Sabato 2 aprile a Roma, in Piazza Navona

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Ancora una volta i governanti hanno scelto la guerra. Gheddafi ha scelto la guerra contro i propri cittadini e i migranti che attraversano la Libia. E il nostro Paese ha scelto la guerra “contro Gheddafi”: ci viene presentata, ancora una volta, come umanitaria, inevitabile, necessaria.

Nessuna guerra può essere umanitaria. La guerra è sempre stata distruzione di pezzi di umanità, uccisione di nostri simili. Ogni “guerra umanitaria” è in realtà un crimine contro l’umanità.

Se si vuole difendere i diritti umani, l’unica strada per farlo è che tutte le parti si impegnino a cessare il fuoco, a fermare la guerra, la violenza, la repressione.

Nessuna guerra è inevitabile. Le guerre appaiono a un certo punto inevitabili solo quando non si è fatto nulla per prevenirle. Appaiono inevitabili a chi per anni ha ignorato le violazioni dei diritti, a chi si è arricchito sul traffico di armi, a chi ha negato la dignità dei popoli e la giustizia sociale. Appaiono inevitabili a chi le guerre le ha preparate.

Nessuna guerra è necessaria. La guerra è sempre una scelta, non una necessità. E’ la scelta assurda di uccidere, che esalta la violenza, la diffonde, la amplifica, che genera “cultura di guerra”.

“Questa é dunque la domanda che vi poniamo, chiara, terribile, alla quale non ci si può sottrarre: dobbiamo porre fine alla razza umana o deve l’umanità rinunciare alla guerra?”

Dal Manifesto di Russell-Einstein, 1955

Perché l’utopia diventi progetto, dobbiamo innanzitutto imparare a pensare escludendo la guerra dal nostro orizzonte culturale e politico. Insieme a tutti i cittadini vittime della guerra, della violenza, della repressione, che lottano per i diritti e la democrazia.

“La guerra non si può umanizzare, si può solo abolire.”
Albert Einstein

Primi firmatari:

Gino Strada, Carlo Rubbia, Luigi Ciotti, Renzo Piano, Maurizio Landini, Massimiliano Fuksas, Luisa Morgantini.

Per firmare l’appello, clicca qui

Ci sono 81 commenti per questo post
Nino 4 aprile 2011 - 18:30

i capi nazisti, infatti, a norimberga non furono condannati per le vittime tedesche fatte dai bombardamenti occidentali, come si potrebbe credere se si seguisse la logica sconclusionata di qualcuno, ma solo per la aggressione a stati indipendenti e per le vittime ammazzate dal loro esercito.

Nino 4 aprile 2011 - 16:48

bello il ragionamento, si fa per dire, per cui il poliziotto ammazza, per imperizia, negligenza, incapacità, chi vuole difendere e il reato commesso viene ascritto al cattivo.
Se esiste codice penale che contenga questi principi sconclusionati, sei pregato di indicarlo.

Giusbel54 4 aprile 2011 - 16:48

L’ipotesi della guerra neo-coloniale si basa sulla completa de-contestualizzazione storico-politica e contingente delle vicende libiche, cioe’ sulla scotomizzazione dell’epocale rivolta dei popoli del Maghreb contro i locali regimi autoritari, antidemocratici o francamente dittatoriali. Quello libico e’ un episodio di una sollevazione piu’ vasta (che importa poco o nulla ai pacifisti ad oltranza, schizzinosi verso le rivendicazioni democratiche dei popoli) complicato in guerra civile per via dalla storica divisione geografico-tribale tra Tripolitania e Cirenaica, che ha trovato tutti quanti impreparati. Compresi ovviamente i neo-clonialisti che, da autentici sprovveduti, si sono affidati ad un esercito sgangherato e pasticccione senza nemmeno fornirlo delle armi necesarie per tentare di arginare la strapotenza militare del rais. Insomma hanno sbagliato praticamente tutti i calcoli, da veri dilettanti allo sbaraglio della congiura, niente male come perfidi strateghi del neo-colonialismo, che invece in Iraq avevano pianifico tutto per benino mesi e mesi prima e soprattutto avevano curato tutto personalmente, invece che affidarsi ad un’armata Brancaleone, pasticciona e raccogliticcia. Gli stessi neo-clonialisti, dopo aver preso una sonora cantonata strategica sul fronte terrestre, stanno discutendo da settimane se dare qualche arma in piu’ ai generosi shebab, in modo che non vengano annientati dal democratico Gheddafi, cosa che la nato si rifiuta e che nessuno si azzarda a fare, a dimostrazione della loro perfida doppiezza strategica.
Chi ha mai raccontato l’elucubrazione favoleggiante che le armi degli shebab sono quelle trovate nei depositi della caserme del rais? E poi cosa importa se le armi leggere arrivate dall’Egitto sono di fabbricazione occidentale o meno? Quello che conta sul campo e’ che si confronta un esercito armato di tutto punto con quattro ragazzotti imbranati, praticamente disarmati, ma manipolati e ovviamente complici inconsapevoli, a mo’ cavallo di Troia, del perfido neo-colonialismo che ha ordito tutto in modo perfetto, dalle rivolte tunisine alla cacciate di Mubarak, dopo aver sostenuto e fatto affari d’oro per decenni con tutti i dittatorelli della zona.

Ecco a mo’ di conclusione il programma politico in otto punti (tipicamente neo-coloniale) del CNT di Bengasi:

Il primo punto indicato nel documento, firmato dalla Commissione Affari politici e internazionali del Consiglio, prevede la stesura di “una Costituzione che definisca chiaramente la sua natura, la sua essenza e i suoi obiettivi e crei le istituzioni giuridiche, politiche, civili, legislative, esecutive e giudiziarie”.

Il secondo punto prevede la “formazione delle organizzazioni politiche e delle istituzioni civili, compresi i partiti politici”.

Nel terzo punto si enuncia la garanzia del “pluralismo intellettuale e politico” e nel quarto “il diritto di voto in elezioni parlamentari e presidenziali libere e giuste”.

Il quinto principio è il “rispetto della libertà di espressione dei media” e “la libertà di manifestare pacificamente”, mentre

il sesto riguarda “i forti valori religiosi della pace, della verità, della giustizia e dell’uguaglianza”.

In settimo punto è dedicato alla “democrazia politica e ai valori della giustizia sociale”, tra cui “l’uso dell’economia nazionale a beneficio del popolo”, gli “investimenti nell’istruzione, nella ricerca e nello sviluppo”, il “rispetto della dottrina religiosa e la condanna dell’intolleranza, dell’estremismo e della violenza”.

Infine, l’ottavo punto riguarda le relazioni internazionali della Libia, da costruire sui principi del “rispetto dei vicini”, il “riconoscimento dell’indipendenza e della sovranità delle altre nazioni”, il “rispetto del diritto umanitario internazionale e delle Dichiarazioni dei diritti umani” e la condanna di ogni “razzismo, discriminazione e terrorismo”.

Nino 4 aprile 2011 - 15:07

qualcuno può veramente pensare che le armi provenienti dall’egitto e da una monarchia del golfo e destinati ai ribelli non siano di matrice occidentale?
E’ ovvio che i ribelli non stanno ricevendo carri armati, perchè per nulla esperti, ma i lanciamissili, mitragliatori ed auto, si.
Raccontare, perciò, che le armi in loro possesso siano quelle trovate nei depositi dell’esercito libico nei primi giorni della rivolta è una favoletta, che alla fine la realtà si incaricherà di svelare come tale.
Si cerca di smontare la tesi della guerra coloniale, basandosi su elucubrazioni senza fondamento, dimenticando i crudi fatti.

Nino 4 aprile 2011 - 14:50

il premio nobel per la pace finta non può impelagarsi in un’altra guerra neocoloniale, come quella irakena.
Perciò ha necessità coi suoi alleati di far affidamento sui ribelli.
E’costretto a farlo.
Una guerra neocoloniale completa costerebbe l’ira di dio e i costi sarebbero insostenibili. Inoltre senza la risoluzione 1973, che è ovviamente un testo di compromesso tra i favorevoli alla no fly zone e coloro che volevano entrare anche con l’esercito in libia, non avrebbe potuto nemmeno posizionare
legalmente un aereo sui cieli libici.
Ha dovuto abbozzare e sperare che i ribelli riuscissero a fare il lavoro sporco a terra.
Ma da due settimane non riesce ad ottenere granchè.
La partecipazione solo aerea degli occidentali, perciò, non inficia per nulla la tesi della guerra coloniale, posto che l’obiettivo della guerra coloniale è impossessarsi di un territorio ricco di materie prime anche servendosi di un governo fantoccio.
La libia, essendo ricchissima di petrolio di ottima qualità, se vincessero i ribelli sarebbe un altro irak o afganistan.
Sarebbe, cioè, guidata dagli occidentali per interposta persona.

Cf 4 aprile 2011 - 11:24

Provo a prendere spunto dai tanti interventi e riflessioni fini qui svolti e dall’inconfutabilità che la guerra (e ogni forma di violenza e di coercizione) sia atroce ed inaccettabile sempre (e che da ciò derivi che si deve tendere – impegnarsi – sempre e comunque per la sua “abolizione”), per invitare ad approfondire la riflessione sul ruolo – presente e futuro – di SEL.
La questione cruciale per SEL che l’intervento in Libia ci pone – a mio avviso – non è tanto la messa in discussione delle proprie idee e valori (a partire dalle considerazioni sopra esposte sull’atrocità di ogni guerra) o della propria collocazione (ovvero della propria cultura politica e della propria identità) ma quale deve essere il rapporto tra identità e incidenza sui processi reali. In sintesi la questione che ci si pone davanti, come avviene ogni qualvolta (cioè praticamente sempre nel mondo reale) che interviene un fattore esogeno (un evento o una concatenazione di eventi non dipendenti dalla propria volontà), è scegliere se agire prevalentemente per produrre cambiamenti concreti (incidendo in misura allorché parziale su processi in corso) o per ribadire la propria identità (partendo in questo caso dalla valutazione che ancora non si sia in grado di condizionare gli eventi e che dunque sia il mero testimoniare l’unica strada che offre un’opportunità, allorché meramente ipotetica e proiettata nel futuro). Certamente se SEL (come qualsiasi altra forza politica) disponesse da sola della maggioranza relativa o di una forza elettorale tale da egemonizzare una coalizione allora la questione non si porrebbe, identità ed azione sarebbero coerenti tra loro, ovvero sarebbe possibile che lo fosse. Non è così se si è una forza che – autonomamente – è minoritaria e deve necessariamente trovare una mediazione con altre forze politiche (anche più consistenti di lei) per poter governare (o nel caso in specie, riferendosi all’ambito un governo nazionale, con i governi di altri paesi più grandi e più influenti del nostro). In tal caso – ed è la nostra realtà – si deve scegliere se far prevalere la propria identità per – nel migliore dei casi – illuderci che ci sarà un domani più propizio (ed autoassolversi della nostra inerzia) o per – nel peggiore dei casi – potersi appendere al petto l’ennesima inutile medaglietta di “puri e coerenti anime belle” (con cui soddisfare a buon mercato il nostro ego) o se accettare di “sporcarsi” anima e mani con l’intento di limitare gli effetti negativi di un processo in corso (nel caso in specie parliamo di morti) e – se, quando e nella misura possibile possibile – invertire una tendenza in atto. Consapevoli che ogni scelta è parziale ed ingiusta (ovvero che non soddisfa mai il requisito di giustizia universale, in quanto parziale ed arbitraria) che non risolve quasi mai il problema generale (lasciando intatte le contraddizioni etiche e morali in essa insite) anche se – a differenza della retorica e della mera testimonianza – qualche effetto lo produce o è ragionevolmente probabile che lo produca. E se è vero che c’è stato un momento nella storia del ‘900 in cui sembrava possibile ed a portata di mano l’assumere una posizione egemone (talmente vicina, reale in alcuni paesi, da giustificare la scelta di far prevalere l’identità sull’azione) è altrettanto vero che quel momento è oramai alle spalle e non davanti a noi e che anzi dovremo impegnarci affinché un momento simile non si riproponga più nella storia dell’uomo perché – pagando un altissimo prezzo – quella stagione ci ha insegnato che solo se nessuna parte è da sola egemone ed è costretta a confrontarsi con le altre (almeno con una parte di esse) è possibile assicurare l’equilibrio minimo necessario all’esistenza della democrazia. Certamente si può non condividere il mio pensiero ma non è meno arrogante il pensare che siano le professioni di fede (religiose o, in questo caso, ideologiche e/o identitarie) a distinguere i buoni dai cattivi, gli idealisti dai cinici. Quando invece non c’è niente di più cinico del nascondere la propria inerzia dietro a belle parole.

Giusbel54 4 aprile 2011 - 07:59

E daie con la spedizione coloniale preparata nelle anticamete della casa bianca (a cui non frega un tubo del petrolio libico, perche’ lo campra da altre parti, e perche’ la Libia ha una posizione geostrategica insignificante per gli USA). Proviano ancora a ragionare un filino su questa idea. Scusate se mi ripeto ma con queste spiegazioni semplici, semplici, date per scontate e non discusse criticamente non si fa un passo in avanti. Proviamo quindi a portare delle prove o delle confutazioni circa l’ipotesi della campagna neo-coloniale.

Se si analaizza con un po’ di spirito critico l’idea che l’intervento in libia sia SOLO una macchinazione neo-coloniale (ovviamente ci sono ANCHE le motivazioni economiche LEGITTIME, ci mancherebbe, come lo erano quelle pre-intervento!) per accaparrarsi il petrolio non regge in quanto:

1-la rivolta di Bengasi si iscrive nella generale sollevazione dei popoli del Maghreb contro regimi autoritari e tirannici che solo in Libia e’ divanetata guerra civile per la reazione del rais, mentre i Egitto e Tunisia per fortuna si e’ evitato il peggio. Suvvia tutta la “rivoluzione” democratica dal Maghreb fino al golfo persico e’ una macchinazione neo-coloniale per riprendersi il petrolio libico?

2-osservatori e governi occidentali sono stati presi sorpresi dagli eventi che hanno spiazzato le politiche degli ultimi decenni di appoggio affaristico incindizionato ai vari Mubarak, Ben Ali e Gheddafi, da parte di tutti gli occidentali

3-se davvero fosse solo una macchinazione neo-colonialista non si capisce perche’ si sia affidata ad un esercito sgangherato ed impreparato, come quello di Bengasi, per guinta ad impronta tribale, che senza i raid della Nato sarebbe stato spazzato via in una settimana dalle truppe del rais, e quindi addio impresa coloniale!

4-se davvero i paesi occidentali mirassero a riprendersi i pozzi di petrolio sarebbero subito scesi in campo con le proprie truppe di occupazione come con la spedizione del ’56 a Sueaz, travestite da spedizione umanitaria, mentre nessuno vuole arrischiarsi ad una soluzione del genere quanto mai pericolosa e dali esiti ultra-incerti

5-in alternativa a questa soluzione i supposti neo-colonialisti, se volevano accaparrarsi in fretta dei pozzi, avrebbero rimpinzato di armi pesanti gli insorti di Bengasi FIN DALL’INIZIO per ricacciare indietro le truppe del Rais, mentre stanno discutendo da due settimane se dargli almeno un po’ di armi leggere perche’ si difendano da soli dagli attacchi delle forse lealiste chiaramente superiori

6-il principale attore della coalizione, cioe’ Obama, non vede l’ora di alzare i tacchi dalla Libia e piu’ o meno tutti i volenterosi stanno cercando una via d’uscita diplomatica per evitare di impantanarsi in Libia come in Somalia

7-l’interveto dei “volenterosi” e’ stato richiesto a gran voce dagli insorti di Bengasi che stavano per essere schiacciati dalle truppe del rais e per non finire come Misurata assediata da settimane, altro che sobillati dall’occidente!

8-il CNT ha ribadito che rispettera’ tutti gli accordi di fornitura petrolifera attualmente in essere, che sono estremamente vantaggiosi per il produttore e di cui hanno bisogno per vincere la guerra civile cosi’ come ne hanno bisogno i paesi occidentali, anche se il petrolio Libico rappresenta solo una piccola parte della produzione mondiale (niente a che vedere con l’Arabia saudita). E quindi i neo-colonialisti avrebbero messo in piedi tutto sto’ casino per un po’ di greggio libico, roba da tafazzisti!

Insomma se fosse SOLO una SPORCA guerra neo-coloniale fino ad ora si e’ dimostrata abbastanza pasticciata e quasi un fallimanto su tutto il fronte, anche per le profonde divisioni interne al fronte volonterosi, supposti neo-colonialisti. Ergo, i fautori della tesi portino per favore degli argomenti a favore delle loro convinzioni senza continuare a ripetere la solita formuletta un po’ trita.

Prego i guerrafondai strumentalizzatori, tipo Ale 69 tanto per non fare nick name, di astenersi dal replicare, se non vogliono passare seri guai! ;-)

Giusbel54 4 aprile 2011 - 07:33

Per PIERO: sono d’accordo, e’ tutta una macchinazione della CIA e quindi propongo di denunciare gli infiltrati, i sobillatori e strumentalizzatori, magari facendo una bella lista di proscrizione e additandone le posizioni come incompatibili con una sano dibattito e confronto di idee. Al limite con un processino mediatico….sarebbe carino, non trovi?

Artemide 4 aprile 2011 - 01:26

”Quando l’attacco alla Libia era questione di ore non abbiamo saputo che cosa fare e non abbiamo saputo e potuto fare l’unica cosa giusta : dire no alla guerra, negare le basi militari, impedire l’ aggressione alla Libia. Cosa realistica perchè senza l’Italia gli alleati non avrebbero potuto fare molto…Ma la preoccupazione dei nostri governanti e della opposizione non è stata quella di combattere la guerra e tutelare gli interessi della pace in una zona geostrategica per la nostra sicurezza ma di farci perdonare i nostri trascorsi con Gheddafi ed unirci in qualche modo alla spedizione coloniale che si approntava nelle anticamere della Casa Bianca.
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Spettacolo inverecondo offerto dal Governo vile e piagnucoloso, dal Parlamento che infierisce sulle ferite dell’Italia piuttosto che dichiarare l’Italia zona di pace chiudendo le basi militari alla Nato ed anche dalle Regioni che giocano tutte a rimpiattino con il Governo al fine di scaricare [.] l’arrivo e la sistemazione dei migranti. C’è intanto un enorme girotondo di navi, di aerei, di pulman di gente che va e gente che viene…..
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Non credo che USA, Gran Bretagna e Francia si ringrazino tra di loro. Si ringrazia l’Italia come la cameriera che è tanto tanto servizievole e brava e tanto masochista da spararsi sui piedi…La prosperità della Libia ha impedito finora l’afflusso di migranti in Italia. La Libia ha assorbito inoltre migliaia e migliaia di nostri tecnici, ingegneri, specialisti che sono già tornati in Italia e sarà difficile trovare per loro del lavoro. Ora l’Italia sarà sommersa da una valanga umana. Il Canale di Sicilia sarà traversato da quanti cercheranno di sfuggire al dopo Gheddafi e quanti sono stati truffati dalle rivoluzioni con conclusione controrivoluzionaria della Tunisia e dell’Egitto. L’Italia potrebbe sfasciarsi sulla questione immigrazione assai di più che sul federalismo o altre cose. Intanto sebbene i discorsi di Napolitano all’ONU ed agli italo-americani vorrebbero dimostrare il contrario, l’Italia sta tornando ad essere una mera “espressione geografica”.
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Pietro Ancona
medioevosociale-pietro.blogspot.com/
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In questo caso condivido l’analisi di Ancona.Per l’Italia i guai sono appena cominciati e mai come in questo momento l’Unità della nazione è a rischio.Con l’arrivo a ondate successive dei migranti,con la Francia che li respinge a nord-ovest,la Lega che li rifiuta a nord-est e la Tunisia che non vuole riprenderseli,siamo nel tritacarne. Questi sono i risultati della guerra,di qualsiasi guerra: destabilizzazione, caos e sofferenza E’ proprio così difficile imparare dalla Svizzera ?

Piero 3 aprile 2011 - 20:57

ATTENZIONE-QUESTO BLOG E’ STRUMENTALIZZATO DA
GENTE GUERRAFONDAIA CHE NULLA HA A CHE FARE CON
SEL.

Artemide 3 aprile 2011 - 19:19

Tripoli, 3 apr. (TMNews) – ”Il regime del colonnello Muammar Gheddafi ha messo in guardia oggi contro un “disastro umanitario” che potrebbe avvenire nel caso in cui i bombardamenti della Nato colpissero il faraonico progetto del “fiume artificiale”. Il progetto del “Grande fiume artificiale” del costo di 33 miliardi di dollari, estrae l’acqua in profondità sotto il Sahara e la convoglia attraverso il deserto verso le città costiere dove si concentra la massa della popolazione.
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Nella ultra-moderna sala di controllo del progetto, nella periferia sud di Tripoli, dove una cinquantina di corrispondenti della stampa estera sono stati convocati dalle autorità, il capo del progetto, Abdelmajid Gahoud, ha messo in guardia contro un “disastro umanitario e ambientale” se l’infrastruttura venisse colpita dai raid aerei. Secondo Gahoud, tre condotte del gas, del petrolio e dell’acqua, sono situate lungo i 400 chilometri di strada che porta da Bengasi a Sirte, dove si svolgono la maggior parte dei combattimenti fra i lealisti e i ribelli e dove le forze di Gheddafi sono diventate sempre più bersaglio dei raid aerei della Nato.
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“Se una di queste condotte viene colpita, le conseguenze ricadranno anche sulle altre, rischiando di generare una catastrofe umanitaria”, ha avvertito. La perdita d’acqua che potrebbe derivare, ha aggiunto, priverebbe 4,5 milioni di libici di acqua potabile. Le autorità libiche denunciano già da qualche giorno i bombardamenti dell’Alleanza fra Ajdabiya e Sirte.Lanciato all’inizio degli anni Ottanta da Gheddafi, questo progetto fornisce acqua potabile e di irrigazione al 70% della popolazione. L’acqua proviene da falde acquifere situate a grandi profondità (da 500 a 800 m) sotto il deserto e viaggia in una rete di canalizzazioni sotterranee che attraversano il Paese per più di 4.000 chilometri. (con fonte Afp)
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http://www.dailyblog.it/libia-per-fermare-raid-tripoli-paventa-disastro-umanitario-in-caso-bombe-colpissero-il-grande-fiume-artificiale/03/04/2011/
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Il probabile,entusiasmante scenario di una guerra’umanitaria’prospettata al popolo libico:1-bombardamenti dei A-10 Warthog con proiettili all’uranio impoverito 2-rischio di danneggiare il fiume sotterraneo che soddisfa le necessità idriche di tutta la popolazione 3-rischio di inquinamento delle falde acquifere in caso di rottura degli oleodotti che corrono in parrallelo al fiume.Ma,finalmente,saranno LIBERI ! Liberi di cambiar padrone con un altro gradito all’Alleanza… liberi di patir la sete e regredire alla civiltà dei dromedari… Come si fa a definire una GUERRA,UMANITARIA ? E’ come se accettassimo la possiblità di una MORTE VITALE !

Ale69 3 aprile 2011 - 18:20

con questo ragionamento si può dire che un atto lesivo contro la vita altrui lo compiono anche quei poliziotti che nel tentativo di liberare degli ostaggi involontariamente provocano la morte di alcuni di loro….stranemente ho sempre pensato la colpa fosse da attribuire ai criminali e non ai poliziotti……

Nino 3 aprile 2011 - 17:12

di chi bombarda. La logica è difficile che possa essere disconosciuta. Chi preme il grilletto ed ammazza è chiaro che compie un evento lesivo della vita altrui.
Questo principio vale per gheddafi, i ribelli e gli occidentali.
Mi sembra veramente difficile dimostrare il contrario.
A meno che i principi della logica siano stati cassati un base ai ragionamenti umanitari.

Ale69 3 aprile 2011 - 15:55

Stemi,ognuno ha il diritto di esprimere i dubbi che vuoi,ma è difficile eliminare il dubbio è il caso di dire, che siano un pò interessati:perchè,ad es. proprio sul conflitto israelo-palestinese non ricordo aver registrato dubbi analoghi su cosa c’è dietro Hamas(che so,Iran e Siria?Tirando ad indovinare..)nè particolari sforzi di tener conto anche del punto di vista israeliano.Col che non si vuol difendere affatto,capiamoci,la linea politica israeliana nei confronti dei palestinesi.Ma,dico, e se per caso cominciamo a farci venire il dubbio che le preoccupazioni di Israele sull’Iran non siano infondate?O che,nonostante gli errori commessi dagli americani e dagli occidentali in genere in Afghanistan,come ad es. sostenere un governo corrotto e screditato come quello di Karzay,non possiamo andarcene da lì,non perchè si debba esportare la democrazìa,ma più semplicemente per evitare che quel Paese ridiventi lo “Stato Libero di Al Qaida”?Non sarebbe insomma il caso di farsi venire i dubbi anche lì dove magari,fino ad oggi non ha fatto comodo?Quanto alla uccisione di civili per errore se tu ti senti male,io credi neppure sto bene.Ma in questi casi la vera responsabilità di chi è?Di chi bombarda?O di chi ha fatto di tutto per tirarsi addosso i bombardamento cominciando non per errore ad ammazzare degli innocenti?

Giusbel54 3 aprile 2011 - 14:50

Caro Nino, se il consiglio era diretto al sottoscritto forse c’e’ un equivoco. Se leggi con attenzione il post ho solo affermato che la maggioranza dei pozzi di petrolio della Libia sono nel territorio della Cirenaica, e NON CHE i ribelli ATTUALMENTE li controllano, poiche’ la battaglia si sta combattendo attorno a Brega, mi pare.

Ho solo auspicato che l’alleanza dei volonterosi, visto che non vuole impegnarsi piu’ di tanto dal punto di vista aereo e men che meno sul terreno di guerra, potrebbe mettere nelle condizioni i ribelli di difendersi da se, grazie alla fornitura di armi adeguate da parte dell’occidente, in modo che possano riprendersi i propri pozzi petroliferi per farene cio’ che vogliono in barba al rais.

In questo modo l’alleanza potrebbe acchiappare i classici due piccioni con una fava: (i) verrebbe chiuso automaticamente il rubinetto dei proventi del petrolio come vuole la germania per mettere all’angolo il regime di Tripoli e (ii) nel contempo l’alleanza potrebbe sfilarsi dalla Libia al piu’ presto come desiderano piu’ o meno tutti, garantendosi la continuita’ delle forniture di greggio secondo i vecchi contratti negoziati dal rais, oltremodo favorevoli ai produttori (e quindi senza alcun rischio di predazione neo-coloniale delle risorse altrui).

Nino 3 aprile 2011 - 12:11

un consiglio per chi racconta che i ribelli hanno in mano i pozzi petroliferi della cirenaica costiera, vada a vedere la mappa del sole 24 ore sulla collocazione dei terminali e pozzi petroliferi libici, così si convince che le informazioni che da sono false.

Nino 3 aprile 2011 - 12:05

i ribelli così come stanno le cose non sono proprietari nemmeno delle armi con cui combattono, figurarsi dei pozzi petroliferi, tutti in mano ai lealisti, con gran parte dei terminali petroliferi.
A chi giova raccontare bugie?

Giusbel54 3 aprile 2011 - 11:36

Ieri a Roma in piazza Navona, riempita a meta’, Nichi non c’era nonostante l’annuncio qui sopra. Assenza strategica? Presa di distanza dalla miriade di micro-partitini comunisti settari, guidati dai soliti mini-narcisi in cerca di visibilita’? Anche le assenze comunicano qualche cosa: forse un po’ di disagio e quindi capisco benissimo che il Nichi voglia distinguersi da questa disagevole compagnia. Segno che almeno il SEL discute e ha posizioni articolate, cercando di andare oltre le semplicistiche formulette vetero-marxiste di rito, tipo la scontata guerra neo-coloniale nascosta da intenti umanitari.

A proposito di differenze e distinzioni forse qualcuno avra’ percepito una certa discrasia tra cio’ che accade in Afghanistan e in Libia.

Nella terra dei Talebani dominano pregiudizi medievali e il fanatismo religioso anti-occidentale ad oltranza, peraltro frutto dell’idiozia di un simmetrico fanatismo religioso tipicamente americano, che se la prende con chi non c’entra nulla e dimostra il fallimento del tentativo di esportare la democrazia ad oltranza manu militari (e senza nemmeno il vantaggio di un po’ di forniture petrolifere a buon mercaqto: un’operazione tipicamente tafazziana!).

Nel maghreb invece, come e’ stato gia’ osservato piu’ volte, abbiamo assistito ad una sollevazione spontanea di popolo, nata quasi per caso e del tutto imprevista, in cui il “nemico” e’ stato giustamente identificato dalla gente all’interno (le rapaci cricche tribal-familistiche, ossessionate dal culto della personalita’, che hanno rapinato per decenni le risorse economiche opprimendo popolazioni con sistemi di governo autoritari e francamente dispotici, come in Libia, anche grazie al generoso e interessato appoggio degli affaristi occidentali d’ogni risma).

Ebbene in due mesi di sttoriche proteste di piazza non solo non sono state bruciate bandiere americane o isrealiane o prese di mira rappresentanze occidentali (tipo l’ONU) ma si e’ invocato l’aiuto delle democrazie europee ed americane, come hanno ripetutamente implorato i ribelli di Bengasi per non finire sotto la mannaia del rais. C’e’ una bella differenza, o e’ solo la solita guerra neo-colonialista? Peraltro il petrolio fa comodo ad entrambe le parti in guarra civile, cosi’ come hanno fatto tutti grandi affari in tempo di pace con Gheddafi, mentre il CNT di Bengasi si e’ affrettato a confermare tutti i gli accordi di fornitura gia’ in essere con il rais, firmati negli anni dai nostri governanti.

La Germania ha proposto il blocco dei contratti petroliferi con la Libia, ma se vale il principio che ognuno e’ padrone a casa propria, cosa c’e’ di piu’ semplice che favorire l’occupazione della aree e dei terminal petroliferi da parte dei ribelli di Bengasi, cioe’ i legittimi proprietari, per chiudere il rubinetto dei proventi del petrolio che sostiene illegittimamente il regime di Tripoli?

Dopo tutto i pozzi appartengono geograficamente alla Cirenaica e quindi ne possono fare cio’ che vogliono!

Stemi 2 aprile 2011 - 12:33

Condivido il fatto che il dibattito interno sia un elemento di forza, vorrei però rammentarvi le parole di Nichi al congresso: non possiamo essere tifosi (si riferiva al conflitto palestino-israeliano. Da parte di tutti emergono giustificazioni che ci spingono a prendere posizioni. Io personalmente non ho certezze, ma l’idea di bombardare anche civili per errore mi fa star male.
Per Ale69, non l’aggancio al revisionismo storico non funziona: ogni storia fa il caso suo. Alla fine degli anni 80 si è festeggiata la rivoluzione islamica dell’Iran come una sorta di liberazione….chi di noi si sente oggi di applaudire a quella rivluzione??
Lasciateci il dubbio di esprimere che dietro i ribelli ci sia altro.

Ale69 2 aprile 2011 - 11:23

Per Giusbe,si,stiamo a vedere,ma devo dire che a differenza di altre questioni(quelle ad es. che mi tengono da tre anni lontano dai seggi elettorali)su questo tema si può nutrire un cauto ottimismo.La stessa presa di posizione ufficiale di SEL pur potendo essere giudicata contraddittoria ed ambigua è a ben vedere già un passo in avanti rispetto a quanto accadeva in passato di fronte a casi analoghi,non so se sei d’accordo.Tale posizione mi sembra, a prima vista almeno,deporre nel senso che dinanzi a quanto si sta verificando vi è all’interno di SEL un sofferto dibattito,che può anche strumentalmente essere visto come elemnto di debolezza e che invece è il suo contrario,con buona pace dei guerrafondai pentiti di destra come li chiama giustamente Travaglio e degli inscalfibili compagni duri e puri della FED e dintorni.

Nino 2 aprile 2011 - 10:25

E’una guerra neocoloniale, che si fa scudo di una risoluzione onu.
Perciò non si può bombardare senza limiti, per evitare che la russia, la cina e la lega araba si mettano di traverso.Ma il fine è quello di eliminare gheddafi per fare molti affari con gli insorti. Però, assodato che i ribelli non hanno la forza per finire gheddafi, è molto probabile che i lealisti smettano di sparare dopo aver conquistato definitivamente misurata e marsa brega. Questa seconda città è fondamentale come terminale petrolifero e una volta conquistata dai lealisti, che detengono anche i pozzi petroliferi, che alimentano il terminale, il colonnello non avrebbe piu’ motivo di continuare la guerra, dato che a bengasi non si può avvicinare.
Una volta cessate le ostilità sarebbe padrone del 97% della libia, di tutti i pozzi e di gran parte dei terminali petroliferi.

Giusbel54 2 aprile 2011 - 10:21

Caro Ale69, perfettamente d’accordo….mi hai rubato le parole dalla tastiera! Purtroppo bisogna ancora sottolineare, cosa che comprenderebbe anche uno scolaretto elementare, che tra il bianco e il nero c’e’ tutta una gamma di sfumature di grigio, che esitono mali minori, attenuanti e aggravanti, stati di necessita’ e di legittima difesa, contraddizioni dall’una e dall’altra parte, che gli schemi meccanicisti e le semplificazioni deterministiche tradiscono la complessita’ del reale, che la propria mappa non e’ il territorio, che tra il dire e il fare…., che la strada della perdizione e’ lastricata delle migliori ed assolute intenzioni, che tra vittime (oppressi) e carnefici (dittatori) c’e’ sempre una discreta differenza, che la storia emette il suo verdetto con calma e sul lungo periodo.
Staremo a vedere…..

Ale69 2 aprile 2011 - 09:16

Scusa Stemi,ma sicuramente saprai che una parte delle teorie revisioniste di destra sulla guerra partigiana si avvale strumentalmente di alcune pagine nere che purtroppo vi sono nella Resistenza rossa: gli attacchi portati dai garibaldini nella zona orientale a quelli della Osoppo che erano contro Tito,le vendette del dopo 25 Aprile(quelle su cui ci ha “azzuppato il pane”,come si dice dalle mie parti, pansa,la vicenda delle uccisioni dei compagni “Neri” e “Gianna”vittime di uno dei pochi,per fortuna,episodi di stalinismo italiano(la vicenda dell’oro di Dongo)ecc. Episodi gravi,d’accordo,su cui è giusto chiedere alla sinistra una più consapevole riflessione,ma che non possono giustificare la cialtronesca operazione di infangare la Resistenza,tentando di equiparare questa alla RSI,cercando la riabilitazione di quest’ultima,o ancora più subdolamente pretendendo di dividere i Partigiani in buoni,che sarebbero quelli liberali di destra,cattivi,che sarebbero i comunisti,e fessi che sarebbero quelli di Giustizia e Libertà,colpevoli di essere stati ingenuamente amici dei secondi.Ma allora se siamo d’accordo nella valutazione della Resistenza contro chi la vuole diffamare,non puoi venirmi a fare il moralista sulle condanne a morte sommarie eseguite dai ribelli:la guerra di per sè è sempre una cosa sporca,anche quando è giusta e va difesa,le guerre civili poi specialmente.quanto a Gino Strada lo ammiro profondamente per quello che fa,ma non ho mai condiviso il suo assolutismo su questi problemi:purtroppo tra Talebani e antitalebani,tra dittatori e chi li vuole abbattere ci sono delle differenze,e fare finta di non capirlo,come le democrazìe occidentali fecero finta di non capire il pericolo rappresentato dal Fascismo e dal Nazismo può condurre solo a tragedie nel migliore dei casi,a catstrofi nel peggiore

Giusbel54 2 aprile 2011 - 07:52

Se fosse solo una guerra neo-coloniale di rapina, come sostengono anche i neo-pacifisti di Libero (che strana coppia Gino Strada a braccetto con Feltri!), i raid aerei sarebbero continuati indisturbati per sostenete l’avanzata dei ribelli verso Tripoli e liquidare il regime.

Se fosse una guerra neo-coloniale per prendersi il petrolio a sbafo la coalizione dei volenterosi non sarebbe stata a guardare in questi giorni la controffensiva dei lealisti, senza far volare un caccia a copertura dei ribelli, aiutando di fatto i lealisti a riprendersi i pozzi e i terminal petroliferi, senza la minima resistenza degli shebab del tutto inoffensivi sul campo.

Se fosse nient’altro che una guerra neo-coloniale, che approfitta delle divisioni tribali per rapinare il petrolio, i “colonialisti” avrebbero armato di tutto punto, fin dall’inizio, i ragazzotti di Bengasi per sfruttarli ai propri fini, invece di lasciarli in balia dello strapotere dell’esercito del rais.

Se fosse solo una guerra neo-coloniale il litigioso fronte dei volonterosi non starebbe a discutere da una settimana se fornire agli shebab quel minimo di armamento militare per potersi difendere ed impedire alle truppe lealiste di ritornare indisturbate ad assediare Bengasi, costringendo di nuovo la coalizione dei volonterosi ai raid aerei per difendere la popolazione civile come detta la risoluzione 1973.

Se fosse una sporca guerra neo-coloniale, malamente camuffata da intenti umanitari a sostegno di una pseudo-rivoluzione democratica, Obama si sarebbe impegnato in prima persona sul campo per occupare le aree petrolifere, come fece Bush in Iraq, mentre invece non vede l’ora di chiudere la partita e alzare i tacchi onde evitare tutte le grane e le incertezze di una guerra civile distorta dalla dimensione tribale e ben poco sentita dal punto di vista degli interessi economici.

Infine gli insorti di Bengasi hanno ripetutamente confermato che intendono tener fede a tutti i contratti di fornitura di greggio in essere, stipulati dal rais negli ultimi anni. Se fosse un’operazione neo-coloniale, sotto le mentite spoglie dell’operazione umanitaria ONU, i nuovi coloni imporrebbero di rinegoziare a proprio favore i contratti precedenti, per sfruttare il piu’ possibile le risorse altrui come si addice alle guerre di rapina. E’ chiaro che, finita la guerra civile, se i ribelli dovessero estrarre piu’ greggio per finanziare la ricostruzione democratica del paese il surplus di fornitura andrebbe, come logico, ai paesi che piu’ si sono impegnati a sostenere la ribellione di Bengasi (Francia e Regno Unito, ma anche l’Italia che se non altro ha dato un sostegno civile) contro la dittatura tribal-familistica del rais, sostenuta per anni proprio dagli stessi paesi occidentali.

Filippo Boatti 1 aprile 2011 - 23:08

ma bisogna arrivare a dissertare sulla qualità del petrolio libico per potersi dire contro la guerra? scusate ma è assurdo, la guerra è sbagliata anzitutto per principio, perché la democrazia non si esporta sulle ali dei bombardieri. bisogna tornare all’abc a quanto sembra.

Giusbel54 1 aprile 2011 - 21:21

Di sicuro Gheddafi non cessera’ le ostilita’ fino a quando non avra’ messo a ferro e a fuoco Misurata e Bengasi, dopo che naturalmente ha gia’ proclamato un paio di cessate il fuoco puntualmente violati dopo averli comunicati. Ma non vedete che in tutto il Maghreb e’ in atto una sollevazione di popolo per la liberta’, i diritti e la democrazia che molti osservatori paragonano all’89 e che probabilmente restera’ nella storia. Non vedete la voglia di cambiamento e di futuro dei ragazzini di Bengasi che per la prima volta assaporano l’ebrezza di essere liberi dopo decenni di polizia segreta, repressione, violazione di diritti elementari e che senza i raid aerei sarebbe stata annientata da un regime ormai al capolinea. Che fine ha fatto la solidarieta’ con gli oppressi, la gioia della liberazione, il fiorire delle speranze in un domani piu’ giusto e piu’ umano. Spogliatevi dai paraocchi ideologici e ricordatevi dell’ultima lettera della vostra sigla! LIBERTA’

Nino 1 aprile 2011 - 20:04

nb: chi afferma che il petrolio libico è di scarsa qualità probabilmente o non ascolta gli esperti, che dicono il contrario, o vuole dimostrare, manipolando questo dato, che non si tratta di guerra coloniale.Il petrolio libico è uno dei migliori petroli al mondo, almeno così dicono gli esperti, e gli anglofrancoamericani lo stanno dimostrando.

Nino 1 aprile 2011 - 19:58

cessazione delle ostilità?
e perchè mai i guerrieri umanitari dovrebbero farlo, dato che solo con la sconfitta di gheddafi potranno mettere le mani sul petrolio senza problema alcuno?
Sulla guerra giusta che è perfettamente conforme all’art. 11 della cost, consiglio di leggere sull’espresso il prof. ainis, che di diritto sicuramente saprà meno dei giuristi umanitari, che anche in questo blog sono presenti, ma il cui scritto è comunque da leggere.
Noi facciamo la guerra perchè temiamo che, in caso di sconfitta di gheddafi, possiamo perdere i contratti dell’eni e gli altri che in questi anni sono stati firmati, gli altri, francesi, britannici, americani,la fanno perchè ne otterranno molteplici.
Bombardare con uranio impoverito un esercito per difendere una fazione adesso si chiama pace?
Si,la stessa pace che gli antichi romani portavano nei territori occupati dopo aver fatto il deserto.

Stemi 1 aprile 2011 - 19:17

Basta con questa retorica della ribellione pacifica di Bengasi.
Lasciamo perdere i motivi più o meno nobili di questa guerra..ma non dimentichiamo
Le immagini le vediamo e le sentiamo tutti.
I cosidetti ribelli non si fanno scrupolo condannare a morte ed eseguire sentenze senza uno straccio di processo. E’ sufficiente per i ribelli catturare uno di razza nera(etiopi, eitrrei, ciadiani)che si trovava in Libia come lavorante e ce ne erano molti ad occupare i posti più umili per essere oggetto di odio.
Di questi poveri dovremmo dimenticarci? Cosi come il fatto che tra i capi della rivolta c’era chi condivideva il potere con Gheddafi, come l’ex ministro della giustizia, ci vogliamo dimenticare di come tutti coloro che scappavano da guerre venivano portati in mezzo al deserto a morire. La guerra in Libia mi fa dolore, ogni giorno che passa arrivano notizis di morti sempre più tra i civili. Una guerra non è mai umanitaria. Basta stare qui a pontificare sulla correttezza dell’intervento armato, magari solo da cielo…le bombe sono bombe….ammazzano e feriscono. Non per questo stiamo con Gheddafi anzi. Ci sono adesso le condizioni per cessare le ostilità. Basta.

Filippo Boatti 1 aprile 2011 - 19:05

Però vedo che le due “fazioni” sono entrambe più realiste del re. Personalmente non penso affatto che sia una guerra di tipo neocoloniale, ma non per questo è una guerra giusta né utile: in realtà è una guerra pericolosissima perché ha dei larghi margini di casualità e di tecnocrazia militare allo sbaraglio. Del resto l’opposizione della Germania e i forti dubbi che attraversano lo stesso Congresso americano, ne sono la prova. Mi riconosco pienamente nel documento ufficiale di SEL, anche se è più che giusto che ci siano critiche e commenti, espresse liberamente, senza che nessuno si permetta di lanciare anatemi su chi la pensa diversamente.

Ale69 1 aprile 2011 - 17:58

Mi auguro che il tentativo di di Giusbe di spegare la differenza tra la guerra in Iraq e quella in Libia,abbia più forza di persuasione del mio,basato praticamente sugli stessi argomenti sul forum precedente.Ma ho i miei dubbi:quando non si vuole uscire da una certa ottica c’è poco da fare…..Ripeto considero già un successo che si è aperta una divergenza su questi temi in questa area politica,una volta tanto non è una divisione che fa male ed indebolisce,ma al contrario può aiutare a crescere ed a portare avanti gli stessi sacrosanti principi propri di questa parte della sinistra,ma in un ottica nuova,fondata su di un maggiore pragmatismo e su minore ideologia.

Giusbel54 1 aprile 2011 - 16:59

Ragioniamo un attimo su questa idea della guerra neo-coloniale, oltre gli slogan buoni per ogni occasione e schemi triti e ritriti. Quella libica sarebbe una guerra neo-coloniale di rapina, come forse quella irachena, se la risoluzione dell’ONU prevedesse l’invio di truppe di terra per occupare la Libia e “prendersi” i pozzi. Eventualita’ che invece tutti escludono e che Obama vuole assolutamente evitare proprio in base alle disastrose esperienze dell’Iraq, dell’Afganistan e della Somalia, dove peraltro non esiste una goccia di grezzo. Quando mai per portare avanti un’impresa neo-coloniale ci si affida ad un esercito sgangherato e disorganizzato come quello composto dagli shebab di Bengasi, totalmente impreperati a fronteggiare le milizie del rais, e soprattutto espressione di un’area tribale storicamente avvera alla tribu’ del rais (altra spiegazione squalificante e banalizzante della rivolta della Cirenaica, che evidentemente e’ agli antipodi con la spiegazione neo-coloniale). Quando mai per conquistare una colonia si fomenta una guerra civile in cui il cavallo di troia, che dovrebbe far largo al colonialista ,e’ comporto da un’esercito scalcinato e sostanzialmente perdente. Come impreparati e divisi sul da farsi erano tutti i paesi che hanno dovuto obtorto collo aderire, all’ultimo momento e per evitare un bagno di sangue, alla risoluzione 1973 dell’ONU. E poi nessuna delle due parti ha interesse a chiudere il rubinetto del petrolio – peraltro di scarsa qualita’ e di modesta quantita’ – perche’ tutta la Libia campa sull’esportazione del greggio che, va a finire negli USA solo in piccolissima parte, praticamente nulla in confronto alla dipendenza degli USA dall’Arabia saudita. Gli unici che potevano avere interesse ad una guerra neo-coloniale per l’accesso al greggio e al gas saremmo noi, che piu’ di ogni altro paese dipendiamo dalla Libia per l’approvvigionamento. Guarda caso invece siamo stati fin dall’inizio i piu’ tiepidi verso la missione di pace. Sarkozy potrebbe avere qualche interesse economico ma si e’ impegnato prevalentemente per motivi di consenso interno e per cancellare la cantonata di un’appoggio incondizionato e per anni a Ben Ali. Non nego che ci siano di mezzo ANCHE interessi economici – come pure motivazioni tribali e di altra natura – ma ridurre tutta la complessita’ degli eventi a questo schema e’ riduttivo e troppo rassicurante. Cerchiamo di evitare semplificazioni un po’ vecchiotte e impediscono di comprendere i fatti.

Nino 1 aprile 2011 - 15:36

nb:
Non è da dimenticare il fatto importante che, per difendere i civili, leggi gruppi armati, si riempie la libia di uranio impoverito, che colpirà veramente i civili negli anni a venire.

Nino 1 aprile 2011 - 15:32

in irak ed in libia c’è il petrolio. Il motivo vero è questo, le motivazioni umanitarie sono soltanto il pretesto buono per giustificare la guerra.
Se la guerra in irak è illegale, anche la guerra libica lo è.
E’ vero che esiste la risoluzione 1973, ma questa permette la difesa dei civili, non dei gruppi armati.
Perciò una legittima risoluzione dell’onu viene utilizzata per fare una guerra neocoloniale, dato che, se i ribelli dovessero vincerla, saranno molto grati ai paesi che hanno messo a disposizione la cavalleria dell’aria.

Giusbel54 1 aprile 2011 - 14:41

Ma quale guerra neo-coloniale! Proviamo a confrontare la guerra di Libia con quella dell’Iraq. Vari commentatori, tipo i neo-pacifisti di Libero e Giornale, vorrebbero farci credere che non vi sono differenze sostanziali tra Iraq e Libia, ma e’ solo disinformazione che tenta di occultare malamente distinzioni evidenti a chi abbia un minimo di giudizio critico e buon senso. Queste stesse differenze stanno alla base delle divisioni e delle difficoltà di mobilitazione della galassia pacifista.

Da una parte un’intervento bellico in piena regola (aereo e di terra) unilaterale ed illegittimo sul piano internazionale come quello Iracheno, non approvato dall’ONU, fortissimamente voluto dagli USA e contrastato da molte nazioni europee per via delle inesistenti armi di distruzione di massa, finalizzato ad esportare la democrazia a forza di bombe e far sollevare la gente contro il regime, evento che non si e’ affatto verificato e che anzi si e’ ritorto contro i liberatori e i “liberati” per anni di attentati Kamikaze. Una classica operazione top-down, pianificata per mesi a tavolino dagli strateghi politico-militari, nonostante l’opposizione di molte opinioni pubbliche, con forti interessi economici (petrolio), pesantissimi “effetti collaterali” a prescindere dalle condizioni locali e dai bisogni della popolazione autoctone (a parte naturalmente i curdi massacrati nel decennio precedente, a cui nessuno si era mai sognato di portato soccorso). Doveva essere una passeggiata e una trionfale sfilata per le vie di Bagdad e invece si e’ rivelata una carneficina durata per anni, che per fortuna ora si sta’ esaurendo.

Dall’altra invece un intervento multilaterale per ora solo aereo (no fly-zone) promosso all’ultimo momento dall’ONU, senza sostanziali opposizioni ma con divisioni interne al fronte dei volonterosi, per sostenere la resistenza contro un regime dittatoriale tribal-familista e difendere la popolazione civile libica da una probabile mattanza, per via della patente superiorita’ di mezzi militari e di uomini fedeli al rais, disposti alla guerra civile di annientamento dei ribelli (vedi l’assedio a Misurata). Quello libico e’ un altrettanto esemplare episodio di rivolta popolare “dal basso”, bottom-up e spontanea, frutto di decenni di oppressione e violazione di diritti – pur con tutte le contraddizioni e complicazioni di una sociatà tribale – a cui si e’ “aggiunto” l’intervento multilaterale di supporto deciso in extremis con la risoluzione ONU 1973. La rivolta pacifica di Bengasi e’ deviata sul binario del conflitto armato prima di tutto per la criminale reazione del Rais a cui ha fatto seguito la legittima difesa della “resistenza” cirenaica.

Insomma tra le due guerre c’e’ una notevole e sostanziale differenza, tant’e’ vero che vi e’ stato un radicale rimescolamento di carte nel panorama politico tra fautori della guerra (tra i quali anche i verdi tedeschi), oppositori (scarsi perfino tra i pacifisti nostrani e in compagnia dei neo-pacifisti di Libero e Il Giornale) e sostenitori “tiepidi” (basta pensare alla posizione del PD, contraria allora ed ora favorevole, o a quella della Lega oggi “tiepidissma”).

Ale69 1 aprile 2011 - 14:37

Giuseppe,in effetti io all’intervento ho fatto qualcosa di più che strizzare un occhiolino,ho mosso il mio cervello con convinzione sia pure con amarezza:l’amarezza che i ribelli non ce l’avessero fatta(e ancora non ce la fanno per la verità)da soli,cosa che avrei preferito mille volte ai raid stranieri,ed il fatto di vedere che la Francia invece che orientare la sua azione militare in un contesto di unità europea,per dare il segnale di un Europa che non deve attendere come al solito impotente che siano gli americani ad intervenire per risolvere gravi crisi internazionali, ha immesirito il tutto facendo ancora una volta prevalere gretti e meschini interessi nazionalisti.Ma l’alternativa qual’era?Vedere come Gheddafi stroncava in un mare di sangue la rivolta di un popolo,o almeno di una notevole parte di esso che anela alla libertà?Ciò che tu auspicavi ci fosse stato di diverso,in linea meramente teorica poteva pure essere una cosa ottima:non di meno in pratica sarebbe stata una soluzione velleitaria che avrebbe dato tutto il tempo a Gheddafi di completare l’opera.Certo sarebbe auspicabile in futuro che si arrivi in sede ONU a statuire il principio che tu dici,onde evitare interventi militari diciamo non disinteressati:ma ha ragione Giusbe,i tempi della storia sono lenti,troppo perchè si possa attendere che maturino senza nel frattempo muovere un dito.

Giuseppe 1 aprile 2011 - 14:04

Ale, concordo in linea di massima con quello che dici nel tuo ultimo intervento, ma non sul punto dell’occhiolino da strizzare all’intervento armato. Se intervento doveva esserci doveva essere portato avanti da altri soggetti non compromessi col colonialismo vecchio e nuovo, in questo modo, se mai i ribelli hanno una legittimità (ancora non ho capito chi siano) rischiano di perderla a causa dell’appoggio “interessato” dell’occidente. Si potevano coinvolgere anche altre strutture politiche: OUA ad esempio, (non dico lega araba perchè li c’è perfino chi è peggio di Gheddafi) o sempre restando in un ambito nato vi sono paesi meno compromessi ma ugualmente capaci di fermare facilmente oltre un certo meridiano un esercito tutto sommato ridicolo (almeno se paragonato ad un esercito di un paese occidentale)
Giuseppe

Giuseppe 1 aprile 2011 - 13:55

Il lupo perde il pelo ma non il vizio: chi ha edificato la propria ricchezza sul saccheggio dei paesi poveri (poveri anche a causa di tale saccheggio) è sempre pronto a riprovarci (del resto se leggete la storia della Libia la Francia e l’Inghilterra sono intervenute già altre volte da quelle parti, pur non essendo quelli i loro territori di caccia favoriti).
Ma da paesi che hanno causato milioni di morti in Africa fomentando guerre civili quale difesa dei diritti umani volete mai aspettarvi. Cominciano a giungere le notizie dei primi morti civili nelle parti del paese sottoposte ai bombardamenti e quanti moriranno per gli effetti futuri dell’uranio impoverito? Sicuramente per quanto riguarda i crimini contro l’umanità in molti in occidente dovrebbero essere chiamati a rispondere (e ovviamente non mi riferisco aolo alla Libia). Noi tutti ne portiamo comunque un peso morale ed è per questo che quando ci mettiamo a parlare di guerre dovremmo farlo in silenzio e con almeno un po’ di orrore dipinto sul volto.
Giuseppe

Giusbel54 1 aprile 2011 - 12:30

Per Ale69: vivaddio che un germe di buon senso e ragionevolezza si sia insinuato persino nelle granitiche schiere della sinistra radicale, abituate a prese di posizione ideologiche e pregiudizialmente contro, a mettere in discussione e seminare sospetti di congiure capitalistiche persino su (storiche?) rivolte di popolo, dall’atlantico al golfo persico, contro tiranni e despoti pseudo-democratici al potere da 40-50 anni grazie all’appoggio incondizionato dell’occidente affaristico (che ora improvvisamente avrebbe deciso di appoggiare in modo subdolo quella banda scalcinata degli insorti di Bengasi, solo per fare altri affari dopo aver venduto per decenni le armi usate per reprimere le rivolte di popolo).

Perfino il vecchio Ingrao si e’ dichiarato a favore dell’intervento ONU, memore della sua esperienza di “bandito” e resistente al nazifascismo. Ma i pacifisti ad oltranza hanno la memoria corta e hanno perso la bussola della storia: mai sentito parlare del 25 aprile?
Anche quella naturalmente era una falsa guerra umanitaria inventata dal capitalismo anglo-americano solo per fare affari d’oro!

Ale69 1 aprile 2011 - 11:13

errata corrige a scanso di equivoci:volevo dire pacifisti

Giuseppe 1 aprile 2011 - 11:13

Comunicato dell’USB:
L’attacco delle forze europee e statunitensi alla Libia non avviene per mettere in campo un intervento umanitario, ma è in tutta evidenza legato alle enormi risorse energetiche di cui quel paese dispone, anche a seguito della nuova crisi della produzione energetica nucleare, messa in ginocchio dalla catastrofe del Giappone.

Il mancato analogo intervento in altre situazioni simili, come il massacro dei Palestinesi a Gaza da parte degli Israeliani, che ha prodotto migliaia di morti mentre le potenze occidentali stavano a guardare e i media internazionali si occupavano d’altro; il silenzio totale su quanto sta accadendo in Bahrein e Yemen, non consente di equivocare sulle reali intenzioni degli attaccanti.

L’intervento in corso non solo consentirà ai paesi occidentali di garantirsi probabilmente gli approvvigionamenti di risorse energetiche per i prossimi anni, instaurando in Libia un vero e proprio protettorato occidentale, ma potrà anche essere di pesante monito alle popolazioni dei paesi limitrofi in lotta per liberarsi dai tiranni locali.

Ancora una volta le potenze occidentali decidono una guerra come strumento di controllo del mondo e per far fronte alle nuove ventate della crisi economica, che il capitale non riesce a superare, a cui si somma con drammaticità la crisi energetica.

I lavoratori italiani non hanno nulla da guadagnare dalla guerra, che sicuramente consentirà al Governo, dentro una crisi economica che i lavoratori stanno già pagando duramente, di dirottare ulteriori risorse sul fronte degli armamenti giustificando così ulteriori tagli al welfare.

A sostegno della pace e dell’immediato cessate il fuoco, l ’Unione Sindacale di Base aderisce all’appello per la manifestazione nazionale contro la guerra ed il 2 aprile sarà in piazza. A Bologna la manifestazione è alle ore 16 in Pzza. Nettuno


Solo un pazzo può credere ancora alle guerre umanitarie (o uno in malafede). La Libia non è una ma due, se i beduini dell’ovest vogliono Gheddafi li si lasci con lui, gli altri siano liberi di scegliersi il proprio Gheddafi. E il petrolio resti nelle mani di entrambi, ma non nelle nostre o in quelle dei francesi.
Giuseppe

Ale69 1 aprile 2011 - 11:12

per Giusbe154. Sono sostanzialmente d’accordo con quello che dici,ma insisto sul fatto che d’ora in avanti i raid dovranno avere solo il compito di proteggere le città rimaste in mano ai ribelli,lì dove è evidente che almeno il 90% della popolazione li sostiene.Ma devono cessare quelli sulle zone che fino ad ora hanno dimostrato di essere immuni dal contagio della rivoluzione,diversamente si corre il serio rischio di far passare questo intervento come un aggressione. Insisto anche sul fatto che i rifornimenti ai ribelli di armi possano essere effettuati solo in alternativa ai bombardamenti.Insomma si possono aiutare coloro che combattono per la democrazìa a non soccombere,ma non possiamo farli vincere a dispetto della situazione in atto.Solo una peraltro auspicabile sollevazione dei soldati di Tripoli in solidarietà con gli insorti potrebbe mutare lo scenario di stallo attuale.comunque devo dire che sono lieto di constatare che per la prima volta in presenza di un conflitto armato che vede i coinvolti i Paesi occidentali vi è all’interno della sinistra radicale una divisione salutare tra i pavifisti ad oltranza,pregiudizialmente ostili a qualsiasi iniziativa militare specie se proveniente dai Paesi della Nato ed altri più realisti.E’ un segno di grande maturità che se sviluppato toglierà una delle armi di propaganda preferite in mano ai moderati,anche a quelli di “sinistra”:quella del pregiudizio anti occidentale e della presunta indifferenza alle sorti dei popoli che si ribellano ai regimi dittatoriali.

Nino 1 aprile 2011 - 10:43

poichè è evidente che gli occidentali non permetteranno ai lealisti di arrivare a bengasi, 2 sono gli scenari:
il crollo dell’esercito di gheddafi, con la conseguente occupazione della tripolitania da parte dei ribelli, che da queste parti non sono ben visti, con il rischio serio della seconda guerra civile alla fine della prima, o la divisione de facto della striscia costiera libica con gheddafi padrone del 97% del territorio libico e i ribelli della restante parte.

Edoardo Trotta 1 aprile 2011 - 08:11

Purtroppo, come abbiamo visto con la Repubblica di Salò, possono fare molti danni.
E’ di stamattina l’incivile epiteto rivolto da un parlamentare (probabilmente un leghista) rivolto ad una Parlamentare in sedia a rotelle.
“Handicappata di M.”.
Dimostra il livello di civiltà di chi ha proposto, non molto tempo fa, una legge per DEPENALIZZARE LA VIOLENZA SESSUALE IN FAMIGLIA.
(parlamentari della Lega e del Polo).

VERGOGNA!!!!!!! VERGOGNA!!!!VERGOGNA!!!!

Giusbel54 1 aprile 2011 - 07:55

La novita’ di questa guerra, su cui varrebbe la pena ragionare in concreto e con qualche categoria interpretativa piu’ sfaccettata del pacifismo assoluto o della scontata spiegazione basata sui bassi interessi economici, sta nel fatto che si mescolano fattori interni ed esterni, rendendola percio’ unica e differente dalle altre e forse assimilabile solo a quella del Kosovo.

Gli interessi economici hanno sicuramente contato piu’ nel mantenimento della pace e di buone relazioni con il dittatore che non nella decisione tardiva ed in extremis di attuare la no-fly zone, dopo un lungo tira e molla diplomatico.

La politica estera come noto, con l’ambiguo principio della non ingerenza negli affari interni e della realpolitik degli interessi nazionali, e’ il principale sostegno/alibi per dittatori e regimi oppressivi di ogni risma Non a caso il rais si e’ dato un gran da fare su questo terreno negli ultimi decenni, fonte di legittimazione “esterna” e di grandi affari con tutti per rafforzare il suo potere e meglio reprimere all’interno dissidenti, tribu’ ostili, minoranze, oppositori etc… grazie alle generose fornitura di armi da parte dei paesi amici, contentissimi di fare affari d’oro con il rais.

La rivolta del Maghreb ha colto tutti di sorpresa per il suo carattere inedito e imprevisto, costringendo all’intervento umanitario obtorto collo, altro che calcoli economici preventivi sui vantaggi (Obama non vede l’ora di sfilarsi dalla campagna di Libia). Qualche cosa di nuovo e di liberatorio puo’ nascere solo dall’interno, quando la gente decide che e’ arrivato il momento di chiedere a gran voce liberta’ civili, rispetto dei diritti umani ed individuali, democrazia rappresentativa, pluralismo, rispetto per le minoranze, legalita’ etc.. La resistenza di Bengasi e’ nata sull’onda di questa imprevista e frormidabile rinascita democratica e a dispetto della teoria corrente sull’inevitabile scontro di civilta’, altro che complotto dell’occidente armato e neo-coloniale.

Decisioni ed azioni politiche hanno sempre ed inevitabilmente una pluralita’ di motivazioni e concause (talvolta concorrenti ed antagoniste) perche’ sono sovradeterminate e non deterministicamente monocausali (e’ tutta e solo una questione di interessi economici). E’ del tutto fisiologico e normale che si mescolino finalita’ esterne ed interne, principi ed interessi, obiettivi di breve e di lungo periodo etc…. Non c’e’ da scandalizzarsi: cosi’ va semplicemente il mondo e l’intervento dell’ONU a difesa e tutela delle popolazioni civili non fa eccezione. Ogni attore sul campo ha la propria strategia e i propri obiettivi, tant’e’ che da una settimana continuano a discutere e ad accapigliarsi. Ma e’ naturale che sia cosi’: il conflitto e’ presente anche nel fronte ONU e prima e ci sono voluti 15 giorni per trovare una mediazione e ad una posizione di massima condivisa (solo i regimi autoritari e dispotici non discutono e non si confrontano: decide tutto il capo supremo!).

Cio’ che conta per ora e’ che sia stata presa una posizione a favore delle vittime e contro i carnefici, a sostegno di chi rivendica liberta’ civili e democrazia (pur tra mille contraddizioni e complicazioni, in primis per via della struttura tribale, vera palla al piede di ogni evoluzione in senso liberal-democratico occidentale) e contro chi fa uso sistematico della violenza e della sopraffazione. Gli esercizi di dietrologia, la politica dei sospetti, delle congiure, delle cospirazioni e i processi preventivi alle (cattive) intenzioni (econocmiche) per ora possono restare in secondo piano.

Artemide 1 aprile 2011 - 02:13

- COME SI ESPORTA LA DEMOCRAZIA – ISTRUZIONI PER L’USO -
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La storia ci insegna che non non esistono guerre per motivi umanitari.Gli Stati disposti a rischiare la perdita di mezzi,risorse ed uomini in conflitti bellici hanno già, preventivamente,calcolato i vantaggi di ritorno.Quali sono questi vantaggi ? Riferendoci all’Era contemporanea,cioè alla storia dell’ultimo secolo,in primis l’approvvigionamento energetico,ma anche lo sfruttamento delle risorse agricole,forestali e minerarie;da non dimenticare la possibilità di installare basi strategiche nello scacchiere geopolitico del pianeta.Infine,come ultimo rilievo,vorrei evidenziare il consistente ‘business’ della ricostruzione che prospera nelle zone distrutte dalle operazioni belliche.Tuttavia i motivi ‘umanitari’o l’esportazione della ‘democrazia’ costituiscono un buon pretesto per giustificare l’intervento militare.Decenni or sono la Cina invase il Tibet,cancellando praticamente un pacifico Stato sovrano dalla carta geografica senza uno straccio di appiglio plausibile:i Tibetani che non fuggirono in India furono imprigionati e torturati,ma nessuno Stato occidentale parlò di intervenire contro il regime dittatoriale cinese.Sarebbe stata conveniente un’azione militare per motivi ‘umanitari’ contro la Cina ? Per la logica del profitto:vantaggi zero,perdite all’ennesima potenza…
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Da -http://maxsomagazine.blogspot.com/2011/03/la-guerra-in-libia-serve-per-smaltire.html – leggiamo:
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”Da un paio di settimane Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti stanno bombardando la Libia per liberare il paese dalla dittatura di Gheddafi. Questa almeno è la motivazione ufficiale. La gente più informata sa che l’attacco è stato fatto anche per il petrolio e il gas. Gli americani però hanno anche un altro scopo.
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Il 28 marzo 2011 il Pentagono ha confermato che in Libia sono entrati in azione gli “A-10 Warthog”. Questi aerei sono gli unici che sparano proiettili all’uranio impoverito. L’arma è capace di bucare qualunque corazza, grazie alla forza di penetrazione dei residui di combustibili atomici. Purtroppo, questo “speciale” proiettile ha un grave effetto collaterale. Dopo l’esplosione, quest’arma lascia intorno al bersaglio una nuvola di micro particelle radioattive che possono avere effetti molto gravi per la salute. Ciascun proiettile è lungo circa 30 centimetri e contiene circa 300 grammi di uranio impoverito. Ad ogni raffica vengono dispersi circa 15 chili di uranio impoverito. Il Pentagono sostiene che la radioattività di queste armi è molto limitata, pari a quella di molte rocce naturali. Ma non è così. Gli studi condotti dopo la Guerra del 1991 invece hanno dimostrato un legame tra l’uso delle munizioni e tassi elevati di alcuni tumori tra i reduci più esposti. Fegato, reni, cuore e cervello si ritiene che subiscano danni per questa sostanza.
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La “speciale” arma è stata utilizzata anche in Serbia durante gli attacchi del 1999. Nel 2006 la trasmissione “Primo piano” di Rai 3 mandò in onda un interessante servizio in cui venivano documentati le conseguenze del post-bombardamento nell’ex-Jugoslavia e in Iraq. Nel servizio un uomo serbo dichiarò:’Negli ultimi 8 anni nessuno è morto di vecchiaia’.”

Filippo Boatti 1 aprile 2011 - 00:44

personalmente non penso affatto che se le rivolte sono di tipo tribale, sono meno dignitose di altre forme di rivolta più vicine al nostro modo di immaginarle… anche le tribù possono sentirsi oppresse e lottare per la libertà o per una forma di libertà nel senso in cui la intendano loro. detto questo, non si può non vedere che ormai ci troviamo in una guerra civile e che deve ormai prevalere la soluzione negoziale.

Giusbel54 31 marzo 2011 - 19:38

Due cose sono certe:
1-i ribelli di Bengasi non sono in grado di reggere l’impatto delle armate del Rais
2-senza il sostegno dei raid aerei della coalizione.

Come dimostrano gli eventi sul campo le armate corazzate del Rais potrebbero riprendere l’assedio di Bengasi e quindi per fermare la mattanza dovranno ripartire i raid aerei della coalizione, se si vuole salvaguardare la popolazione civile, secondo il mandato della risoluzione ONU 1773.

Ergo se non si armano adeguatamente gli insorti di Bengasi la situazione di stallo contineuara’ a dimostrazione della supremazia militare del rais, che sara’ quindi ancor meno disposto al negoziato e men che meno all’esilio, come desiderano i paesi della coalizione.

La posizione della Nato (noi difendiamo i civili e non facciamo la guerra al rais) e’ paradossale e contraddittoria, visto che senza i raid dell’aviazione contro le forze corazzate la popolazione civile sara’ sempre in balia della vendetta di Gheddafi, poiche’ l’esercito dei ribelli non e’ assolutamente in grado di auto-difendersi. A meno che i paesi della coalizione si decidano a riconoscere diplomaticamente il CNT e a fornire il suo scalcinato esercito di mezzi adeguati per difendesi, come sarebbe logico e conseguente visto che la Nato non si vuol impegnare sul terreno.

La coalizione dei volontersosi non puo’ volere contemporaneamente la protezione delle popolazioni civili, senza fare raid aerei, e lasciare che le truppe corazzate di Gheddafi tornino ad assediare Bengasi. Si devono decidere, dalla parte della resistenza o della dittatura, come accadde nel ’45 con gli alleati anglo-americani che rifornivano di armi e mezzi la nostra resistenza.

Ma voi del SEL avete ancora un po’ di memoria storica o avete smarrito completamente la vostra identita’, proprio alla vigilia del 25 aprile!

Ale69 31 marzo 2011 - 16:48

Premesso che sono stato a favore dell’intervento militare in Libia fin dal primo momento,pur amareggiato dall’atteggiamento meschino tenuto dalla Francia,ora sono dell’idea che questa missione ha oramai raggiunto il limite massimo politicamente consentito e che non sia più possibile proseguire con la stessa strategìa dei giorni scorsi.Gli obiettivi dell’intervento erano sostanzialmente due:liberare i ribelli dalla drammatica situazione in cui si trovavano,in pratica ad un passo dal subire una cruenta repressione che sarebbe equivalsa ad un massacro e favorire nello stesso tempo la ripresa dell’offensiva da parte degli stessi ribelli,con la speranza magari,che ad essi si sarebbero uniti altri elementi nell’ovest del Paese,ove sono concentrati la maggior parte dei sostenitori di Gheddafi,fino alla completa liberazione della Libia dal Regime del Colonnello.Il primo obiettivo è stato raggiunto,il secondo no.E’evidente dagli sviluppi delle ultime ore che, al di là della superiorità organizzativa e di armamenti, la rivoluzione non trova ancora i necessari consensi in tutto il Paese,per cui continuare,o addirittura allargare l’intervento della Nato è sbagliato e pericoloso.A questo punto il massimo che la coalizione può fare è priteggere le città ancora in mano ai ribelli dai ritorno offensivi delle milizie di Gheddafi,spingendo per una tregua generale quale prodromo di un negoziato che favorisca la riconciliazione nazionale.Rifornire di armi i ribelli potrebbe essere opportuno solo se il regime del dittatore respingesse il cessate il fuoco,e beninteso sempre che si interrompano del tutto i bombardamenti alleati.Altrimenti sarebbe una forzatura troppo evidente.Per non parlare di interventi di truppe speciali terrestri americani ed inglesi,che ci metterebbero sulla strada di un nuovo Iraq.

Battistino Carbonetti 31 marzo 2011 - 11:29

MI chedo sarà mai possibile nella sinistra poter ragionare senza subire linciaggi o essere per forza da una parte. Per essere contro la guerra bisogna denigrare chi lotta per la libertà e sembrare quasi partigiani di un folle dittatore? Credo che non sia così, noi prima di essere pacifisti, siamo uomini e donne che lottano per la libertà, lo abbiamo anche scritto nel nostro simbolo. Quindi essere contro questo tipo di intervento non significa nè essere contro chi lotta per la libertà nè accomadanti verso una dittatura. Vorrei rispondere a chi descrive questa lotta come un fatto tribale. Due risposte.
Risposta A) Anche se così fosse è strano che una comunità si ribelli alle oppressioni di un altra comunità che la priva di ciò che è suo di diritto ? Sai che la tribù da cui proviene Gheddafi è solo il 15% della popolazione totale, ma possiede l’80% della ricchezza nazionale e quasi il 90% dei ruoli di potere ? TU questo come lo chiami sostituisci alla tribu un partito e avrai la risposta.
Risposta B) Ciò che scrivi è strano infatti che ci fanno quasi 60 menbri non conosciuti nel comitato dei 100 perchè abitano in zone ancora occupate dai leali a Gheddafi? Ma soprattutto che ci fanno i 4 che sono della sua stessa tribù ?
Ora l’ltro argomento, basta con questo linciaggio, i pro intervento che parlano di sterile ideologia, gli altri che danno dei venduti alle logiche del potere o peggio, questa è una situazione che ha posto dubbi e ripensamenti a tanti e tante, e questi tanti etante sono compagni/e gente di sinistra sia chiaro, far finta di nulla è comportasi da sciocchi, discutiamo senza demonizzare nessuno, sappiate gli uni egli altri che non siete poi tanto diversi, infatti anche voi che predicate la pace fate la guerra a chi on la pensa come voi e voi che accusate gli altri di ideologismo che cosa è una posizione che considera le altre come stupidità se non esso stesso ideologismo ?

Franco Astengo 30 marzo 2011 - 19:59

LIBERARSI DAL POPULISMO
In un paese come l’Italia, ormai al collasso morale, civile, economico, culturale e sociale, relegato in secondo o terzo piano anche davanti all’ennesima tragedia della guerra questa volta alle porte di casa con una emergenza umanitaria che ha dimostrato ancora una volta l’assoluta inefficacia dell’organizzazione governativa; con un Parlamento ormai impegnato in maratone oratorie su argomenti lontani anni-luce dalla realtà e che interessano pressoché esclusivamente una persona e la sua ristretta cerchia di tenutari del potere, spiccano soltanto le esternazioni del Presidente del Consiglio: spettacoli andati in onda lunedì al Tribunale di Milano ed oggi nella martoriata Lampedusa dove( al di là dell’emergere evidente di quel conflitto di interessi che mai si è voluto affrontare: l’acquisto online di una villa nell’isola ne è dimostrazione lampante) i toni hanno assunto livelli tali da ricordare il “Satyricon” di Petronio Arbitro ( e la sua felliniana versione cinematografica, almeno dal punto di vista del grottesco).
Ci troviamo, ancora una volta, nella necessità di denunciare il violento populismo che in queste occasioni viene esercitato, un populismo che da anni inquina la vita politica, sociale, culturale del Paese e che è stato troppo a lungo, e ancora adesso, sottovalutato.
Chiariamoci un momento su ciò che intendiamo per populismo: attraverso il populismo si svolge una funzione adulatoria, di tipo strumentale rivolta semplicemente alla conservazione del potere di chi già lo detiene, avanzando proposte in “nome del popolo”, assunto come mito atavico ed indeterminato.
Con il populismo si individua un livello di azione quasi irrazionale ed emotiva, vicina al fascismo , in quanto in quest’ultimo coesistono stabilmente e organicamente l’appello alla Nazione e l’appello al popolo.
E’ questo, molto francamente, di una china verso un fascismo più o meno mascherato,il pericolo che fin qui le opposizioni, divise ed incapaci di offrire una alternativa, hanno fortemente sottovalutato.
Liberarci dal populismo deve rappresentare un obiettivo assolutamente prioritario, proponendo prima di tutto un modello profondamente diverso e del tutto alternativo sul piano dell’”agire politico”.
L’aver ridotto i partiti a luoghi di promozione per improbabili carriere politiche o di vaghe “narrazioni”, l’aver ceduto ai meccanismi della governabilità in luogo della rappresentanza come stabilito dalla Costituzione, aver concesso tutto lo spazio possibile alla personalizzazione della politica “classico” luogo d’azione dell’avversario, essersi posti in una condizione di subalternità sostanziale a movimenti che, invece, avrebbero avuto necessità di una sponda politica complessiva mirata all’ “interesse generale” ( e non, semplicisticamente a non meglio identificati “beni comuni”) sono tutti punti sui quali le responsabilità delle sinistre, moderate, riformiste o ancora presuntamente anticapitaliste, sono state grandi nel cedimento sul piano delle teoria, dell’identità politica, della capacità d’azione.
Il momento, però, non deve lasciare il passo ad una logica recriminatoria: serve subito liberarsi del populismo e, per fare, questo serve l’unità delle opposizioni, l’elaborazione di un progetto comune di transizione, una idea di governo dell’emergenza (senza dimenticare, come è stato fatto in questi mesi, il tema fondamentale della legge elettorale).
Ritorna l’antico e discusso tema del CLN? Crediamo proprio sia il caso di rifletterci con attenzione.
Savona, li 30 Marzo 2011 Franco Astengo

Filippo Boatti 30 marzo 2011 - 15:04

Non penso che sia una disputa: lo screditamento delle posizioni pacifiste da parte dei media filo-PD ha avuto come risultato di fare crollare tutto il centrosinistra nei sondaggi, non è quindi una disputa è legittima difesa dalla stupidità politica di determinati gruppi editoriali. Avevano nel mirino la sinistra, hanno danneggiato tutti, distruttori e autodistruttori.

Ugo Francesco Calvo 30 marzo 2011 - 14:41

Perché anche le questioni più drammatiche debbono diventare pretesto di disputa? Un folle sanguinario non lo fermi con la diplomazia ma questo non giustifica alimentare una guerra civile. Ridotto il potenziale del sanguinario deve subentrare un’azione di sostegno alla libera espressione di consenso e dissenso. La rimozione del dittatore è la condizione necessaria e su questo deve muoversi la diplomazia internazionale.

Filippo Boatti 30 marzo 2011 - 13:55

ecco, ci mancava Ingrao, non ne azzecca una dal ’56.

Pino Tassi 30 marzo 2011 - 13:43

SPERO CHE PUBBLICHERETE L’INTERVISTA DI PIETRO INGRAO USCITA OGGI SU L’UNITA’.FINALMENTE UN’ANALISI VERA, SEMPLICE, OVVIA, SU GHEDDAFI E SU QUALE DOVREBBE ESSERE LA POSIZIONE POLITICA DI UNA FORZA DI SINISTRA

Filippo Boatti 30 marzo 2011 - 13:38

(ben altra)

Filippo Boatti 30 marzo 2011 - 13:37

Se è per questo anche Luciano Gallino ha diritto di tribuna su Repubblica… ma la linea del giornale è altra.

Nino 30 marzo 2011 - 12:42

a patto che qualcuno non si offenda,consiglio su repubblica un articolo del generale mini, che senza ipocrisia racconta ciò che succederà fra alcuni giorni, sempre che non sia stato messo in opera.
Le forze amanti della libertà e dell’umanitarismo,in yugoslavia, afganistan, irak e pakistan, però non se ne sono accorti,dopo gli aerei cominceranno ad usare gli elicotteri, che scenderanno a pochi metri da terra per essere usati come la cavalleria dell’aria dei ribelli.
Nessuna risoluzione permette tutto ciò, ma chi se ne frega, per la libertà tutto è concesso!

Filippo Boatti 30 marzo 2011 - 11:48

Il tentativo ormai evidente dei ribelli libici è quello di trascinarci dentro alla loro guerra, di cui poco sappiamo, e noi lo stiamo facendo, al netto di tutte le convenienze geopolitiche, economiche, ecc. A loro importa poco se ciò comporterà una escalation militare perché pur di non perire sono disposti a tutto. E’ una completa assurdità che solo al gruppo Repubblica-L’Espresso può sembrare ragionevole, gruppo editoriale che che da’ per scontato, ideologicamente, che noi si debba seguire questa logica perversa di cui non si conosce lo sbocco.

Fabio Roda 30 marzo 2011 - 11:34

aNCHE OGGI BISOGNA ANDARE DAVANTI A MONTE CITORIO A PROTESTARE CONTRO IL VERGOGNOSO CAMBIO DI PROGRAMMA PER CONTENTIRE L’APPROVAZIONE DEL PROCESSO BREVE. PORTATE BANDIERE E MEGAFONI PER GRIDARGLI UTTO IL NOSTRO DISPREZZO

Antonello Natali 30 marzo 2011 - 11:30

Caro Leandro non capisco perchè non puoi riconoscerti nelle argomentazioni e nelle richieste politiche approvate dal coordinamento nazionale di SEL del 19 Marzo scorso, mi auguro che tu lo abbia letto attentamente.
Non credo che nella situazione data, una forza politica che non è neanche presente in parlamento potesse dire o fare di più.
Spero vivamente che tu possa ritirare le tue dimissioni e continuare a dare un contributo importante alla costruzione di una nuova sinistra.

Filippo Boatti 30 marzo 2011 - 09:47

C’è una primavera libica? Ne siamo sicuri?

Yuri 30 marzo 2011 - 08:16

boh…non lo so. Francamente avrei preferito una riflessione più approfondita. Io sto amando profondamente questa “primavera” del magreb. Sono daccordo che ci si poteva muovere prima per evitare di bombardare i carri armati. Ma non lo hanno fatto. E un partito politico, come diceva Gramsci si deve domandare “che fare ADESSO”? Se non partiva l’iniziativa bellica siamo perlomeno tutti daccordo che la “primavera libica” sarebbe finita in un bagno di sangue? Vorrei portare avanti con tutti questo ragionamento se possibile. Yuri

Filippo Boatti 30 marzo 2011 - 01:23

e ripeto, il solito gruppo Repubblica-L’Espresso screditando aprioristicamente le posizioni pacifiste presenti nel centrosinistra, ha fatto crollare TUTTO il centrosinistra nei sondaggi, altro che “pacifismo ideologico”. è ideologico chi si accoda a una guerra senza prima approfondire cosa c’è dietro, una ribellione a Gheddafi di cui però non sappiamo niente sulla natura specifica, sulla composizione e sulle finalità.

Filippo Boatti 30 marzo 2011 - 00:58

i finti liberali come “Repubblica” hanno costruito questa realtà virtuale dove l’intervento armato pare l’unica soluzione possibile… in realtà è probabile che le cose non stiano così. il risultato della propaganda bellica è che tutto il centrosinistra crolla nei sondaggi, non solo i partiti di sinistra bersaglio di Repubblica: complimenti, bravi scemi. con questi dirigenti “democratici” e con questa informazione “democratica”, non vinceremo mai.

Piero 30 marzo 2011 - 00:39

Lello.Quando si dice”allora perchè non bombardiamo anche le Bahrein”è chiaro che lo si dice in maniera provocatoria.Solo un i.b.ci.le
può non capire questo.Ma i guerrafondai purtroppo non eccedono quanto a materia grigia.

Piero 30 marzo 2011 - 00:16

Attenzione compagni.Sono convinto che sul nostro
sito scrivano persone,per es. i guerrafondai,che
nulla hanno a che vedere nè con SEL nè con la sinistra.
A proposito di processi.Quante condanne a morte
si meriterebbe G.Bush per i crimini che ha commesso,visto che negli USA c’è ancora la condanna a morte ?

Leandro 29 marzo 2011 - 21:14

Troppo facile, cari compagni, aderire a una manifestazione, quando anche noi dovevamo essere il motore di una mobilitazione forte. Le nostre posizioni sono state una specie di cerchiobottismo, attente a non danneggiare la popolarità di Nichi, mostrando equidistanza, moderazione, nessuna concreta iniziativa che poteva suonare “estremista”. Io penso che questa posizione, nei fatti, sia molto, molto grave. Se anche sulla cosa più grave che può succedere a dei popoli, quale quella di trovarsi in guerra, una forza politica di sinistra non riesce ad esprimere un dissenso netto e profondo, con tutte le ragioni che lo rendono vero, forte ed esplicito, questa forza ha poco futuro. Sono conscio che viviamo tempi difficilissimi in cui può accadere di smarrire la strada, ed è successo anche a me, ma nel mio intimo, più profondo, non posso accettare di condividere posizioni, forse dettate da un malcelato e bruttissimo senso di una specie di realpolitik, e posizioni che non siano, per brevità, assimilabili, non solo a parole, a quella di Emergency. Di conseguenza, vi comunico, per l’importanza che può avere, le mie dimissioni da SEL e dagli incarichi che ricoprivo in provincia di Rieti. Un abbraccio, Leandro

Alessio 29 marzo 2011 - 20:52

a rosa: ti sei accorta che gli interventi umanitari ci sono solo dove c’è il petrolio? Dove era la comunità internazionale quando c’era il genocidio in Rwanda? O in etipoia, eritrea o in darfur? La rivolta libica è diversa da quella tunisina e egiziana, perchè è stata orchestrata dai francesi per prendere il petrolio ed ha come leader l’ ex ministro dell’interno di gheddafi! Ma lo sai quanti sono i paesi dove gli oppositori spariscono? vuoi bombardare mezzo mondo? Eri favorevole anche alla vergognosa guerra del kosovo?

Rosa 29 marzo 2011 - 15:11

LIBIA: AMNESTY DENUNCIA SCOMPARSA DI 30 OPPOSITORI DEL REGIME

(ASCA) – Roma, 29 mar – Secondo un documento diffuso oggi da Amnesty International, le forze libiche fedeli al colonnello Muammar Gheddafi sono ”responsabili di una campagna di sparizioni forzate destinata a stroncare l’opposizione crescente al suo governo”. Il documento descrive ”una trentina di casi di persone scomparse dall’inizio delle proteste, tra attivisti politici, sospetti ribelli o presunti simpatizzanti di questi ultimi”.

”A quanto pare, e’ in vigore una politica sistematica di arrestare chiunque sia sospettato di opporsi al colonnello Gheddafi, trattenerlo in incommunicado e trasferirlo nell’ovest del paese, ancora sotto il suo controllo. Date le circostanze in cui si sono verificate queste sparizioni forzate, vi sono tutte le ragioni per ritenere che le persone che ne sono vittime corrano seri rischi di subire torture e maltrattamenti’ – ha dichiarato Malcolm Smart, direttore del Programma Medio Oriente e l’Africa del Nord di Amnesty International – Il colonnello Gheddafi deve porre fine a questa vergognosa campagna e a ordinare alle sue forze di rispettare il diritto internazionale”. Le sparizioni, secondo Amnesty, ”sono iniziate persino prima che le proteste contro il colonnello Gheddafi si trasformassero in rivolta armata”.

”Atef ”Abd al-Qader al-Atrash, un noto blogger padre di due bambini, e’ stato visto l’ultima volta mentre partecipava a una riunione nei pressi del porto di Bengasi, il 17 febbraio. Si ritiene sia stato portato via dalle forze di sicurezza. Abbiamo provato a chiamarlo al telefono ma ha sempre squillato a vuoto’ – ha dichiarato un parente ad Amnesty International – fino a quando pochi giorni dopo un uomo dall’accento [della Libia] occidentale ha risposto dicendo ”Ecco quello che succede a chi ci tira i sassi’. Ma Atef non ha mai tirato i sassi a nessuno”.

Dopo che i ribelli hanno preso il controllo di Bengasi, nel corso del ritiro le forze pro-Gheddafi, evidenzia ancora Amnesty, ”pare abbiano arrestato alcuni manifestanti, compresi bambini”. L’organizzazione ”ha documentato una serie di casi di persone viste per l’ultima volta all’interno o nei pressi del complesso militare di Kateeba al-Fadheel il 20 febbraio. Un parente di Hassan Mohammad al-Qata’ni, un alunno di 14 anni, ha raccontato: ‘Non dormo piu’ da quando e’ scomparso, nessuno nella nostra famiglia dorme piu’, siamo terrorizzati. E’ solo un ragazzino, non sappiamo che fare, dove cercarlo, a chi chiedere aiuto”’. Via via che il conflitto si sviluppava, le sparizioni sono proseguite. ”Di alcune persone si sono perse le tracce a Ben Jawad o nei dintorni, lungo la linea del fronte. Si ritiene che alcuni fossero guerriglieri, altri solamente civili arrivati nella zona per curare i feriti, altri erano semplicemente passanti”. Una fonte ha dichiarato ad Amnesty International che ”un suo familiare e’ stato fatto prigioniero dalle forze leali al colonnello Gheddafi il 6 marzo a Ben Jawad. Da una telefonata ricevuta, ha saputo che il parente era stato poi portato via, insieme a decine di altre persone, verso il complesso militare di Kateeba al-Sa’idi nella citta’ di Sirte. In seguito, un fratello del detenuto ha ricevuto una telefonata, dal cellulare di quest’ultimo, in cui soldati fedeli al colonnello Gheddafi minacciavano di farlo fuori ”insieme alla tua famiglia, a tua madre e ai tuoi fratelli”’.

Amnesty International, si legge ancora nel documento, ”ha chiesto al colonnello Gheddafi e alle forze a lui vicine di consentire subito visite di organismi indipendenti ai detenuti, in modo da accertarne le condizioni di salute e di proteggerli dalla tortura, nonche’ di informare urgentemente le loro famiglie circa il luogo di prigionia”.

L’organizzazione per i diritti umani ha inoltre ”sollecitato coloro che trattengono i detenuti a garantire che tutti i ribelli, o coloro che sono sospettati di esserlo, siano trattati umanamente secondo quanto prevede il diritto internazionale e sia dato loro immediato accesso al Comitato internazionale della Croce Rossa”.

”Il colonnello Gheddafi potrebbe essere giudicato responsabile, in un processo internazionale, di ogni crimine commesso dalle sue forze durante questo conflitto. Chiunque sia detenuto solo per aver sostenuto pacificamente le proteste dev’essere rilasciato immediatamente e poter tornare a casa in condizioni di sicurezza”, ha concluso Smart.

Rosa 29 marzo 2011 - 15:09

Beh ragazzi Homer Simpson forse riuscirebbe a battervi quanto a finezza di analisi…

Edoardo Trotta 29 marzo 2011 - 13:32

Le posizioni della “DESTRA” Italiana servono solo a tenere i piedi in due scarpe.
Da una parte blandire i dittatori (se capitasse che ..) dall’altra bombardare o CONTRIBUIRE a bombardare (caso mai vincessero gli altri).
Istruttivo un telegiornale di Fede “i cattivi sono gli altri … Mentre il Governo contribuiva ATTIVAMENTE alla guerra.
Così perderemo DUE VOLTE.
Una parte dei Libici ci vedrà come TRADITORI l’altra come SOSTENITORI del DITTATORE.
Siamo proprio in fondo al sacco.

Edoardo Trotta 29 marzo 2011 - 13:26

Credo che il documento della Tavola della Pace che ho trovato su: noi siamo chiesa contenga spunti interessanti.
Ciao.

P.S. Io appartengo anche all’Unione Atei Agnostici Razionalisti ma non credo che la questione interessi solo chi appartiene ad una religione.

Marino 29 marzo 2011 - 10:59

Continuando…questo al prezzo di soli circa 200000 morti; Somalia…vi ricordate ‘restore hope’ bene un paese occupato da truppe straniere in perenne guera con decine di migliia di morti l’anno e con l’organizizzazione statuale praticamente inesistente. Balcani: al posto di una grande e unita Yugoslavia al costo di circa 250000 morti si son creati alcuni stati canaglia il Kosovo ad esempio con il presidente accusato di traffico d’armi e d’organi di mbambini vhe non può uscire dal proprio paese con una pulizia etnica antiserba che ha ridotto la presenza serba a poche migliaia di persone e distrutto alcune dei più bei monastari ortadossi, Il Montenegro ha il ministro degli esteri o l’ex ministro degli esteri ricercato per contrabbamdo e traffico internazione di stupefacenti per non parlare della Bosnia direttamente governata da diverse mafie e che ha cancellato ogni unità plurinazionale oggi Sarajevo è abitata dai soli mussulmani in uncittà che contava circa 22 nazionalità comprese famiglie venete costrette dopo la guera di liberazione antiserba a tornare in Italia dopo 2 secoli Insomma questa riduziuone ad uno di cui parlavo ci è costatta la distruzione di una decina di stati morti per milioni e regimi dittatoriali peggiori dei precedenti (milosevic è stato abbattuto da una libera elezione gli altri filo occidentali quando han perso le elezioni hanno assaltato a colpi di mitra il parlamento (vedi Berisha)) qualche milione di morti dovuti al nostro intervento umanitario senza alcuna vittoria per la democrazia reale…e venite a parlarmi di intervento umanitaria e che sareste pragmatici…ma per carità mai visto tanta ideologia cieca..mi si dice e srebenica e cosa sarebbe successo a Bengasi se non fossimo intervenuti…rispondo a srebenica c’era l’onu e bastava una telefonata per fermare il massacro…ma era necessario per l’intervento successivo quindi perchè spendere i soldi di un gettone? e a Bengasi non so quanti morti ci sarebbero stati, sicuramente meno dei morti civili che sta facendo la NATO ora..perchè le vostre guerre a difesa dei civioli hanno questo piccolo diffetto usano bombe intelligenti e massacrano il moltissime persone il 95% delle quali son civili..guardatevi almeno le statistiche

Marino 29 marzo 2011 - 10:40

Cari compagni, l’ideologia è dura a morire ed è duro a morire lo stalinismo ideoligico dei neoliberisti. Sono stufo di sentire da chi orecchia repubblica e il pensiero dominante che ‘basta con l’ideologia basta con il pacifismo imbelle’ a parte il fatto che per definizione il pacifismo ha da essere imbelle cioè ‘senza guera’ vorei ragionare con voi gurieri umanitari dei risultati di questi 20 anni di guere continue che dal ’91 ci perseguitano in nome dell’umanità e con lo scopo anche dichiarato di ridurre ad uno il mondo. Unica democrazia, unica economia liberale, unica ideologia per tutti purchè non si tocchi il nostro benessere. OK facciamolo questo bilancino. Iraq da un paese unito e laico sitto un ferioce dittatore Saddam abbiamo un paese diviso con una pulizia etnico religioso teribile (l’occupazione dell’occidente sta riusciendo a realizzare ciò che nemmeno il feroce Saladino era riuscito far sparire una chiesa cristiana di origine apostolica

Nando 29 marzo 2011 - 10:16

Ancora una volta si ripropone l’assoluta necessità per tutta la SINISTRA di ribadire senza se e senza ma la netta contrarietà alla guerra come aberrante strumento per la risoluzione delle controversie internazionali e che invece pare giustificata da alcuni commenti inaccettabili nella forma e nella sostanza. Tutte le nobili iniziative come quella propostaci da EMERGENGY per il prossimo 2 aprile devono essere sostenute da quanti hanno a cuore il ripristino delle condizioni di pace e il rispetto dei diritti umani respingendo il concetto dell’”interventismo umanitario” come mera finzione giuridica.

Rosa 29 marzo 2011 - 09:49

Le dittature non si abbattono a colpi di sms, questo è un dato di fatto. Detto questo ho un’unica perplessità rispetto a questo appello, che nelle sue enunciazioni di principio condivido: come si fa a rilanciare una soluzione politica senza citare l’ONU? Chi dovrebbe avanzarla, realizzare e applicare? Non possiamo continuare ad avere questa ambiguità, che salva solo le nostre coscienze. La pace sì, ma come concretamente? Con chi lotta per la democrazia sì, ma come concretamente visto che chi lo fa in Libia lo fa combattendo?

Lello 29 marzo 2011 - 08:10

sono d’accordo in pieno con ernesto. ma ve lo immaginate cosa sarebbe successo se a bengasi si fossero armati di telefonini? stavano con i mitragliatori e per giorni li hanno massacrati. A mio modesto parere l’analisi di luca è fuori dal mondo. Manco il ferrando dei bei tempi! Qui sembra di essere trattati come tanti scemi! Ma come si fa a non vedere che, con tutte le distinzioni del caso, in africa e in parte dell’asia sta succedendo quello che da tanto ci si aspettava? Parlate di colonialismo ma non vi accorgete che lì sta esplodendo tutto proprio a causa del colonialismo dei secoli scorsi…che ha depredato intere nazioni delle proprie risorse lasciandole nella fame e nella miseria. Poi qualcuno ha perso la pazienza. E se ora ci sono popoli che tentano di riprendersi la propria dignità…beh…non possiamo far finta di far niente nascondendoci dietro il “e allora perchè non bombardano il bahrein”…se bombardassero anche il bahrein, allora sareste d’accordo????
Leggo nell’appello: Se si vuole difendere i diritti umani, l’unica strada per farlo è che tutte le parti si impegnino a cessare il fuoco, a fermare la guerra, la violenza, la repressione.

OK. CHI LA FA UNA TELEFONATA A GHEDDAFI PER PROPORGLIELO?????
MA SIAMO SERI….

Luca 28 marzo 2011 - 18:25

x Ernesto, peccato che ti allinei con chi fa di tutta l’erba un fascio.

Al Cairo ed a Tunisi i ragazzi erano armati di videotelefonini, a Bengazi sono armati di mitragliatrici e fuoristrada, sembrano più bande di pirati che giovani in cerca di democrazia, non mi sembra serva non so quale intelligenza per capire che sono animati solo da odio per i “presunti” torti che la Cirenaica avrebbe subito negli ultimi 40 anni a vantaggio della Tripolitania.

E secondo voi questi violenti animati da odio, rabbia e rancore, sarebbero i dispensatori di democrazia?
Quanti ne massacreranno prima diventare una pseudo nazione democratica?
Solo dei poveri ingenui possono prendere per verità assoluta tutto quanto viene raccontato da una parte arrabbiata, che in fondo vuole solo una cosa prendersi il petrolio, in quanto lo ritiene di proprietà della Cirenaica.

Vedremo se la soluzione finale non sarà la divisione della Libia in tre stati, con i Ribelli che si prenderanno quasi il 100% del Petrolio e dell’Uranio.

Ernesto 28 marzo 2011 - 16:54

PENSAVO
Che staccandosi da Rifondazione comunista fossero morte anche le posizioni ideologiche.
Invece non è cosi. In SEL permane questo modo tutto astratto di affrontare i Problemi secondo logiche di principio anzichè misurarsi con la realtà .Valutando volta per volta i problemi per cio che sono e rappresentano.Come si fa a non vedere e a travisare ciò che accade nel Magreb.In quei paesi stà soffiando un vento forte di libertà. Riproponendo ciò che accadde da noi nel 1943/44/45.Si doveva, anche allora, scendere in Piazza a manifestare contro le forze alleate USA Ighilterra perché erano intervenute ad aiutare i nostri Partigiani a liberarci da due dittatori quali furono Mussolini e Hitler?

Paolo Da Bergamo 28 marzo 2011 - 16:27

Mi permetto di suggerire come anteprima della manifestazione del 2 aprile un presidio di SEL davanti a palazzo chigi in solidarietà con gli abitanti di Lampedusa e gli immigrati per denunciare la squallida operazione del governo e della Lega di far incancrenire la situazione sull’isola per dimostrare che gli immigrati vogliono dire sporcizia, pericolo per l’ordine pubblico ecc. tutto per alimentare ulteriore paura rifiuto degli immigrati da parte degli italiani; tenere in ostaggio, reclusi in quelle condizioni che abbiamo visto, gli immigrati e gli italiani di lampedusa per un mese per questo obiettivo veramente un’operazione disumana e culturalmente pericolosa.

Ballottaggi: SEL, centrosinistra da solo non basta più

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Vendola: solidarietà alle popolazioni colpite dal terremoto

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