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Lunedì, 27 ottobre 2014

Il Brasile conferma la fiducia nella sinistra

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La prima dichiarazione a caldo di Dilma Rousseff dopo il risultato che sancisce la vittoria del Partito dei Lavoratori per la quarta volta consecutiva è il miglior viatico per il nuovo governo: «una vittoria di misura garantisce che si apra una stagione di riforme molto più che con una larga maggioranza». Già, Dilma ha vinto anche sulla promessa di mettere mano a quelle riforme strutturali a lungo rimandate. E non si parla di privatizzazioni, ma di riforma del pessimo sistema elettorale che dà al paese un Presidente che non ha però maggioranza parlamentare, alimentando un ciclo di corruzione antico e radicato, di riforme dell’imponente apparato dello Stato, inefficiente e corrotto, e di riforme dei servizi, non più all’altezza di un paese che è diventato potenza globale.

Istruzione, sanità e trasporti sono infatti ancora quelle del “vecchio” Brasile, i nuovi ceti medi, sorti grazie ai governi del PT, chiedono di più e meglio. Il risultato della vittoria di Dilma Rousseff va anche misurato su una scala non solo brasiliana, il candidato della destra Aecio Neves, aveva tirato fuori in campagna elettorale il classico armamentario neoliberista spiegando che avrebbe continuato la lotta alla povertà attraverso la formula magica “più mercato meno stato”, per poi proporre di smontare il Mercosur (il mercato comune con Argentina, Uruguay, Paraguay e Venezuela) per lanciare “l’ALCA del Sud America” che agganciasse il Brasile agli Stati Uniti e all’area del Pacifico in costruzione. Uno stravolgimento della geopolitica brasiliana che riporterebbe indietro l’orologio ai tempi del predominio statunitense in Sud America.

I poveri e non solo, hanno votato invece per mantenere la linea dell’ultimo decennio, di costruzione di alleanze Sud-Sud e di un modello di Stato “interventista” in materia sociale ed economica. Un risultato che insieme a quello straordinario di 10 giorni fa di Evo Morales in Bolivia (61%) e della buona affermazione del centrosinistra uruguayano al primo turno (43%) conferma la buona salute della sinistra sudamericana a quasi 20 anni del loro exploit. Crescita con stabilità, inclusione sociale, sovranità in materia di politica estera ed economica. Sono tutti caposaldi dell’esperienza del centrosinistra, o della sinistra, che in Sudamerica ha trovato un nuovo slancio dopo i fallimenti e i drammi dei decenni passati che ancora una volta escono confermati dal voto popolare. Ora la nuova sfida è modernizzare gli stati per cogliere meglio le opportunità che si sono aperte a paesi che per la prima volta hanno società più giuste e dinamiche, ma che devono ancora fare i conti con un passato buio.

 

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