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L’S.o.s. della Grecia e l’indifferenza dell’Europa

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Negli ultimi cinque anni sono spesso andata in Grecia per lavoro. In questo paese, infatti, entrano migliaia di richiedenti asilo e migranti che poi si spostano altrove in Europa. Ogni volta notavo come il crescente livello di privazioni imposto al popolo greco e gli enormi sacrifici richiesti non producessero riscontri positivi sull’economia del paese. Anno dopo anno, la ricetta imposta dalla troika, basata su tagli degli stipendi, della spesa sociale, su tasse aggiuntive e licenziamenti, su un vero e proprio “spargimento di lacrime e sangue”,  ha messo in ginocchio un paese, lo ha impoverito drasticamente, noncurante del costo sociale.

Oggi i greci sono senza risorse e soli. Non possono neanche permettersi di andare in ospedale perché costa cinque euro farsi ricoverare. Allora fanno la fila davanti agli ambulatori delle associazioni mediche nate per assistere i migranti. Da quando il governo ne ha autorizzato la vendita nei supermercati, molti si adattano persino a mangiare cibi scaduti che costano di meno, come evidenziato nel commento di Galli della Loggia oggi sul Corriere della Sera.

Ma questa situazione veramente drammatica – tanto più che colpisce la culla della nostra civiltà – non suscita tra i cittadini europei, né sdegno né solidarietà. Neanche in Italia. Siamo tutti anestetizzati e concentrati sui nostri problemi. Eppure le misure che Monti propone si basano sullo stesso approccio di austerity che grava sui ceti medi e bassi e non prevede misure mirate alla crescita. Dunque, dobbiamo svegliarci da questo torpore anche nel nostro interesse. Ora, prima che sia troppo tardi.

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