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Giovedì, 8 maggio 2014

L’operaio della Lucchini e santa Teresa di Lisieux

mirko lami

Se volete respirare dieci minuti di aria fresca, pulita, intelligente, genuina, dentro il quotidiano delirio di notizie che ruotano attorno al duello rusticano tra Renzi e Grillo, ascoltate l’intervento di un operaio della Lucchini di Piombino al congresso della Cgil. Ci troverete un’altra politica, anzi la politica. L’operaio è Mirko Lami, e ha proprio una bella e corposa parlata toscana che pare appena uscita da un film del Pieraccioni, e questo già ce lo rende simpatico. La simpatia poi aumenta in virtù del principio di contraddizione, secondo il vecchio Aristotele il più sicuro di tutti i principi. E’ simpatico a quelli come noi, è antipatico a Grillo e ai suoi. Et voilà, potremmo finirla qui.

Senonché, com’è ormai tristemente noto, per Grillo il minimo grammo di antipatia verso qualcuno che o non la pensa come lui o più semplicemente pensa, basta e avanza per innescare il marchingegno della gogna mediatica. La quale in pratica funziona così. Individuato il colpevole, tocca punirlo e il modo più esemplare è esporlo al pubblico ludibrio del giudice supremo: la rete. Si compone un cartello che indica il reato (nel caso del Lami essere un operaio, rappresentante della Fiom e persino iscritto al PD, il che testimonia che nessuno è perfetto, ci mancherebbe); si mette in bella evidenza nome, cognome, indirizzo e telefonino del reo, così si può con comodità aspettarlo sotto casa o vomitargli addosso insulti standard, e giustizia è fatta.

Un certo Cesare Beccaria criticò severamente secoli fa questa procedura, che viene infatti abolita alla fine del Settecento con la Rivoluzione Francese. Ora c’è il Grillo che la riesuma, in ossequio al suo vero moto interiore: avanti tutta verso il Medio Evo. Quel che è successo si sa. Un bel giorno Grillo va a Piombino, dice delle cose talmente improbabili sulla realtà produttiva di quell’area che gli operai che l’ascoltano lo contestano. Santoro invita in studio uno di questi, il Lami, che spiega per benino di cosa si tratta e la gogna grillesca si mette subito in azione, sfoderando un argomento dialettico: quest’operaio è la “peste rossa”. Il Lami non si scompone e ribatte anzi con un sillogismo aristotelico piombinese, incontrovertibile, che ce lo rende ancor più simpatico: “Per il Grillo io sò infettato dalla peste rossa. Ma come dice il mi fratello Massimo, meglio essere infestati dalla peste rossa che dalla peste nera”. Tiè.

E’ solo uno dei passaggi dell’intervento di Mirko Lami al congresso Cgil che va ascoltato e riascoltato per riconciliarsi con la politica. E anche con il modo in cui la può esprimere, senza alcun bisogno di passare per un’agenzia di comunicazione: semplice e chiaro, netto e profondo. Dice a Grillo: “Ti invito a un confronto civile, pacato”. Dice a Renzi: “Hai bisogno del sindacato, non correre in avanti contro di lui. Non lo spegnere quell’altoforno, Renzi, porta la Concordia a Piombino, noi la si rismonta per benino e si risparmia, non te la fa’ mandare in Turchia”. Dice agli industriali: “Qui si dice tante hose, ma dove sono gli imprenditori, dove sono?”. Parla di sé stesso in una maniera in cui ognuno di noi si può riconoscere: “Il mi babbo faceva binari, io fo’ binari. Che farà domani il mi figliolo?”.

Ma c’è un passaggio del breve discorso di Mirko Lami dal palco che andrebbe imparato a memoria per il semplice fatto che esprime in sintesi il concetto dell’egemonia perduta e di dove e come possiamo ritrovarla. Trascriviamolo: “Davanti a voi avete un operaio ciccione che lavora alla Lucchini dal 1986 e che guadagna mille e 300 euro il mese. Ma se guardate bene qui non vedete Mirko Lami. Qui c’è Piombino, ci sono gli operai di Piombino, i commercianti, gli artigiani, c’è un territorio che vuole lavorare, vivere, che non vuole morire”. Eccola la centralità del lavoro che cos’è, ecco il lavoro che si fa classe dirigente del paese, ecco il lavoratore che non parla per sé ma per la società. C’è in queste parole quella cultura del lavoro che produce cultura generale. L’operaio non esisterà più come classe, d’accordo. Non conterà niente nei tempi che corrono, d’accordo. Ma diavolo d’un Lami, di sicuro deve aver letto, prima di salire sul palco, quel passo formidabile di santa Teresa di Lisieux che recita: “Tu non conti niente, ma devi agire come se tutto dipendesse da te”.

 Nella foto Mirko Lami al Congresso nazionale della Cgil

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