scorsa primavera e dell’esito delle elezioni amministrative di Napoli e Milano, appoggiata dal Manifesto che pare averne sposato in pieno le istanze, corroborata dall’idea del “benecomunismo” (sicuramente un’ipotesi forte e importante) e dalla popolarità dei suoi nuovi capi-popolo, l’idea di sviluppare una forte mobilitazione a livello sociale su determinate “issues” e con precisi riferimenti territoriali superando l’idea del partito politico tradizionale, sostituito dalla “rete”, da forme di democrazia diretta alimentate anche dal dibattito che si sviluppa sul web, e dalla proposta di proiezione istituzionale attraverso il meccanismo della promozione di candidature sulla base dell’idea di una positiva “personalizzazione della politica”, appare sicuramente un’opzione particolarmente importante e significativa che presenta però, a mio giudizio, un limite di fondo sul terreno della non rintracciabilità delle contraddizioni sociali da riunificare in progetto politico.
L’altra opzione è quella che personalmente sostengo da qualche tempo, a partire da una valutazione di sostanziale assenza di rappresentatività per la sinistra italiana erede delle grandi tradizioni socialista e comunista, oltre che di quella azionista (rimane sullo sfondo il tema dell’ambientalismo che andrebbe affrontato, a mio giudizio, attraverso un’ulteriore riflessione).
La tradizione della sinistra italiana ha bisogno di essere politicamente rappresentata da un’adeguata soggettività politica, a partire dal grande retroterra della difesa della Costituzione nella sua essenza più importante dal punto di vista della qualità dell’agire politico, nella prospettiva Europea, nelle fondamentali idee della programmazione economica, dell’intervento pubblico, dell’aggiornamento del welfare, della ricerca di nuovi livelli di compromesso sociale all’insegna del riequilibrio nella ricerca di solidarietà ed eguaglianza, nel superamento delle ristrettezze ideologiche passate: riassumo nella sostanza, serve una sinistra unitaria fondata essenzialmente sulla contraddizione capitale/lavoro, capace di intrecciare a questa le altre contraddizioni emergenti nella loro forma più avanzata, offrendo sponda politica ai movimenti e lavorando per un forte radicamento sociale, nella crescita di un gruppo dirigente complessivo, a livello centrale e periferico.
Obiettivo di fondo per questa seconda opzione: l’offerta, all’interno di quello che sarà il nuovo quadro politico italiano, di un’alternativa di fondo che non risulti essere una semplice alternanza rivolta alla eterna inutile caccia all’elettore “mediano” oppure una condanna al fuoco eterno dell’opposizione.
Sarebbe necessario un forte gruppo dirigente promotore che, a questo punto, non potrebbe che nascere da un’autoconvocazione (l’occasione della ricorrenza dei 120 anni dalla fondazione del Partito dei Lavoratori?) cercando di mettere in contatto l’esistente che non può ovviamente essere trascurato: Sel, PRC, PdCI e altri settori pure importanti quali il nuovo Partito d’Azione e soggetti non partitici ma “trasversali” dal Network per il Socialismo Europeo al Gruppo di Volpedo (scusandomi con chi sicuramente è stato dimenticato).
Avevo promesso di essere schematico, dunque mi fermo a questo punto, lasciando ai miei cortesi interlocutrici/interlocutori la possibilità di una riflessione della quale spero saranno così gentili di farmi parte.
Savona, li 27 Gennaio 2012 Franco Astengo

Alessio 28 gennaio 2012 - 16:00

A proposito di Fiat.. molto interessante questo articolo che ci aggiorna su ciò che avviene in Serbia http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/capitali/Le-ambiguita-della-Fiat-in-Serbia-12392

Michele 28 gennaio 2012 - 11:30

Caro militante, troppi pregiudizi su posizioni per le quali sel è nata: portare la sinistra a governare questo paese!
Se hai idee alternative che obbligare il pd a schierarsi a sinistra anziché al centro proponile pure. Ma non facciamo polemiche sterili.
tornare alla sinistra arcobaleno significa tornare all’opposizione perenne. Non chiedono questo i cittadini e chi vuole rivendicare i diritti attraverso strumenti democratici.

Pietro Ravallese 27 gennaio 2012 - 22:52

Idee valori e pragmatismo per vincere . Non abbatteremo i giganti ma nemmeno staremo a guardare che calpestino i nostri sogni.

Giuseppe 26 gennaio 2012 - 22:36

Militante, condivido: sto guardando servizio pubblico e mi sembra che questi politici abbiano perso il rapporto con la gente, proprio adesso uno dice a Letta e Castelli che sono tutti uguali perchè entrambi stanno sostenendo una politica che sta distruggendo imprese e lavoratori e il paese insieme. Se non si vede questa ovvietà e si rinuncia ad avere una politica in sintonia con i bisogni della gente non si farà tanta strada, anche perchè ormai le condizioni oggettive dell’esistenza sono talmente insostenibili che la gente non potrà più accontentarsi delle promesse vuote dei politici che accecati dai propri privilegi non vedono le condizioni di miseria in cui hanno cacciato il popolo.
Ci vuole una alternativa vera in questo paese altrimenti la vedo nera. Forse in tutti i sensi.
Giuseppe

Militante 26 gennaio 2012 - 21:51

beh oggi Vendola e Di Pietro hanno fatto un altro passo avanti verso il centro.
Per paura di essere emarginati a favore del terzo polo, hanno rilanciato l’alleanza con il PD dichiarandosi, preventivamente, disponibili ad allargarla (si intende verso il terzo polo, visto che quello c’è).
Insomma, si parla tanto di smarcamenti, di coraggio, e poi si finisce sempre per inseguire il PD a costo di coprirsi di ridicolo o di abbracciare chi fa una politica esattamente identica a quella che si dice di abborrire….

Andrea Tombelli 26 gennaio 2012 - 01:06

Ciao a tutti Ragazzi e Ragazze di SEL, ero con tanti di Voi a Roma ed ho avuto il piacere di respirare un po’ di buona politica fra tante Compagne e Compagni di tutta Italia. Devo dire che mi ha un po’ sorpreso e compiaciuto l’atteggiamento di tanti Compagni che sentendomi parlare Fiorentino, mi hanno stretto la mano e si sono complimentati della nostra decisione di OPPORCI alle politiche liberiste in atto nella nostra Città.
La linea tracciata domenica è chiara e condivisa, la nostra missione “E’ ricreare un Polo di Centro Sinistra capace di governare e farsi protagonista nel processo di creazione degli Stati Uniti d’Europa”
Un abbraccio
Andrea

Alberto Ferrari 25 gennaio 2012 - 18:29

http://www-2.radioradicale.it/scheda/343292?format=52

Per ascoltare tutti gli interventi dell’Assemblea di Roma

Alberto Ferrari 25 gennaio 2012 - 18:28

Per chi vuole ascoltare tutti gli interventi dell’Assemblea di Roma:
http://www-2.radioradicale.it/scheda/343292?format=52

Giuseppe 25 gennaio 2012 - 12:28

Grande la Hack, sempre in prima linea nonostante l’età. Alla faccia dei Renzi vecchi anche da giovani.
Giusaeppe

Ferraioli Domenico 25 gennaio 2012 - 12:28

Caro Niki credo che sei a mezza strada intanto lascia perdere il Pd che è un partito liberista con tracce rosso annaquate.
ti consiglio per avere una vera visione dell’insieme della crisi leggendoti il libro di Paolo Barnard “Il più grande crimine” e di partecipare al convegno organizzato da lui sulla Modern money theory che si terrà a Rimini verso la fine di febbraio con la presenza degli economisti che hanno risollevato l’Argentina dopo il suo fallimento.Già che ti trovi porta pure di pritro.lo stesso vale per tutte le anime della sinistra diffusa e alternativa.Sarebbe un gran balzo in avanti per tutti.

Felice Di Giandomenico 25 gennaio 2012 - 11:18

Finché c’è lotta c’è speranza: in piazza con la Fiom
da MicroMega

In una «Repubblica democratica fondata sul lavoro» quale l’Italia deve costituzionalmente essere, la libertà operaia è la libertà di tutti, la sicurezza del disoccupato e del precario è la sicurezza di tutti.
Ecco perché siamo convinti che la manifestazione nazionale indetta dalla Fiom per sabato 11 febbraio debba raccogliere attorno alle bandiere dei metalmeccanici tutte le forze vive della società civile.
Ecco perché invitiamo ogni cittadino che senta ancora come propri i valori della Costituzione, non solo ad aderire ma a farsi promotore e protagonista di questa manifestazione, partecipando ad organizzarla.
Ecco perché invitiamo ogni testata giornalistica e ogni sito che ritengano irrinunciabili i princìpi della Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza antifascista a mobilitare la propria forza di comunicazione e informazione, contro il muro di gomma di un monopolio massmediatico che sceglierà il silenzio.

L’Italia democratica ha bisogno di speranza, e solo la lotta tiene viva la speranza. L’impegno dei cittadini. Il tuo impegno.

Paolo Flores d’Arcais, Andrea Camilleri, Margherita Hack, Dario Fo, Antonio Tabucchi, don Andrea Gallo, Carlo Lucarelli, Fiorella Mannoia, Erri De Luca, Ascanio Celestini, Franca Rame, Luciano Gallino, Telmo Pievani, Moni Ovadia, Furio Colombo, Fabrizio Gifuni, Valerio Magrelli, Pierfranco Pellizzetti, Angelo d’Orsi, Roberto Esposito, Luciano Canfora, Massimiliano Fuksas, Carlo Galli, Franco ‘Bifo’ Berardi, Adriano Prosperi, Nadia Urbinati, Andrea Scanzi, Valerio Evangelisti, Carlo Formenti, Marco Revelli

Firma l’appello anche tu

temi.repubblica.it/micromega-appello/?action=vediappello&idappello=391246

Giuseppe 25 gennaio 2012 - 10:38

27 GENNAIO SCIOPERO DIFFICILE, MA GIUSTO

di Giorgio Cremaschi

Il 27 gennaio sciopera una parte rilevante del sindacalismo di base. E’ uno sciopero difficile, perché con questa crisi la perdita di una giornata di lavoro è sempre un costo pesantissimo per chi lavora. Ma è uno sciopero giusto perché il mondo del lavoro non può continuare ad accettare o a subire l’aggressione ai suoi diritti.

Le ragioni immediate dello sciopero, a mio parere, sono almeno tre.

La prima è il massacro sulle pensioni che, in nome dei giovani, ha portato l’età pensionabile, prima di tutto proprio per i giovani, alla soglia dei settanta anni.

In secondo luogo tutte le misure della manovra economica del governo stanno colpendo le condizioni sociali e di vita di chi lavora, che vede ridotti i propri redditi, mentre il futuro è ancor più minacciato dalla recessione in arrivo, causata anche dalle manovre restrittive dei governi Monti e Berlusconi.

In terzo luogo, con l’ultimo decreto sulle liberalizzazioni, il governo Monti si è schierato armi e bagagli con Marchionne e la sua linea di distruzione del contratto nazionale. Lo ha fatto proprio per la materia di sua competenza, infatti ha stabilito per decreto che il trasporto pubblico non sarà più soggetto ai contratti nazionali, e quindi ha dato il via libera ai contratti low cost, sia nelle ferrovie, sia nel trasporto locale. Cosa questa che neppure il governo Berlusconi, autore dell’articolo 8 sulle deroghe contrattuali, si era sognato di fare.

Ora si apre il tavolo in cui, secondo Monti, il sindacato dovrebbe affrontare “senza tabù” la questione dell’articolo 18, cioè cominciare a rinunciarvi. Ci sono quindi molte ragioni immediatamente sindacali che portano alla necessità di uno sciopero generale contro le scelte di questo governo. Ma ce n’è anche una di significato più vasto, che è bene non trascurare. Il governo Monti, si dice, ha un grande consenso di opinione pubblica. Questa è una parziale verità e una sostanziale mistificazione. Infatti, chi afferma questo, dimentica di dire che il governo Monti ha il consenso di oltre il 90% del Parlamento, del Presidente della Repubblica, del 98% della carta stampata e del 100% delle grandi televisioni. Di fronte a questo consenso di regime enorme, il consenso reale nell’opinione pubblica del governo non raggiunge il 60%. C’è quindi una parte enorme del paese che non condivide le scelte del governo, nonostante il sostegno istituzionale e mediatico enorme che esso raccoglie.

Di fronte a tutto questo è compito di chiunque creda nei diritti, nella democrazia, nell’uguaglianza sociale, scendere in lotta per non lasciare campo libero a una protesta populista, reazionaria, xenofoba. Non parliamo affatto dei tassisti o degli autotrasportatori. La loro protesta ha sicuramente degli elementi di ambiguità, ma parte da un’indignazione comprensibile. Non si può sostenere realmente che la crisi economica si risolve aumentando le licenze per i taxi o per le farmacie. Questo è un vero e proprio depistaggio propagandistico, che fa parte di quella campagna ideologica che cancella le ragioni reali della crisi, il debito, l’usura della finanza internazionale, le politiche restrittive invece che quelle espansive di bilancio, la distruzione del pubblico. Invece si dà la colpa ai tassisti, come nel film Johnny Stecchino si spiegava al protagonista che il problema di Palermo era il traffico.

Ecco, contro questo depistaggio occorre che scenda in campo il movimento sindacale e democratico e lo sciopero del 27 è un primo segnale di una mobilitazione necessaria.

Poi seguirà la manifestazione della Fiom dell’11 febbraio e le iniziative proposte a tutti i movimenti di lotta per marzo dal movimento No Debito. Si tratta di scendere in piazza per affermare un’idea di uscita dalla crisi opposta, sia a quella del capitalismo delle multinazionali, di cui il governo è interprete, sia a quella del populismo reazionario, agitata in particolare dalla Lega Nord. Si tratta, cioè, di difendere il lavoro e la democrazia. Dovrebbero farlo anche Cgil, Cisl e Uil, invece che farsi imprigionare in una trattativa in perdita sul mercato del lavoro. Se però i grandi sindacati confederali non lo fanno non è per questo giusto rimanere a casa. Bene quindi lo sciopero del 27 e tutte le lotte che portano e porteranno i diritti del lavoro e la democrazia in piazza.

Roma, 23 gennaio 2012

Solo una nota: da quello che sento in giro mi pare assai difficile che il governo monti abbia un 60% di consenso, almeno tra chi lavora non so se si arriva al 10%
Giuseppe

Giuseppe 25 gennaio 2012 - 08:09

Concordo, Felice: di questo governo (nessuno nega che occorresse fare qualcosa per curare una malattia generata da questo sistema e curata dallo staesso batterio) sicuramente non si può dire che non sia stato coerente sul piano dell’equità, infatti ha fatto pagare al ricco come al povero (ridicoli i blitz una-tantum nei luoghi frequentati dai vip) e a tutti i poveri ha impresso una lettera scarlatta sulla fronte con scritto “reietto” (ieri sera in una televisione locale si parlava del caso di un pensionato al minimo che vive in un garage perchè non può più pagarsi l’affitto, e in comune dicevano…meglio lasciar perdere). L’unica differenza tra chi lo sostiene è che mentre la dx qualche paletto a difesa di certi privilegi li ha saputo mettere dall’altra parte i paletti ultimi che hanno visti devono essere stati quelli delle tende di un qualche campeggio in aspromonte della fgci, ma non è giusto dire questo: semplicemente a loro va bene così: “bisogna fare quello che la bce ci chiede” ” se monti chiama il pd risponde” ecc. ecc.
Il problema comunque, come dici tu è che fare ora. Due cose la sx (quello che ne resta) potrebbe fare: ricucire almeno i rapporti (visto che rappresentano gli stessi interessi e mi pare abbiano sostanzialmente le stesse vedute e soluzioni per questo dramma sociale che ogni giorno di più si sta ingigantendo) disegnare un programma alternativo a quello delle banche, dei militari e degli industriali miopi (credo che molte piccole e medie aziende si ritroverebbero invece in esse essendo loro per primi strozzati da banche che non concedono prestiti e amministrazioni pubbliche che stentano a pagare forniture e servizi), collegarsi alle lotte del sindacalismo di base (venerdì è indetto lo sciopero generale) e a tutte le altre manifestazioni di lotta (escluse ovviamente quelle strettamente corporative, ma anche i tassisti, che pure non mi sono particolarmente simpatici, hanno delle ragioni in questo caso) perchè tutto questo spontaneismo finirà per autodistruggersi se noessuno saprà dargli una sintesi politica, uno sbocco unitario che sappia inquadrare in una sola proposta alternativa le varie istanze della base.
Di una cosa sono sicuro: se si continuerà ad inseguire chi…insegue Casini e il centro si contribuirà al riflusso generale dei movimenti e se non si saprà immaginare un diverso modello di sviluppo (ci sarebbero tante cose più utili da fare in questo paese che non grandi opere spesso inutili) e diversi rapporti di proprietà e di produzione (il capitalismo sa produrre merci – ma anche un certo socialismo: Cina, Vietnam- ma non sa distribuirle e non riesce a fare una cosa in teoria semplicissima: se produco abbastanza, tutto ciò che mi serve e oltre, (lo vedo con le mie patate) significa che posso dedicare più tempo ad altre attività, riducendo l’orario di lavoro, ma questo presuppone una ridistribuzione equa della ricchezza che il capitalismo non può fare).
Giuseppe

Felice Di Giandomenico 25 gennaio 2012 - 07:46

Giuseppe concordo con te. Dietro questa crisi c’è molta più melma di quanto si pensi e forse non riusciremo mai a capirne veramente le cause reali. Quello che si sa con certezza è che a patirne le conseguenze sono le classi sociali più deboli che ormai sono allo stremo.
Monti ha messo in pratica la famosa battuta di Ettore Petrolini: «Bisogna prendere il denaro dove si trova: presso i poveri. Hanno poco, ma sono in tanti».
Solo che adesso, quella che sino a qualche mese fa chiamavamo indignazione si sta trasformando in rabbia allo stato puro e la febbre della tensione sociale cresce.
Passera ieri sera a Ballarò continuava a tessere le lodi di questo governo, a sentir loro sembra quasi che gli dobbiamo riconoscenza eterna per quanto stanno facendo.
Eppure, dietro queste autocelebrazioni, si muove tutto un mondo di gente che fatica a vivere e che arriva addirittura a gesti estremi costretti da una disperazione che non ha la dovuta attenzione né a livello sociale, né massmediatico. Nel solo nord est, da tre anni a questa parte, circa 50 imprenditori si sono tolti la vita perché non riuscivano più a gestire le loro aziende.
Anch’io sono convinto che questa crisi economica – in larga parte – si sia originata dall’attentato dell’11 settembre, un evento che ha sovvertito gran parte degli equilibri mondiali con tutte le conseguenze che si è portato dietro (basti pensare alle enormi risorse economiche messe in campo dagli Stati Uniti per la cosiddetta guerra al terrorismo).
Ma guardare indietro serve a poco; ora dobbiamo metterci sotto e lavorare su un programma da poter proporre come seria alternativa ad uno stato di cose che degenera di giorno in giorno.
E siamo solo all’inizio dell’anno.

Carmine 25 gennaio 2012 - 07:27

Salve,sento il bisogno di scrivere per ricordare, ad Igor e al Militante, che la loro disputa(a tratti offensiva e non sta bene,mica siamo fascisti?) sulle presunte differenze politiche, o, meglio,strategie politiche tra Bertinotti e Vendola sarebbero inconciliabili,sono semplicemente fuorvianti.
“Fuori dal recinto” per Bertinotti non significa che chiunque a sinistra (“dentro al recinto come Vendola”)
non possa provare a “cambiare il mondo delle cose esistenti” in un tempo relativamente breve,anzi deve provare a farlo e va appoggiato.E neanche che, per sconfiggere il liberismo ci vogliano tempi lunghissimi.
L’unica differenza e’la loro età e la loro esperienza,Bertinotti pensa che per “rompere il recinto” ci voglia una “foza d’urto” esterna (movimenti,sindacati…gli indignatos)Vendola,piu’giovane,crede di potercela fare iniziando “dall’interno del recinto”.Io,non so dire chi avrà la ragione,ma sono certo,straconvinto della loro bonta d’animo,della loro onesta’intellettuale,da pensare che la sinistra (a quando una formazione unica?)abbia bisogno di entrambi e,soprattutto,di tutti quei compagni e non solo,che non vogliono che il capitalismo sia l’ultima tappa di questa umanità.Buon lavoro,un abbraccio.

Fabio 24 gennaio 2012 - 18:00

Lorenzo 23 gennaio 2012 – 11:08

http://www.scenaripolitici.com/

COMPAGNI/E VOTATE QUESTO SONDAGGIO.
E’ DI UN BLOG INDIPENDENTE E PUO’ DARE RISULTATI
ABBASTANZA REALI.
E CHIEDO ANCHE ALLA REDAZIONE DI DIFFONDERE IL LINK.

VOTIAMO(SEPPUR IN MODO VIRTUALE) IN MASSA!

Io ho votato e fatto votare,voi?
In massa votate anche voi!

Giuseppe 24 gennaio 2012 - 17:56

curiosando in giro per il web mi è capitato quest’articolo tra le mani…

http://www.informarexresistere.fr/2012/01/22/liberalizzazioni-clamoroso-art-44-
arrivano-le-carceri-private/#axzz1kE1Cb6Vo

Giuseppe 24 gennaio 2012 - 17:26

Felice: Giulietto Chiesa, come spesso fa, sa cogliere il nocciolo della situazione. Personalmente credo che il problema sia molto più vasto e profondo di quanto vogliano farci credere e che non sia nato tutto con la crisi delle banche in usa che poi si è riversata in europa con quella dei debiti sovrani. Io credo che tutto sia nato dall’attacco (organizzato in casa) alle torri gemelle, e questo perchè quel giorno si è avviata una strategia dell’imperialismo americano per l’accapparramento delle risorse energetiche, risorse che presto cominceranno a scarseggiare, anche alla luce dello sviluppo esponenziale delle economie asiatiche e sudamericane, e non solo. L’imperialismo ha bisogno di controllare le fonti energetiche, così come ha bisogno che le transazioni sui mercati mondiali continuino a svolgersi in dollari. Di qui l’attacco all’Europa e all’euro che è sotto gli occhi di tutti. Il problema è che questa situazione impoverisce le economie del vecchio continente (quando non le distrugge) e quindi il problema è: a chi far pagare la crisi? e la crisi i ceti dominanti intendono farla pagare a quella stragrande maggioranza della popolazione che continua a gridare “noi la crisi non la paghiamo” ma che, se non troverà una organizzazione politica in grado di dirigere questo spontaneismo inconcludente e perdente finirà per pagarla invece in toto e anche in maniera salata.
In occidente le forze politiche e sindacali hanno quasi tutte da tempo smesso di rappresentare le istanze della gente, anche perchè non sanno vedere modelli alternativi di sviluppo a questo capitalismo decadente, privo di prospettive e destinato ad implodere anche per ragioni di carattere ecologico, andando a frantumare (per l’assurdità del proprio modello economico che necessita per esistere di una crescita continua della produzione e dei profitti) i limiti che questo nostro globo può oggettivamente sopportare. Nel momento (a mio avviso l’oggi) in cui l’umanità si troverà a scegliere se continuare in una strada che la sta portando alla rovina, occorrerà che le forze che hanno inteso quale sia la posta in gioco si mettano insieme per disegnare per l’umanità stessa una via d’uscita, prima che sia troppo tardi. Perchè la storia insegna che le crisi precipitano assai repentinamente e quando la gente non riesce a far tornare i conti l’anarchia della protesta dilaga e alla anarchia della protesta il potere sa mettere fine in un solo modo. La democrazia è fragile. Ma la cosa che più sconforta è che con le attuali conoscenze tecniche e scientifiche il mondo potrebbe garantire a tutti una vita più che dignitosa, solo che si cambiassero i “valori” su cui si regge la società ed i rapporti economici e di proprietà. A voi chiedo soltanto: è possibile fre questo col pd, o non è forse il pd la controparte in questa prospettiva di cambiamento. Se poi l’idea è quella di farlo implodere trovo la cosa molto poco realistica e anzi vedo questa “tattica” destinata invece a farlo restare un punto di riferimento, (per sempre meno persone ma con un ulteriore aumento dell’astensionismo) proprio perchè la gente non vedrà alternative praticabili, ma solo un accodarsi supino.
Giuseppe

Militante 24 gennaio 2012 - 16:53

Igor,

chiudiamola qui.
Però la guerra in Afghanistan è incostituzionale. Noi non siamo gli Stati Uniti, dobbiamo rispettare la nostra legge fondamentale che è la Costituzione e, grazie a Dio, la Costituzione, non ammette interventi come quello in Afghanistan.
Non mi tocca tanto il fatto che tu sia o non sia favorevole. Mi preoccupa molto che a sinistra si banalizzi una vicenda così sanguinosa e gravida di conseguenze anche per il nostro futuro (per non parlare del presente).

Felice Di Giandomenico 24 gennaio 2012 - 16:35

Vorrei condividere con i compagni questa intervista a Giulietto Chiesa riportata dal sito del giornale online Cado in piedi. Mi sembra ci siano contenuti sui quali riflettere molto seriamente.

LA PROTESTA DIVENTERA’ DISTRUTTIVA
di Giulietto Chiesa – 24 gennaio 2012

Chi ha costruito questo debito? Chi lo deve pagare? Come riformare il Paese? Mancano le risposte, ma manca soprattutto il tempo per darle. E forse è già troppo tardi

Italia bloccata per lo sciopero degli autotrasportatori che, dalla Sicilia, sta velocemente risalendo la Penisola. Code dai benzinai per fare rifornimento, e si teme che anche le scorte alimentari comincino a scarseggiare. La Coldiretti stima un danno potenziale di 50 milioni di euro al giorno. Cosa succede?

“Credo che questo sia solo l’inizio di una fase di protesta molto diffusa, perché il peso della crisi si sta riversando velocemente su larghe masse di popolazione, che sono del tutto impreparate a reggerlo. Dunque, trovo del tutto logico e normale che la gente reagisca tentando di difendersi. Il vero nodo, in questa situazione, è l’assenza di una forza di opposizione capace di organizzare queste proteste: se questa rivolta non viene guidata, se non ha obiettivi chiari da perseguire, rischia di produrre solo ulteriori disordini. Ci sono già persone senza scrupoli che intendono orientarla secondo i propri interessi”.

Una protesta così disorganizzata, che finisce per arrecare danno soprattutto ai cittadini, non rischia di diventare solo distruttiva anziché produttiva?

“Il problema è proprio questo. Se non si dice la verità alla gente e non la si aiuta ad organizzarsi, questa protesta diventerà distruttiva. Voglio fare delle domande molto precise: di chi è la responsabilità di questo stato di cose? Se il governo Monti continua a dire che la fase2 della manovra avrà come risultato la crescita, sapendo che non ci sarà nessuna crescita, e poi la gente si infuria e reagisce con violenza, di chi è la colpa? La colpa sta sempre nei dirigenti che non sanno guidare e indirizzare il Paese. Sono loro i principali responsabili, sia pure non gli unici. La prima cosa da fare sarebbe cominciare a dire la verità: chi ha costruito questo debito? chi lo deve pagare? come si organizza la riforma morale e intellettuale di questo Paese? Se non si affrontano questi problemi, le conseguenze saranno dure, violente e drammatiche. Io faccio appello alle forze intellettuali di questo Paese perché capiscano che questa politica produrrà solo altri gravi danni. Qualunque protesta, se non ha una direzione precisa, se non sa dove andare, sfocia nella violenza. Questo fa parte delle regole generali della politica. Chi la pensa diversamente sbaglia e e ci porterà verso il peggio. Ma sono convinto che in Italia ci siano le forze intellettuali e morali per guidare questo movimento verso un cambiamento profondo.”

Come si potrebbe attuare questo cambiamento? Come ricordava Grillo qualche giorno fa, soprattutto i giovani si sentono defraudati di ogni speranza e prospettiva di futuro…

“Aspettarsi una panacea immediata sarebbe poco realistico. Ma ripongo fiducia in quei 27 milioni di cittadini italiani che l’anno scorso hanno partecipato al referendum, che hanno votato contro la privatizzazione dell’acqua e contro il nucleare. Sono gli stessi cittadini che oggi stanno inscenando nelle piazze una protesta dura e drammatica. Innanzitutto, il debito che sta all’origine di questa crisi non deve essere pagato prima che gli Italiani sappiano chi lo ha contratto, come è stato firmato, e a chi vanno i proventi. Dire apertamente come stanno le cose sarebbe già un primo passo per una ‘normalizzazione’ della situazione. Questo debito è illegale, iniquo, e quindi va respinto, ovvero rinegoziato. In secondo luogo, propongo che il Governo Italiano, invece di applicare le norme della Bce, promuova immediatamente una riunione congiunta con i Governi di Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda, e a questo punto anche di Austria e Francia, che li conduca a chiedere insieme a Bruxelles la rinegoziazione dei criteri del debito europeo. La terza cosa da fare subito, è nominare un comitato di saggi al di sopra delle parti, non appartenenti al Governo Monti, che promuovano una nuova legge elettorale, con la quale andare il più presto possibile a nuove elezioni, perché questo Parlamento non rappresenta il Paese ed è incapace di guidarlo. Un accordo europeo potrebbe consentire allo Stato italiano e anche ad altri paesi europei di avere le finanze necessarie ad affrontare uno stato di emergenza che duri 2 o 3 anni, e per evitare che i costi di questa crisi si riversino interamente sulle classi lavoratrici e sui più poveri. E’ un piccolo pezzo di un programma politico di rinnovamento dell’Italia. Ma per attuarlo occorre abbandonare del tutto la strada che stiamo percorrendo adesso.”

Luciano Chiodo 24 gennaio 2012 - 15:31

Care compagne e cari compagni, SEL aspetta che il PD diventi “un partito liberista di massa” per trarne qualche conclusione, noi discutiamo sul blog, appassionatamente, ma, a mio avviso, senza determinare alcunché.
E nel frattempo ci sono settori sociali che stanno pagando sulla loro pelle da sempre, e anche ora con Monti, magari dovendo sorbirsi anche i richiami severi del tipo “l’Italia ha vissuto fino a ora oltre le sue possibilità”, o “siamo tutti sulla stessa barca”.
Noi abbiamo la coscienza a posto con questi settori sociali?
Stiamo organizzando coerentemente l’opposizione politica e sociale? O siamo attenti e cauti a non essere troppo duri con Bersani?

Igor 24 gennaio 2012 - 14:58

Caro Militante,
dopo questa mia precisazione, vorrei chiudere qui la questione e passare oltre, anche perché questo scambio di opinioni sta diventando onestamente molto noioso, oltre a configurarsi come una polemica personale inutile.
Alcune questioni:
1) io sono disposto a confrontarmi, ma non a prescindere, a condizione cioè che questa volontà sia corrisposta; confronto significa mettere in gioco anche le proprie posizioni, ascoltando gli altri, avendo cura di capire il loro punto di vista e capire cosa del punto di vista degli altri è accettabile; questo mi hanno insegnato le mie letture (tipo Croce e Gobetti); le tue? Per quanto mi riguarda, io sto all’introduzione al libro di Curzio Malaparte, Italia Barbara, scritta da Piero Gobetti: “Presento al mio pubblico il libro di un nemico…”;
2) quanto ai miei bisogni, ti ringrazio veramente per avermi segnalato tu, a quale titolo poi…, quali possono essere i miei bisogni, affinché io possa leggere libri che mi arricchiscano circa la necessità di comprendere il punto di vista degli altri; ne sentivo davvero la necessità;
3) pensa che invece la mia posizione sulla guerra in Afghanistan è la seguente, visto che fai finta di non capire: 1) ritiro subito; 2) non è affatto vero che la guerra in Afghanistan sia stata autorizzata dal Consiglio di Sicurezza, come dice il PD con ipocrisia e ignoranza (appunto, ignoranza), basta leggere le risoluzioni in proposito adottate nel 2001 dove si riconosce agli Stati Uniti il diritto di agire in legittima difesa in base all’art. 51 dello Statuto ONU; a casa mia c’è una bella differenza tra una risoluzione autorizzata sulla base dell’art. 42 e una risoluzione che si limita a prendere prende atto di un diritto.
Appunto, basta leggere per capire.
Saluti

Militante 24 gennaio 2012 - 14:06

Caro Igor,

Dovresti imparare che chi ti critica e critica Vendola non lo fa perché è animato da maleducazione, malafede, da spocchia intellettualoide o da invidia minoritaria, ma perché la pensa diversamente da voi. Volente o nolente devi (dovete) confrontarvi anche con gente che non la pensa come voi. Come ti ho scritto, non ti accuso di essere ignorante ma di avere delle posizioni sbagliate. Sono 2 cose profondamente diverse. Quindi non hai bisogno di citarmi le tue letture (nessuno dice che non leggi) ma di arricchirle con qualche lettura che ti insegni che il punto di vista degli altri è più prezioso del tuo. Non perché sia migliore, ma perché ti dovrebbe stimolare a riflettere ed a migliorare anche le tue idee. Ti ho suggerito di studiare Bertinotti non perché sia infallibile ma perché ha più esperienza e spessore intellettuale di Vendola (e questo credo che si possa affermare senza essere accusati di lesa maestà).
Per quanto riguarda la guerra, quello che pensi mi fa semplicemente orrore perché nei fatti ricalca le giustificazioni, sbagliate, che hanno dato le forze liberiste ed il PD per sostenerla.
Peccato che questi “geni” non ci spiegano come è possibile paragonare una guerra svolta a migliaia di kilometri di distanza dall’Italia, in un contesto completamente diverso dal nostro, con una guerra “difensiva” (che è l’unica prevista dalla nostra costituzione). A meno che non si creda alla favola della guerra umanitaria, delle bombe umanitarie, dell’esportazione della democrazia e via dicendo.
E a meno che non si scambi, con grandissima ignoranza, la cultura di un popolo (anche se incommensurabilmente diversa ed inesplicabile con i nostri schemi mentali occidentali) per barbarie, ignoranza, sottosviluppo od oppressione. Salvo poi scoprire che quei popoli ci odiano mentre noi gli diamo degli ignorante non capendo che siamo noi che IGNORIAMO la loro cultura e quindi non la rispettiamo.
Una domanda che avrei voluto rivolgere ai promotori di quella guerra ignobile è: “come mi sentireste, da cittadini, se un paese straniero invadesse il vostro accusandovi di trattare le vostre donne come oggetti (o credi che il bunga bunga sia molto diverso come idea di donna dell’uso del burka?). Pensereste che stanno importando nel vostro paese un concetto migliore della donna o che vi stanno imponendo il LORO concetto di donna?”
Con il risultato che in Afghanistan oggi la gente è più povera, è di meno (anche perché noi occidentali “umanitariamente” ne abbiamo fatta fuori parecchia), è meno libera e, mistero tra i misteri, fa il tifo per i talebani (che oggi sono culturalmente e politicamente molto più forti di quando governavano direttamente).

Maurizio 24 gennaio 2012 - 12:16

“Se il Pd dovesse diventare un partito liberista di massa (dubito però che sarebbe di massa), se noi venissimo privati di questa relazione e di questa prospettiva, se ci fosse una svolta a destra del centrosinistra per me non ci sarebbe il richiamo della foresta di una sinistra identitaria che canta alla luna e parla di utopie, per me – ha ribadito Vendola – rimane la costruzione, con chi ci sta, di un polo per l’alternativa di governo. Non un quarto polo, siamo più ambiziosi, lavoriamo per il primo polo che vince le elezioni”.

In queste parte dell’intervento di Nichi Vendola, che peraltro non vedo tra i punti salienti del discorso, mi pare che stia il succo della questione.

Siamo credo tutti d’accordo che abbaiare alla luna non servirebbe a nessuno, e quindi una prospettiva identitaria e minoritaria non va bene, Okkei!.

Ma il fatto, NON la sua interpretazione, è che questo governo fa quello che dice, appunto non lascia troppi spazi all’immaginazione e pare che l’intendenza (il PD) segua , alcuni convinti altri con vago disagio , legato a presagi di sventura, ma comunque ben allineati e coperti tutti dentro il grande ricatto della paura, del terrore della “CRISI!!!!”.

Alla fine rischia di rimanere la scelta tra 2 coraggi:
1.il “coraggio” del PD
2.il coraggio della FIOM e di qualcun altro

Ma se vogliamo dinamizzare , dialettizzare il processo, evitare la morsa, allora per non apparire dei guitti ( che non siamo , e non meritiamo) allora il terreno (proposta, soggetti, allenze politiche e sociali) dell’Alternativa di Governo deve essere reificato, reso MATERIALE.

Allora da domani (mattina) vi è un COMPITO DI DIREZIONE POLITICA COLLETTIVO DA ASSOLVERE, maturo, chiaro ed in tal senso non mi pare proprio il caso di fare polemiche inutili e dannose con chi questa avverte e segnala questa urgenza.

Si rischia di apparire innervositi dalla discussione, invece dobbiamo INVOCARLA.

Con affetto , sempre grande Nichi , venceremos!

Nino 24 gennaio 2012 - 11:19

il programma di vendola che dice si al centrosinistra per allestire un programma condiviso è ambizioso, ma per nulla realistico.
Vendola,infatti, si sforza di considerare il governo monti soltanto un infortunio momentaneo del pd.
Il governo del professore, però, non è affatto un infortunio del partito democratico.
E’ una scelta ben ponderata, che sarà portata fino alle conseguenze estreme:
alleanza col terzo polo su un programma sostanzialmente di destra e cancellazione delle primarie per non disturbare i nuovi alleati.
I fatti, alleanza pd- terzo polo, che vendola finge di non vedere non si possono eliminare semplicemente chiudendo gli occhi.

Gianni Melilla 24 gennaio 2012 - 10:51

Vendola ha proposto una linea convincente: si al centrosinistra e ad un programma di governo condiviso che ci faccia uscire dalla palude di chi parla di primavera e pensa di eliminare la sinistra dal Parlamento ( certo dalla società non è possibile)magari con una legge elettorale ad hoc. E’ una scommessa ambiziosa e realistica.

Luciano Chiodo 24 gennaio 2012 - 09:45

Caro Felice Di Giandomenico24 gennaio 2012 – 07:42
Io concordo quando richiami l’attenzione sul contrasto tra la situazione reale, di sofferenza dei settori più colpiti dalla crisi e dalle manovre, e la presunta “primavera”, evocata da molti esponenti del PD, di cui Bersani è il Segretario.
E’ qui secondo me che c’è la contraddizione e l’ambiguità dell’attuale linea politica di SEL, non si può essere critici con le misure del governo Monti e riproporre l’alleanza con il PD, che verrebbe a mancare solo nel caso, il PD, “si trasformasse in un partito liberista”. MA COSA DICE SEL SUL SOSTEGNO DEL PD ALLE MANOVRE DI MONTI ADESSO?
Poi ripeto, secondo me SEL è soffocata da un leaderismo che non permette il confronto democratico interno, e dovè la risposta che SEL si era impegnata a dare alla sua nascita per rispondere alla crisi di partecipazione dei partiti tradizionali?

Filippo Boatti 24 gennaio 2012 - 08:39

Resta da chiedersi se Marx sarebbe d’accordo che Rifondazione è marxista… mah. Comunque Marx qualcosa ha sbagliato se i suoi ritratti sono diventate icone come quelle del cristianesimo ortodosso, con relativi Pope e celebranti. Sarebbe il primo a fare ammenda.

Felice Di Giandomenico 24 gennaio 2012 - 07:42

L’Italia è un paese bloccato socialmente, politicamente ed economicamente. Ha ragione Nichi quando dice che, chi parla del governo Monti come di una nuova primavera, dimostra di avere le idee alquanto confuse riguardo le stagioni.
E dove sarebbe poi questa primavera? Lo chiedo innanzi tutto a Bersani (per ovvii motivi sorvolo su Casini e Alfano) e a tutti i soloni con al seguito le loro corti che sostengono senza se e senza ma il cosiddetto governo dei professori.
Ma questa gente si guarda attorno? Non si accorge che il paese è in ebollizione, che si respira una tensione a livello sociale che aumenta di giorno in giorno e che, tra non molto, questa stessa tensione potrebbe divenire ingestibile?
La mia sensazione è che l’ormai diffuso malessere che impera in Italia venga sottovalutato per non dire ignorato alla grande. Nichi nel suo discorso ha toccato temi di importanza capitale, aspetti sui quali riflettere attentamente se si vuole davvero costruire quel cantiere dell’alternativa in cui rimettere al centro della discussione il problema dell’occupazione, della giustizia sociale, della ridistribuzione delle ricchezze, del lavoro come diritto inalienabile di ogni essere umano.
E’ vero, le metafore sul grave naufragio della nave Concordia si sprecano, ma in quel disastro si rispecchia purtroppo la desolante situazione socio-politico-economica del nostro paese.
Nichi ha parlato giustamente della povertà che sembra incalzare sempre di più larghe fasce di popolazione, degli impoveriti, gente che nonostante abbia un posto di lavoro si ritrova con le tasche vuote a fine mese, faticando sempre di più a tirare avanti e tutto questo perché costretti a pagare i danni prodotti negli anni da chi ha speculato, da chi ha evaso le tasse, da coloro per i quali gli altri sono solo un dettaglio marginale.
La gente ha bisogno di ritrovare un po’ di serenità, la gente ha bisogno di sentirsi parte integrante della politica e non solo parte subente. L’Italia sta rischiando seriamente di naufragare in quel qualunquismo, in quella rabbia da “pensionati mezzo avvelenati al tavolino” che resta lì dov’è senza potersi esprimere. Cari compagni, ora più che mai diventa prioritaria la messa a punto di un programma politico che – almeno in una prima fase – crei un argine a questa deriva cha appare incontenibile. Non possiamo più rimanere in stand-by.

Vanni Maltoni 24 gennaio 2012 - 02:54

Mah, la vostra polemica (mi rivolgo a Militante, Igor, Luciano Chiodo e Scinteia) potrebbe anche essere sterile.
Si ritiene, a torto, che Vendola si abbandoni alle narrazioni perdendo di vista la strategia politica ma così non è.
Egli sta, a mio avviso da quando è uscito da Rifondazione, abbracciando una strategia impervia e di lungo respiro che consiste né più né meno nel fare a pezzi il PD.
Ma non lo può dire e non lo dirà mai.

La strategia è doppia, da un lato occorre attrarre un numero elevato dei suoi elettori rendendo loro insopportabile la scelta del gruppo dirigente di allearsi con le forze liberiste anziché con chi attualmente rappresenta “ciò che resta della sinistra” (SEL, FDS e parte di IDV). Dall’altro è necessario che agli occhi degli stessi appaia chiaro come sarà il PD a rifiutare l’alleanza con la sinistra e non il contrario.

Militante, Bertinotti sarà anche un intellettuale illuminato ma come stratega politico faceva pena. Non ha azzeccato una dichiarazione nei momenti di crisi politica dei governi di centrosinistra a cui ha preso parte consentendo a certi furbastri che venisse spacciata e accettata come verità una menzogna assoluta: che i governi Prodi siano stati fatti cadere dalla sinistra. Così come fu una stupidaggine colossale (o forse personalistica) accettare la Presidenza della Camera allontanandosi dall’arena politica e lasciando il suo partito indifeso dalle bordate che puntualmente gli sono arrivate. Franco Giordano, che pur stimo, non aveva l’esperienza e il carisma per reggere una situazione come quella, e l’esito finale lo conosciamo tutti.
La Sinistra Arcobaleno.

Vendola non è scemo, statene pur certi. Vero che Idealista al giorno d’oggi viene spesso tradotto con quell’epiteto, ma non credo sia il caso del Nostro che per sfilare voti al Partito dei Rinnegati si deve muovere in una strettoia molto più impervia di quella che dice dover percorrere Monti per mettere d’accordo PD e PDL.
A Nichi non frega niente se cresce l’IDV, se cresce la FDS, se cresce Grillo, ne sono convinto. Il suo obiettivo è andare a pescare il pesce grosso, ovvero convincere una fetta consistente di quel 30% che la strada nella quale Bersani (forse non personalmente, ma il segretario è lui) li sta infilando è quella sbagliata.
Noi sappiamo che è così, loro no perchè hanno la mente volta solo alla sconfitta di Berlusconi e al fideismo acritico di matrice cattocomunista. Io non sono in grado di aprirglieli, voi neppure. Nichi è più bravo di noi e ci sta provando.

Igor 24 gennaio 2012 - 01:25

Caro Scinteia,
la frase citata era rivolta, dal mio punto di vista, proprio nel senso che tu spieghi a Militante e forse, a questo punto, anche a te.
La frase, difatti, era citata dal tedesco e l’ho presa dalla Postfazione al Manifesto del Partito Comunista curata da Bongiovanni, nell’edizione Einaudi del 1998, esattamente pag. 161, dove tra l’altro si rinvia alla nota 31 dello stesso testo (pag. 138) in cui si cita la lettera di Engels a Lafargue.
Mettiamola così, se questi sono i marxisti, sono ben contento anche io, con Marx, di non essere marxista.
Buonanotte

Igor 24 gennaio 2012 - 01:16

Caro Militante,
premesso che per quanto mi riguarda è l’ultima volta che ti rispondo anche perché, oltre a leggere e studiare, devo pure dormire (ché domani mi tocca lavorare), stendi pure i veli pietosi e continua a dire che gli altri dicono stupidaggini. Io cerco di ragionare, sei tu a parlare sempre e comunque di Vendola. Se vogliamo criticare il leaderismo, mi sta bene. Il modo migliore per criticare i leader e affondarli non è discutere di loro, ma semplicemente ignorarli.
Cosa che tu non riesci a fare accecato dalla tua furia grafomane contro i traditori del marxismo.
Premesso ciò:
1)io penso, e credo che sia legittimo oltreché doveroso, che i politici debbano conoscere le cose e le materie di cui sono responsabili; altrimenti si crea una situazione come quella del Governo Berlusconi, tanto per fare un esempio, che ci ha portato esattamente al Governo tecnico, proprio perché tra i vari motivi di quel fallimento vi era l’ignoranza della classe dirigente berlusconiana; aggiungo, peraltro, che al ministero dell’economia non ci deve andare necessariamente un’economista, anzi molto probabilmente sarebbe buona norma metterci un giurista perché il problema del bilancio dello Stato è anche e soprattutto un problema giuridico, di organizzazione appunto (magari potresti leggerti in proposito i saggi di Laband e Jellinek, ti va?); oltretutto, non ti accorgi che, proprio a causa dell’ignoranza della classe politica, la politica statale viene diretta, in realtà, dai burocrati, il che vuol dire che di norma sono i burocrati a prendere le decisioni vere, sostanziali, mentre i politici, dal governo al parlamento, si limitano a mettere i bollini di approvazione? E questo non è addirittura peggio dei governi tecnici? Aggiungo che a me Monti, a cui faccio opposizione fin dall’inizio, non me l’ha imposto nessuno; ci sono state delle procedure costituzionali che hanno portato Monti al Governo; le conosci? Oppure la Costituzione di cui tutti ci infarciamo la bocca perché nata dalla Resistenza, dalla lotta del Partito Comunista tra gli altri, te la inventi? Altra piuttosto è la questione, questa sì molto politica oltreché giuridica, della limitazione di sovranità politica che discende dalla globalizzazione delle economie e dei processi finanziari che incide sulle questioni politiche di un paese; ma questa è una storia, in definitiva, vecchia quanto il mondo: i governi cadono sull’economia o sulle guerre, e allora? Io non voto i governi, voto per il parlamento, dunque sotto questo profilo il governo Monti è perfettamente legittimo; la conosci la Costituzione? Questo modo, tutto italiano peraltro, di inventarsi regole che non sono scritte da nessuna parte, questo sì è veramente pericoloso perché, sostituendo alle regole scritte le regole di giustizia soggettive di ciascuno , mette a repentaglio la convivenza civile tra le persone(magari potrei consigliarti la lettura di Kelsen, Il problema della giustizia, a questo riguardo; di certo non un autore destrorso);
2) Anche Vendola ha detto che è incostituzionale l’intervento in Afghanistan, ebbene si è sbagliato pure lui, così come Ferrero. Come vedi, no problem a dirlo. Hai mai letto l’art. 11 della Costituzione? Lo sai che lo devi collegare agli art. 39 e 42 dello Statuto delle Nazioni Unite oltreché all’art. 51 sempre dello Statuto delle Nazioni Unite sulla legittima difesa; si può tranquillamente sostenere che ci si deve ritirare dall’Afghanista, così come anche io ho sostenuto questo punto di vista, proprio in questo sito; ma giuridicamente la materia, sia pure opinabile, porta a pensare che l’intervento in Afghanistan, invece, è del tutto costituzionale, perché la Costituzione ammette le guerre di difesa, sia individuale sia collettiva (e mi limito a questo per ragioni di spazio); non basta leggere un testo di un articolo costituzionale per capirlo, bisogna approfondirlo, caro Militante, altrimenti ti continui e vi continuate a inventare le cose; in ogni caso, sul punto io esprimo la mia posizione personale, non la posizione di SEL, giusto per la precisione;
3) non mi sembra proprio che cerchi di argomentare, ma cerchi solo di fare polemica. Per quanto mi riguarda, ognuno può intervenire liberamente sul sito e dire quello che pensa, ma sarebbe anche buona norma che, specie persone non appartenenti a questo partito, oltre a dir ciò esplicitamente, interloquiscano civilmente con chi scrive, cosa che tu non hai fatto, sotto tantissimi profili magari evitando di essere monotematici, monomaniacali e possibilmente cercando di essere aperti al dialogo, al confronto, alla riflessione, al pensiero critico. Tutto il contrario del tuo atteggiamento.
Chiaro che Vendola può commettere errori politicamente, ma c’è modo e modo anche di dirlo.
Quanto alle mie letture, tra i vari ho letto quest’anno Schmitt, La tirannia dei valori (finito domenica scorsa), ho letto il Principe di Machiavelli, ho letto Kelsen, La giustizia costituzionale. Studio tedesco e sto studiando il manuale di diritto costituzionale del De Vergottini.
Se vuoi, comunque, posso continuare sui titoli solo di quest’anno (tra l’altro quest’anno ho letto anche Gramsci e Marx per tua informazione).
Quanto a Bertinotti, torno a ribadire che non mi interessa personalmente. Sarò anche libero di non leggerlo se non mi va? Magari un giorno mi andrà, ma sarò io a volerlo leggere se mai mi avrà incuriosito. Tutto qui.
Buonanotte

Scinteia 24 gennaio 2012 - 00:39

A Igor vorrei solo dire che prima di avventurarsi in spericolate esegesi dei testi marxisti, questi testi farebbe meglio a studiarli meglio.
La frase “posso solo dire una cosa, che io non sono marxista” era rivolta in tono sarcastico nei confronti di alcuni intellettuali francesi come Lafargue che delle sue teorie economiche e politiche avevano capito ben poco. Marx voleva semplicemente dire “se questi personaggi credono di essere marxisti, vuol dire che io non sono marxista”.
Ma del resto non sei il solo a fare confusione: oggi le pagine culturali di molti giornali “democratici e progressisti” come Repubblica e Corriere sono pieni di articoli di “intellettuali” che pretendono di spiegare il “vero” Marx (un Marx idealista, romantico e quindi innocuo) al volgo intero.
Anche per loro vale l’invito di studiare meglio prima di pontificare.
Per il resto (col tuo permesso), concordo con Militante: l’idea di poter influenzare e di spostare a “sinistra” un partito come il PD, nato con la “missione” di cancellare ogni opposizione sociale e di critica al capitalismo, è una generosa illusione.
E non pretendo che a convincerti di questo possiamo essere noi “marxisti dogmatici”, perchè a convincere te e tanti altri saranno i fatti.

Militante 24 gennaio 2012 - 00:19

Intanto mi rincuora il fatto che ci siano persone come Luciano Chiodo che fanno lo sforzo di ascoltare le parole e le posizioni, si fanno un’idea e danno una valutazione. Quindi ha tutta la mia solidarietà.
Per quanto rigurda quello che dice Igor stando un velo pietoso. Non perchè mi critica ma per le argomentazioni pericolose, per la stessa SEL che usa per criticarmi.
1) se si dice che per fare politica bisogna conoscere tecnicamente le cose che si fanno e quindi, tanto per fare un esempio, per fare il ministro dell’economia bisogna essere un economista, finisce il ruolo della politica. Igor ti rendi conto della stupidaggine che stai dicendo? Vendola è un giornalista. Non potrebbe diventare ministro della sanità (e magari sarebbe anche il miglior ministro della sanità che abbiamo mai avuto) perchè non è un medico? O non potrebbe essere un buon ministro della giustizia perchè non è un magistrato? Sai a cosa porta un ragionamento del genere? A far governare solo e sempre dei tecnocrati. E sai a cosa porta un governo di tecnocrati? Ad uno svuotamento della democrazia. O non ti sei accorto che Monti te lo HANNO IMPOSTO e NON L’HAI VOTATO?
2) l’intervento in Afganistan è incostituzionale. Basta prendere la costituzione e leggerla. E per fortuna non lo dice solo Ferrero (che, da essere umano, ha tanti difetti). Del resto, caro Igor, era incostituzionale anche per Vendola. Ora non lo è più? Penso di no. Non lo era prima e non lo è oggi.
O tu credi alla favola della guerra umanitaria o difensiva. Se credi a queste storielle ti consiglio di dare un occhio a quello che sta succendendo in queste ore in Libia, paese nel quale abbiamo sostenuto un’altra guerra “umanitaria”. La situazione ci sta risfuggendo di mano ed i “poveri libici oppressi da Gheddafi” stanno combattendo con i “gheddafiani” per togliere il paese “all’opposizione democratica amica dell’occidente”.
3) Igor io cerco di argomentare e tu, come tanti del resto, invece di confutare le mie posizioni (che possono essere sbagliate) la metti sul piano personale. E’ come se io ti dicessi che sei un ignorante invece di cercare di dimostrare i tuoi errori. Nel primo caso esprimerei un giudizio personale qualunquistico (e come tale sbagliato a prescindere), nel secondo cercherei di far valere le mie opinioni.
In quest’ottica nessuno pensa che Vendola sia un burattino manovrato da altri, ma posso pensare che stia compiendo degli errori politici? Puoi confutare queste mie posizioni?
4) ti faccio un invito. Leggi di più e confrontati anche con chi non la pensa come te. Leggi anche Bertinotti, non perchè sia un guru infallibile, ma perchè è un compagno con un grande bagaglio culturale. Ed accetta che qualcuno possa venire qui a criticare il grande Vendola senza accusarlo di lesa maestà.

Igor 23 gennaio 2012 - 23:42

Il dogmatismo sta, caro Militante, innanzitutto nel tono con cui ti rivolgi a persone che non sono del tuo partito. In secondo luogo, nel modo di argomentare. In terzo luogo, in argomenti che riconducono sempre alle stesse questioni, che Vendola è un pupazzo, che nessuno qui ha spirito critico o praticamente tutti hanno il cervello asfaltato.
Quanto a me, personalmente parlando le posizioni di Bertinotti non mi interessano affatto, anche se sul pregio intellettuale del personaggio non oso discutere. Per quanto riguarda specificamente Vendola, penso che ognuno qui sia in grado di discernere col proprio cervello e saper condividere e criticare le sue posizioni. Ad esempio, io ieri l’ho ascoltato e sono rimasto perplesso quando ha parlato di preminenza della politica sulla tecnica. Benissimo, mi sono detto, d’accordo. Ma come? Il problema è inevaso. Pongo un quesito: ma se un politico non sa nulla di diritto costituzionale e internazionale, né di economia, come fa a padroneggiare le situazioni e a comprendere che strada prendere quando appunto governa?
Ecco perché oggi abbiamo un governo di tecnici (che fanno molta politica proprio perché hanno la padronanza degli strumenti), perché tra l’altro abbiamo anche una classe politica tra le più ignoranti della storia (tra cui ci metto anche Ferrero di Rifondazione che da anni va dicendo che l’intervento in Afghanista è incostituzionale, quando non è affatto vero che giuridicamente sia incostituzionale; basta appunto conoscere le materie che ho citato per capirlo).
La risposta che diamo noi al problema come SEL è di rifarci al Trattato del Ribelle di Junger, esponente della destra nazionalista tedesca, che una risposta a modo suo se l’era invece data?
Mi pongo e pongo questa domanda.
Come vedi, si cerca di ragionare e anche, perché no, di ampliare un po’ le proprie vedute.
Infine, Vendola non propone né una soluzione semplicistica né una rivoluzione (che non mi pare essere nello statuto del partito). Propone semplicemente un cambio di prassi politica quotidiana, specialmente dopo le elezioni, quando si sta al governo. Ad esempio, magari tentare di rispondere meno ai poteri forti, tipo Confindustria, e avere maggiore attenzione all’ambiente e al sociale (sto semplificando per alleggerire il discorso) Mi sembra cosa ben diversa da ciò di cui parli tu. Peraltro nel contesto dato mi sembra molto più difficile provare a far ciò che continuare a fare chiacchiere a vuoto.
Saluti

Luciano Chiodo 23 gennaio 2012 - 23:18

Leggo sul sito della rai

Il leader di Sel ha ribadito il “grande rispetto verso il Pd. La cosa più critica che ho detto a Bersani è di avere avuto un atteggiamento generoso sostenendo il governo Monti perché penso che il punto è non rompere il filo rosso che serve a cucire l’alleanza per la prospettiva”, quindi si è rivolto a “quella parte del Pd che immagina una primavera tecnocratica. Se il Pd dovesse diventare un partito liberista di massa (dubito però che sarebbe di massa), se noi venissimo privati di questa relazione e di questa prospettiva, se ci fosse una svolta a destra del centrosinistra per me non ci sarebbe il richiamo della foresta di una sinistra identitaria che canta alla luna e parla di utopie, per me – ha ribadito Vendola – rimane la costruzione, con chi ci sta, di un polo per l’alternativa di governo. Non un quarto polo, siamo più ambiziosi, lavoriamo per il primo polo che vince le elezioni”.

Secondo me in queste righe emerge l’ambiguità del rapporto politico con il PD, e con Bersani.

Vendola non condiziona il rapporto con il PD alle decisioni politiche “concrete” in merito all’azione del Governo Monti, sulle manovre già fatte su pensioni, IVA, IMU, ecc., e sul confronto appena iniziato sulla “riforma” del lavoro e l’articolo 18, ma sulla trasformazione (del PD) in “un partito liberista di massa”.
Compagne e compagni, in Italia prima la crisi, poi le manovre di Berlusconi, ora quelle di Monti, stanno colpendo molto “concretamente” e “duramente” i lavoratori e i pensionati. E’ adesso che bisogna fare l’opposizione a queste misure, se si vuole farla, l’opposizione.
A coloro che criticano le posizioni “dure e pure”, magari come la mia, dico che l’analisi economica, il programma, la politica delle alleanze, sono necessarie sia per una politica di opposizione che per costruire un’alternativa di governo.
Ma queste cose devono essere il frutto di un confronto collettivo, all’interno dell’organizzazione SEL, ma anche all’esterno, e non solo improvvisazioni del leader maximo.
A 61 anni mi sono stancato del culto della personalità

Luciano Chiodo
23-1-2012 – ore 22,43

Militante 23 gennaio 2012 - 23:17

Igor, dove sarebbe il dogmatismo? Nel dire che una forza di sinistra dovrebbe analizzare la realtà e non far finta che si possa fare la rivoluzione con le primarie?
Per lavoro, prima che per hobby mi tocca leggere molto, soprattutto testi non marxisti, quindi anche volendo, non potrei fossilizzarmi.
Però non mi piace nemmeno illudermi che abbandonando il passato si entri direttamente nel futuro. Si potrebbe anche retrocedere ad un passato ancora più remoto e buio. Non ti sembra che la situazione politica stia andando in quella situazione?
Ti sei chiesto come mai Bertinotti ha preso queste posizioni? Le hai lette? Le hai analizzate? Hai presente lo scarto che hanno con le idee di SEL (che pure Bertinotti ha sostenuto, in un primo momento)?
O credi che Bertinotti dica quello che dice perchè è vecchio o nostalgico o masochista?
Non credi che, avendo qualche anno più di me e te (e di Vendola), essendo molto più saggio di noi ed avendo uno spessore intellettuale (con tutto il rispetto per te e per Vendola) molto più alto del nostro, abbia una visione della prospettiva più lungimirante delle soluzioni miracolistiche “alla Vendola”?
Lui non deve blandire le folle per raccattare voti e può fare analisi oggettive. Vendola deve portare avanti un progetto politico arrancante e si arrabbatta come può a tenere in piedi la baracca saltando dal ruolo di “rivoluzionario gentile” a quello di “governante illuminato” ed alimentando l’illusione di essere lui che regola un gioco del quale è solo una pedina.
Ma del resto la tua reazione fa parte del discorso che facevo prima. Molti militanti di sinistra sono passati dall’essere persone che riflettono con la propria testa ed argomento a persone che emettono giudizi aprioristici (tu sei settario! tu sei vecchio! io sono nuovo! servono le primarie!) e che scambiano la pratica politica con il tifo calcistico o la fede religiosa per cui chi mette in forse le virtù taumaturgiche del capo o è un eretico o è un venduto alla squadra avversaria.
Il maggioritario ha vinto in queste teste e poi ahi voglia a sognare “rivoluzioni gentili” quando anche il minimo senso critico è stato asfaltato…

Igor 23 gennaio 2012 - 23:02

Leggo il blog e anche se non vorrei intervenire così come avevo scritto sabato scorso, lo faccio per dire a Militante che ha un po’ stancato.
Secondo una testimonianza, Marx ebbe a dire: Ich kann nur eins sagen, dass ich kein Marxist bin (posso solo dire una cosa, che io non sono marxista).
Altrettanto, ebbe a scrivere Engels riguardo a sé stesso in alcune lettere.
Per fortuna, in SEL ci sono anche non marxisti, tra cui io. Dunque, se vuoi interloquire forse faresti meglio in primis a cambiare tono.
Io mi metto a studiare, anche libri non marxisti. Forse farebbe bene anche a te, magari per uscire dal dogmatismo.
Saluti

Militante 23 gennaio 2012 - 21:41

ottima la scelta di intitolare l’articolo “rompere il recinto” (SIC).
Come molti di voi sapranno, l’idea del recinto è stata coniata da Bertinotti in un suo articolo-saggio pubblicato sulla sua rivista. Chi l’ha letto e per chi ha ascoltato Bertinotti nelle sue uscite pubbliche, sa che Bertinotti per “recinto” intende il pensiero unico che pervade quasi tutto il centrodestra e buona parte del centrosinistra e che, nei fatti, è alla base dell’accordo politico che cementa il governo “tecnico di Monti (PD-PDL-Terzo Polo).
Bertinotti, sostiene che è impossibile rompere questo recinto pensando di allearsi con qualcuno di questi soggetti (per intenderci il PD) per farlo “cambiare” diventando più di sinistra. E lo fa a ragion veduta ammettendo il proprio fallimento in questo senso come leader di Rifondazione.
Ora, personalmente imputo molte colpe a Bertinotti ma a nessuno deve sfuggire che si tratta di un personaggio dallo spessore politico e culturale straordinario. Un vero intellettuale, una persona capace di porsi delle domande e non solo di cantilenare risposte preconfezionate ad intervistatori prezzolati.
Invece Vendola cerca di venderci l’idea che quello che non è riuscito a Bertinotti (ed a quella Rifondazione, ed a quel centrosinistra) riuscirà a lui. Senza sminuirlo, mi sembra che lo spessore del personaggio sia un pò meno fulgido, che la situazione politica ed economica sia molto più ingarbugliata e che il nostro interlocutore principale sia molto meno disposto a trattare (infatti ha rifiutato tranquillamente la possibilità concreta di vincere le elezioni pur di appoggiare il governo Monti).
Date queste premesse, verrebbe da sorridere di fronte alle sparate di Vendola e da piangere di fronte alle piroette che compie per tenere il piede in 2 scarpe (un giorno “radicale” ed un giorno “uomo di governo”).
Eppure ci sono molte persone che ci cascano, che si entusiasmano che pensano davvero che 30 o 40 anni di “rivoluzione passiva” (come direbbe quel vecchio comunista di Gramsci) si cancellino con i gazebo delle primarie o facendo il centro-sinistra “che tanto poi lo guida Vendola allora sarà tutta un’altra cosa”.
E a nessuno si interroga sulla sproporzione tra le attese e le possibilità, sul se sia davvero possibile e su cosa sia meglio fare davvero.
Io credo che questa “apatia” sia dovuta principalmente a 2 motivi. Il primo motivo ha a che fare con il maggioritario, cioè con l’idea che ogni elezione sia una sorta di rivoluzione copernicana (vinciamo noi e cancelliamo tutte le nefandezze fatte dagli altri). E’ una speranza vana, perchè mai è successo e perchè è la natura stessa del maggioritario ad escludere vere rivoluzioni. Il secondo motivo riguarda una sconfitta culturale delle persone che si ritengono di sinistra. Molti di questi compagni hanno smesso di ragionare da marxisti da anni e ragionano esattamente con gli stessi schemi mentali di qualunque altro elettore cioè senza ragionare minimamente sulle radici profonde di quanto gli succede intorno. Senza riflettere su come si crea o si distrugge il consenso. Senza ragione su cosa e come sia il mondo di oggi. Vivendo in una continua e vomitevole campagna elettorale dove si vince e perde ad ogni elezione ma non si pensa mai al paese vero.
Bertinotti dice che non ci sono scorciatoie, che non si possono alimentare impunemente speranze che, date le situazione economica e politica, verranno deluse. Che ci vorranno anni se non decenni per uscirne da sinistra. E che nulla è da dare per scontato.
Rifondazione, prendendo atto proprio di questo, preferisce dire ai suoi militanti e simpatizzanti la verità e cioè che solo anni di lotte e di coraggio potranno ridarci la luce.
E’ strano che una forza marxista cerchi di far ragionare i suoi militanti da marxianamente?

Alessio 23 gennaio 2012 - 19:02

Enrico Matacena temo che un governo realmente di sinistra in italia non ci sarà mai purtroppo…………vedi non è che noi di rifondazione non abbiamo proposta e che al contrario di voi siamo coerenti!!………..guarda lo so che siamo minoritari ma infatti il nostro compito è costruire un opposizione realmente di sinistra……….voi mentre volete una sinistra di governo ma sapete bene che cio’ è irrealizzabile l’unica cosa che potete fare è essere un fac-simile del pd………..il pd l’ha detto chiaro che dovete pensarla allo stesso modo su molti temi!!!!!…..tra cui lavoro,politica estera…………privatizzazioni,diritti civili e chi nè ha piu’ ne metta…………quindi voi contribuirete a far rinascere il governo prodi ed entro 2 anni cadrà il governo a meno che non rinunciate alle vostre idee………..è inutile le differenza tra il pd e la sinistra sono grandissime è incolmabili!

Roberto Albertini 23 gennaio 2012 - 18:33

ASSEMBLEE PIENE E URNE VUOTE?

E’ stata una maledizione di lunga durata per i movimenti di sinistra radicale. E non solo e non tanto per l’ irrealisticità delle proposte poliche, per l’ estremismo delle sue espressioni, ma soprattutto per la difficoltà di interloquire con l’ insieme della cittadinanza, delle persone.
Con Nichi Vendola tale “destino” minoritario si è incominciato ad interrompere, grazie anche alla sua capacità di COMUNICAZIONE con tutti i mezzi possibili oltre che per il suo modo e stile. Credo altrettanto bisognerebbe che facesse ogni sostenitore, ogni militante o simpatizzante di SEL.
Non solo nei luoghi tradizionali della politica, non solo sui blog come questo ma inviando alle redazioni dei giornali, delle televisoni e quant’ altro è mezzo di comunicazione con la platea più vasta dei cittadini le proprie opinioni, osservazioni, critiche.
Da tempo mi esercito all’invio di letterine che non raramente, ad esempio, La Repubblica ha pubblicato. Letterine con nome e cognome che contribuiscano tuttavia a diffondere un punto di vista altro e diverso dai luoghi comuni della informazione di massa. Penso sarebbe utile che le tante interessantissime opinioni e osservazioni che, ad esempio questo sito raccoglie e pubblica, trovino una più ampia diffusione sui media, anche i meno vicini al nostro punto di vista.
Anche questa è una modalità importante per cercare di costruire un consenso non minoritario intorno a SEL.
Diamoci dunque un pò da fare, INONDIAMO di comunicazione le lettere ai Direttori dei quotidiani, i blog dei principali programmi televisivi. Facciamo che la circolazione delle posizioni di SEL attraverso le persone che le condividono avvenga maggiormente. E facciamolo con stile e appropriatezza agli inerlocutori a cui ci rivolgiamo.

Anche questa è politica!

Enrico Matacena 23 gennaio 2012 - 17:44

Berlusconi sarà certamente grato a rifondazione, la quale vuole una sinistra ghettizzata all’opposizione e che non conta nulla.
Se rifondazione ha carenze di proposta è un suo problema, ma non può inventarsi frottole e diffamazioni contro SEL. Mi auguro proprio che questa voce appena udita non rispecchi lo stile dalla gran parte dei militanti di rifondazione. Chiedo a colui che ha scritto il pr4ecedente messaggio: in quale data, realisticamente pensi che, seguendo la vostra strategia, ci potrà essere un governo progressista o magari di sinistra ?

Alessio 23 gennaio 2012 - 17:03

caro nichi l’appello di noi di rifondazione comunista che tu non capisci è abbastanza chiaro!!!!!!!!tu non vuoi capirlo solo perchè non ti conviene!!!!!!!noi di rifondazione comunista abbiamo proposto un alleanza tra fds idv e sel mentre voi volete continuare a inseguire il centrismo democristiano e liberista del pd!!!!!!!!!non ci siamo proprio!!!!!!!a voi interessa solo la poltrona!!!!!!………..o credete che il pd ascolti le vostre idee?be se pensate questo vi sbagliate di grosso………..il pd la detto chiaro che loro vogliono mettersi alla guida e voi dovete assecondare le loro idee rinunciando alle vostre…………ma io dico a sto punto confluite direttamente nel pd invece dio continuare a prendere in giro gli italiani!

Giuseppe 23 gennaio 2012 - 16:57

Non basta vincere le elezioni e andare al governo, perchè oggi lo scontro è più che mai di classe e se non si rompono i meccanismi di accumulazione del capitale e se non si sconfiggono le politiche che stanno distruggendo lo stato sociale e impoverendo la gente meglio restare all’opposizione… coerentemente. Si ottiene di più con una opposizione decisa e di classe che non sedendosi negli scranni di governo prendendo ordini dalle banche, da confindustria e…
Giuseppe

Giuseppe 23 gennaio 2012 - 16:52

E adesso vogliono abolire anche la CIG, chissà se anche questa è una questione dirimente per la sinistra e chissà per quanti giorni o ore. Stiamo assistendo ad un massacro sociale e continuamo a volere l’alleanza con chi di questo massacro è complice (o coartefice?)
Giuseppe

Stefano 23 gennaio 2012 - 15:01

Una bellissima assemblea, proposte e piattaforme concrete, una linea politica seria nè subalterna nè minoritaria.
Ottimi soprattutto Vendola e Landini.

Sono contento di esserci stato!

Giuseppe 23 gennaio 2012 - 12:55

orrori degli ultimi decenni…bipartisan. Compresi, in modo ancora più evidente, gli orrori attuali.
Giuseppe

Maurizio 23 gennaio 2012 - 12:46

anche io c’ero e spero che si riesca a fare in concreto quello di cui si è parlato! Avanti così !hasta

Pasquale Morabito 23 gennaio 2012 - 12:14

Cosa dire? Io c’ero e francamente erano anni che non sentivo proposte concrete che servono al paese e fanno alzare l’adrenalina della voglia di battersi per un vera alternativa al sistema ed agli errori orrori di questi ultimi decenni.

Alberto 23 gennaio 2012 - 11:19

nichi ha ragione,ma con questa classe dirigente,sia politica che imprenditoriale che culturare,dove ognuno guarda ai suoi interessi,e nessuno guarda al bene collettivo,do la colpa maggiore alla politica,che dovrebbe operare per il bene di tutti,combattendo gli interessi di pochi,non so se ce la farà questa sinistra che vedo solo nelle mintenzioni di sinistra ecologia e libertà,forza compagni se non ora quando.

Lorenzo 23 gennaio 2012 - 11:08

http://www.scenaripolitici.com/

COMPAGNI/E VOTATE QUESTO SONDAGGIO.
E’ DI UN BLOG INDIPENDENTE E PUO’ DARE RISULTATI
ABBASTANZA REALI.
E CHIEDO ANCHE ALLA REDAZIONE DI DIFFONDERE IL LINK.

VOTIAMO(SEPPUR IN MODO VIRTUALE) IN MASSA!

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