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Venerdì, 26 settembre 2014

Al fianco dei lavoratori dell’Acea-Call center da giorni in lotta

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Al secondo giorno di presidio, in piazza SS. Apostoli, delle lavoratrici e dei lavoratori del Call Center di ACEA sta crescendo nei loro confronti l’attenzione e la solidarietà di larga parte delle forze politiche e delle istituzioni locali.

Già nella mozione che ho presentato, e che l’Assemblea Capitolina ha approvato il 23 settembre, si evidenziavano le gravi criticità connesse ai criteri al massimo ribasso adottati da ACEA per rinnovare l’appalto del servizio di Contact Center.

È giustificato il timore che questa tipologia di gara non possa garantire il mantenimento qualitativo del servizio erogato ai cittadini, soprattutto dopo la paradossale vicenda delle “cartelle pazze”.

Le questioni connesse ai criteri che informano le gare al “massimo ribasso” sono state già trattate al livello europeo nel giugno 2013 e raccolte in una direttiva già recepita da altri paesi, ma non ancora dal nostro, in cui si riconosce la necessità di dare più centralità ad elementi come la qualità, gli aspetti sociali e l’innovazione, introducendo il nuovo criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa da preferire alla pratica del massimo ribasso.

Per questo appare inaccettabile che un’azienda come ACEA, di cui i cittadini romani possiedono il 51%, si accodi alla pratica di crescente de-localizzazione all’estero delle imprese di customer care spinte dal combinato disposto di una preponderanza delle gare al massimo ribasso da parte dei committenti in cui l’unica discriminante è il prezzo.

Il 6 agosto 2014, durante il “Tavolo di Confronto sul settore dei Contact Center” presso il Ministero dello Sviluppo Economico, è stato affrontato il problema di mettere ordine in un comparto da circa 80mila addetti (tra operatori inbound e outbound) che ha visto in questi ultimi quindici anni una crescita esponenziale del giro d’affari contestuale alla progressiva esternalizzazione del servizio di assistenza al cliente da parte delle grandi aziende pubbliche e private del Paese con il risultato di produrre una precarizzazione selvaggia del lavoro in questo settore.

Auspico che proprio per questi motivi, e per le ricadute pesantissime sul piano occupazionale, si voglia sospendere il bando di gara per non compromettere la qualità del servizio offerto ai romani e salvaguardare i 420 lavoratrici lavoratori lì impiegati da otto anni.

*Sinistra, Ecologia Libertà, Assemblea Capitolina – Roma Capitale

 

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