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Lunedì, 27 giugno 2016

Scotto: serve nuova politica europea, parole Renzi insufficienti. “Salario, investimenti, ridiscutere Fiscal compact o sarà tardi”

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«Presidente Renzi, la casa è nostra ma sta bruciando, o si fa in fretta o non c’è più niente da fare». Così Arturo Scotto, presidente dei deputati di Sinistra italiana, ha replicato nell’aula della Camera alle parole del presidente del Consiglio a proposito della “casa europea” e della crisi apertasi con il risultato del referendum nel Regno Unito. Per Scotto c’è una «faglia che si allarga, una crisi profonda dell’eurozona», dove «l’establishment è sotto scacco  e si assiste a  un allargamento della distanza fra élite e popolo, che ha cominciato a vedere l’Europa come un nemico».

Per Sinistra italiana ora «abbiamo bisogno di uno choc almeno pari a quello prodotto dal Brexit e non basta sostituire Cameron nel vertice con Francia e Germania. Non abbiamo visto nel suo intervento – ha proseguito Scotto rivolgendosi al capo del Governo – nessun approdo concreto rispetto alle linee che sarebbero da mettere in campo, che sarebbero in controtendenza rispetto alle sue politiche economiche».

Il capogruppo di Si ha proposto quindi una strategia per punti: il primo è «il salario, che cala in Italia mentre cresce in altri paesi. Poi c’è il tema degli incentivi alle imprese, con dieci miliardi sottratti agli investimenti pubblici», e la neccessità di «un intervento in campo sociale: ci sono milioni di cittadini italiani- ha sottolineato ancora Scotto – che rinunciano alle cure e hanno un’aspettativa di vita sempre più bassa». «Lei – ha ricordato a Renzi l’esponente di Si – ha sempre dato la colpa del Fiscal compact ai suoi predecessori; sfido chiunque in questo Parlamento a non essere disponibili a rimettere in discussione quel trattato sempre più stupido, noi ci siamo!».

Secondo Scotto serve «una moratoria del bail in, lo dicono i dati sulle banche». Ed ha ragione «Brunetta, il piano Juncker è come curare un’allergia solo con gli antistaminici. Abbiamo bisogno di una linea nuova, a partire dagli eurobonds e da una politica vera per gli investimenti. E di una risposta sociale immediata che parli innanzitutto al ceto medio in difficoltà e alla questione operaia che lei ha citato a proposito del voto sul Brexit: un sussidio di disoccupazione europeo».

Infine, Scotto ha proposto di «scegliere una strada chiara su due trattati che il nostro paese discute ancora molto poco: è possibile mai che del trattato Ceta con il Canada il nostro Paese è l’unico nel quale il Parlamento non ha diritto di metterci bocca? E vogliamo dire una parola chiara come ha fatto il primo ministro francese Valls sul Ttip?».