“Svizzera: no ai minareti si all’export di armi” di Giuliana Sgrena

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In Svizzera l’art. 72 della Costituzione che regola le relazioni tra lo stato e le confessioni religiose sarà modificato. E’ questo il primo effetto del referendum di domenica scorsa (29 novembre 2009), vinto con il 57,5 per cento dalla destra nazional-conservatrice, che ha sancito il divieto per la costruzione dei minareti. E’ una decisione che ha immediatamente animato gli spiriti più retrivi degli islamofobi di casa nostra, con Borghezio in prima fila, ma non solo.  Dopo essersi spesi in difesa del crocefisso – che ora propongono di inserire anche nella nostra bandiera! ipotesi su cui si dichiara possibilista anche il ministro degli esteri Frattini – sparano a zero sui minareti, allargando il campo di azione contro tutto quello che appartiene a religioni o culture diverse. Questo non vuol dire che tutto quello che viene difeso in nome della religione (islamica o cattolica) possa essere avallato. Innanzitutto non si possono accettare le violazioni dei diritti delle donne, eppure spesso anche in casa nostra, sia a destra che a sinistra, vengono giustificate molte violenze di genere in nome della tolleranza.

Penso che a guidarci non debba essere la tolleranza (che sottintende qualcuno da tollerare) ma la giustizia: uguale diritti e uguali doveri. Solo garantendo gli stessi diritti possiamo pretendere il rispetto di tutte le nostre leggi.

Per tornare ai minareti, non possono essere certo paragonati a burqa e mutilazioni sessuali (violazioni dei diritti delle donne e mutilazioni del corpo di essere umani) come fanno gli oltranzisti d’oltralpe con buon seguito anche in Italia. I minareti sono parte di un luogo di culto (le moschee) che non si possono certo vietare non solo perché si violerebbe il pluralismo religioso ma anche per “convenienza” politica: i musulmani non sono tutti islamisti radicali come vorrebbero farci credere gli islamofobi ed è meglio evitare che lo diventino. Gli integralisti ci sono ovunque, anche tra i cattolici, chiudendo i luoghi di culto spingeremmo i musulmani moderati nelle braccia degli estremisti che avrebbero buoni argomenti (la chiusura del mondo occidentale) per la loro causa. Quindi dobbiamo garantire ai musulmani, come ai credenti di altre religioni, di poter pregare alla luce del sole e non rinchiusi in cantine e garage clandestini. Non è forse quello che chiedono molti cristiani in giro per il mondo? E cosa diremmo se fosse permessa la costruzione di chiese senza i relativi campanili?

Certo non sempre la costruzione di moschee serve solo alla pratica religiosa, in molti paesi musulmani devastati dalla guerra sono sorte centinaia di moschee finanziate dall’Arabia saudita o dall’Iran per diffondere una visione dell’islam  wahabita o di stampo khomeinista, ma non è certo il caso della Svizzera o dell’Europa, dove i petrodollari sauditi sono peraltro ben accetti nelle banche.

Nello stesso giorno di domenica gli svizzeri hanno votato anche la proposta di vietare l’esportazioni di armi, è stata respinta!

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Lele 2 dicembre 2009 - 02:16

Si ok, gli svizzeri hanno fatto una cosa brutta, perchè il loro voto non è tanto islamofobo quanto xenofobo. Tuttavia io voglio dirlo chiaramente: “Morire per La Mecca? no grazie”. Non ho nessuna intenzione di immolarmi, di immolare la sinistra, di perdere le elezioni, di non riuscire a togliere dalle mani della destra la gestione di questa grave crisi economica, sociale, ambientale e culturale, per difendere una religione che scivola con troppa facilità in pratiche fasciste.
Io penso che una sinistra che intenda promuovere la liberazione sociale e civile delle persone, possa tranquillamente fare a meno di difendere delle architetture come i minareti che manifestano simbolicamente il potere autoritario e fallocratico dell’islam. E in generale non penso che le aperture di luoghi di culto islamici vadano annoverate fra le conquiste civili del nostro paese.
A Sesto San Giovanni la giunta di sinistra ha difeso strenuamente l’insediamento di una moschea (peraltro in un luogo dal punto dal vista urbanistico assolutamente inadeguato) beccandosi le solite sceneggiate da reality della Lega e dei residenti. Se alle prossime elezioni a Sesto la sinistra perderà per aver difeso una moschea, moderatamente e pacatamente, m’incazzo.

Anuska 1 dicembre 2009 - 19:58

minareti no, esportazione di armi sì: la prima scelta in funzione della seconda; misere scelte di un piccolo paese di piccoli piccoli uomini; per grandi convenienze economiche.

Paola 1 dicembre 2009 - 11:05

Guardo l’ “Europa” dalla Bosnia, e una volta di piu’ penso: stateci voi, in “Europa”….

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