Conviene dirlo chiaramente, senza demagogia ma anche senza ambiguità, Così com’è la manovra del governo Monti non va bene. Se fossimo in Parlamento non potremmo votarla. Fuori dal Parlamento dovremo contrastarla. Non si tratta di andare a fare le pulci a ogni singola voce. E’ l’impostazione di fondo che non funziona, l’anima e il cuore ancor più delle specifiche articolazioni.
Da un governo nato in circostanze eccezionali e con eccezionali modalità, forte di una maggioranza eccezionale, una sola cosa era lecito attendersi: che rinnegasse ogni continuità con le politiche che questa condizione di gravissima eccezionalità hanno prodotto.
Non si tratta solo di prendere le distanze dal governo Berlusconi. A generare il disastro è stato l’intero impianto monetarista che governa il nostro mondo da trent’anni e di cui Berlusconi è solo la casareccia e populista variante. Di questa doverosa discontinuità, nella manovra dei professori al governo, non c’è traccia. Neppure la più pallida.
Il mancato adeguamento delle pensioni all’inflazione è una misura feroce e iniqua. Il pianto della ministra Fornero è un segno di nobiltà, ma non consolerà né poco né punto i poveri che dal primo gennaio dell’anno prossimo saranno ancora più poveri. Non sono pochi. Secondo i dati Istat si contano nell’ordine degli otto milioni di persone e passa.
La soglia dei contributi portata a 42 anni per le pensioni d’anzianità corre nel solco doloroso aperto dal governo Berlusconi quando la aveva innalzata da 40 a 41 anni. Costringerà a rinviare la pensione chi, dopo decenni di fatica, la vedeva vicina. Colpirà soprattutto quelli che hanno iniziato a lavorare da molto giovani: i più poveri, i meno protetti.
La voce che recita “tagli agli enti locali” ha una traduzione meno vaga. Si legge tagli allo stato sociale, alla sanità, ai trasporti, ai servizi, all’assistenza. Non è equa. Non colpisce tutti in eguale misura. Prende di mira i più poveri, i più disagiati. Completa l’opera del governo di ieri.
La reintroduzione dell’Ici sotto mentite spoglie di Imu è invece una rottura, ma solo con l’aspetto più cialtronesco e propagandistico del berlusconismo. Nella sostanza c’è ben poco da applaudire. Il peso della tassa resuscitata non lo avvertiranno i palazzinari ma i piccoli e piccolissimi proprietari, quelli che già tirano l’anima con i denti. Come prima, più di prima.
Gli elementi di sedicente equità sono foglie di fico, e per di più striminzite. La tassa sui beni di lusso è la bruttissima copia di una assai timida patrimoniale, la tassa dell’ 1,5% per i capitali scudati è qualcosa di peggio, una presa in giro. La sforbiciata ai costi della politica è rinviata a da destinarsi: non è una novità.
La continuità traspare in quel che nella manovra c’è, e ancor più in quello che non c’è. Dove sono i precari, che in fondo sono il problema numero uno di questo Paese? Dove sono le idee capaci di rilanciare la crescita? Possibile che si stia ancora alle infrastrutture, alle grandi opere, ai cantieri che state tranquilli da domani lavoreranno a pieno ritmo? Questo è Berlusconi, non Monti
Ma sopratutto, dov’è lo scarto capace di tirare fuori l’Italia dalla spirale perversa che la sta soffocando? Manovre che impoveriscono i già poveri, crollo della domanda interna, conseguente stagnazione o peggio recessione, necessità di nuove manovre che ripercorrono lo stesso circolo vizioso: è da questo labirinto che il governo deve saper uscire. Altrimenti la distanza da quello di Berlusconi sarà nella migliore delle ipotesi minima.
C’è un solo versante davvero nuovo e interamente positivo in questa manovra, ma riguarda chi la subisce e la contrasta non chi la ha partorita. E’ la ritrovata unità dei sindacati. Stavolta non è solo la Cgil a dire no.
Noi siamo con loro. con loro, speriamo con tutti i sindacati, certamente con la Cgil, contrasteremo questa manovra. Non con l’obiettivo di affossare il governo ma di spingerlo a lasciare la strada rovinosa troppo a lungo percorsa e trovare il coraggio per inventarne di nuove.
Altra alternativa al fallimento non c’è per mario Monti, come non c’era ieri per Silvio Berlusconi.
Francesco Ferrara
ma come si fa a pensare ad una alleanza col Pd. questo governo è di ultra destra proprio a partire dalle pensioni, stop al contributivo e al giustissimo riposo dopo 40 anni di lavorp, ma lo sanno quato oltretutto e peggiorato il lavorare in qualsiasi posto? a me ricorda un dimenticato 11 settembre, quello del 1973, Cile uno dei primi provvedimenti del governo Pinochet riguardò proprio le pensioni, col plauso del capitalismo internazionale.Lasciare da parte personalismi e riunificare la debiolissima sinistra cheè rimasta in Italia.