La Spagna e la fine del blairismo in Europa

  |     |   42 commenti

La sconfitta durissima subita dal Partito Socialista Obrero Español (PSOE) è la fine di un ciclo politico di stampo blairista del vecchio continente. Zapatero che all’estero è diventato famoso per le sue aperture sui diritti civili, in patria verrà ricordato per l’approccio liberista che ha portato la Spagna al record di disoccupazione con cinque milioni di disoccupati in crescita e per l’adozione di una serie di provvedimenti che sono stati fortemente voluti dalle tecnocrazie europee.  Zapatero ha obbedito alla legge della BCE, ha introdotto il pareggio di bilancio in Costituzione, ha reso precario il mondo del lavoro. Nonostante questi provvedimenti, o forse a causa di questi, il paese iberico non è uscito dalla crisi economica e finanziaria.

Al trionfatore della destra Mariano Rajoy, è bastato attendere la frana socialista, mostrando un volto moderato e indicando generiche intenzioni per contrastare “la disoccupazione e il deficit”. I popolari hanno aumentato di poco il loro consenso in assoluto, passando da 10,2 milioni del 2008 ai 10,7 milioni di domenica mentre i socialisti sono crollati di oltre quattro milioni di voti perdendo 15 punti in percentuale. Del crollo socialista si sono avvantaggiati i partiti della sinistra ed in particolare “ Izquierda Unida ” che ha quasi raddoppiato il suo consenso sfiorando il 7%, raggiungendo in alcune realtà, come Barcellona, dove era alleata al Partito Catalano “Iniciativa per Catalunya Verds”, ha raggiunto il 10%. Anche se la maggiore emorragia dei voti socialisti è andata verso i partiti con forte vocazione autonomistica, dal paese basco all’Andalusia.

È stata dunque una dura lezione per i socialisti, in particolare per quelli ancora convinti che ci sia una via liberista al socialismo europeo. Siamo davanti ad un paese sfibrato socialmente e indignato politicamente. L’astensione, al contrario delle previsioni, non è cresciuta molto rispetto alle elezioni precedenti. Ciò vuol dire che è esattamente la domanda di un’altra politica che si è affermata pur non essendo rappresentata da un concetto politico unitario. Un tempo questo progetto veniva incarnato dal PSOE, oggi questo partito non è né una forza di coesione nazionale né una forza di rappresentanza sociale.

È giunto il tempo per tutte le sinistre in Europa di affrontare il toro della crisi per le corna, non scegliendo la strada della testimonianza senza prospettiva ma scegliendo un nuovo progetto alternativo alle ricette liberiste. Solo così la sinistra non perderà l’anima e di conseguenza tutte le elezioni. È un compito che dobbiamo assumerci in ogni paese con un respiro europeo, prima che sia troppo tardi.

Gennaro Migliore

Ci sono 42 commenti per questo post
Carlo55 25 novembre 2011 - 12:59

…quanta sicumera …Beppe Giudici!!! da paura!!!

Giuseppe Davì 24 novembre 2011 - 21:00

Il compagno Gianni non trova nessun nesso tra la sconfitta del PSOE e l’eventuale ingresso di SEL nel PSE e nell’IS? Ma il nesso è la crisi economico-sociale che stiamo vivendo e che, tra le altre cose, ha determinato anche uno smottamento del quadro politico europeo, la fine della teoria delle due sinistre, l’esigenza di ricomporre la sinistra europea attorno a due questioni fondamentali: il recupero di una visione critica dell’esistente che si nutra di analisi concrete e alternative all’ideologia neoliberista; l’acquisizione di una piena e definitiva cultura di governo, capace di tenere insieme analisi critica e “gradualità responsabile e realistica”.
La sconfitta del PSOE è figlia anche di questo cambio di fase che parte della sinistra europea fatica ancora ad assumere come proprio.
SEL nel campo italiano ha aperto uno spiraglio che senza un approdo ideale, culturale, politico definito rischia di essere vanificato dalla complessità della fase attuale.
Perciò, caro compagno Gianni, apriamola questa riflessione sull’identità di SEL, attraverso una profonda rivisitazione storica, una riflessione sui meriti, i limiti e gli errori del movimento operaio novecentesco.Non per compiere abiure, ma per cogliere i nessi e le varie sensibilità tra socialisti, socialdemocratici e comunisti europei del xx secolo, evidenziando così ciò che di vitale ed attuale può e deve essere collocato nel contesto politico europeo di questi anni terribili e faticosi. E, dal mio punto di vista, nella nuova fase del PSE e dell’IS.

Ugo Francesco Calvo 23 novembre 2011 - 11:23

Ieri, guardando con grande sforzo Ballarò, ho notato che nel sondaggio sulla fiducia degli italiani alle forze politiche SEL continua a perdere lentamente consensi e lo stesso vale per il carisma dei leader con Vendola. Io lo traduco con il non essere né carne né pesce di SEL. D’altronde diciamo di volere una politica alternativa al liberismo ed al sistema che lo propugna e poi proponiamo l’adesione al PSE. I vizi se pur vecchi non muoiono mai e gli incazzati si suicidano nel fiume piuttosto che darti il consenso.

Peppe Giudice 23 novembre 2011 - 01:17

una piccola postilla. Quando Alfonso dice che di questo dibattito non ne vede neanche l’ombra è per stigmatizzare (ed io dico giustamente) una certa superficialità con cui fino ad ora si sono affrontati certi temi. C’è sempre il timore che discutere su questioni di identità possa innescare chissà che. E’ invece la rimozione della storia (che invece va analizzata criticamente) che crea nevrosi politiche, come quella che sta vivendo la sinistra italiana dalla Bolognina ad oggi.

Peppe Giudice 23 novembre 2011 - 01:10

sono perfettamente d’accordo con Alfonso Gianni (anche se magari abbiano opinioni non convergenti sul PSE) sul fatto che si sia perso troppo tempo in Italia ad affrontare una discussione sulla identità che poi in qualche modo coinvolge anche al storia della sinistra. La scelta Pse ed Is non sono neutrali. Io sono da sempre socialista come cultura politica e spesso mi è capitato di dover contestare o criticare alcune scelte fatte da partiti socialisti o socialdemocratici ma so anche che grazie a loro in Europa abbiamo avuto ed abbiamo tuttora (nonostante tutto) il modello sociale più avanzato al mondo. E sinceramente non credo che il rinnovamento del socialismo possa avvenire grazie a personaggi come Chavez. Il socialismo democratico deve abbandonare del tutto quelle deviazioni ideali e pratiche che hanno condotto al blairismo e che sono in contrasto con l’essenza più profonda della socialdemocrazia, insomma deve ritrovare se stessa (quella di Bad Godesberg di Brandt e Palme).
E tuttavia un dibattito serio e franco va aperto.

Alfonso Gianni 23 novembre 2011 - 00:22

Leggendo i vari commenti francamente non riesco a comprendere il nesso che esiste tra la bruciante sconfitta dei socialisti spagnoli ( su cui bisognerebbe approfondire, visto che la loro esperienza non può essere assimilata da altre, men che meno a quello del labour blairiano )e un eventuale nostro ingresso nel Pse. Da qualunque punto si guardi la questione non c’è alcuna relazione tra le due cose. Se si vuole aprire il dibattito sulla collocazione nel quadro politico europeo di Sel lo si faccia esplicitamente. Naturalmente questa discussione, se si vuole persino una nostra presenza nella Internazionale Socialista non può riguardare solo gli aspetti della politica di oggi, ma coinvolge anche una scelta di collocazione ideale che deve fare i conti con la storia del movimento operaio internazionale del novecento. magari si aprisse una discusione di questi tipo tra noi. Ma purtroppo non ne vedo nemmeno l’accenno.

Militante 23 novembre 2011 - 00:21

concordo pienamente con l’analisi di Ingrao citata da Carlo Mariotti e mi fa tristezza vedere il livello di analisi di molti interventi.
Tanti commenti sulle qualità vere o presunte di Nencini, su chi siano i “veri socialisti”, su quale gruppo europeo dovrebbe scegliere SEL e nemmeno una parola sui disastri che hanno combinato i partiti aderenti al PSE.
Ma vi siete accorti che in tutti i paesi, Italia compresa, questi partiti si sono appiattiti sulle ricette neoliberiste della destra?
Qualcuno si è accorto o no che ai vertici di quelle associazioni a delinquere che sono l’FMI, la BCE, ecc… ci sono tanti “personaggi” provenienti da quei partiti?
E voi pensate che facendo entrare SEL in questo gruppo cambieranno le cose?
Ma fatemi il piacere e cercate di non illudervi alimentando queste idiozie….
Che degrado che ha prodotto il bipolarismo, la politica spettacolo da quattro soldi ed il leaderismo d’accatto

Peppe Giudice 22 novembre 2011 - 23:28

voglio tranquillizzare Roggiolani: nessuno di noi vuole Nencini, che io chiamo il “cameriere toscano”. E ci sono tantissimi socialisti che Nencini non lo sopportano per niente. Ma cercare surrettiziamente di identificare il socialismo italiano con Nencini, invece che con Lombardi, Santi e Brodolini è una cortina fumogena. Zapatero ha cercato di modificare il modello ma lo ha fatto troppo tardi e quando è arrivata la mazzata della crisi non è si è più raccapezzato. Questo è stato il suo limite e quello del Psoe.

Fabio Mischi 22 novembre 2011 - 21:30

Caro Luciano non ti meravigliare,pur nel rispetto di tutte le opinioni, se tra poco qualcuno tirerà fuori i falsi socialisti, i non socialisti del PDL, i vari Cicchitto, Brunetta , Frattini e compagnia bella…

Il problema credo sia quello di convergere con quelle forze che in Europa hanno la concreta possiblità di cambiare le cose.

SEL può diventare il vero rappresentativo referente di quelle forze in Italia, tra l’altro apportando da sinistra un valore aggiunto non secondario.

Questo è il punto sul quale riflettere.

Rafa Fernandez 22 novembre 2011 - 21:28

Da Madrid saluto ai compagni/e del SEL come aderito a Izquierda Unida ed al PCE da molti anni. Penso che per quelli che riescono a leggere lo spagnolo sarebbe utile la lettura dell’articolo “Los 6 frentes de Mariano Rajoy”, del Prof. Juan Torres, a http://www.juantorreslopez.com/pub/137-articulos-de-opinion-y-divulgacion-2011/2523-frentes-de-mariano-rajoy
C’e ne un’altro abbastanza piu’ lungo ma anche piu articolato, “Reino de España: pasmo, marasmo y fin de época”, scritto da diversi analisti politici vicini a Izquierda Unida e disponibile a http://www.sinpermiso.info/articulos/ficheros/20n2011.pdf

Giuseppe D. 22 novembre 2011 - 21:12

Concordo con il compagno Luca Robotti: forse è arrivato il momento di aprire una discussione intorno alla collocazione europea di SEL , alla sua adesione al nuovo ciclo del PSE e della IS.
Come si usa dire in questi casi, SE NON ORA QUANDO?

L.montauti 22 novembre 2011 - 19:55

Adesso il compagno Fabio Roggiolani tira fuori i socialisti di Nencini.Ma chi sono?Grazie a loro in Toscana alle recenti elezioni regionali si è votato con la legge Porcellum votata dal PSI,PD e PDL facendo appunto perdere a noi di SEL TOSCANA ben 2 seggi rimanendo così fuori dalla Giunta Toscana.Quello di Nencini è un partito al servizio del PD e alcune volte anche dell’UDC e quindi compagno Fabio,non mi riferifo affatto a quel micro-partitino.Ma per piacere.
Noi socialisti siamo in SEL e basta .
http://legadeisocialistilivorno.it/
sarebbe opportuno visitare questo sito per rendervene bene conto.

Igor 22 novembre 2011 - 18:46

Alcune osservazioni su quanto scritto da Migliore.
Si tratta di parole condivisibili in linea di principio, però poi dobbiamo scendere nel dettaglio, che poi tanto dettaglio non è in questo caso…
1) non credo sia correttissimo sostenere che Zapatero sia stato l’ultimo emulo di Blair in Europa e soprattutto nell’ambito delle sinistre socialdemocratiche europee; ricordiamoci difatti che Zapatero, al contrario di Blair e Aznar, non ha mandato le truppe in Iraq, anzi le ha ritirate non appena arrivato al Governo; una parte importante del blairismo, chiamiamolo così, era costituito anche dal favore all’uso della forza militare sul piano internazionale, dal Kosovo all’Iraq; non mi pare che Zapatero sia andato in quella direzione;
2) aggiungo un altro punto sottovalutato e cioè che con Zapatero, per la prima volta in Spagna dalla fine della dittatura, si è riaperto un dibattito sulla guerra civile del 1936-1939, un punto che fino a Zapatero non si era neanche mai toccato; forse i risultati di questa operazione culturale non sono stati eccellenti, ma almeno ci ha provato e non mi pare affatto poco.
Aggiungo, e concludo, che l’economia spagnola non è scoppiata per un eccesso di liberismo provocato dal Governo Zapatero, perché quest’ultimo si è ritrovato a gestire una bolla immobiliare e, di conseguenza, del credito sorta negli anni dei governi Aznar e che inevitabilmente era destinata a scoppiare.
Infine, parliamo tanti di proteste degli indignati e aumentano i voti dei popolari?
Mi pare evidentemente che questo movimento di protesta non esprime alcuna “egemonia culturale” che poi si traduce in termini di voti.
Segno, questo, della “secchezza”, anche culturale di un simile movimento, su cui forse dovremmo riflettere.

Fabio Roggiolani 22 novembre 2011 - 18:22

NO I SOCIALISTI DI NENCINI NO PIETA?
Noi toscani poi abbiamo già dato ma anche in Campania se non sbaglio hanno dato insomma non ci provate, rinuncio subito anche ai verdi europei ma vi prego non rimetteteci tra i piedi i socialisti di nencini.

Sitiomundo Tommaso Cenvinzo 22 novembre 2011 - 17:18

francamente, in questo momento, non vedo nessuna esigenza strategica di avviare anche la discussione sull’appartenenza ad un gruppo europeo…

Vanni Maltoni 22 novembre 2011 - 17:08

Il problema principale è che qualunque paese si apprestasse a mettere in campo politiche di sinistra verrebbe immediatamente preso di mira dai mercati che gli renderebbero impossibile operare.
Non ci credete? Io penso che la finanza internazionale stia imponendo con la forza della crisi economica la linea neoliberista in ogni paese e che sia quasi impossibile opporsi.

Comunque tranquillizziamoci (si fa per dire), la 3a guerra mondiale è alle porte e per un bel po’ di tempo avremo ben altre cose di cui preoccuparci, poi si vedrà (per quelli che ci saranno ancora).

Ivanm 22 novembre 2011 - 17:05

Potrei essere anche d’accordo in linea teorica con l’ingresso nel PSE, il problema è che la richiesta deve essere accordata dai membri italiani, ovvero Nencini. Mettiamo che Nencini ci dia l’assenso, poi tocca anche riprendercelo. No Robotti, mi ha fregato una volta con questi sedicenti socialisti, non mi freghi una seconda.

Edoardotrotta 22 novembre 2011 - 17:02

Con i processi alle INTENZIONI (anche se motivati) non ANDIAMO molto lontani.
Ma non andiamo lontani senza la CHIAREZZA, anche se siamo in mezzo al guado.
Quindi tenere la barra del timone in mezzo alla tempesta è sempre difficile anche perchè è difficile fare il punto.
Oggi, non credo che senza PD e Italia dei Valori sia possibile l’alternativa, e io vorrei l’alternativa non fra duecento anni.
Ma nel contempo ci sono forze che del moderatismo fanno IL LORO punto di FORZA, bisogna NON FARSI DOMINARE.
Bisogna quindi evidenziare la nostra SPECIFICITA’ e mostrare quindi gli elementi indispensabili per la POLITICA.
Quindi i DUE o TRE punti per uscire dalla Crisi non a Destra.
E’ meglio che le parole d’ordine siano NEI CONTENUTI SPECIFICI e non nelle formule.
Mi sembra che finora, con difficoltà ci siamo riusciti.
AVANTI, con difficoltà ma AVANTI!!!

Marco 22 novembre 2011 - 16:52

Per aderire ai Verdi Europei c’e’ un piccolo inconveniente di non poco conto…
Prima dovremmo essere accettati dai Verdi Italiani,che anche con il solo 1 per cento fanno parte di quella formazione.
Svegliatevi ragazzi;non ti regala niente nessuno.Smettiamola di fare i sognatori in un mondo dove ognuno difende il proprio orticello.
Piuttosto:possibile che non si possa ragionare in termini politici con IDV,Verdi,Socialisti etc..senza continuare nel nostro SPLENDIDO ISOLAMENTO?

Marco 22 novembre 2011 - 16:47

Piu’ che analisi di parte di come dovremmo essere, duri e puri,mi piacerebbe sapere cosa possiamo proporre,fuori dai dogmatismi,per questa Italia degli anni correnti!

Fabio Roggiolani 22 novembre 2011 - 16:29

Se è per schierarsi , io sono per l’adesione al gruppo dei verdi europei………….
Zapatero sembra un radicale italiano e ha applicato ricette simili ai pannellani nostri.
liberalismo divenuto presto liberismo, devastazione delle coste e delle periferie spagnole e modello economico basato sul cemento e sulla bolla speculativa all’americana.
la spagna è da più tempo in crisi e ha adottato tutte le scempiaggini berlusconiane facendo di peggio, ad esempio ha trasformato il primo mercato al mondo delle rinnovabili in una tragedia economica bloccando gli incentivi addirittura in maniera pregressa e perdendo ogni contatto con l’area ecologista economica che a differenza di quella politica in spagna pesava molto.
Insomma strada facendo ha dimostrato la stessa faccia dei PD nostrani nella incapacità di governare il cambiamento economico e una nuova eguaglianza partendo dalla sfida energetica.
rispetto a noi comunque ha avuto anche grandi capacità di innovazione ma è ancora rimasto socialdemocratico industrialista e cementiero dentro, così come lo sono i socialismi in Europa.
Ecco a noi Sinistra Ecologia e Libertà spetta il compito di essere all’altezza di un nome così bello e di provare a costruire il moderno ecologista e libertario pensiero socialista del futuro.
l’unione delle sinistre produce solo delle grandi fantastiche sconfitte o nelle urne o come si vede poi nel paese.

Marco 22 novembre 2011 - 16:15

In tempi di pronda crisi economica come questi, le ricette redistributive gioiose non funzionano piu’.
Pero’ mi sorprende il dibattito in corso che non sottolinea come l’economia e la finanza europea,sono sotto il controllo dei moderati e centristi.
Lo stato deve dimagrire ed il liberismo,contestualmente ingrassare.
E’ una ricetta semplice.Accontentetevi dello stipendio fisso e pubblico, ma in cambio non potete avere di piu’.Il DI PIU e’ appannaggio solo a chi lavora in proprio, se ci riesce e rischia.
Il rifiuto di qualsiasi idea patrimoniale, se non di massa (ICI sulla casa,prelievo sulle pensioni etc..)e’ una scelta politica evidente ed incontrastabile.
Vendola e’ un rompiscatole, i comunisti folclorici con il loro 1-2 per cento,Grillo il pazzo Savonarola di turno.
Rientrate nei ranghi,fate governare chi sa di finanza e conti, tornate al vostro posto.
Non capisco pero’ cosa propionga Gennaro Migliore.
Cattivi i capitalisti,venduti i socialisti alla Blair,inconsistenti i comunisti,noi vogliamo essere i ne’ ,ne’.
Ne’ uni, ne’ gli altri.
L’OPA sul PD e’ fallita, come era fallita la presuntuosa OPA su Rifondazione e Verdi di Sinistra Democratica.

Comunque: con tutti i suoi limiti,fuori della organizzazione come il PSE, non c’e’ niente per la sinistra riformatrice italiana, se non illusioni giovanilistiche.

Alessio Sportaro 22 novembre 2011 - 16:15

ok il neoliberismo a fallito ma pure gli stati del socialismo reale hanno fallito.

Claudio Bergomi 22 novembre 2011 - 15:18

Non credo di poter aggiumgere molto alle cose dette da Luca Robotti, Luciano Montauti, Peppe Giudice e altri, che condivido totalmente.
A qusnto detto vorei solo aggiungere che non basta l’adesione al PSE, che pure sarebbe un fatto importantissimo per dare credibilità al nostro agire politico, ma è anche necessario procedere verso la strada di un
partito socialista europeo sovranazionale, per indicare chiaramente che la sinistra europea ha una visione che va oltre il nazionalismo, per superare la prassi degli accordi intergovernativi e degli accordi bi-statuali. Solo una nuova istituzione democratica e comunitaria potrà avere la forza e l’indipendenza necessari per imporre alla “rendita speculativa” leggi e norme in grado di governare il cambiamento.
Anche su questo la Sinistra tutta, e il socialismo europeo, che ne è la parte preminente, deve a mio avviso avviare una riflessione.

Pino 22 novembre 2011 - 14:47

Condivido pienamente il pensiero di G. Migliore

Sitio Mundo Tommaso Cenvinzo 22 novembre 2011 - 13:45

visto che diversi commenti piuttosto che commentare l’articolo hanno avviato, strumentalmente,una discussione sull’adesione ad un gruppo parlamentare europeo, bene vi dico che sono per l’adesione al gruppo della Sinistra europea unita, che si chiama GUE/NGL.. io sono di Sinistra!

Giulio 22 novembre 2011 - 11:49

Breve e puntuale Migliore non solo analizza benissimo il voto spagnolo, ma traccia anche un percorso per agganciare Sel al socialismo europeo. Anche se non lo scrive lo si capisce proprio dalle ultime battute. Fa bene a non scriverlo esplicitamente, perché un dibattito come questo non si lancia da una pagina web. Ma allo stesso tempo è del tutto evidente che – anche alla luce della consapevolezza che lo stesso socialismo europeo sta prendendo della fase – che i tempi in Sel siano maturi a discuterne.

Armando 22 novembre 2011 - 06:41

Mi sembra doveroso richiamare l’attenzione alle vicende spagnole
ma ancor piu importante e richiamare il pauroso deficit di politica internazionale ed europea,all’oggi non si trovano rimedi
alla crisi,e ogni paese viene condannato a risolvere in propio
i propi debiti,l’assenza di politiche industriali e di settore.
Anche noi non siamo da meno,la sinistra che ha dato molto alla
costruzione di questa importante entità ,e venuta meno proprio
nel momento in cui c’è maggior necessità di politica europea.
Quindi occorre riprendere con forza l’iniziativa anche a questo livello, questa e la condizione per dare risposte efficaci alla crisi economica,di lungo periodo,e per dare
risposte che non siano solamente militari alle insorgenze
mediterranee.Capisco sempre meno il senso delle missioni
militari nelle quali anche l’italia è impegnata ,se non riprende una attivita propositiva del vecchio continente
nei confronti delle democrazie emergenti nel mediterraneo
eppure in questi paesi risiedono anche le risposte a taluni
problemi che stiamo affrontando. Non voglio farla lunga
rimbocchiamoci le maniche ,riannodiamo i fili della sinistra
europea ,del fronte progressista,la destra non ha politiche
le borghesie nazionali hanno dimostrato tutta la loro
inconsistenza e incapacità,ora tocca a noi.

saluti a tutti armando

Salvatore 22 novembre 2011 - 01:14

Prima il PD che ci inganna, poi a furia di rinnegare ed essere

senza radici diventammo una sinistra senza aggettivi, noi

del PRC-PDC FEDERAZIONE DELLA SINISTRA il compito di non

finire al governo per fare le stesse ricette liberiste

della destra.

Angelo 22 novembre 2011 - 00:31

La sconfitta di Zapatero suscita riflessioni di bruciante attualità.
Innanzitutto la sinistra che sposa le ricette neoliberiste è destinata a perdere rovinosamente, in secondo luogo scelte avanzate sul tema dei diritti civili non pagano se non sono accoppiate a una politica capace di fronteggiare in modo alternativo la crisi economica, infine gli indignati si sono dimostrati un movimento minoritario che ha avuto risonanza mediatica, ma non ha spostato consensi nell’opinione pubblica: l’astensione non è aumentata, anzi è diminuita, i partiti a sinistra del PSOE hanno avuto guadagni modesti e il nuovo schieramento ecologista EQUO ha fallito miseramente. Gli spagnoli hanno dato credito alle proposte della destra. Pensiamo a ciò che tutto questo significa per noi in Italia.

Fabio Mischi 22 novembre 2011 - 00:08

Sono d’accordo anch’io con Luca Robotti.Credo che un significativo aggancio in Italia, a sinistra, del socialismo europeo, porterebbe al movimento complessivo un indubbio valore aggiunto.D’altra parte SEL, se pur nella pluralità degli apporti culturali che la compongono come dice Alessandro, darebbe un segnale importante nella definizione della propria identità.Oltre tutto ciò comporterebbe la fine delle ambiguità per il PD,che nelle intricate trame delle proprie contraddizioni si troverebbe finalmente scoperto a sinistra.

Alessandro Cerminara 22 novembre 2011 - 00:08

Alessio Sportaro, ho frequentato abbastanza i Socialisti Europei, partecipando a convegni dell’Ecosy e della Iusy in anni recenti, e ti garantisco che ti sbagli

Peppe Giudice 21 novembre 2011 - 23:55

ovviamente io sono per la piena adesione di SeL al socialismo democratico europeo. Zapatero ha fatto cose buone non solo sui diritti civili, ma anche nella lotta alla precarietà. Il limite del Psoe è stato quello di non aver cercato di modificare a fondo un meccanismo economico fondato sull’indebitamento privato e la bolla speculativa immobiliare per cui la crisi successiva al 2008 si è abbattuta come una mannaia ed allora Zapatero ha evidenziato la sua debolezza. Ma oggi Zapatero non è affatto il paradigma del socialsimo europeo. Nichi Vendola diceva che il dibattito in corso nella SPD e nel PSF è anni luce distante dalla pochezza del dibattito interno alla micro-sinistra italiana. E comunque alternative al socialismo democratico non ve ne sono se non espressione di una sinistra archeologica e minoritaria per vocazione qual’è quella espressa dalla GUE. Concordo quindi con Robotti. NOn c’è alternativa al Pse se vogliamo costruire una sinistra di governo che recuperi i valori veri del socialismo democratico (che sono quelli di Bad Godesberg e di Palme e non certo di Tony Blair – che comunque è uscito di scena quattro anni fa)

Alessio Sportaro 21 novembre 2011 - 23:50

Luca Robotti voi sareste una forza socialista? o i miei dubbi, essendo che fra di loro, i socialisti(moderni) non si chiamano compagni.

Alessandro Cerminara 21 novembre 2011 - 23:44

Condivido appieno quanto scritto da Luca Robotti. Sarebbe ora di fare formale istanza di adesione a PSE ed IS. Non per “diventare tutti Socialisti”. SEL è e deve rimanere una Sinistra larga, ampia, aperta e senza aggettivi. Se dobbiamo chiedere l’adesione a PSE ed IS è per incidere in un processo che secondo me è decisivo per il futuro della Sinistra in tutta Europa

Luca Robotti 21 novembre 2011 - 22:17

Tutto il socialismo europeo si sta interrogando su come contrastare questa mancanza di democrazia economica, senza sconfiggere il difficile percorso di costruzione europea. Il socialismo è già uscito dal blairismo, tutti i nuovi leader socialisti pongono come centrale il ruolo dello stato per controllare e indirizzare l’economia, si battono per la difesa del welfarestate, spingono i propri partiti a ragionare su nuovi modelli di sviluppo basati sulla difesa del patrimonio ambientale. Le sinistre socialiste interne ai partiti si riorganizzano e assumono un ruolo centrale nella definizione di queste nuove politiche, i socialisti francesi optano per le primarie per la scelta del candidato all’Eliseo. Il movimento socialista europeo è oggi più che mai vivo e vitale e il contributo di una forza come la nostra, sarebbe per molti versi fondamentale per una svolta a sinistra volta a riconquistare i governi dei paesi europei. Forse è arrivato il momento di aprire questa discussione nel nostro partito e di scegliere l’adesione a PSE e alla IS.

Davide De Alexandris 21 novembre 2011 - 22:02

a dire la verità la Spagna era in bassissima classifica per quanto riguardava le l’efficienza del proprio modello Spagnolo (Fonte “The Economist” articolo che riassume le posizioni del giornale liberale a questo link http://www.cafebabel.it/article/27306/il-disastroso-modello-economico-spagnolo.html ).

Se poi vogliamo trasformare l’Italia in un paese dove tutti lavorano alle Poste fatemelo sapere ;)

L.montauti 21 novembre 2011 - 20:59

José Luis Rodríguez Zapatero, non è stato soltanto il socialista capo del governo spagnolo ininterrottamente dal 2004 fino a ieri. Non è stato soltanto il grande riformatore della Spagna, il paladino della laicità dello Stato contro ogni dogmatismo ed ogni ingerenza clericale nell’attività legislativa dello Stato. Non è stato soltanto il fautore di una crescita economica, sociale, civile della Spagna senza precedenti. Zapatero è stato molto di più, per la Spagna e non solo, anche se oggi in molti fingono di non sapere, di non ricordare.
Zapatero è stato prima di tutto un grande statista europeo, un riformatore autentico, sconfitto da una crisi economica che sta travolgendo uno dietro l’altro (con i dovuti distinguo) i governi europei.
Non ha avuto alternative, il governo spagnolo, quando ha dovuto adottare un piano d’austerità per abbattere il debito pubblico (di molto inferiore a quello italiano): una scelta dolorosa ed impopolare, ma necessaria, a cui è seguito l’annuncio delle sue dimissioni e le elezioni anticipate del 20 Novembre, così da garantire al suo Paese la priorità di una «certezza politica ed economica» ed un governo nuovo e una maggioranza più solida per affrontare la crisi.
Quanto sopra per mettere i puntini sulle i.
Lui come il socialista Papandreou si sono trovati in una tempesta finanziaria che tutti definiscono la più forte di sempre e hanno dovuto portare avanti i dettati finanziari di una Europa retta dal centro-destra senza poter fare altrimenti.
Con questo non condivido affatto l’impostazione che Migliore affibbia a Zapatero come un erede del Blairismo,anche perchè nella stessa inghilterra il liberal-socialismo è stato riconosciuto fortemente sbagliati dai nuovi leader laburisti inglesi .Comunque ci sono recenti documenti firmati dal PSF e dalla SPD che mettono in cantina il Blairismo e convengono quindi con l’ultimo punto dell’intervento di Gennaro Migliore,sul quale condivido pienamente.

Tonino Fornaro 21 novembre 2011 - 20:29

Ho letto prima A.Gianni che propone una opposizione di qualità al governo Monti,va bene ,facciamo opposizione , tuttavia la sua qualità la dobbiamo basare su quanto ora Migliori rilancia con “un progetto alternativo alle ricette liberiste”.Partiamo da qui.SEL farà opposizione a questo governo perchè ineluttabilmente farà scelte liberiste e legate agli indirizzi della BCE e della CE.Se vogliamo tenere unita una sinistra di governo e se vogliamo dare una risposta che raccolga il portato politico dei movimenti degli indignati e dei bisogni fondamentali dei lavoratori ,dobbiamo avanzare idee e proposte concrete per ottenere un obbiettivo immediato quale l’uscita dal pericolo di bancarotta e contestualmente indicare una strada che porti verso un assetto sociale,produttico e istituzionale a forte impronta socialista e ambientalista (chiamiamo le cose con il loro nome).Non partiamo da zero,molte cose le abbiamo elaborate,però vanno presentate in forma più compiuta in modo che possano essere percepite come un vero progetto praticabile e alternativo alle ricette liberiste e populiste.

Carla Cirillo 21 novembre 2011 - 19:59

Sono d’accordo con l’analisi di Gennaro Migliore sulla Spagna e anche con Carlo Mariotti. Ma quando cominciamo a passare dalle parole ai fatti? Per esempio, ci possiamo permettere di non avere una posizione sulla Tav a Torino? Che stanno facendo i circoli territoriali di Roma per contrastare l’amministrazione Alemanno, ecc.?

Carlo Mariotti 21 novembre 2011 - 18:39

Indignati si ma contro il PP. A parte gli scherzi,riporto le parole di Pietro Ingrao nella coversazione con M.L.Boccia e A. Olivetti a proposito del libro di Hassel “Indignez vous”.Ingrao ricorda a noi tutti che”Indignarsi non basta”…«Valuto molto più forte il rischio che i sentimenti dell’indignazio­ne e della speranza restino, come tali, inefficaci, in mancanza di una lettura del mondo e di una adegua­ta pratica politica che dia loro corpo. Che l’indigna­zione possa supplire alla politica e, in primo luogo, alla creazione delle sue forme efficaci è illusorio».
Politica ,Politica e poi Politica. Assumiamoci questo compito,ma diamo retta a A.Gianni,proviamo ad argomentare una politica di opposizione a Monti ,anche se i soliti sondaggi danno in crescita chi lo appoggia senza se e senza ma.

Valentina Bosio 21 novembre 2011 - 18:18

Mentre ancora sventolano le bandiere bianche della Reconquista popolare ed a Rede Cope (una specie di Radio Maria iberica) i giovani redattori tirano un sospiro di sollievo per la fine della «persecuzione» (cfr. laicità dello Stato), vari analisti sparsi in tutto il mondo cominciano ad evidenziare che in breve tempo, l’ampia popolarità del nuovo premier potrebbe bruscamente assottigliarsi e questa “Luna di miele” volgere repentinamente al tramonto: all’orizzonte non si prevedono infatti che ulteriori e ben più incisive e pesanti manovre “lacrime e sangue”, necessarie per fronteggiare la crisi economica e l’attacco anche della borsa iberica, con uno spread Bonos/Bund che in queste settimane sta galoppando verso la famigerata quota 500 insieme al “punto di non ritorno” del 7% d’interesse sui titoli spagnoli.

Vendola: “successo Quello che non ho”

Il successo di “quello che non ho” dimostra che per fare tv non serve volgarita’ ed imbecillita’. Non e’ vero che la tv intelligente fa il deserto. E’ quanto ha scritto poco fa su Twitter, Nichi Vendola presidente di Siistra Ecologia Liberta’, commentando il successo della trasmissione di Fazio e Saviano su La7.

Vendola: agenzie 15 maggio 2012

TERRORISMO: VENDOLA, CI METTEREMO DI TRAVERSO = (AGI) – Genova, 15 mag. – “Non direi che siamo di fronte alla ripresa del terrorismo. Siamo di fronte a fatti gravissimi, a segnali che auspicano un ritorno alla lotta armata e faremo tutto quello che e’ nella nostra passione e nel nostro dovere per metterci di traverso [...]

Elezioni centrosinistra: direzione nazionale, domani 16 maggio ore 14,30

La direzione nazionale di Sinistra Ecologia Liberta’ si svolgera’ a Roma, domani mercoledi 16 maggio 2012, presso il Centro Congressi Palestro in via Palestro 24 (zona Piazza Indipendenza), a partire dalle ore 14.30. Lo rende noto un comunicato dell’ufficio stampa del partito. Al centro della discussione – prosegue  la nota di Sel -  l’esito delle [...]

Migliore: Hollande-Crisi

Meno male che c’e’ Francois Hollande. Nel momento piu’  buio della crisi economica e sociale del Continente,  fanno davvero piacere le parole del presidente francese appena insediato: solidarieta’ e crescita sono gli obiettivi che devono mettere in soffitta il fallimentare progetto del fu Merkozy. Lo afferma Gennaro Migliore, responsabile Esteri di Sinistra Ecologia Liberta’. In [...]

Amministrative: domani 16 maggio Vendola a Isernia

Nichi Vendola, infine interverra’ ad Isernia domani sera mercoledi 16 maggio 2012, alle ore 20.30 presso il salone dell’Hotel Europa  ad una manifestazione pubblica a sostegno del candidato sindaco del centrosinistra Ugo De Vivo

Elezioni: Nichi Vendola a Genova per Doria, martedì 15 Maggio

ELEZIONI NICHI VENDOLA (SEL) A GENOVA PER MARCO DORIA MARTEDI  15 MAGGIO 2012 IN VAL POLCEVERA DALLE ORE 17.30 IN POI Il presidente di Sinistra Ecologia Liberta’, Nichi Vendola sara’ a Genova domani pomeriggio martedi 15 maggio 2012 a sostegno di Marco Doria, nell’ambito della campagna elettorale per i ballottaggi. Il candidato del centrosinistra a [...]

Centrosinistra. Vendola a Bersani e Di Pietro

  Io credo che con Bersani, con Di Pietro e sopratutto con tanti altri che sentono insopportabile la situazione in cui si trova l’Italia e l’Europa intera, bisogna discutere innanzitutto di cosa significa costruire e governare il cambiamento. Per esempio, piuttosto che concentrarci ora sulla figura del leader ora e’ molto importante capire se il [...]

Gay. Obama. Intervento di Vendola a Rainews

  Dal presidente Obama parole coraggiose e limpide. Una lezione per tutti i politici di ogni Paese. Cosi’ Nichi Vendola, presidente di Sinistra Ecologia Liberta’ in diretta tv poco fa con il direttore di RaiNews Corradino Mineo. In Italia – prosegue  il leader di Sel – siamo all’anno zero. Un Paese, il nostro bloccato sui [...]

Crisi di Governo. Dichiarazione di Nichi Vendola

  Sono molto colpito dal fatto che i principali esponenti del governo si atteggiano oggi ad analisti di costume, a sociologi. Leggo che Passera e’ angosciato dall’entita’ delle conseguenze sociali sulla mancanza di occupazione. Lo afferma Nichi Vendola, presidente di Sinistra Ecologia Liberta’, nel corso di un’intervista con Corradino Mineo su Rainews. Insomma da quando [...]

Lavoro. Precarietà. Intervento di Nichi Vendola

Sono infastidito quando le prime domande sono sempre sulle alleanze, sulla leadership ecc…Penso che il tema piu’ scottante con cui la politica e il centrosinistra debbono fare i conti e’ la precarieta’, il fatto cioe’ che c’e’ un’intera generazione che fatica ad agganciare una prospettiva di  collocazione della propria vita nel futuro. Un’intera generazione che [...]

1 di 10 Comunicati stampa

Sinistra Ecologia Libertà - Via Goito 39 (4° Piano) - Roma - Tel. 06/44700403 - Fax 06/4455832 - redazione@sxmail.it
Realizzato da Ivano Noè