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Martedì, 19 aprile 2016

Lavoro, Inps: A febbraio contratti stabili a -33%. Airaudo: finito il Jobs Act si passa al flop act

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Dimezzati gli sgravi contributivi, calano ancora le assunzioni in Italia. Lo rende noto l’Osservatorio sul precariato dell’Inps, che a febbraio 2016 registra una flessione dei nuovi contratti attivati pari al 12% rispetto a un anno fa. In particolare, l’istituto di previdenza segnala come “questo rallentamento ha coinvolto essenzialmente i contratti a tempo indeterminato“: in questo caso, il crollo arriva a quota -33%. La tendenza ha il sapore di una conferma: già a gennaio, il numero delle attivazioni era drasticamente calato nel confronto con il 2015, anche in quel caso trascinato verso il basso dal calo dei contratti a tempo indeterminato, giù del 34%.

E mentre calano le assunzioni stabili, non si ferma l’avanzata dei voucher. Per quanto riguarda i buoni lavoro, nel primo bimestre 2016 sono stati venduti 19,6 milioni di voucher destinati al pagamento delle prestazioni di lavoro accessorio, del valore nominale di 10 euro, con un incremento, rispetto al primo bimestre 2015, pari al +45%. Nel solo 2015, sono stati venduti 115 milioni di tagliandi, non a caso definiti “la nuova frontiera del precariato” dal presidente Inps Tito Boeri.

Intanto, il ministero del Lavoro cerca di minimizzare la portata del calo delle assunzioni. “Era prevedibile – scrive in una nota il dicastero di Giuliano Poletti – che il boom dei contratti a tempo indeterminato a dicembre 2015, l’ultimo in cui si poteva usufruire dell’esonero contributivo triennale pieno, 400mila rapporti di lavoro (tra attivazioni e trasformazioni), quasi il quadruplo dei 107mila medi degli 11 mesi precedenti, assorbisse assunzioni normalmente previste per i mesi successivi. Questo è stato un vantaggio anche per i lavoratori che hanno visto così anticipata la loro assunzione con un contratto a tempo indeterminato”.

Per Giorgio Airaudo «Anche il ministero del Lavoro riconosce che le tante assunzioni dello scorso anno erano “drogate” perché legate agli incentivi alle imprese e non a politiche attive utili all’incremento dell’occupazione. Insomma sapevano di fare un regalo alle imprese e non agli italiani che cercano lavoro. E ora che gli incentivi si riducono, che succede? Finito l’effetto del Jobs act e della decontribuzione riaffiorano i disoccupati e si incrementano i licenziamenti».

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