E’ passato giusto un anno da quando l’Europa è corsa in soccorso della Grecia. In una storica riunione del Consiglio europeo la Ue decideva – vincendo le resistenze della Merkel, timorosa dalle imminenti scadenze elettorali nei lander che comunque avrebbe perso di lì a poco – di concedere al paese ellenico, con il concorso del Fondo monetario internazionale, un maxiprestito di 110 miliardi di euro. Non fu un atto di generosità. Il problema è che in modo particolare le banche francesi e tedesche erano piene di titoli di stato ellenici che non avrebbero avuto alcun valore in caso di fallimento dello stato greco. Evitare il default della Grecia significava perciò allontanare un disastro da casa. Tuttavia quello è stato un passo importante perché sottolineava che l’Europa non si pensava più come semplice unità monetaria o commerciale, ma come una forza economica capace di intervenire per salvaguardare la sua integrità in quanto tale. Solo che l’operazione fu fatta a un costo insopportabile per il popolo e l’economia della Grecia. Da allora a oggi non si contano gli scioperi generali, le manifestazioni di piazza, le proteste contro le durissime condizioni accettate dal governo di Papandreou in cambio del prestito. » continua