La cura del comune e la logica del saccheggio. Idee e proposte contro la crisi

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Idee e proposte contro la crisi – Nel capolavoro del genere crime di Trevanian, Shibumi il ritorno delle gru, si racconta di una sovrastruttura di governo delle cose del mondo chiamata Casa Madre. Questa entità, potentissima, finanziata e organizzata dalle multinazionali del petrolio e dagli Stati occidentali, imponeva scelte, priorità e tempi ai governi nazionali e alle loro strutture di intelligence prefigurando società sostanzialmente post democratiche. La vicenda è stata scritta durante i mitici settanta. Sono passati quaranta anni da quella lucida illuminazione che oggi potrebbe trovare corpo e sostanza nel mondo dei rating e della finanza globalizzata.

Quel mondo più ordinato, fondato su blocchi d’acciaio, geometrie e perimetri nitidi sembra farci persino nostalgia. Il mondo del compromesso socialdemocratico tra Capitale e lavoro, il mondo della produzione di merci materiali fondato su un capitale industriale tendenzialmente nazionale è in via di estinzione. Non il lavoro manuale ma la natura prevalentemente nazionale e territoriale delle imprese guida.

Oggi siamo in presenza di una economia finanziaria fortemente interconnessa dove diventa assai complicato definire i confini tra economia produttiva, finanza e speculazione. Possono giocare ruoli contrapposti e possono, contestualmente, apparire come spicchi del medesimo prisma. A volte rimane utile distinguere i piani. Ma spesso si tratta di semplificazioni, propaganda non in grado di misurarsi con la complessità che ci troviamo a vivere.

Per esempio il Debito degli Stati, a cominciare dagli USA, è un accumulo di vicende cominciate nella seconda metà degli anni settanta, quindi la situazione attuale è figlia delle diverse fasi che il capitalismo ha attraversato negli ultimi quaranta anni. E il debito non è di per se una malattia, senza un utilizzo virtuoso del deficit spending lo sviluppo economico del novecento non sarebbe stato lo stesso (semmai si può ragionare sull’utilizzo del debito durante crisi cicliche e durante crisi strutturali).

Eppure siamo dentro un velocissimo cambio di paradigma.

Siamo nella fase rapace di un neoliberismo senza regole che ha straripato distruggendo la capacità di contenimento da parte della sovranità popolare. Siamo nella fase del saccheggio. Saccheggio dei beni pubblici, di ciò che rimane degli Stati e dei loro asset strategici. Saccheggio della biosfera. Saccheggio del lavoro dipendente, dei pensionati e dei giovani precari senza futuro.

Nonostante gli errori del 2008 e le pesanti responsabilità che ne conseguirono per aver benedetto il verminaio dei subprime, le agenzie di rating, Standard&Poor’s, Moody’s, Fitch, hanno riguadagnato terreno fino ad arrivare a dettare l’agenda politica a USA e Europa. Lo hanno fatto in mille modi, soprattutto lo hanno fatto sostenuti da una ideologia fortissima: applicare alle finanze degli Stati parametri e indicatori utilizzati per le finanze aziendali.

Tutto questo accadeva nel deserto di una politica senza vision e senza una idea di società alternativa alle tecnocrazie neoliberiste. Tutto questo è stato possibile grazie alle difficoltà di Obama e di una Europa rimasta nel guado della sua integrazione politica. Così mentre il Trattato di Maastricht affrontava i cosiddetti squilibri del settore pubblico nessuno si occupava di quelli privati con le agenzie pronte a benedire le operazioni più spericolate. Fino a chiudere entrambi gli occhi di fronte ai credit default swaps, le scommesse sulla bancarotta di un debitore, Stati compresi.

Oggi la situazione rischia di far saltare l’intero banco. Anche per questo i Capitalisti dal “volto umano” da Warren Buffet a Montezemolo e De Benedetti, chiedono a gran voce di poter partecipare agli sforzi anticrisi consapevoli della posta in gioco. E’ chiarissimo l’americano quando dice, “verso solo il 17% del mio imponibile mentre i miei dipendenti arrivano al 41%”. Nessuna filantropia, solo la consapevolezza che disuguaglianze così grandi potrebbero determinare conflittualità diffusa e quindi ulteriore instabilità sui mercati. E’ accaduto a Madrid e Londra, può accadere di nuovo ovunque.

Contestualmente siamo dentro un ridisegno complessivo dei rapporti della geopolitica e della “geoeconomia” in senso multipolare. Nel 2025 Cina, India, Messico Russia, Brasile e Corea del sud faranno da soli metà della crescita economica mondiale. Nel 2013 il Brasile supererà l’Inghilterra, nel 2019 il Messico farà altrettanto con l’Italia e nel 2050 le sette economie emergenti saranno del 64% più grandi di quelle del G-7.

“La Cina continuerà ad acquistare titoli del debito americani ed europei ma chiede in cambio che i Governi occidentali si impegnino a varare riforme di lungo periodo per invertire il trend di ddeclino dei conti pubblici”. Così ha commentato Jones Li Daouki, consigliere della People’s Bank of China. Un consiglio interessato e determinato potremmo definirlo.

Di fronte alla crisi sistemica del neoliberismo globale e al ridisegno multipolare dei rapporti di forza tra aree geografiche del pianeta diventa indispensabile rimettere al centro il ruolo dell’Europa. La partita in corso come è evidente da un lato squaderna la più classica delle contraddizione, quella tra il Capitale (multiforme) e il Lavoro. Quaranta anni in cui una gigantesca quantità di risorse si è spostata dal lavoro alla rendita nelle sue diverse salse.

Dall’altro ci consegna un piano di sempre maggiore incompatibilità tra Economia e Democrazia, tra tecnocrazia e sovranità popolare. Dovremmo saper cogliere e agire le contraddizioni presenti in entrambe le coppie in contrasto. Ma mentre la vicenda lavoro salario redistribuzione va giocata su scala europea e nazionale, quella della rappresentanza e della sovranità può deve essere posta soprattutto su scala europea. La risposta alla negazione di una democrazia sostanziale di carattere continentale non può essere in una sorta di rigurgito populista neo nazionale. Anche per il piano inclinato che porta direttamente in braccio a forme neonazionaliste assolutamente regressive.

Piuttosto bisogna rilanciare il dibattito sulla democrazia europea, una democrazia inclusiva capace però di decidere e di battere sul tempo le cavallette del capitalismo del terzo millennio. Pena la fine della politica per come l’abbiamo conosciuta. Battere le tecnocrazie e battere la tentazione di una diarchia franco-tedesca pronta a fare da supplente interessato al deficit di politica europea. C’è bisogno di una iniziativa forte che definisca lo spazio pubblico europeo come lo spazio comune, indispensabile per qualsiasi ipotesi di uscita democratica dalla morsa in cui siamo immersi. Da una lato le compatibilità tecnocratiche che inneggiano alla bandiera ideologica del pareggio di bilancio da inserire addirittura nelle Costituzioni. Dall’altro il populismo neo nazionale.

In questo senso è davvero molto importante l’iniziativa di Change for Europe che mette insieme Vendola, Martin Schulz, Jacques Delors, Daniel Cohn-Bendit, Marine Aubry e tanti altri su una piattaforma rosso-verde fondata su una politica fiscale europea comune, più tasse sui redditi da capitale e meno su quelli da lavoro, una tassazione progressiva che non danneggi i redditi medio bassi, varo di una fiscalità ecologica, tasse sulle transazioni finanziarie e soprattutto una apertura importante sugli Eurobond nella versione “project bond” (non tanto obbligazioni a sostegno del debito quanto strumento a sostegno della “crescita”, e aggiungerei del benessere, della cura e di una società sostenibile).

Un passo in avanti importante ma ben al di sotto di ciò che serve.

Dovremmo farci carico anche a partire dai nostri livelli territoriali e nazionali di promuovere iniziative che sappiamo mettere in campo ipotesi di lavoro e di governo capaci di spostare la sovranità dalla Economia e farla tornare nel campo della Politica.

Sarebbe utile organizzare a Roma (città simbolo della unificazione europea) un summit che veda la presenza del campo della sinistra europea (socialisti, comunisti, verdi), dei sindacati, della intellettualità diffusa, di chi si oppone anche nell’accademia al mantra del pareggio di bilancio, dei movimenti della insubordinazione giovanile generalizzata, delle autonomie locali e delle città, vero cuore pulsante dell’Europa dei popoli, per trovare strategie e piattaforme condivise su scala continentale.

Senza una assunzione di responsabilità su scala sovranazionale rischiamo di abbaiare alla luna e di ridurre tutto a beghe provinciali fuori contesto. Non sarà sfuggito a nessuno credo che il problema a queste latitudini non è solo Berlusconi. Oggi la credibilità del Paese è di fatto garantita dal capo dello Stato e dal prossimo presidente della BCE Mario Draghi. Entrambi svolgono, spesso straripando, una funzione che va ben al di là dei compiti assegnati dalla Costituzione e dalla consuetudine.

Per questo la discussione sugli Eurobond e su chi e come li governerà è una discussione decisiva per reinventare lo spazio democratico. Già immaginare un board che abbia a che vedere con la sovranità popolare espressa dal Parlamento europeo come controparte della BCE sarebbe un passo avanti.

Mettendo insieme gli stock di titoli dei diciassette Paesi dell’euro, si arriva a 5.500 miliardi di euro (lo stock Usa è di 6.600 miliardi di euro). Dimensioni di questo tipo rendono più difficile un attacco speculativo. Inoltre sarebbe l’intero processo europeo a fare un passo in avanti stabilendo un criterio di solidarietà e di redistribuzione del danno. In Germania il dibattito è drammaticamente aperto con socialdemocratici e verdi schierati a favore degli Eurobond e il governo appeso tra vincoli nazionali e richiami alla governance globale, “fino a quando questa coalizione sarà alla guida, non ci saranno gli Eurobond” spiega il ministro dell’Economia Philiph Roesler.

Da ultimo la proposta di Prodi e Quadrio Curzio ci obbliga ad entrare maggiormente nel merito tra le diverse interpretazione di Eurobond. Tra la proposta di Delors del ’93 di Unionbond, garantiti dal Bilancio della Comunità Europea per finanziare infrastrutture transeuropee, poi ripresa da Barroso nel 2010 e gli Eurobond di Juncker e Tremonti pensati per ristrutturare i debiti pubblici nazionali c’è una differenza sostanziale. Prodi si situa più o meno nel mezzo dividendo in due parti le risorse raccolte per fare l’una e l’altra cosa sforzandosi di garantire i Paesi più forti, Germania in testa, mettendo in campo riserve auree e beni di famiglia ( azioni Eni, Enel, Finmeccanica, Poste).

Sciolti alcuni nodi relativi al dibattito globale ed europeo saremmo più credibili nell’affrontare la macelleria sociale proposta da Berlusconi nascosto nel cono d’ombra delle tecnocrazie di Bruxelles.

A questa latitudine la responsabilità della manovra è tutta in capo al governo di centro destra.

Un Paese alla deriva con un impoverimento complessivo che fa paura dove i ceti medio bassi del lavoro dipendente pagheranno il conto per tutti. I dati sulla disoccupazione giovanile sono eloquenti così come il numero di giovani tra i 15 e i 24 anni che hanno smesso di studiare, che non seguono corsi e che non cercano lavoro. Il 16% del totale, di gran lunga il più alto tra i Paesi occidentali, fa spavento. Così come l’inaccessibilità del credito che non permette, sempre ai più giovani di accedere al risparmio e al credito quindi al mutuo per la casa consegnandoli ad una precarietà esistenziale senza via di fuga. In questo quadro, appare difficile immaginare persino l’indignazione come capacità di vertenzialità diffusa di medio periodo.

Restano i fuochi del 14 dicembre e le immagini del saccheggio dei riots londinesi. Che non sono la cura ma il sintomo esplicito di una malattia grave che attraversa le nostre società. Senza una idea di alternativa di società, senza la cura per i beni comuni, senza il farsi carico di ciò che è comune i riots sanno di disperazione e, in piccolo e del tutto inconsapevolmente, emulano la pratica principale dell’egemonia culturale neoliberista, quella del saccheggio e della devastazione di ciò che rimane della cosa pubblica. Nel saccheggio non vi è traccia di pratiche costituenti, vi è solo il primato della merce.

Le immagini della pubblicità della Nike affidata al volto di Wayne Rooney, asso del Manchester United, con uno scarpino in mano e lo slogan “be the wreapon not the target” (essere l’arma non l’obiettivo) campeggiava tra i fuochi londinesi. Nulla spiega meglio di ogni altra cosa questa sinistra eterogenesi dei fini dove il brand incita al saccheggio di se stesso.

La manovra aggrava ulteriormente la situazione. E aggiunge un insopportabile peso classista.

Diritto al licenziamento, contratti aziendali validi erga omnes, taglio delle festività del 1 maggio e del 25 aprile, la privatizzazione dei servizi pubblici locali in barba al referendum, la privatizzazione di aziende sane come Eni, Poste, Rai, le mani sul tfr e le tredicesime, i tagli alla politica trasformati in tagli alla democrazia con le iniziative contro le autonomie locali, la riduzione dei fondi fas in particolare per la banda larga e la prevenzione dei rischi da dissesto idrogeologico, il balletto sulle pensioni fatto prevalentemente sul corpo delle donne, la riforma dell’apprendistato con la riduzione delle ore di formazione, l’ulteriore difficoltà per le assunzione dei lavoratori disabili. Inoltre il cosiddetto contributo di solidarietà, poiché imposto con l’innalzamento delle aliquote Irpef sopra i 90.000 euro colpisce quasi esclusivamente i redditi e le pensioni da lavoro dipendente.

Infine il drastico ridimensionamento del welfare locale ridurrà alla disperazione e alla solitudine migliaia di persone che già sono in difficoltà .

Tagli su tagli, nulla di rilevante sul piano delle entrate e degli investimenti per la ripresa.

Dovremmo nei prossimi giorni costruire come campo largo del centro sinistra e forze sociali una piattaforma credibile radicalmente alternativa.

La proclamazione dello sciopero generale da parte della CGIL per il 6 settembre è il segnale che serviva. Otto ore di sciopero in cento piazze del Paese per rappresentare al meglio le mille forme del disagio di chi non può essere spremuto ulteriormente.

Un segnale fortissimo sul piano simbolico supportato da una piattaforma antigovernativa largamente condivisibile. La CGIL “vuole contrastare il carattere depressivo del decreto e propone un fondo per la crescita e l’innovazione da destinare ad un piano energentico nazionale, a politiche di green economy, alla ricerca e allo sviluppo e ad una seria politica industriale per il Mezzogiorno”.

Uno sciopero importantissimo da generalizzare chiamando alla indignazione e alla mobilitazione anche quelli che non hanno né un luogo, né la forza per scioperare. Precari, intermittenti, giovani, over quaranta, lavoratori al nero.

Per quel che ci riguarda dovremmo contribuire alle mobilitazione con i nostri corpi e con la pervasività di idee capaci di dimostrare che anche un’altra politica è possibile.

Lotta all’evasione basata sulla tracciabilità (200 miliardi di sommerso fiscale e previdenziale). Imposta patrimoniale sulla ricche immobiliare.

Introduzione dell’ici e dell’ires per il patrimonio della Chiesa cattolica (3 miliardi di euro). Aumento della tassa di successione.

Valorizzazione dei servizi pubblici locali intesi come beni comuni nella esclusiva disponibilità dei cittadini.

La difesa dei servizi pubblici locali è per noi irrinunciabile.

Il tema semmai è come trasformare le ex municipalizzate in aziende legate ad un singolo territorio, con una mission specifica e con un effettivo controllo e partecipazione dei cittadini per favorire il conseguimento degli obiettivi statutari (pulire la città, garantire l’acqua, efficentare il trasporto pubblico locale).

In particolare sul fronte delle entrate risulta convincente la contromanovra da 60 miliardi, 30 da destinare al debito e 30 per la ripresa, proposta da Sbilanciamoci.

Rendite finanziare da tassare al 23%.

Patrimoniale al 5%1000.

15% sui capitali scudati.

Tassazione sulle emissioni di CO2.

Riduzione della spesa militare.

Ritiro dall’Afghanista e stop al progetto degli F35.

Passaggio all’open source nella pubblica amministrazione.

Cancellazione delle grandi opere tanto per citare i passaggi più significativi.

Così come risulta importante indicare quale è per noi il terreno della ripresa coniugata con la sostenibilità ambientale e sociale.

Sostegno alla green economy alle piccole opere e alla cura del paesaggio, alla innovazione e alla ricerca, alla mobilità sostenibile, alla scuola pubblica e al welfare.

Rilanciare il welfare locale significa difendere i livelli essenziali di assistenza per bambini, anziani, diversamente abili e ridare significato alla parola Comune.

I Comuni non sono un fatto contabile e neanche solo un presidio della democrazia, sono la storia, l’identità, il linguaggio, la narrazione e la coscienza di luogo che hanno fatto grande questo Paese e l’intera Europa. I Comuni hanno a che vedere con la bellezza come fatto pubblico. Cervara di Roma è uno scoglio a più di mille metri in direzione Abruzzo. Ha cinquecento abitanti, ma la maestosa e semplicissima bellezza della duecentesca fortezza benedettina è un patrimonio indisponibile alle beghe contabili della politica. Piuttosto meglio meno parlamentari, meglio una sola Camera, meglio una riduzione drastica degli stipendi di parlamentari, ministri e consiglieri regionali che mettere le mani sull’anello più debole, il sindaco e il piccolo Consiglio che presidiano con fatica e pochi mezzi la nostra millenaria civiltà comunale.

Spazio pubblico europeo e città, questi gli assi del modello di alternativa che dovremmo perseguire.

Ma il welfare è anche una diversa idea di cittadinanza. Per questo torna con più forza di prima il dibattito sul reddito minimo come capacità di investire sulle persone sottraendole a imbarazzanti livelli di sfruttamento.

Lo spazio per ridare dignità alla sovranità popolare si situa in questo tornante stretto. Tenere insieme la dimensione globale, quella europea e quella nazionale. Il saccheggio della economia del terzo millennio si vince con idee forti e alleanze sovranazionali, con la mobilitazione e la pratica dell’egemonia culturale. La logica del saccheggio si vince riproponendo la cura di ciò che è Comune, contro le solitudini e la disperazione di soggettività che devono ritrovare voce e speranza.

Il tempo dell’alternativa è adesso, dobbiamo coltivarlo nelle piazze di casa nostra e in quelle d’Europa preparando un’alternativa di governo che deve e può essere una alternativa di società.

ORA TOCCA A NOI

Massimiliano Smeriglio

Ci sono 24 commenti per questo post
Luciano Chiodo 1 settembre 2011 - 23:59

IL 6 SETTEMBRE C’E’ LO SCIOPERO GENERALE, E’ NECESSARIO CHE RIESCA, DIAMO IL NOSTRO CONTRIBUTO COME SEL, METTIAMOLO IN EVIDENZA SU TUTTI I NOSTRI SITI WEB, E’ L’IMPEGNO DECISIVO CONTRO LA MANOVRA CLASSISTA.

Francesco Tupone 29 agosto 2011 - 21:01

un documento ed una analisi davvero puntuale e convincente su tutti gli argomenti trattati, apprezzo e concordo parola per parola!!!

Vorrei sottolineare anche io che i Comuni, soprattutto i più piccoli, sono molto importanti se non fondamentali per la difesa e la salvaguardia delle bellezze del nostro paese: “arte, cultura e ambiente”, ovvero la nostra ricchezza ed i nostri beni comuni più preziosi, e quindi vanno assolutamente mantenuti.

Stefano 29 agosto 2011 - 14:19

Pur essendo iscritto alla CGIL, sono nel Direttivo Regionale della Funzione Pubblica, devo far presente che il 6 settembre anche il “sindacalismo di base” ha proclamato uno sciopero generale con una piattaforma molto più articolata di quella della CGIL. Una piattaforma che come SEL dovremo leggere con attenzione. Una piattaforma di “sinistra” in grado di “mordere” interessi consolidati e una cultura del “bene privato”. Come SEL dobbiamo avere attenzione sia per quanto si muove dentro la CGIL, ma uguale attenzione per le organizzazioni sindacali che si muovono alla sinistra della CGIL. Anzi, a mio parere, dovremmo aprire canali di dialogo e confronto, tanto con la CGIL che con queste organizzazioni sindacali, pur nel rispetto delle rispettive (mi si scusi il bisticcio)”ragioni sociali”.
Per quanto riguarda la posizione di SEL rispetto tanto alla “crisi” che al modello di società, sarà necessario costruire strumenti solidi di confronto (incontri pubblici, seminari, gruppi di lavoro, ecc.)al fine di giungere ad un programma quanto più concreto, condiviso e praticabile.

Francesco Da Milano 29 agosto 2011 - 01:23

interessante e centrato. Ho dei dubbi sulle grandi opere come bersaglio. A parte il fatto che mi pare Vendola sia a favore dell’alta velocità Napoli Bari penso che per una partito ecologista e progressista bisogna saper distinuguere tra opera e opera non fare un enunciazione di principio che ci fa sembrare dei signorno a prescindere…

voelvo poi ciedere una riflessione anhe sui tagli nel vivo della spesa dello stato. non pensate sia ora di discutere anche in SEL di previdenza? non tanto come principio ma guardando col lanternino i conti di quella italiana storica presente e le prospettive nei prossimi decenni?

Luca 28 agosto 2011 - 21:50

Analisi molto valida, nonostante un appunto mi lascia perplesso.

Si ritiene davvero che sia necessaria una diminuzione dei parlamentari (togliendo una camera è ciò che si otterrebbe) e sopratutto il mantenimento di tutti i comuni italiani?

Personalmente credo che gli sprechi delle strutture di governo italiani siano tanti e da colpite. Abbassare gli stipendi e i privilegi, ridimensionare e regolarizzare i vari portaborse, vigilare sugli affitti e mille mille altre questioni. Ritengo invece che il numero dei parlamentari sia un costo che la democrazia deve sostenere, sopratutto nell’ottica di una maggiore rappresentanza. Concordo che in questo sistema elettorale tale numero potrebbe sembrare eccessivo, ma diminuirlo porterebbe, a mio modo di vedere, alla totale rinuncia al ritorno a un sistema elettorale più proporzionale e rispettoso delle minoranze e delle differenze.

Per quanto riguarda i comuni, penso che iniziare a far passare la logica dell’accorpamento non sarebbe una tragedia. Esistono comuni confinanti le cui economie, strutture, peculiarità e caratteristiche sono praticamente identiche. Unirli aiuterebbe sia a risparmiare sia ad iniziare a pensare al territorio come unico e più facile da organizzare. Certo, la strada dell’imposizione non è certo quella giusta e ci sono determinate situazioni peculiari per cui si può anche tenere in vita un comune di 500 anime. In generale, però, ritengo che il continuare a tenere divisioni e a moltiplicare strutture di governo non sia la via da seguire.

Per il resto, un documento molto valido e necessario :)

Luca Gariboldi

Francesco Tanzarella 28 agosto 2011 - 17:33

Il documento proposto da Smeriglio, sostanzialmente condivisibile (anche se mi sfugge il nesso automatico tra il mantenimento dell’amministrazione comunale di Cervara e la salvaguardia della sua fortezza duecentesca), spingono ad ulteriori riflessioni, che sintetizzo in due domande.
1)L’allargamento delle posizioni favorevoli agli Eurobond e le autodenunce fiscali dei “capitalisti dal volto umano”, non fanno forse intravedere il formarsi graduale di un orientamento diverso da quello radicalmente liberista, ma pur sempre capitalistico? Un orientamento che uscirà fuori dal puro e semplice massacro del welfare, e che punterà a sostenere i debiti dei vari stati con emissioni di bond o con fondi europei, che sarà disponibile anche a qualche ridistribuzione fiscale,ma che sarà determinato nel perseguire la parità di bilancio, la privatizzazione dei servizi, la compressione di salari e di pensioni,la libertà globalizzata dell’impresa a cominciare da quella di licenziare.
2)Non è attorno a questo orientamento che già si sviluppano le politiche di “salvezza nazionale” e di quella concertazione tra le parti in cui il conflitto e la differenza di classe vengono annullati? E a questo nuovo orientamento e fase la sinistra moderata, e non solo in Italia, non sta già rispondendo col senso di “responsabilità” di chi trova inopportuni gli scioperi e superfluo il conflitto?
Se le risposte,infine, fossero positive, non dovrebbe SEL iniziare una riflessione ampia sulle scelte degli ultimi mesi, a cominciare dal sostegno al referendum Parisi?

Andrea Tomada 28 agosto 2011 - 15:45

Dobbiamo battere il ferro finché è caldo: il tema di quale politica economica per l’Europa e per l’Italia è la priorità delle prossime settimane. A partire da settembre cominciamo a portare le proposte di Massimiliano all’ordine del giorno dei circoli territoriali e poi – a ruota – iniziamo ad organizzare assemblee ed incontri pubblici sul tema. Sono convinto che iniziative in cui si provi a spiegare i perché più profondi delle scelte lacrime e sangue delle ultime settimane potranno incontrare il favore dell’opinione pubblica Dobbiamo tornare a fare cultura anche in ambito economico, con pazienza ed umiltà. Se poi il progetto fosse coordinato dall’alto, meglio…

Vincenzo 28 agosto 2011 - 11:46

UN OTTIMO STRUMENTO DI RIFLESSIONE POLITICA. BISOGNA TRASFORMARLO IN VOLANTINO SCHEMATICO E COMPRENSIBILE DA TUTTI ( PENSIONATI, OPERAI, ECC..) E DIFFONDERLO IN OGNI LUOGO.
INDISPENSABILE, PERO’, E’ LA RICERCA DI UNA CONCERTAZIONE CON IDV E PD PER PRESENTARE UNA PIATTAFORMA UNITARIA E UNA SOLA PROPOSTA DI PROGRAMMA : I COMPAGNI E IL POPOLO DI SINISTRA NON APPREZZA CHE OGNUNO VADA PER LA SUA STRADA IN PERENNI CONTRADDIZIONI !
SEMBRA CHE IL 2006 NON ABBIA INSEGNATO NULLA !!!!

Alfonso Morelli 28 agosto 2011 - 11:24

perchè non fare un volantino nazionale?

Cristian 27 agosto 2011 - 21:51

Straordinaria analisi.

Cristian 27 agosto 2011 - 21:51

Straordinaria analisi.Merita un’attenta lettura e l’attivazione immediata di una azione.

Leonardo Ragozzino 27 agosto 2011 - 21:45

Grazie Massimiliano. Era quello che tanti in SEL si aspettavano, e cioe’ una lettura della crisi e soluzioni originali non piegate alla sia pur tempestiva e coraggiosa contromanovra della CGIL che appoggiamo e sosterremo nello sciopero generale del 6 settembre. Densa e lucida la tua analisi eterodossa fotografa un quadro macro economico globale in continuo movimento e un bradisismo geopolitico nel quale e’ fondamentale, concordo pienamente, riprendere il filo spezzato della Sinistra europea per ritessere sinergie, alleanze, piattaforme, vertenze che non possono non avere una dimensione sovranazionale. Altrimenti ci avviteremo sempre di piu’ nel solipsismo nazionalistico che si chiude regressivamente nella ricerca di formule conservatrici e conservative.
Straordinaria e urgente la tua proposta di un summit a Roma (come giustamente ricordi città simbolo della unificazione europea) per riannodare tutti i fili dei pensieri e delle azioni alternative a questo modello di sviluppo, chiamando in causa e coinvolgendo personalita’ di tutti i settori della conoscenza, dell’Altra imprenditoria, dell’Altra politica.
A questo punto pero’ si pone un problema di comunicazione e di popolarizzazione dei contenuti, cioe’ come e a chi veicoliamo queste idee per fare in modo che ci si faccia comprendere dal piu’ ampio numero di cittadini possibile e si esca definitivamente dalle dinamiche dei veti e delle inerzie che hanno caratterizzato la storia fatta di luci ed ombre del partito della Sinistra europea. Io credo che le nuove generazioni ormai viaggino gia’ su lunghezze d’onda transnazionali e percio’ potrebbero essere molto sensibili ad un progetto del genere a patto che li si coinvolga all’agire politico destrutturato, cioe’ alla partecipazione e non alla delega in modo che tutti possano destinare, se lo vogliono, una parte del tempo per dedicarlo alla politica e al bene comune.
Per fare questo occorrerebbe disporre di facilitatori, formatori che raccontino l’urgenza di questo progetto nel modo piu’ semplice e accattivante, anche perche’, mi piace ricordare a questo proposito il filosofo Benasayag, “Solo le pratiche in cui ciascuno sviluppa le sue attività permetteranno la costruzione di una base comune. Nel nostro mondo in serie bisogna imparare uno strano radicalismo, agire diversamente in un’estrema singolarità per disegnare una nuova base comune”.
Una nuova pedagogia sociale, scevra di retorica, pregna di senso e di riscatto, e’ piu’ che mai attuale.

Francesco P. 27 agosto 2011 - 19:19

Pienamente d’accordo con Massimiliano!Ottime analisi e proposte concrete!
Spero che, come dice Sitiomundo, a settembre si possa iniziare a lavorare a livello locale,presentando analisi e proposte per uscire dal pantano in cui il capitalismo ci ha portati,in modo coordinato ed unitario-pur tra le differenze tra regioni.
Sarebbe ora di farlo, con coraggio, anche a costo di lasciare indietro quelli come Bersani e D’Alema che possono apporre tutte le firme che vogliono, però devono dar seguito alle buone intenzioni, anzichè farsi attrarre dai grandi interessi (perchè il PD, per esempio, è contrario allo sciopero del 6?)
Lo dico non per sottrarci alle accuse per colpe che non possiamo aver commesso (ci sto facendo l’abitudine…), ma perchè è ora di lanciarci, mostrando la maturità di un partito che ha quasi 1 anno di vita.

Sitiomundo Tommaso Cenvinzo Napoli 27 agosto 2011 - 18:44

intervengo semplicemente per scusarmi con il compagno Smeriglio se sono stato un po crudo in precedenza, però quello che mi aspetto, da un compagno come lui, è esattamente questo, analisi e proposte. E’ evidente che un partito nuovo, come il nostro, non ha ancora la forza di incidere attivamente nelle scelte del governo e nel panorama del centro sinistra così come è evidente che da sempre lavoriamo per l’unità del centro sinistra e di tutto quel mondo dell’associazionismo largo e dei movimenti. Concordo pienamente sulla necessità di costruire una forte sinistra a livello europeo ed una grande alleanza di forze progressiste e riformiste.. se l’avversario, negli anni, ha spostato l’asse decisionale su versanti transnazionali è giusto una riorganizzazione a livello transnazionale, vale sempre il vecchio motto del pensare globale ed agire locale . Adesso per dare continuità alla nostra azione politica è necessario che in autunno si prevedano una serie di iniziative a carattere regionale dove venga illustrata questa nostra linea politica.. massimiliano abbiamo bisogno di presentare nella varie federazioni regionali queste nostre analisi e queste nostre proposte.. Poi il nazionale proseguirà il suo lavoro di ricostruzione di un movimento europeo mentre le federazioni regionali daranno vita ad iniziative territoriali.. La nostra rete va ancora tutta strutturata, all’immobilismo degli altri bisogna opporre la forza delle nostre idee e del nostro lavoro..

Andrea Tomada 27 agosto 2011 - 17:00

“In toscana Sel è in varie amministrazioni che hanno privatizzato l’acqua pubblica ( chiedere ai fiorentini ad esempio), nonchè ha autorizzato lo scempio tav del mugello.”

Vivo a due passi da Firenze e a pochi chilometri dal Mugello; sento quindi il dovere di rispondere alle sollecitazioni di Eraldo.

1) La decisione del Comune di Firenze di aprire ai privati una parte del capitale di Publiacqua risale, se non ricordo male, ai primi mesi del 2005. L’operazione fu fortemente osteggiata da alcune liste civiche (in primis Perunaltracittà di Ornella De Zordo) e da Rifondazione Comunista. L’attuale SEL è parte della maggioranza in Palazzo Vecchio dal giugno del 2009, all’indomani della vittoria alle Comunali di Matteo Renzi (che per inciso – la notizia è di oggi – sta lavorando per ampliare la sua maggioranza all’UDC; seguirei con attenzione le mosse dell’attuale sindaco di Firenze, che a mio avviso stanno provocando molti mal di pancia in una parte dell’elettorato del PD, e sempre più ne provocheranno…). Tirare in ballo SEL per scelte di molti anni fa non ha, a mio avviso, molto senso. In occasione dei referendum del giugno scorso, SEL ha anzi organizzato molte iniziative in città a favore della ripubblicizzazione del servizio idrico (fra cui una nel parco dell’Anconella, storica sede dell’acquedotto comunale);

2) La TAV in Mugello è un progetto che affonda le sue radici ancora più indietro nel tempo, nei primi anni Novanta. L’opera fu osteggiata solo da Rifondazione Comunista e da alcune associazioni locali (IDRA in particolare), ma sostenuta a spada tratta da PDS-DS-PD. Di nuovo: perché tirare in ballo SEL per scelte di molti anni addietro? Aggiungo: la contrarietà al progetto non ha poi impedito al PRC di siglare accordi elettorali con il PD, né in ambito nazionale né in ambito locale. SEL ha oggi una posizione fortemente critica sul progetto per la realizzazione di un tunnel per il sottoattraversamento della città ai treni ad alta velocità (i cui lavori preliminari sono iniziati più o meno un anno fa contro il volere di buona parte delle forze politiche cittadine, di destra e di sinistra indifferentemente). Anche qui stiamo parlando di progetti approvati ormai diversi anni fa e fortemente sostenuti da Governo, Regione, Trenitalia e privati (si ricordi che SEL non è entrata in Consiglio Regionale nel 2010; chissà, forse l’appoggio all’attuale presidente della Regione, Enrico Rossi – adesso scopertosi fra i più convinti sostenitori del progetto, in aperto contrasto con Renzi – è stata una delle concause del modesto 3,9% di SEL alle ultime regionali);

3) SEL ha infine posizioni altrettanto chiare sul Piano Interprovinciale dei Rifiuti in corso di approvazione e sul progetto della terza corsia per l’Autostrada A11 (la Firenze-Mare, per intenderci), spesso in contrasto con quelle del PD locale. Non sta a me decidere se SEL debba o meno uscire dalla maggioranza in Provincia o in Comune, ma rimproverare a SEL una certa accondiscendeza alle scelte del PD fiorentino mi sembra un po’ fuori luogo, non trovi?

4) A Torino sono stato – purtroppo – solo una volta, nel maggio del 1990, per l’andata della finale di UEFA fra Juventus e Fiorentina e ne non ho quindi un buon ricordo fra le spinte di Casiraghi, le zolle del campo e l’ormai prossima cessione di Baggio (si fa per sorridere un po’…).

Ribadisco il mio apprezzamento per le proposte di Massimiliano Smeriglio e mi scuso per la lunghezza del post, ma alcune precisazioni mi sembravano quanto mai doverose…

Gabriella 27 agosto 2011 - 12:25

L’analisi è puntuale e le proposte condivisibili, però nel frattempo il governo in carica ritira progressivamente i tagli scomodi alla politica e pensa come colpire il mondo del lavoro ,ritornando a ritoccare lo statuto dei lavoratori, chiamandolo come ha detto Berlusconi ” statuto dei lavori”. Certo, perchè così, già dal nome si comprende che al centro non ci sono più le persone, ma il profitto e quindi nel suo nome si cancelleranno tutti i diritti e inizierà la macellazione sociale. Non si vuole risolvere la crisi, si vuole solo, come da buona mentalità italiana, far contenti gli amichetti e con un po’ di fumo agli occhi tenere buona l’Europa e far pagare tutto sempre agli stessi. Questa è l’originalità che ci farà colare a picco.

Zitzit88 27 agosto 2011 - 09:37

Giusto una nota: il pareggio di bilancio deve essere sacrosanto, non si può garantire nè welfare nè altro se siamo presi dalla necessità di dover pagare debito e relativi interessi.
Ps.quoto eraldo, anche se io sono per (provare a) governare col pd in tante amministrazioni locali (soprattutto in toscana) questa collaborazione non ha più senso.

Roberto 27 agosto 2011 - 01:03

Quello ke ci sta akkadendo intorno forse è inevitabile… Ma nessuno mi konvincerà mai ke sia giusto.

Andrea Tomada 26 agosto 2011 - 23:05

Proposte chiare, concrete e sensate: ottimo lavoro, Massimiliano!

Vedo che fra i firmatari di Change for Europe vi sono anche Pierluigi Bersani e Massimo D’Alema: per una piattaforma realmente rosso-verde sarebbe opportuno che nella sinistra riformista attecchisse una buona volta il concetto di stabilizzazione, piuttosto che di riduzione, del debito pubblico. Le risorse così liberate consentirebbero di sostenere la crescita e un’adeguata redistribuzione del reddito a vantaggio dei salari.

Nella sua intervista di oggi a Repubblica, Jacques Delors ha centrato il punto…

Sitiomundo Tommaso Cenvinzo Napoli 26 agosto 2011 - 22:15

però la banda bassotti mi piaceva di più!

Silvana 26 agosto 2011 - 20:48

analisi puntualissima, condivido pienamente, grazie!

Fabio Roggiolani 26 agosto 2011 - 18:34

Grazie Massimiliano,
Sono nel complesso molto d’accordo
Il 7 incontreremo a Firenze i liberi imprenditori ecologisti ore dare vita al movimento per la liberazione dell’impresa ad impatto zero, per la liberalizzazione delle energie rinnovabili che siano integrate con le reti familiari, aziendali e locali, per la liberalizzazione dell’uso delle innovazioni che riducono gli impatti per la liberazione dai blocchi corporativi che ci ammazzano un poco ogni giorno.
Ma il 6 saremo in piazza con la CGIL se la CGIL saprà inserire nella piattaforma anche le richieste delle partite IVA dei professionisti fuori ordine, degli artigiani , delle piccole e medie imprese i cui imprenditori e lavoratori sono oggi i meno garantiti nel mare della comune incertezza, privati della cassa integrazione privati della dimensione minima per far diventare la propria disperazione sociale elemento collettivo,
Il fallimento e il fallito sono nient’altro che la pena supplementare per chi diventa disoccupato nella crisi attuale.
Sel deve diventare il luogo anche per noi in cui riconoscerci.
La notizia di questa iniziativa europea mi pare finalmente straordinaria, potresti darcene maggiori e più precise informazioni?
Dove e come se ne trovano?

Alessio 26 agosto 2011 - 17:50

sono pienamente d’accordo!!!!!!!!

Sitiomundo Tommaso Cenvinzo Napoli 26 agosto 2011 - 15:43

bravo!

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