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Martedì, 17 giugno 2014

Roma, Assemblea Nazionale 29 giugno. Un tuffo senza rete. Costruiamo insieme il cambiamento dal basso

29giugno

Ce lo dicono tutti i giorni: cambiare è impossibile, tutto deve restare com’è, non c’è alternativa. Dobbiamo rassegnarci a vedere le nostre vite distrutte dalla precarietà, dallo sfruttamento, da decisioni sulle quali non abbiamo alcuna possibilità di incidere. Ci vogliono deboli, depressi, rassegnati. In una parola: servi. Ridotti ad applaudire, da spettatori, il teatrino gattopardesco dei leader, che dietro alla retorica di una finta idea di modernità e di trasformazione nascondono i soliti, intoccabili, interessi consolidati di una classe politica che annuncia di voler cambiare tutto e alla fine non cambia niente.

Eppure non è così. Il cambiamento reale è possibile. Ce lo insegnano gli uomini e le donne che riempiono le piazze in tutta Europa contro un sistema economico fallimentare e una politica sempre più lontana e autoreferenziale. Ce lo insegnano le tante piccole e grandi vittorie dei movimenti anche del nostro paese, dal referendum sull’acqua alle tante battaglie territoriali, fino all’impegno isolato di intere comunità e singoli amministratori in difesa dei i beni comuni. Ce lo insegna anche l’esperienza de L’Altra Europa con Tsipras, che, con tutti i suoi difetti, ha mostrato che esiste lo spazio per una proposta politica alternativa al neoliberismo e al populismo, in grado di attivare e far collaborare le migliori energie della società italiana e di inserirle nel quadro di una grande mobilitazione europea.

Questa esperienza è ora messa fortemente a rischio dai suoi difetti strutturali: una costruzione affrettata, una gestione oligarchica, pulsioni identitarie intorno alla distinzione tra partiti e società civile. Al di là di cosa succederà nelle prossime settimane, riteniamo che per costruire un’alternativa reale, in Italia, serva una svolta radicale.

Dobbiamo rovesciare la piramide delle strutture politiche tradizionali e ripartire dal basso. Serve un processo di radicale riforma della politica, in grado di ridefinire le barriere tra politico e sociale e di incidere realmente nella società oltre che nelle istituzioni. Serve un percorso politico unitario, democratico e aperto, che metta in rete le energie più vive della società italiana, a partire dalle tante esperienze positive già sperimentate durante la campagna elettorale e nei movimenti, con l’obiettivo di condividere un’agenda di azione sociale e proposta politica. O avremo il coraggio di fare questo, o resteremo impantanati nella palude della conservazione e delle rendite di posizione.

La nostra generazione non può permettersi il lusso di pagare gli errori altrui e restare a guardare. Dobbiamo prendere in mano la discussione e farci carico di una proposta all’altezza dei tempi che stiamo vivendo. Rifiutiamo la logica della rottamazione, perché per noi il punto non è sostituire chi è in cima alla piramide, ma rovesciarla. Vogliamo una sinistra capace di discutere di democrazia senza finire a litigare sugli organigrammi, ma sperimentando contenuti e pratiche di innovazione e cambiamento. Invitiamo a farlo quelli che hanno lavorato nella campagna elettorale e quelli che sono stati a guardare, quelli che stanno nei partiti e quelli che stanno nei movimenti, tutti quelli che non ne possono più di promesse tradite e speranze frustrate. Per questo invitiamo tutti a Roma il 29 giugno. Troviamoci, discutiamone tutti insieme, confrontiamoci in modo aperto, senza aver bisogno di garanti e senza padrini, in un’assemblea che metta già in pratica quella partecipazione democratica, quella radicalità e quell’apertura, mettendo da parte le appartenenze e valorizzando le differenze, che intendiamo mettere al centro del dibattito. Un’assemblea che ognuno di noi si fa carico di convocare, a proprio modo, condividendo questo testo e moltiplicando i contributi e i punti di vista.

Ormai dipende tutto da noi. Il tempo in cui potevamo sperare che fosse qualcun altro a risolvere i nostri problemi è finito. È ora di tuffarsi, senza rete.

Questo il testo per una convocazione virale per una assemblea aperta

Commenti

  • tia

    buon assemblea a tutti! nelle vostre mani il futuro della nostra bella sinistra 😉 ! (dico vostre perchè è dura per un minorenne disoccupato venire a roma)

  • armando

    bene ora avremo da discutere anche del voto sul decreto irpef (80euro) ,ma aparte la maggioranza del gruppo alla camera ,la direzione su una questione cosi delicata che diceva ???? Se poi ognuno tira dritto per la sua strada lo dica perché ognuno di noi prenderà la propria…..

  • Giorgio Righetti

    Sono (sono stato) un coordinatore di circolo, ho fortemente criticato il voto congressuale per aver distrutto 5 anni di lavoro, adesso sono seduto sulla sponda del fiume, qualcosa passerà. Spero che almeno uno dei partecipanti all’assemblea abbia il coraggio di dire che al congresso ha sbagliato.

  • liuni Matteo

    Sono, ancora non so per quanto, un coordinatore di un circolo piemontese. Rinfrazio per la lettera di cui sopra per la convocazione di dibattiti sul territorio, ma siamo capaci anche di scrivercela da soli ( non vi pare?). Infatti in questi giorni, molti circoli territoriali di Torino e Provincia si è organizzato riprendersi quello che sin dal Congresso è stata “scippata” a tutti noi iscritti: “LA DISCUSSIONE”. Si perché questo è accaduto. La discussione in atto è stata fatta tutta all’interno della Dirigenza senza interpellare gli iscritti. Tutto nasce da lì. Se avessimo discusso nei circoli, in fase congressuale dell’opzione Tsipras, questa diaspora sarebbe stata attenuata e tuttavia ne avremmo preso coscienza democraticamente. Invece è stata catapultata nel congresso a ciel sereno, e davanti ad una platea falsata, poiché non si era formata una posizione non avendola discussa e approfondita. Si dice che qualcuno abbia vinto il congresso ( Pratoianni), ma questo è depistante, una forzatura interessata. Si pensi che ( io c’ero), gli interventi erano rigorosamente contingentati; 4 a Regione. Ed erano ovviamente “generalisti”, poi all’improvviso si presenta l’opzione Tsipras, dopo il lavoro della commissione politica e li succede che vi sono solo e dichiarazioni di voto senza discussione. E tuttavia piu di un terzo non è d’accordo sull’opzione, e i piu’ ha votato sull’onda dirigenziale senza un accurata consapevolezza. Abbiamo visto com’è andata. Tralascio le scorrettezze subite in campagna elettorale dove simboli simili erano presenti anche alle comunali, tralascio la Spinelli. Militarmente abbiamo affrontato una campagna elettorale difficile e impegnativa, pur senza lo spirito adeguato.
    Ora giustamente si prende ato che qualcosa non è andato. E resto basito da quanto sta accadendo, sempre nel gruppo dirigenziale: Mussi manda una lettera che richiama alle riflessione sulle decisioni prese; ma come, finora non hanno discusso fra loro? e lo hanno fatto senza riflettere? e su cosa dovrebbero ripensarci sulla sua decisione europea? … e poi Vendola: Migliore è come mio figlio: ebbene era un figlio che stava fuori casa, tanto da non poterci discutere? Pratoianni vincitore del congresso; non era suo il congresso, ma se si ritiene vincitore sappi che lo ha ottenuto dopo aver perpretato “un agguato politico” con lo scippamento della discussione agli iscritti. La questione credo sia politica ora: e c’è l’esigenza di capire la linea politica che non c’è, si naviga a vista e si è assenti sulle proposte di riforme. Si racconto’ a Firenze che eravamo una sinistra riformista e di Governo, che voleva cambiare e allargando quella che al momento rappresentava la sinistra, ovvero il PD. In questa ipotesi mettevamo a disposizione SEL sciogliendoci per costruire una sinistra nuova. Questo progetto aimè non cè più, si è andati all’indietro rincorrendo “arcobaleni” già visti. Sel è diventato un contenitore di comitati elettorali autoreferenziati e che tendono ad occupare la politica del partito egemonizzandola con i troppi no quello e no questo. Il gruppo dirigente si è sciolto senza preoccuparsi di creare un partito organizzato, lasciando ai territori tutta l’incombenza organizzativa e quella economica. A questo punto di questo mio lungo commento, non crediate che sia stata presa una decisione definitiva se continuare con Sel o chiudere i circoli; prima vogliamo discuterne fra noi iscritti mettendoci in pari con i ns dirigenti, e poi si deciderà DEMOCRATICAMENTE. un caro saluto