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Giovedì, 27 marzo 2014

La nostra sfida in Valle D’Aosta

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La Valle d’Aosta rappresenta la nostra sfida: raccogliere un minimo di 3.000 firme in una regione che ha meno di 130.000 abitanti (lo stesso numero è richiesto per la Lombardia che ne ha più di 9 milioni) è un’impresa ardua. Oltre che una grande ingiustizia.

Se non dovessimo farcela salterebbe tutto il collegio del Nord-Ovest, non possiamo permettercelo e soprattutto non vogliamo subire questa umiliazione (anche se ad essere umiliato dovrebbe essere chi ha avallato una simile iniquità). Arrivare ad Aosta non è semplice: non c’è nessuna linea ferroviaria diretta (mentre ostinatamente si vuole costruire l’inutile quanto devastante grande velocità in Val di Susa!). Per fortuna due compagni di Torino mi accompagnano ad Aosta. Dove, prima ancora dell’enorme numero di firme da raccogliere, bisogna superare la burocrazia e l’ostilità politica delle forze dominanti.

Per fortuna il tempo è buono anche se non fa più caldo come nei giorni scorsi, mi dicono. Quando arrivo, venerdì, trovo un gazebo in una bella piazzetta centrale con un gruppo di militanti rafforzato da contributi esterni, c’è chi è venuto da Milano e vive in camper, altri stanno partendo dopo una permanenza di qualche giorno, altri ancora si sono trasferiti qui per tutta la campagna. Il circolo Arci Espace populaire è il quartier generale con tanto di ristorante e aperitivi. Dopo una giornata in piazza e prima del dibattito serale alla biblioteca è quel che ci vuole. La giornata è stata positiva per la raccolta di firme e questo ha rallegrato il “gruppo vacanze Aosta”, naturalmente ci si scherza per tener su il morale.

Ogni arrivo da fuori – qualche intervista sulla stampa e tv locali – serve a far conoscere la lista e la raccolta di firme. Tra i sostenitori ci sono anche lettori del Manifesto della prima ora e chi si ricorda della mia disavventura di nove anni fa con dovizia di particolari.

Il giorno dopo sulla strada del ritorno mi fermo a Pont Saint Martin, dove è previsto un banchetto vicino al mercato. La temperatura si è ulteriormente abbassata ma soprattutto piove a dirotto. Spostiamo il banchetto sotto un colonnato. Gli avventori del mercato corrono via in fretta, la pioggia non facilita il nostro compito, ma non è solo quello. Verso mezzogiorno si abbassano le saracinesche, i pochi passanti corrono a casa e noi raccogliamo il banchetto e le bandiere gocciolanti. Ci siamo infradiciati e infreddoliti per raccogliere 15 firme! Ma servono anche queste. Per fortuna un compagno mi porta fino a Santhia, così con un regionale, senza cambiare, potrò tornare a Milano.

Commenti

  • Sergio Refi

    Cara Redazione
    Vorrei sapere quante firme abbiamo finora raccolto.

    Grazie

  • mariosi

    3200