Un anno migliore per un’Italia migliore

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Un anno migliore per un’Italia migliore. Sinistra Ecologia Libertà farà la sua parte, cominciando con questo calendario che vuole percorrere il 2012 attorno alle parole chiave del nostro tempo e del nostro impegno.

Un’agenda di temi su cui costruire analisi, ricerca, iniziativa, proposta, consenso: la cura del territorio e la messa in sicurezza del nostro paese, la riduzione delle spese militari, un reddito di cittadinanza che dia ai giovani il diritto alla dignità, una proposta di manovra che per una volta faccia pagare chi non lo ha mai fatto, la tutela dei nostri beni comuni, le battaglie per i diritti civili, un’idea d’Europa che torni a parlare il linguaggio della democrazia e non quello delle banche, una Rai finalmente affrancata dagli appetiti dei partiti…

Dodici mesi, dodici campagne politiche per dare concretezza alle cose da fare e da dire. E per darci un tempo migliore: ce lo meritiamo.

Claudio Fava

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Ci sono 15 commenti per questo post
Alessio 24 dicembre 2011 - 14:35

e i dati tesseramento 2011?
mi piacerebbe sapere come sono andati rispetto al tesseramento 2010.

il fatto che SEL non pubblichi questa volta i dati… mi deve far pensare male?

Luciano Chiodo 23 dicembre 2011 - 23:24

Franco Astengo, grazie, condivido la sensibilità, l’onestà intellettuale e l’indignazione del tuo intervento, oltre ai contenuti.

Franco Astengo 23 dicembre 2011 - 22:35

SOLTANTO DUE RIGHE DI RIFLESSIONE DA SCRIVERE E LASCIARE IN BACHECA PER QUESTI GIORNI DI FESTA, SENZA IMPORTUNARE NESSUNO.
TUTTI I COMMENTI RIGUARDANTI LA CRISI ECONOMICA E FINANZIARIA SI RIVOLGONO ALLA LOGICA DEI MERCATI, CONTEMPORANEAMENTE LE STATISICHE INDICANO CHE SALARI E STIPENDI SONO, NELLA SOSTANZA, DIMINUITI RISPETTO ALLA CRESCITA DELL’INFLAZIONE E ALL’AUMENTO DELLE TASSE.
EPPURE NESSUNO SI ASSUME LA RESPONSABILITA’ DI QUESTO FATTO GRAVISSIMO, DELL’IMPOVERIMENTO GENERALE (TRALASCIO IL DISCORSO SUL TASSO DI DISOCCUPAZIONE) ED I COMMENTATORI DISCETTANO DI QUESTA O QUELLA QUESTIONE POLITICO-ECONOMICA SENZA CHE NESSUNO, DICO NESSUNO, SCAVI NELLA RESPONSABILITA’ VERE DI CHI HA PROVOCATO QUESTA CRISI CHE, INVECE, VIENE SOSTANZIALMENTE PREMIATO. E’ INSOPPORTABILE CHE IL CITTADINO ITALIANO NORMALE SIA TRATTATO COSì MALE E CHE ESISTANO ANCORA DISEGUAGLIANZE ENORMI COME QUELLE CHE STIAMO VERIFICANDO IN ESSERE.
ABBIAMO SCRITTO TANTE VOLTE CHE SERVIREBBE LA POLITICA, BISOGNA AGGIUNGERE CHE IL LIVELLO DI INDIGNAZIONE E’ ANCORA BASSO E CHE IL MOTTO DI QUESTE FESTE DOVREBBE ESSERE QUELLO ANTICO DI ORIGINE MAOISTA “RIBELLARSI E’ GIUSTO”.
Un compagno, antico delegato dell’FLM, rispetto all’idea del ribellarsi è giusto mi ha posto una domanda circa il significato che questo fatto assume oggi, in tempi di leghismo, qualunquismo, antipolitica.
Ecco la risposta:
Oggi va bene anche affermarlo e basta, la ribellione è nostra, senza retropensieri: è l’assalto al cielo della Comune di Parigi, sono i contadini sassoni sterminati a Frankhausen, gli schiavi di Spartaco, il proletariato in marcia verso il sol dell’avvenire.
o 23 Dicembre 2011
o Franco Astengo

Giuseppe 23 dicembre 2011 - 08:58

Venditore. Almanacchi, almanacchi nuovi; lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi?
Passeggere. Almanacchi per l’anno nuovo?
Venditore. Si signore.
Passeggere. Credete che sarà felice quest’anno nuovo?
Venditore. Oh illustrissimo si, certo.
Passeggere. Come quest’anno passato?
Venditore. Più più assai.
Passeggere. Come quello di là?
Venditore. Più più, illustrissimo.
Passeggere. Ma come qual altro? Non vi piacerebb’egli che l’anno nuovo fosse come qualcuno di questi anni ultimi?
Venditore. Signor no, non mi piacerebbe.
Passeggere. Quanti anni nuovi sono passati da che voi vendete almanacchi?
Venditore. Saranno vent’anni, illustrissimo.
Passeggere. A quale di cotesti vent’anni vorreste che somigliasse l’anno venturo?
Venditore. Io? non saprei.
Passeggere. Non vi ricordate di nessun anno in particolare, che vi paresse felice?
Venditore. No in verità, illustrissimo.

Questo dialogo è vero sopratutto per gli ultimi 20 anni dell’itaglietta, e le prospettive sono di continuare su questa strada. Me ne sono reso ben conto ieri sera sentendo Di Pietro a Servizio Pubblico: il partito dell’ex pm è la rete gettata per catturare i pesci che scapperanno dal pd verso sx, in tal modo si impedirà di costruire una reale alternativa alle politiche scellerate di questi anni. Dico questo perchè non è credibile chi quando era al governo era a favore delle guerre e ora si scopre pacifista e favorevole ai tagli alla difesa, chi era favorevole alle inutili infrastrutture e ora le critica, chi è a favore dei lavoratori ma poi, vinto da una spontanea natura, invoca la Legge Reale ai primi segni di contestazione del regime. E infatti, pur criticando aspramente le attuali scelte del pd si è lasciato sfuggire un “quando spero torneremo al governo” …ovviamente insieme all’azionista di maggioranza…davvero un esempio di coerenza! ma, come dicevo, è tutta tattica per raggranellare voti. Per quanto ancora gli itagliani si faranno menare per il naso?
Giuseppe

Sergio Tosini 22 dicembre 2011 - 23:34

Caro Claudio, vedo che in questo calendario ritorna il reddito di cittadinanza dopo che in un lunga e partecipata discussione avevamo scartato questa proposta in direzione di un reddito minimo. la proposta del reddito minimo fu a suo tempo fatta propria dal coordinamento nazionale. Nel frattempo non ci sono stati fatti che possono aver portato ad un cambiamento così significativo delle nostre proposte.
Mi viene da chidermi quale sia il meccanismo di eleborazione e di decisione nostro interno. Ma non è questo che ora mi interessa. Prendo atto che quella elaborazione è stata fatta saltare è dunque quella sintesi non esiste più. Per cui argomenterò brevemente perchè non sono daccordo.
La cittadinanza è connessa strettamente al sistema fiscale; se non c’è giustizia fiscale non ci può essere cittadinanza; lavoro nero, precario ed irregolare;il 30% di economia sommersa; capitali e patrimoni che non pagano tasse e per ultimo la recessione non permettono di parlare di cittadinanza.
Poi postulare il diritto al reddito sganciato dal lavoro è quanto di più lontano possa esistere da qualsiasi orizzonte mai pensato di una società giusta e solidale come da qualsiasi obiettivo di socialismo.
Il reddito di cittadinanza, nella situazione concreta in cui siamo, ci prefigura offrire ai giovani di questo paese un destino di assistiti ed emarginati.
Il problema è il lavoro che non c’è; il problema è la precarietà imperante.
Si tratta di una parola d’ordine avventurista e pericolosa.
Non tanto per la sua irrealizzatibilità quanto per il fatto che tende, nei fatti, a mettere i giovani precari e senza lavoro contro i lavoratori “regolari”. Nella situazione attuale è oggettivo che le risorse per questo obolo caritatevole non potrebbero che venire da una riduzione di redditi e diritti dei lavoratori dipendenti.
Voglio ricordare a tutti che scagliare i giovani contro i lavoratori, in una situazione di disoccupazione e recessione crescente può determinare un ambiente sociale che ha qualche attinenza con quello in cui si svilupparono il fascismo ed in nazismo.
Naturalmente altra cosa è quella di prevedere meccanismi di integrazione del reddito per deteminate figure sociali (giovani inoccupati, disoccupati di lunga durata, ecc…)
Sempre però legate a sostegni temporanei per il lavoro.
Ma ciò che è assolutamente determinante, in questo ambito, è determinare processi di unità e non di divisione.
Ad esempio poichè qualsiasi musura di sostegno al reddito non potrà, ovviamente, essere superiore alla pensione sociale (480 euro) si apre un terreno di lotta comune tra giovani e pensionati per il suo innalzamento.
Potrei continuare ma mi fermo qui; per quanto mi riguarda prendo atto di un punto di dialettica politica dentro SEL e spero che si apra una discussione adeguata al riguardo.

Franco Astengo 22 dicembre 2011 - 21:38

I DIRITTI DEI PADRI NON RICADANO SUI FIGLI
La ministra Fornero pare aver, almeno provvisoriamente, ritirato le velleità di cancellazione dell’articolo 18 della legge 300/70, meglio nota come “Statuto dei Lavoratori”.
La linea del padronato italiano, in questo momento di gravissima crisi con una disoccupazione record e gli stipendi in calo da 10 anni rispetto alla crescita di tasse ed inflazione, non pare però deflettere dall’obiettivo del togliere ai padri per non dare ai figli.
L’autorevolissimo “Corriere della Sera” oggi, in due distinti articoli, il fondo firmato da Maurizio Ferrera (“Le generazioni prive di difesa”) e del senatore PD Pietro Iachino (“Il lavoro ed i veti che non aiutano”) pare muoversi attorno all’obiettivo di far dismettere completamente il residuo di tutele esistenti nel settore lavoro dipendente, in modo – a giudizio di entrambi gli autori – di stravolgere il quadro allo scopo di favorire l’ingresso sulla scena di nuovi livelli di relazioni sindacali in grado di far accedere al mondo del lavoro le nuove generazioni.
All’idea della “flexsecurity” tanto sbandierata mancano, in questo momento, le risorse necessarie per essere efficacemente realizzata: si tratta quindi di pura modellistica impossibile da applicare, se non con scopi e funzioni ben diverse da quelli sbandierati propagandisticamente.
Verrebbe da affermare, subito, che le condizioni possibili per un massiccio ingresso dei giovani nel mercato del lavoro in forma non precaria e supersfruttata come avviene adesso sono molto complesse e riguardano il quadro di relazioni economiche sul piano internazionale, la situazione finanziaria, la politica industriale, le risorse a disposizione della scuola, dell’università e della ricerca, il ripristino di livello minimi di stato sociale, ma limitandoci al quadro esposto nei due articoli appena citati viene naturale rispondere che si tratta, prima di tutto, di svelare un arcano forse troppo facile da rivelare: l’idea di fondo è quella di far dismettere proprio gli attuali livelli di tutela del lavoro dipendente per far posto ad una nuova legislazione che lascerebbe vecchi e giovani alla mercé di una deregulation del mercato del lavoro che, proprio al riguardo delle giovani generazioni preparerebbe un futuro nel quale si sarebbero ristabilite, per intero, le antiche condizioni del “ predominio di classe”.
Perché di scontro tra interessi di classe si tratta, ancora una volta, nella selva di presunte liberalizzazioni di settori più o meno marginali nell’insieme dell’economia del paese: dove sanità, trasporti, infrastrutture, assetto idrogeologico, condizione urbana ci fanno dire che i cittadini italiani sono trattati molto male dai loro governanti, a tutti i livelli, centrale e periferico e che, ancora (pensiamo alla vicenda delle pensioni e, appunto, a quella della tutela dei diritti dei lavoratori) si sta giocando sulle aspettative di vita delle persone.
Ricordando ancora che l’articolo 18 tutela il 65% dei lavoratori di questo paese, compresi quelli resi forzatamente precari con la patente di “autonomi”, quindi una grande maggioranza e che il nostro obiettivo, al contrario di quello dei padroni, è quello di estendere questo livello di tutela ad una platea ancora più ampia, crediamo sia il caso di aprire un confronto ed una riflessione basata su dati concreti di verità e non su ideologismi e forzature da parte di quei settori politici ed economici che puntano a perpetuare il loro dominio sui settori più deboli della società italiana.
Savona, li 22 dicembre 2011 Franco Astengo

Stefano Dall'agata 22 dicembre 2011 - 20:23

@Felice
Il congresso straordinario può essere richiesto con documento motivato, sottoscritto e votato da almeno due terzi dell’assemblea nazionale. Il congresso straordinario può essere altresì richiesto con documento motivato e sottoscritto dal 20% del totale delle/degli iscritte/i di almeno 5 regioni al 31 dicembre dell’anno precedente, la presenza delle sottoscrizioni provenienti da una medesima regione non può superare il 30% del totale delle iscritte e degli isciritti. La richiesta presentata alla commissione di garanzia nazionale per la verifica delle sottoscrizioni è ratificata dall’Assemblea nazionale

Felice Di Giandomenico 22 dicembre 2011 - 18:56

Cari compagni credo che sia opportuno inserire nell’agenda anche un Congresso ora quanto mai necessario visto come il panorama politico italiano sta mutando tra una confusione che regna sovrana. Necessario anche perchè, quanto detto da Nichi nell’ultima sua intervista pubblicata qui sul sito, la foto di Vasto non esiste più e noi dobbiamo assolutamente capire con chi vanno unite le forze proprio per perseguire quei punti che Claudio evidenzia in questo suo intervento. Personalmente non sono ottimista circa l’imminente arrivo del 2012. Ci sono fatti gravissimi non adeguatamente trattati che rischiano di mandare all’aria la democrazia nel nostro paese. Il caso FIOM è emblematico e noi di SEL dobbiamo metterci al fianco di questi compagni nel cui futuro non c’è proprio nulla di buono. E queste prepotenze e ingiustizie nei confronti dei lavoratori sono intollerabili e non degne di un paese che si fregia di considerarsi democratico.

Tito Tiziana Gaudio 22 dicembre 2011 - 18:53

Bellissima l’idea di fare un calendario di SEL del 2012!!! E anche il calendario stesso è bellissimo!!!

Spartaco Innocenzi 22 dicembre 2011 - 16:24

Beh che il 2012 sia un anno migliore per un’Italia migliore sinceramente nutro grande dubbi a prescindere dal calendario.

Francesco Strocchi 22 dicembre 2011 - 12:38

Davvero bella e utile l’idea del calendario.
Da diffondere.
Grazie e davvero buon 2012, per l’Italia soprattutto…
Il fra

Gaspare Giacalone 22 dicembre 2011 - 12:16

Bellissimo il calendario, grazie Claudio!
@ Luciano, la questione morale non è affatto assente …se l’autore è Claudio FAVA!

Gaspare Giacalone 22 dicembre 2011 - 12:15

Bellissimo il calendario, grazie Claudio!
@ Luciano, la questione non morale non è affatto assente …se l’autore è Claudio FAVA!

Claudio 22 dicembre 2011 - 11:39

I mesi sono solo dodici e non esauriscono, ovviamente, tutti i tempi di iniziativa politica di SEL. Mi pare peraltro che sulla questione morale e sul nostro impegno personale e collettivo non ci possano essere dubbi.

Luciano Chiodo 22 dicembre 2011 - 11:34

Nel calendario delle “Campagne per il 2012″ noto un’assenza, per me grave.
Devo dedurre che SEL non ritiene “La questione morale e la lotta ai privilegi della politica” punti degni di una campagna politica?
Continuiamo a criticare l’antipolitica, senza indicare, noi, i modi per “Rinnovare la politica”.
Nel 2011 abbiamo taciuto su questi argomenti, sarà così anche nel 2012?
Mi piacerebbe avere una risposta, l’importante è essere chiari e onesti intellettualmente, poi ognuno ne trae le sue conclusioni.

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