L’articolo 18 non si tocca

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Dopo la manovra economica ecco che si ritorna a parlare di articolo 18. Tale argomento è da tempo un tema controverso su cui si combattono la politica, i sindacati e gli imprenditori. Dopo una manovra che, in misura maggiore, ha colpito i lavoratori torna di moda anche il tema dei licenziamenti facili. Nichi Vendola, Presidente di “Sinistra, ecologia e libertà”, chiude a qualsiasi ipotesi di riforma dell’articolo 18 sostenendo anche che se tale riforma prendesse piede la reazione sarebbe durissima.

Affermazione dura e senza mezzi termini quella del leader di Sel che, a margine dell’incontro avuto con i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil, ha continuato ad attaccare il nuovo Governo Monti sulla manovra definita iniqua che comunque, a suo giudizio, il Partito Democratico ha contribuito un po’ a migliorare.Tale articolo è un argomento tabu’ perche’ riguarda la carne viva dei lavoratori e i diritti delle persone e non si può pensare di dare lavoro con il licenziamento facile, sarebbe una perfidia inaccettabile togliere diritti.

Vendola e i sindacati hanno intavolato una lotta comune che è stata confermata anche dal segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni, dal segretario confederale della Uil, Domenico Proietti e dal rappresentante della Cisl, Maurizio Petriccioli.”Abbiamo riscontrato con Vendola convergenze importanti”, ha riferito Fammoni sottolineando che le iniziative sindacali continueranno anche dopo l’approvazione della manovra in Senato.

In un periodo duro e critico come questo, dove si perdono migliaia di posti di lavoro proprio a causa della crisi, è sbagliato parlare di licenziamenti più facili; si dovrebbe lavorare per dare più diritti e sicurezze a chi, come i precari e i nostri giovani, queste sicurezze non le ha.Per Vendola combattere contro la crisi vuol dire dare piu’ diritti e giustizia sociale, non si possono intaccare i diritti frutto di decenni di lotta del mondo operaio; e’ una perfidia inaccettabile.

Ci sono 19 commenti per questo post
Giovanni Lamagna 22 dicembre 2011 - 08:01

22 dicembre 2011

Dei numerosi interventi a commento della nota, la cosa che più mi colpisce è la disponibilità (dichiarata o sottintesa) che colgo in alcuni compagni (quindi anche in alcuni compagni nostri, suppongo) a trattare sull’articolo 18, anzi a rinunciarvi, perché il problema non sarebbe quello di difendere il “vecchio” (che riguarderebbe solo pochi “privilegiati”), ma di trovare nuove tutele per i giovani.
Segno che una certa “ideologia” nuovista ha fatto largamente breccia. Eccome! Se persino in alcuni nostri compagni è penetrata l’idea (infame e molto singolare) che, siccome una protezione del tutto sacrosanta e del tutto coerente con lo spirito e la lettera della Costituzione, tutela solo una minoranza di lavoratori, tanto vale (per un criterio di “giustizia” al ribasso) toglierla anche a questa minoranza.
Dobbiamo ancora ricordare a questi compagni che, se una tutela è giusta e corrisponde a un diritto, forse è il caso di estenderla a quelli che non ce l’hanno ancora e non di toglierla a quelli che ce l’hanno?

Giovanni Lamagna
(Assemblea Provinciale SEL Napoli)

Franco 20 dicembre 2011 - 18:16

Premesso che io sono convinto che l’art.18 serve a salvaguardare diritti e non ad impedire assunzioni, io ritengo che il problema che il mondo del lavoro ha davanti oggi è come dare garanzie alle nuove generazioni che l’art. 18 non sanno cosa sia, visto che il loro lavoro, quante c’è, è solo precario, io ritengo che il sindacato deve accettare un dialogo con il governo e le controparti per studiare una legislazioni che assicuri alle nuove generazioni lavoro e maggiori garanzie, che possono essere anche diverse dall’art.18. Io ho 71 anni e quanto vedo le condizioni in cui vivono i ns. figli mi chiedo se la ns. generazione non ha forse commesso errori.

Anselmo Cioffi 20 dicembre 2011 - 17:12

Questo articolo di Carlo Clericetti spiega egregiamente cos’è l’art. 18 e perché bisogna difenderlo:

http://www.repubblica.it/economia/2011/12/20/news/l_articolo_18_tra_fatti_e_propaganda_di_carlo_clericetti-26917771/?ref=HRER1-1

Paolo Bg 20 dicembre 2011 - 13:31

Non possiamo rischiare di passare per conservatori o corporativi ( come i farmacisti) perchè difendiamo art.18 che si applica solo ai lavoratori delle medie e grandi imprese ‘i garantiti’ mentre 12 milioni di lavoratori sono esclusi non dobbiamo stare sulla difensiva, proponiamo di estendere l’art.18 a tutti i lavoratori; anche per chi lavora per 6 mesi per quei sei mesi si applica l’art 18 che impedisce i licenziamento senza giusta causa; LANCIAMO UNA PROPOSTA DI LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE PER ESTENDERE L’ART, 18 A TUTTI I LAVORATORI E TIPI DI CONTRATTO.
In questo modo possiamo ottenere almeno l’obbiettivo di far capire che l’art. 18 non riguarda il precariato, il rilancio dell’occupazione ma disciplina solo le procedure di licenziamento individuale.
Dobbiamo rilanciare l’ iniziativa sui temi del precariato, delle politiche industriali, del salario garantito e come reperire le risorse per rilanciare l’occupazione e non farci chiudere in un angolo sull’art.18 strumento che viene usato per colpire l’autonomia e l’organizzazione dei lavoratori nelle fabbriche.

Fabiano 20 dicembre 2011 - 12:23

Mi riconosco specificatamente nel primo commento, di Marcello Pesarini. Poi se vogliamo essere seri, la questione (quali sistemi di tutela per i lavoratori nel 2012 e oltre) non va elusa né usata come clava, ma viceversa discussa in profondità.
Dopodichè, è stata un’idea perlomeno infelice quella del ministro Fornero rilasciare un’intervista nella quale rimettere in discussione l’art. 18 in una giornata di sciopero generale.
Vogliamo esercitare un ruolo politico su questo passaggio fondamentale? Dato atto alla CGIL del suo essere un riferimento fondamentale della sinistra italiana, noi non siamo il sindacato. E quindi, rimbocchiamoci le maniche, ritagliamoci un ruolo all’interno di un dibattito vero, anche duro, ma che non lasci le cose come stanno. Perchè se non siamo ciechi, ci rendiamo conto che questo sistema non è equo, in particolare con i giovani. Dunque, se una cosa non va più bene, bisogna cercare di cambiarla. In meglio.

Giovan Sergio Benedetti 20 dicembre 2011 - 11:10

Scusate, ma a chi serve l’art.18? ci sono milioni di lavoratori che perdono il posto di lavoro, questo è il problema, e l’art.18 non li aiuta, vero è che non aiuterà neanche le aziende e la ripresa economica sopprimerlo, ma forse farne la Stalingrado della sinistra non risolverà i problemi di nessuno e non aprirà nuove prospettive alla sinistra, appare anche un pò una strenua e inutile difesa dell’esistente, che non è certo una cosa da difendere con tutta la nostra passione, una battaglia i difesa con tanti fronti d’attacco da aprire

Alfonsodt 20 dicembre 2011 - 10:53

ma compagni e compagne!!su!!che arretrati che siete!ma siete proprio dei comunisti vecchio stampo.l’art.18 non deve essere più un tabù nel 2012 e oltre,il padrone,pardon il capitalista, o scusate,il datore di lavoro in questo mondo che si evolve,deve avere le mani libere,che senso ha l’art.18,quando posso chiudere interi stabilimenti (aperti e costruiti con soldi pubblici),lasciando in mezzo ad una strada migliaia di lavoratrici e lavoratiri senza pagare un centesimo per questa macelleria sociale,per questo scempio,per questa ingiustizia sociale. in un paese democratico tutto questo non sarebbe avvenuto! quindi hanno ragione da vendere questi dittatori finanziari,dopo tutto quello che abbiamo potuto fare in questo paese,a cosa serve più l’art.18- ai lavoratori e alle lavoratrici prima gli abbiamo tolto con facilità il salario rendendo il mondo del lavoro flessibile e precario,guarda caso abbiamo gli stipendi più bassi dei paesi industrializzati e adesso gli togliamo anche la dignità,cosi non rompono più i c……..!!! chi vuole lavorare o accetta le nuove condizioni del padrone,oppure fuori dai cancelli. vogliamo capire si o no! che la colpa della crisi attuale è di noi operai che siamo troppo tutelati?o non lo vogliamo capire che la crisi finanziaria l’abbiamo generata noi che lavoravamo vicino agli alti forni,sulle catene di montaggio,sulle impalcature edilizie,sui trattori che rivangano la terra,sulle macchine taglia e cuci,sulle strade a mettere catrame. la crisi finanziaria globale l’à generato il mondo del lavoro e per questo è giusto che paghi il costo dello stesso.sè, cè lo stanno dicendo e spiegando pure i professoooroni della boccoooni sicuramente sarà cosi.noi che non abbiamo studiato certe congiunture e concetture non le possiamo capire e nè le dobbiamo capire,altrimenti loro perchè avrebbero studiato!! saluti fraterni e buon natale a tutti!! alfonso di tullio.mil/Te SEL.

Andrea Tomada 20 dicembre 2011 - 10:43

Dieci anni dopo i tre milioni del Circo Massimo ci ritroviamo al punto di partenza: ma il pensiero neoliberista non sa proporre altro? Un sistema manifatturiero che accetta la logica della competizione al ribasso che arriva dalla Cina, dall’India o dal Brasile, incapace di rinnovarsi e di progettare qualcosa di diverso dalla Panda, dalle borse in pelle o dalle piastrelle: questo è e sarà il maggior ostacolo alla crescita dell’occupazione. Urge una vera politica industriale, che sappia incentivare la green economy, il riassetto idrogeologico del territorio e mettere a reddito l’enorme patrimonio culturale del Paese, altro che l’ennesimo attacco ideologico all’articolo 18. “Permettetemi prima di licenziare e vedrete poi che assumerò”: servono commenti?

Claudio 20 dicembre 2011 - 09:12

Non penso ci voglia calma, c’e n’è da essere agitati e occorre attaccare per non difendersi quando sarà tardi perchè :
1) guarda caso nei periodi in cui l’opinione pubblica è + disttenta (festività, periodi estivi etc.) si lanciano ad hoc questi messaggi
2) sicuramente negli incontri segreti del “tunnel” tra i nuovi alleati Alfano, Bersani e Casini ne hanno parlato
3) Monti e Fornero non lo nascondono vogliono togliere tutte le tutele al lavoro dipendente ,sono d’accordo con Draghi , Marchionne e Marcegaglia (Sacconi era Maria Goretti a confronto)
4) E’ chiaro che tutta la campagna di stampa , anche se Bersani fa il solito “cascato dalle nuvole” è indirizzata all’attacco dello Statuto dei Lavoratori, del Sindacato e della Sinistra (Ichino , Letta, Franceschini, d’Alema , Veltroni, Fioroni, Treu, Repubblica, La Stampa , Corsera, 24 Ore …)
Basta ?

Angelo Marotta 20 dicembre 2011 - 09:04

Professoressa Fornero, allora erano lacrime di coccodrillo le sue?
Pur mantenendo la mia posizione duramente critica, di condanna e di contrasto alla manovra del Governo Monti, in occasione della presentazione del decreto “salva Italia”, avevo creduto alla spontaneità delle lacrime della ministra.
Oggi però, a distanza di poche settimane, vederla subito impegnata nel tentativo di demolire l’art. 18, fa pensare che la professoressa ha un “debole particolare” verso lavoratori e pensionati. Grazie di tanta sensibilità, ma preferiremmo che lei e il prof. Monti la dedicaste in tutt’altra direzione. Verso “gli intoccabili”, quelli ai quali anche voi, cara professoressa, vi rivolgete genuflessi.
E per favore, non dica di sentirsi minacciata, tentando anche lei, in modo meschino e miserabile, come hanno fatto alcuni suoi recenti predecessori, di mettere a tacere reazioni e proteste, peraltro di chi ha titolo per farlo, con la scusa che queste possano “alimentare un clima di odio e di terrore”.
Il terrorismo, esimia professoressa, tanto per parlar chiaro senza allusioni ipocrite, non ha mai agito per conto dei lavoratori, ma solo e con il preciso compito di danneggiarli e indebolirli.
Un’ultima cosa ministra: ci spiega perché, per fare un contratto a tempo indeterminato (era ora) ai precari, occorre procedere ad abolire l’art. 18?
Forse per evitare alle imprese il disturbo del rinnovo dei contratti individuali a termine (quando questo avviene) e preoccuparsi solo di chi licenziare all’occasione.
La “modernizzazione” del mercato del lavoro, come la chiamano liberisti e confindustriali per “fottere” i lavoratori, passa attraverso ben altre strade che dovrebbero riguardare il rafforzamento della tutela e dei diritti dei lavoratori, la democrazia sul posto di lavoro e la sicurezza. La democrazia e la sicurezza professoressa Fornero, quelle maggiormente colpite negli ultimi anni dai governi e da qualche amministratore delegato rampante e spregiudicato. Perché non comincia da lì professoressa?
Allora forse potrei tornare a credere alla spontaneità di quelle lacrime.

Giovanni Ambrosi 20 dicembre 2011 - 08:29

Oramai non credo più nella politica. Come hanno toccato le pensioni vedrete che aboliranno l’art. 18. Comunque sono deluso della sinistra, approvando l’abolizione delle pensioni di anzianità. Il Governo Monti è una invenzione del PDL e del PD.

Antonio 20 dicembre 2011 - 00:48

CALMA CALMA !!!

sono solo frottole inventate dai mass media per vendere i gioranli.

non c è nessuna proposta da parte del governo.
del resto la gente deve ancora digerire la legge sulle pensioni .
voglimo rovinare la digestione agli italiani ?
adesso andiamo in vacanza
per dio un po di relax ,,,,,,pettiniamo le bambole
una vancanza relax in egitto…
facciamo la punta alle piramidi !!

anno nuovo idee nuove vedrete ….la ‘compagna’ prof.esa Fornero estenderà l’ art. 18 alle aziende sotto i 18 dipendebti
buon natale

Ambri 19 dicembre 2011 - 23:10

solo ideologia capitalistica

Paolo 19 dicembre 2011 - 21:28

La realtà è evidente a tutti…da quando la Cina è stata accettata nel WTO senza che fosse costretta a concedere i diritti civili ai suoi cittadini l’economia affaristica dell’occidente si è trasferita tutta là e oggi, con l’ingresso della Russia alle stesse condizioni, probabilmente si trasferirà di nuovo visto che la Russia è più vicina ed è ricca di materie prime e di gas. Ricordiamoci sempre che negli affari il peggio vince sempre.

Giancarlo 19 dicembre 2011 - 20:47

L”ARTICOLI 18 è STATO CONQUISTATO COL SUDORE DEI LAVORATTORI,NON DEVE ESSERE TOCATO, E DAI TEMPI DEL GOVERNO CRAXI,CON L”ANNULAMENTO DELLA SCALA MOBILE CHE SI DOVEVANO CREARE POSTI DI LAVORO E DOPO 20 O 25 ANNI STIAMO PEGGIO DI PRIMA, E DA DIVERSI ANNI CHE LE FAMIGLIE NON ARRIVANO A FINE MESE SENE PARLA, DI CONCRETO NIENTE. PENSO CHE CERTI POLITICI NON SIANO PIU CREDIBILI.( FORZA NICHI)

Luigi 19 dicembre 2011 - 19:06

hanno fatto una riforma pensionistica che toglie la dignità alle persone dopo una vita di lavoro,adesso vogliono toglierci la dignità sul posto di lavoro ,riprendiamoci orgoglio e dignità con LA MADRE DI TUTTE LE BATTAGLIE REDDITO-MINIMO-GARANTITO

Giuseppeg 19 dicembre 2011 - 18:40

Passata la manovra, ora si metterà mano all’articolo 18, davvero un bel periodo per noi POVERACCI!!!. Poche centinaia di migliaia di farmacisti, notai, taxisti e professionisti vari, sono riusciti a fare scudo sul super governo costringendo i professori a tenersi lontani dai loro interessi. Milioni di lavoratori dipendenti e pensionati, disorientati, disorganizzati e terrorizzati si stanno vedendo togliere la dignità, il lavoro, la pensione, in nome della salvezza della PATRIA stiamo subendo ogni sorta di umiliazione. La Marcegaglia dice che l’art. 18 non è un tabù, ha ragione è tutto molto chiaro è il completamento della riforma delle pensioni, oggi ce la vediamo più lontana e più leggera, con l’abolizione dell’art. 18 ce la vedremo volatilizzare perché se daremo agli imprenditori la possibilità di licenziare senza giusta causa, in nome dell’occupazione giovanile che costerà di meno e produrrà di più, i lavoratori cinquantenni, stanchi e pieni di acciacchi si ritroveranno senza lavoro e sensa pensione, proiettati in un limbo che creerà una generazione di disperati.

Marcello Pesarini 19 dicembre 2011 - 18:40

Bene, compagno Nichi, avevo sottolineato con amarezza il salto che alle volte distanzia le tue parole dalle vicinanze tattiche al centrosinistra così com’è. Ma il punto è proporre, e praticare. La partecipazione allo sciopero del Pubblico Impiego di oggi 19 mi conferma che il senso della dignità del proprio compito, della sua necessità, è ancora una linea di demarcazione verso la cialtroneria. Ma vanno date risposte alle nuove generazioni, quelle che devono portare avanti il decoro e la necessità del proprio impiego senza conoscere il diritto pieno, senza averlo mai conosciuto. In questo campo non basta la risposta del salario sociale, è necessaria una grande campagna per i lavori utili, a partire dal dissesto idrogeologico, come ha proposto SEL.

Carmine 19 dicembre 2011 - 18:23

scusate art 18 e quasi operativo le aziende chiudono quando voglio senza avviso questo è l art.18

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