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Giovedì, 19 marzo 2015

A chi non piace #labuonascuola. Legge di iniziativa popolare firmata Sel e Unione studenti

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Lunedì si scoprirà il percorso parlamentare della Buona scuola. Nel tempo che resta – un mese, spera il governo – per trasformare il disegno in legge, l’opposizione prova a inserire nell’acceso dibattito la Lip, ovvero la Legge d’iniziativa popolare, sostenuta da Sel e dall’Unione degli studenti, oggi capace di accendere un faro sulla Renzi-Giannini, sui suoi limiti, su alcune serie incongruenze.

La legge popolare è diventata a sua volta un disegno di legge, il 1583 incardinato sia al Senato che alla Camera lungo ventinove articoli, di cui l’ultimo abrogativo. È evidentemente un buon lavoro, fatto da gruppi di docenti impegnati, ed è anche un lavoro, però, che non si pone problemi di compatibilità economiche: scrivere che il sei per cento del prodotto interno lordo deve essere destinato alla scuola per legge è una firma autenticata sotto la certezza che il paese, per sostenere l’obbligo, dovrà sfondare i parametri fissati dall’Unione europea. Oggi siamo intorno al cinque per cento, nel rapporto istruzione-Pil: il budget annuale del Miur è poco sopra i 50 miliardi. Un punto percentuale in più vuol dire aggiungere altri dieci miliardi: irrealistico, in questa fase economico-politica.

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Le nostre proposte di riforma della scuola insieme ai lavori di Human Factor sono contenute nella pubblicazione Fattore Sapere