Unità, a colloquio con Nichi Vendola

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È un lungo monologo, questo di Nichi Vendola. Possiamo parlare, per prima cosa, del clima di veleni del livello dello scontro? avevo chiesto. Non si è interrotto più. Ha detto di Tremonti e di Prodi, di elezioni anticipate e di Cln, di governi tecnici, di istituzioni a rischio e coalizioni possibili, di sinistra soprattutto, citando – al principio – le parole scritte da Alfredo Reichlin per l’Unità . Di come «liberare il castello dalla presenza di un sovrano ingombrante senza colpi di palazzo o di teatro, misurandosi piuttosto col guasto morale che infetta tutto il regno». Ascoltiamo.

«C’è un clima pazzesco, un’aria irrespirabile. Non pongo la premessa come clausola di stile, ma come problema di cultura politica. Non solo a destra, anche a sinistra quando si manifestano posizioni forse discutibili, magari eccentriche rispetto alla realpolitik si scatena l’intolleranza. Da quando ho posto il tema – ho accettato di assumere su di me la proposta che correva di bocca in bocca, di sguardo in sguardo – parlo della mia candidatura alle primarie, sono stato oggetto di attacchi con risvolti psicanalitici, psichiatrici, sociologici, molti si sono improvvisati miei biografi in un coro tutto sopra le righe, fuori asse. È un problema generale, di tutta la politica, e riguarda il modello di relazioni umane che abbiamo in mente. Discutiamo politicamente delle nostre idee senza dedicare tempo al gioco al massacro, alla brutalizzazione.Capisco che un gruppo di cattolici integralisti faccia tiro a segno nei miei confronti ma capisco meno una parte della sinistra che si comporta così.

Chiedo: chi ha paura del popolo democratico? Il mio invito a non mollare le primarie significa questo: investire sul popolo di centrosinistra del quale i militanti del Pd sono la parte più importante e generosa. Non propongo furbate o giochi d’azzardo. In fondo ogni volta che il ceto politico ha deciso di cedere una quota del proprio potere in favore del processo democratico è stato un fatto straordinario e sorprendente, anche quando l’esito sembrava predefinito. Capisco che ci sia chi preferisce mantenere le rendite di posizione. Due sono le paure che mi pare di scorgere: quella della detronizzazione, e il fatto che la costruzione dei programmi esca così dai circuiti ristretti e diventi collettiva. In parte questo è già accaduto con la Fabbrica del Programma di Romano Prodi. Il politicismo è asfissiante. Se potessimo invece dare parola ai saperi, ai talenti per far parlare la realtà della vita: che modello di ricostruzione si è applicato all’Aquila dopo il terremoto; che intendiamo fare delle risorse idriche; i processi di desertificazione dei bacini del mediterraneo; mettere a confronto modelli formativi… parlare di tv non solo come lotto politico da occupare ma come veicolo della costruzione delle coscienze e dell’immaginario collettivo. Vedo invece un balletto di formule ereditate pari pari dalla prima Repubblica.Siamo di fronte ad una crisi mondiale, europea e alla dissoluzione del nostro paese. Abbiamo il dovere di alzare lo sguardo, di fare una discussione non legata al culto della contingenza. Se anche un grande realista come Alfredo Reichlin invita a un nuovo, più alto orizzonte, a una nuova antropologia e ci domanda se interessi ancora la sinistra come nicchia e bottega o se non di debba piuttosto riprendere in mano la missione per il destino di un paese… E invece qual è la discussione oggi: chi tra i protagonisti della politica sia vecchio e chi nuovo? La domanda è un’altra: come si fa a liberare il castello dalla presenza ingombrante del sovrano senza misurarsi col guasto morale che infetta tutto il regno? E come si chiude il ciclo del berlusconismo: con un colpo di palazzo o di teatro, o piuttosto con un rendiconto, anche aspro, su ciò che è accaduto nella società? La diatriba su voto subito o governo tecnico, certo. Io non sono in Parlamento, non ho deputati e senatori, faccio un ragionamento politico: se ci fossero le forze e il coraggio per mettere in campo una transizione capace di liberarci di un’ipoteca come la legge elettorale non potrei che brindare e compiacermi del pentimento di chi diceva che il proporzionale è la panacea di tutti i mali.

Ma non accetto l’idea di un governo di transizione che prosegua nel solco di chi ha operato la macelleria sociale di Tremonti. Un patto col diavolo? Il problema è intenderci sulla missione. Bisogna anche considerare il livello del danno, per dirla con Josephine Hart: “Ci si vergogna solo la prima volta”. Questo è un regime che non si vergogna più di niente, bisogna opporsi a questa guerra civile a bassa intensità combattuta dentro i palazzi del potere a colpi di dossier, di violenza verbale, di menzogne. È il sintomo di una decadenza gravissima: deposita nel Paese uova di serpente. Dunque, il diavolo.

Parliamo dell’ipotesi di una grande aggregazione in funzione antiberlusconiana, dunque anche di un cartello elettorale? È in corso lo squagliamento del centrodestra come lo abbiamo conosciuto. Fini è pure espressione di una destra: democratica, sì, europea. Il Cln mi pare un’elucubrazione estiva. Di fonte allo spettacolo del dissolvimento del fronte avverso cosa fa la sinistra intesa come luogo del nesso lavoro-libertà-conoscenza? Lo chiedo con affetto a Bersani. Abbiamo interesse a mettere in campo, dentro questa sinistra, un’agenda di temi e di processi che lasci da parte i giochi delle belle statuine delle tante sinistre, i riformisti e i radicali, gli antagonisti e i moderati? Un gioco che avvantaggia certo le rendite di posizione ma produce paralisi del sistema: è il male che ha già divorato l’Ulivo, non ripetiamolo. La grande alleanza non deve essere l’Arca di Noè che consenta a ciascuno di salvarsi: non lavoriamo per il ceto politico ma per il Paese.Ho grande affetto per Prodi, temo che in politica non si diano mai secche repliche del passato ma le suggestioni del prodismo, pur con tutti gli errori commessi, ha portato una politica con grandi potenzialità espansive. Se Berlusconi è stato il responsabile della narcotizzazione televisiva, della deresponsabilizzazione di massa il rovesciamento del sistema che ha creato deve partire da un nuovo grande protagonismo democratico. Sono mortalmente stufo delle diatribe simbolico-ideologiche all’interno della sinistra: non hanno più tempo né luogo. Io non mi batto per una sinistra minoritaria, mi batto per vincere. Non bisogna avere paura della nostra gente, allora. È con la nostra gente che vinceremo, insieme a loro e grazie a loro».

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Fulvio 27 agosto 2010 - 16:51

Credo che tutti, ma proprio tutti, abbiano compreso che le prossime elezioni saranno diverse: un mondo diverso per una buona parte di giovani e meno giovani.
La differenza?
Che non ci fregano più con il voto. Oddio. Possono farlo benissimo, ma noi ne saremo consapevoli. Della serie cornuti si ma no mazziati.
Possono toglierci Vendola. Lo possono fare. Ma quale sarà il prezzo sociale e politico per la sinistra intesa come identità eterea, respirata?
Certi marpionne del PD sono pronti a tutto, a loro le ville chi le tocca.
MA UNA COSA DEVE ESSERE DENTRO NOI, DEVE ESSERE NOSTRA COSCIENZA: STAVOLTA LA REPUBBLICA NON LA SALVIAMO PIU’, SE CONTEMPORANEAMENTE SERVE PER IMBROGLIARCI ANCORA !!!

Ugo Francesco Calvo 26 agosto 2010 - 14:32

Sono stato compagno condiviso con Chiamparino (per me rimane Sergio) ma ciò che iniziava a dividerci nell’89 si è accentuato nella successione al compagno ed amico comune Domenico Carpanini. Proprio sul tema dei servizi cosiddetti generali: energia, trasporti, sanità, scuola la visione berlingueriana si piegava, per molti dirigenti, all’utilitarismo di gestione amministrativa. In questa chiave penso si debbano leggere le conversioni dei Chiamparino e quant’altri proiettati dal ruolo di funzionario ed intelletuale politico a quello di amministratori del territorio (ci metto anche quell’intellengentissimo e supponente intellettuale di Cacciari, Massimo, salviamo Paolo). Quindi per me la questione è: c’è differenza tra l’amministratore Vendola e l’amministratore Chiamparino? Io penso di sì, Il primo mantiene nell’ordine dei valori i servizi (pubblica utilità) il secondo, come tanti di sinistra che poi scivolano in tutte le direzioni, li piega all’utilità di cassa (combatto le misure restriitive di finanza di un ministro imbecille con sotterfugi di opere di incremento di patrimonio con termovalorizzatori inutili ancorché dannosi o centrali nucleari che non funzioneranno mai o malamente e che per correggerne gli inconvenienti porteranno tanti contributi dal ministero del ministro (in)competente: Mattioli ecc.). Altrimenti come spiegare tannto chiamparineiano (ma madama Bresso non da meno, come hanno capito i cinque stelle)sussiego per l’attraversamento TAV nel valico alpino quando disaster cigiellino Moretti ha ridotto al SEI!!!! PER CENTO il trasporto su ferro delle merci. NOI UNICI AL MONDO AD AVER ABBINATO ALTA VELOCITà ED ALTO TRAFFICO MERCI SU UN’UNICA LINEA?
SEL sarà nuova se saprà rispondere anche a quesiti come questi o sarà il transfert di tanti elefanti duri a posare le ossa.

Antonio Marano 24 agosto 2010 - 20:42

E’ tempo di andare a fare politica nei luoghi del degrado sociale ( grandi periferie delle metropoli italiane ) dove chiunque si vende per poco e resta facile preda dei partiti liberirsi , mafiosi e di una borghesia ormai “vampiresca” succhiatrice di prede notturne . Per ritornare ad avere un partito delle masse bisogna aprire nuove sedi e centri culturali dove gli stratti sociali più deboli soffrono dell’assenza dello Stato e delle Istituzioni tutte.

Peppe Giudice 24 agosto 2010 - 15:09

il tema della collocazione europea del nuovo soggetto della sinistra appena accennato da Astengo (e comunque considerato da lui di grande importanza) è qualcosa che va sviscerato.
La scelta tra PSE e GUE non è stessa cosa. Sia perchè mentre il PSE è anche un coordinamento sovranazionale di partiti (che poi rappresentano l’80% della sinistra in Europa)mentre la GUE è un gruppo in cui confluiscono soggetti estremamente eterogenei dal punto di vista ideologico; sia perchè la scelta del PSE implica la scelta per una sinistra a vocazione maggioritaria e non di pura testimonianza.
So benissimo che questo un tema in cui c’è divisione ed anche scontro nella stessa SeL (e che probabilmente non potrà essere risolto in questo congresso) ma è un argomento essenziale di discussione che non può essere rimosso anche se non c’è accordo. Chi come me è iscrito a SeL e si riconosce nella cultura del socialismo democratico ritiene che su tale questione vi debba essere la discussione più vasta possibile. Al di fuori di schematismi. Oggi che il PSE si sta riposizionando a sinistra e con il PD che si colloca a destra e fuori di esso, non si può far finta che non esista.

Vanni Maltoni 24 agosto 2010 - 14:58

Ho scritto una poesia, per la prima volta nella mia vita.
L’ho intitolata “C’è chi vince e c’è il PD”.

Vince sempre le elezioni
Quel riccastro Berlusconi
Cambia legge elettorale
Prima scende poi risale
Vince Bossi coi badili
Che lui scambia per fucili
Poverino, ma il cervello
Del figliolo è sempre quello!
Valentino vince in pista
E anche dal commercialista
Vince Alonso con la Rossa
E la FIOM va alla riscossa
Ma il Marchionne americano
Li inchiappetta piano piano
Che se voglion lavorare
A novanta devon stare!
Vince Milan, Juve, Intèr
Vince anche quel Brancher
Indagato dalle banche
Per vicende che neanche
La massaia di Voghera
Mai sentì al Tiggì la sera.
Vince Fini un suo partito
Ma il Berlusca è risentito
E minaccia le elezioni
Tanto l’arbitro è Maroni!
Vinceran coi militanti
E con dollari sonanti,
Di gazebo lo stivale
Fino a fine Carnevale
Sarà pieno e straripante
Per convincere il passante
Che chi c’è ci deve stare
Sennò tocca lavorare
Meglio esser servitore
Del Partito dell’Amore!
Il PD dall’altro canto
C’ha Bersani che è già stanco
Che fra Vendola e Di Pietro
Nei sondaggi va all’indietro
Manca il leader, manca un tale
Che ci dia quel po’ di sale
Ma se non hai il portafoglio
Ci vuol anche il pepe e l’olio
Dopo lunga riflessione
Tanti nomi in processione
Salta fuori un braccio alzato
Di un signore già suonato
“Ce l’ho io” dice Veltroni,
“Paperon De’ Paperoni”!

Silvia Acquistapace 24 agosto 2010 - 14:23

@eraldo: scusa, dici che non vorresti votare Chiamparino se fosse scelto dato che è stato a favore di Tav, nuckleare ecc. Sono d’acc. ma penso che ci debba essere un programma comune fra i partiti di sinistra se voglino scegliere il premier con le primarie fra tutti gli elettori. e allora è da decidere se tav e nucleare devono essere in programma. penso che sicuram. il nucleare non debba proprio essere menzionato

Peppe Giudice 24 agosto 2010 - 14:10

In economia quello propsto da Franco mi pare un classico programma socialdemocratico rinnovato e mi trova assolutamene d’accordo. D’accordo nell’individuare la causa della questione morale nella privatizzazione della politica che riguarda non solo Berlusconi ma anche il centrosnistra (è il male della II Repubblica). Sulle carriere dei magistrati non sono d’accordo che la separazione sia di destra. In Germania, Svezia, Spagna e nella maggior parte dei paesi europei c’è la separazione (che era voluta anche ad giovani Falacone – che non mi pare fosse un membro della P2)

Vanni Maltoni 24 agosto 2010 - 11:43

Beh devo dire che lo schema programmatico illustrato da Franco Astengo mi trova pienamente favorevole. Ritengo inoltre che esso comprenda temi cari alle varie componenti che allo stato attuale si ipotizza facciano parte della coalizione di centro-sinistra.
Il problema semmai è che purtroppo viviamo una situazione paradossale in cui i partiti sono spogliati del loro ruolo storico (non a causa del maggioritario o del presidenzialismo caro Astengo, bensì per via dell’entrata a piedi uniti e mitra spianato dei potentati economici sulla vita politica italiana) e sempre più scatole vuote che vengono riempite con la propaganda (2).
Il problema dell’unità della sinistra, appetibile vista la situazione attuale anche in salsa socialdemocratica, non è cosa che si possa risolvere in un battito d’ali ma richiederà un lungo periodo di collaborazione fra le forze politiche aderenti al progetto.
Il rispetto dovrebbe essere alla base di tutto, purtroppo questo rispetto è oggi difficile da trovare fra le persone comuni come in chi li rappresenta, e i commenti feroci (dei quali anch’io mi sono reso protagonista) nei confronti di potenziali alleati, spesso più feroci di quelli espressi nei confronti del vero avversario, ne sono prova.

Luca 24 agosto 2010 - 11:24

vinceremo

Franco Astengo 24 agosto 2010 - 09:23

SCHEMA PROGRAMMATICO
L’idea avanzata ormai da diverso tempo (almeno dalla sconfitta elettorale dell’Arcobaleno nel 2008) di un nuovo soggetto politico unitario della sinistra italiana non sta decollando: per onestà intellettuale questo dato deve essere ammesso anche da chi, come ad esempio chi redige queste note, continua ad essere convinto della sua giustezza e della sua opportunità.
I dirigenti in carica della sinistra italiana stanno prendendo strade diverse: Sinistra e Libertà, come dimostra anche il documento preparatorio relativo al prossimo congresso nazionale, sembra proprio aver preso la strada del movimentismo – presidenzialismo puntando a fungere da supporto alla candidatura del Presidente della Regione Puglia alle futuribili elezioni primarie che il PD, al momento delle elezioni anticipate o meno, dovrebbe indire per scegliere lo sfidante al ruolo di Capo del Governo (usiamo termini da “costituzione materiale” e non da “costituzione formale) opposto all’attuale titolare dell’incarico; la Federazione della Sinistra pare voler aggregare all’interno di un recinto identitario (si legge, da qualche parte, di unità dei comunisti per un progetto rivoluzionario: così alcuni suoi esponenti intendono, appunto, la Federazione) all’interno del quale far trovare alloggio i soggetti residui di una storia che pure, a nostro modesto giudizio, potrebbe essere impiegata diversamente.
Intendiamoci bene, rispetto a questo punto : come vedremo meglio in seguito non è assolutamente nostra intenzione negare la necessità di una “identità forte”, si tratta però di una questione riguardante la necessità di una formazione identitaria “progressiva” e, per l’appunto, di “recinti” (poi , nota politologica spicciola, le Federazioni non funzionano mai: ma questo è un altro discorso)
I dati in nostro possesso, quindi, non risultano particolarmente confortanti: eppure, convinti di non essere provvisti soltanto di ostinazione soggettiva ma anche di qualche buona ragione politica, pensiamo valga la pena di insistere nella nostra proposta originaria.
Quella, tanto per riassumere, di un nuovo soggetto politico, un partito della sinistra italiana (facile il riferimento alla Linke, anche se da noi, è bene ricordarlo, storia e percorso dovrebbero essere affatto diversi dal caso tedesco) in cui trovino posto i portatori della migliore tradizione comunista e socialista in un nuovo crogiolo di idee e di proposte, adeguate alle temperie dell’oggi: un soggetto fondato, ovviamente, senza voli pindarici, sull’esistente, cercando di recuperare i moltissimi che si sono allontanati negli anni (forze vive, intendiamoci bene, nella realtà sociale e culturale) e proponendo ai giovani un percorso diverso da quello di una semplice affabulazione verbale.
Un ruolo che il PD non può assolutamente assolvere, per ragioni “strutturali” riguardanti la prevalenza di una concezione della politica, che alberga in quel partito, minato da una assenza di identità dovuto alla deprivazione della memoria e dall’esistenza di un compromesso interno assolutamente frenante per il futuro.
Appare altrettanto evidente che le divisioni nella maggioranza di governo, se potranno portare a soluzioni traumatiche in tempi brevi, come quella delle elezioni anticipate, sono inutilizzabili sia allo scopo di varare un progetto di transizione, sia – a maggiore ed assoluta ragione – nella prospettiva di un mutamento reale nella guida del Paese (oltre all’interrogativo non banale che è necessario porci, rispetto ai reali margini di manovra politica di questa scissione di “Palazzo” del PDL).
Il primo punto, ponendoci sul terreno di un possibile schema programmatico, è quello del passaggio dal “pensiero debole” al “pensiero forte”.
Serve (siamo coscienti che, per molti, ciò che stiamo per affermare possa apparire come una bestemmia) una nuova concezione dell’ideologia, da cui non scaturisca né una teoria della dittatura, né una teoria contrattualistica della democrazia, ritornando all’idea che la politica non debba avere come “oggetto” soltanto il potere.
Una ideologia che proponga, invece, una critica della concezione della politica quale mera sfera della mediazione e della rappresentatività con una interpretazione attiva del rapporto tra struttura e sovrastruttura (profondamente modificatosi, in questi ultimi tempi, soprattutto a causa dell’innovazione tecnologica sul terreno della velocizzazione dell’informazione e, di conseguenza, dell’antico meccanismo della globalizzazione economica, culturale, sociale).
Deve essere introdotta, a questo proposito, una nuova concezione della soggettività “non presupposta, ma posta; non individuale ma collettiva”, puntando alla costruzione di un “blocco storico”, da realizzarsi proprio attraverso le categorie d’uso della politica (dizione riunificata, a livello europeo, delle tre versioni anglosassoni di policy, politcs, polity), allo scopo di esprimere l’unità di un processo storico reale, quale soluzione non speculativa del rapporto di implicazione tra economia, politica e storia realizzando così il momento egemonico della volontà politica.
Questo ritorno ad un “pensiero forte” non può non tradursi, nello specifico dell’attualità del “caso italiano” con il porsi del tutto controcorrente al modello “maggioritario-presidenzialistico”, introdotto surrettiziamente nel nostro sistema politico, a Costituzione invariata, facendo valere l’idea di una “costituzione materiale” da rispettare in nome di una presunta volontà popolare.
L’accettazione dell’idea dell’esistenza di una “costituzione materiale” , suffragata dall’accettazione del ruolo di “capo della coalizione” il cui nome viene scritto sulla scheda elettorale ( e, di converso, l’elezione diretta di Sindaci, Presidenti di Provincia e di Regione), va respinta con forza: perché è proprio su quel terreno che la destra attacca ruolo, strutture, presupposti della nostra democrazia: l’idea “maggioritaria-presidenzialistica” si muove, oggettivamente, su di un terreno sostanzialmente speculare a quello offerto dalla peggiore destra italiana, negando il ruolo dei partiti (soggetti ancora decisivi, tra difetti e limiti giganteschi che non saremo certo noi a sottacere ed esempi assolutamente disastrosi nella realtà italiana, per il funzionamento del meccanismo democratico), la loro capacità di necessaria “integrazione di massa” e la centralità delle istituzioni rappresentative a tutti i livelli, al centro come alla periferia.
Il tema della “questione morale”, inoltre, deve essere collegato direttamente ai temi della concezione della politica che abbiamo fin qui, sia pure sommariamente, cercato di affrontare: la “questione morale” non può essere intesa come questione particolare.
La “questione morale” è la “politica”, non tanto nelle scelte dei singoli ( cominciando ad allontanare questa idea dell’esibizione del privato come fatto politico e, quindi, riflettendo sui temi della personalizzazione, dell’uso dei mezzi di comunicazione di massa, dei costi della politica, quali fattori che producono “questione morale”): non deve, di conseguenza, essere evocata ma “praticata” nel concreto delle scelte.
Nella sostanza l’idea concreta da sostenere al fine di rendere coerenti, sul piano della dinamica politica quotidiana, i postulati fin qui enunciati è quella di un sistema elettorale di tipo proporzionale (si può discutere, ovviamente, sul piano tecnico del nesso tra rappresentatività e governabilità da ricercare con equilibrio,ricordando sempre il dato prevalente, fondamentale, della rappresentanza) e la negazione di qualsiasi forma di investiture diretta per le cariche monocratiche.
Sul terreno del dibattito istituzionale va ancora ricordato come, accanto alla difesa del carattere parlamentare della Repubblica, vada collocata anche la difesa, altrettanto rigida, della suddivisione dei poteri ed, in particolare, dell’indipendenza della magistratura da qualsivoglia ingerenza del potere politico (ci riferiamo alla composizione del CSM e alla suddivisione delle carriere).
L’aggressività della destra, nella crisi, ci richiama, però, a questo punto alla necessità di operare per la definizione di un compromesso, posto prima di tutto nel campo del “modello”, riferendoci ai temi economico-sociali.
Nelle condizioni date, e in particolare rispetto ai rischi seri di divaricazione fra le diverse aree dell’Europa e nei riguardi del resto del mondo, la destra liberista, che governa in Italia, Germania, Francia e Regno Unito, pare non avere altra strada che quella di una destrutturazione del quadro delle relazioni industriali (fortemente accentuato e squilibrato, in Italia, dal “caso Fiat” e dall’assenza di un vero e proprio tessuto industriale nei settori strategici), della crescita delle diseguaglianze (con l’uso dell’immigrazione in funzione della creazione di un “esercito di riserva”, sfruttandone le inevitabili contraddizioni sociali, per esaltare l’idea dell’ordine pubblico e della “sicurezza”, con respingimenti, rimpatri forzati, ecc), dell’ulteriore riduzione dei margini di un welfare-state ormai residuale e dalla conseguente riduzione degli spazi di democrazia ( su quest’ultimo punto il “caso italiano” torna ad essere particolare, perché si tratta di un liberismo portato avanti da un governo di stampo populista, un populismo di cui è componente essenziale l’etnoregionalismo della Lega Nord in assoluta funzione di collettore radicato sul territorio degli “egoismi correnti”, cui non riesce minimamente a contrapporsi una opposizione che appare tutta interna alla stessa logica liberista con inutili pretese di impossibile “temperamento” e nell’incapacità di porsi, almeno, in termini moderatamente socialdemocratici).
Eppure la questione del compromesso è quella decisiva: un compromesso che deve essere ricercato poggiando su tre pilastri: la capacità di un rinnovato intervento pubblico in economia (da finanziare attraverso l’uso della leva fiscale, utilizzata propriamente nel senso dei patrimoni, delle transazioni finanziarie internazionali, delle imposte sull’inquinamento, ecc.) per puntare ad investimenti di tipo “collettivo” e non a rilanciare, attraverso il finanziamento senza contropartita degli stessi autori della crisi in atto posta in essere attraverso uno scriteriato meccanismo di finanziarizzazione dell’economia.
L’idea deve essere quella di combattere diseguaglianze e consumo individualistico puntando, ad esempio, al rilancio delle infrastrutture ferroviarie, alla difesa dell’ambiente, al riassetto idro-geologico del territorio, alla ricerca di energie alternative rinnovabili.
Ancora: serve la ripresa di una “politica dei redditi” che punti ad attutire il meccanismo delle diseguaglianze e ad affrontare il tema della precarietà del lavoro, con una linea sindacale orientata non solo verso il puro conflitto o – all’estremo – all’assoluta condiscendenza ma, rifiutando il neo corporativismo, sia finalizzata all’integrazione dei soggetti più deboli: precari ed extra-comunitari costretti al lavoro nero (questo è un punto, fra l’altro, direttamente collegato al tema dell’evasione fiscale).
Il livello cui questo compromesso deve essere ricercato non può che essere quello europeo, almeno a partire dalla zona più forte d’Europa, ammettendo anche la realtà ineludibile di una “Europa a due velocità” e partendo da una “dimensione nazionale” per pervenire – appunto- a quella europea (anche in questo caso l’ipotesi di deperimento rapido del concetto di “Stato-Nazione” è apparsa rivelarsi come un pericoloso boomerang.
Tutto questo discorso, che a molti potrà anche apparire strampalato, ci riporta però alla politica nell’immediato: alla necessitò di un partito di sinistra adeguato a questo compito e ai rapporti in sede europea (e la questione PSE/GUE appare essere una questione di grande importanza).
Nell’ambito della crisi in atto il già ricordato “caso italiano” ( ormai collocato alla retroguardia in Europa e complessivamente del tutto sistemato “alla periferia dell’Impero”) è, ancora aggravato, dal colossale pasticcio degli Enti Locali, Regioni in testa, che hanno accumulato un disavanzo enorme, a causa di sprechi indotti dal sistema (un “federalismo pasticcione”, reso possibile da una riforma della legislazione rivelatasi davvero negativa) e dagli sprechi “soggettivi” di un sistema che ha visto le Regioni trasformarsi, grazie a fattori politici decisivi quali quelli dell’elezione diretta dei Presidenti e la creazione di veri e propri “centri di potere”loro legati, in luogo dei partiti di provenienza (partiti, sia ben chiaro sempre più lontani dall’esprimere una capacità di intervento sul piano della cultura politica e dell’espressione di coerenti politiche pubbliche), in soggetti di “spesa” e di “nomina”, in luogo delle prerogative di legislazione dettate dalla Carta Costituzionale ( a questo dato si aggiunga l’elemento del debito, comune a Regioni, Province, Comuni, gonfiato da fasulle “cartolarizzazioni” e dalla presenza estesa, dei cosiddetti “titoli tossici”: fattori che rendono i bilanci degli Enti Locali, nel loro complesso, del tutto inattendibili).
In conclusione ci pare di poter affermare come la situazione internazionale e quella italiana siano accomunate da una crisi profonda della democrazia che, in Italia, assume anche l’aspetto del rischio di avanzamento di un regime populistico – personalistico che pure si è già affermato con forza: è necessario che la sinistra rifletta su questo, sulla sua identità, sulla sua attuale strutturazione, su quanto e come abbia già ceduto all’avversario introiettando parti del pensiero più profondo, della necessità di stabilire un ampio arco di alleanze per favorire una fuoriuscita da questo stato di cose innervando, contemporaneamente, l’intera cultura politica di una diversa capacità di riflessione e puntando alla crescita dell’Europa politica quale obiettivo di fondo, nell’idea di un riequilibrio di una difficilissima situazione internazionale, nella crisi e oltre la crisi.
Savona, li 20 Agosto 2010 Franco Astengo

Vendolapremier 23 agosto 2010 - 11:26

AZIONE ESTATE 2010- BUON COMPLEANNO NICHI. Il 26 agosto é il compleanno del nostro amato Nichi Vendola. Per info sull’iniziativa recarsi al sito de La Fabbrica di Nichi.

Marta 21 agosto 2010 - 23:36

Vi consiglio di leggere l’ultima intervista a Nichi Vendola del Sole24 ore pubblicata da sito Il Clandestinoweb che segue molto da vicino Nichi Vendola.

Vanni Maltoni 20 agosto 2010 - 19:37

A votare ci andiamo sapendo che vorremmo 100 (e magari questo 100 è anche scritto nel programma) ma otterremo se va bene 50. Che è meglio di 0.
Che ti devo dire di Chaimparino?
Non mi piace, ma se gli elettori della coalizione di centrosinistra dovessero sceglierlo mi adeguerei. Si può votare il simbolo SEL, poi il voto viene automaticamente conteggiato al candidato di coalizione.
Se si fa una coalizione e ci si mette d’accordo prima su cosa si intende fare, sul programma (che poi sarà realizzato solo in parte e lo sappiamo), chiunque sia il candidato eletto dovrà rispettarlo.
Noi ci siamo abituati in questi 15 anni ad avere una persona come Berlusconi che fa il bello e il cattivo tempo nella sua coalizione e nel paese.
Ma questa non è la normalità, il Pres. del Consiglio ha poteri limitati come previsto dalla Costituzione e anche da Nichi, qualora fosse eletto, mi aspetterei che rispettasse il ruolo assegnatogli dalla nostra carta senza strappi.
Come fece anche Prodi, che al di là del fatto di trovarsi a guidare una coalizione troppo eterogenea per poter tenere, si limitava a fare quello che il suo ruolo prevedeva.
E magari qualcuno per questo lo ha anche accusato di inconsistenza e scarsa personalità…

Tore Marrosu 20 agosto 2010 - 19:08

Sembra che questo Vendola abbia le idee in beh! chiare.

Vanni Maltoni 19 agosto 2010 - 20:52

PS: altrimenti abbiamo già perso e tanto vale smettere di discutere di queste cose.

Vanni Maltoni 19 agosto 2010 - 20:50

Eraldo, le primarie di coalizione (pensi davvero che il PD ci sarà? Mah!) non hanno secondo me solo il significato della scelta del candidato.
Il programma, ok, ma come sempre si punterà a fare 100 e poi se va bene si riuscirà a fare 50 (esistono poteri extrapolitici in grado di rallentare o bloccare l’azione di qualunque governo).
Pensi, o pensate, veramente che scrivere su un foglio di carta un programma faccia la differenza? La differenza la fanno le persone, la fa il metodo di selezione di chi ci deve rappresentare.
Il leaderismo non piace neanche a me, tuttavia vi colgo un aspetto importante e cioè che la scelta degli uomini e delle donne può risultare molto più determinante per il nostro futuro di una qualunque ideologia di riferimento o di programma messo nero su bianco (sai quante cose ha messo Obama nel suo programma elettorale, ne farà pochissime e nel modo che gli verrà imposto).
Io vorrei vedere un grande popolo di centrosinistra recarsi alle urne per scegliere il proprio candidato, tutti insieme, per un giorno liberi dalle differenze che pure ci sono.
E poi tutti uniti appoggiare il vincitore nella lotta contro Berlusconi.
Se ci aspettiamo che lo faccia con Vendola chi sostenitore di Vendola non è, dovremmo essere pronti a fare altrettanto.

Vanni Maltoni 19 agosto 2010 - 15:11

@ Lor

No dai non è così. De Magistris era stato candidato da Micromega a fare il governatore della Campania, ma lui ha rifiutato sostenendo di voler onorare il suo impegno come parlamentare europeo.
L’unica cosa che si potrebbe imputare a Vendola nel caso di una vittoria alle primarie sarebbe proprio l’abbandono della Puglia, diciamo che va bene così perchè viviamo una situazione di emergenza, ma spero che in futuro si radichi un po’ di più l’abitudine di portare a termine il mandato per il quale si è stati eletti prima di candidarsi ad altro.
De Magistris quindi è liberissimo di candidarsi alle primarie, io non lo voterei ma se le vincesse poi lo sosterrei con convinzione.
E’ così che dobbiamo fare se vogliamo cambiare il nostro “modus operandi”.
Non vorrei che ci fosse qualche furbastro che va a votare Vendola alle primarie ma che se poi non le vince il giorno delle elezioni va a farsi un gita in montagna per spregio, perchè vorrebbe dire che non ha capito proprio niente.
Neanche di quel che Nichi va ripetendo da mesi.

Alfonsodt 18 agosto 2010 - 10:06

caro NICHI hai buttato giù tanta carne da cuocere che personalmente faccio fatica a trovare la brace per la cottura,mi soffermo sù un paio di punti,secondo mè chi non è stato in grado di fare cambiamenti democratici quando lo poteva fare sicuramente non lo farà adesso che non e in grado neanche di cambiarsi la cravatta politicamente parlando,battere berlusconi adesso che il rè è nudo sarà più facile ma non sicuro,visto quello che offre lo schieramento opposto,sono circa 20 anni che con diverse magliette giocano sempe gli stessi giocatori e invece di fare goal alla porta avversaria hanno perso le partite sempre per gli autogol che si sono fatti,permettendo alla squadra avversaria di vincere e stravincere,quindi sperare che questi personaggi che guarda caso da circa un ventennio sono sempre gli stessi riescano a vincere la competizione elettorale sarà pura utopia o una falsa speranza,credere che questi personaggi vogliano detronizzare rè silvio è come chiedere all’acquaiolo sè la sua acqua è fresca,si caro NICHI è proprio cosi,perchè finchè silvio c’è la loro posizione e rendita politica è garantita,poi ammesso che si vinga le elezioni,come si farà a governare un paese con una coalizione che non Ti vuole neanche sentire nominare nè tantomeno quelli di SEL che insieme a Té siederanno in parlamento ,con quali programmi si governerà ,noi una base sù cui costruire l’abbiamo,ma il maggior partito di opposizione che dice che è pronto alle elezioni quale programma ha,quale alternativa ha costruito in questi 2anni e mezzo di governo berlusconi,quale, sè non quello di non far rientrare la sinistra in quanto tale in parlamento,altrimenti perchè tutto questo astio nei TUOI confronti,francamente NICHI non mi interessa più di tanto il pensiero di questi portatori di voti alla corte di rè silvio,ero dell’idea e rimango dell’idea che cercare a tutti i costi di dividere il pane con chi fà finta di esserti amico sia molto più pericoloso che dividerlo con uno che sai Ti è nemico politicamente parlando,un caro saluto alfonso di tullio mil/te SEL.

Lor 17 agosto 2010 - 17:52

De Magistris te lo voti te. Uno che da mesi si candida a qualsiasi cosa ci sia da votare e poi non ha mai il coraggio di farlo.
L’unica speranza del centro-sinistra si chiama Nichi Vendola, unico in grado di vincere le destre e provare a cambiare davvero questo Paese, basta con le battaglie minoritarie e volutamente di nicchia!

Mazzo 17 agosto 2010 - 17:46

Sinceramente, è davvero molto incoraggiante sentire dire da Nichi, quello che si pensa. Il Berlusconismo non và battuto con le sue stesse armi, ma con la forza delle idee, non chiudendosi a riccio e neanche creando dei carrozzoni elettorali che non hanno poi la capacità di governare. Uno degli errori del centro-sinstra è stato per anni quello di sottovalutare il “cambiamento antropologico”, creato da S.B. e dai suoi paladini televisivi. E’ importare aggrapparsi ora, alla nuova ventata di ottimismo e fiducia creatasi intono a SEL ed a Nichi in particolare. Chi ha paura della propria gente significa che non ricorda più qual è il proprio mandato e qual è l’azionista di maggioranza della sinistra …. il Popolo (non bue) ma consapevole !

Mariano Petrolati 17 agosto 2010 - 15:28

Condivido pienamente quello detto da Vendola

Andrea Girotti 17 agosto 2010 - 14:59

secondo me il pd e’ piu facile che si allei col terzo polo di fini e casini che con la sinistra radicale. creiamolo noi il terzo polo! idv,prc,sel,verdi,socialisti,radicali e grillini.a me de magistris candidato pemier non dispiacerebbe.ho letto indiscrezioni sul corriere setimana scorsa secondo le quali il pd e’ a forte rischio scissione! a qsto punto fondiamoci con gli ex ds e facciamo un partito SOCIALdemocratico

Mazzo 17 agosto 2010 - 14:16

Sinceramente, è davvero molto incoraggiante sentire dire da Nichi, quello che si pensa. Il Berlusconismo non và battuto con le sue stesse armi, ma con la forza delle idee, non chiudendosi a riccio e neanche creando dei carrozzoni elettorali che non hanno poi la capacità di governare. Uno degli errori del centro-sinstra è stato per anni quello di sottovalutare il “cambiamento antropologico”, creato da S.B. e dai suoi paladini televisivi. E’ importare aggraparsi ora, alla nuova ventata di ottimismo e fiducia creatasi intono a SEL ed a Nichi in particolare. Chi ha paura della propria gente significa che non ricorda più qual è il proprio mandato e qual è l’azionista di maggioranza della sinistra ….. il Popolo (non bue) ma consapevole !

Bastiano.b.bucci 17 agosto 2010 - 12:51

Come non essere d’accordo? Unico mio timore è che le incombenze elettorali continue possano seriamente minare la costruzione di SEL. In pratica che passino in secondo ordine le problematiche relative alla costruzione di questo nuovo soggetto politico, che dovrebbe innanzitutto rispecchiare le novità programmatiche che Nichi ha così sapientemente sunteggiato.
Faccio un esempio per chiarire meglio: La sinistra come nesso lavoro-libertà-conoscenza dovrebbe essere anche il principio fondante del nostro partito, ed in esso dovremmo cercare, almeno in nuce, gli strumenti essenziali per realizzarlo.
Nel processo in corso non mi pare di leggere tutto questo.
Insomma le cose che dice Vendola si rivolgono ovviamente a tutto il popolo della sinistra senza distinzioni. Ma noi dovremmo fare qualcosa per marcare la differenza fra le vecchie liturgie della politica e questo nuovo modo di intenderla.
Non mi pare che ci siano proposte o innovazioni degne in questo senso. Insomma non ho la sensazione che si stia adeguatamente accompagnando e supportando Nichi in questa sua cavalcata, e le questioni quotidiane di piccolo cabotaggio che si moltiplicano ad ogni appuntamento elettorale, allontanano ulteriormente da questi compiti.
Non basta ad esempio dire “un nuovo patto fra eletti ed elettori” occorrerebbe proporre ed applicare, al nostro interno in primis, dei nuovi strumenti di democrazia che possano prefigurare questo nuovo patto, creare un partito leggero, non di militanti chiusi nel proprio orticello, e neanche di propagandisti di sessantottina memoria, ma fatto di gente che provenga dalla società e che sia in grado di riportare le proprie problematiche al nostro interno fornendo al divenire della nostra formazione più problemi che soluzioni. Abbiamo bisogno di conoscere ancor prima che di fare, e la società si conosce nella società non nelle sedi di partito.
Insomma non lasciamo che sia il solo Vendola a dire certe cose, proviamo a praticarle nella prassi politica di ogni giorno. Nel nostro piccolo possiamo comunque sempre fornire un esempio del fatto che si possa costruire un cambiamento. Ma ci vogliono più iniziative, più idee, più coraggio. Se ci adagiamo solo sulla personalità di Vendola, non facciamo alcun passo avanti e non lo aiutiamo minimamente, non sarà mai un uomo solo, persino bravo come Nichi, a poter risolvere i problemi di questo Paese.
Chiedo scusa ai compagni per la rudezza di questo intervento, ma questa è una problematica urgente, e, per come penso io, dirimente rispetto ad un eventuale futuro della “sinistra”.

Leo 17 agosto 2010 - 11:02

A questo punto occorrerebbe anticipare il congresso affinché Sel si presenti alle elezioni come un vero e proprio partito, come il primo sostenitore di Nichi premier.

Francesco Duro 17 agosto 2010 - 02:19

Io penso che occorre partire da qui e cioè dal profondo SUD. La SICILIA!
Io penso che esiste già una realtà al SUD che si chiama PUGLIA!
Io penso che occorre far sapere all’ITALIA intera e quindi al POPOLO ITALIANO cosa è oggi il modello PUGLIA.
Ad oggi è un dato di fatto che il NORD vota Lega (Bossi). Dalla linea del Po in giu’ il CENTRO, abbiamo un elettorato stanco della “Sinistra” compreso la Sardegna.
Il SUD e mi riferisco a Sicilia, Calabria, Basilicata ha l’ago rivolto a FINI (che partito sia non lo so, ma sicuramente vuole fare lui il Presidente del Consiglio). Certo è che non puo’ piu’ allearsi con Bossi per far comandare Berlusconi.
Caro Nichi fai conoscere al Popolo del SUD il modello PUGLIA.
Certo è molto difficile far capire alla gente di qui’ che è il lupo che sporca l’acqua alla sorgente e non puo’ essere certo l’agnello che si trova alla foce a sporcare l’acqua! Anche chi lo capisce, si allea sempre con il lupo, perchè il lupo e sempre il lupo! L’agnello è destinato per natura a soccombere V.di Giuseppe Fava, Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Maria Grazia Cutuli, Peppe Impastato diciamo ecc…ecc…
Il popolo Meridionale è abituato ad essere DOMINATO e quindi rassegnato all’oppressione.
Occorre far si e c’è molto da lavorare per far capire alla gente che i politici non sono tutti uguali. Ci sono anche le persone perbene come NIKI VENDOLA!!!!!
Un saluto particolare a tutte quelle persone che ho conosciuto a POZZALLO
Ciao a tutti da Catania.

Francesco Duro 17 agosto 2010 - 02:13

Io penso che occorre partire da qui e cioè dal profondo SUD. La SICILIA!
Io penso che esiste già una realtà al SUD che si chiama PUGLIA!
Io penso che occorre far sapere all’ITALIA intera e quindi al POPOLO ITALIANO cosa è oggi il modello PUGLIA.
Ad oggi è un dato di fatto che il NORD vota Lega (Bossi). Dalla linea del Po in giu’ il CENTRO, abbiamo un elettorato stanco della “Sinistra” compreso la Sardegna.
Il SUD e mi riferisco a Sicilia, Calabria, Basilicata ha l’ago rivolto a FINI (che partito sia non lo so, ma sicuramente vuole fare lui il Presidente del Consiglio). Certo è che non puo’ piu’ allearsi con Bossi per far comandare Berlusconi.
Caro Nichi fai conoscere al Popolo del SUD il modello PUGLIA.
Certo è molto difficile far capire alla gente di qui’ che è il lupo che sporca l’acqua alla sorgente e non puo’ essere certo l’agnello che si trova alla foce a sporcare l’acqua! Anche chi lo capisce, si allea sempre con il lupo, perchè il lupo e sempre il lupo! L’agnello è destinato per natura a soccombere V.di Giuseppe Fava, Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Maria Grazia Cutuli, Peppe Impastato diciamo ecc…ecc…
Il popolo Meridionale è abituato ad essere DOMINATO e quindi rassegnato all’oppressione.
Occorre far si e c’è molto da lavorare per far capire alla gente che i politici non sono tutti uguali. Ci sono anche le persone perbene come NIKI VENDOLA!!!!!
Un saluto particolare a tutte quelle persone eccezzionali che ho conosciuto a POZZALLO in occasione della festa Regionale di SEL.
Ciao a tutti da Catania.

Gerardo 16 agosto 2010 - 21:04

D’accordo con Nichi,ma ma auspici che venga trovata immediatamente una soluzione a questa crisi istituzionale specie dopo gli attacchi di oggi a Napolitano da parte del neopartito fascista e cioé il Pdl.

Giannitelli Francesco 16 agosto 2010 - 20:35

Ho una vaga impressione:
Esiste Nichi su un’altro pianeta.
Da “comunista” mi vergogno un pò ad ammettere che sulla terra esiste Fini. E poi?
D’alema Veltroni Di pietro Grillo Bersani ….Bo!
Perchè non facciamo come la lega e ci inventiamo una bella repubblica con Emilia toscana Marche umbria e lazio (solo perchè ci vivo)
Ciao

Salvatore Da Torino 16 agosto 2010 - 13:05

Sono daccordo con Nichi sulla situazione attuale della politica e della paralisi del paese a fronte della crisi di governo.
Comincio col dire che è molto meglio le elezioni anticipate ,anche se la legge elettorale fa(scusate)schifo,e non credo che con il governo attuale o di transizione ne venga fuori una migliore di legge.
Quindi andiamo al voto facendo delle alleanze concrete facendo delle proposte buone e intelligenti,mettendo nero su bianco tutte le strategie per ricominciare da capo con un nuovo corso di politica che sia in grado di cambiare la attuale legge elettorale con il consenso di buona parte delle forze politiche che abbiano un pò di bun senso.
saluti

Ambri 16 agosto 2010 - 12:10

diamo forza alle idee e Vendola è l’assoluto protagonista, ciao a tutti

Marco 16 agosto 2010 - 10:52

Dalla protesta alla proposta:Penso che i tempi siano maturi per una vera accelerazione sui contenuti.Vi e’ infatti nel dibattito una strana dicotomia.Da una parte i sondaggi popolari danno ragione a nichi, dall’altra le varie interviste a personaggi piu’ o meno autorevoli dicono: si’Vendola e’ una novita’ma 1) e’ troppo espressione del meridione per avere consenso al nord,2)Lo vedete un elettore medio a votare per uno con l’orecchino…3) e’ circondato da politici duri e puri ex rifondazione,ex manifesto che sostanzialmente ripetono litanie antisistema in tutti i dibattiti ed in tutte le feste 4) non ha alle spalle una solida organizzazione, magari con poche idde ma chiare…etc…Penso che a questo punto Nichi debba uscire allo scoperto con pochi punti ma chiari ed innovativi come:ripubblicizzazione della gestione delle aziende pubbliche dei servizi e controllo delle tariffe con standard obbligatori;superamento della aziendalizzazione della sanita’che oggi assorbe l’80 per cento del bilancio regionale con il ritorno dei comitati di gestione composti gratuitamente dai sindaci o assessori delegati con la partecipazione consultiva di rappresentanti delle oo.ss e degli utenti organizzati;robin tax sulle transazioni finanziarie;riforma elettorale con sistema tedesco o similare;superamento del federalismo come tale che riportera’ l’Italia ad una congregazione di 20 staterelli la cui gran parte delle risorse se ne andra’ nella costituzione degli apparati.

Alessio Pedrazzi 16 agosto 2010 - 02:21

Mi piacerebbe che Vendola rispondesse a questo post di Sonia Alfano: http://www.soniaalfano.it/blog/2010/08/14/m5s-idv-sel-insieme-per-il-bene-dell’italia/

Gianfranco Ravaglia 16 agosto 2010 - 01:05

Possibili elezioni in tempi brevi? Ecco come perderle: basta continuare a stare a rimorchio della destra (facendo critiche giustissime) e continuare a trascurare questi “piccoli problemi” che elenco di seguito.

La società attuale, anche prima delle recenti emergenze era violenta ed impersonale, come lo è tuttora.
I bambini sono abbandonati dalla società e affidati ai nonni. Gli anziani e gli invalidi sono abbandonati dalla società e affidati ai famigliari. La famiglia non può occuparsi nemmeno dei neonati perché dopo sei mesi di allattamento la madre deve andare a lavorare. Chi non ha una casa si deve arrangiare e, se è giovane, deve convivere con i genitori. Chi non ha ancora trovato collocazione nel mercato del lavoro non può ottenere un lavoro dallo Stato e chi ha perso il lavoro è nella stessa condizione, anche se può avere l’elemosina della cassa integrazione. Chi è immigrato non trova accoglienza e quindi stenta ad integrarsi rendendo più facile ai razzisti la manifestazione di ignobili pregiudizi. Chi è in carcere subisce la tortura di trattamenti disumani anziché scontare dignitosamente una pena. I bambini stanno in una scuola arrugginita perché lo Stato finanzia le scuole private. Le università sono diventate delle aziende. La ricerca scientifica si fa andando all’estero. La libertà religiosa si riduce al finanziamento delle scuole e delle imprese cattoliche ed alle esenzioni fiscali per la chiesa. Lo Stato non aiuta le persone a pagare le tasse, ma le umilia con una giungla di norme che solo i commercialisti capiscono e che costituiscono un’ulteriore tassa. Si ha paura di multe di ogni tipo: si teme una multa per abuso edilizio se si apre una finestra nel muro della propria casa, ma non se si ottiene “legalmente” il permesso di costruire un capannone in mezzo alla campagna; si vive con il terrore degli autovelox ed anche dei semafori taroccati. Chi beve due birre non può guidare e chi fuma non ha più spazi riservati e viene multato anche all’aperto (in stazione). Chi ha dei cani è trattato come un appestato. In un mondo in cui la legalità è folle si ha paura dei vigili urbani, della polizia, delle bollette incomprensibili.

Al di là della corruzione e dei bavagli l’impianto costitutivo della società è persecutorio. In questa giungla sguazzano solo i delinquenti ed i ricchi. Le persone, oltre ad essere sottopagate sul lavoro, sono taglieggiate nel tempo libero da una burocrazia asfissiante. Le persone sono calpestate: devono arrangiarsi se hanno un malato grave in casa e non sanno come assisterlo e in questo caso, anche se sono moltissime non fanno notizia (come chi ha la “fortuna” di essere licenziato assieme a tanti colleghi) e non riceve la solidarietà dei politici di sinistra.

Se la sinistra non comincia ad immaginare una società basata sulle persone, più comunitaria e meno anonima non otterrà mai i voti delle persone che sono deluse dalla sinistra e nemmeno di quelle che non hanno ancora maturato una passione per la politica.

Gianfranco Ravaglia
http://tempovissuto.blogspot.com/

Vito Saturno 15 agosto 2010 - 21:53

Vinceremo, certamente. Ma non con la zavorra dei vecchi steccati e dei vecchi simboli (ancorchè gloriosi), tantomeno con la zavorra ancora più pesante delle vecchie burocrazie. E anche delle burocrazie di nuovo conio, quelle che pensano di ricavarsi rendite di posizione in una nuova Sinistra. Ripeto un concetto già espresso nei giorni scorsi: seppellire l’idea stessa della Sinistra Storica. Il mondo è andato avanti, non ce ne siamo accorti?

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