Sei in: Home › Attualità › Notizie › Piattaforma “Vega” di Edison. Ministero Ambiente chiede danni per inquinamento, ma il Governo autorizza raddoppio. Interrogazione di SI: danni a rischio prescrizione, chi paga?
Venerdì, 15 aprile 2016

Piattaforma “Vega” di Edison. Ministero Ambiente chiede danni per inquinamento, ma il Governo autorizza raddoppio. Interrogazione di SI: danni a rischio prescrizione, chi paga?

vega_vid

Il mensile siciliano “S” ha pubblicato due settimane fa un’inchiesta dal titolo: “19 anni di contaminazioni – Il dossier che fa tremare la Edison. L’inchiesta verte sulle trivellazioni in Sicilia con un dossier inedito redatto dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), secondo cui 500mila metri cubi di acque contaminate da “metalli tossici, idrocarburi policiclici aromatici, composti organici aromatici e Metil-Ter-Butil-Etere” sarebbero stati iniettati in un pozzo del campo Vega dopo l’estrazione di milioni di barili di petrolio. A gestire il campo sott’accusa è la Edison, che secondo l’Ispra dovrebbe risarcire lo Stato con 70 milioni di euro.
E’ quanto affermano in un’interrogazione al governo i senatori siciliani di Sinistra Italiana, Francesco Campanella e Fabrizio Bocchino.
La “Vega” – spiegano i due senatori ambientalisti della sinistra – è la più grande piattaforma petrolifera fissa offshore realizzata in Italia. Il giacimento Vega ricade nella concessione di coltivazione denominata «C.C6.EO», ubicata a sud della costa meridionale della Sicilia, a largo di Pozzallo, in provincia di Ragusa, in un’area che si estende su una superficie di 184,8 chilometri quadrati. Le quote di partecipazione della concessione sono il 60 per cento Edison SpA, che è anche operatore della concessione, e il 40 per cento Eni SpA.

La procura del tribunale di Modica ha avviato nel 2007 nei confronti di alcuni dirigenti del campo Vega un procedimento che li vede imputati per il reato di illecito profitto dovuto allo smaltimento di rifiuti pericolosi non autorizzato per l’attivita’ estrattiva e di stoccaggio degli idrocarburi; gli inquirenti hanno ipotizzato “gravi e reiterati attentati alla salubrità dell’ambiente e dell’ecosistema marino attuando, per pura finalita’ di contenimento dei costi e quindi di redditività aziendale, modalità criminali di smaltimento dei rifiuti e dei rifiuti pericolosi”. Purtroppo i tempi processuali si sono allungati a dismisura, tanto da non essere giunti ancora ad una sentenza di primo grado: si avvicina cosi’ inesorabile ed inclemente la “mannaia” della prescrizione.

Tuttavia gli esperti dell’Ispra sostengono che “il risarcimento del danno deve essere comunque effettuato per equivalente patrimoniale nei confronti dello Stato”, per questo viene valutato “il costo di smaltimento dell’intero quantitativo di rifiuti che gli imputati hanno illecitamente smaltito” la cui cifra minima dovrebbe essere di almeno 70 milioni di euro .
I senatori Campanella e Bocchino hanno chiesto al ministro dell’Ambiente Galletti se è a conoscenza di tutto ciò, se intende intervenire con incisività al fine di assicurare alla collettività almeno il pagamento del risarcimento calcolato dall’Ispra e se non voglia intervenire disciplinando con protocolli severi l’attività di coltivazione affinché episodi di tale gravità non abbiano più a verificarsi.