Le istituzioni umiliate e l’esigenza di una nuova democrazia

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Il Presidente della Repubblica, nel dichiarare “irricevibile” il decreto legislativo sul cosiddetto federalismo municipale, non è stato mosso ovviamente da un giudizio di merito sul testo approvato dal Governo, perché questo non rientra tra le sue prerogative. Egli ha piuttosto inteso reagire con la forza necessaria ad una violazione di legge da parte dell’Esecutivo, giacché proprio la legge delega che ha generato il decreto in questione prevede, in caso di mancato parere delle Commissioni competenti, un nuovo passaggio in Aula con comunicazioni del Governo e conseguenti votazioni. Questa previsione è del tutto coerente con quanto prevede la Costituzione in materia di procedure per la legislazione delegata. » continua

La collina che frana. Dalla cima e dal fianco

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Giovedì, 3 febbraio 2011 è stata un’altra giornata nera per la storia della Repubblica Italiana.

Da un lato, nonostante la commissione bicamerale abbia espresso un sostanziale parere negativo sulle norme relative al federalismo municipale (il pareggio equivale a voto negativo, secondo il regolamento), il governo ha deciso, in seduta straordinaria, di varare ugualmente il decreto. La legge lo consente, tuttavia tale decisione rappresenta, oltre che un oltraggio al parlamento ed un’offesa ai parlamentari che hanno lavorato a lungo in tale commissione, anche una beffa per i cittadini, che hanno visto dissolversi parte delle loro tasse (i lavori delle commissioni costano, ed anche parecchio) in un atto di forza. » continua

Elezioni per cambiare

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In un momento come questo le elezioni sono una vera e propria necessità. Ma è del tutto evidente che questo sbocco sarà tutt’altro che facile. Ed è altrettanto evidente che è assai complessa la definizione dei modi, in termini di schieramenti e programmi, con cui ci si potrà eventualmente andare. E la terza evidenza è che il risultato è tutto aperto. Sarà bene dunque adoperarsi al massimo perché ci sia chiarezza mettendo in campo con forza le nostre idee come abbiamo già cominciato a fare. Partiamo dal primo punto: perché servono le elezioni.

Naturalmente c’è la condizione particolare in cui versa Berlusconi, sempre più incompatibile con una normale vita democratica. Anche da qui discende uno stato di crisi permanente ed acuta tra i poteri istituzionali che rischia di degenerare. Ma già qui si pone la necessità di un approfondimento sulla natura di questo rischio degenerativo e quanto esso sia imputabile al singolo, il Presidente del Consiglio, e quanto invece sia inscritto in quel processo avventuristico che ha prodotto la cosiddetta seconda repubblica.

Di processo avventuristico è necessario parlare se consideriamo che a colpi di mezze riforme si è prodotto un quadro in cui è saltata ogni idea di valori ed equilibri condivisi. Se è sicuramente vero che Berlusconi ci mette un di più di suo, non si può non vedere come tutto ciò che si è determinato in questo sciagurato ventennio contribuisce a rendere la situazione a rischio. Il cosiddetto assetto maggioritario realizzato a suon di riforme di leggi elettorali ha dato un colpo serio addirittura alla condivisione di un principio di sovranità che si realizzi nelle forme costituzionali. E basta guardare ora l’attacco all’art. 41 della Costituzione per vedere come è il contenuto stesso della Costituzione nei suoi valori sociali che si mette in discussione, a partire, non a caso, dal rapporto tra interessi privati e pubblici. Se consideriamo poi una idea di federalismo che mina l’unità repubblicana, il cerchio si chiude.

Se la vediamo così, l’anomalia berlusconiana pur rimanendo tale, diviene più comprensibile ed inquietante in quanto espressione di un sovvertimento generale dei valori e degli equilibri realizzati intorno al dettato costituzionale. Berlusconi diviene allora l’interprete italiano di un processo più generale che da tempo tende a realizzare i portati di quella che abbiamo chiamato globalizzazione liberista che ha sconvolto ovunque assetti sociali ed equilibri democratici.

Qui viene la seconda ragione della necessità delle elezioni. Siamo in una crisi profonda e prolungata, prodotta proprio da questa globalizzazione. Tutto lo scenario mondiale ne è scosso, e l’ Europa, come il Mediterraneo, ne sono un apice. La partita sul chi paga la crisi è durissima. Ed è una partita fondamentale perché riguarda anche la possibilità di uscirne da questa crisi. L’Europa ha scelto un profilo quanto mai conservatore. Ha rafforzato enormemente la governance tecnocratica messa al servizio dei vecchi equilibri. Anche per questo è muta di fronte alle fiamme che lambiscono i suoi confini mediterranei, perché la crisi del Nord Africa, e dei Balcani, parla di lei e della sua incapacità di ripensare un’altra globalizzazione. Se la governance tecnocratica rafforzata mostra un effettivo salto politico, la direzione di questo salto è inaccettabile perché conferma e tiene in vita tutti gli elementi della crisi.

Per l’ Italia il problema è serissimo. La stretta sul debito imposta dal nuovo patto di stabilità è feroce e significa alcune decine di miliardi euro da tagliare in una manciata di mesi. E’ su questa nuova situazione che si è consumata la rottura nelle forze della coalizione berlusconiana e si vanno cimentando i tentativi di ricomposizione di un assetto di dominio moderato. Tremonti e la Lega, il terzo polo, il marchionnismo, si cimentano e si contendono su questo crinale. Non a caso Berlusconi usa ora il rilancio sulla crisi economica per provare ad uscire dall’angolo, evitando le elezioni o posizionandosi per esse. Democrazia vuole che una situazione così drammatica e diversa da quella delle precedenti elezioni chieda un nuovo mandato elettorale.

Qui viene la seconda evidenza: la complessità del come andare alle elezioni. Non c’è dubbio che ciò che deve guidarci  è la analisi del perché andarci e cioè del che cosa serve al Paese in questa fase. Per dirla in estrema sintesi serve uscire dal berlusconismo come metafora dell’uscita dalla crisi della seconda repubblica e di questa globalizzazione. Se non si capisce che le cose stanno insieme, si fa una fatica enorme.

Come una fatica enorme la si fa se non si ha un punto di vista diverso sulla crisi. Il politicismo degli schieramenti non ci fa fare nessun passo in avanti, anzi. L’idea di mettere insieme contro l’ “anomalia” Berlusconi tutti quelli che lui farebbe presto a definire i resti della prima repubblica, e di farlo nel nome della realizzazione di una  “vera” seconda repubblica che non fa i conti con l’avventurismo di questi anni ed anzi lo continua a colpi di mezzi modelli da importare, non appare particolarmente felice. E in realtà la ragione di questo politicismo sta tutta nella perdurante subalternità alle idee dominanti di questa lunga stagione della globalizzazione e della sua crisi. Ragione per cui in Italia una parte grande dell’opposizione è subalterna contemporaneamente a Tremonti e a Marchionne, eletto quest’ultimo addirittura modello della modernità. Il punto è che per l’Italia, e per l’Europa, occorre una strada diversa da quella di Tremonti e di Marchionne, ma anche della Merkel. E non basta dire che oltre il risanamento serve lo sviluppo.

Risanamento e sviluppo non sono neutri, tecnici e chiedono scelte. Chi paga e come si riparte sono domande cardine per rilanciare la democrazia. E non è un caso che siano quelle che si vogliono espungere in un’Europa che conosce varie forme di riduzione della democrazia. C’è la tecnocrazia di Bruxelles; ma c’è anche l’esperienza che è stata ed è tutt’altro che felice delle grandi coalizioni a partire da quella che in Germania ha prosciugato la SPD. E c’è quella italiana dell’anomalia berlusconiana ma anche dei grandi contenitori politici incapaci di espressione di reale autonomia dal leader o di reale alternatività.  L’alternativa è proprio il punto necessario. Ce lo dicono gli sconvolgimenti mediterranei. Ce lo dicono i movimenti che ripartono anche da noi, “uniti contro la crisi per non pagare noi i vostri errori”.

Qui la terza evidenza: non è scontato l’esito. Ma si può vincere. Lo si può se sapremo darci un po’ di quello spirito di cambiamento che soffia nel Mediterraneo e cioè la volontà di tornare ad unire democrazia e giustizia. Così si può vincere e provare anche a durare con un governo che interpreti il bisogno di una fase veramente nuova.

Roberto Musacchio

Uniti contro la crisi…

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…se il lavoro, i beni comuni e l’ambiente si incontrano. Per una nuova democrazia dei diritti sociali.

Se i metalmeccanici della Fiat incontrano gli ambientalisti e gli attivisti dei beni comuni; se il terreno dell’incontro è dentro il tentativo coraggioso e in parte nuovo di meglio articolare ed arricchire la  sintesi nella dialettica tra gli aspetti teorici e quelli pratici della possibile riconversione del nostro modello di sviluppo; se la riconversione che si immagina, e che si vorrebbe praticare, è centrata sui beni comuni; se, straordinariamente, comincia a delinearsi in tutta la sua più che probabile valenza storica il superamento del conflitto tra ambientalismo e movimento sindacale, tra tutela ambientale e lavoro, tra giustizia sociale ed ambientale; se con i metalmeccanici della Fiom si incontrano anche gli studenti, e poi i precari della conoscenza, e poi tanti e tanti operatori sociali perché a tutti questi soggetti appare sempre più evidente la neanche tanto sottile trama che unisce il collegato lavoro, la cancellazione delle libertà sindacali, la finanziaria che toglie risorse ai territori e ai servizi sociali, la riforma Gelmini. » continua

Allarme democratico e necessità della sinistra

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Credo che tutti noi in questo momento avvertiamo il rischio concreto di un allarme democratico. La scelta di Berlusconi di “ difendersi attaccando “ è tale da mettere a repentaglio ciò che resta di una costruzione Costituzionale del resto profondamente scossa da due decenni  di avventurismo politico istituzionale che hanno preso il nome di seconda repubblica. » continua

Lavoro e democrazia sono il futuro

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Vi proponiamo un’intervista a Nichi, a cura di Bepi Martellotta e pubblicata sulla Gazzetta del Mezzogiorno. Il caso Fiat e il rapporto fra democrazia e lavoro, la costruzione di una alternativa a Berlusconi e la minaccia del federalismo leghista, questi i temi principali trattati.

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Vendola: solidarietà alle popolazioni colpite dal terremoto

  NICHI VENDOLA (PRESIDENTE PUGLIA) DA MESAGNE SOLIDARIETA’ ALLE POPOLAZIONI COLPITE DAL TERREMOTO  “Un terremoto di importante intensita’ ha fatto strage in Emilia Romagna, nel ferrarese. Ieri tra i primi ad esprimere solidarieta’ alla Puglia era stato Vasco Errani, il presidente dell’Emilia Romagna. Penso che in questo momento di grande dolore in cui piange l’Emilia [...]

Vendola: contro l’omofobia

C’e’ un solo modo, onesto e concreto, per valorizzare la giornata europea contro l’omofobia: riconoscere pienamente i diritti di cittadinanza per tutte le persone, per le coppie gay, per le coppie di fatto.  E questo sforzo lo devono fare la politica e le istituzioni, che sono indietro anni luce rispetto alla societa’ italiana. E’ netto [...]

Agenzie. Vendola 16 maggio 2012

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Monica Cerutti, Responsabile Nazionale SEL Diritti: “L’inciviltà del nostro Paese nella Giornata contro l’omofobia e la transfobia”

Domani, 17 maggio, verrà celebrata la Giornata internazionale contro l’omofobia e la transfobia. Si tratta di una ricorrenza istituita nel 2005 per dire no alla discriminazione. L’obiettivo infatti è quello di sensibilizzare e prevenire qualsiasi manifestazione di intolleranza e violenza di genere. Il giorno non è stato scelto a caso perché la memoria ha valore: [...]

Vendola: “successo Quello che non ho”

Il successo di “quello che non ho” dimostra che per fare tv non serve volgarita’ ed imbecillita’. Non e’ vero che la tv intelligente fa il deserto. E’ quanto ha scritto poco fa su Twitter, Nichi Vendola presidente di Siistra Ecologia Liberta’, commentando il successo della trasmissione di Fazio e Saviano su La7.

Vendola: agenzie 15 maggio 2012

TERRORISMO: VENDOLA, CI METTEREMO DI TRAVERSO = (AGI) – Genova, 15 mag. – “Non direi che siamo di fronte alla ripresa del terrorismo. Siamo di fronte a fatti gravissimi, a segnali che auspicano un ritorno alla lotta armata e faremo tutto quello che e’ nella nostra passione e nel nostro dovere per metterci di traverso [...]

Elezioni centrosinistra: direzione nazionale, domani 16 maggio ore 14,30

La direzione nazionale di Sinistra Ecologia Liberta’ si svolgera’ a Roma, domani mercoledi 16 maggio 2012, presso il Centro Congressi Palestro in via Palestro 24 (zona Piazza Indipendenza), a partire dalle ore 14.30. Lo rende noto un comunicato dell’ufficio stampa del partito. Al centro della discussione – prosegue  la nota di Sel -  l’esito delle [...]

Migliore: Hollande-Crisi

Meno male che c’e’ Francois Hollande. Nel momento piu’  buio della crisi economica e sociale del Continente,  fanno davvero piacere le parole del presidente francese appena insediato: solidarieta’ e crescita sono gli obiettivi che devono mettere in soffitta il fallimentare progetto del fu Merkozy. Lo afferma Gennaro Migliore, responsabile Esteri di Sinistra Ecologia Liberta’. In [...]

Amministrative: domani 16 maggio Vendola a Isernia

Nichi Vendola, infine interverra’ ad Isernia domani sera mercoledi 16 maggio 2012, alle ore 20.30 presso il salone dell’Hotel Europa  ad una manifestazione pubblica a sostegno del candidato sindaco del centrosinistra Ugo De Vivo

Elezioni: Nichi Vendola a Genova per Doria, martedì 15 Maggio

ELEZIONI NICHI VENDOLA (SEL) A GENOVA PER MARCO DORIA MARTEDI  15 MAGGIO 2012 IN VAL POLCEVERA DALLE ORE 17.30 IN POI Il presidente di Sinistra Ecologia Liberta’, Nichi Vendola sara’ a Genova domani pomeriggio martedi 15 maggio 2012 a sostegno di Marco Doria, nell’ambito della campagna elettorale per i ballottaggi. Il candidato del centrosinistra a [...]

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