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Lunedì, 14 luglio 2014

Arriva in aula una battaglia voluta da SEL, il diritto di scelta del cognome. Non più solo quello paterno

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Alla Camera stiamo decidendo di prendere atto di una nuova domanda maturata tra donne e uomini: i figli/e non avranno, in automatismo, il solo cognome del padre. Un obbligo che rappresentava uno residuo patriarcale. 

E’ stata una battaglia voluta da SEL ( Modifiche al codice civile e altre disposizioni in materia di cognome dei coniugi e dei figli (1943).
 E’ un atto che risponde alla Corte Europea dei Diritti dell’uomo di Strasburgo che aveva condannato esplicitamente l’Italia per discriminazione, in quanto non permetteva di scegliere il cognome materno. 

Un risultato che è la conclusione della coraggiosa battaglia giuridica cominciata nel lontano 2006 da una coppia italiana. Alessandra Cusan e Luigi Farro, genitori di Maddalena che nel 1999 si videro impedito di registrare la figlia con il solo cognome materno.  I contenuti della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo che hanno motivato il verdetto di condanna della Corte sono la violazione degli articoli 8 e 14 che riguardano, rispettivamente, il diritto al rispetto della vita privata e familiare e il divieto di ogni forma di discriminazione.

Infatti, negare l’assegnazione al figlio del solo cognome materno rappresenta una forma di discriminazione basata sul sesso che viola il principio di uguaglianza tra uomo e donna.  E’ saputo che l’Italia abbia bisogno di sentenze, di ordini per colmare un vuoto di diritti civili e di riconoscimento di libertà. E’ un triste dato di fatto.

Eppure c’era una realtà sociale pronta al cambiamento.

Molti genitori infatti avrebbero già voluto dare il doppio cognome ai figli/e, ma sono stati frenati dall’iter burocratico troppo complicato con esito incert e anche dallo stigma sociale. Il possedere il solo cognome della mamma è associato all’assenza del padre, giacché allo stato attuale è possibile mettere quello della sola madre unicamente nel caso di non riconoscimento del figlio da parte del padre. In Italia, per lo Stato, una madre da sola fa problema. Pensiamo che a una donna single, tramite la legge 40, è vietato l’accesso alla procreazione assistita. Ora si cambia.

Alla nascita la figlia/il figlio potrà avere il cognome del padre o della madre o il doppio cognome, secondo quanto decidono insieme i genitori. Se però non c’è l’accordo, il figlio avrà il cognome di entrambi in ordine alfabetico. Stessa regola per i figli/e nati fuori del matrimonio e riconosciuti dai due genitori.

Ma in caso di riconoscimento tardivo da parte di un genitore, il cognome si aggiunge solo se c’è il consenso dell’altro genitore e dello stesso minore se quattordicenne. Il principio della libertà di scelta, vale anche per i figli adottati. Il cognome (uno soltanto) da anteporre a quello originario è deciso da entrambi i coniugi, ma se manca l’accordo si segue l’ordine alfabetico.

Chi ha il doppio cognome può trasmetterne al figlio/a soltanto uno, a sua scelta. Il maggiorenne che ha il solo cognome paterno o materno, con una semplice dichiarazione all’ufficiale di stato civile, può aggiungere il cognome dell’altro genitore. Se però il figlio è nato fuori del matrimonio, non può prendere il cognome del genitore che non lo ha riconosciuto.

L’imporsi della possibilità di scelta del cognome porta con sé uno scardinamento di consuetudini, automatismi che si rifletterà sui vincoli più stretti che saranno ripensati non più costretti nel modello unico di famiglia, coinvolgerà le relazioni con i nonni e con le proprie origini. In questi anni governi e maggioranze parlamentari hanno resistito a questo cambiamento.

Da decenni c’è chi si batte nella società mentre giacevano silenti diverse proposte di legge compresa quella di SEL.

E perfino quando, tirato per i capelli dalla sentenza della Corte di Strasburgo, il Governo ha emanato il decreto si continuava a vincolare la possibilità di mettere il cognome materno al permesso del padre, condizione decaduta nel testo che stiamo votando. L’attaccamento alla supremazia maschile è fortissimo. Lo hanno studiato e spiegato bene le antropologhe.

L’imposizione del cognome paterno nasce dalla volontà degli uomini di darsi una centralità nella generazione della vita e della discendenza da cui si sentivano esclusi con la conseguenza che con l’occultamento del nome della madre si è cancellata la primaria relazione madre figlio/ figlia.

Primaria, perché si è figli/e in quanto si ha una madre che partorisce dopo una gravidanza voluta.

Primaria, perché si viene al mondo solo da una donna che ha un ruolo fondamentale nella maternità, nella filiazione e nella crescita dei figli.

La differenza femminile è soggettività da riconoscere e valorizzare non, come è stato storicamente da subordinare ed escludere, oppure più recentemente da neutralizzare in una parità equidistante tra i sessi . Come se donne e uomini nella riproduzione della vita fossero sullo stesso piano. Non è così, c’è nella realtà una prima responsabilità femminile nella riproduzione, è principio da riconoscere sempre.

Lo abbiamo voluto affermare nella nostra proposta di legge n. 1943 sottoscritta da molti parlamentari di Sel, contemplando la dove non fosse raggiunto un accordo sulle varie possibilità, la regola del doppio cognome che inizia da quello materno.

E’ un tema che vogliamo far vivere nella discussione per andare alle radici della infinita rimozione sociale avvenuta del ruolo della donna nella generazione e discendenza dei figli/e.

Lo riaffermiamo svelando con forza tutta l’ipocrisia di un paese malato di retorica femminil/familistica, ma che svilisce nei fatti la scelta materna, opzione che, per eccellenza proietta nel futuro, porta l’ sguardo della vita oltre il presente. Che toglie energia vitale, lesina risorse e servizi con i tagli alla spesa sociale e cancella la certezza di ogni riconoscimento legato alla parola autodeterminazione nella vita e nel lavoro.

Comunque, il testo all’approvazione rompe l’unicità della discendenza patrilineare del cognome, mette nelle nostre mani la scelta del cognome dei figli/e interrompendo un assordante silenzio sul cognome delle madri passate e viventi. E’ un passo importante.

Ci batteremo anche per riconoscere la possibilità di scelta di ciascuno e ciascuna con la maggiore età di scegliere il proprio cognome. Ci avvicina al resto dell’Europa.

In Norvegia e in altre nazioni del Nord il cognome è quello materno, a meno di decisioni diverse dei genitori. In Germania c’è la possibilità di scegliere tra uno e l’altro cognome. In Spagna c’è il doppio cognome in automatico: per evitare la moltiplicazione dei cognomi, il padre e la madre indicano quale dei loro due cognomi dare al figlio o alla figlia, che successivamente potrà invertire l’ordine. In Australia e in alcune zone del Regno Unito c’è addirittura la possibilità di dare un cognome di invenzione.

E poi tanti casi famosi, il sindaco di New York, che ha legalmente cambiato il cognome, prendendo quello della madre, De  Blasio, per non parlare di Marilyn Monroe, che ha scelto il cognome della madre per la sua carriera.

Dare un cognome ed un nome significa nominare come si fa parte dell’esistenza simbolica, da oggi entrare con quello della madre non sarà più impedito giuridicamente. Cancelliamolo anche come un tabù culturale. In nome del cognome perduto delle nostre madri.

la proposta di legge

 

Commenti

  • max

    … ottima

  • max

    Ottima e giusta battaglia!
    perché non lottare anche per un “equo” affido condiviso?
    Parità anche in questa battaglia.