La sconfitta durissima subita dal Partito Socialista Obrero Español (PSOE) è la fine di un ciclo politico di stampo blairista del vecchio continente. Zapatero che all’estero è diventato famoso per le sue aperture sui diritti civili, in patria verrà ricordato per l’approccio liberista che ha portato la Spagna al record di disoccupazione con cinque milioni di disoccupati in crescita e per l’adozione di una serie di provvedimenti che sono stati fortemente voluti dalle tecnocrazie europee. Zapatero ha obbedito alla legge della BCE, ha introdotto il pareggio di bilancio in Costituzione, ha reso precario il mondo del lavoro. Nonostante questi provvedimenti, o forse a causa di questi, il paese iberico non è uscito dalla crisi economica e finanziaria.
Al trionfatore della destra Mariano Rajoy, è bastato attendere la frana socialista, mostrando un volto moderato e indicando generiche intenzioni per contrastare “la disoccupazione e il deficit”. I popolari hanno aumentato di poco il loro consenso in assoluto, passando da 10,2 milioni del 2008 ai 10,7 milioni di domenica mentre i socialisti sono crollati di oltre quattro milioni di voti perdendo 15 punti in percentuale. Del crollo socialista si sono avvantaggiati i partiti della sinistra ed in particolare “ Izquierda Unida ” che ha quasi raddoppiato il suo consenso sfiorando il 7%, raggiungendo in alcune realtà, come Barcellona, dove era alleata al Partito Catalano “Iniciativa per Catalunya Verds”, ha raggiunto il 10%. Anche se la maggiore emorragia dei voti socialisti è andata verso i partiti con forte vocazione autonomistica, dal paese basco all’Andalusia.
È stata dunque una dura lezione per i socialisti, in particolare per quelli ancora convinti che ci sia una via liberista al socialismo europeo. Siamo davanti ad un paese sfibrato socialmente e indignato politicamente. L’astensione, al contrario delle previsioni, non è cresciuta molto rispetto alle elezioni precedenti. Ciò vuol dire che è esattamente la domanda di un’altra politica che si è affermata pur non essendo rappresentata da un concetto politico unitario. Un tempo questo progetto veniva incarnato dal PSOE, oggi questo partito non è né una forza di coesione nazionale né una forza di rappresentanza sociale.
È giunto il tempo per tutte le sinistre in Europa di affrontare il toro della crisi per le corna, non scegliendo la strada della testimonianza senza prospettiva ma scegliendo un nuovo progetto alternativo alle ricette liberiste. Solo così la sinistra non perderà l’anima e di conseguenza tutte le elezioni. È un compito che dobbiamo assumerci in ogni paese con un respiro europeo, prima che sia troppo tardi.
Gennaro Migliore
…quanta sicumera …Beppe Giudici!!! da paura!!!