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Venerdì, 10 ottobre 2014

Oggi in piazza con gli studenti. Una scuola “Buona” parte solo da loro

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Questa mattina siamo scesi in piazza con gli studenti medi in oltre cinquanta città d’Italia, per dire con loro quanto la riforma della scuola targata Renzi-Giannini, sia l’ennesima non-riforma, l’ennesimo piano inutile che stravolge l’istruzione e ne modifica il suo principio fondamentale: contribuire alla crescita delle persone e del loro pensiero critico. “La Buona Scuola” sono 130 pagine piene di parole come “innovazione”- e come potrebbe mai mancare – “digitale”, “sviluppo”, “investimenti”, “valutazioni” ma ne manca una, per cui anche solo per questo vale la pena oggi contestare, che è “diritto allo studio”.

Sí, perché il punto vero è che in queste oltre cento pagine di eden delle nuove generazioni, è assente un qualsivoglia riferimento ad una scuola che formi nel rispetto delle differenze e delle pari opportunità, per dirne una. Non si parla di inclusione sociale, di contrasto al bullismo e alla discriminazione, di educazione sentimentale, per formare persone in grado di saper distinguere la violenza dal dialogo, la coercizione dall’esercizio della libertà. Che poi è quello che la scuola dovrebbe fare: crescere persone libere.

La scuola del domani, secondo Matteo Renzi, è piuttosto quella dove ogni docente deve combattere per guadagnarsi lo scatto salariale, sessanta euro in più garantite al merito, stabilito da nebulosi criteri di valutazione, attribuiti in modo altrettanto impreciso; la scuola di Matteo Renzi è quella dove il libretto delle giustificazioni può avere il marchio pubblicitario di “Speedy Pollo” e dirigenti impegnati più a cercare sponsor che a promuovere stili di vita sani e sostenibili. Perché il problema è tutto lì, fare soldi ed essere meritevoli. Ecco quindi che i finanziamenti pubblici andranno alle scuole di buona condotta, e che importa se quella a Scampia non avrà le stesse risorse di altre, perché magari il preside invece di cercare sponsor si impegnava a contrastare la dispersione scolastica!

In quelle oltre cento pagine il premier dice di voler scrivere la scuola del domani con “docenti, presidi, amministrativi”. Noi vorremmo invece che gli studenti, prima di tutte e tutti, fossero i protagonisti di ogni riforma della scuola. Non basta coinvolgerli con fantomatiche consultazioni online, come il questionario proposto dal governo, di cui tra l’altro poi non si tiene conto perché tutto è deciso dai vincoli europei. Non basta dire che si metteranno a posto le scuole, se poi i finanziamenti bisogna cercarseli con gli sponsor altrimenti nessuno avrà più un laboratorio con uno scheletro dove imparare il corpo umano. Non basta dire che bisogna far fare più sport se poi le classi, troppo numerose, costringono gli insegnanti a non far alzare dal banco gli alunni e le alunne neanche per la ricreazione.

La scuola di questo Paese, gli studenti di questo Paese, non hanno bisogno di ulteriori sistemi di valutazione, di competere in prove INVALSI perenni, dell’ansia di essere eccellenti e pronti, qualsiasi siano le differenze tra loro, le aspirazioni o i talenti, a essere assunti (tirocinanti o precari) in aziende futuristiche.

Hanno bisogno di imparare che alzare la mano e dire la propria è il primo, bellissimo, rudimento della democrazia.

*TILT!

 

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