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Lunedì, 28 aprile 2014

Riforme, Sel: Senato elettivo e no a Camera alta nominati

Il prossimo mercoledì la riforma del Senato arriva in Commissione a Palazzo Madama. Dopo le esternazioni di Berlusconi a “Porta a porta”, sono in molti a chiedersi se reggerà ancora l’accordo del Nazareno fra Pd e FI.

Sulle riforme anche Sinistra ecologia libertà presenta un ddl costituzionale a firma della capogruppo Loredana De Petris e di tutti gli eletti a palazzo Madama. Punta al superamento del bicameralismo perfetto, alla riduzione dei parlamentari e all’assegnazione al Senato della Repubblica di funzioni legislative esclusive ma anche di funzioni di garanzia e di vigilanza. Il ddl è stato presentato in una conferenza stampa con Loredana De Petris, Nicola Fratoianni e Fabio Mussi.

Per Sel il dibattito non può vivere solo all’interno del Pd. Il Senato dev’essere elettivo e no a una Camera alta di nominati. Se il tema sono i costi della politica, è stato sottolineato, nella nostra proposta e nel ddl a prima firma Vannino Chiti si riducono i costi con la diminuzione del numero di eletti. Un testo quello di Sel molto vicino a quello presentato dal senatore ds.

Saranno quindi tre le bozze che si fronteggiano. Quella elaborata dall’esecutivo (accordo Renzi-Berlusconi) e quella di Vannino Chiti (della minoranza Pd) e quella di Sel. La prima, sul modello del Bundesrat tedesco, prevede che il nuovo Senato sia una Camera bassa non elettiva, composta da 148 senatori, rappresentanti di Comuni e Regioni oltre a 21 membri di nomina del capo dello Stato. I senatori non percepiranno indennità e non voteranno né la fiducia né il bilancio. È sostenuta dalla maggioranza e, in larga misura, anche da FI, anche se, nella sua apparizione da Vespa, Berlusconi ha dichiarato che il tema della non elettività dei senatori non faceva parte dell’accordo raggiunto con Renzi.

La seconda e (anche quella di Sel)  sostiene invece la necessità di un Senato elettivo e riscuote consensi trasversali, da Sel alla Lega. Per Chiti l’ipotesi rigorosa del Bundesrat tedesco (federalismo solidale, con presenza dei soli governi regionali) potrebbe essere condivisa, solo all’interno di una riforma organica che riguardasse anche la Camera e la legge elettorale, perché «la Costituzione esige equilibrio fra le istituzioni e fra i poteri».

Anche il M5S guarda con favore alla bozza-Chiti, in particolare per «la previsione del dimezzamento di deputati e senatori ed il taglio delle indennità, facendo salvi gli equilibri costituzionali fra Camera e Senato, entrambi totalmente elettivi», e propone alcuni «elementi migliorativi di democrazia partecipata e diretta».

Fuori dal Parlamento si discute. Eugenio Scalfari su la Repubblica ha scritto che «Nessuno, tranne il movimento di Rodotà e Zagrebelsky, si oppone all’abolizione del bicameralismo perfetto». Puntuale la replica di Libertà e Giustizia, il movimento in parola che ha promosso l’appello contro la riforma del Senato e del Titolo V: «Entrambi i giuristi hanno sempre affermato che bisogna andare oltre il bicameralismo perfetto».

Stefano Rodotà ricorda il suo disegno di legge del 1985 sul monocameralismo. «Vigeva a quel tempo il sistema proporzionale con le preferenze multiple, c’erano i grandi partiti di massa e regolamenti parlamentari che davano enormi poteri ai gruppi di opposizione. Il nostro obiettivo era dare la massima forza alla rappresentanza parlamentare, mentre oggi la si vuole mortificare».

L’idea – chiarisce Rodotà – era quella di «un sistema che abbandonava il bicameralismo perfetto, configurando un Senato di garanzia, privo in particolare del potere di votare la fiducia al governo e di approvare la legge di bilancio».

Più lapidario Gustavo Zagrebelsky: «L’insieme della proposta dell’esecutivo mi pare configuri una fuoriuscita dalla Costituzione. Non sono chiari i compiti del nuovo Senato: piuttosto che farne un pasticcio, sarebbe meglio abolirlo del tutto».

 

Commenti

  • Dario

    A questo punto la minoranza del PD è decisiva: se non voteranno, quando sarà, al senato mancherà il numero legale per approvare il disegno Renzi-Berlusconi. Fa piacere vedere che la minoranza del PD e i 5 stelle concordino in buona parte con le nostre proposte. Sel e M5S però al momento del voto han saputo fare opposizione: vediamo se Civati, Chiti, Casson e compagnia saranno per una volta coerenti. È in gioco la costituzione. Non mi sembra di esagerare dicendo che una camera di eletti dall’alto che non avranno il tempo materiale per occuparsi di questioni costituzionali (questo dovrebbe per lo più fare il senato), essendo sindaci e consiglieri, sia una riforma di spirito pseudo-fascista.

  • Piero

    Mi sembra che la riduzione dei deputati costituisca, di fatto, un innalzamento della soglia di sbarramento. E’ così? Si può fare una proiezione e valutare le conseguenze?