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Mercoledì, 16 luglio 2014

Cognome dei figli, la legge si blocca alla Camera. Fratoianni: ancora una volta il Pd si inchina al centrodestra

E’ iniziato e subito finito l’esame della proposta di legge che abolisce l’obbligo del cognome paterno per i figli lasciando libertà di scelta ai genitori. Insorge il centrodestra, il Pd accetta il rinvio del voto. «Renzi ci ha detto di non tradire gli italiani, ma io mi sento tradita dal partito» è stato il commento della relatrice dem Michela Marzano. «Si proclamano grandi valori», continua Marzano, «ma al momento del voto ci si tira indietro e si tradisce il messaggio di cambiamento. E anche di uguaglianza, dato il richiamo della Corte europea sulla questione del cognome».

Duro il commento del coordinatore nazionale di Sel Nicola Fratoianni «Sempre con l’ipocrisia dei ‘mezzi dirittì: prima gli annunci e poi il nulla di fatto. Persino le deputate del Partito Democratico lo stanno riconoscendo in queste ore sulla vicenda della possibilità del doppio cognome ai figli: sui diritti di libertà e sui diritti civili questo Parlamento non cambia mai verso. Evidentemente il Pd, purtroppo, è costretto ad inchinarsi ai voleri del centrodestra».

il cambio di scena è avvenuto quando la presidente del Comitato dei Nove, Donatella Ferranti (Pd) ha annunciato che  “Il comitato all’unanimità chiede un aggiornamento della seduta d’Aula con una fissazione della nuova seduta prima della pausa estiva. È questo l’auspicio del Comitato”.

Il testo prevede che i genitori potranno decidere di dare al figlio il cognome della mamma, o del papà, o di entrambi. In mattinata Fratelli d’Italia aveva chiesto il rinvio del testo in commissione, ma l’Aula ha bocciato la richiesta. La maggioranza ha, in seguito, sospeso l’esame della proposta per riunirsi in comitato dei nove e cercare di risolvere i problemi sollevati dalle opposizioni.  Difficile ora prevedere un ritorno in aula prima dell’estate.

La proposta di legge che abolisce l’obbligo del cognome paterno per i figli è stata approvata dalla commissione giustizia di Montecitorio l’11 luglio scorso. Di lì a poco era previsto il voto finale in aula.

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