Statistiche, buone per un telegiornale o per qualche vecchio opinionista della domenica. Numeri senza volto. Di disoccupati, di precari, di atipici, di accasati da mamma e papà, di stagisti, di single, di affittuari, di gente in doppia. Categorie e numeri così sproporzionati rispetto al resto d’Europa da essere ogni tanto degnati di nota dall’Istat o da qualche agenzia di stampa, magari quando c’è bisogno di riempire i talk show o i tg, tra una telefonata e l’altra di Berlusconi a quei meeting insopportabili di sepolcri imbiancati del sabato pomeriggio. Mai al centro dell’agenda politica, mai che fossero loro a raccontarsi. » continua