Vendola: “Apriamo le porte e mettiamoci tutti in gioco”

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Intervista a Nichi, a cura di Maria Teresa Meli, pubblicata sul Corriere della Sera di oggi, sui risultati elettorali e il futuro del centrosinistra.

Vendola, che insegnamento dovrebbe trarre il centrosinistra dal voto?

«Alle Amministrative ha vinto una spinta anti-oligarchica, che si era già affacciata nello straordinario processo democratico delle primarie e ha restituito vitalità e anima alla proposta politica del centrosinistra. E ha perso il politicismo che domina soprattutto nei palazzi» .

A che cosa si riferisce?

«A quei ragionamenti astratti sulle formule magiche della vittoria: si vince al centro, il moderatismo è la chiave di volta, ecc. Ciascuno di noi dovrebbe cimentarsi con il futuro invece che con il passato. Lo dico con affetto ai leader del Pd: c’è qualcosa di stantio, c’è puzza di naftalina nell’uso disinvolto delle etichette ideologiche con cui reciprocamente ci chiamiamo… Radicale, riformista, moderato… Rompiamo con il retaggio delle nostre biografie e mettiamoci tutti quanti in mare aperto, a guardare la scena nuova della politica perché c’è una scena nuova della società» .

Vendola, pare di capire che lei stia prefigurando la nascita di nuova sinistra tutta unita.

«Io non ho ricette già pronte, però dico con umiltà ai miei compagni, a quelli del Pd, e a tutti gli alleati: prendiamo il coraggio di affrontare l’inadeguatezza della forma partito, andiamo in campo aperto. E questo vale per tutti, a cominciare dal mio movimento, Sel: al congresso fondativo abbiamo detto che il nostro obiettivo non era tanto far nascere un partito quanto riaprire una partita. Noi non dobbiamo recuperare lo spazio residuo che fu della sinistra radicale. Sarebbe come scrivere vecchi copioni: il nostro compito invece è quello di rimescolare le carte insieme a tanti altri e altre» .

Ma crede veramente che Bersani e il Pd accetteranno la sua proposta?

«Nel Pd si è aperta una discussione molto interessante. Bettini propone la creazione di un nuovo soggetto unitario. Latorre invita noi e il Pd a essere i cofondatori di un nuovo partito. Il presidente della Toscana Rossi ipotizza una lista unitaria di Sel, Idv e Pd. Sono tutti ragionamenti incoraggianti. Finalmente c’è un’altra idea della politica. Nel cantiere dell’alternativa non distribuiamo le magliette con i colori delle squadre, ma apriamo piuttosto le porte anche a tanti altri che non vengono dai partiti e che portano, competenze, esperienze di vita, ricchezza di cultura. E in quel cantiere, insieme agli altri, proviamo a farci le domande giuste e a darci le risposte giuste: non è forse questo il programma dell’alternativa?» .

Insomma, secondo lei il Pd, Sel, i partiti del centrosinistra sono pronti sul serio a compiere questo passo.

«Perché no? È accaduto che parte rilevante della cultura riformista italiana e del Pd, che aveva militato nella trincea dell’energia nucleare, abbia rapidamente ripiegato le proprie bandiere, è accaduta la stessa cosa sul tema dell’acqua di cui molti propugnavano la privatizzazione. E non voglio fare un discorso provocatorio: anche la sinistra radicale deve accorgersi, per esempio, che non si può tenere in piedi il vecchio welfare. Oggi siamo tutti quanti chiamati a metterci in gioco» .

Intanto nei palazzi c’è chi prepara una riforma elettorale che possa piacere anche al terzo polo…

«Non ho difficoltà a discutere le regole del gioco con tutti, però evitiamo di incartarci» .

E le primarie? Bisogna accelerare, secondo lei?

«Dovremmo concepirle come il catalizzatore di una formidabile mobilitazione delle idee, sapendo che chi le vince ha come compito primario (se posso usare questo bisticcio di parole) quello dell’allargamento della coalizione» .

Ma potrebbe mai svolgere questo compito lei, il leader di Sel?

«Io nella mia modesta esperienza ho governato facendo dell’ascolto della proposta dei centristi un mio dover essere quotidiano e oggi ho un rapporto molto buono con l’Udc nel Consiglio regionale della Puglia. Faccio un altro esempio: Pisapia che chiede a Tabacci di entrare in giunta. Mi pare emblematico del fatto che se si libera il campo da argomenti speciosi e pregiudiziali possiamo tutti impegnarci per lo stesso obiettivo» .

Vendola, per caso vuole rubare il mestiere a D’Alema e allargare lei all’Udc?

«Non mi permetto di rubare il mestiere. Dico solo che mi sento in gioco e spero che tutti quanti si sentano in gioco… alla pari» .

Maria Teresa Meli

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Luca Esposito 17 giugno 2011 - 18:39

Io, comunque, penso che se Vendola e SEL debbano finire imprigionati in un Governo suicida che comprenda PD e Terzo Polo, ovvero una coalizione sostanzialmente liberista, sarebbe meglio lavorare ad un progetto con FdS e Verdi, con cui i punti d’incontro sono ben più numerosi.

Edgardo 16 giugno 2011 - 17:42

Per quello che può significare…
Sarà forse la mia vetusta età ma mi sembra di ripercorrere vecchi sentieri, faticosi e che vagano in un dedalo senza uscita.
Fondamentalmente concordo con Dario Accurso che non conosco ma mi sembra ponga dei problemi reali.
Nel merito. perchè questo mi sembrava l’obbiettivo di questo blog, se fossi Nichi, che fortunatamente non sono, starei molto cauto nel preconizzare ipotetici inglobamenti, forse ho capito male.
Mi sembrerebbe più impellente richiamare alla partecipazione i cittadini, per poter spiegar loro, senza stancarsi, che la politica è quella cosa che nasce dai bisogni reali e non dalle posizioni ideologiche fine a se stesse.
Solo creando interesse attorno a SEL, attraverso il lavoro dei suoi militanti e non con proclami di verginità più o meno assoluta.
I risultati dei Referendum lo hanno dimostrato.
Non si può ora pensare di vivere di rendita, anzi.
Sarà perchè io a bito a Salò ma qui facciamo fatica perchè i pochi giovani che crescono escono e si spostano nei comuni limitrofi, quelli che riesco a vivacchiare.
Le utopie sono percorribili, si deve avere costanza e mettere in campo tutto quello che si ha.
Non perdendo mai di vista, ma sono certo che non è la situazione nostra, l’obbiettivo irrinunciabile che è il CAMBIAMENTO e non l’aggiustare alla meno peggio.
Perchè in questa condizione i cittadini farebbero fatica ad individuare la nostra divesità.
vieni a trovarmi su http://www.tortel.it

Cf 16 giugno 2011 - 13:26

Ognuno è libero dare della realtà l’interpretazione che crede. Non necessariamente per mala fede (che tuttavia talvolta è presente) ma più semplicememente perchè la realtà assume sfumature diverse a seconda del punto da cui viene osservata, dato che la sua complessità ed articolazione non è certamente facile da cogliere nella sua interezza (sempre che ve ne sia una sola ed univoca). Ciò non toglie che esistanto alcuni elementi di essa che assumono un rilevo più marcato, perchè maggiormente ricorrenti al punto rappresentare – da un punto di vista meramente statistico – una “regola” e non un “eccezione”. Ed è sulla base di questa ricorrenza che – a mio avviso – si può riscontrare i limiti e la scarsa utilità “sociale” del progetto attuale e della linea politica assunta al momento dalla FED. Certamente diverso è il giudizio sul passato, sui limiti avuti anche dall’attuale dirigenza ex-PRC (Vendola incluso) che ha aderito al progetto di SEL (che anzi ne ha rappresentato il motore), ma ciò non cambia la realtà dei fatti; ovvero che quella parte di classe dirigente della sinistra (quella che oggi aderisce a SEL), intendendo con ciò sicuramente la parte più rappresentativa di essa e probabilmente la sua larga maggioranza (qualcuno che ha cambiato per opportunità c’è senz’altro, anzi sicuramente più di qualcuno), ha compiuto un’evoluzione di idee e contenuti che le ha consentito di abbracciare un orizzonte politico che intende misurarsi – non solo a parole – con la realtà per incidere CONCRETAMENTE su di essa, oggi e NON in un ipotetico futuro. Questo distingue sostanzialmente, al di là di numeri e percentuali parziali rilevabili dai contingenti esiti elettorali (di carattere parziale che NON riguardano un dato nazionale complessivo), la FED da SEL; il progetto politico. Sostanzialmente aperto al futuro e radicato nel presente il secondo (quello di SEL, pur con tanti limiti e contraddizioni); sostanzialmente ancora imprigionato in una visione della società che non esiste più(e che probabilmente non è mai esistita realmente nell’entità immaginata) il primo (quello della FED, pur con tanti meriti, capacità e ricchezza di idee e contenuti al suo interno).Ovvero potenzialmente utile all’evoluzione in senso progressivo della nostra realtà sociale quello di SEL e prevalentemente improduttivo quello della FED (dato che la mancanza di definizione di una prospettiva comune con le altre forze politiche e le conseguenti continue fibrillazioni che tale competizione comporta annullano nel medio periodo la maggir parte dei progressi che la stessa FED contribuisce di volta in volta a concretizzare). Dico questo con cognizione di causa, da osservatore che ha attraversato dall’interno (da iscritto, amministratore pubblico e da respondabile politico) l’evoluzione della sinistra italiana degli ultimi 20 anni, non limitandosi mai alla propria realtà ma cercando sempre di comprendere ciò che succedeva anche fuori dai propri confini (comunali, provinciali, regionali e nazionali). Compreso l’aver assistito all’ultimo congresso di rifondazione ed aver ascoltato attentamente l’esposizione in sede di congresso di circolo (dove si definisce la composizione – in termini di percentali/numero di delegati – ed il “peso” che le diverse mozioni avranno poi in sede di congresso nazionale) delle diverse mozioni, al punto di poter sostenere con assoluta onestà e senza ombra di essere smentito (non dai fatti quantomeno) che le diverse mozioni che poi hanno confluito in quella di Acerbo-Ferrero (metendo così in minoranza la mozione largamente maggioritaria in senso relativo) NON erano politicamente compatibili tar loro e si sono presentate inc ontrapposizione l’una all’altra con la conseguente EVIDENZA che chi le ha votate ins ede di congresso di circolo NON era consapevole e non intendeva certamente (tranne qualche dirigente) avvalalre tale scelta in sede nazionale (altrimente avrebbe direttamente votato per la mozione Acerbo-Ferrero in quella sede). Non si sarà trattato, come sostiene Zaccheo, di qualcosa di irregolare o di non democratico, ma solo nella forma e non nella sostanza. Ed il non comprenderlo è più o emno come il non comprendere la differenza tra il progetto di SEL e quello della FED.

Luca Esposito 15 giugno 2011 - 15:17

@Dario Accurso Liotta non prendiamoci in giro: i dati che riporto non sono stati forniti dalla FdS ai militanti per motivarli (è questo che sostenevi?). Sono i dati del Ministero, che danno la FdS al 4,1% alle Provinciali e al 3,8% alle Comunali. SEL è poco sopra. Piuttosto, perchè i sondaggi davano, e continuano a dare, la FdS all’1,5 e SEL all’8,5? Ci siamo stufati di questi sondaggi fatti per fare opinione invece che per fotografarla!
Poi siamo tutti liberi di credere che, improvvisamente, i falliti Bertinotti, Giordano, Migliore, Cento e Fava possano fare miracoli sotto l’aura di Vendola. Io rimango dell’idea che, al crepuscolo del berlusconismo, sarebbe un errore pensare di rifondare la Sinistra sul modello del leader carsimatico che assorbe tutto.

Dario Accurso Liotta 15 giugno 2011 - 14:59

Solo due note ancora su quanto scrive Luca:

- Sel non è, per fortuna il prodotto dell’ennesima scissione di RC… E’ questo che si stenta a capire proprio perchè si ragiona con la semplice fotografia, tutta politichese, alla Dalema, dell’ eisietente o del preesistente.

Anche in questo mi sento distante dalla FdS quanto dal PD.

- Non so quali numeri legga Luca e come li legga, o se semplicemente sia quello che FdS stia raccontando ai suoi militanti, ma se quella e la lettura rifletterei attentamente sulle capacità di discernimento e di matematica elementare.

- Anche se i dati riportati da Luca fossero reali, ma pensi che sia la differenza numerica dell’ 1 o del 2 per cento a fare la differenza o la cpacità di azione e proposta politica ? Queste passate nel bene e nel male sono le amministrative in cui il “vento è cambiato”… In buona parte al di là dei risultati numerici SEL ogi è riconosciuta, a differenza di FdS come la protagonista di questo cambiamento… Questo che lo si voglia o no è un dato politico.
Come (ahime!)purtroppo anche la sua inadeguatezza, per ragioni varie, a ricoprire a pieno questo ruolo.
Tante che nonostante tutto in buona parte di questo novo vento se ne avvantaggia il PD.

Ripeto non si vince la destra, nè culturalmente, nè politicamente, mettendo insieme il 2, il 3 o il 4 percento.
Ma muovendo la maggioranza del paese.
E’ difficile, diciamo con onesta che nessuno da solo ha la risposta pronta mi diamocci questo compito.

Ciao

Luca Esposito 15 giugno 2011 - 14:00

Ovviamente i vari Bertinotti, Migliore, Giordano etc oggi stanno tutti in SEL…

Luca Esposito 15 giugno 2011 - 13:57

Incredibile: è stato pubblicato il commento in cui denunciavo la censura che viene fatta su questo forum e non tutti gli altri. Allora provo di nuovo a scrivere quello che penso e vediamo se verrà pubblicato o meno: leggo diversi compagni sostenere che SEL rappresenti la novità a sinistra e la Federazione della Sinistra sostanzialmente una formazione insignificante quando non addirittura inutile. E leggo che le motivazioni di queste opinioni stanno nel Feedback di Rifondazione Comunista, colpevole di aver reso instabile i precedenti Governi di scx ed averli fatti cadere. Bene, allora vediamo cos’era Rifondazione Comunista in quegli anni: se non ricordo male, i dirigenti del Partito si chiamavano Giordano, Bertinotti, Migliore etc, e quando, nel 1998, cadde il I Governo Prodi, tra i parlamentare che votarono la sfiducia c’era anche un certo Vendola. In quello stesso momento, si verificava la prima scissione, e Diliberto, insieme ad altri compagni, fondava il PdCI per non mandare a monte quell’esperienza.
Passiamo all’oggi: SEL nasce dall’ennesima scissione all’interno di Rifondazione e porta con sè quegli esponenti del partito e della Sinistra che più di tutti avevano creduto nel progetto dell’Arcobaleno (alcuni dirigenti dei Verdi, Sinistra Democratica, PdCI etc…). Ora, penso che nessuno possa sostenere con onestà che quella fu un’esperienza positiva per la Sinistra, tant’è che oggi ci ritroviamo completamente sclusi dalla rappresentanza istituzionale in un momento delicatissimo di crisi del capitalismo.
Tra l’altro, fare completo affidamento su un leader significa mettersi nelle mani dei gruppi editoriali, che decidono al tavolino quanto consenso concedere alle varie forze in campo attraverso la visibilità data sui media controllati. Questo significa che l’uomo Vendola, quand’anche riuscisse a partecipare al progetto di questo nuovo csx, vivrebbe sotto la costante pressione dei poteri che in questi anni lo stanno portando alla ribalta.

In concusione, io credo che l’unico strumento capace di fare riappassionare l’elettorato di Sinistra a qalsiasi progetto di cambiamento sia un partito che sappia raccogleire tutte le sigle che gravitano a sinistra del PD e dell’IdV. I risultati elettorali, d’altra parte, parlano chiaro: SEL e FdS stanno sostanzialmente alla pari, intorno al 4% su base provinciale. Se poi contiamo anche i dati relativi alla presenza del territorio delle due forze, scopriamo che FdS conta un numero di iscritit-militanti (che non sono gli amici di Facebook) e sezioni ben più consistente). Dunque, non continuiamo a farci del male da soli e consideriamo la possibilità che in quel 50% di italiani che, oggi, dichiarano di non sapere per chi votare ci sono anche tanti nostri ex elettori.

La Prospettiva 15 giugno 2011 - 13:42

Ricostruire la sinistra passa dai contenuti – Intervista a Fava
15 giugno 2011
http://www.laprospettiva.eu

Sulla nostra rivista abbiamo già toccato il tema della rappresentanza, nei partiti come nel sindacato. Il dibattito sulla forma è passato recentemente in secondo piano, anche per l’assenza in Parlamento di forze politiche dall’identità dichiaratamente di sinistra. Il nodo è rimato però irrisolto, sia nei movimenti studenteschi che all’interno delle varie formazioni partitiche. Pensi che sia ancora valida una forma organizzata che viene chiamata “partito pesante” o che ci siano altri modelli a cui puntare? Dentro a Sinistra Ecolgia e Libertà quanto pesa l’argomento?

Liberarsi dal “partito pesante” ricorrendo a formule astratte è sbagliato. Penso che la forma partito sia da considerare ancora utile, anche se da rivedere e correggere rispetto alle esperienze del secolo corso. Credo che esistano vie di mezzo tra quanto abbiamo ereditato dal ‘900 (partecipazione democrazia, rappresentanza) e le forme “liquide” che alcuni vagheggiano. All’interno di Sinistra Ecologià e Libertà il dibattito è vivo. Esiste una cultura movimentista non sempre legata alle esperienze concrete, che fa del “movimento” una nuova mitologia. Io, che vengo da anni di militanza nella società civile, penso che occorra equilibrio: un partito che non sia pesante, autoreferenziale, chiuso ma che non ceda il passo nemmeno allo spontaneismo organizzativo.

Visti i protagonisti della politica italiana esiste un chiaro problema di ricambio, formazione e selezione dei gruppi dirigenti della sinistra. Berlusconi è spesso l’unico argomento dell’opposizione e questo garantisce personaggi come D’Alema e Veltroni. Perché, anche nel campo dell’opposizione, i fenomeni di rinnovamento degli ultimi anni hanno spesso una connotazione populista o di destra? Dai rottamatori di Renzi a Beppe Grillo il “nuovo” si traduce come superamento della sinistra.

Perché non c’è una tradizione di cambiamento. La politica, nei partiti della sinistra come del centrodestra, è stata vissuta negli ultimi anni anzitutto come rendita personale. Sono rari gli esempi, e sono antichi nel tempo, di chi immaginava la politica come partecipazione, come una storia collettiva in cui ciascuno dava e offriva ciò che poteva. Non c’è stata una capacità di rinnovamento nella politica italiana: e parlo di un cambiamento non puramente generazionale ma legato alle esperienze, alle pratiche politiche, e ai linguaggi. Le piazze di Grillo, il populismo di certe soluzioni organizzative e politiche spesso sono conseguenza, non causa, dell’autoreferenzialità della classe politica italiana.

Uscendo dall’ambito delle forme: oggi la sinistra può ragionare tranquillamente di un ritorno al governo, sorvolando sulle contraddizioni che esistono a sinistra dell’UDC sui temi della guerra e del precariato (per citare solo due casi)? Sono sufficienti le primarie per garantire percorsi di creazione di programmi e coalizioni?

Le primarie sono necessarie ma non sufficienti. Necessarie, come dimostrano le amministrative, per selezionare le eccellenti candidature e squadernare una concreta proposta politica. Non sono sufficienti perché senza un perimetro di contenuti rischiano di diventare una competizione chiassosa. Il principio fondativo di una coalizione di alternativa non devono essere le bandiere dei partiti ma i punti dirimenti dell’agenda politica. Anzitutto quelli legati al lavoro.

Queste ultime elezioni amministrative hanno dato un quadro in parte contraddittorio, lanciando un segnale alla sinistra, che riesce a vincere dove si dimostra credibile. In alcune realtà, anche in Toscana, si è riusciti a creare esperienze di unità a sinistra (FdS, SEL, Verdi…) capaci di confrontarsi con il PD, in alcuni casi anche con schieramenti contrapposti, con un profilo autonomo e significativo, quando non vincente. Può questo essere un esempio positivo e migliore rispetto al “modello Fassino” di Torino?

I modelli li valuterei sulla concretezza delle cose e delle scelte, sulla materia politica. Ragionare in astratto con delle formule mi sembra un metodo poco sincero. Un modello non si può applicare a prescindere dalle condizioni territoriali. Le regole a volte funzionano e a volte no, non sono come interruttori. Non ci si è alleati col PD quando le condizioni erano indigeribili e insostenibili.

A seguito dei risultati delle ultime amministrative il PD pare aver recuperato un’identità più marcamente di sinistra, almeno con la svolta dell’appoggio ai quesiti referendari. È un elemento di valore o rischia di restringere percorsi di unità tra IdV, SeL e FdS?

Penso che sia un fatto positivo. Lo spostamento a sinistra dell’asse politica del PD è un elemento positivo per il centrosinistra e per quella parte di opinione pubblica in questi anni ha guardato ai Democratici sentedosene assai poco rappresentata.

Con i referendum si è creata una grande mobilitazione nel Paese senza però dare vita a un vero è proprio movimento. I partiti di Sinistra non dovrebbero farsi carico di proseguirne il discorso poilitco? Se si, come? E con quali risposte? C’è il rischio di deludere le aspettative dei molti giovani che si sono avvicinati in questa fase, non solo con Pisapia e De Magistrasis.

Penso che la battaglia referendaria non si esaurisca col voto. È una questione di cultura politica, si tratta di mettere al centro della prospettiva dei partiti la difesa e la valorizzazione dei beni comuni, rendendoli l’asse di una proposta politica alternativa.

Tema poco affrontato, tra gli altri, all’interno della politica italiana è quello della mafia. Quale pensi che possa esser il giusto approccio a questa problematica? Credi che sia riuscita l’operazione del Governo di spacciarsi come l’esecutivo che più è stato efficace nella lotta alla criminalità organizzata?

Il tentativo del Governo è patetico, soprattutto nel cercare di strumentalizzare le operazioni di intelligence e il lavoro della magistratura. Il Parlamento non ha saputo intestarsi battaglie di principio politico e di onestà politica accettando che personaggi come Cosentino e Dell’Utri restassero ai vertici delle istituzioni e dei partiti che compongono l’esecutivo. Per contrastare realmente la mafia occorre rendere la politica autonoma rispetto ai centri di potere criminali e affaristici. L’autonomia politica è fondamentale per recuperare la questione morale al centro dell’agenda politica.

Cf 15 giugno 2011 - 13:13

Caro Francesco, il commento di Dario che precede risponde a mio avviso agli interrogativi che legittimamente poi e, per quanto mi riguarda, esplicita in larga misura anche il mio pensiero.
Provo però ad approfondire l’altro aspetto che sollevi criticando la mia affermazione (sicuramente forte ed in parte ingiusta, almeno nei confronti dei militanti e di chi si sente rappresentato dalla Fed. della Sinistra) sulla sua sostanziale – allo stato odierno – inutilità.
Se si accetta – e suppongo che tale accettazione valga per tutti, tu compreso – la democrazia rappresentativa come metodo (pur con i suoi limiti) di regolazione dei rapporti sociali di una comunità (stato nazione o altro), riconoscendo che le tutte le altre forme o non sono praticabili (la democrazia diretta e l’anarchia a causa della grandezza dei numeri in gioco perchè – stante il carattere di individuo che caratterizza l’uomo – non consentirebbe di raggiungere MAI una sintesi nei tempi necessari ed utili a risolvere i problemi) o sono pericolose (ogni forma di autoritarismo o autocrazia perchè consentirebbero l’arbitrio di pochi che MAI sarà – sempre per la natura umana – rivolto all’interesse dei più), allora NON si può non convenire che la rappresentanza ha utilità solo se finalizzata al governo della res-pubblica.
Ovvero che la finalità prima di una forza politica che si propone come RAPPRESENTANTE dei cittadini nelle istituzioni pubbliche è il governo, a prescindere delle’sito elettorale che può indicare la propria o altre proposte come rappresentati della maggioranza degli aventi diritto al voto (determinando così al collocazione di una forza in alternativa al governo o all’opposizione). Ecco la FED ha già scelto “de facto” di NON voler governare ed è per questo che – a mio modesto avviso – diventa così sostanzialmente inutile se non al proprio ceto politico che beneficierà comunque delle indennità e degli emolumenti riservati agli eletti. Lo ha seclto “de facto” perchè NON è disponibile ad accettare le regole di democrazia interna che vincolano i partiti che si costituiscono in coalizione ma – al più – a far temporaneamente parte di una coalizione solo per conseguire un risultato elettorale favorevole ma senza alcun vincolo di mandato. Giustifica tale scelta – legittimamente sia ben inteso – per la profonda differenza di idee e cultura che NON è disposta a “mettere in gioco” come sarebbe costretta a fare nel caso di vincolo di coalizione. Antepone dunque – ripeto legittimamente – la propria identità alla disponibilità reale a coalizzarsi, puntando ad assumere in un futuro l’egemonia della società. Una scelta che merita rispetto ma che – a mio avviso, ma soprattutto stante la realtà in cui viviamo – è del tutto irrealizzabile dato che ciò che caratterizza sempre più al società contemporanea è la frammentazione. Ovvero viviamo e vivremo sempre più in società composite ed articolate NON riconducibili a desideri, aspettative e cultura univoche (nessuna classe sociale avrà mai più – per la verità non l’ha mai avuta neanche in passato anche se si è fatto credere che fosse così – l’egemonia della società. La “dittatura” del proletariato o di qualsiasi altra classe sulle altre è solo un mito che ha consentito a pochi di governare a lungo senza alcuna legittimazione sostanziale sugli altri) dove è necessario relazionarsi e contaminarsi con gli altri se si vuole essere attori e non spettatori dell’evoluzione della società (si chiama in termini sociologici, interdipendenza). Che significa, ricondotto ai partiti, che devono scegliere di coalizzarsi tra loro accettando – in gruppi più o meno omogenei – un vincolo di reciprocità che assicuri la credibilità della loro azione e consenta l’elaborazione di un progetto – più o meno univoco – con cui proporsi per GOVERNARE. Ogni altra scelta è del tutto inutile sul piano della rappresentanza istituzionale, ha senso ed importanza come forma di interlocuzione culturale e sociale (i cosiddetti movimenti) ma NON come rappresentanti perchè nons ervirebbero a nulla, non produrrebebro alcun effetto, anzi rappresenterebebro solamente un fattore di instabilità (come la realtà ha sempre puntualmente dimostrato). Questo è il punto dirimente che determina “l’utilità” sociale o meno di un partito politico. Oggi e non in un futuro remoto che nessuno vuol più aspettare. Secondo te, lo dico senza spirito di polemica, la FED che scelta fino ad oggi dismostra di voler perseguire?

Dario Accurso Liotta 14 giugno 2011 - 21:30

Ciao Francesco,
provo a darti la mia risposta (ovviamente asolutamente soggettiva e non rapresentativa di nulla oltre che del mio punto di vista).

Tu poni queste domande:

“Cosa si farà in caso di guerra?
Cosa si farà con il contratto nazionale del lavoro?
Si riuscirà a legiferare sui diritti civili? ( unioni gay, carceri etc…)
E il liberismo? che rapporto si avrà con il liberismo?
In una parola e per dirla con cf, si riuscirà ad influire sul benessere effettivo della gente?”

Io no ho risposte specifiche, nè programmi da dettare..
Credo non li abbia neanche SEL… Ma penso sinceramente non li abbia neanche la FdS a meno che…
A meno che non siano risposte preconfezionate inutili in buona parte nel governo del reale. Utili al più per riaffermare una propria astratta identità.

E’ quello che mi piacerebbe, noi tutti, si evitasse. Supeiamo il bisogno di dire io sono per cercare di capire “cosa facciamo”.

Come non lo saprei dire se non indicando esempi virtuosi che in qualche modo hanno messo in circolo questo “movimento” di idee e di cose da realizzarsi. E lo hanno messo in circolo perchè lo hanno fatto diventare maggioranza direi, con la paura di esagerare, senso comune.

Per quanti anni abbiamo declamato contro il liberismo… Con poco successo anzi peggio.
Un referendum oggi riesce a riaffermare, in modo univoco al di là dell’ ermetismo del quesito, della contraddittorietà dello stesso, il principio che un bene sia pubblico, di tutti, inalienabile.
Perchè oggi si ? perchè siamo andati oltre i nostri schemi ideologici, perchè abbiamo messo in moto energie che vanno oltre le nostre.

Se voliamo essere alternativa alle destre, al liberismo, dobbiamo esserlo nel governo del paese, non perchè semplicemente sostituiamo una maggioranza ad un’altra ma perchè sostituiamo un progetto di società ad un altro…
Diamo una risposta divera ai problemi della gente…
Ma per farlo dobbiamo comunque costruire una maggioranza intorno a questo progetto.

Io non sono in FdS per tre motivi:

- Non sono comunista; non ritengo neanche che questa “distinzione” rispetto al resto della storia del movimento operaio e del socialismo europeo sia oggi in qualche modo significante se non per alcune accezioni negative che si potrebberò dare. Sono un compagno, tengo molto a questa definizine ma faccio genericamente riferimento al socialismo alla sua storia e a diversi suoi riferimenti teorici.
Penso che sia un disastro definire l’ identità di un soggetto politico oggi a partire da questa distinzione.

- Non condivido l’ idea disastrosa a mio avviso dell’ antagonismo. Credo che sia stata disastrosa in passato come oggi: io voglio essere alternativo al capitalismo (non solo al liberismo) perchè cerco di costruire una alternativa a partire dal nostro quotidiano, perchè sono cpace di cambiarlo, qui, ora e subito… Quindi mi pongo il problema del governo della realtà.

- Perchè credo che se voglio costruire un’ipotesi alternativa al berlusconismo (come cultura e come governo) devo essere radicale nella visione ma capace di operare nel reale. Perchè vedo realisticamente che vale di più un Pisapia a mettere in crisi il profgetto moderato del PD di tanti declami generali a dita puntate ad accusarli di questo e di quello. Non mi interessa fare la sinistra del 2 o 3 %, neanche del 4 %, mi interessa cambiare il fronte progressista, rendere possibile una alternativa, costruire cultura politica alternativa. Questo forse è un modo di intendere la ricostruzione della sinistra.

Sono uscito dai DS perchè pensavo che il PD sarebbe stato un disastro per la sinistra, e così è stato ma so anche che molti democratici e riformisti veri militano nel PD o affidano allo stesso le loro speranze di cambiamento su questo mi sento vicino a loro come ai compagnoi di FdS…
E allora ?

Forse dobbiamo capire che la risposta alle tue domande, l’unica risposta oggi possibile, si può trovare solo mettendo in campo percorsi virtuosi di partecipazione e confronto che coinvolgano le persone, non solo i militanti… Un pò come spesso siamo riusciti a fare in queste amministrative e nei refrendum…

Ma vi siete accorti di come il clima, gli elementi stessi del confronto politico stiano improvvisamente cmbiando ?
Vi siete resi conto di come la rincorsa al centro abbia subito una improvvisa battuta d’arresto ?

Luca Esposito 14 giugno 2011 - 21:22

Perchè censrate i commenti scomodi? Non si può dire che SEL non è il nuovo perchè il suo gruppo dirigente è lo stesso della Rifondazione tanto criticata ante congresso 2009?

Francesco 14 giugno 2011 - 20:28

Caro cf,
le idee politiche si rispettano tutte quando sono espresse in onestà e democrazia.
Certo è, però, che definire la FdS la ricostituzione di un” nocciolo duro del tutto inutile (in rapporto all’incidenza sulle dinamiche della società) ma sufficiente a consentire al suo ceto politico di vivere della rendita che gli assicurerebbe la presenza nelle istituzioni” mi sembra davvero ingusto olre che offensivo per tutte quelle compagne e compagni che si sono battuti, per esempio, nei comitati referendari fin dal primo momento lottando insieme per raggiungere questo grande risultato. ( ma potrei fare migliaia di altri esempi)

Perchè compagni non la smettiamo una buona volta di darci addosso e cerchiamo una buona volta, con lucidità di capire cosa non va, di risolvere l’eterno irrisolto che costringe la sinistra italiana a continue frammentazioni, quelle si, del tutto fini a se stesse?

Cosa è che davvero ci separa?

Io, molto umilmente e molto in soldoni, credo che sia una cosa solo sola: la FdS non ha nessuna intenzione di ripetere l’errore di governare insieme al centro sinistra ( oggi PD). SEl , invece, ci crede ancora e ci spera.
Entrambe questa posizioni sono politicamente legittime e bisogna rispettarle, però mi chiedo e chiedo ancora una volta ai compagni di SEL, come si farà a governare con il PD?
Non vole affatto essere una domanda provocatoria credetemi!
Certo, le primarie sono un mezzo importante per imporre un forte cambiamento del fare politica ( così come è avvenuto alle scorse amministrative).
E mettiamo il caso che Vendola le primarie le vinca ( ma questo è già uno scenario tanto bello quanto fanascientifico non per incapacità di Vendola ma per la forte opposizione che esiste all’interno del PD a fare primarie che si sa verrebbero perse . . . D’Alema docet!). Mettiamo caso che si riesca veramente a fare confluire in un soggetto ampio PD, SEl e IDV, la domanda resta sempre la stessa:
Cosa si farà in caso di guerra?
Cosa si farà con il contratto nazionale del lavoro?
Si riuscirà a legiferare sui diritti civili? ( unioni gay, carceri etc…)
E il liberismo? che rapporto si avrà con il liberismo?
In una parola e per dirla con cf, si riuscirà ad influire sul benessere effettivo della gente?

Vorrei davvero che cf o Dario Accurso Liotta rispondessero a queste domande, ma senza astio, perchè credo che siano domande assolutamente legittime!

Io resto, almeno fin’ora, del avviso e del sentimento che SEl e FdS parlano la stessa lingua, vivono gli stessi dolori e sono composti da tante compage e compagni che investono le loro intelligenze e il loro tempo per una lotta che , sono sicuro, tutti vorremo comune!

Un abbraccio e spero nelle vostre risposte!

Leonardo 14 giugno 2011 - 19:12

Non fate un partito unico col PD !!! Se vi fondete col PD vi dico fin da ora che non vi voterò più e sarò costretto a votare per la Federazione della Sinistra! Per avere più potere, perderete voti. Non è possibile rimanere una coalizione PD-SEL-IDV? Ricordiamoci da dove veniamo, non è possibile mettere insieme in un unico partito tutti dalla margherita a rifondazione. Non è un partito, è un’ammucchiata brancaleone.

Dario Accurso Liotta 14 giugno 2011 - 16:12

E’ brutto discutere, quando le proprie o altrui posizioni sono a bella posta “storpiate” per aver comunque ragione.
E’ un metodo vecchio e purtroppo ancora presente in tanti.

Credo che nessuno abbia mai inteso in SEL, “Le primarie… viste come panacea alla crisi di contenuti della sinistra italiana dell’ultimo ventennio, sono una soluzione a mio avviso, del tutto insufficiente e ambigua.”

Le primarie sono intese da un lato come un grimaldello, per rimettere in gioco “a tutto campo energie, idee, confronti non tanto tra i ceti politici delle diverse forze politiche ma tra questi e le persone, la gente, o come si dice la società civile.

E comunque non è importante come noi le intendiamo ma il movimento reale che hanno suscitato e i risultati che hanno ottenuto… Milano e Cagliari dopo la Puglia…

Io ritengo che questo strumento, ricordiamo imposto al PD al di là della sua volontà anche se ora cercano di dimenticarlo,
sarà ancora utile, non credo che da solo risolverà i limiti della sinastra o del centro sinistra.

al ompagno Zaccheo rispondo senza timore di esere smentito che SEL esiste per essere “corrente” ma solo nel senso di essere un torrente corrente di idee proposte che riescano una volta per tutte a rompere gli argini della sinistra.

La sua sclerosi. Noi abbiamo molti difetti e limiti, uno di questi è anche l’eccesso di leaderismo, ma abbiamo il merito
di esserci messi in gioco e sprattutto di aver rimesso in gioco certezze e abitudini consci che oggi bisogna costruire una sinistra nuova nei contenuti e nelle forme della politica.

Questo ci distingue dalla FdS. Il non voler essere testimonianza, il non condannarsi ad uno sterile antagonismo ma voler cambiare, subito non domani, gli equilibri in cambio.

Il compagno zaccheo può giocare quanto vuole con i numeri, anche questa è una cattiva abitudine della politica ma esiste un dato politico negli ultimi avvenimenti rilevante:

SEL è stata protagonista propositiva di una spinta all’ unità e alla costruzione di un progetto politico “alternativo al berlusconismo” che ha permesso i risultati di questi giorni. Senza Pisapia e Zedda e del loro percorso, il portato di questa vittoria, se ci sarebbe stata, non sarebbe lo stesso.

E’ questa capacità di incidere “politicamente” per un governo dell’ oggi e non di testimoniare per una rivoluzione del domani, che ci distingue.

Se Zaccheo attribuisce solo a un dato mediatico o al personalismo (il fenomeno Vendola) quel che sta succedendo, ricade in logiche ed errori ancora una volta vecchi e che hanno già portato enormi danni alla sinistra.

SEL eiste perchè oggi la risposta che siamo chiamati a dare è di governo. Sconfigere la destra berlusconiana per quale governo della realtà ? con quali programmi con quali forze ?

Noi non abbiamo grandi risposte ma almeno sappiamo che bisogna cercare risposte a queste domande…
Non testimoniare chi è il più puro o chi ha il più rivoluzionario dei programmi.
Va bene insieme… ma non per l’ 8%.
Insieme per dare queste risposte.
Insieme non per essere la somma di debolezze, come fu la sinistra Arcobaleno..
Insieme per rompere schemi e argini ideologici e di casta che bloccano qualsiasi possibilità di cambiamento.

Se in quello che sta facendo Pisapia a Milano, se nella necessità di dar vita ad uno schieramento riformista vincente si vede solo una rincorsa al centro credo che stare insieme diventi veramente difficile.

Personalmente mi sento distante da alcune categorie interpretative utilizzate dai compagni di FsD tanto quanto mi sento distante dal moderatismo del PD.

Due facce di una stessa medaglia che ci hanno condannato per anni a scissioni e paralisi.

Io non condivido alcuni aspetti di questa ultima intervista di Nichi Vendola, come ho già scritto, ma non perchè veda in questo ambizioni individuali o slittamenti centristi, semplicmente credo che strategia e analisi debbano avere, necessariamente maggiore approfondimento e coerenza.

Ma son sicuro che apriremo una seria discussione per andare avanti.

Dario Accurso Liotta 14 giugno 2011 - 16:02

E’ brutto discutere, quando le proprie o altrui posizioni sono a bella posta “storpiate” per aver comunque ragione.
E’ un metodo vecchio e purtroppo ancora presente in tanti.

Credo che nessuno abbia mai inteso in SEL, “Le primarie… viste come panacea alla crisi di contenuti della sinistra italiana dell’ultimo ventennio, sono una soluzione a mio avviso, del tutto insufficiente e ambigua.”

Le primarie sono intese da un lato come un grimaldello, per rimettere in gioco “a tutto campo energie, idee, confronti non tanto tra i ceti politici delle diverse forze politiche ma tra questi e le persone, la gente, o come si dice la società civile.

E comunque non è importante come noi le intendiamo ma il movimento reale che hanno suscitato e i risultati che hanno ottenuto… Milano e Cagliari dopo la Puglia…

Io ritengo che questo strumento, ricordiamo imposto al PD al di là della sua volontà anche se ora cercano di dimenticarlo,
sarà ancora utile, non credo che da solo risolverà i limiti della sinastra o del centro sinistra.

al ompagno Zaccheo rispondo senza timore di esere smentito che SEL esiste per essere “corrente” ma solo nel senso di essere un torrente corrente di idee proposte che riescano una volta per tutte a rompere gli argini della sinistra.

La sua sclerosi. Noi abbiamo molti difetti e limiti, uno di questi è anche l’eccesso di leaderismo, ma abbiamo il merito
di esserci messi in gioco e sprattutto di aver rimesso in gioco certezze e abitudini consci che oggi bisogna costruire una sinistra nuova nei contenuti e nelle forme della politica.

Questo ci distingue dalla FdS. Il non voler essere testimonianza, il non condannarsi ad uno sterile antagonismo ma voler cambiare, subito non domani, gli equilibri in cambio.

Il compagno zaccheo può giocare quanto vuole con i numeri, anche questa è una cattiva abitudine della politica ma esiste un dato politico negli ultimi avvenimenti rilevante:

SEL è stata protagonista propositiva di una spinta all’ unità e alla costruzione di un progetto politico “alternativo al berlusconismo” che ha permesso i risultati di questi giorni. Senza Pisapia e Zedda e del loro percorso, il portato di questa vittoria, se ci sarebbe stata, non sarebbe lo stesso.

E’ questa capacità di incidere “politicamente” per un governo dell’ oggi e non di testimoniare per una rivoluzione del domani, che ci distingue.

Se Zaccheo attribuisce solo a un dato mediatico o al personalismo (il fenomeno Vendola) quel che sta succedendo, ricade in logiche ed errori ancora una volta vecchi e che hanno già portato enormi danni alla sinistra.

SEL eiste perchè oggi la risposta che siamo chiamati a dare è di governo. Sconfigere la destra berlusconiana per quale governo della realtà ? con quali programmi con quali forze ?

Noi non abbiamo grandi risposte ma almeno sappiamo che bisogna cercare risposte a queste domande… Non a chi è il più puro e rivoluzionario dei programmi.
Insieme… ma non per l’ 8%.
Insieme per dare queste risposte-
Insieme non per essere la somma di debolezze, come fu la sinistra Arcobaleno.. Insieme per rompere schemi e argini
ideologici e di casta.

Se in quello che sta facendo Pisapia a Milano si vede solo una rincorsa al centro, se nella necessità di dar vita ad uno schieramento riformista vincente si vede solo una rincorsa al centro credo che stare insieme diventi materialmente difficile.

Personalmente i senso distante da alcune catgorie interpretative urilizzate dai compagni di FsD tanto quanto mi sento distante dal moderatismo del PD.

Due facce di una stessa medaglia che ci hanno condannato per anni a scissioni e paralisi.

Io non condivido alcuni aspetti di questa ultima intervista di Nichi Vendola, come ho scritto ma non perchè veda in questo ambizioni individuali o slittamenti centristi, semplicmente credo che strategia e analisi debbano avere, necessariamente maggiore approfondimento e coerenza.

Ma son sicuro che apriremo una seria discussione per andare avanti.

Cf 14 giugno 2011 - 10:22

Forse, per rispondere indirettamente a Zaccheo, la larga maggioranza di chi si riconsce in SEL anzichè nella Federazione della Sinistra è stanca dell’inconcludenza di quella parte della sinistra che a parole vuole cambiare tutto ma concretamente – negli ultimi decenni – poco ha fatto se non sistemare pro-tempore il proprio ceto politico. Sia chiaro la rappresentanza istituzionale porta con se vantaggi per chi l’esercita (il ceto politico) e non è questo che scandalizza o è intollerabile in se (mentre lo è l’eccesso di privilegi che ingiustificatamente tente talvolta ad auto-assegnarsi) e dunque non è l’averne usufruito che viene imputato al ceto politico di una parte della sinistra, ma il non aver sostanzialmente restituito – in termini di miqglioramento concreto della società – ai suoi sostenitori poco più che nulla; limitandosi nella maggior parte dei casi ad amministrare un consenso minimo sufficiente ad assicurare loro l’accesso alle cariche pubbliche senza però assumersi alcuna responsabilità concreta di governo, nascondendosi sempre e comunque dietro la disparità dei rapporti per giustificare la propria inadeguatezza nell’affrontare concretamente i problemi e le sfide della società. Lo spartiacque che divide questa parte di sinistra da SEL è che la prima punta ancora a ri-costruire un nocciolo duro del tutto inutile (in rapporto all’incidenza sulle dinamiche della società) ma sufficiente a consentire al suo ceto politico di vivere della rendita che gli assicurerebbe la presenza nelle istituzioni, mentre la seconda (SEL) – compiendo sicuramente più di un errore – si propone come interlocutore/rappresentante dell’elettorato di centrosinistra dentro un progetto di governo del paese; un progetto reale, praticabile oggi e non in un ipotetico futuro che non arriva mai (e dunque accettando di assumere i reali rapporti di forze esistenti come dato non eludibile e conseguentemente accettando di misurarsi con le altre forze politiche, PD in primis, nel rispetto delle regole di democrazia interna conseguenti a tale scelta).
Qui stà la differenza sostanziale di scelta di campo tra queste due anime della sinistra ed è segno di immaturità o mala fede il non comprenderlo o riconoscerlo; come lo è ancor più l’auspicare “una sola piattaforma federativa unitaria di sinistra, oltre e senza il PD, dove lavorare assieme” dopo aver fatto di tutto, a partire dall’aver disatteso il mandato rappresentativo assunto con la delega congressuale (dato che le diverse mozioni che hanno messo in minoranza Vendola all’ultimo congresso del PRC NON si erano presentate alla loro base con la proposta e neanche la remota ipotesi di federarsi tra loro, anzi ponendosi in aperta incompatibilità tra di esse) per il soddisfare le proprie aspirazioni personali e di rivalsa; prima di versare oggi lacrime di coccodrillo bisognava pensarci prima o – se in buona fede – riconoscere l’errore e sfiduciare la classe dirigente che lo ha prodotto.

Francesco 13 giugno 2011 - 21:01

Caro Zaccheo,
condivito il tuo pensiero su tutta la linea!

Vincenzo 12 giugno 2011 - 18:48

Compagni credo che a questo punto la dirigenza debba venire allo scoperto e dire chiaramente cosa vogliono fare di SEL. Mi spiego meglio, dovrebbero dirci se il progetto è ancora quello di partire da SEL per mettere insieme i vari pezzi della sinistra e dare vita alla sinistra del futuro (quella a SINISTRA DEL PD) oppure SEL dovra fondersi col PD per creare un altro grosso contenitore in cui riversare tutto e il contrario di tutto o peggio ancora entrare dentro il PD per creare l’ennesima corrente minoritaria interna ai democratici.
Urgono delucidazioni, soprattutto per una questione di correttezza verso militanti e simpatizzanti

Mai-nel Pd 12 giugno 2011 - 14:45

E’ arrivato il momento di dire chiaramente cosa vuole diventare SEL. Bisogna fare chiarezza su un punto: SEL vuole essere il polo intorno al quale costruire la sinistra del futoro (A SINISTRA DEL PD), nell’ottica di un centrosinistra, oppure vuole fondersi col PD o peggio ancora farsi essorbire dai democratici. Sono questioni che non possono essere più rinviate, anche per correttezza nei confronti di militanti e simpatizzanti

Mattia 12 giugno 2011 - 13:06

Secondo me, più che della proposta del “metterci tutti in gioco” che deve essere discussa e decisa tra militanti e dirigenti, la parte importante dell’articolo sul corsera è la nuovo progetto di welfare (reddito di cittadinanza su tutti).

Piero 12 giugno 2011 - 03:58

Francesco,questa volta devo darti ragione.Anch’io sono convinto che sulla guerra e sulla difesa dei lavoratori siamo distanti dal PD e mi sembra molto ma molto difficile fare un accordo
perchè queste sono questioni irrinunciabili.Se dovessimo cedere
su queste cose saremo morti.
Noto purtroppo che sono mesi che anche SEL dice poco o nulla
sulla guerra,mentre dovrebbe dire un giorno si e l’altro pure
VIA DALLA LIBIA E VIA DALL’AFGHANISTAN.
Rimango della mia idea sulla FdS.Si trovassero prima daccordo
fra di loro.Altrimenti si entra in un ginepraio dal quale non ci si levano le gambe.

Luca Esposito 11 giugno 2011 - 21:02

Mah, seguo il dibattito su questa pagina e mi permetto di dire che non tutti brillano per l’onestà intellettuale.
Proviamo a descrivere la situazione obiettivamente, senza pretendere di convincere nessuno cn le nostre parole.
Punto primo: siamo sicuri che la FdS sarebbe quella forza inaffidabile che si vuole descrivere? A me risulta che l’ex gruppo dirigente del partito, quello che l’ha portato negli anni al declino e alla disfatta del 2008, sia passato al completo in SEL. O forse i compagni Fausto, Franco e Gennaro (non scrivo i cognomi perchè spero di non essere censurato per l’ennesima volta) non vangonpo da là? Lo stesso Nichi, nel 98, mentre Oliviero fondava il PdCI per salvare l’esperienza dell’Ulivo, votava contro Prodi Presidente del Consiglio e il suo Governo?
Quanto ai risultati delle ultime elezioni amministrative: quante volte avete visto le dichiarazioni di un esponente della FdS in tv o sui giornali e quante quelle di Nichi? Ecco, nonostante ciò, il dato medio alle provinciali, l’unico di rilevanza statistica nazionale, ci dice che entrambe le forze stanno intorno al 4% dei voti.
Dunque, non facciamo il solito gioco suicida all’interno della Sinistra e lavoriamo per la nostra unità, che passa necessariamente per una proposta politica effettivamente alternativa a quella liberista e filopadronale del PD e delle destre. Ve ne prego, compagni: c’è un universo, a Sinistra, fatto di movimenti ed associazioni che da troppo tempo non trova una casa comune in cui far valere le proprie idee. Lavoriamo insieme per costruirla.

Massimo R. 11 giugno 2011 - 19:34

Vendola in questa intervista ha toccato moltissimi punti riguardo alla di Sel e del centro sinistra in genere. In sostanza i punti chiave del Vendola pensiero espressi in questa intervista sono: l’abbandono delle etichette che vengono affibbiate ai vari partiti (radicale, riformista, moderato), in quanto non più rappresentative del mondo attuale; l’inadeguatezza della forma partito; la creazione di un soggetto unitario al posto dei partiti attuali del centrosinistra; l’utilizzo delle primarie come strumento di mobilitazione di idee e di programmi; l’allargamento della coalizione al centro. Sulla irrinunciabilità delle primarie come strumento di selezione di idee e di candidature penso che nel centrosinistra siano pochi a metterla in dubbio, così come chi aspira a governare il paese non può mettere a prescindere veti sulla possibilità di poter allargare la coalizione a meno a titolo di principio, e Vendola fa benissimo a non farsi ingabbiare nello pseudo estremismo, ben sapendo penso, che andare a convergere a livello nazionale con l’Udc su molti temi sia quantomeno improbabile. Su tutti gli altri punti invece mi trovo in notevole disaccordo. A partire dalla questione culturale delle etichette politiche, la realtà è che esse non sono superate, sono semplicemente utilizzate a sproposito ed in maniera strumentale; alcune parole sono in realtà prive di qualunque significato politico, come per esempio l’aggettivo moderato con cui si autodefinisce una classe politica che dovrebbe essere definita semplicemente conservatrice, se non reazionaria; altri aggettivi, quali per esempio riformista, vengono usati a sproposito, il suo reale significato si riferisce infatti storicamente a quella parte di sinistra che credeva nella via pacifica e non rivoluzionaria per poter raggiungere gli obiettivi di libertà e uguaglianza che sono gli orizzonti di ogni cultura progressista. Si può definire riformista vorrebbe riportare i diritti dei lavoratori indietro di un secolo?
E veniamo infine ai punti che più sono stati dibattuti, ovvero la forma partito e il futuro di Sel. Vendola, nel pensiero espresso, mi sembra che abbia poco contatto con la realtà attuale. In primis non indica un’alternativa alla forma partito, che va sicuramente ripensata e democraticizzata, a meno che l’alternativa non sia considerata un permanente comitato elettorale di vari notabili; successivamente nel parlare del famoso soggetto unico della sinistra, si dimentica del presupposto principale che deve essere il collante di qualunque aggregazione politica, ovvero la comunanza di valori, che esiste sicuramente con larga parte della base del Pd, ma non con la sua classe dirigente. Penso che il miglior servizio che Sel possa fare al centrosinistra e al suo popolo, sia quello di radicarsi come un partito coerente e credibile, dando sempre più rappresentanza alle istanze di cambiamento che non possiamo che rappresentare noi. Se in futuro, e quello non lo escludo, ci sarà il famoso big bang di bertinottiana memoria, allora si potrà parlare di un nuovo partito di sinistra ancora più ampio.

Francesco 11 giugno 2011 - 19:20

Caro Reggiano,rispetto molto la tua posizione però permettimi di fare alcune osservazioni.
La FDS non è forza di governo secondo il tuo parere. Bene. Diamo però tutti per scontato che il PD sia una forza di governo. Cosa vuol dire forza di governo? Io guardo la reale situazione politica italiana e mi chiedo: perchè il PD non ha promosso i referendum che adesso tanto appogia? ( molti illustri nomi del PD sono per la privatizazzione dell’acqua . . .). Che posizione ha il PD sulla guerra? e sul lavoro? ( ricordi Mirafiori e Pomigliano!!?) Sono semplici domande banali forse, però credo siano legittime. Può SEL governare insieme al PD? raggiungere le stesse posizioni su questioni così importanti ( e su mille altre che non cito adesso . . .)Essere forza di governo vuol dire rinunciare alla prorpia sfida? alla prorpia identità politica? Perchè Vendola, o SEl (che dir si voglia) non si impegna a costruire una grande forza di sinistra distinta dal PD liberista, come scritto molto bene nel MANIFESTO per SINISTRA ECOLOGIA E LIBERTA’? Una forza che lo sostenga nel vincere contro le destre ma che sia impegnata a costruire una nuova visione del mondo, un “altro mondo possibìle” ( cito sempre il Manifesto di SEL). Lo costringa a guardare a sinistra diventando così un contendente politico credibile anche per i tanti delusi del PD ( è un pò quello che accade in certi Land della Germania nel rapporto tra SPD e Die Linke). Io , credimi , ho molti dubbi ma su due cose sono sicuro: La prima è che non si possa governare insieme al PD da sinistra perchè o si rinuncerebbe alla prorpia identià o si rischierebbe di fare le stesse scelte dolorose che fecero i compagni di Rifondazione. La seconda è che il PD stesso non vuole SEl ma cerca molti più agganci con UDC e amici. Ed in questo ha ragione perchè è palesemente più vicino a Casini che non a Vendola! Il mio sogno è vedere Vendola presidente del consiglio, Claudio Fava ministro dell’interno ( che meraviglia sarebbe!!) ma solo quando so che potranno svolgere questi compiti mantenendo la prorpia identità e la parola data agli elettori! Adesso, putroppo, non è tempo . . .

Reggiano Scalzo 11 giugno 2011 - 13:34

Certo, Francesco. Sbagli a guardare a FDS perchè hanno dimostrato di non avere cultura di governo in entrambe le legislature in cui hanno sostenuto Prodi. Nella prima-1998- hanno fatto cadere apertamente Prodi aprendo autostrade al Cavaliere. Nel secondo caso Bertinotti sputò nel piatto del governo di cui faceva parte fin dal primo giorno. Ricordate Diliberto e Ferrero scesi in piazza contro il governo Prodi? A destra si scompisciarono dal ridere e si fregarono le mani. Di fatto la loro vittoria del 2008 nacque da lì. Poi Mastella fece il resto ma le scissioni di Rifondazione con Turigliatto e Ferrando diedero un bel colpo all’allora governo. Poi Vendola che esce da Rifondazione perchè al congresso la sua mozione fu bocciata a vantaggio di quella di Ferrero ! Nessuno ne parla ma fu un passaggio importante altrimenti oggi SEL non esisterebbe ! E ieri sera che da Lilli Gruber su LA7 Nichi dice apertamente che la sinistra radicale è il suo passato perchè oggi sullo stato sociale ha le idee confuse. E chi la onosce meglio di Vendola ? Lascia dunque perdere FDS per l’amor di Dio, compagno Francesco ! Faremmo resuscitare dal coma il centrodestra che per sopravvivere ha bisogno del mussoliniano Storace e concentriamoci con l’alleanza PD-SEL-IDV. Mi spiace di aver raso al suolo la tua linea, caro Francesco. Ma secondo me oggi è elettoralmente perdente e bocciata dalla storia.

Piero 11 giugno 2011 - 00:19

Francesco,sono convinto che a sinistra ci siano forze che dovrebbero essere coinvolte.
Il guaio è che con la FdS non sai con chi interloquire perchè
è fatta da tre o quattro partiti ed una decina di correnti,
praticamente ogni dirigente fa corrente. Ci sono diatribe interne più a titolo personale che politico.
Se chiedi una cosa,ti arrivano ( penso dopo alcunu mesi) almeno 20 risposte diverse.E’ un bel casino. O no.

Francesco 10 giugno 2011 - 21:53

Perchè Vendola non guarda MAI alla sua sinistra, ai compagni della FDS che, nonostante siano stati oscurati , hanno ottenuto un buon risultato alle ultime elezioni amministrative? Eppure mi sembra, o meglio , voglio sperare, che SEl sia molto più vicina a loro che non ai liberisti del PD? O sbaglio compagni? . . . o forse devo cominciare a chiamarci “amici”? o forse non devo parlare di SEl ma di Vendola . . .

Giovanni Paonessa 10 giugno 2011 - 10:08

Ma avete letto tutti i commenti? molti anonimi (lo è chi usa uno pseudonimo) che intervengono anche più volte a ripetere la stessa cosa: la paura che si perda la verginità rivoluzionaria.
Intanto “fuori” (fuori da questo sito, fuori per le strade e nelle piazze) è già tutto cambiato. si è “riaperta la partita!”
Le bandiere di SEL di IDV del PD della federazione della sinistra e di tanti altri soggetti e movimenti (con esclusione di Grillo) si sono già con-fuse nelle piazze per le elezioni e per i referendum.
rischiamo di essere già superati se non ci rimettiamo in discussione.
ciao a tutti

Stefano Valenti 10 giugno 2011 - 02:21

Vendola sta trasformando SEL nel suo partito e nel veicolo delle sue ambizioni politiche (nel peggiore dei casi) o dei suoi progetti politici (nel migliore dei casi) PERSONALI.

Mi conforta sapere che, tra i militanti e gli iscritti, le sue parole abbiano suscitato sconcerto. Vuol dire che SEL non sta ancora a Vendola come il Partito Radicale stava a Pannella: cioè, che i militanti chiedono conto di ciò per cui militano e il loro leader non è (almeno non per tutti, o comunque non ancora) il loro guru. Tra l’altro, il risultato si vede, sia per Pannella sia per il Partito Radicale, che sono entrambi l’ombra di se stessi e destinati ad una sicura, e prossima, estinzione (politica, s’intende).

Dire che bisogna ripensare il welfare, o non chiudersi nei propri recinti per fare il partitino del trequattrocinquepercento, è un conto; ma il sospetto è che Vendola voglia usare SEL come una dote di militanti, di iscritti e magari anche di elettori per pesare all’interno del PD. Perché, diciamola tutta: in base all’esperienza di tutti noi, dietro certi discorsi sul superamento delle storiche contapposizioni, della forma partito tradizionale etc., insomma, dietro la poesia dell’”oltrismo”, spesso si nasconde una prosa molto più piana. L’aveva già detto Giordano due mesi fa al “Manifesto”, che l’aspirazione era a confluire nel PD; ora lo sta ripetendo Vendola. I sospetti non sono soltanto legittimi: sono persino doverosi.

Nell’ultima tornata di elezioni amministrative SEL si è piantata al 4 per cento, ben lontano da quanto prevedevano i sondaggi; può sembrare poco ma non lo è, se si considera che è più o meno la stessa percentuale di Di Pietro che pedala da dieci anni, il doppio dell’FdS e che i Verdi, allo zero virgola poco, stanno scomparendo. Ancora uno o due anni fa SEL era fra il 2 e il 3 per cento, stavolta le liste in molti posti mancavano ma in altri c’erano. Da partito invisibile SEL ha cominciato a strutturarsi. Se crescerà, sempre più elettori democratici, dipietristi, grillini, comunisti, o semplicemente delusi e ormai votati all’astensione, che magari finora la considerano troppo piccola per essere votata, potrebbe cambiare idea; tutta gente che, come me, magari in passato non ci pensava nemmeno a votare comunista. A una condizione: che l’ennesimo leader in trip megalomaniacale, stile Bertinotti, non rovini tutto strangolando il neonato nella culla.
Certo, con scelte (vedi Napoli; e poi muori, o comunque rimani addirittura fuori dal consiglio comunale) o candidature (provincia di Macerata) da apparatcik questo non succederà mai. Attirando gente come Pisapia o la Frascaroli, invece, forse sì.

Se poi s’instillerà negli elettori, reali o potenziali, il fondato sospetto che si parli, per così dire, “con lingua biforcuta”, che li si voglia usare come carne da cabina elettorale, chiedendo impegno e voti in nome di un progetto di fusione nel PD pensato sebbene ancora non esplicitato, militanti, iscritti ed elettori non tarderanno a riprendere le strade da cui sono venuti.

Me compreso, che voto SEL dal 2009 e certo non perché mi costringa qualcuno.

Dario Accurso Liotta 9 giugno 2011 - 20:21

Scusate, proviamo a sgombrare il campo da alcuni equivoci:

- Non è vero che questa intervista non contiene elementi di novità.
Poche decine di giorni fa Vendola propose un patto di consultazione tra IDV PD e SEL..
Insieme a questo un cantiere di costruzione del centrosinistra.
Cosa diversa è dire che è oggi attuale ripensare la forma partito e che si deve navigare in “mare aperto” per costruirla. Dove è finita l’idea di una sinistra forte per costruire un centro-sinistra forte ?
Quel che è detto in questa intervista costituisce un elemento di novità. Non meniamolo con il ceto politico di sel o altre bagianate. Dio volesse che avessimo almeno un ceto politico ! Qui mi chiedo di nuovo con chi ha discusso Vendola questa nuova “visione”…
Ma voi veramente pensate che possa nascere una nuova politica senza forme (queste si nuove) di democrazia di partecipazione alle scelte ? Io non ci credo, vedo solo i difetti del peggior leaderismo.

- NON E’ VERO CHE SEL E’ UGUALE A LA RIFO & C.
Non lo è nei numeri. A Milano, ma ancor più a Trieste, Cagliari ecc.
Non lo è per la capacità di incidere, orientare tutta l’ opposizione al Berlusconismo. Lo testimoniano Zedda e Pisapia ma ancor più lo testimonia il fatto che Casini, Di Pietro possono ignorare Ferrero ma devono confrontarsi con la presenz di Vendola e di SEL… Rimisurare i loro progetti anche a partire dalla nostra azione.

- Non è vero che il PD sia nella sua natura, nel suo insieme un partito riformista… Sull’analisi di che cos’è oggi questo partito, di quali forze si muovono al suo interno a mio avviso sta nascendo il più grosso equivoco…
Ciao

Cf 9 giugno 2011 - 19:24

Potrei trovare divertenti le tante reazioni (anche e soprattutto da parte della dirigenza di SEL) e distinguo innescate dall’intervista rilasciata da Vendola, se non esprimessero la debolezza enorme, probabilmente strutturale, di SEL stessa.
Pur se comprensibili (almeno per taluni aspetti) i rilievi all’intervista evidenziano la paura di militanti e “classe politica” di SEL a mettersi in gioco, analizzando criticamente le proprie posizioni i primi e mettendo in discussione le rendite di posizioni acquisite i secondi.
Certamente, sia chiaro, sarebbe superficiale non riconoscere l’interesse diretto e personale di Vendola nella “partita” che stà giocando. E’ evidente la sua ambizione a diventare il leader del centrosinistra alle prossime elezioni politiche, ma ciò non toglie che il bilancio tra vantaggi (in termini di necessario rinnovamento) e svantaggi (eccessiva tendenza alla personalizzazione) dell’iniziativa di Vendola è a favore dei primi. Daltra parte non ci si può aspettare di avvantaggiarsi della figura di Vendola per conquistare uno spazio di rappresentanza che – altrimenti – sarebbe probabilmente negato e poi stupirsi e rammaricarsi se Vendola non è funzionale ai nostri individuali progetti nella misura in cui vorremmo. Pro e contro stanno sempre a braccetto ed eviterebbe di cadere prossimi al ridicolo il non dimenticarsene. E soprattutto sarebbe utile un pò più di umiltà e capacità di mettersi in discussione (come giustamente Vendola auspica) evitando di essere noi a dare giudizi taglienti su gli altri (PD in primis) dopo essersi offesi e scandalizzati il giorno prima (o offenersi e scandalizzarsi alla prossima occasione) per essere stati noi giudicati da altri.
Purtroppo l’unica cosa probabilmente certa che SEL ancor prima e più di sciogliersi ha il problema di non essere ancora nata.

Gianfranco De Carlo 9 giugno 2011 - 19:07

I commenti di tanti mi fanno pensare che veramente il partito politico per come lo abbiamo vissuto in passato è morto io penso che la partecipazione alle scelte politiche e i leadersheap possano avvenire su un tessuto di associazioni sul fare assieme che costruiscono la loro alternativa di vita partendo dalle loro condizioni penso ad esempio ai gruppi di acquisto o come stiamo facendo nella salute mentale con i gruppi di auto mutuo aiuto che mettono insieme operatori utenti e familiari e rivendicano un nuovo welfare psichiatrico dove a gestire ci siano tutti, cari compagni fuori dagli steccati angusti della “militanza c’è un mondo molto più vivo e vero di questa discussione spesso astrusa e sterile

Roby 9 giugno 2011 - 17:52

Un conto è dialogare con chi non è di sinistra..per trovare alcuni accordi programmatici, diversamente è fonderci in un partito IPER LIBERISTA,no, questo no.

Davide 9 giugno 2011 - 17:32

Vendola in questa intervista non parla di fusione col PD, parla di allargare i confini del movimento anadando oltre la forma partito e attingendo forze dalla società civile; tutte cose già dette sin dall’inizio, nessuna novità particolare. Purtroppo per noi Vendola è un pò come l’oracolo di delfi, va tradotto ed interpretato. Io ad una fusione sono contrarissimo e se leggo l’intervista non ne vedo menzione, per cui mi va bene così. a presto a tutti e buon lavoro!

Gennaro Imbriano 9 giugno 2011 - 17:09

…resto un pò stupito per questo polverone “interno” che ha suscitato l’intervista a Nichi. Un polverone che certo finisce indirettamente per aiutare le manovre dalemiane che vorrebbero in ogni modo indebolire la leadership più forte che attualmente può esprimere il centro-sinistra (quella di Nichi) e marginalizzare SEL appiccicandoci addosso l’etichetta del radicalismo.
Resto stupito perchè nell’intervista non c’è alcuno scoop, nessuna novità clamorosa… grosso modo le stesse idee Vendola le ha espresse in passato (in particolare nei suoi 2 magnifici interventi al Congresso di Firenze).
E quelle proposte sono tanto più necessarie oggi. Di fronte al sommovimento sociale e al terremoto politico (non solo nel/del centro-destra) che attraversa l’Italia, non si può girare la testa dall’altra parte.
La domanda di cambiamento riguarda anche noi! E mi pare che Nichi sia uno dei pochi a voler interpretare questa domanda

Paolo 9 giugno 2011 - 15:51

ma che frutti ha dato Sel? E’al 4,5% pari alla federazione della sinistra, diciamoci chiaramente che nichi vuole una fusione a freddo con il pd perchè sel non decolla, formalmente è ferma. E non raccontatemi che Pisapia ha vinto grazie a Sel. Il pd ha il 28%, avrà al suo interno tanti problemi spiegatemi come mai l’elettore anzichè votare sel (grande novità?) ha votato il pd (quello con tanti problemi?) Non è che a furia di dire che gli altri hanno i problemi si perdono di vista i propri di problemi?

Spartaco Innocenzi 9 giugno 2011 - 15:43

E’ trascorso neanche anno da quando abbiamo piantato il nostro seme in un terreno biologicamente trattato e dopo, curandolo con attenzione,innaffiandolo, lo abbiamo visto germogliare fino a vederne i primi frutti.Frutti maturi e saporiti anche se pochi momentaneamente,ma indubbiamente di grande qualità.Adesso,questo prodotto trattato biologicamente si vuole contaminarlo con altri frutti la cui crescita è sottoposta a poderosi trattamenti di concimi chimici aumentadone la produzione in nome del mercato.Allora,se permetette,continuerò a mangiare il mio frutto fino a quando anche gli altri non coltiveranno i loro frutti con lo stesso metodo privileggiando la qualità alla quantità.Fine della metafora.
Ritornando in questa valle di lacrime del chiacchiericcio peraltro stucchevole in quanto da molto tempo servito in varie salse anche se il sapore è sempre lo stesso,è ora di finirla con questa lagna del mare aperto non rendendosi conto che questo Paese è piegato su se stesso e non sono certo le cure logorroiche a salvarlo.Basta con le chiacchiere.Dobbiamo indicare come affrontare e con quali risorse la piaga del precariato,della sisoccupazione,delle misere pensioni che vedono milioni di pensionati percepire non più di 500€ mensili.Finora abbiamo sognato estasiati dalle parole di Vendola;ora,i sogni, si debbono tradurre in realtà e soprattutto concretezza.A questo punto Vendola deve dare un ultimatum a Bersani:o si fa al più presto un incontro tra tutti coloro che sono interessati alla formazione del cantiere di alternativa stilando in primis un programma fattibile,oppure ognuno per la sua strada.Finiamola con questo tormento di rimettersi in gioco anche perchè non siamo certo noi a doverlo fare.

Ciardullo Giuseppe 9 giugno 2011 - 14:34

In politica in confine tra vecchio e nuovo è piuttosto labile,questa come proposta è tutt’altro che “la sfida globale”che SEL dovrebbe mettere in campo.Appare più come una “gentile”.”pacata” richiesta.Ci vuole ben altro io credo e sia il PD che UDC hanno progetti tutt’altro che “inclusivi” di SEL.
Sfidare a tutto campo il PD,con una vera, alternativa proposta politica, ma sopratutto sapere noi dove vogliamo andare,partendo dalla gente e dagli ultimi “indizi” elettorali .Tutto il resto sa nuovamente di “politichese”,usato e stantio.
Piu coraggio e sopratutto più democrazia,noi siamo,vogliamo essere “qualcosa” di nuovo e di diverso.Dopo tante fatiche forse Nichi ha bisogno di tirare il fiato,confrontarsi e di un pò diriposo,lo aiuterebbe a “ritrovarsi”evitando il rischio di non ritrovare più noi.

Dario Accurso Liotta 9 giugno 2011 - 13:15

Questa volta mi sento meno in sintonia con le parole di Nichi Vendola per tre ordini di motivi:

- Non basta “ora” dire riapriamo la partita… Questo ha avuto un senso e una sua forza propositiva 9 mesi fa.
oggi bisogna dire come dare continuità alle esperienze vincenti del centro sinistra e trasformarle in un progetto di alternativa…. Cosa che ancora non sono, se non in embrione.
La proposta fatta di un patto di consultazione e di iniziativa comune con PD e IDV oggi mi sembra la più concreta e adeguata alla situazione.

- Queste vittorie portano comunque l’istanza forte, esplicita di un rinnovamento della politica… “contro le oligarchie”. Il PD ha forte una connotazione “oligarchica”, è ceto politico, casta ne l senso più stantio e vecchio del termine. Costruire un centro sinistra nuovo e “alternativo” al Berlusconismo non vuol dire coccolare quel ceto politico ma metterlo in discussione, rinnovare le forme della politica. Qual’ è la natura del PD ? E’ un partito riformista o moderato (io penso che questi due termini siano in contrasto tra loro) ? Non ho dubbi è un partito che confonde il moderatismo con il riformismo. La nostra azione deve, fa, necessariamente i conti quotidiananmente con questo. Se io entrassi nel PD nella mia città avrei meno spazio per una azione innovatrice.

- Caro Nichi hai sbagliato questa volta, per eccesso di leaderismo, una idea di questo genere sposta il piano del confronto e dell’azione rispetto a quanto detto nel congresso fondativo… Nei hai discusso con gli altri compagni della direzione ? Sei sicuro che non serva innanzitutto un atto di democrazia, porre in discussione tra i circoli, gli iscritti questo tema ?

Apriamo un confronto serio tra i Circoli di valutazione dei risultati elettorali, sulla nuova fase che si è aperta e sul nostro ruolo…
BASTA CON LE COUNICAZIONI UNIDIREZIONALI….
Non è questa buona politica, non è nuova politica.

Federico 9 giugno 2011 - 11:32

Vabbé, noto che i commenti troppo critici con i dirigenti non vengono pubblicati ma la sostanza, gentile, di quanto avevo scritto è: ma perché invece di formule e formulette tutte politiciste non parliamo di cose concrete tipo lavoro, welfare e magari di socialismo (quello vero, non quello europeo..) e vediamo fino a che punto e con chi riusciamo a costruire un sentire comune?
Le formule organizzative vengono dopo, molto dopo….

Crovo Mauro 9 giugno 2011 - 11:32

Credo che l’iintervista di Nichi cambio profondamente l’impianto sul quale abbiamo costruito Sinistra Ecologia Liberta’. E’ legittimo proporlo ma va discusso convocando il Congresso di Sel.
Mauro Crovo

Roberto Del Bello 9 giugno 2011 - 11:32

Finalmente!! Finalmente Nichi Vendola scopre il vaso di Pandora delle contraddizioni di SEL e ricolloca la nascita del nuovo soggetto politico all’altezza delle sfide del momento: non la costruzione di un ennesimo partitino della sinistra,minoritario, vocato, magari, ad un’organica alleanza con gli epigoni, patetici simulacri, della pur grande storia dei comunisti in questo paese, ma l’avvio di un processo di rivivificazione di una sinistra nonnideologica, plurale, popolare, maggioritaria, europea, di governo, per l’alternativa alle destre, in grado di gestire la transizione al post berlusconismo. Che c’entra questo con “la fusione” col PD? E’ pura semplificazione se non volgarizzazione ridurre le parole di Nichi a questo. Non è questo. E’ che oggi , di fronte all’urgenza di un’uscita dalla crisi che non precipiti a destra, verso lo sfacelo del paese e derive neoautoritarie o polulistiche, nessuno è autosufficiente, nessuno basta a sè stesso se l’ambizione è cosìalta: quella di governare e non di condannarsi all’eterna opposizione. Nessuno è autosuffciente nei numeri, ma non lo è neppure nelle idee, nelle storie, nella tradizione. Di qui la necessità dell’abbandono delle proprie trincee ideologiche e l’assunzione Gramsciana del coraggio di osare: osare la pratica del nuovo, di una nuova costituente della sinistra. Certo, si obietta, il pD è interessato alla neutralizzazsione di SEL ed al massimo alla sua fagocitazione.Per altro è ben strano che questo timore provenga proprio da coloro che suonano poi le trombe dell’orgoglio di partito. Ma perchè mai SEL dovrebbe essere timorosa di fagocitazione? E’ così fragile il nostro impianto ideologico e culturale?. In realtà sono i fatti a parlare. E’ Milano a ridmere qualsiasi dubbio. Milano contro Macerata e Chioggia.Il laboratorio( cantiere) a sinistra che è in grado di includere, tatticamente, anche il centro, contro il laboratorio neocentrista che è, invece , costretto ad essere escludente verso la sinistra; le primarie, come sercizio democratico e non come astuzia al servizio di una ragion egemonica competitiva e fratricida, versus gli accordi tra segreterie e gli astratti schemi dalemiani sulla convergenza coll’inesistente terzo polo.IL processo di unificazione delle varie anime della sinistra italiana è un fatto storico, sta nell’ordine delle cose,è una richiesta dal basso, ma deve divenire anche work in progress, lavoro soggettivo, costante, faticoso, all’interno dei molteplici contesti politici, locali e nazionali, nei quali la posta in gioco è di giungere a governare i territori ed a governare il paese. Non è un’astrazione nè potrebbe essere una fusione a freddo per trovar casa e lavoro a sparuti gruppi dirigenti. Questa è la battaglia politica da fare, altro che ragionamenti stantii attorno alla forma partito. Si dice che SEL è un partito? Perchè è stato detto in un congresso? Ma sono i fatti a sancire l’esistenza di un partito non un’autocertificazione di esistenza in vita. Ed i fatti, nonchè i riusltati elettorali ed il gradiente di radicamento territoriale, parlano d’altro. SEL un movimento? certo. Un movimento la cui vocazione è di andare oltre sè stesso concretizzando la mission: quella di impedire lo spostameto al centro del quadro politico, di far vivere i contenuti della sinistra sociale e dei conflitti, a partire da quello sul lavoro, perchè possano contare, di dotare di rappresentanza e forza di governo i mondi dipersi del lavoro, delle donne , dei migranti, dei giovani. Per contribuire ad una riforma democratica dello stato che non può essere delegata a Bossi, Calderoli e … Scillipoti.. E’ una proposta politica al paese, non agli iscritti di SEL ed è una proposta politca al paese sulla quale chiamiamo ad esprimersi anche il PD e l’IDV per costruire insieme un programma di governo perchè stanchi di piantar bandiere nel deserto. Io questo leggo nella sfida di Nichi, ed ancor prima nelle dichiarazioni di Franco Giordano e su questa strada dobbiamo avere il coraggio di avviarci, qui dobbiamo crearel’”evento”.

Sel Villa Caldari Ortona 9 giugno 2011 - 10:57

Con l’intervista di Vendola non siamo d’accordo, incominciamo a dialogare con i circoli o servono sono per ufficio elettorale.

Armando Bacchetti 9 giugno 2011 - 09:28

Eppure e gia successo,tutte le volte che Nichi si è assunto
l’onere di proporre una via d’uscita,iniziano discussioni
apocalittiche,io dico diamo tempo al tempo,e forse dalle
risposte degli altri capiremo meglio a cosa mira questa
nuova apertura di scenario.Sicuramente e dall’albero più
alto che si vede che piega prende la foresta,personalmente
mi reputo un modesto cespuglio dal quale la visuale e molto
circoscritta. Sinceramente mi lasciano perplessi i molti
interventi che tranciano giudizi negativi ,o che disegnano
scenari profetici o semplicistiche autostrade dell’uguaglianza e delle libertà degli individui.
Partito o Movimento ??
Nella sinistra è una eterna questione ,pero molto spesso
astratta,dal contesto concreto della situazione nella quale
siamo chiamari ad intervenire,io credo che la grande riforma
dell’Italia abbia bisogno di un grande movimento di popolo
di coscienze,di conoscenze,non contenibili in un unico contenitore,non contenibile nella somma di più contenitori
Neanche la concezione di avanguardie illuminate che orientano
le grandi masse ,basta a sopperire il bisogno di democrazia
che un grande progetto di riforma mette in essere.
Un grande progetto di riforma sociale,morale,polirica ed economica puo camminare ed affermarsi se è supportato
da una fatto partecipato “inedito” al quale possiamo,dobbiamo saper contribuire con la parte migliore
di noi. Quindi prima di dividersi riflettiamo bene su cosa
vogliamo davvero fare ,da qui discende il ruolo di SEL,di Nichi e di tutti noi.

Felice Di Giandomenico 9 giugno 2011 - 08:36

Quanto afferma Nichi è del tutto condivisibile. E’ vero, forse è arrivato il momento di farla finita con le etichette tipo moderati, riformisti, radicali ecc…S’è capito che sono perdenti e non portano da nessuna parte.
Per quanto concerne l’eventuale “unione” col PD, capisco però le perplessità di alcuni compagni. Sono ancora molte le zone d’ombra che caratterizzano i democratici di sinistra, prima tra tutte la diversità di anime che vi sono all’interno e che non sempre sono in sintonia tra loro (basti pensare – solo per fare un esempio – che su 13 promotori del comitato NO al referendum sulla privatizzazione dell’acqua, ben 6 sono del PD o – almeno – lo erano). Ad ogni modo, seguendo sempre il discorso di Nichi, se anche costoro hanno ripiegato le loro bandiere, ben venga questa inversione di rotta (sperando che non sia puro opportunismo dettato dall’onda entusiastica delle ultime elezioni amministrative)
Riaprire la partita (per riprendere il nostro slogan) significa innanzi tutto iniziare seriamente a focalizzare l’attenzione su idee e programmi da sviluppare per consentire al paese di rimettersi in pedi dopo anni di torpore e immobilismo dal punto di vista sociale. L’ipotesi di una lista unitaria SEL, IDV e PD è certamente da prendere in seria considerazione ma, come dico spesso, se tra SEL e IDV c’è una certa sintonia (in particolare per quanto riguarda le primarie e la scelta del leader), nel PD continuo a riscontrare un atteggiamento ancora tiepido e non definito verso certe questioni nodali che dovrebbero essere affrontate con un po’ di perspicacia in più.
Come ho già detto nel forum, per “battere” Berlusconi su un terreno puramente politico è necessaria una coalizione matura e responsabile, dove ogni tentazione di assumere i comandi delle operazioni lasci il posto al buon senso e ad una sana elasticità mentale. Ripeto ancora una volta: non abbiamo bisogno di capi popolo, di leader maximi, ma di idee e programmi da sviluppare per il bene del paese. Per far ciò, per riaprire veramente la partita, soprattutto nel PD deve venir meno la voglia di accomodarsi nelle stanze dei bottoni e aprire un dialogo costruttivo con SEL e IDV, evitando di incappare in prese di posizioni rigide e sterili che potrebbero ritardare di molto l’uscita di Berlusconi dalla scena politica.

Antonio Pacifico 9 giugno 2011 - 04:45

Guardiamo alla società civile e non ci limitiamo a fare operazioni addizionali tra partiti!!!

Enrichetta 9 giugno 2011 - 00:51

Sono completamente d’accordo con Piero, dovremmo saperci proporre in un altro modo e con i temi, ribadisco, pruima che con le alleanze.

Francesco Caivano 9 giugno 2011 - 00:44

Sono coordinatore di uno dei tanti circoli di SEL nati prima ancora del congresso costitutivo. Fra noi, in questi mesi, si è sempre parlato di partito, aperto ad altre forze e ad altre esperienze, ma sempre come di un vero e proprio partito. Le cose che dice Vendola le ho sempre condivise. Talvolta mi è parso di avere con lui quasi una comunicazione telepatica. Ma in questi ultimi giorni qualcosa non l’ho capita. Intanto non ho condiviso il suo intervento in piazza a Milano dopo la vittoria di Pisapia. Capisco l’entusiasmo e l’emozione, ma uno che rappresenta una forza politica non deve permettersi di essere meno che rigoroso. I sentimenti sono importanti, ma il rigore lo è di più. Oggi leggo di questo ventilato proposito di creazione di un soggetto nuovo. Tutto si può pensare, tutto può pensare un leader, anzi deve pensare, ma in democrazia chi ha un ruolo di guida penso abbia il dovere di confrontare i propri pensieri con quelli degli altri compagni di strada, prima di lanciarsi in proposte dirompenti. Fra di noi molti sostengono che Vendola sia una icona mediatica, però dobbiamo sempre pensare che quello che dice è preso sul serio dalla stampa, dagli avversari e dai potenziali alleati. Evitare inutili esposizioni o strappi è vitale per il nostro partito. Vorrei far notare che molti di noi potevano entrare nel Pd senza passare da SEL, se non lo hanno fatto sarà difficile che lo facciano adesso. Personalmente penso che il PD abbia una forza notevolmente superiore a quella che si merita e sia caratterizzato da improvvisazioni e atteggiamenti arroganti a misura delle sue divisioni interne. Non sarà facile dialogare col PD, anche adesso che si è dimostrato che solo le candidature scelte con metodo democratico hanno successo. L’alleanza col PD è utile per costruire l’alternativa. Possiamo allearci con chiunque, senza veti o pregiudiziali, ma non è necessario fonderci con alcuno. E’ vero: la nostra missione non è quella di autoconservarci, ma neppure quella di suicidarci.

Piero 9 giugno 2011 - 00:32

Non mi piace dell’intervista di Nichi il chiaro riferimento ad un accordo col gruppo dirigente del PD, una “rivoluzione” dall’alto che fra l’altro è molto improbabile. Questa volta mi sembra che è Nichi a non cogliere il senso del voto di Napoli e di Milano: il nostro popolo non vuole integrazioni di ceti politici un po stantii, ma fare piazza pulita di forme e contenuti della vecchia politica. SEL non può continuare a stare in mezzo al guado: per non essere spazzati via bisogna proporsi come punto di aggregazione del cambiamento, non come ruota di scorta della vecchia politica. Napoli dovrebbe insegnare qualcosa al gruppo dirigente di SEL….

Enrichetta 9 giugno 2011 - 00:23

Per me ci sono i temi e il portarli avanti, prima delle primarie che tanto sono amate, è il caso di ribadire il cambio della legge elettorale in senso proporzionale in quel caso ci incontriamo con l’udc, poi il presentarci con i nostri volti a parlare di reddito minimo di cittadinanza, di diritto alla sanità, di ripubblicizzazione di vari settori compresa la comunicazione mi vengono in mente le privatizzazioni di poste, la proposta di detassazione per le aziende che assumono a tempo indeterminato i punti poi le alleanze e certamente queste vanno discusse dopo aver proposto la riforma della legge elettorale non prima visto che l’attuale fase economica che peggiorerà non può aspettare accordi con soggetti ma certamente aspetta proposte politiche come hanno saputo mettere in piedi i movimenti contro il nucleare e per l’acqua bene comune.

Mario Liso 8 giugno 2011 - 23:42

Vi ricordate alcongresso che applaudimmo tutti quando nichi disse: “sel è un seme che deve morire per dar vita ad una pianta più grande” e mussi quando disse” Se faciamo le primarie e le vinciamo, passiamo dal seme all’albero senza passare ……per i cespigli”. Tutti aplaudimmo l’una e l’altra dichiarazione. E cosa volevano dire quelle due frasi? che siamo nati per costruire qualcosa di nuovo, di diverso dall’esistente, un nuovo grande partito fondato sui contenuti condivisi da tutti e non sulle ideologie. OrA COME MAI TUTTI CASCANO DAL PERO? Proviamo ad immaginarlo questo nuovo partito, questo albero. per me è chiaro. è fatto della necessità di nuove politiche del lavoro, della laicità dello stato, della scuola pubblica, dei diritti civili, della pace, dell’ambientalizzazione dell’economia, della redistribuzione del reddito, dei diritti dei diversamente abili, delle energie alternative, di un nuovo modello di sviluppo che rilanci il BIL sostiuendo il PIL, del rilancio della cultura. Tutte cose che nichi ha già ampiamente illustrato ed alcune già relizzato in puglia. Chi le deve portare avanti questew cose? Quelli di sinistra, quelli che hanno una tessera di uno dei partiti della sinistra, oppure la gente, il popolo sovrano, quelli che non arrivano a fine mese, i precari, gli studenti, le donne, i pensionati? e tutti questi sono di sinistra? non ce ne sono iscritti ad altri partiti che vivono questa condizione? Nichi ha sempre detto: “voglio parlare con il popolo dell’udc per chiedrtgli se la famiglia è minacciata da due ragazzi gay che si baciano, o dalle politiche scellerate di tremonti?” ecco, qua sta il senso di quello che dice nichi quando parla di allargamento. Parlare dei contenuti e su questi confrontarci con tutti, non tutte le segreterie (ci stanno anche quelle), ma soprattutto con la gente, i cittadini, di qualunque colore siano. Questo supera la forma che abbiamo considerato fino ad adesso, in cui tutto era determinato da 4 capetti che si incontravano fra loro e si mettevano a fare le somme delle particelle. Milano, napoli, cagliari, bologna, trieste ce lo hanno ampiamente dimostrato: i contenuti possono essere condivisi da tutti. Non c’è bisogno di appartenere ad un partito piuttosto che ad un altro. Ultima cosa: i contenuti espressi più sopra sono o non sono SOCIALISMO? a me, da ignorante, sembra di si. Se iniziamo a far politica su e con questi temi, tutto il resto viene di conseguenza. e vine meglio che se dovessimo metterci a tavolino per decidere un nome, una sigla, un’appartenenza. O NO?

Stefano Dall'agata 8 giugno 2011 - 23:26

@Vincenzo Gaudiano
Ma se è proprio qualcuno di Napoli che sostiene il Big Bang con il PD.
Noi con la proposta di SEL Partito abbiamo preso quasi il 7% nella Treviso di Gentilini, ma aspetta invece qualche altra intervista di questo tipo e vedrai che naufragio nei sondaggi nazionali.
Ma pensi che chi ha votato Pisapia e De Magistris invece di stare a casa voglia una fusione col PD?

Francesco 8 giugno 2011 - 22:57

Il compagno Nichi dice: “Finalmente c’è un’altra idea della politica. Nel cantiere dell’alternativa non distribuiamo le magliette con i colori delle squadre, ma apriamo piuttosto le porte anche a tanti altri che non vengono dai partiti e che portano, competenze, esperienze di vita, ricchezza di cultura. E in quel cantiere, insieme agli altri, proviamo a farci le domande giuste e a darci le risposte giuste: non è forse questo il programma dell’alternativa?» Questo è il punto vero della discussione. Si vogliono ripetere i copioni, i vecchi films del passato. Io dico di no: il centrosinistra non può essere di nuovo la sommatoria dei vari ceti politici, ma qualcosa di nuovo, di fresco.

Michele 8 giugno 2011 - 21:37

Vendola prende atto che il suo movimento non decolla nei consensi come pronosticavano i sondaggi (SEL era data prossima al 10% e invece si ferma a meno della metà) e decide di sfruttare il momento di grande visibilità concessogli dai media per proporre quello che era il suo progetto fin dall’inizio: lanciare un’opa sul PD e diventarne leader attraverso le primarie.
Io, che non ho mai straveduto per un centrosinistra sul modello berlusconiano del leader carismatico che assorbe tutto, dico di lasciare questo Vendola dalemiano/veltroniano ai suoi giochi e lavorare per una sinistra che comprenda la FDS, la base di SEL, gran parte dell’IdV, i movimenti, le associazioni e i Verdi per un polo alternativo a quelli esistenti, che confermano la loro vocazioni neoliberista. Una sinistra moderna deve seguire l’esempio della Linke tedesca o dei partiti comunisti di Grecia e Portogallo: riproporre il tema del conflitto capitale/lavoro e dire chiaramente da che parte sta. Le lotte della FIOM di questi mesi devono diventare il nostro terreno di battaglia.

Danton54 8 giugno 2011 - 21:00

A Miano, Napoli ha vinto la capacità di presentare candidati credibili con programmi credibili. E’ questa la strada da seguire:credibilità dei programmi, del leader, della squadra di governo e dei candidati al parlamento. Credibilità è la chiave per il governo del futuro.
Le ipotesi di unione di partiti, di coalizioni varie, di visibilità partitica, di nuova forma partito non incideranno nel futuro politico se non sono asservite all’ordine di scuderia:CREDIBILITA’.
La discriminante fondamentale tra diverse opzioni ideali presenti negli attuali schieramenti politici mi sembra che sia esclusivamente la costruzione di uno stato laico o confessionale.Mi sembra che su tutti gli altri temi ( economici, sociali, culturali, ecc.) ci sia la possibilità di costruire programmi su possano convergere molti partiti e gruppi interni allo stesso partito.

Vincenzo Gaudiano 8 giugno 2011 - 20:30

Concordo con la lettera e il senso dell’intervista di Vendola. Purtroppo anni di esperienza mi hanno insegnato che, spesso, dietro ai più sinistri si celano opportunismi e spirito di conservazione. Lo stupore di alcuni dirigenti di SEL, non ovviamente di qualche compagno della base, mi sembra proprio alludere a questa caratteristica. Ci sono molti dirigenti, che spesso sono solo colonnelli senza truppa (scusatemi per il paragone militarista), cioè nei loro territori SEL, partito o movimento che sia, conta poco e questi dirigenti sono dirigenti di se stessi (lo scollamento ad esempio del gruppo dirigente di Napoli rispetto alla realtà di questo territorio ed alla sua comprensione ne è un esempio). Questi gruppi dirigenti, minoranze sconfitte ai rispettivi congressi di DS, PRC o Verdi, hanno una concezione di SEL come piccolo orticello o, per meglio dire, scialuppa di salvataggio per una piccola operazione di posizionamento da ceto politico. Per questo vivono con terrore una prospettiva di rimescolamento generale, o se volete alla Bertinotti il “big bang”, sopratutto se questo rimescolamento porta nel processo costitutivo di una nuova e larga soggettività politica che azzeri tutti i conservatorismi e le rendite di posizione descritte da Vendola nell’intervista, una nuova leva di militanti e, quindi anche di dirigenti, finora fuori dai partiti organizzati. Nichi vai avanti così.

Upa 8 giugno 2011 - 20:28

Più che le parole di Vendola vorrei commentare i commenti. Sinceramente non so se ha ragione chi contesta a Vendola un cambiamento di rotta folle e non condiviso in SEL (l’unione con il PD) o chi pensa che questa sua sia in realtà l’ennesima mossa geniale per “sparigliare” il PD e riprendere la corsa per la leadership della sinistra (quindi contro il PD). Quel che capisco è che c’è nei commenti (tranne qualche eccezione) un comune senso negativo verso il PD (in qualche caso rifiuto totale). Si va dal considerare il PD un partito “vario” ma con una forte componente di sinistra e quindi con cui confrontarsi (ma molto difficilmente con cui unirsi), al ritenerlo un partito estraneo alla sinistra (quindi out), passando poi per l’idea che il PD sia un contenitore che imprigiona milioni di persone di sinistra che aspettano solo di essere liberate da Vendola e condotte in SEL o qualcosa di nuovo creato da Vendola.
Dico ora la mia, scusandomi per il fatto che ogni tanto vengo a stressare in questo sito con la mia ossessione: la sinistra unita in un unico partito. Questa volta non ripeterò i motivi per cui credo che questa sia la condizione fondamentale per avere una sinistra vera e che faccia davvero qualcosa, ma porto la mia su un aspetto toccato dai commenti: cosa/come è il PD e quanto è di sinistra; che prospettive ci sono per SEL nei confronti del PD e in particolare della sua parte di sinistra. Ne so qualcosa perché sono di sinistra e sono del PD.
Primo: cosa/come è il PD e quanto è di sinistra. Il PD è un partito grande (in termini dimensionali), per cui è grande anche in molti suoi aspetti sia positivi che negativi. Credo che gran parte delle critiche al PD, che si leggono/dicono ovunque e anche in questo sito, possano essere considerate più (spesso) o meno giuste. Ci sono periodi in cui noi stessi tesserati/elettori del PD siamo tentati di fare un golpe di partito e mettere in funzione la ghigliottina per qualcuno. Ma una cosa mi permetto di affermare, dissentendo dalla maggior parte dei commentatori: il PD è di sinistra. Non è solo di sinistra, è anche un po’ di centro, è anche altre cose. Ma la maggioranza delle persone che vi fanno parte è di sinistra. Si potrebbe obiettare che questi si sentono di sinistra ma in realtà non lo sono. Ma chi ha la qualifica di esaminatore della “sinistrosità”? Credo sia difficilissimo esaminare la sinistrosità degli altri, forse anche la propria. Non voglio dire che non esistano degli indici di sinistrosità e delle differenze. Sicuramente esistono, sicuramente c’è chi è più e chi meno di sinistra. Mi riferisco al fatto che chiunque abbia degli ideali perlomeno prevalentemente di sinistra e che soprattutto in cuor suo si senta sinceramente di sinistra abbia il diritto di sentirsi tale e essere accettato dagli altri sinistri. Pur nelle diversità. Io posso essere di estrema sinistra per alcuni argomenti, mediamente o moderatamente di sinistra per altri, addirittura potrei essere di destra per qualche questione. Ma mi sento sinceramente di sinistra e non accetto nessuna verifica di sinistrosità da alcuno. E potrei tirare fuori una miriade di questioni in cui dire quale è la parte sinistra è un impresa, a meno che uno sia uno stolto che pensa di possedere la verità. Posso accettare che uno di SEL o FDS mi dica che sono un coglione perché la mia strategia per costruire la sinistra è sbagliata, come io posso pensare viceversa. Ma chi dice che il PD non è (anche/soprattutto) di sinistra basa la propria strategia su fondamenta sbagliate.
Secondo: che prospettive ci sono per SEL nei confronti del PD e in particolare della sua parte di sinistra. Non voglio ripetermi sulla necessità di un partito unico della sinistra; da questo punto di vista se le parole di Vendola sono sincere e il senso dell’intervista è quello di creare un grande partito unico della sinistra, dico benvenuto a Vendola. Sarebbe troppo bello. Meglio non illudersi con la sinistra. Ma mi preme portare a conoscenza di Vendola e SEL un’altra questione, evidenziata anche nei recenti risultati elettorali (ad es. a Milano PD al 28,5% e SEL al 4,5% malgrado l’effetto Pisapia). Di certo non parlo per tutti, ma io e credo la stragrande maggioranza dei sinistri del PD non abbiamo alcuna intenzione di passare a SEL (o a chiunque altro). Non perché SEL ci faccia schifo, anzi la mia opinione delle persone e delle idee che vi circolano è al 90% ottima e non perché credo che il PD sia ottimo più di SEL. Ma perché abbiamo, da una vita, le palle STRAFRACASSATE dalle divisioni della sinistra. Basta per sempre con divisioni, nascite, scissioni e sciagure varie. Io sono di sinistra e cerco di costruire la sinistra con il PD. Credo che milioni di sinistri continuino a votare PD non perché rincoglioniti o incatenati ma perché vogliono un unico grande partito di sinistra. Sarei disposto a buttare a mare il PD per fare un nuovo grande partito della sinistra con SEL e gli altri. Ma temo che il Bertinotti di turno farà l’ennesima scissione e succederà il solito casino. Saluti
UPA

Reggiano Scalzo 8 giugno 2011 - 20:12

La linea politica così impostata va benissimo. Nichi a suo tempo litigò di brutto con la sinistra radicale ai tempi del congresso di Rifondazione in cui Ferrero fu stato eletto segretario e sa bene quanto sia inaffidabile. Ha anche rotto con il bertinottismo che parlava di un cupio dissolvi e lo stesso Bertinotti tirava calci negli stinchi al governo Prodi in difficoltà ma di cui faceva parte. Favorendo non poco la vittoria di Berlusconi del 2008. Ora chiede unità e senza pregiudizi al centro ma aspetta che sia il centro ad andare a sinistra e non la sinistra a fare un corteggiamento peloso a Casini come insegna il caso Macerata. Tutto ok. Ma invito Nichi a dare spazio anche a Mussi, Cento ed altri come ha valorizzato Zedda e Pisapia alle recenti elezioni. E invito anche SEL a stare più attento alle prossime amministrative. In troppi casi ci si è presentati con propri candidati anche concorrenti con IDV e PD. E se vogliamo fare una coalizione a 3 PD-SEL-IDV questo schema dev’essere anche ripetuto alle elezioni locali.

Comni 8 giugno 2011 - 20:08

Vorrei aggiungere:
a) questa polemica sulla definizione di SEl quale partito o movimento, questa sì, mi pare puro politicismo e linguaggio da funzionari addetti ai lavori. Totalmente inutile o, spero di no, pretestuosa;
b) qualcuno vuol forse negare che è necessario un ripensamento del welfare italiano? Solo uno stolto – scusatemi il termine troppo forte – può pensare che Vendola o altri chiedano un restringimento del welfare, già ristretto in questi anni.

Per quanto riguarda il welfare, vi pare giusto che solo una porzione di lavoratori goda degli ammortizzatori sociali?
Non sarebbe più giusto un reddito minimo assicurato per coloro che non lavorano, tutti?
Vi pare giusto che le pensioni future dei giovani siano totalmente inesistenti? Non sarebbe meglio provare a ragionare su una soglia minima pensionistica assicurata ai cittadini (ad esempio, di misura simile al reddito minimo)?
Vi pare che il sistema sanitario o scolastico vada bene così com’è? Che non ci debba essere nessun spunto di riforma sanitaria e scolastica che assicuri universalmente le prestazioni e l’ingresso formativo?
Vi pare giusto che l’attuale sistema di tassazione sia sempre più meno progressivo?
Ma quando si scrive in questo blog si pensa solo a polemizzare, così tanto per fare o a ragionare?
Ma per favore…

Comni 8 giugno 2011 - 19:06

Vorrei dire, con semplicità, che il sottoscritto non ci pensa nemmeno a fare una sinistra con FdS, IdV e cosiddetti “movimenti”. Per essere precisi, non credo sia questo il tema all’ordine del giorno. Cioè, oggi non è utile, per quelle che un tempo si chiamavano “masse popolari”, costruire una sinistra cosiddetta radicale e minoritaria, incapace per propria vocazione di candidarsi al governo del paese.
Oggi, invece, come testimoniano i risultati delle elezioni amministrative, l’esito positivo dello sciopero generale della Cgil del 6 maggio, le manifestazioni del 13 febbraio, sarebbe utile provare a offrire una sinistra, una sinistra nè radicale nè riformista, semplicemente una sinistra, a queste “masse popolari”. Una sinistra che abbia almeno due caratteristiche: a) che provi ad essere espressione della domanda di giustizia sociale e partecipazione democratica che inizia ad emergere, segnatamente tra i giovani, e non un incollamento di ceto politico; b) che abbia, dunque, una caratterizzazione di massa e non minoritaria e che provi a candidarsi al governo del paese.
A questi fini, fin dall’inizio, ci siamo detti che SEL è un soggetto transeunte (transeunte: destinato a perire, a passare; soggetto a cambiamenti; transitorio),finalizzato alla costruzione di un nuovo partito di sinistra di massa e moderno.
E’ certo come in questa cornice sia importante che SEL guadagni voti ed estenda la propria influenza; come è altrettanto significativo che sia capace di mettere in moto un movimento di qualificazione del centro sinistra.
Per queste ragioni, trovo più che condivisibile l’intervista di Vendola al Corriere. Non riesco a trovare un elemento di disaccordo, nè nel merito nè nel metodo.
Trovo, invece, del tutto impregnata di vero politicismo, e nulla dal punto di vista di efficacia sociale, la riproposizione di unità a sinistra minoritarie e steccati, tra l’altro ipocriti, visto che la FdS ha, sottotraccia, già trovato un accordo col PD per la presentazione di loro candidati, in caso di elezioni anticipate generali.
Come altri, tra l’altro, noto che su altri siti, invece, molte persone comuni stanno accogliendo, giustamente, in modo favorevole le proposte che Vendola ha esposto in questa intervista. Avanti a tutta birra.

Rbnetline 8 giugno 2011 - 18:32

Caro Gabriele: beata ingenuità!!! Saremmo a dir poco masticati e digeriti dal loro di gruppo dirigente!!!

Rbnetline 8 giugno 2011 - 18:30

Il popolo NON ha capito nulla! Politichese purtroppo, non nello stile di Nichi! L’obiettivo di lungo termine è giusto, plausibile e condivisibile oltre che sensato e lungimirante, ma l’intervista di oggi è fumosa, ambigua ed essa sì che ha un sapore vecchio e retorico, tutt’altro che credibile e concreto. Tanti, tantissimi ho sentito, e non certo militanti o topi di sezione ma semplici simpatizzanti o indecisi cui l’uscita di Niki è parsa incomprensibile ed avventata, un messaggio tattico trasversale. Non ci voleva dopo il trampolino delle amministrative…

Gabriele 8 giugno 2011 - 18:26

Posso fare 2 domande ai vari lettori di questo sito

1)C’e’ qualcuno che crede che Vendola voglia entrare nel PD?

2)C’e’ qualcuno che crede che Bersani voglia sciogliere il PD?

…. bene e allora di che state parlando?

Ci dobbiamo prendere gli elettori(e un po’ di gruppo dirigente)del Pd … amen!
Per fare questo servono queste dichiarazioni!

Stefano De Bartolo 8 giugno 2011 - 18:25

Le parole di apertura di Vendola nei confronti dell’UDC destano scalpore nella base, che dichiara di non volere mai un’alleanza con Buttiglione e Casini.
Probabilmente a questo non si arriverà, si tratta piuttosto di un’operazione simile a quella compiuta dallo stesso Vendola in Puglia. Si spiazzano gli alleati politici alla D’Alema, dimostrando la propria apertura al centro ed evitando così di finire nell’angolo dell’estremismo.
Ancora una volta Vendola dimostra di colpire nel segno e di individuare la tattica migliore, quella che ci ha permesso di colpire l’oligarchia e il politicismo del centrosinistra e di sconfiggere il centrodestra.

Se la tattica è organizzata al meglio, c’è da vedere quanto è efficace la nostra strategia. Ed è qui che emergono alcune perplessità. Nell’intervista di oggi Nichi dichiara la necessità di superare il vecchio welfare sempre più difficile da sostenere. E su questo che concentro la mia riflessione.

Quando un azione riformatrice è autenticamente di sinistra? Il fatto che una riforma sia compiuta dal centrosinistra non ci dice nulla in merito alla bontà di una riforma, le esperienze dei recenti governi di centrosinistra insegnano.
Si tratta piuttosto di analizzare i processi storici e capire in quale contesto si innestano le riforme.
Da decenni forze neoliberiste hanno affermato la loro egemonia e hanno spinto da una parte per una riduzione dell’intervento dello Stato, dall’altra per una riorganizzazione del settore pubblico sul modello di quello privato.
La riduzione dell’intervento dello Stato si è realizzata attraverso le privatizzazioni e la ridefinizione della spesa sociale. Oggi con gli attacchi provenienti dalle agenzie di rating e dai mercati finanziari l’autonomia della politica economica degli stati si è ridotta. In alcune situazioni come quella greca lo Stato ha il solo compito di ratificare le scelte compiute da altri, contro ogni principio democratico.

Dal punto di vista della riorganizzazione pubblica vi è stata invece un processo di progressiva aziendalizzazione e di rafforzamento dei principi della competitività e della meritocrazia.
Oggi, a distanza di decenni dalle prime riforme compiute dai governi tecnici, si può dire che la meritocrazia non sia al centro della vita pubblica.
Da destra si afferma la necessità di puntare ulteriormente sulla flessibilità, sulla competizione e sull’orientamento ai risultati raggiunti dai lavoratori, ritenendo che i limiti siano dovuti ad uno scarso cambiamento della situazione reale nonostante le riforme.
La sinistra dovrebbe proporre qualcosa di diverso.
Indubbiamente il welfare state è stato spesso fonte di inefficienze e di burocratismo. L’approccio assistenzialistico peraltro non è affatto a misura d’uomo, ma l’universalismo nel campo dell’istruzione e della sanità sono baluardi che non si possono mettere in discussione.
Per essere alternativi bisogna avere coraggio. Il coraggio di attaccare l’assistenzialismo del welfare state, ma anche l’idea che non possono essere i risultati, il mercato a potere stabilire i valori delle cose. La mercificazione e la precarizzazione sono concetti che è impossibile separare. Quanto più si considera l’uomo una merce e lo si valuta in base a ciò che può produrre tanto più lo si metterà da parte quando non serve più.
Diceva Nichi qualche tempo fa ad AnnoZero: “Io sono un innamorato della flessibilità, perché pensavo a Leonardo da Vinci, a chi può essere ingegnere, pittore, musicista, pescatore, chi può vivere la propria collocazione produttiva anche reinventandola. Ma in un paese in cui la disoccupazione ha le percentuali a due cifre che conosciamo non esiste la flessibilità, cioè l’idea di potersi ricollocare, la flessibilità esiste quando hai mansioni colte, quando hai un sapere produttivo elevato, ma quando siamo ai livelli più bassi e siamo ad una generazione intera espulsa dal mercato del lavoro io la chiamo precarietà.”

Oggi viviamo non solo la crisi degli stati europei, ma anche gli effetti della crisi economica, che è stata determinata proprio dal neoliberismo. Deregolamentazione, finanziarizzazione, attacco allo Stato, redistribuzione verso l’alto delle risorse: sono queste le principali cause della crisi.
C’è spazio per una risposta di sinistra, che sappia riaffermare i principi di giustizia sociale e di solidarietà. E’ difficile reagire all’approccio neoliberista quando si vive in una realtà privata della dimensione sociale. Si devono immaginare nuovi percorsi di solidarietà, di socialità e di sviluppo di libere individualità.

Per cui se è vero che oggi tutto questo non esiste e che i corpi intermedi attuali (partiti, sindacati, ecc) siano limitati come fa notare il compagno Vendola, e pur vero che si deve lavorare per costruirne di nuovi e devono essere questi a spingere e sostenere democraticamente le nostre idee e le nostre lotte.
Non possiamo certo pensare che una volta al governo riusciamo ad essere coerenti con i nostri valori, solo grazie alle capacità di ascolto e di sintesi del compagno Nichi, così come invece accade oggi nei confronti dei rappresentanti dell’UDC nel consiglio regionale pugliese. Le agenzie di rating e i mercati finanziari sono un’altra cosa.

Ho aperto anche una pagina facebook per ampliare e rafforzare la discussione, soprattutto viste le critiche della base, mettete mi piace se la condividetehttps://www.facebook.com/pages/Nichi-SEL-siamo-anche-noi/216838115013650

Stefano De Bartolo 8 giugno 2011 - 18:15

Le parole di apertura di Vendola nei confronti dell’UDC destano scalpore nella base, che dichiara di non volere mai un’alleanza con Buttiglione e Casini.
Probabilmente a questo non si arriverà, si tratta piuttosto di un’operazione simile a quella compiuta dallo stesso Vendola in Puglia. Si spiazzano gli alleati politici alla D’Alema, dimostrando la propria apertura al centro ed evitando così di finire nell’angolo dell’estremismo.
Ancora una volta Vendola dimostra di colpire nel segno e di individuare la tattica migliore, quella che ci ha permesso di colpire l’oligarchia e il politicismo del centrosinistra e di sconfiggere il centrodestra.

Se la tattica è organizzata al meglio, c’è da vedere quanto è efficace la nostra strategia. Ed è qui che emergono alcune perplessità. Nell’intervista di oggi Nichi dichiara la necessità di superare il vecchio welfare sempre più difficile da sostenere. E su questo che concentro la mia riflessione.

Quando un azione riformatrice è autenticamente di sinistra? Il fatto che una riforma sia compiuta dal centrosinistra non ci dice nulla in merito alla bontà di una riforma, le esperienze dei recenti governi di centrosinistra insegnano.
Si tratta piuttosto di analizzare i processi storici e capire in quale contesto si innestano le riforme.
Da decenni forze neoliberiste hanno affermato la loro egemonia e hanno spinto da una parte per una riduzione dell’intervento dello Stato, dall’altra per una riorganizzazione del settore pubblico sul modello di quello privato.
La riduzione dell’intervento dello Stato si è realizzata attraverso le privatizzazioni e la ridefinizione della spesa sociale. Oggi con gli attacchi provenienti dalle agenzie di rating e dai mercati finanziari l’autonomia della politica economica degli stati si è ridotta. In alcune situazioni come quella greca lo Stato ha il solo compito di ratificare le scelte compiute da altri, contro ogni principio democratico.

Dal punto di vista della riorganizzazione pubblica vi è stata invece un processo di progressiva aziendalizzazione e di rafforzamento dei principi della competitività e della meritocrazia.
Oggi, a distanza di decenni dalle prime riforme compiute dai governi tecnici, si può dire che la meritocrazia non sia al centro della vita pubblica.
Da destra si afferma la necessità di puntare ulteriormente sulla flessibilità, sulla competizione e sull’orientamento ai risultati raggiunti dai lavoratori, ritenendo che i limiti siano dovuti ad uno scarso cambiamento della situazione reale nonostante le riforme.
La sinistra dovrebbe proporre qualcosa di diverso.
Indubbiamente il welfare state è stato spesso fonte di inefficienze e di burocratismo. L’approccio assistenzialistico peraltro non è affatto a misura d’uomo, ma l’universalismo nel campo dell’istruzione e della sanità sono baluardi che non si possono mettere in discussione.
Per essere alternativi bisogna avere coraggio. Il coraggio di attaccare l’assistenzialismo del welfare state, ma anche l’idea che non possono essere i risultati, il mercato a potere stabilire i valori delle cose. La mercificazione e la precarizzazione sono concetti che è impossibile separare. Quanto più si considera l’uomo una merce e lo si valuta in base a ciò che può produrre tanto più lo si metterà da parte quando non serve più.
Diceva Nichi qualche tempo fa ad AnnoZero: “Io sono un innamorato della flessibilità, perché pensavo a Leonardo da Vinci, a chi può essere ingegnere, pittore, musicista, pescatore, chi può vivere la propria collocazione produttiva anche reinventandola. Ma in un paese in cui la disoccupazione ha le percentuali a due cifre che conosciamo non esiste la flessibilità, cioè l’idea di potersi ricollocare, la flessibilità esiste quando hai mansioni colte, quando hai un sapere produttivo elevato, ma quando siamo ai livelli più bassi e siamo ad una generazione intera espulsa dal mercato del lavoro io la chiamo precarietà.”

Oggi viviamo non solo la crisi degli stati europei, ma anche gli effetti della crisi economica, che è stata determinata proprio dal neoliberismo. Deregolamentazione, finanziarizzazione, attacco allo Stato, redistribuzione verso l’alto delle risorse: sono queste le principali cause della crisi.
C’è spazio per una risposta di sinistra, che sappia riaffermare i principi di giustizia sociale e di solidarietà. E’ difficile reagire all’approccio neoliberista quando si vive in una realtà privata della dimensione sociale. Si devono immaginare nuovi percorsi di solidarietà, di socialità e di sviluppo di libere individualità.

Per cui se è vero che oggi tutto questo non esiste e che i corpi intermedi attuali (partiti, sindacati, ecc) siano limitati come fa notare il compagno Vendola, e pur vero che si deve lavorare per costruirne di nuovi e devono essere questi a spingere e sostenere democraticamente le nostre idee e le nostre lotte.
Non possiamo certo pensare che una volta al governo riusciamo ad essere coerenti con i nostri valori, solo grazie alle capacità di ascolto e di sintesi del compagno Nichi, così come invece accade oggi nei confronti dei rappresentanti dell’UDC nel consiglio regionale pugliese. Le agenzie di rating e i mercati finanziari sono un’altra cosa.

Spartaco Innocenzi 8 giugno 2011 - 18:14

Caro Nichi,per riaprire la partita e quindi parteciparvi,occorre che i compagni di gioco indossino la stessa maglia avendo come fine unità d’intenti.Già avere come compagni il PD,è tutt’altro che facile,immaginiamo quelli dell’UDC o addirittura tutto il terzo polo.Non vorrei che questa tua ultima uscita fosse dettata dalla più che comprensibile esaltazione per il risultato ottenuto alle elezioni (solo amministrative),ma quanto tu affermi è solo una remota ipotesi la quale stando ai fatti è bel lungi da venire.Sono mesi che chiedi un incontro con Bersani e Di Pietro per stilare uno straccio d’accordo,ma nonostante il successo ottenuto dal CS,tutto tace.Se permetti,chiedo se la tua strategia descritta è il risultato di una ampia condivisione da parte della direzione del partito.Lo chiedo perchè se così non fosse ci sarebbe da preoccuparsi.Nessuno disconosce le tue enormi capacità intellettive,politiche e morali,ma non vorrei che il partito,come si dice,”sono me”.Non nascondo che mi piacerebbe sapere cosa ne pensano gli altri dirigenti(peraltro molto oscurati dai media) di quanto tu esponi.Personalmente condivido quando affermi”riaprire la partita aprendoci all’esterno”,ma se permetti,voglio riaprire la partita con un partito forte e coeso perchè un conto avere un partito al 2/3%,altro al 8/10%.O no?

Mario Liso 8 giugno 2011 - 18:13

Nichi dice testualmente: “che non si può tenere in piedi il vecchio welfare.” Non dice che bisogna cancellare il welfare.

Filippo Boatti 8 giugno 2011 - 18:12

Cari compagni guardate che il popolo ha capito il senso di questa uscita di Nichi… mettiamoci un momento nei panni del popolo (magari di chi guarda a SEL con interesse ma continua a votare PD) e usciamo un momento dai panni dei “militanti”. Non ho nessun dubbio sul fatto che non si vuole liquidare SEL e che serva un confronto interno… ma qui il senso era di parlare al popolo in modo chiaro e semplice. Obiettivo centrato, basta leggere su fb i commenti delle persone “semplici” e non dei militanti (che poi diranno la loro, senza dubbio).

Maurizio 8 giugno 2011 - 18:04

Avere stima e fiducia è un conto. Accettare tutto ciò che dice Vendola perché lo dice Vendola, è un altro. Questa è un’operazione che mi sa di politicista, non mi interessa, e come iscritto, militante e perché no? anche finanziatore di SEL, non la voglio. Ne possiamo parlare, per favore, nelle sedi competenti? Non mi sembra una cosa da poco. Dire che la forma partito è superata non è una cosa da poco. Tra l’altro, l’ultimo che prospettò il “partito leggero” fu Veltroni al passaggio da PDS a DS, e sappiamo come è finita. Dire che il welfare così come è inteso dalla Sinistra attuale è cosa vetusta, non mi sembra cosa da poco. E dato che sono iscritto a SEL e non al PDL, vorrei discuterne! Oppure devo avere completa fiducia nella lungimiranza del geniale capo?

Stefano De Bartolo 8 giugno 2011 - 18:02

Le parole di apertura di Vendola nei confronti dell’UDC destano scalpore nella base, che dichiara di non volere mai un’alleanza con Buttiglione e Casini.
Probabilmente a questo non si arriverà, si tratta piuttosto di un’operazione simile a quella compiuta dallo stesso Vendola in Puglia. Si spiazzano gli alleati politici alla D’Alema, dimostrando la propria apertura al centro ed evitando così di finire nell’angolo dell’estremismo.
Ancora una volta Vendola dimostra di colpire nel segno e di individuare la tattica migliore, quella che ci ha permesso di colpire l’oligarchia e il politicismo del centrosinistra e di sconfiggere il centrodestra.

Se la tattica è organizzata al meglio, c’è da vedere quanto è efficace la nostra strategia. Ed è qui che emergono alcune perplessità. Nell’intervista di oggi Nichi dichiara la necessità di superare il vecchio welfare sempre più difficile da sostenere. E su questo che concentro la mia riflessione.

Quando un azione riformatrice è di sinistra? Il fatto che una riforma sia compiuta dal centrosinistra non ci dice nulla in merito alla bontà di una riforma, le esperienze dei recenti governi di centrosinistra insegnano.
Si tratta piuttosto di analizzare i processi storici e capire in quale contesto si innestano le riforme.
Da decenni forze neoliberiste hanno affermato la loro egemonia e hanno spinto da una parte per una riduzione dell’intervento dello Stato, dall’altra per una riorganizzazione del settore pubblico sul modello di quello privato.
La riduzione dell’intervento dello Stato si è realizzata attraverso le privatizzazioni e la ridefinizione della spesa sociale. Oggi con gli attacchi provenienti dalle agenzie di rating e dai mercati finanziari l’autonomia della politica economica degli stati si è ridotta. In alcune situazioni come quella greca lo Stato ha il solo compito di ratificare le scelte compiute da altri, contro ogni principio democratico.

Dal punto di vista della riorganizzazione pubblica vi è stata invece un processo di progressiva aziendalizzazione e di rafforzamento dei principi della competitività e della meritocrazia.
Oggi, a distanza di decenni dalle prime riforme compiute dai governi tecnici, si può dire che la meritocrazia non sia al centro della vita pubblica.
Da destra si afferma la necessità di puntare ulteriormente sulla flessibilità, sulla competizione e sull’orientamento ai risultati raggiunti dai lavoratori, ritenendo che i limiti siano dovuti ad uno scarso cambiamento della situazione reale nonostante le riforme.
La sinistra dovrebbe proporre qualcosa di diverso.
Indubbiamente il welfare state è stato spesso fonte di inefficienze e di burocratismo. L’approccio assistenzialistico peraltro non è affatto a misura d’uomo, ma l’universalismo nel campo dell’istruzione e della sanità sono baluardi che non si possono mettere in discussione.
Per essere alternativi bisogna avere coraggio. Il coraggio di attaccare l’assistenzialismo del welfare state, ma anche l’idea che non possono essere i risultati, il mercato a potere stabilire i valori delle cose. La mercificazione e la precarizzazione sono concetti che è impossibile separare. Quanto più si considera l’uomo una merce e lo si valuta in base a ciò che può produrre tanto più lo si metterà da parte quando non serve più.
Diceva Nichi qualche tempo fa ad AnnoZero: “Io sono un innamorato della flessibilità, perché pensavo a Leonardo da Vinci, a chi può essere ingegnere, pittore, musicista, pescatore, chi può vivere la propria collocazione produttiva anche reinventandola. Ma in un paese in cui la disoccupazione ha le percentuali a due cifre che conosciamo non esiste la flessibilità, cioè l’idea di potersi ricollocare, la flessibilità esiste quando hai mansioni colte, quando hai un sapere produttivo elevato, ma quando siamo ai livelli più bassi e siamo ad una generazione intera espulsa dal mercato del lavoro io la chiamo precarietà.”

Oggi viviamo non solo la crisi degli stati europei, ma anche gli effetti della crisi economica, che è stata determinata proprio dal neoliberismo. Deregolamentazione, finanziarizzazione, attacco allo Stato, redistribuzione verso l’alto delle risorse: sono queste le principali cause della crisi.
C’è spazio per una risposta di sinistra, che sappia riaffermare i principi di giustizia sociale e di solidarietà. E’ difficile reagire all’approccio neoliberista quando si vive in una realtà privata della dimensione sociale. Si devono immaginare nuovi percorsi di solidarietà e di socialità.

Per cui se è vero che i corpi sociali intermedi attuali (partiti, sindacati, ecc) sono limitati come fa notare il compagno Vendola, e pur vero che si deve lavorare per costruirne degli altri e devono essere questi a spingere e sostenere democraticamente le nostre idee e le nostre lotte.
Non possiamo certo pensare che una volta al governo riusciamo ad essere coerenti con i nostri valori, solo grazie alle capacità di ascolto e di sintesi del compagno Nichi, così come invece accade oggi nei confronti dei rappresentanti dell’UDC nel consiglio regionale pugliese. Le agenzie di rating e i mercati finanziari sono un’altra cosa.

Ho creato anche una pagina, su fb per discutere della questione della strategia, che come vedo ha generato diverse critiche
https://www.facebook.com/pages/Nichi-SEL-siamo-anche-noi/216838115013650

Andrea Tombelli 8 giugno 2011 - 18:00

Chi era al congresso a Firenze avrà pur applaudito quando Nichi disse “il nostro obiettivo è costruire la sinistra del XXI secolo, siamo un seme che deve far nascere un germoglio, un seme che muore e diventa altro….” , ci siamo mai chiesti davvero cosa volesse dire? Io guardo con enorme fiducia a quello che con coraggio il nostro presidente sta proponendo e credo che la selezione dei parlamentari della nuova coalizione non possa prescindere da un effettivo coinvolgimento di tutti pezzi ancora sani della nostra malatissima società.
Finchè non supereremo (noi per primi) le vecchie logiche di partito non saremo pronti a costruire una Italia Migliore, è questo il senso che attribuisco alle parole di Nichi cui rinnovo la mia stima e fiducia, Grazie Compagno presidente.

Rbnetline 8 giugno 2011 - 17:45

Mi associo a Sante e sottoscrivo. Come ho già detto nel p.s. del mio primo post, i Partiti saranno pure da “trasformare” nelle forme e nella loro organizzazione tradizionale, ma essendo le uniche associazioni di cittadini che si uniscono per un’attività politica comune e si presentano alle elezioni non per partecipare (altrimenti non si comprenderebbe perchè si facciano gli spogli!) ma per cercare di realizzare in tutto o in parte i propri progetti dando risposte di governo, NON SONO SOSTITUIBILI (e per quanto conta, io nel Pd non ci finisco di sicuro nè con l’inganno nè tantomeno consapevolmente)

Sante 8 giugno 2011 - 17:29

la mia preoccupazione è che la proposta di Vendola all’interno degli organismi dirigenti nazionali non sia stata discussa, se è cosi la cosa è grave in quanto lunedi a Roma si è tenuta la direzione nazionale.
Abbiamo bisogno non di un movimento ma di un partito, il quale attraverso il nostro lavoro si radichi sul territorio.
Non possiamo sempre essere sotto pressione, sopratutto se questa pressione proviene dal nostro interno.
La mia è una preoccupazione di un militante che crede nel progetto di SEL e che lavora per questo progetto.
Se ci sono delle variabili discutiamone senza precostituire nulla.

Rbnetline 8 giugno 2011 - 17:26

Beh, se già sai qual è la strategia e persino come andrà a finire, complimenti e buon per te! Io, modestamente, più che di novità e di andare oltre, sento un pò puzza di stantio e di politichese (oltre che di bruciato). Previsione per previsione già mi immagino riunioni del caminetto fiume, equilibrismi dialettici, compromessi al ribasso e manuale cencelli per le candidature…sbaglierò!
Preferirei un percorso davvero più serio e lungo magari ma lineare, franco ed aperto sui contenuti, l’eleborozione condivisa di un Manifesto con dei cardini programmatici non negoziabili, fatto in parallelo e la presentazione di una coalizione che passi ovviamente dalla scelta del leader con le primaria ma, scusate se sarò antiquato, simboli separati. Gli elettori non sono cretini come pensa qualcuno e capiranno di più e meglio. Logico, semplice, credibile, serio.

Paolo 8 giugno 2011 - 17:23

Ti pare che qualche oligarca legga questi post, Mario Liso la politica è denaro ricordatelo, anche a sinistra. territorialmente quante figure ex-prc ex-ds si sono messe nelle stesse posizioni solo per un fatto di rendita? comunque questo esula dal discorso

Alessio 8 giugno 2011 - 17:20

ma non se ne parla completamente se vendola farà una cosa del genere io me ne ritorno a rifondazione perchè io quando mi sono inscritto in sel volevo una sinistra nuova ma sempre radicale……se dovevamo confluire in quello schifo che è il pd che è tutto tranne che di sinistra a questo punto lo dicevate prima le vostre intenzioni che io non mi spostavo da rifondazione………..e poi io con l’udc come omosessuale sono totalmente incompatibile!!!!!!!!!non rinuncio alle mie idee di comunista anche se moderno e sopratutto ai miei diritti

Mario Liso 8 giugno 2011 - 17:18

e questi militanti che stanno qua a discutere chi sono? extraterresti?

Paolo 8 giugno 2011 - 17:12

danny i militanti servono ad attacchinare e metterci tempo e soldi le decisioni strategiche rimangono sempre agli oligarchi, tutti riciclati del resto, tranne 4 giovani il resto sono sempre i soliti

Mario Liso 8 giugno 2011 - 17:11

Qua nessuno parla di numi tutelari. Nichi ha fatto delle proste, si è laciatooltre il dibattito che è in corso. Ha detto coalizione 8che evidentemente la si costruisce su un programma) fra PD SEL IDV, primarie, disponibilità all’alrgamento. Su quali basi si fa l’allargamento? E’ evidente. Non può che avvenire su quelle basi programmatiche della colizione sel pd idv. Se avviene non c’è nulla di male (ma io dubito fortemente che possa avvenire su alcune questioni come la laicità dello stato, politiche del lavoro, nucleare, diritti civili, scuola pubblica). Se non avviene si sono raggiunti due obiettivi: si fa finalmente la colaizione sel pd idv che tutti vogliamo e si fanno le primarie. Dove sta il problema? Il problema secondo me sta nelle categorie: quelli di sinistra non possono immaginare di prospettare una convergenza con l’udc. categoria ideologica e teorica, non basata sui contenuti.

Danny Sivo 8 giugno 2011 - 17:06

sono di sinistra e quindi voglio fare un partito con chi pensa esistano differenze tra destra sinistra e UDC… siamo all’abc della politica…. l’oltrismo non mi appartiene. Ovviamente non ho nulla a che fare con ogni forma di qualunquismo. Poi possiamo bere una birra insieme ma la politica ha a che fare con scelte, contenuti ed ideali. La democrazia, poi, è un fatto irrinunciabile. Una svolta così importante (ed un pò liquidatoria) dovrebbe essere discussa anche da chi (come me) contribuisce a pagare l’affitto del circolo di SEL del proprio comune o da dirigente dello stesso faccia politica. La cosa più seria dell’intervista di Nichi (almeno secondo me) è l’idea movimentista e di superamento della forma partito. Detta dal Presidente di un partito è una cosa nei fatti dirompente. Si può non essere contenti di come i partiti funzionino oggi ma altra cosa è buttare il bambino con l’acqua sporca. Inoltre, il successo (innegabile) del PD come partito in Italia a differenza di SEL (ma anche della federazione della sinistra) non vorrà invece dire che in Italia c’è bisogno di partecipazione e di condivisione dei percorsi?

Rbnetline 8 giugno 2011 - 17:01

Infatti, caro Mario Liso, a Milano, Napoli ecc. così come per i referendum, a imporsi non sono certo state le “disposizioni” sbagliate in un caso e fallimentari nell’altro, degli apparati illuminati del Pd e di Sel (a Napoli). Quindi, chiedere discussione e confronto argomentando (ragionevolmente mi sembra) che siano altri a fare passsi avanti in direzione di questo rinnovato modo di fare politica o fare dei distinguo non pregiudiziali ma sulle scelte di fondo, non lo valuterei come reato di lesa maestà nè lo sottovaluterei dando del poco arguto a chi pone domande e fa delle sacrosante osservazioni!
I GRANDI TIMONIERI non sempre c’azzeccano, storia antica e recente!!!!!

Marco 8 giugno 2011 - 17:01

Maurizio, mi pare che il confronto stia già avvenendo a cominciare da questo sito web; chi ti dice che non sia già iniziata l’opera di “convincimento” ad entrare o aderire al progetto di SEL? Un partito che era inesistente al di fuori della Puglia qualche mese fa, ora sta già crescendo; e come sta crescendo? Mediante il confronto; mediante la “narrazione” di un nuovo progetto; mediante le primarie (paradossalmente, anche a Napoli hanno prodotto un risultato eclatante).
Non sono d’accordo sul superamento dei concetti di destra, centro e sinistra; sono però dell’idea che le vecchie logiche (= modalità con cui sono percepite le necessità ed i bisogni da parte delle persone) siano in corso di superamento, e che con un linguaggio nuovo si debba ripartire per agevolare questo processo.
Riguardo il congresso e gli organi intermedi: nulla in contrario, gli organi intermedi sono necessari per strutturare il partito ed il movimento che gli sta intorno, ed anche lì avverrà un sano confronto. Mi pare tuttavia che un congresso si sia tenuto pochissimi mesi fa a Firenze; che facciamo, un congresso ogni volta che Nichi Vendola parla e fa delle proposte per disincagliare l’Italia?

Mario Liso 8 giugno 2011 - 16:58

ecco dimostrato come con Danny Sivo è inutile tentare di discutere.

Maurizio 8 giugno 2011 - 16:51

Ultima cosa, tanto per fare mente locale: non sono un membro del comitato elettorale di Vendola, nè tantomeno un membro del suo staff. Sono un iscritto a SEL, di cui Vendola è presidente, non “capo” o “nume tutelare”.

Danny Sivo 8 giugno 2011 - 16:47

“Chi ragiona con le vecchie categorie non riuscirà a seguire il vento. resterà imprigionato all’interno delle vecchie categorie. Sinistra, Destra, UDC, partiti, organismi dirigenti, federazioni, congressi……. nichi va oltre. C’è una niova storia da costruire e lo faremo. C’è una vecchia storia da chiudere e la chiuderemo.”

Io con questo quà proprio non ho nulla a che fare!

Maurizio 8 giugno 2011 - 16:46

E per Mario Liso: i poteri “intermedi” così detti, sono garanzia di democrazia. Il capo che dice di voler parlare direttamente col “popolo”, mi ha sempre spaventato, così come l’assemblearismo che pervade molta sinistra. Un modo in cui si lascia parlare tutti, tutti parlano di tutto, ma poi le conclusioni le tira sempre qualcun’altro. Lavorare in maniera “orizzontale” è pericoloso, quando tutti sono allo stesso livello tranne chi poi alla fine tira le fila del discorso e sistematicamente decide per tutti. Quindi, saranno anche stantii, ma ben vengano i congressi, gli iscritti, le direzioni e i direttivi.

Maurizio 8 giugno 2011 - 16:42

Chi dice che non si debba discutere, Marco? Siamo tutti d’accordo su questo, nessuno di noi crede nell’autosufficienza. E nessuno di noi si sente o vuole un partito minoritario. Tuttavia, bisogna chiarirsi le idee. Quando mi sono iscritto a SEL, credevo che fosse un partito (ribadisco, un partito,non un movimento) di Sinistra, diverso ma non avverso al PD, con un’identità chiara e forte. La proposta di Vendola invece mi sa molto di “vecchio modo di fare politica”, cercare cioè di spaccare il PD per fare “qualcosa di nuovo”. Ma perché non siamo mai fiduciosi delle nostre possibilità? Perché dobbiamo sempre sperare che qualcuno esca da qualcosa, o che la nostra entrata in qualcos’altro possa farci arrivare al traguardo? SEL c’è, si inizia a strutturare nei territori. Cerchiamo di farla diventare più forte, in mezzo alla gente, ai giovani, alle donne, agli emarginati. Cerchiamo di fare questo, con il nostro simbolo e il nostro programma, con le nostre idee e le nostre facce, senza inseguire alchimie politiche che a chiacchiere si dice di volere evitare. Ricordate come è nato il PD? Non un “nuovo partito” ma un “partito nuovo” dicevano. Non le vecchie facce, ma largo ai giovani, dicevano. Un partito moderno, senza correnti e segrete stanze (il veltroniano loft qualcuno lo ricorda?). E poi, come è andata a finire? Un partito che è la fusione di due vecchi partiti (DS e Margherita), che non ha portato a niente se non spaccature infinite, con gli stessi vecchi dirigenti e una politica spesse volte ambigua. Non facciamo lo stesso errore. Convinciamo gli altri. Facciamoli entrare in SEL. Apriamoci alle discussioni, agli incontri, anche ai compromessi se necessario, ma manteniamo ciò che siamo e andiamo avanti con le nostre idee.
Saluti

Maurizio

Mario Liso 8 giugno 2011 - 16:41

Contarci al congresso? Fra chi? Fra gli iscritti a SEL? Fra i dirigenti? Fra le federazioni provinciali e regionali? Che odore di vecchio e stantio c’è in questa visione. Io voglio confrontarmi con la gente, con quelli che a milano a napoli a cagliari hanno cambiato la storia. non mi interessano gli apparati burocratici. LA STORIA STA CAMBIANDO. Chi ragiona con le vecchie categorie non riuscirà a seguire il vento. resterà imprigionato all’interno delle vecchie categorie. Sinistra, Destra, UDC, partiti, organismi dirigenti, federazioni, congressi……. nichi va oltre. C’è una niova storia da costruire e lo faremo. C’è una vecchia storia da chiudere e la chiuderemo.

Rbnetline 8 giugno 2011 - 16:35

POST per Gabriele, Nino, Lorenzo, Claudio, Loredana, Federica, Mario Liso. Con tutto il rispetto mi sa tanto che gli ingenui siate voi. In ogni caso, democraticamente, ci si può confrontare (e contare a Congresso….). O si deve dare per assunto che la linea la da il Capo Supremo e gli altri dietro come fa il Berlusca?

Leo 8 giugno 2011 - 16:32

Vendola con le sue ultime dichiarazioni non ha messo in dicussione Sel o la natura di sinistra sua e del nostro partito ma semplicemente vuole sdoganarci dall’etichetta di radicali(nella versione negativa) e di saper fare solo opposizione,come Grillo.
Nichié uno stratega intelligente e cosi’ facendo punta ad allargare il raggio d’azione di Sel cercando di attirare anche quell’elettorato che voto Pd ma lo fa con poco decisione.
Inoltre, Vendola,ancora una volta, dimostra di non restare a guardare mentre il Pd cerca di isolarci.
Fidiamoci di Nichi,non ci preoccupiamo lui non tradirá mai i valori di Sinistra in cui crediamo, al massimo li contestualizzerá.
La mia analisi potrá anche essere sbagliata ma Nichi sa come si fa a vincere le elezioni,e alla grande…
Forza Nichi.

Mario Liso 8 giugno 2011 - 16:29

Bravo Marco

Marco 8 giugno 2011 - 16:23

Mi sembra un ragionamento sensato e, per quanto mi riguarda, incoraggiante; nella base di SEL non ci sono soltanto persone provenienti dalle vecchie logiche partitiche, ma anche giovani (per età o per curriculum politico) genuinamente di sinistra ma che vogliono guardare oltre, confrontarsi e far sì che la società civile si apra ad un linguaggio nuovo della politica. Tornare ai beni pubblici, ma senza arroccamenti; tornare alla solidarietà, cercando di coniugarla alle esigenze di oggi; eliminare la “incultura” del precariato, guardando con occhi nuovi alla società.
Come si fa a fare tutto questo senza confrontarsi anche con chi la può pensare in maniera diversa? Come si può riuscire a costruire qualcosa di nuovo (soprattutto, scrivendo nuove regole democratiche) senza dialogare (dialogare, non confondersi) senza paura con chi è diverso da noi? Su molti temi auspico convergenze; su altri, auspico ferme prese di posizione. Ma questo non si può realizzare se non aprendosi, senza paure né preconcetti.

Rbnetline 8 giugno 2011 - 16:20

e poi Niki, ma cavolo! Proprio adesso che abbiamo conquistato visibilità presso opinione pubblica e mass media e interesse e credibilità da parte di singoli cittadini, movimenti, associazioni, giovani, volontariato, mondo della cultura, persino in tanta parte di ceto medio declassato che ha cominciato a guardare al nostro modo di far politica ed alle nostre idee moderne ed innovative di cambiamento possibile, di riconversione ecologica dell’economia, di sviluppo equo e sostenibile, moderno ed inclusivo, concretamente e seriamente alternativo per una nuovo modello qualitativo nello stile di vita, contro la vulgata produttivistico consumistica dilagante, proprio ora, con il vento in poppa, invece di ampliare e rafforzare i nostri “numeri” e la nostra azione dovremmo tanto nobilmente ed altruisticamente confluire (perchè di questo si tratterebbe in sostanza: “Popolari” annessi dai “Ds” nel Pd docet) ad un partitoamorfo, ondivago, indecifrabile e fine a due settimane fa moribondo??? Un partito atavicamente monolitico, centralizzato, burocratico, vecchio a tendenza storicamente egemone, un calderone oligarchico-correntizio le cui linee politico-programmatiche sono perennemente un rebus, un’ipotesi.
Un partito che non fosse stato per il “miracolo a Milano” compiuto peraltro per meriti altrui e non dimetichiamoci reduce da un clamoroso insuccesso al Sud (Napoli in primis!) starebbe già preparando nefaste alleanze neo centriste e forse non avrebbe neanche abbracciato con tanto sospetto entusiasmo la causa referendaria. Caro Nik, non credi che magari sarebbe meglio che siano loro i primi a farsi un serio esame di coscienza, politico, programmatico e di strategia e decidano CHIARAMENTE cosa intendono fare da grandi invece di pontificare salendo in cattedra ad impartire lezioni che loro per primi dovrebbero imparare ed elargire patenti di affidabilità che andrebbero chieste a loro??? L’unita della Sinistra la cerchiamo tutti, tutti siamo consapevoli che non è il momento di erigere steccati, indossare casacche, dividerci pregiudizialmente e che è giunto il momento di cambiare per davvero, lavorando sui nuovi contenuti e favorendo l’aggregazione; giusto anche che non si pongano veti e limiti con chi ci sta ad un’alleanza di vera alternativa sociale, culturale, economica per rispondere alla crisi e che le sigle vengono dopo. Ma accidenti, saremmo ben ingenui a consegnarci a chi ancora non crede alla necessità delle primarie, continua a blandire settori moderati neo conservatori (finanziari, economici e politici) ed è opportunisticamente fresco di conversione ambientalista! LORO devono aprire un dibattito, discutere e dare garanzie, mi sembra. P.S. Last but not least: caro Nichi, i partiti saranno pure arnesi arrugginiti (e così come sono ne convengo, vanno cambiati nella forma, nelle strutture e nel sistema di rappresentanza e selezione ) ma fino a prova contraria in democrazia, in tutte le democrazie, sono loro che organizzano massimamente il consenso (certo, non fine a se stesso…) e si presentano alle elezioni, ergo, sono e saranno sempre necessari.

Stefano Pariselli 8 giugno 2011 - 16:12

Il compagno Presidente definisce SEL “il mio movimento”. Credevo fosse un partito (anche se nuovo, e non in senso togliattiano). Perdonate il mio nominalismo, sed nomina sunt consequentia rerum. In fondo sono solo un membro della segreteria politica del circolo di Sinistra Ecologia de Libertà di Terracina

Ambri 8 giugno 2011 - 16:11

Gabriele 8 giugno 2011 – 15:16
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quà non parliamo di 5 o 6% parliamo di idee e novità politica, questi calcoli prima o poi non avranno + significato perchè la gente è talmente incazata di un 45 o 50% che non fa un tubo che scende in piazza o va in parlamento e li butta tutti fuori a calci nel culo.
diamo forza alle idee, questa frase non è farina del mio sacco ma proviene proprio da niki, ciao a tutti

Stefano Pariselli 8 giugno 2011 - 15:56

Una ipotesi come quella prospettata dal compagno Presidente non dovrebbe essere oggetto di una discussione generale tra gli iscritti?

Fabio Roda 8 giugno 2011 - 15:52

Aprire a chi? A UDC? A Fini? Non ci siamo. Secondo me il lavoro che bisogna fare è di mobilitare la società civile che ne ha davvero pieni i qualleri dei partiti che parlano, parlano e dicono solo fesserie come per esempio riguardo alle politiche sociali. Perchè non ci alleiamo anche con Sacconi che sta facendo moltissimo per i lavoratori, i disoccupati ed i cassaintegrati? Pazzie. Da Vendola non mi aspettavo ragionamenti così “limosi”.( limosi da limo non da limare).

Stefano Pariselli 8 giugno 2011 - 15:39

L’intervista di Nicola Vendola appare generica e allarmante per la sinistra. Il pd è un’entità politica moderata e disorientata. Riaprire la partita significa rilanciare l’ipotesi di una alternativa di società che si faccia carico dei passaggi difficilissimi del governo di un paese occidentale e imperialista, ove i poteri conservatori e reazionari sono fortissimi. Scusate il vocabolario novecentesco, ma quello “duemilesco” del compagno presidente non riesco ancora a metabolizzarlo e a renderlo idoneo a rappresentare la condizione storico-sociale che attraversiamo. L’alternativa si può pensare di costruirla anche con ampi settori delle classi medie tradizionalmente moderate, massacrate nelle condizioni materiali di esistenza; ma questa alternativa dobbiamo iniziare a realizzarla nelle lotte quotidiane, non con accordi politicisti con capetti terzopolisti.
Oppure Vendola conosce già tutto e machiavellicamente disorienta l’alleato e l’avversario per condurre ad effetto ciò che il congresso fondativo di Sinistra Ecologia e Libertà ha deliberato nel proprio Manifesto?

Danny Sivo 8 giugno 2011 - 15:32

sono allibito! Se nei contenuti siamo come il PD (alleanze e welafre) e lo superiamo per l’idea del “superamento della forma partito” (come? Con le fabbriche?) allora meglio il PD, e nettamente. Da uomo di sinistra che crede nei partiti e si era rimesso a lavorare nel proprio circolo, trovo la proposta di Nichi nelle forme e nei contenuti una cosa strumentale solo al suo ruolo di leader della coalizione (legittimo per carità ma che prescinde dal lavoro nei territori). La sinistra è anche ricostruzione faticosa dal basso non solo conquista del palazzo d’inverno. Mi sento molto frustrato. Voglio stare in un processo politico e non in uno staff. Rifletterò sulla mia adesione a SEL. saluti
Danny Sivo

Anna Maria Di Miscio 8 giugno 2011 - 15:32

nn spendiamo tempo in sterili polemiche, vediamo prima in termini di proposta politica cosa prende forma. a me non interessano gli steccati tra i partiti, quanto piuttosto il futuro: lavoro e welfare

Mario Liso 8 giugno 2011 - 15:23

Povero Nichi. E’ troppo avanti, molti fanno fatica a capirlo. Bisogna chiudere il novecento, bisogna chiudere con il politicismo. Il pd si frappone alla lidership di Nichi perchè insegue l’alleanza con l’UDC (o meglio, metà pd la persegue, l’altra metà l’asseconda). Nichi spariglia. Dice che vuole LUI l’alleanza con l’udc, dopo aver fatto la colaizione PD+SEL+IDV e le primarie. In questo modo raggiunge tre obiettivi: fare la coalizione, fare le primarie, disinnescare la mina udc adesso nelle mani di d’alema e dei modem. E si, perchè quando si parla di alleanze non si parla di somme aritmetiche. Se si fa la coalizione e le primarie, è chiaro che l’allargamento si può fare solo su base programmatica, quello stilato dalla colalizione e votato dai cittadini durante le primarie. E come potrà l’udc accettare tale allargamento, visto che presumibilmente il prgramma stilato dalla coalizione prevederà diritti civili, stato laico, scuola pubblica, politiche per la valorizzazione del lavoro, no al nucleare, no alla privatizzazione dell’acqua e dei servizi? Ma di cosa state discutendo? Mica nichi ha detto (come dice bersani) che bisogna sommare i voti dell’udc a quelli del pd per vincere. nichi dice un’altra cosa. Il novecento è finito. Non si parla di schieramenti aggregati attorno alle ideologie di partenza. Si parla di contenuti, di cose da fare. Tutti quelli che (non tutti i partiti, ma tutte le persone) che vorranno condividere gli obiettivi, possono essere nostri alleati. E’ un bel salto in avanti. E’ una bella chiusura del novecento. PER ME NICHI, COME AL SOLITO, E’ GENIALE.

Gabriele 8 giugno 2011 - 15:16

A volte penso che il minoritarismo e il tafazzismo siano davvero la costante a sinistra.

Vi faccio una domanda semplice.

1)Volete che Vendola vinca le primarie o comunque ottenga un grande risultato(40/45%)e che da questo risultato si gettino le basi per la costruzioe di una grande Sinistra,che sia egomonica rispetto al Pd sui temi del lavoro,nei rapporti sindacali con la Cgil,sul tema dell’ambiente,sui diritti civili?
Siete consapevoli che per fare questo c’e bisogno che alle primarie ci sia ….
LA SCISSIONE DAL PD DEI SUOI PEZZI MIGLIORI E SANI DI SINISTRA!
LA SCISSIONE DI PARTE DEL SUO PIU’ SANO E GIOIOSO CORPO MILITANTE!MA A MILANO AVETE VISTO O NO COME I G.D. ABBIANO LAVORATO PANCIA A TERRA PER PISAPIA?!
C’E’ UN’INSOFFERENZA DI TANTI BRAVI AMMINISTRATORI LOCALI DI SINISTRA,GLI VOGLIAMO CHIUDERE LA PORTA?
CI VUOLE UN SEGNALE CHIARO DALLA CGIL CON LO SPOSTAMENTO DI ULTERIORI SEGRETARI E DIRIGENTI(NON BASTANO LANDINI,LA FP E LA FLC) … ASPETTIAMO O FACCIAMO IN MODO CHE CI SIA?!
C’E’ L’ARCI CHE E’ STANCA DEL MODERATISMO(SUL TEMA DEI DIRITTI CIVILI)DEL PD …. C’E’ LA VOGLIAMO PRENDERE O NO?!
MA PENSATE CHE SIAMO GIA’ AUTOSUFFICIENTI COSI’?

…. A QUESTO SERVONO QUESTE DICHIARAZIONI!
A SPARIGLIARE … A MANDARGLI UN SEGNALE!
A DIRGLI “GUARDA NESSUNO TI CHIEDE DI USCIRE DAL PD ED ENTRARE IN SEL E DI DIRE QUANTO ERA BRUTTO IL PD MA ANZI INSIEME FACCIAMO UNA NUOVA CASA DI SINISTRA!USCIAMO INSIEME E COSTRUIAMO INSIEME!”

SE POI VI ACCONTENTATE DI UN SEL AL 5% … AUGURI!

Davide 8 giugno 2011 - 14:43

Siamo al capolavoro di restaurazione del centralismo burocratico sotto le mentite spoglie del movimentismo: la base subisce le “idee” del vertice e basta.
Ma chi decide la linea?
Perché non mettiamo ai voti queste idee? Facciamo le primarie per vedere se la base di SEL vuole fondersi con il PD o con la Federazione della Sinistra?

Carlol 8 giugno 2011 - 14:32

Quali sono le idee e i contenuti fondamentali intorno cui si riorganizza la “sinistra” in Italia? Questa per me è la domanda strategica su cui si deve esercitare chi s’impegna nella leadership politica. L’intervista di Vendola rimette le cose in “movimento”. Ma sono anni che la cd sinistra italiana è in perpetua agitazione. Pds, Ds, sinistra democratica, Rc ecc. Il Pd ottiene dei risultati perché ha compreso a mio avviso che bisogna stabilire dei punti fermi anche sotto il profilo organizzativo. Ma la “crisi” del polo di centro-sinistra riguarda la capacità di rispondere alla questione iniziale. E’ cioè una crisi di soggettività politica.
Dove vuole portare l’Italia Vendola e SEL? Davanti ad una crisi di portata storica del capitalismo neoliberista quale risposta strategica si propone?
Una buona parte degli italiani, compresi gli elettori di sinistra e parte della sua classe politica, si sono affidati (si affidano) alla logica carismatica. Il partito in questa ottica viene bypassato o, come fa intendere Vendola, ridimensionato nella sua importanza.
Quindi il rapporto fondamentale è tra “popolo” e leader (unico). Ma in questo caso o è il popolo a condurre il leader o il leader a condurre il popolo. In Italia ci troviamo nella circostanza in cui lo sbandamento è sia tra il popolo che nel leader. Non c’è capacità di indirizzo né dall’una né dall’altra parte.
Per questo motivo la questione decisiva della fase moderna è la rinascita dell’avanguardia politica. Questa emergenza è naturalmente consustanziale con la ripresa della soggettività politica. Se non c’è questo passaggio dubito che si possano fare passi in avanti nella crisi del sistema italiano.

PS : Questo discorso vale anche per la Federazione di Sinistra che per anni ha promesso di rifondare il comunismo senza esito. Il comunismo reale, non quello astratto, si è concretato in una forma storica di totalitarismo. I diritti socio-economici sono stati contrapposti ai diritti civili (abrogati). D’altra parte molti cosiddetti “comunisti” italiani sovrappongono il comunismo con la difesa della costituzione. A me sta bene : ma che c’entra la carta costituzionale con il comunismo? Vallo a capire.

Nino 8 giugno 2011 - 14:27

vendola fa la proposta di fondere i due partiti, perchè è sicuro che, se la proposta dovesse essere accettata, la linea politica che si delinierà sarà la sua, è ovvio, e moltissima classe dirigente del pd andrà a costituire un’altra cosa, senza, però, la base e i voti del pd.
E’ una proposta, però, che deve realizzarsi entro questa legislatura, che potrebbe durare ancora un altro anno, contrariamente c’è il rischio serissimo nella prossima (legislatura) di avere un capo del governo, nichi vendola, senza l’appoggio del partito piu’ grande della coalizione, il pd, che da un momento all’altro potrebbe sfiduciarlo, se non seguisse le direttive neoliberiste.

Luca 8 giugno 2011 - 14:25

Avete ntato che i commenti in questa pagina cercano tutti di spiegare le intenzioni reali di Vendola, che evidentemente non sono chiarissime? Mi chiedo, dunque, perchè Vendola stesso non chiarisca una volta per tutte quale sia il suo progetto politico, che spero vada oltre una sua ipotetica leadership del centrosinistra e uno scippo di voti al PD, alla Federazione della Sinistra, ai Verdi e a Di Pietro. Speriamo che prima o poi sciolga questo nodo.

Maurizio 8 giugno 2011 - 14:20

Credo (e spero) che questa sia solo una mossa di Vendola per “sparigliare”, come tanto gli piace dire, il PD. Per far esplodere le contraddizioni interne di quel partito, insomma. Tuttavia, queste uscite, sempre più frequenti, non possono non essere concordate con la Presidenza, con il Direttivo, o come diavolo si chiama. Non possiamo chiedere democrazia (con le primarie), ma poi non essere democratici al nostro interno. Nel merito della questione, non credo che sia necessario rimettere in discussione SEL. Abbiamo impegnato forze, le energie migliori, tempo, per costruire questo partito (perché E’ un Partito, e non dobbiamo dimenticarcelo, men che mai lo deve dimenticare chi ne è il presidente), facciamolo crescere. Cambiare formule ogni 5 minuti (nome, simbolo, ragione sociale, statuto, membri) è la cosa più sbagliata che si possa fare. Quindi, per favore, lo chiedo ai nostri dirigenti: metteteci nelle condizioni di poter fare politica serenamente nelle nostre sezioni, evitate uscite non concordate, evitate di farci imbarazzare, evitiamo sparate su giornali, apriamo discussioni, dibattiti, congressi, quello che volete. Ma fateci lavorare, per favore.

Ambri 8 giugno 2011 - 13:55

CREDO SIA PERICOLOSO RIMETTERE IN DISCUSSIONE SEL, CREDO QUINDI CHE PRIMA DI ESTERNARE CINDIZIONI DI UNITà SI DEBBA REALMENTE CAPIRE COSA RAPPRESENTA VERAMENTE IL PD; SE C’E’ QUALCUNO CHE DEVE CHIARIRE NON DEVE ESSERE SEL MA BERSANI E COMPAGNI; LETTA, FIORONI, ICHINO, CACCIARI, DALEMA NON PENSO ABBIANO L’OBIETTIVO DI RILANCIARE LA VERA SINISTRA MA BENSI’ DI UCCIDERLA UNA VOLTA PER TUTTE, ATTENZIONE NIKI, QUESTA TUA ESTERNAZIONE POTREBBE ESSERE FRAINTESA, HA TUTTE LE CARATTERISTICHE DI UN PERICOLOSO GIOCO DI PALAZZO, LE COSE PER CUI SEL SI E’ BATTUTO, CIAO A TUTTI

Franco 8 giugno 2011 - 13:53

«Io non ho ricette già pronte, però dico con umiltà ai miei compagni, a quelli del Pd, e a tutti gli alleati: prendiamo il coraggio di affrontare l’inadeguatezza della forma partito, andiamo in campo aperto ….” – in queste parole io non vedo nessuna fusione o ipotesi di partiti cosiddetti unici, ma una sfida per il futuro.

Fabio 8 giugno 2011 - 13:52

staremmo a vedere come andrà a finire.. e staremo a vedere anche quale sarà l’incidenza di sel nel futuro governo di centro sinistra su temi a noi cari quali legge 30, afganistan, diritti civili etc… io temo che sarà purtroppo minima. spero di sbagliarmi.

Filippo Boatti 8 giugno 2011 - 13:50

Bella mossa, bella riflessione. Naturalmente un unico soggetto prevede il superamento del nullismo politico chiamato PD e di tenere la barra dritta sui contenuti: il lavoro e l’ambiente.

Federica 8 giugno 2011 - 13:48

Concordo pienamente con quello che dice Lorenzo.
… mi spiace che qualcuno non abbia capito … anche se molti commenti non mi sembrano proprio di militanti di Sel eh!
Anzi di storici anti-vendoliani del Prc.
E si sa’ la speranza di Ferrero e’ quella che Vendola entri nel Pd …. peccato che accadra’ una cosa molto differente!
Che pezzi del suo Prc(Caprili, Bonadonna,Catania,Velentini,Nocera e tanti altri)entreranno in Sel anzi in quel che sara’ la costituente di un grande Partito di Sinistra.

Loredana 8 giugno 2011 - 13:41

Vero, dobbiamo aprire il cantiere dell’alternativa a chi non sta nei partiti. Purtroppo SEL non basta. Ma è il più importante strumento per arrivare a un soggetto unico che comprenda PD, IDV e tutta la sinistra diffusa che non sta nei partiti!

Claudio 8 giugno 2011 - 13:39

Bravo Nichi. Dobbiamo fare un grande partito della sinistra e non chiuderci nei nostri recinti. Non ne possiamo più di guardarci l’ombelico, è ora di cambiare il paese. Prima di tutto c’è questo, dobbiamo riunire il popolo della sinistra…

Lorenzo 8 giugno 2011 - 13:28

Ma e’ possibile che proprio noi di Sel non capiamo il senso dell’interbista di Nichi?

Cacchio l’hanno capito gli ex-compagni del Prc!
Vi posto un commento esemplare tratto dal blog di Grassi(n.2 del Prc)

Dice Ferdinando

“Beh il senso reale dell’intervista non e’ quello credo anzi ne sono convinto.

Se non altro perche’ e’scontata la risposta negativa sia di Fioroni,Letta e Veltroni ma anche di Bersani.

Il vero senso credo sia altro,che in fondo tutti conosciamo.

La “Costituente di Sinistra” che ha in mente Vendola non si fa’ mica scippando ulteriori pezzi di dirigenza al Prc(parlo degli ex-mozione 2,che non lo seguirono nel 08)si fa’ “scippando” anche “mediaticamente” qualche pezzettino di ex-sinistra DS ora Pd.(a Napoli e Milano non credo sia stato un caso che l’ex-capogruppo Pd in provincia e l’ex assessora prov. siano state messe capolista).
A Bologna non avrebbe mai preso il 10% Sel senza la Frascaroli(che e’ uno scippo al Pd).In Sardegna il boom di Sel(7% a Cagliari e 10% a Iglesias,Sinnai e altro)e’ dovuto a medesime operazioni.
Insomma se chiedi a chi ha gia’ una casa(sinistraPd e altri pezzi di Cgil)di uscire e di entrare nella casa di un altro avrai risposta negativa.
Se invece gli dici ” Esci dal Pd e facciamo il Partito di Sinistra insieme” avrai molte piu’ risposte positive … e soprattutto avrai tanta piu’ forza per le primarie a cui Vendola deve presentarsi il piu’ possibile non come il candidato di Sel contro il candidato del Pd ma come il candidato di/della nuova Sinistra.

Poi Ferrero fara’ piu’ o meno bene a dire “Ah Vendola vuol entrare nel Pd di Veltroni,Fioroni e compagnia” (sapendo che poi non e’ cosi’).
———————

MA DIAVOLO CI VUOLE MOLTO A CAPIRE?
MA DAVVERO PERNSATE CHE NICHI VOGLIA FARE UN PARTITO CON D’ALEMA,VELTRONI,FIORONI E COMPANIA?
E DAI!MA CHE INGENUITA’!
OOOH PER ARRIVARE ALLE PRIMARIE CONTRO(SOTTOLINEO CONTRO)BERSANI E IL CANDIDATO DEL PD E PENSARE ANCHE DI VINCERE … BISOGNA SPARIGLIARE!
LA ROAD MAP VERSO UN PARTITONE DI SINISTRA(DA PIU’ DEL 10%)E’ QUESTA! …. COME PENSATE DI PAPPARVI L’ELETTORATO DI SINISTRA CHE OGGETTIVAMENTE VOTA PER IL PD?!
E CHE CACCHIO!
INVECE COME COMMENTATE?
UUUH VENDOLA SI VENDE,SE VOLEVA FARE QUESTA COSA IO NON ENTARVO IN SEL,CON I PRETI DELLA MARGHERITA ….
MA PER FAVORE!!!!

Fabio Rizzuto 8 giugno 2011 - 13:23

Care Compagni e Cari Compagni.
Con l’intervista pubblicata sul Corriere della Sera di oggi direi che il dado è tratto.
Vi erano state avvisaglie nelle settimane e nei mesi scorsi, ma direi che questa volta c’è il crisma dell’ufficialità.
Credo che i contenuti dell’intervista siano chiarissimi (spero che Vendola non smentisca come ha fatto goffamente Giordano in merito all’intervista al Manifesto del 21 aprile scorso).
Personalmente, ritengo il tutto di una gravità inaudita.
Nei giorni scorsi, solo a titolo esemplificativo, ho scambiato alcune accese opinioni con diversi Compagni vicini a Rifondazione con lo scopo di avvicinarli a SEL e far crescere il Circolo. Ebbene, posso dire che, con questi obiettivi e con queste idee balzane del Presidente e di molti altri dirigenti a lui vicini, la ragione stava dalla loro parte.
Questa “uscita” di Vendola, oltre ad essere completamente errata nel merito (E MI AUGURO CHE IMMEDIATAMENTE A VALLE DEI REFERENDUM LE FEDERAZIONI CONVOCHINO LE ASSEMBLEE PER POTERNE DISCUTERE APPROFONDITAMENTE), mette in estrema difficoltà l’opera di rafforzamento del partito, che ognuno di noi credo stia cercando, con notevoli difficoltà, di portare avanti.

P.S. Si aderisce a SEL perchè se ne condivide lo STATUTO (a proposito, l’Assemblea nazionale, invece di spararle grosse sui giornali, dovrebbe cercare di rispettare e far rispettare l’art.4bis!) e perchè si crede in una Sinistra forte, autorevole e non residuale. Se qualcuno vuole condizionare il PD per modificarne scelte e programmi, stia dentro il PD.

Un caro saluto

Eugenio 8 giugno 2011 - 13:16

Nichi, stai facenso il “passo più lungo della gamba”. Come puoi pensare ad un soggeto unico con Follini, Fioroni ecc.. e poi che senso avrebbe, sarebbe un altro soggetto bloccato come il PD, dove sui diritti civili non si dice nulla, dove sulla Fiat uno dice una cosa e l’altro il contrario. Sel deve servire a costruire una sinistra unita, non idiologica e più forte.
Da quando si è usciti come Sinistra Democratica, Il PD non è cambiato, come può essere possibile costruire un soggetto unico.
Si tratterebbe di un’ “ammucchiata” che non andreabbe da nessuna parte.

Sitiomundo Tommaso Cenvinzo Napoli 8 giugno 2011 - 13:04

però compagn@ attenzione, Vendola non parla di un partito unico, testualmente dice ” però dico con umiltà ai miei compagni, a quelli del Pd, e a tutti gli alleati: prendiamo il coraggio di affrontare l’inadeguatezza della forma partito, andiamo in campo aperto. E questo vale per tutti, a cominciare dal mio movimento”. Parlare di fusioni o di un opa sul PD come molti pensano è solo una forzatura giornalistica e non corrisponde al pensiero di Vendola che anzi parla del superamento della forma partito, e della ricerca di un giusto equilibrio tra movimenti politici, culturali, società civile e mondo del lavoro

Marco Rizzoni 8 giugno 2011 - 13:04

Per contribuire alla nascita di un soggetto politico unitario della sinistra in modo non subalterno è necessario che SEL facccia uno sforzo immane di definizione della propria identità, aprendosi al popolo della sinistra e ricomponendo in un programma fondamentale coerente e rigoroso le parole d’ordine sparse e semplicistiche che costituiscono tuttora gran parte del proprio patrimonio politico. Invece si tarda moltissimo a costruire percorsi e strutture credibili in cui si canalizza il dibattito politico e in cui si definisce un pensiero comune e continuiamo a correre il rischio di essere anche noi un partito in franchising (marchio Vendola + cacicchi locali + tifosi plaudenti), ultimo rottame di un’epoca disgraziata.

Gianni 8 giugno 2011 - 13:04

Caro Nichi, fare un soggetto unico con il PD significa riproporre la stessa impotenza di prendere posizioni con un partito più grande, che non può essere il mio.
Spero che questo non accada.

Michele 8 giugno 2011 - 12:53

Vendola prende atto che il suo movimento non decolla nei consensi come pronosticavano i sondaggi (SEL era data prossima al 10% e invece si ferma a meno della metà) e decide di sfruttare il momento di grande visibilità concessogli dai media per proporre quello che era il suo progetto fin dall’inizio: lanciare un’opa sul PD e diventarne leader attraverso le primarie.
Io, che non ho mai straveduto per un centrosinistra sul modello berlusconiano del leader carismatico che assorbe tutto, dico di lasciare questo Vendola dalemiano/veltroniano ai suoi giochi e lavorare per una sinistra che comprenda la FDS, la base di SEL, gran parte dell’IdV, i movimenti, le associazioni e i Verdi per un polo alternativo a quelli esistenti, che confermano la loro vocazioni neoliberista. Una sinistra moderna deve fare come la Linke tedesca o i partiti comunisti di Grecia e Portogallo: riproporre il tema del conflitto capitale/lavoro e dire chiaramente da che parte sta. Le lotte della FIOM di questi mesi devono diventare il nostro terreno di battaglia.

Mattia 8 giugno 2011 - 12:52

Sono completamente d’accordo con Fabiano, chi è a sel lo è perchè crede in un progetto di sinistra, non perchè vuole fare parte del PD e questa intervista è un’offesa per tutti i compagni che ogni giorno si spendono sui territori per creare una sinistra di alternativa concreta e vincente. E poi, come si fa a dire ai compagni di Sinistra Democratica che, dopo il loro percorso politico, è tempo di riunirsi a quella maggioranza ds da cui si erano distaccati?

Fabio 8 giugno 2011 - 12:51

nichi gia con sel hai riproposto una mini bolognina 20 anni dopo… (anche occhetto col pds si proponeva di unire tutta la sinistra) e diciamo che il discorso può avere una logica adesso… xo con qst proposta stai proprio deragliando… si creerebbe un unico soggetto politico con gli ex-preti della marherita… (vedi il sindaco renzi.. ex margehrita anche lui cosa voterà sull’acqua), un partito dalla linea politica indistinta. votare un partito di sinistra invece lancia un messaggio alla qualizione spostando l’asse programmatico verso i temi più sensibili alla nostar parte politica. votare un soggetto indistinto delegherebbe alla classe dirigente tale sintesi.. e si sa dove si va a finire… al neocentrismo xke secondo loro è più cool…

Fabiano 8 giugno 2011 - 12:31

Ma scusate, personalmente se avessi voluto entrare nel PD lo avrei fatto anni fa, e molti compagni della sinistra DS come me. Non l’ho fatto: fino ad ora non ho avuto motivo per pentirmene e sono iscritto a SEL da tempo.
Adesso Vendola apre questa ipotesi, mediante un’intervista al Corriere. Ma se n’è discusso, almeno come Presidenza?
Penso che Nichi con grande generosità si sia speso molto in questi ultimi mesi, con risultati molto importanti. Adesso merita di godersi un pochino di riposo, per far lavorare anche diversi altri autorevoli esponenti di SEL.

Nino 8 giugno 2011 - 12:13

dicevo nel post precedente che la mossa di vendola è logica, se si vuole modificare la linea del pd, dato che alla fine di quest’anno ci saranno le primarie per la scelta del segretario, ed evitare che, in caso di primarie di coalizione e di vittoria alle elezioni politiche, questo partito volti le spalle e sfiduci il capo del governo.
E’ovvio che la classe dirigente dalemiana dirà no alla fusione tra sel e partito democratico, ma si può ovviare entrando nel pd, da parte dei sostenitori di sel,individualmente.

Rbnetline 8 giugno 2011 - 12:11

Una splendida “utopia concreta” la definirei, caro Nichi…
Una valutazione ed un progetto alti e nobili, ma temo che a dispetto dei recenti risultati elettorali, di come sono maturati e del loro chiaro significato, la classe dirigente dell’attuale Pd sia ancora ben lontana (purtroppo) dall’avere quella “nuova idea della politica” che invochi anche in quest’intervista. Ci sono segnali di attenzione questo è vero, ma quel partito e la sua struttura, il loro modo di pensare, non sono ancora aperti a confrontarsi nella direzione che auspichi nè nella forma nè (ancor meno) su nuovi contenuti.

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